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Acqua

Paliano, il dilemma dell'acqua pubblica.


Comunicato Stampa Retuvasa

Paliano, il dilemma dell’acqua pubblica.

 
 
La vicenda del braccio di ferro tra il Comune di Paliano, che non vuole passare la gestione del servizio idrico integrato ad Acea ATO 5, e quest’ultima società, che a suon di ricorsi al TAR vuole acquisire impianti e gestione del servizio idrico di Paliano va a nostro avviso approfondita, almeno per comprendere i termini della questione.

Il Comune di Paliano, per quanto riguarda il servizio idrico, ricade nell’Ambito Territoriale Ottimale (ATO) 5 del Lazio, che è stato affidato con gara ad evidenza pubblica nel 2003 ad Acea ATO 5, una controllata del gruppo Acea S.p.A.. Acea ATO 5, quindi, dovrebbe prendere in carico tutti i comuni dell’ATO 5.
Per inciso, gli ATO, coinvolti dagli innumerevoli tagli alla spesa pubblica, sono stati aboliti a partire dal 31dicembre 2012. E’ per tale motivo che le Regioni sono state chiamate a ridisegnare, secondo criteri di razionalizzazione, gli ambiti di bacino idrografico (ABI). La Regione Lazio, colpevolmente in estremo ritardo, non ha ancora definito i nuovi ABI, nonostante  giaccia  da molto tempo in commissione ambiente la  proposta di legge 238/2015 che riprende la proposta sugli ABI degli esperti del Forum regionale dei movimenti per l'acqua.

Fino ad ora la gestione di Acea ATO 5 è stata molto inefficiente tanto che i sindaci dell’ATO 5 hanno deciso di rescindere il contratto con essa. Perché i cittadini di Paliano dovrebbero affidare uno dei servizi pubblici  più importanti a un’azienda del genere?

Ricordiamo che Acea S.p.A. è una società per azioni quotata alla  borsa di Milano che vede nel proprio capitale il Comune di Roma, con una quota maggioritaria (51%) e importati soggetti privati, quali il Gruppo Caltagirone, la multinazionale francese dell’acqua Suez e la Norges Bank; quest’ultima gestisce il fondo sovrano norvegese, uno dei più importanti al mondo, alimentato dai proventi dell’estrazione petrolifera nel Mare del nord e proprietario di importanti partecipazioni azionarie anche in Italia.

Va ricordato che le società di capitali (tra cui le s.r.l. e le S.p.A.), anche se a TOTALE CAPITALE PUBBLICO, sono società di diritto privato che rispondono a logiche di mercato piuttosto che all’interesse pubblico. La quotazione in borsa, inoltre, rende ancor più preponderante l’obiettivo della generazione  di profitti.
Tornando ai fatti, il sindaco Alfieri ha inviato una lettera  a  Virginia Raggi, attuale sindaco di Roma (il Comune, come detto, è azionista di maggioranza di Acea S.p.A.), chiedendole di ritirare il nuovo ricorso al TAR presentato da Acea ATO 5 l’11 luglio scorso in cui l’azienda  intima al comune di Paliano di cedere gli impianti.

Nella lettera si fa cenno anche all’esito referendario di giugno 2011, quando 26 milioni di italiani hanno scelto la gestione pubblica di tutti i servizi, in primis il servizio idrico.

Chi gestisce al momento il servizio idrico di Paliano? L’AMEA, una S.p.A. a capitale misto pubblico-privato, con il seguente assetto azionario (ripreso dal sito della società): Comune di Paliano: 65,494%, Comune di Piglio 1,506%; A.R.I.A S.r.l.  33%.

Gli enti pubblici locali in questo caso hanno una quota preponderante nell’assetto societario, ma non si tratta comunque di una società di diritto pubblico, come può essere invece un’azienda speciale; quest’ultima risulta ente strumentale dell’ente locale di riferimento, il suo obiettivo è esclusivamente la gestione del servizio affidatole, per statuto non può operare a fini di lucro e deve reinvestire eventuali utili per migliorare il servizio. E’ per tale motivo che questa forma di gestione è stata sempre vista dai movimenti per l’acqua pubblica come la migliore in grado di garantire la pubblicità del servizio.
Non a caso il comune di Napoli ha ripubblicizzato il proprio servizio idrico effettuando proprio la trasformazione  della società per azioni Arin S.p.A. nell’azienda speciale Acqua Bene Comune Napoli (ABC Napoli).

Il sindaco Alfieri quindi, che noi stimiamo per la sua netta presa di posizione contro Acea ATO 5, dovrebbe però dare seguito al referendum del 2011 avviando un processo di ripubblicizzazione di Amea attraverso la trasformazione in azienda speciale.

Tra l’altro nella lettera viene ricordato che la legge 5/2014 sul servizio idrico della Regione Lazio permette e incoraggia la scelta pubblica per la gestione di questo servizio.

Siamo consapevoli dei vincoli sempre più pressanti con i quali tutti i governi degli ultimi decenni hanno di fatto imposto ai comuni la privatizzazione dei servizi pubblici (proprio attraverso la negazione delle aziende speciali), ma il rispetto della volontà popolare dovrebbe essere la priorità per ogni amministratore.

I fatti, d’altra parte indicano che la privatizzazione non migliora il servizio: è notizia di qualche giorno fa che i comuni di Valmontone e Rocca di Papa hanno minacciato azioni legali contro il gestore Acea ATO 2 per ripetuti e irrisolti problemi alle infrastrutture idriche mentre nel Comune di Colleferro  continuano le interdizioni all’uso umano dell’acqua potabile per parametri batteriologici non conformi (da alcuni giorni interdizione al quartiere Scalo e via Casilina), la chiusura completa per il periodo estivo dello sportello utenti di zona, la mancata bollettazione da oltre un anno.

Non si può evitare il confronto con il caso Saracena, un piccolo Comune del Pollino che gestisce l’acqua con azienda speciale da molto tempo anziché affidarla alla Sorical S,p.A., come avrebbero voluto imporgli. Il caso fece scalpore a luglio dello scorso anno perché il sindaco Gagliardi era insorto contro la multa imposta dall'Authority. La colpa? Le tariffe applicate dal sindaco erano troppo basse, sarebbero dovute lievitare secondo l’Authority, da 26 centesimi a 1 euro e 40. Il sindaco la spuntò mostrando semplicemente i dati: gestione del servizio eccellente e altamente economica.

Cosa si può chiedere di più ad un sindaco?

Comunque l’azione della amministrazione di Paliano che resiste alle pretese di Acea di costruire un monopolio della gestione del sistema idrico, capace di macinare profitti in  Italia e nel mondo a discapito di un diritto fondamentale, potrà continuare ed avere successo solo se  si realizzerà compiutamente la collaborazione tra tutti gli enti locali nella creazione di un sistema di gestione adeguato ai bisogni del territorio ed al mantenimento della risorsa acqua nella sua naturale struttura di bacino idrico.

 
Paliano, 31 luglio 2016
 

SIN Valle del Sacco, contaminazione area ex AGIP petroli oggi Viscolube spa.


COMUNICATO STAMPA RETUVASA

Dalle vicende del SIN riemerge a tinte fosche l’irrisolta contaminazione dell’area ex Agip Petroli, oggi Viscolube.


 
Dai verbali della Conferenza dei Servizi del SIN Bacino del Fiume Sacco (sui cui esiti non certo esaltanti avremo modo di ritornare, ampiamente, in un successivo comunicato stampa) tenutasi in data 26.05.16, indetta dal Ministero dell’Ambiente, Direzione Generale per la Salvaguardia del Territorio e delle Acque, riemerge la questione dello stato di contaminazione dell’area ex AGIP Petroli, oggi Viscolube spa, sita nel Comune di Ceccano, vicina al confine con il Comune di Frosinone.

Nel corso della Conferenza (presenti: Viscolube spa, Ecotherm, Comune di Ceccano, Unione Petrolifera, ISPRA, ARPA Lazio Dipartimento Frosinone; assenti: Prefettura Frosinone, Provincia Frosinone, Regione Lazio, Istituto Superiore Sanità, ASL Frosinone), tale questione, oggetto di cronaca nei mesi scorsi, si ripropone con nuovo spessore, visti i rilievi di Arpa Lazio e dello stesso Ministero dell’Ambiente.
In estrema sintesi, questi i punti salienti:
 
la bonifica dell’area è lontanissima dal conoscere la conclusione, nonostante il suo iter sia cominciato alla fine del 2002;
 
dei 4 cicli previsti di bonifica con tecnica di landfarming (semplificando non poco, depurazione che catalizza l’azione dei microorganismi presenti nel terreno), non è stato completato neppure il secondo, pressoché fermo dal 2009;
 
mentre la Viscolube spa sostiene, con nota del 31.03.16, che non vi sono fenomeni di migrazione della contaminazione verso l’esterno, ARPA Lazio comunica in data 22.04.16 al Ministero dell’Ambiente che «ancora persiste una rilevante contaminazione di inquinanti nelle acque sotterranee, sia all’interno del sito», sia in 8 piezometri «posti a valle idrogeologica della barriera idraulica» che dovrebbe impedire la diffusione della contaminazione; da tali piezometri «si evidenzia che la contaminazione è presente nelle acque di falda in concentrazioni rilevanti con particolare riferimento» a composti molto nocivi, ovvero in particolare solventi organoclorurati e metalli pesanti;
 
il Comune di Ceccano, in data 08.04.16 ha emesso ordinanza di divieto di consumo di acqua entro i 500 metri dal sito contaminato;
 
Viscolube difende energicamente la propria azione di bonifica, con argomentazioni che saranno vagliate dai tecnici competenti (i quali al momento, come si è visto, sembrano smentirne categoricamente la bontà).
 
Il Ministero ha dunque predisposto un tavolo tecnico per risolvere il problema della diffusione della contaminazione, che coinvolge, a differenti livelli e con specifici compiti, ARPA Lazio, ISPRA, Comune di Ceccano e Viscolube spa. Le relative azioni di tale organo sono in corso, ed entro il 20 luglio la Viscolube spa è tenuta a presentare un’Analisi di Rischio e conseguentemente una Variante del progetto di Messa in Sicurezza dei suoli contaminati.
 
Oltre a sottolineare la paradossalità della vicenda in questione relativamente ai tempi dell’incompiuta (o meglio in alto mare) bonifica, ai gravissimi rischi che ne derivano per l’ambiente e per la salute della cittadinanza, vogliamo rilevare qualche elemento positivo.
 
In primis, l’operato di ARPA Lazio Dipartimento Frosinone, o meglio dei tecnici e dei dirigenti direttamente responsabili di tale lavoro.
 
In secundis, l’operato del Ministero dell’Ambiente, che nel caso specifico si fa carico del problema. Con che esiti, valuteremo più avanti.
 
È importante infine rilevare come la contaminazione da solventi organoclorurati non interessi solo l’area oggi Viscolube spa, ma anche l’area Klopman International srl e l’area ex Schlumberger nel Comune di Frosinone, vicino alla discarica Le Lame. Ci chiediamo come mai vi sia interesse, da parte dei politici e della maggior parte degli organi di controllo, solo per la contaminazione provocata dalla discarica, posto che le due aree precedentemente citate presentano profili di rischio, nonché già alcuni riscontri, molto più preoccupanti.
 
 
Frosinone, 26.06.16

 

Colleferro e ACEA, chiariamo i ruoli.


Comunicato Stampa Retuvasa

Colleferro e ACEA, chiariamo i ruoli.


 
Ci risiamo, l’Amministrazione di Colleferro non vuole proprio capire che ora c’è un gestore privato ad occuparsi del servizio idrico.

Ci riferiamo ai manifesti apparsi in città nei quali si avvisava la cittadinanza che “per eseguire dei lavori di manutenzione sulle condotte idriche del Serbatoio Simbrivio, si renderà necessario sospendere il flusso idrico cittadino nella notte tra il 19 e il 20 aprile”.

Avvisare la cittadinanza è un dovere del gestore, come scritto all’art. 19 – “Sospensioni temporanee della somministrazione di acqua o riduzione di pressione “del regolamento d’utenza: “per quanto possibile l’ACEA cercherà di avvertire preventivamente della interruzione...”.

Perché allora l’Amministrazione si ostina a fare il mestiere di Acea?

Non è certo tenuta a leggere i nostri comunicati ma già a luglio scorso denunciavano questo comportamento.  Compariva infatti un post sulla pagina facebook del Comune di Colleferro che, a fronte di un guasto alle pompe di alcuni pozzi, scriveva:” I tecnici Acea, coadiuvati dall’amministrazione e dai dipendenti comunali, sono al lavoro per cercare di ripristinare il servizio prima possibile. Vi terremo aggiornati sull’esito degli interventi dei tecnici Acea.” 
La famosa multiutility internazionale ha necessità dei tecnici comunali, tra l’altro molto preparati, per risolvere un piccolo problema del nostro acquedotto?
 
Oltretutto se poi il disservizio permane oltre i tempi indicati e previsti dall'intervento, perché Acea non lo comunica e si rende irreperibile?" [ndr, alle ore 21, cioè 15 ore dopo i tempi previsti, in alcune zone servite dall'acquedotto Acea il servizio idrico non era ancora stato ripristinato].
 
Se l’Amministrazione ha intenzione di occuparsene, chieda al gestore quando arriveranno le prime bollette, visto che ad un anno dalla presa in consegna del servizio Acea non ha ancora emesso le prime fatturazioni.
Non crediamo ci sia da temere sulle possibili rimostranze dei cittadini per l’aumento di prelievo dalle loro tasche visto che il passaggio ad Acea è stato voluto dall’allora Commissario Prefettizio.
 
Oppure si attivi affinché lo sportello Acea di Colleferro, che serve anche tutta l’utenza dei comuni limitrofi, sia aperto più di un giorno a settimana, visto che i cittadini non sanno a chi rivolgersi per informazioni e disservizi.
 
Tornando al manifesto di questi giorni, giova notare che l’acqua di qualità migliore e più abbondante di cui si parla ha probabilmente origine dai nuovi pozzi 8 e 9, siti in posizione tale da captare acque di falda diversa da quella degli altri pozzi e in grande quantità. Questi pozzi, sono stati voluti dalla precedente amministrazione e finanziati con soldi pubblici, in particolar modo fondi regionali.
 
Questo a dimostrazione che, quando si ha la volontà, il pubblico funziona, è più efficiente ed economico di qualunque privato, soprattutto perché il suo fine non è quello di elargire dividendi sempre più cospicui agli azionisti.  
 
Ricordiamo ai cittadini di Colleferro che la regione Lazio si è dotata di una legge, la 5 del 2014, per la gestione del Servizio Idrico Integrato, in attuazione di una legge di iniziativa popolare, che permette la definizione di nuovi ambiti territoriali e la gestione pubblica da parte di Comuni consorziati tra loro.
Da oltre 18 mesi siamo in attesa della sua attuazione con una legge che definisca gli ambiti di gestione dei sistemi idrici territoriali. Il Forum dei movimenti dell’acqua fece a suo tempo una sua proposta, fatta propria da un gruppo di consiglieri con la proposta di legge 238/2015.
 
Il 28 di aprile la giunta regionale presenterà la propria proposta alternativa le due leggi verranno allora discusse in Commissione ambiente, tempo 30 giorni l’iter si concluderà con la discussione in aula.
A questo impegno si è arrivati dopo così tanto tempo solo per la mobilitazione dei comitati di cittadini.
 
Questo ci insegna ancora che non possiamo adeguarci passivamente alle decisioni delle aziende che lucrano su un bisogno primario di ogni famiglia e di ogni cittadino, ed alle decisioni della politica quando ne favorisca sfacciatamente gli interessi.
 
 
Colleferro, 21 aprile 2016
 

Fusione ACEA ATO2 e ATO5, lettera ai Sindaci.


Richiesta presa di posizione dei Sindaci su fusione ACEA ATO2 e ATO5 e modifica Regolamento.
 

Retuvasa condivide i propositi dei coordinamenti per l'acqua pubblica di Roma e Frosinone espressi nella lettera di seguito pubblicata. La stessa sarà inviata al sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, con preghiera di inoltro ai colleghi del Tavolo di Coordinamento dei Sindaci della Valle del Sacco, auspicando una presa di posizione comune in tal senso nella Conferenza dei sindaci dell'ATO 2 che si terrà lunedì 8 febbraio 2016.

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Lettera ai Sindaci

Caro Sindaco,
 
il prossimo lunedì 8 febbraio si riunirà la conferenza dei sindaci dell'ATO 2: unica sede, al momento, nella quale le amministrazioni locali possono dire la propria sulla gestione del servizio idrico nei propri territori.
All'ordine del giorno ci saranno dei temi straordinariamente importanti, tra i quali l'approvazione della nuova Carta dei servizi e il pronunciamento sull'istanza di fusione, avanzata da ACEA ATO 2 S.p.A., per incorporare ACEA ATO 5 S.p.A., gestore della provincia di Frosinone, controllato per il 96% da ACEA S.p.A.
Su questi due punti le chiediamo di riflettere bene prima di esprimere il suo voto poiché dalle decisioni prese in quella sede sarà difficile tornare indietro.
La fusione tra ACEA ATO 2 e ACEA ATO 5 può sembrare una mera riorganizzazione societaria, ma è in realtà un primo passo per la conquista da parte di ACEA S.p.A. di tutto il centro-sud, progetto a più riprese indicato come un obiettivo prioritario dal management di ACEA.
Il fatto che l'acqua possa essere gestita da una grande multiutility monopolista non garantisce affatto quelle “economie di scala” tanto spesso citate ma garantirebbe senz'altro una drastica riduzione del potere di indirizzo e controllo delle scelte del gestore da parte degli enti locali, ai quali rimarrebbe peraltro in campo la responsabilità politica nei confronti dei propri cittadini.
Crediamo quindi che, prima delle valutazioni tecniche sulla gestione “targata” ACEA, ci sia un'elementare valutazione che attiene alla democrazia e al ruolo politico degli enti locali che, evidentemente, non può abdicare su un punto essenziale come l'acqua.
Alcuni elementi tecnici, però, vanno presi in considerazione.
ACEA S.p.A. è un'azienda quotata in borsa che, in quanto tale, ha come priorità gli interessi degli azionisti. I decenni di gestione ACEA S.p.A. hanno, di fatto, visto aumentare le tariffe, rallentare gli investimenti e diminuire l'attenzione all'utenza. Questo ha determinato nell'ATO 5, con il quale si propone la fusione, la messa in mora del gestore ACEA ATO 5 S.p.A. per inadempienze contrattuali e l'avvio della procedura di risoluzione contrattuale.
Ma nella stessa ACEA ATO 2 diversi comuni lamentano da anni la lentezza degli investimenti e la qualità del servizio, dalla presenza di arsenico nell'acqua nei castelli romani, ai depuratori non a norma in diverse zone della provincia. Sull'argomento è stata condotta anche un'inchiesta, pubblicata dall'Espresso, che mette in luce anche il legame tra alcuni appalti di ACEA S.p.A. e alcune ditte toccate da inchieste della magistratura. Ultima multa in ordine di tempo la sanzione di 1,5 milioni di euro imposta dall'Antitrust ad ACEA ATO 2 per pratiche commerciali scorrette, che ricalca altri provvedimenti simili che più volte hanno colpito l'azienda.
Oltretutto una fusione nel Lazio in questo momento è quantomai inopportuna essendo in vigore la Legge 5/2014, che prevede la riorganizzazione del servizio idrico sulla base di nuovi Ambiti di Bacino Idrografici individuati sulla base delle caratteristiche idrografiche e strutturali del territorio, per la quale è stata presentata una legge di iniziativa consiliare (n°2 38) che deve essere discussa prossimamente dal consiglio regionale. Tale quadro è evidentemente in contrasto con l'ipotesi di una gestione unica per le provincie di Roma e Frosinone.
In votazione sarà posta anche la nuova carta dei servizi di ACEA ATO 2, che, di fatto, regolerà i rapporti tra utente e gestore nei prossimi anni, aldilà della volontà politica delle singole amministrazioni comunali. Nella bozza predisposta dalla Segreteria tecnica operativa (STO) permane un aspetto pienamente in contrasto con il diritto umano all'acqua sancito dall'ONU nel 2010, diritto che gli amministratori locali non possono ignorare. In un articolo si conferma infatti la possibilità di effettuare il distacco completo per morosità, lasciando all'azienda mano libera anche sui tempi di preavviso e prevedendo per l'utente moroso che, in ogni caso, potrà vedere riallacciata l'acqua solo dopo aver saldato tutto il debito pregresso, più una penale aggiuntiva. Peraltro nella procedura descritta in caso di distacco idrico per morosità permangono le stesse criticità alla base della multa dell'antitrust sopra citata, mettendo di fatto un'ipoteca su eventuali provvedimenti futuri.
E' quindi necessario che la carta venga emendata affinché sia garantito il flusso minimo vitale anche agli utenti morosi e per superare quelle “pratiche commerciali scorrette” già costate milioni di euro di multa agli utenti. In allegato delle proposte di modifica.
E' inoltre necessario soffermarsi sui meccanismi democratici della conferenza dei sindaci dell'ATO 2, nella quale il Comune di Roma ha un peso decisivo che, di fatto, si traduce in un potere di veto su qualsiasi decisione. Non è secondario che tale amministrazione sia al momento commissariata, pertanto delle decisioni “straordinarie” come una fusione societaria o il cambiamento di una carta dei servizi in vigore da oltre 10 anni, non possono essere prese da un'istituzione che ha compiti di gestione ordinaria.
Per tutti i motivi illustrati chiediamo ad ogni sindaco di esprimere voto contrario all'istanza di fusione e di approvare la carta dei servizi solo se questa conterrà la garanzia del flusso minimo vitale anche agli utenti morosi.
 
Rimaniamo a disposizione per ogni chiarimento.
4 febbraio 2016
 
 
Coordinamento Acqua Pubblica Provincia di Frosinone
Coordinamento Romano Acqua Pubblica
 
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Proposta di modifica regolamento
 
E.4 RATEIZZAZIONE BOLLETTE
 
L'Utente può chiedere prima della scadenza la rateizzazione di bollette relative a consumi superiori al proprio consumo medio, oppure aventi per oggetto conguagli, attraverso i canali attivati dal Gestore, secondo la relativa procedura pubblicizzata nel sito internet e nei punti di contatto con l’Utenza.
 
Proposta di Modifica E.4 RATEIZZAZIONE BOLLETTE
 
L'Utente può chiedere la rateizzazione di bollette attraverso i canali attivati dal Gestore, secondo la relativa procedura pubblicizzata nel sito internet e nei punti di contatto con l’Utenza, e comunque nel rispetto della Carta dei servizi regionale del Lazio che prevede il diritto alla rateizzazione, stabilendo un numero di rate minimo (pari almeno al numero di bollette pagate dall'ultimo conguaglio) e il dovere di adeguare il piano di rateizzazione su richiesta dell'utente, rispettando “l'obbligo di solidarietà”. Eventuali conguagli dovranno essere ripartiti su tante bollette successive per quante sono state le bollette emesse nel periodo di riferimento del conguaglio.
 
E.6 DISTACCO PER MOROSITÀ
 
Le procedure per il distacco per morosità, e l’eventuale tempestivo riallaccio sono pubblicizzate dal Gestore attraverso i canali di contatto con l’Utente.
Il distacco per morosità non ha mai luogo nei giorni considerati festivi, il sabato ed i giorni che precedono i festivi. Il distacco per morosità avviene previa attività di sollecito di pagamento condotta dal Gestore.
il Gestore si riserva la facoltà di adottare modalità e tempistiche di sollecito di pagamento e di preavviso di distacco differenziate in relazione alla regolarità nei pagamenti dimostrata dall’Utente durante il periodo di vigenza contrattuale, ferme restando le condizioni minime previste dalla normativa vigente e dal presente Regolamento
Il distacco per morosità non avviene per un debito il cui valore sia inferiore o pari a quello del deposito cauzionale versato.
L'Utente moroso non può pretendere risarcimento di danni derivanti dalla sospensione dell'erogazione.
In caso di fornitura già sospesa deve essere pagato, sia per il distacco che per il riallaccio, l'importo riportato nell'articolo E.10 "Addebiti vari e penali per l’utente". L'importo viene addebitato sulla prima fattura di consumo emessa dopo il riallaccio.
La riattivazione e/o riapertura avviene nei tempi e con le modalità previste dalla Carta del Servizio Idrico Integrato, comunque dopo che l’utente abbia dimostrato il pagamento di tutte le bollette scadute al momento del distacco.
 
Proposta di Modifica E.6 DISTACCO PER MOROSITÀ
 
Nel rispetto della risoluzione approvata dall'Onu il 28 Luglio 2010, che ha dichiarato l'accesso all'acqua potabile e all'igiene un diritto umano, quantificando nei 50 litri al giorno a persona stimati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità il “flusso minimo vitale”, il gestore si riserva il diritto di procedere, in caso di morosità, alla riduzione del flusso idrico, fino a un minimo di 50 litri al giorno per persona residente collegata all'utenza morosa.
In ogni caso tale procedura non viene attivata per un debito il cui valore sia inferiore o pari a quello del deposito cauzionale versato, e in caso di abituale dimora presso l''utenza in questione di minori, anziani, malati, disabili e di categorie comunque svantaggiate o in caso di morosità incolpevole certificata dai servizi sociali del comune.
La riduzione di flusso per morosità non ha mai luogo nei giorni considerati festivi, il sabato ed i giorni che precedono i festivi. La riduzione di flusso per morosità avviene previa attività di sollecito di pagamento condotta dal Gestore.
Fermo restante il termine minimo di 20 giorni con i quali l'utente è preavvisato di tale riduzione di flusso, accompagnato dal duplicato della fattura non pagata” (DPCM 29 aprile 1999 - Schema generale di riferimento per la predisposizione della carta del servizio idrico integrato), il gestore dovrà informare il destinatario effettivo della misura del giorno esatto in cui questa avverrà”. Questo nel rispetto del Codice del consumo (d.lgs. 6.9.2005, n. 206), in particolare rispetto ai princìpi di «diligenza professionale» e alla tutela del «consumatore medio», in virtù dei quali Acea Ato2 è stata sanzionata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con il provvedimento nei confronti di Acea Ato 2 n°19618, confermato dal Tar del Lazio (886/2011) per aver adottata una pratica commerciale scorretta.
In caso di utenze condominiali il gestore, dovrà rispettare quanto previsto dall'art. 18 della legge n. 220/2012 (Modifiche delle disposizioni per l'attuazione del codice civile) che prevede che “i creditori non possono agire nei  confronti degli  obbligati  in regola  con  i  pagamenti,  se  non  dopo  l'escussione degli  altri condomini”. Il gestore non potrà dunque intevenire sull'utenza condominiale, ma è tenuto a fare di tutto per recuperare da ciascun utente le fatture pregresse.
Per eventuali danni subiti dall'utente a seguito di riduzione di flusso si rimanda alla normativa vigente.
La riattivazione e/o riapertura avviene nei tempi e con le modalità previste dalla Carta del Servizio Idrico Integrato, comunque dopo che l’utente abbia dimostrato il pagamento di tutte le bollette scadute al momento del distacco o avviato un piano di rateizzazione delle stesse.
 

Valle del Sacco, fusione ACEA ATO2 e ACEA ATO5.


Valle del Sacco, Fusione ACEA ATO2 e ACEA ATO5.

Sindaco, se ci sei batti un colpo!

 
 
La vicenda della fusione delle due controllate di Acea Spa, Acea ATO2 e ACEA ATO 5, rispettivamente gestori del servizio idrico degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) 2 e 5 è vergognosa. La cosa ci riguarda molto da vicino, dal momento che nell’ATO 2 rientra il comune di Roma e quasi tutti i comuni della provincia, tra cui Colleferro, e l’ATO 5 coincide con la provincia di Frosinone.
 
Su questa vicenda è stata calata una cappa di silenzio non solo da parte di ACEA ma anche di tutte le istituzioni coinvolte. Ultimo in ordine di tempo è l’assenza di qualsiasi iniziativa da parte delle segreterie tecniche dell’ATO 2 e ATO 5 del Lazio circa questa fusione. Le segreterie tecniche hanno anche il compito di indire le conferenze dei sindaci quando ci sia un fatto di rilevanza che coinvolge i loro comuni. In questo caso nessun comune è stato al momento avvertito della lettera recapitata il 23 dicembre dalla capofila ACEA SPA. La missiva informava di questo eventuale accorpamento, che si farà se nessuno avrà nulla a che ridire, in una sorta di silenzio assenso, senza alcuna possibilità di intervento da parte dei comuni coinvolti e tanto meno da parte dei cittadini.
Il referendum del 2011 ha sancito una nettissima vittoria dell’acqua pubblica e da allora, costantemente e senza ritegno, i governi centrali e periferici hanno emanato leggi e decreti che spianano la strada ai privati per accaparrarsi il business dell’acqua.
 
Cerchiamo però di capire il reale senso dell’operazione, legata logicamente all’articolo 7 dello Sblocca Italia. Questo articolo prevede il gestore unico per ogni Ambito Ottimale; inoltre, se nell’ambito si parte da una situazione con più gestori, si può affidare tutto il servizio ad un unico operatore se quest’ultimo ha in affidamento almeno il 25% della popolazione dell'ATO (art. 172 revisionato del codice ambientale 152/2006).
Dal momento che ripetutamente i vertici del PD regionale si sono espressi per la creazione di un ATO unico regionale, ecco chiarito il gioco di ACEA, retto da politici e controllori: accaparrarsi più utenze possibili per poter usufruire di questa facilitazione e gestire l’acqua di tutto il Lazio. Oltre alla fusione di ACEA ATO 2 ed ACEA ATO 5, la capofila vuole acquistare le quote detenute da Veolia in Acqualatina e punta ad assumere la gestione dell'ATO 1 di Viterbo, nonostante la pessima prova della sua gestione nella stragrande maggioranza dei comuni da essa gestiti.
Ricordiamo che nell’ATO 5 -Frosinone-, si sono creati degli sportelli per raccogliere e attivare una quantità impressionante di reclami nei confronti del gestore contro bollette astronomiche arrivate ai cittadini, mentre nei quartieri popolari di Roma (ATO 2) da mesi è in atto una mobilitazione contro i distacchi delle forniture idriche alle famiglie che non riescono a pagare le bollette per gravi difficoltà economiche.
 
Tra l’altro è bene ricordare la grave inadempienza della giunta regionale, che da mesi tergiversa in maniera vergognosa sulla ridefinizione degli ambiti di bacino secondo la nuova legge regionale, n. 5/2014, una legge che parla di ripubblicizzazione del servizio idrico, che rispetta la volontà popolare dei referendum e va contro le grandi fusioni aziendali che tanto piacciono ad ACEA SPA.
 
Per quanto detto prima è chiaro l’obiettivo che si vuole raggiugere con il rinvio da parte della Regione -di fatto sine die- dell’applicazione della legge.
 
Il forum dei movimenti per l’acqua ha dimostrato a più riprese, cifre alla mano, come sia falsa la presunta efficienza e superiorità della gestione privata del sistema idrico integrato, a partire dalla riduzione drammatica degli investimenti. Abbiamo mostrato in un altro comunicato come ACEA ricavi gran parte dei propri profitti dalla gestione dell’acqua. La ventennale opera di smantellamento della gestione pubblica dei servizi primari e la sottrazione di risorse alle amministrazioni pubbliche ha come effetto la trasformazione di servizi finalizzati a soddisfare bisogni primari riconosciuti dalla costituzione in occasioni di business, oltretutto senza rischio d’impresa, trattandosi appunto di bisogni che non conoscono crisi.
 
Chiediamo alle amministrazioni del nostro territorio -in particolare quelle che si ritrovano nel Coordinamento dei Sindaci della Valle del Sacco- di prendere parola su questa importantissima questione, di far valere la voce e le scelte dei propri concittadini.
 
 
Valle del Sacco, 20.01.2016
 

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