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Colleferro, per il TMB la Regione Lazio annulli la VIA. Lazio Ambiente SPA, società a perdere. Valle del Sacco, cosa c'è da fare dopo la perimetrazione del SIN.

Retuvasa riceve un attestato d'onore con medaglia d'oro dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori.


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Attestato d’onore con Medaglia d’Oro alla nostra Associazione dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori

 
Il 23 novembre 2018 alle ore 17 presso l’Aula consiliare del Comune di Latina alla presenza delle massime Autorità del Comune Capoluogo, della Provincia e delle altre istituzioni parlamentari e del Governo, si terrà la cerimonia  del “Premio internazionale per la Prevenzione dei Tumori” a cura della Commissione Scientifica della sezione di Latina della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori).
 
Questo prestigioso riconoscimento, giunto all’ottava edizione, quest’anno verrà conferito alla dottoressa Emanuela Palmerini, la quale ha “conseguito diversi riconoscimenti internazionali, tra cui il Conquer Cancer Foundation Merit Award, per le sue ricerche nel campo delle patologie rare e molto aggressive, i sarcomi dei tessuti ossei, che colpiscono soprattutto i pazienti in età pediatrica”.
 
Durante la cerimonia verranno conferite “Attestazioni d’onore con medaglia d’oro” a personalità , associazioni ed enti che si siano contraddistinte a livello nazionale per la realizzazione di strutture o di servizi oncologici di elevata specializzazione.
 
Tali riconoscimenti, proposti dalla Commissione Scientifica saranno attribuiti alla Sezione Provinciale  della LILT di Milano, per aver istituito, con lungimiranza nel 1984, prima in Italia, la scuola di formazione del Volontariato in Oncologia, quale strumento essenziale per elevare la struttura ad altissimi livelli di operatività, divenuta nel tempo vero e proprio modello di riferimento per le associazioni operanti nel terzo Settore, tanto da indurre il Consiglio Nazione della LILT a deliberare l’istituzione a Roma di un centro permanente di formazione per il volontariato, significativamente intitolato all’indimenticabile Gianni Ravasi.
 
La Commissione Scientifica della sezione di Latina della LILT ha deciso di conferire un attestato con medaglia d’oro anche all’Associazione ReTuVaSa (Rete Tutela della Valle del Sacco) “per la tenace azione che ha condotto e conduce per reclamare e sostenere la bonifica della Valle del Sacco, sconvolta nel suo assetto ambientale, inquinata pesantemente con ripercussioni nella vasta area circostante”.
 
La nostra associazione è estremamente onorata di tale riconoscimento giunto a circa dieci anni dall’inizio delle attività di studio, iniziative e comunicazione sul tema socio-ambientale che riguarda il territorio della Valle del Sacco e ringrazia sentitamente il dottor Norberto Venturi, presidente della LILT di Frosinone, associazione  da sempre  sensibile alle problematiche ambientali come fonte primaria nella genesi delle malattie tumorali, per aver voluto segnalare in un consesso scientifico e sociale così importante, il valore del nostro impegno quotidiano.
 
 
Valle del Sacco, 21.11.2018
 

 

Presentazione libro di Marina Forti "Mala Terra. Come hanno avvelenato l'Italia".


Comunicato Stampa Retuvasa

Presentazione Libro di Marina Forti “Mala Terra. Come hanno avvelenato l’Italia”
 

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) è lieta di invitarvi alla presentazione dell'ultimo libro di Marina Forti "Mala Terra. Come hanno avvelenato l'Italia".

Vi aspettiamo sabato 17 novembre 2018 alle ore 17 presso l'Aula Consiliare del comune di Colleferro in Piazza Italia, 1.

IL LIBRO:

Per decenni gli scarti delle attività industriali sono finiti nella terra che abitiamo. Il fumo delle ciminiere ha impestato l'aria; gli scarichi hanno avvelenato l'acqua. Conviviamo, e conviveremo a lungo, con la diossina nei giardini pubblici, il piombo nei terreni, il Pcb e gli idrocarburi nelle falde idriche. Marina Forti ci porta in alcuni dei luoghi più inquinati d’Italia e ce ne racconta la storia, le bonifiche mancate, la mobilitazione dei cittadini, l’emergere di una coscienza ambientalista, lo scontro tra le ragioni del lavoro e quelle della salute.

Non poteva mancare la Valle del Sacco, raccontata e analizzata nel capitolo 3, "La città-fabbrica sul fiume Sacco", attraverso paragrafi come: "Le mucche e il cianuro", "Ogni volta sulla valle del Sacco tornava il silenzio", "Il bioaccumulo nel sangue", "La mappa del rischio dal fiume Sacco al Liri", "Contaminazioni multiple", "Fabbriche chiuse e disastro ambientale".

Vi aspettiamo nell’aula consiliare che il comune di Colleferro mette a disposizione per questo evento per scoprire insieme come ci hanno avvelenato, e come possiamo creare un antidoto.

L'AUTRICE:

Marina Forti è una giornalista italiana, autrice del blog “Terraterra online. Cronache da un pianeta in bilico”. Si occupa principalmente di temi legati all’ambiente, ai conflitti per le risorse naturali e all’immigrazione ed è stata caporedattrice e caposervizio degli esteri per il quotidiano “il manifesto”, prima di avviare una collaborazione con “Internazionale”. Ha viaggiato a lungo in Iran, in Asia meridionale e nel sud est asiatico e la sua rubrica “terraterra” ha ricevuto nel 1999 il Premiolino, dedicato al giornalista del mese. Tra le sue pubblicazioni si ricordano "La signora di Narmada. Le lotte degli sfollati ambientali nel Sud del mondo" (Feltrinelli, 2004, vincitore del premio “Elsa Morante” per la comunicazione nel 2004), "Il cuore di tenebra dell’India. Inferno sotto il miracolo" (Bruno Mondadori 2012) e, appunto, "Mala terra. Come hanno avvelenato l’Italia" (Laterza, 2018).
 
Colleferro, 13.11.18
 

Colleferro, la reale dimensione dei rifiuti nel cementificio.


Comunicato Stampa

Colleferro, la reale dimensione dei rifiuti nel cementificio.


 
Negli ultimi giorni è salita alla ribalta la questione Italcementi di Colleferro e la notizia che saremmo stati inondati da rifiuti per essere bruciati nel cementificio.
Vi dimostriamo come tale notizia sia falsa, riportandola alle sue reali dimensioni.
 
E’ necessaria una premessa.
Il cementificio, nella sua normale attività, produce una quantità di emissioni maggiore di altri impianti (come evidenziato dal rapporto in preparazione della Legge regionale sullo stato della qualità dell’aria). Per questo motivo è necessario pretendere il massimo di trasparenza in merito e ogni contestazione deve essere supportata da un adeguato approfondimento, seguendo la metodologia che in passato hanno adottato le associazioni ambientaliste.
 
I cementifici -come le centrali termoelettriche- possono utilizzare  rifiuti come combustibile ai sensi della Legge 22 del 14 marzo 2013 a firma dell’ex Ministro dell’Ambiente Corrado Clini. I rifiuti nella fattispecie sono i CSS (Combustibili Solidi Secondari) che addirittura cessano di essere considerati rifiuti, ma prodotti per cui il loro utilizzo diventa riciclo di materia.  
Non va dimenticato che ai cementifici  si applicano vincoli ridotti -sulle emissioni da combustione- rispetto a quelli applicati agli inceneritori. 
Una legge assurda sul cui regolamento le uniche associazioni in Italia che si sono opposte ricorrendo al TAR del Lazio sono state Retuvasa, Raggio Verde e il Forum Ambientalista ottenendo di fatto l’annullamento del comma 6 art. 8 del suddetto Decreto Legge.
 
Anticipando la Legge nazionale del ministro Clini e più precisamente il 27 dicembre 2012, Italcementi Colleferro presenta una Verifica di Assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale per il progetto “Recupero di rifiuti come combustibile nella cementeria di Colleferro” per:
 
1) Fanghi decadenti da impianti di trattamento acque reflue urbane successivamente essiccati in impianti dedicati – codice CER 190805 “fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane”;
2) Pneumatici fuori uso (PFU) granulati in pezzatura <20 mm – codice CER 191204 “plastica e gomma”;
3) Residui di materie plastiche non clorurate provenienti da impianti di trattamento della plastica da raccolta differenziata, triturati in pezzatura 10-35 mm - codice CER 191204 “plastica e gomma”.
 
Ricordiamo che le associazioni di Colleferro ricoprirono il loro ruolo egregiamente producendo iniziative e presentando osservazioni nel merito all’area VIA della Regione Lazio che con la Determina n. A05159 del 19/06/2013 rimandò la decisione a Valutazione di Impatto Ambientale, quindi ad un livello superiore di approfondimento per il quale necessitano maggiori dettagli progettuali e numerosi pareri di Enti.
 
Italcementi Colleferro incassa e ripropone il progetto agli uffici VIA il 07.01.2014 sul quale le associazioni rispondono nuovamente con le osservazioni, ma la società non produce controdeduzioni all’area regionale e pertanto con Determina G01828 del 02/03/2016 il procedimento viene annullato.
 
Di fatto Italcementi, per Legge, non può bruciare rifiuti come combustibile alternativo a Pet Coke e gas metano (solo in avvio), se non presentando un nuovo progetto all’Area di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Lazio.
 
Può però utilizzare rifiuti in mescola con il prodotto in qualità di “Recupero” già dal 2007, ma certificato dalla Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dalla ex Provincia di Roma con Determinazione Dirigenziale R.U. 4732 del 30.06.2010 e rinnovata con Determinazione Dirigenziale R.U. 2297 del 01.06.2017 ai sensi della Legge 133/2005.
I rifiuti in questione sono di diversa tipologia, in linea di massima fanghi, materiali refrattari, polveri, ceneri e scorie comprese quelle derivanti da incenerimento rifiuti, per un totale annuo di 226.000 tonnellate.
L’uso di questi materiali come detto è per la mescola in cottura del clinker, componente base del cemento.
 
Nella nuova autorizzazione AIA c’è un dato fondamentale per la qualità dell’aria a Colleferro: per l’inquinante NOx (Ossido di azoto) il limite emissivo è stato ridotto a 500 Mg/Nmetrocubo contro il precedente di 800 Mg/Nmetrocubo proveniente da una limitazione prima delle autorizzazioni integrate ambientali a 1200 Mg/Nmetrocubo.
In sostanza Italcementi Colleferro negli ultimi anni, oltre allo spegnimento di un forno da alcuni anni, ha dovuto abbassare notevolmente i livelli emissivi, in riferimento alle BAT (Best Available Technologies) o MTD (Migliori Tecniche Disponibili) dettate dalle leggi vigenti e facenti riferimento elle Direttive Europee.
 
In tempi più recenti, per la precisione in data 23.06.2016 Italcementi presenta un nuovo progetto sempre in Verifica di Assoggettabilità a VIA, concernente la modifica di alcune tipologie di rifiuti da utilizzare nella mescola del clinker, in pratica una sostituzione.
 
La Regione Lazio con Determinazione Dirigenziale del 21.03.2017 rimanda la decisione a Valutazione di Impatto Ambientale e Italcementi ripresenta il progetto nell’apposita area in data 04.12.2017 e pubblicata sul sito della Regione Lazio in data 06.12.2017.
 
Alcune note sul progetto in questione.
 
Secondo dati ed informazioni forniti dall’azienda.
La prima è che i rifiuti utilizzati nella cottura del cemento sono entrati, come affermato dall’azienda, in una percentuale dell’1,6% (10.699 tonnellate nel 2016).
La seconda è che dai rilievi effettuati presso gli altri cementifici, non essendo i rifiuti in esame materiale che entra in combustione ma in cottura, le emissioni sono da definirsi comparabili anche nei confronti di cementifici che non utilizzano rifiuti nella mescola. L’impianto di Colleferro utilizza come contenimento filtri a tessuto in luogo di elettrofiltri, più costanti nei livelli emissivi.
 
La terza forse la più importante è la seguente (tratta dalla sintesi del progetto presentato in fase di Verifica di Assoggettabilità a VIA ):
 
In occasione della presentazione del presente screening, inoltre, Italcementi intende modificare il quadro delle tipologie di rifiuti recuperati rinunciando al recupero delle tipologie di recupero e di rifiuti:
  • 12.1 (fanghi da industria cartaria),
  • 12.3 (fanghi e polveri da segagione e lavorazione pietre, marmi e ardesie),
  • 12.4 (fanghi e polveri da segagione, molatura e lavorazione granito),
  • 12.13 (fanghi da impianti di decantazione, chiarificazione e decarbonatazione delle acque per la preparazione di acqua potabile o di acqua addolcita, demineralizzata per uso industriale),
ed introducendo il recupero della tipologia:
  • 13.1 (ceneri dalla combustione di carbone e lignite, anche additivati con calcare e da combustione con esclusione dei rifiuti urbani ed assimilati tal quali),
lasciando inalterata rispetto a quanto autorizzato la capacità di recupero complessiva pari a 226.000 tonnellate/anno.
 
Quindi in definitiva si tratta di una sostituzione con percentuali ridotte di utilizzo.
 
Ci domandiamo perché i rifiuti e non le materie prime?
La risposta è puramente economica -poco credibile la riduzione delle materie prime con minori impatti ambientali- visto che attraverso  la cottura dei rifiuti indicati nell’autorizzazione avviene la dissociazione di molecole presenti generalmente nell’argilla e nelle rocce carbonatiche
Da aggiungere che per i conferimenti di rifiuti l’azienda ottiene un corrispettivo.
 
L’allarme peraltro è stato lanciato a seguito di un errore nella documentazione pubblicata dalla Regione Lazio per cui pubblica sul suo sito il progetto e relativa indizione di una conferenza di servizi indicando come data 06.12.2018 collocando l’avvio del procedimento nel 2018 in luogo del 2017.
In base ad una nostra segnalazione gli uffici regionali hanno provveduto a correggere la data.
Da lì parte l’allarme domino sui social per un progetto presentato l’anno precedente e già in fase conclusiva, supportato da una lettura degli atti alquanto approssimativa: si diffonde la leggenda metropolitana per cui a Colleferro si abbattono gli inceneritori e i rifiuti si possono bruciare nel cementificio. Chi ha lanciato l’allarme in tal senso con preoccupante leggerezza avrebbe dovuto fare questo passaggio di approfondimento e rendersi conto del pregresso.  
 
Tutto falso quindi: a Colleferro non si bruciano rifiuti nel cementificio, si utilizzano determinate tipologie di rifiuti nella cottura del cemento in rispondenza a Direttive Europee e Normative Nazionali e l’attuale progetto è una sostituzione di tipologie autorizzate.
Su questa pratica che dura ormai da anni è necessario acquisire il massimo di informazione ed informare in modo adeguato i cittadini, partendo dal fatto che cottura e combustione si applicano a materiali differenti e producono differenti qualità e quantità di emissioni.

Le verifiche sui materiali in ingresso e la massima efficienza dei filtri applicati alle emissioni, sono necessari e devono essere garantiti dalle autorità di controllo. Teniamo presente che come combustibile per il riscaldamento dei forni si utilizza il coke di petrolio (il cosiddetto petcoke) che di per sé costituisce una delle principali fonti di inquinanti. Siamo in attesa di sapere se Italcementi realizzerà un nuovo impianto a circuito chiuso che recuperi tutti gli inquinanti della combustione.
 
Per il futuro dei lavoratori, della salute e dell’ambiente Italcementi deve chiarire quale sia il futuro di questo stabilimento a fronte di importanti investimenti nei processi produttivi e nei sistemi di controllo realizzati in altri stabilimenti del gruppo, su scala europea e non solo nazionale, nel contesto del gruppo europeo che ha acquisito il controllo di Italcementi.
 
Detto ciò ci auguriamo che il nostro report cronologico e necessariamente lungo nonostante la sintesi, possa tornare utile a tutti e possa in qualche modo limitare la frenesia di chi preferisce far diventare notizia ciò che non è, in modalità allarme sociale.
 
Colleferro, 03.11.2018 
 

Processo Inceneritori Colleferro, la morte della giustizia.


Comunicato Stampa Congiunto

"I gravi fatti dell'inceneritore di Colleferro cancellati con un colpo di spugna: la morte della giustizia”


 
Nel marzo 2009 ebbe grande clamore la notizia dell'arresto dei dirigenti del Consorzio che gestiva l'inceneritore di Colleferro e di alcuni dirigenti dell'AMA, arresto scaturito da indagini che avevano evidenziato come all'interno dell'inceneritore venisse bruciato di tutto, tranne il CDR, unico rifiuto che avrebbe dovuto essere conferito al suo interno.

Per non far scoprire l'illegale traffico di rifiuti, i dirigenti usavano il “pugno di ferro” nei confronti dei dipendenti ed erano arrivati, assieme agli operatori di sistema, a manomettere gli strumenti di rilevazione e monitoraggio in continuo delle emissioni, penetrando nel sistema, cancellando i valori che superavano le soglie di contaminazione e sostituendoli con valori falsi.

Le associazioni ambientaliste radicate nel territorio speravano in una giustizia celere, che accertasse le responsabilità ed applicasse pene severe, attesa la pericolosità sociale dei comportamenti posti in essere dagli imputati.

Tale speranza è stata definitivamente infranta, andandosi a scontrare con una pronuncia di prescrizione anche degli ultimi due capi di imputazione che avevano resistito fino a quel momento: i capi di imputazione che riguardavano la manomissione dei sistemi di monitoraggio in continuo e la cancellazione dei relativi dati.

La cosa grave è che questo processo non ha mai visto una pronuncia nel merito, rimanendo incagliato nella fase di udienza preliminare per ben 7 anni.
Ma procediamo con ordine.

Il PM titolare dell'indagine iscritta al nr. 2574/2008 NR presentava la richiesta di rinvio a giudizio al Tribunale di Velletri.
All'inizio del 2011 (dunque dopo 4 anni di indagini) aveva inizio l'udienza preliminare, durante la quale veniva anche eccepita l'incompetenza territoriale, eccezione rigettata dal GUP dott. A. Morgigni.

Dopo ben due anni e una ventina di udienze, cambi di giudici, problemi di notifica, problemi di trascrizioni delle intercettazioni, ed altri ostruzionismi vari, a fine 2013, veniva disposto il giudizio.

Il 04.03.2014, dunque a distanza di ben 6 anni dall'inizio delle indagini cominciava il dibattimento dinanzi al Tribunale di Velletri in composizione collegiale, pres. Monastero, cui subentrava dopo due udienze, il Giudice Roberti. Solo dopo un anno di rinvii, ed esattamente all'udienza del 23.03.2015, il Tribunale di Velletri dichiarava la nullità degli atti del processo, dovendo il Tribunale di Roma decidere la fase dell'udienza preliminare in luogo del Tribunale di Velletri.

Dunque a marzo 2015, dopo 7 anni di processo, ci si rendeva conto che una fase processuale, quella dell'udienza preliminare durata ben due anni, avrebbe dovuto svolgersi dinanzi ad un diverso Tribunale.

Se si considera che i reati puniti con una pena massima inferiore ai 6 anni si prescrivono in 7 anni e mezzo e che molti dei 14 capi di imputazione erano puniti con una pena inferiore ai sei anni, il provvedimento del Tribunale di Velletri equivaleva già allora e di per sé ad una declaratoria di fallimento della Giustizia.

Non solo.

La trasmissione del fascicolo dal Tribunale di Velletri a quello di Roma era così complicata e laboriosa che solo dopo un anno e mezzo e precisamente in data 12.10.2016, si teneva la prima udienza preliminare dinanzi al GUP Fattori del Tribunale di Roma, il quale il 13.02.2017 escludeva tutte le parti civili dal processo.

La fase dell'udienza preliminare terminava nel 2017, veniva disposto il giudizio per soli due capi di imputazione e dopo un altro anno e mezzo di laboriosa trasmissione del fascicolo da Roma a Velletri, all'udienza del 04.10.2018, il Tribunale di Velletri dichiarava l'estinzione definitiva del processo per intervenuta prescrizione anche dei capi di imputazione più gravi.

Ci sono volute circa 40 udienze per arrivare a questo risultato.

Lascia l'amaro in bocca dover constatare come fatti di una simile gravità per gli effetti sull'ambiente e sulla salute dei cittadini siano stati gestiti in maniera tale da non consentire la tutela delle parti offese e l'accertamento dei fatti.

Triste è il messaggio che passa con la storia di questo processo: gli inquinatori, con una simile gestione della Giustizia, non hanno nulla da temere.
I costi collettivi dell'inquinamento, dalle spese sanitarie alla malagiustizia, alle spese di bonifica li sostiene la collettività. 
Da noi chi inquina, non paga.
 
Colleferro, 15.10.2018

Firmato:
Retuvasa
UGI
Comitato Residenti Colleferro
 

Discarica Colleferro, con la nuova tariffa si riapre ai rifiuti.


Comunicato Stampa Retuvasa

Discarica Colle Fagiolara a Colleferro, la Regione Lazio con  la nuova tariffa di conferimento riapre all’arrivo dei rifiuti.


 
Con la determina della regione Lazio G12290 del 2 ottobre 2018 la Direzione Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti stabilisce la nuova tariffa di accesso alla discarica di Colle Fagiolara a Colleferro. C’è da segnalare che la visione della determina è improvvisamente scomparsa dal sito della Regione Lazio in attesa della pubblicazione sul BURL.

Con questo atto e da questo momento è possibile conferire nel sito nuovamente rifiuti derivanti dagli impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), previa rendicontazione sullo spostamento dell’elettrodotto. Quindi porte aperte per Rida Ambiente di Aprilia e per gli impianti di Rocca Cencia e Salario di Roma.

Lazio Ambiente SpA in qualità di attuale gestore indica, negli atti preparatori alla determina, che la discarica può riprendere la sua attività già  dall’8 ottobre con una capacità residuale di circa 510.000 tonnellate; chi manifesterà l’intenzione di portare rifiuti a Colleferro dovrà pagare 72,29 euro a tonnellata e 13,925 euro per la gestione post mortem con possibilità di incremento ISTAT, IVA, benefit o per meglio dire ristoro ambientale (attualmente al 5%). Ci sono da aggiungere 15 euro a tonnellata stabilite nel contratto di affitto con il Comune di Colleferro proprietario del sito.

La nostra diffida, protocollata a tutti gli enti interessati della Regione Lazio il 14 agosto scorso, a quanto pare non ha sortito effetto almeno nelle more dell’atto in questione. Nella stessa si davano indicazioni circostanziate sulla inottemperanza del sito di discarica a leggi regionali e nazionali con richieste specifiche di risoluzione prima di nuovi abbancamenti di rifiuti. Vedi ripristino della sopraelevazione, rischio stabilità, attulizzazione del post mortem e fondi per la sua gestione.

In particolare in assenza di una pianificazione,di un piano particolareggiato di gestione del posto mortem che ne sancisca formalmente e sostanzialmente la chiusura, a cui dal 1° gennaio 2020 ogni operazione viene finalizzata,ogni conferimento costituisce un atto illegittimo.
L’unica nota che viene rimarcata nell’Allegato alla determina e che la discarica in seguito ad accordi con il Comune di Colleferro, chiuderà l’attività di conferimento rifiuti il 31 dicembre 2019. Come nota aggiuntiva viene esplicitato che si potranno portare rifiuti non oltre le 140.000 tonnellate l’anno il che delimita in qualche modo il riempimento dello spazio liberato dall’elettrodotto.

Ci saremmo attesi che le parti politiche in Regione Lazio spingessero nella direzione di una discarica che riprendesse la sua attività nella legalità da noi segnalata in diffida per i mesi restanti fino al 31 dicembre 2019.

Ciò non è ancora avvenuto e ne prendiamo atto. Di conseguenza la nostra diffida si tramuterà in esposto alla Procura della Repubblica.
 
Colleferro, 10 ottobre 2018 
 

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