Rassegna stampa Retuvasa 11.1.11

IRREGOLARITA' NEGLI INCENERITORI, GIOVEDI' SI APRE IL PROCESSO A VELLETRI.

26 IMPUTATI CHIAMATI A RISPONDERE DI TRUFFA E MANOMISSIONE NELLA GESTIONE DEGLI IMPIANTI. RETUVASA SI COSTITUISCE PARTE CIVILE 

Cinque giorni 11.1.11, p. 16

IRREGOLARITA' NEGLI INCENERITORI, GIOVEDI' SI APRE IL PROCESSO A VELLETRI.

26 IMPUTATI CHIAMATI A RISPONDERE DI TRUFFA E MANOMISSIONE NELLA GESTIONE DEGLI IMPIANTI. RETUVASA SI COSTITUISCE PARTE CIVILE 

Cinque giorni 11.1.11, p. 16

Giovedì alle ore 11, presso  il  Tribunale  di  Velletri,  si apre il processo sulle “gravissime irregolarità” nella gestione  degli  impianti  di incenerimento di Colleferro riscontrate  nel  marzo  del 2009 con conseguenze potenzialmente molto rilevanti sulla salute della popolazione.  Dopo  accurate  indagini  e intercettazioni telefoniche, si giunse al sequestro degli impianti e all’arresto di 13 persone,  con  il  coinvolgimento  di  complessivi  26 imputati.  Tra  questi,  responsabili amministrativi e tecnici degli impianti di incenerimento,  responsabili  tecnici  di laboratori di analisi di CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti), responsabili di società  di  intermediazione dei rifiuti, responsabili del conferimento  di  CDR  da varie  regioni  d’Italia,  responsabili  del  sistema  informatico  di  gestione  dei dati delle emissioni in atmosfera. «Le gravissime irregolarità al vaglio della magistratura furono evidentemente agevolate  da  un  contesto  di attività  di  controllo  deficitarie,  che  ci  auguriamo sia  definitivamente  tramontato – ha commentato ieri  la  Rete  per  la  tutela della Valle del Sacco. Non vogliamo dimenticare una certa  superficialità  attribuibile all’Amministrazione di  Colleferro  (che  pure  è parte  offesa  al  processo) nell’interpretazione dei dati di emissione, senza cui forse  si  sarebbe  potuto  evitare quanto avvenuto».   Per ragioni di pubblica utilità sancite dalla normativa,  gli  inceneritori  sono tornati a funzionare pochi mesi dopo il sequestro, ottenendo  a  supporto  l’Autorizzazione Integrata Ambientale,  assente  al  momento  dello  stesso.  Arrestati e indagati sono tornatI al loro posto di lavoro o a gestire le proprie attività. La  società  stessa  sembra sempre più una barca alla deriva, con stipendi quasi elemosinati ai Comuni morosi a ogni fine del mese. Tutto  ciò,  se  ce  ne  fosse bisogno,  a  dimostrazione del fatto che il ciclo dei rifiuti fin qui promosso dalle istituzioni  è  miseramente fallito,  dal  punto  di  vista tecnico,  economico  e  ambientale. Retuvasa si è già costituita

parte  civile,  nel  luglio 2010, al processo per l’inquinamento del bacino del Fiume  Sacco;  è  in  attesa oggi dell’accettazione della richiesta di costituzione di parte  civile  nel  processo che lega la discarica di Malagrotta a Colleferro. «Ci costituiamo anche per il procedimento in questione,  perché  ci  sentiamo  in dovere di partecipare attivamente al terzo processo per reati di tipo ambientale a  Colleferro»  –  continua ancora la nota stampa.

FROSINONE. CAOS ALL'ASSEMBLEA DEI SINDACI DELL'ATO 5. IANNARILLI: SCALIA NEL 2007 HA REGALATO AD ACEA ATO 5 692 MILIONI DI EURO. E PREANNUNCIA RICHIESTA INDAGINE AGLI ORGANI COMPETENTI. 

Il Messaggero FR 11.1.10 p.31

L’ennesima bufera sul servizio idrico era attesa, e alla fine è scoppiata, durante la conferenza dei sindaci, ieri pomeriggio. E porterà, almeno secondo come stavano mettendosi le cose, all’avvio del procedimento per la risoluzione del contratto con la società gestore, Acea Ato 5. Iannarilli ha puntato il dito contro la transazione 2007, quella che riconobbe alla società maggiori costi operativi: «692milioni di euro, il 125% in più: è l’incredibile somma che rappresenta la variazione all’offerta economica di gara».

Iannarilli lo sostiene facendo questa ricostruzione: secondo quanto previsto dal piano d’ambito a base di gara gli investimenti da realizzare erano 355milioni; quelli previsti da Acea in sede di aggiudicazione 344. «In base al nuovo piano del 2007 sono diventati poco più di 295milioni. Praticamente 49milioni di euro sono scomparsi», ha spiegato Iannarilli. Stesso discorso per i costi operativi: si parte dai 610 milioni previsti dal piano di gara, anzi dai 512 previsti da Acea con il ribasso che portò all’aggiudicazione della gara. «Quelli del nuovo piano del 2007 sono pari a un miliardo e 145milioni – spiega Iannarilli – I maggiori costi per il periodo che va dal 2006 al 2032, sono quindi 633milioni. I 633 milioni sommati ai 49 milioni di differenza e ai 10milioni e 700mila euro riconosciuti come maggiori costi operativi per il 2003/2005, fanno proprio 692milioni e 964mila euro».

«È una vera e propria truffa perpetrata ai danni dei cittadini», è andato giù pesante il presidente dell’Aato che quindi ha proposto agli 86 primi cittadini seduti davanti a lui sulle poltroncine rosse di iniziare il procedimento che potrebbe portare alla risoluzione del contratto. Ovvero: la stesura di una serie di contestazioni da inviare alla società alla quale dovrà essere data risposta entro trenta giorni. Dopodiché l’assemblea si riunirà di nuovo per valutare la validità di queste risposte. Se non verranno giudicate tali partirà inevitabilmente il ricorso al Tribunale. Ma la proposta di Iannarilli è più articolata e prevede anche di ribadire per il 2010 la tariffa in vigore attualmente (quella provvisoria a 0,95 euro/mc); di dare mandato al presidente di procedere all’escussione del deposito cauzionale a fronte del mancato pagamento da parte del gestore degli oneri concessori e di esperire tutte le azioni giudiziarie volte al recupero delle somme non coperte dalla polizza fideiussoria nonché alla tutela dei diritti spettanti all’Ato nei confronti del gestore. Inoltre di avviare l’azione giudiziale per l’annullamento della famosa transazione.

Ieri l’assemblea tra mille polemiche (ci sono stati momenti di agitazione che hanno reso necessario anche l’intervento della Polizia Provinciale), alla fine ha votato sia il rinvio, sia l’atto di Iannarilli (ma il numero legale non c’era più perché buona parte dei sindaci del centrosinistra aveva lasciato l’aula). Niente di fatto, quindi, se ne riparlerà il 24 gennaio. «Intanto io domani (oggi, ndr) – ha detto Iannarilli – scriverò a tutti gli organi competenti, Corte dei Conti, Tribunale, Conviri, Garante degli appalti, perchè al di là di quello che decidiamo sarà inevitabile che si apra un’indagine».

PALIANO, GIORNATE IMPORTANTI PER “LA SELVA”. ALL'ASTA ALTRI 4 LOTTI COMPRESO ANCHE QUELLO DEI DUE RISTORANTI 

[Da quanto ci risulta anch'essi dovrebbero essere acquistati dalla Regione – ndr]

Ecco la notizia quotidiana, 11.1.11

Comincia a concretizzarsi il Monumento Naturale alla ex Parco La Selva di Paliano. Infatti, questa mattina, il Tribunale di Frosinone, dovrebbe consegnare parte di questa, ossia i quattro lotti messi all’incanto, proprio alla Regione Lazio, che attraverso la Polverini, ha manifestato l’interesse all’acquisto di tutti i 470 ettari di terreno, per farne proprio un Monumento Naturale. Quattro lotti molto ghiotti per gli acquirenti, perché uno di questo riguarda i due ristoranti: “ Il Cardinale” ed “I due Camini” oltre al Casale dei Ruffo di Calabria, con alcune stalle, che se solo fossero rimesse in essere rappresentano migliaia di metri cubi di edificato, quindi un lotto davvero molto ghiotto per gli investitori […]

COMUNICATO STAMPA COMUNE DI COLLEFERRO 11.1.11

Segnalato da Alfredo Stirati – Il grillo parlante
Che giustamente richiama l'attenzione sulla parte finale (ndr)

GAIA: INCONTRO IN COMUNE CON IL COMMISSARIO E I LAVORATORI

Nuovo incontro questa mattina in Sala consiliare tra l’Amministrazione comunale, i vertici del Gaia SpA, i lavoratori e i sindacati. Indetta dal Comune, alla riunione erano presenti il sindaco Mario Cacciotti, il vice sindaco Giorgio Salvitti, i consiglieri comunali Colella e Bianchi e il Commissario straordinario del Gaia Andrea Lolli. Nel corso dell’incontro una delle prime questioni affrontate è stata quella della cassa integrazione che riguarda 50 dei 400 dipendenti del Gaia. Il Commissario Lolli ha annunciato che nella mattinata di martedì 18 gennaio si terrà un incontro presso la sede della Regione Lazio proprio riguardo alla richiesta di proroga della cig. “Non credo che ci saranno problemi ad ottenere una proroga”, ha detto il sindaco Mario Cacciotti ed ha invitato i sindacati a fissare subito, affinché sia fatto prima di quella data, un incontro con gli Amministratori dell’Azienda per un confronto circa le procedure adottate nell’attuare la cig. “Mi sembra che abbiamo ottenuto già un buon risultato – ha detto il Sindaco, che si era già fatto interprete dei bisogni dei lavoratori nel corso di una precedente riunione tenutasi sempre in sala consiliare il mese scorso – ottenendo la piena disponibilità del Gaia a rivedere il piano di cig”. Il Commissario, infatti, affermando che nell’individuare il personale da mettere in cig sono stati adottati i criteri stabiliti dalla legge ha però assicurato che, in caso di possibili errori commessi, le segnalazioni da parte dei lavoratori sarebbero state attentamente verificate in vista della eventuale proroga. Inoltre il Commissario ha accettato di prendere in considerazione l’altra richiesta dei lavoratori di allargare la cig al totale dei dipendenti, e quindi di verificare se sia davvero possibile allargare la rotazione.
Riguardo invece al futuro della Società, per il quale è indispensabile poter contare su una diversa solidità economica, il Sindaco Cacciotti ha detto che nella stessa giornata di oggi avrebbe convocato un incontro urgente tra Regione, Provincia, Società e sindacati per affrontare l’importante questione del nuovo acquirente. Al tavolo siederà anche il Comune di Roma, come ha suggerito il Vice sindaco Salvitti, indicando l’ente capitolino come uno dei soggetti maggiormente interessati attualmente al problema dei rifiuti nella regione, come la cronaca sta ampiamente dimostrando. “Nel caso l’ultimo bando fatto dal Gaia per trovare il nuovo acquirente – ha detto – non si dimostrasse soddisfacente, il Comune di Roma potrebbe essere un buon interlocutore da coinvolgere”.

RIFIUTI/1

Il sindaco Alemanno e l’ad di Ama Panzironi potrebbero pensare a un impianto che bruci il “tal quale"

GRANDI AFFARI SUI TERMOVALORIZZATORI
(QUAL E' IL GIOCO SU MALAGROTTA?)

Cinque giorni 11.1.11, p. 2

di Giuliano Longo

I l 29 dicembre scorso il sindaco Gianni Alemanno comunicava formalmente alla presidente Renata Polverini l’impossibilità di trovare, entro i confini del comune di Roma, un sito al- ternativo  alla  discarica  di  Malagrotta  la  cui  sopravvivenza viene ulteriormente prorogata, addirittura per tre anni come ha  anticipato  ieri  il  vice  presidente  della  Regione  Luciano Ciocchetti. Ne sono seguite le inevitabili polemiche politiche e l’allarme di quei comuni della provincia di Roma o addirittura del lazio che si sentono minacciati dalla possibilità di trovarsi nei  loro  territori,  di  qui  a  pochi  anni,  una  nuova  mega discarica nella quale verranno conferiti gran parte dei rifiuti della Capitale. La presidente Polverini non pare sia intenzionata a sottostare alle imposizioni di Alemanno e si è immediatamente aperta al dialogo con Nicola Zingaretti e con l’opposizione per trovare una soluzione condivisa a un problema che da annoso rischia di divenire esplosivo e fonte di conflitti infiniti. Resta da capire la strategia di Alemanno in tema di rifiuti.  Il problema non può essere ridotto all’esclusione di altre soluzioni quali i Monti dell’Ortaccio o altro sito entro i confini di Roma, al solo e nobile scopo di tutelare la salute dei cittadini romani che peraltro producono gran parte dell’immondizia di tutta la regione. C’è di più, molto di più. Infatti il nocciolo del problema sta tutto nei bruciatori dei rifiuti. Il piano regionale recentemente varato dalla giunta ne prevede quattro, tre dei

quali già in funzione: Malagrotta, Colleferro e San Vittore, mentre  la  costruzione  del  quarto  ad  Albano  è  attualmente bloccata dalla recente sentenza del Tar. E’ noto che Latina rivendica il suo, così come è noto che gli impianti per la produzione del cdr da bruciare risultano insufficienti, tanto che il piano ne prevede il rapido incremento. Insomma un complesso di misure sufficiente a prevenire esiti disastrosi di tipo napoletano,  nonostante  il  livello  della  raccolta  differenziata  si attesti a malapena sul 20% nella Capitale, mentre prosegue “virtuosamente” verso il 35% in provincia.  Ma Alemanno e l’amministratore delegato dell’Ama Franco Panzironi, potrebbero avere ben altra “vision”, una strategia tuttaffatto differente da quella di Regione e Provincia. Una strategia  che  alla  “differenziata”,  magari  “porta  porta”, guarda con sufficienza. Potrebbero avere in mente un modello che si ispira alle esperienze “virtuose” delle grandi città del nord che hanno certo un numero superiore di bruciatori, ma per la differenziata superano già il 40%. Una strategia che li porrebbe in rotta di collisione con l’avvocato Mario Cerroni, riconosciuto  re  dei  rifiuti  romani,  il  quale  ama  ricordare come con Malagrotta e i suoi impianti di combustione, abbia salvato Roma dal disastro ecologico. Alemanno, Panzironi e probabilmente Riccardo Mancini, ad di Eur spa, onnipresente quando  si  tratta  di  grossi  business,  potrebbero  puntare all’affare del secolo. Un bel termovalorizzatore tutto targato Alemanno, per il quale gli spazi entro i confini di Roma ver- rebbero certamente reperiti anche in aree interessanti per il business delle costruzioni. Ma prima è necessario terminare gli impianti per il rifiuto “trattato”, il cdr, si potrebbe obiettare. E qui sta la drittata. Basterebbe costruire un impianto che bruci il “tal quale”, ovvero i rifiuti direttamente dai cassonetti alle bocche di forno, per produrre significative quantità di energia elettrica. Guarda caso, un  bruciatore con queste caratteristiche,  che  possa  smaltire  una  enorme  quantità  di rifiuti, già esiste a Brescia. Di proprietà di quella A2A, colosso Lombardo  dello  smaltimento  rifiuti  e  della  produzione  di energia, nata dalla fusione fra l’azienda elettrica milanese, l’Aem e la utility bresciana Asm, gruppo che fra l’altro ha costruito e che gestisce, fra varie complicazioni giudiziarie, il termovalorizzatore  di  Acerra.  Il  miracolo  tecnologico  che avrebbe dovuto risolvere i problemi di Napoli dando sostanza alle vane promesse di Berlusconi. Va tutto bene quindi, l’idea è brillante, ma i soldi per realizzare un impianto di diverse centinaia di milioni di euro chi ce li mette? Semplice: la privatizzazione di Ama con la quale il Comune di Roma dovrebbe, grazie al decreto Ronchi, ridurre nei prossimi anni la propria partecipazione  al  35%  in  Ama,  fatte  salve  le  sorprese  di eventuali referendum o cambiamenti di rotta visto la forte opposizione che il decreto ha suscitato. Insomma l’uovo di colombo e contestualmente l’affare del secolo per Alemanno che a questo punto può abbandonare alla sua sorte l’impianto dell’avvocato ad Albano, consentire ad Ama e Acea di prendersi le due linee di Colleferro con quattro lire, visto che il consorzio Gaia è ormai alla frutta e tagliare le unghie a Cerroni che non avrebbe più il semi monopolio dello smaltimento dei rifiuti.

Et voilà les jeux sont faits e in tempi ragionevoli peraltro. Quelli almeno che consentiranno a Malagrotta di sopravvivere fra una proroga e l’altra. Certo, bruciare il tal quale non è uno  scherzo,  ma  ci  penseranno  gli  amici  bresciani  a  dare tutte le garanzie tecniche del caso. A questo punto raccolta differenziata e i nuovi impianti di produzione di cdr possono prendersela comoda. In fondo, come ha detto lo stesso Panzironi, diluendo l’enorme indebitamento dell’Ama negli anni, i conti della municipalizzata tornano. Quindi in nome del libero mercato Ama può tranquillamente essere privatizzata. Un disegno questo che rende risibili le polemiche sulle assunzioni facili  e  clientelari.  Un’ipotesi  che  darebbe  gloria  e  altro  al gruppo ristretto dei sodali del sindaco, ben oltre i tempi della politica e le scadenze elettorali. Anche se, come noto, oggi affari e politica sono pervasivamente intrecciati.

RIFIUTI/2     Lo dice Donato Robilotta del PdL

GLI IMPIANTI PER SMALTIRE CI SONO

Cinque giorni 11.1.11, p. 2

di Giuliano Longo

Se  facessimo  funzionare  a dovere l’impiantistica esistente e si costruisse rapidamente quella  autorizzata  o  in  fase di  autorizzazione,  verrebbe risolto per i prossimi anni il problema rifiuti a Roma e nel Lazio e anche il problema di Malagrotta. Un affermazione significativa che viene proprio dal centro destra, da Donato Robilotta del PdL già consigliere regionale e assessore nella giunta Storace. Per Robilotta  i  conti  sono  presto fatti. Infatti secondo gli ultimi dati ufficiali, rapporto Ispra 2007/2008 sui rifiuti, il Lazio, al netto della raccolta differenziata del 12% (percentuale che ha subito un sia pur lieve incremento negli ultimi tempi), produce circa 3.400.000 tonnellate di rifiuti l’anno, di cui circa 1.500.000 solo a Roma città.  Oltre  l’85%  dei  rifiuti prodotti  viene sversato come tal quale nelle 10 discariche che  sono  tutte  al  limite  del collasso. Facendo il massimo dello sforzo che le politiche di Alemanno e dell’AMA non paiono attualmente favorire, si  calcola di poter arrivare nei prossimi 5 anni al 35-40% di raccolta differenziata, con il che avremmo circa duemilioni e quattrocentomila tonnellate  all’anno  di  rifiuti  da trattare che, compreso il fluff e  lo  scarto  del  cdr,  produrrebbero circa novecentomila tonnellate  all’anno  di  Cdr, combustibile  da  rifiuti  che bruciato produce energia. Attualmente sono in funzione 8 impianti che trattano i rifiuti e  producono  cdr  (Colfelice, Paliano,  Albano,  Malagrotta 1 e 2, Rocca Cencia, Salaria, Casale  bussi,  Viterbo)  con una  capacità  di  trattamento pari  a  1.700.000  tonnellate l’anno di rifiuti. A questi impianti  vanno  aggiunti  quelli deliberati  dal  decreto  com missariale del 24 giugno 2008 di Bracciano, Colleferro, Guidonia  e  Latina,  che  sono  in fase di autorizzazione e portano la capacità complessiva di trattamento dei rifiuti a oltre  duemilioni  di  tonnellate l’anno.  Dunque  a  regime  si avrebbe un deficit di trattamento pari a quattrocentomila tonnellate l’anno che potrebbe essere risolto potenziando gli impianti esistenti. Per quanto riguarda  l’offerta  di  termovalorizzatori attualmente sono in funzione 2 linee a Colleferro (Gaia),  1  linea  a  S.  Vittore (Acea), 1 linea a Malagrotta (Colari)  per  una  capacità  di trattamento  pari  a  360.000 tonnellate di CdR l’anno. Sono in costruzione ed entreranno in funzione a breve un’altra linea a S. Vittore, più quella dei fanghi, e una a Malagrotta, che  portano  la  capacità  di trattamento  a  550.000  tonnellate di cdr l’anno. Se aggiungiamo a regime le due linee del gassificatore di Albano, già autorizzato ma con i lavori bloccati da controversie legali,  saremmo  ad  una  capacità  di  trattamento  di 710.000 tonnellate di cdr con un  deficit  di  potenzialità  di circa  200.000  tonnellate  da bruciare, che potrebbe venire colmato,  secondo  Robilotta, con la costruzione di un altro impianto a Latina, che la Provincia  chiede  da  tempo.  In questo modo, secondo Robilotta si potrebbero chiudere le discariche dove si butta il tal quale e avere solo discariche di servizio all’impiantistica.