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Anagni, discarica di Radicina: i nodi vengono al pettine

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Dopo anni di segnalazioni del giornalista Ettore Cesaritti (ndr)

RADICINA, IL MERITO E' DELL'ARMA
La Provincia 28.04.11 p.20
Radicina, 15 anni di spargimento veleni. Il sequestro effettuato martedì 26 aprile dai Carabinieri di Anagni, oltre a significare l'avvio di un percorso che potrebbe portare alla eliminazione di una quantità immensa di sostanze inquinanti, deve far riflettere su una serie di circostanze.
All'inizio del conferimento delle balle da Colfelice, a chi segnalava che si trattava di rifiuti e non sovvalli, veniva risposto con derisione. I sovvalli per loro accezione sono il risultato della eliminazione, dai rifiuti solidi urbani, di: vetro, metallo, plastica, carta, organico… praticamente, corrispondono più o meno al nulla.
L'odore nauseabondo nella scia dei camion, e la nube puzzolente che si avvertiva esalare dalla discarica, venivano trascurati e addirittura negati. Il capitano Airoldi deve aver "fiutato" la presenza di stranezze, e supportato dal colonnello Menga, con la collaborazione del Noe ha effettuato immediate ed azzeccate operazioni, coi risultati eclatanti illustrati ieri l'altro.
Le analisi effettuate in precedenza sul percolato segnalato da agricoltori e dalle nostre pagine, davano responso tranquillizzante, ma i Carabinieri hanno voluto approfondire. Le analisi eseguite dall'Arpa, paradossalmente dopo lo svuotamento della vasca di raccolta, hanno accertato il superamento delle Concentrazioni di Soglia di Contaminazione (C.s.c) per i parametri di Piombo, Arsenico, Selenio e Vanadio, fissati dalla Legge. Il reato contestato alle due persone denunciate in stato di libertà (presidente della Saf (Società Ambiente Frosinone) S.p.A. e responsabile comunale della discarica di Radicina del Comune di Anagni, per non aver effettuato il prelevamento e lo smaltimento in impianti di depurazione del percolato di discarica proveniente dal sito ormai esausto e ricolmo di rifiuti, porta ad ulteriori considerazioni, sulle quali stanno riflettendo gli ufficiali dell'Arma: ormai accertato che non si tratta di sovvalli, chi pagherà per aver spedito ed accatastato montagne di rifiuti di oscura natura? Se sono bastati piccoli oggetti rinvenuti tra il Cdr, a far deflagrare la vicenda del Termocombustore di Gaia, quale terremoto c'è da aspettarsi nei prossimi giorni?
La regione Lazio (presidente Badaloni) volle questo per Anagni, ed ai responsabili provinciali del settore non parve vero potersi liberare dello scomodo e ammorbante ingombro. Non solo l'impegno alla rimozione è stato disatteso; dal 1999 non è mai stato effettuato il prelievo del percolato, che in quantità spaventose ha invaso terreni e falde sotterranee. Cosa vuol dire la accertata presenza di certi metalli: metalli e semi-metalli hanno molteplici effetti sui processi biologici. La loro tossicità è elevata per l'uomo, in quanto si legano con le strutture cellulari in cui si depositano, ostacolando lo svolgimento di determinate funzioni vitali, e l'organismo spesso non è in grado di eliminarli.

La Provincia 27.04.11 p.23, occhiello in prima pagina (vedi anche rassegna stampa del 26.04.11)
I carabinieri sequestrano Radicina, dando il via dopo 15 anni, alla possibile eliminazione di un pericolo mortale. Ieri mattina i militari della stazione di Anagni, assieme a colleghi del Noe, hanno apposto i sigilli alla vasta area in prossimità della Macchia comunale, adibita negli anni dal 1997 al 1998 a deposito dei rifiuti dell'intero territorio provinciale.
Il Gip dott. Francesco Mancini, su richiesta del Sostituto Procuratore, dott.ssa Rita Caracuzzo, ha emesso il relativo decreto, dopo una intensa attività di indagine, avviata a seguito delle notizie riportate dal nostro quotidiano.
Le analisi effettuate dall'Arpa nel mese di febbraio, evidenziavano la copiosa infiltrazione di percolato contenente piombo, arsenico, selenio e vanadio, oltre i limiti consentiti dalla legge, con conseguente inquinamento dei terreni. Per ora sono stati denunciati in stato di libertà il Presidente della Saf ed il Responsabile comunale, per non aver effettuato prelevamento e smaltimento del percolato.
I Carabinieri del cap. Costantino Airoldi analizzavano la copiosa certificazione relativa alla pratica, risalendo alle varie situazioni (dal 1996 al 1999) e ai diversi nominativi degli enti responsabili. Accertamenti sono ancora in corso, e non si escludono ulteriori novità. I veleni dispersi per anni nel terreno e nel sottosuolo, possono aver inquinato anche le falde acquifere, dando luogo ad una situazione gravissima, tutta da definire.

Radicina, cerchiamo di ricordare. Nell'anno 1996, c'era nel Lazio l'emergenza rifiuti. L'immondizia non poteva essere trasportata fuori regione, ma nel Lazio scarseggiavano i siti atti a riceverla. La discarica Casermette era pressoché esaurita, e il Comune di Anagni decise di approntarne una provvisoria. Il 4 aprile 1996 al periodico "gare ed appalti" venne inviata la documentazione di gara per la realizzazione di una discarica provvisoria. La gara non venne mai esperita, e il 25 luglio 1996, con delibera di giunta 707, l'amministrazione affidò a trattativa privata i lavori ad un'impresa locale.
I lavori vennero iniziati tra polemiche ed episodi vari, e nella primavera successiva, con l'impianto ancora da ultimare e collaudare, il presidente Badaloni decise di trasferirvi i rifiuti dell'intera provincia di Frosinone. L'ordinanza n. 28 dell'11 marzo 1997 (art. 13 decreto Ronchi), prevedeva il deposito a Radicina dei sovvalli provenienti da Colfelice, dove si stava per realizzare una discarica a servizio dell'impianto medesimo. Iniziò l'inferno: giorno e notte decine e centinaia di camion trasportavano e scaricavano balle che, definiti "sovvalli" quindi privi di materiali pericolosi organici ed altro, contenevano quelli che alcuni denunciarono subito come rifiuti.
L'11 luglio '97 il comune di Ferentino (vice sindaco Fabio Magliocchetti) richiedeva interventi al sistema di drenaggio e di captazione del percolato, denunciando esalazioni nauseabonde. Il 31 luglio 97 un consigliere comunale di maggioranza denunciava al sindaco il deposito di rifiuti e non di sovvalli. Il 12 agosto '97 con ordinanza 118 il sindaco sospendeva il conferimento dei "sovvalli" per esaurimento delle due vasche. Il 13 agosto scoppia un incendio a Colfelice, e con ordinanza 119 dello stesso giorno, il sindaco ordina il deposito dei rifiuti presso la ex discarica Casermette, che appena una settimana prima esperti avevano ispezionato dichiarando la presenza "inusitata in impianti RSU" di esalazioni di acidi a base zolfo. Il 2 settembre, altre segnalazioni denunciavano il conferimento di rifiuti da Colfelice a Radicina.
Il 20 settembre '97 con ordinanza sindacale 156, veniva ripreso il conferimento dei sovvalli. Il 3 dicembre 1997 a seguito della verifica da parte dell'Asl "l'eccessivo accumulo dei rifiuti ha reso inagibile la vasca di accumulo del percolato…", con ordinanza sindacale 216 veniva sospeso il conferimento dei sovvalli. Il 5 dicembre '97 il Consorzio garantiva l'esecuzione dei necessari interventi di bonifica. Il 9 dicembre '97 con ordinanza sindacale 221 veniva ripresa l'attività di conferimento.
Con nota datata 6 aprile 1998, tutti i dipendenti di BW Italia denunciavano esalazioni pestifere, provenienti da Casermette e Radicina. Il 9 aprile '98, il sindaco veniva informato da un consigliere comunale della fuoriuscita di liquami e percolato dal deposito di Radicina. Il rivolo terribile non si arresta, e finalmente i Carabinieri hanno dato la svolta alla scandalosa situazione.


n.b. l'immagine pubblicata è di repertorio

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