Terra News in collaborazione con Retuvasa sul risanamento della Valle del Sacco

Il testo di quanto pubblicato quasi integralmente su Terra (Lazio) 16.02.11, per cui vedi allegato.
Concepito come articolo introduttivo di una serie tematica.

Il testo di quanto pubblicato quasi integralmente su Terra (Lazio) 16.02.11, per cui vedi allegato.
Concepito come articolo introduttivo di una serie tematica.

Il D.P.C.M. del 19.05.05 riconosce lo stato di emergenza socio-economico-ambientale della Valle del Sacco, in seguito alla scoperta nel latte vaccino di alti livelli di beta-HCH, fuoriuscito dai fusti di lindano (insetticida clororganico) interrati nell’area industriale di Colleferro decenni prima. Il D.L. n.203 del 30.09.05 istituisce il Sito di Interesse Nazionale del “Bacino del Fiume Sacco”. Il punto della contaminazione viene faticosamente messo in sicurezza. Sulla spinta di tardivi riscontri epidemiologici, il D.P.C.M. del 29.10.10 prolunga i confini del SIN, ora uno dei più estesi d’Italia, molto più a sud, fino a Falvaterra, confluenza con il fiume Liri.
Tutto era partito con i grandi proclami del commissario per l’emergenza e presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo: abbattimento totale dei capi di bestiame, indennizzi ai proprietari, marchio di qualità per i prodotti della “Valle dei Latini” (termine sempre suonato come un insulto romanocentrico nella Terra degli Ernici e dei Volsci, geologicamente “Valle Latina”), rigorosa bonifica. Bilancio a oltre un lustro di distanza: l’agro-zootecnia ciociara indennizzata poco e in ritardo, il marchio di qualità ancora sulla carta e promosso solo da iniziative autonome delle più avvedute associazioni di categoria.
L’impressione che le istituzioni coltivassero progetti in palese contraddizione con il risanamento del territorio non tardò a prodursi nel mondo ambientalista. Curiosamente, il sub-commissario per l’emergenza della Valle del Sacco Pierluigi Di Palma, in qualità di presidente del “Centro Studi Demetra”, si rivelava uno dei principali sostenitori dell’aeroporto di Frosinone, insieme al presidente della Provincia di Frosinone Francesco Scalia. Il suo successore, Antonello Iannarilli, ha tenuto a lungo in formalina il progetto; prese saldamente le redini della società Aeroporto Di Frosinone, lo ha resuscitato giusto una settimana fa, in un’alchimia apparentemente nuova. Poco importa che l’Enac abbia ribadito ad infinitum l’irrealizzabilità di un aeroporto civile per ragioni di sicurezza, rotte di volo e – guarda un po’ – ambientali. Il grande affare non sembra però l’aeroporto, destinato a rimanere sulla carta, ma il cambio di destinazione d’uso di 300 ettari di territorio agricolo tra Ferentino e Frosinone. 
E il “Piano di Distretto rurale ed agro-energetico della Valle dei Latini” elaborato da Arsial? Galleggia nel limbo, in attesa dell’imminente rinnovo del cda della società. Torneremo in un contributo autonomo sulle tecniche proposte per risanare i terreni ripariali. 
Ma la Valle del Sacco non si restringe alla fascia di un paio di centinaia di metri intorno al fiume Sacco. Numerose e impellenti istanze di bonifica emergono da diversi siti industriali o ex industriali (si pensi solo alla scoperta dei fusti tossici della ex Olivieri a Ceprano la scorsa estate e alla legittima richiesta di una caratterizzazione storica dell’intera area industriale di Colleferro avanzata dalla Rete per la Tutela della Valle del Sacco). Malauguratamente, non si sono sapute sfruttare in termini di risanamento ambientale e di green economy le potenzialità della Proposta di L.R. Fontana (18.10.06 n.186, cofirmatari Peduzzi-D’Amato – progettazione degli ecodistretti industriali). 
L’approvazione dell’odg n.15 Bonelli (cofirmatari Peduzzi-Tedeschi) da parte del Consiglio regionale lo scorso 2 febbraio lascia finalmente penetrare un autentico spiraglio di luce. Se convertita dalla Giunta, essa aprirebbe per la Valle del Sacco, dichiarata “area ad elevata criticità ambientale” ex art. 74 del D. Lgs. 31.03.98, n. 112, un futuro molto più promettente di quello derivante dal suo status di SIN.

Francesco Bearzi