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Colleferro, per il TMB la Regione Lazio annulli la VIA. Lazio Ambiente SPA, società a perdere. Valle del Sacco, cosa c'è da fare dopo la perimetrazione del SIN.

Frosinone 13 aprile 2019, Manifestazione Unitaria Valle del Sacco.

 
MANIFESTAZIONE UNITARIA PER LA VALLE DEL SACCO
Frosinone 13 Aprile 2019

 
Chiediamo il conto su inquinamento e salute della Valle del Sacco”
 
SCENDIAMO IN STRADA PER UN FUTURO PULITO
 
 
L'attualità e lo stato presente delle cose.
 
È stata messa a conoscenza di associazioni e amministrazioni la bozza del cosiddetto accordo di programma che definisce priorità e procedure per avviare le attività di caratterizzazione e di bonifica nell'area del SIN (Sito di Interesse Nazionale) Valle del Sacco. Per tali attività risultano già stanziati, da regione Lazio e ministero per l'ambiente, fondi per complessivi 53,6 milioni di euro. Tralasciando di menzionare carenze di tipo procedurale, segnaliamo la mancanza di strumenti efficaci di partecipazione per amministrazioni ed associazioni come ad esempio il Tavolo di trasparenza sul nucleare della regione Lazio. Di questa ed altre osservazioni la versione definitiva dovrà tenere conto.
 
La mobilitazione seguita alla comparsa di grandi quantità di schiuma sul fiume Sacco ha ravvivato l'attenzione dei cittadini della Valle e degli organi di informazione locali, regionali e nazionali sullo stato di salute del fiume e del territorio circostante inquinato da decenni di attività industriali.
 
Anche l'inquinamento dell'aria, presente in tutta la Valle con punte nella città di Frosinone e di Ceccano, continua a sollevare le proteste dei cittadini, e produce, da parte delle Amministrazioni, iniziative come le domeniche senza traffico. Meri pannicelli caldi che non cambiano la sostanza delle cose.
 
Ad essere a rischio sono le matrici ambientali della Valle del Sacco a causa dell'inquinamento industriale storico a cui si sono aggiunti nel tempo la gestione del ciclo dei rifiuti, il riscaldamento domestico e la mobilità su strada. Le indagini epidemiologiche, assieme ai dati capillarmente raccolti dai medici di base, rivelano una situazione sanitaria che richiederebbe una attività di screening capillare su tutta la popolazione, in particolare sui giovani: purtroppo nonostante queste evidenze il sistema sanitario ha subito negli ultimi anni colpi gravissimi che ne hanno ridotto in quantità e qualità le prestazioni.
 
Un grande rilievo è stato dato alla notizia dello stanziamento di 10 milioni di euro per il finanziamento degli interventi all'interno dell'Area di Crisi Complessa di Frosinone che tanta eco ha già avuto sui media al momento della sua istituzione. Essa riguarda un'area a cavallo della provincia di Frosinone (37 comuni) e della città metropolitana di Roma (9 comuni). Dopo questo primo finanziamento l’area di crisi dovrebbe servire a coordinare e convogliare le forme di finanziamento previste per legge per le diverse filiere produttive, attività commerciali e terziarie.
 
Sono prossimi interventi che decideranno del nostro futuro 
 
Importanti decisioni verranno dunque prese entro un breve lasso di tempo, riguardanti caratterizzazione e bonifiche, piano dei rifiuti regionale e finanziamenti all'area di crisi. Esse definiranno le direttrici di sviluppo del nostro territorio, influenzeranno pesantemente le prospettive di vita di tutti i suoi abitanti, come già hanno fatto e continuano a fare gli interventi sulle strutture sanitarie.
 
A quali attività verranno finalizzate le decine di milioni di euro che l'istituto dell'Area di crisi complessa metterà a disposizione? I precedenti, vale a dire l'accordo di programma per l'area di crisi della Videocon, non hanno avuto ricadute positive per il territorio. Con finanziamenti pubblici furono attivati 100 milioni di investimenti da parte di due multinazionali farmaceutiche Sanofi Aventis Spa e Acs Dobfar Spa, per complessivi 120 posti di lavoro, quasi un milione di euro a posto di lavoro, inoltre le aziende avevano solo un vincolo del 20% alla riassunzione di ex dipendenti dell’azienda elettronica anagnina.
Quale relazione tra gli investimenti attivati dall'istituto dell'area di crisi e quelli predisposti per intervenire sulle caratterizzazioni e le bonifiche del SIN? È stata istituita tra i ministeri dell'ambiente e dell'economia, di Invitalia e la regione Lazio, una cabina di regia destinata a coordinare gli interventi su aree di bonifica ed aree di insediamento industriale: nulla ha a che vedere con la definizione di linee guida per il futuro sviluppo del territorio.
 
Ognuno si assuma le proprie responsabilità.
 
In questi anni non abbiamo visto un contributo fattivo da parte di Unindustria, da parte dell’ASI, delle diverse associazioni di categoria produttive e professionali, nel delineare nuove linee di sviluppo del nostro territorio. Troppo spesso la richiesta, anche giustificata, di semplificazione di procedure autorizzative si è tradotta nella richiesta pura e semplice di riduzione dei vincoli derivanti dal necessario rispetto dell’ambiente.
 
È mancata una assunzione di responsabilità collettiva e condivisa sulle linee di sviluppo.
 
Negli ultimi mesi invece si sono succedute iniziative di informazione, confronto e mobilitazione centrate sui temi dell'inquinamento, della difesa della salute e dell'ambiente, direttamente promosse da comitati, associazioni ed amministrazioni locali. La crescita di mobilitazioni e forme di partecipazione costituisce una reazione alle carenze profonde nell'azione istituzionale sui problemi del territorio: i cittadini di conseguenza sentono la necessità e decidono di agire in prima persona.
 
Ed ora, non è cosa semplice, si tratta di intervenire su assetti complessivi del territorio e per giungere a questo risultato è necessario realizzare dispositivi di partecipazione dei cittadini alla elaborazione delle decisioni, che oggi sono del tutto assenti.
 
Il SIN Valle del Sacco, una realtà complessa, come il territorio a cui appartiene.
 
I confini del SIN della nuova perimetrazione del 2016 racchiudono una porzione di territorio di straordinaria complessità dal punto di vista delle forme di contaminazione. In quei confini è racchiusa l'eredità di decine di anni di industrializzazione della Valle, una successione di aree industriali, da Colleferro a Ceprano. Lo stesso si può dire della Valle del Sacco, un territorio articolato nella sua composizione fisica, nelle sue strutture economiche, sociali e culturali che oggi si deve confrontare con straordinari processi di innovazione, con la crisi del modello economico e sociale del nostro paese, in un mondo di diseguaglianze sociali crescenti.
 
Non ci sono bacchette magiche che possano risolvere i suoi, i nostri problemi da un giorno all'altro.
 
Non si tratta di una prospettiva di breve periodo. I siti inquinati della valle sono una ferita purulenta nel nostro territorio che negli anni ha infettato la salute della popolazione, la definitiva caratterizzazione (l’insieme delle attività che permettono di ricostruire i fenomeni di contaminazione a carico delle matrici ambientali) e l'azione di bonifica puntuale di tutte le aree - anche se di lungo periodo - sono la condizione per il rilancio economico e sociale, per una conversione ecologica delle infrastrutture, delle attività produttive e degli insediamenti urbani.
 
La Conversione ecologica, l’Economia circolare.
 
La conversione ecologica è un processo di transizione verso un nuovo assetto economico e sociale sganciato dalle fonti fossili di energia, si fonda sulla ‘economia circolare', che si fonda sull’uso delle risorse rinnovabili, recupera quelle non rinnovabili e riduce al minimo la diffusione nell'ambiente di sostanze che i sistemi naturali non possono metabolizzare. In essa non si parla più di ‘ciclo dei rifiuti’, ma di recupero, riuso dagli oggetti e riciclo delle materie utilizzate per costruirli.
 
Sappiamo che transizione e conversione si possono affermare definitivamente solo a livello globale. Ogni territorio realizzerà certo un proprio percorso, ma potrà giocare un ruolo fondamentale elaborando
 
proposte e soluzioni innovative sulla base di una propria sperimentazione, potrà prendere esempio dalle realizzazioni più avanzate, con cui può mettersi in rete, con vantaggio reciproco.
 
La transizione non riguarda solo la produzione. Coinvolge necessariamente anche i consumi, gli stili di vita, l’organizzazione, la gestione del territorio, i rapporti tra le istituzioni la partecipazione ai processi decisionali: cioè la democrazia. Tutti questi aspetti sono strettamente interconnessi.
 
Se questa è la svolta necessaria per chiudere con un passato ed un presente fatto di contaminazione dell’ambiente, diffusione di patologie ad esso collegate, crisi dei settori industriali del passato, riduzione dei servizi sanitari, diseguaglianze sociali crescenti, fuga dei giovani, come si prospetta il futuro prossimo della Valle del Sacco e dei territori ad essa contigui?
 
In ognuno degli interventi previsti - nella gestione della sanità nella pianificazione delle bonifiche, nella promozione dell'area di crisi complessa - purtroppo non c'è traccia di un progetto, della necessaria visione strategica e integrata del futuro di questo territorio. Si prospetta quindi un insieme disparato di interventi, senza relazione tra loro, sottomessi alle pressioni dei gruppi di interesse più aggressivi. I precedenti interventi non depongono a favore, quando un posto di lavoro è costato un milione di euro circa e soprattutto quando ‘economia circolare’ è diventato un termine buono per tutti gli usi.
 
Partecipazione dei cittadini e funzionamento delle istituzioni.
 
L’avvio di una vera rottura col passato non è certo cosa semplice, sappiamo di quanti vincoli dobbiamo liberarci, quanto cambiamenti sono necessari nelle leggi e nelle istituzioni che ci governano: proprio per questo è necessaria una mobilitazione di risorse locali come mai abbiamo conosciuto.
 
In anni di confronto con amministrazioni locali, regionali e nazionali - di partecipazione a conferenze dei servizi a tutti i livelli - abbiamo misurato concretamente le carenze nell’azione delle singole istituzioni, soprattutto nel coordinamento tra di loro, tra pubblica amministrazione, servizi di pubblico interesse, reti associative e reti imprenditoriali.
 
Le forme di partecipazione che vogliamo attivare devono produrre una profonda e radicale innovazione organizzativa - un cambiamento del modo di funzionare delle istituzioni - capace di renderle più efficienti, di rendere più efficaci e giusti i processi decisionali.
 
Cabina di regia, informazione, formazione, educazione e partecipazione.
 
Sino ad oggi comitati e associazioni si sono dovute dedicare alla caccia delle informazioni, d’ora in poi il sistema delle informazioni pubbliche deve essere aperto, deve rivolgersi ai cittadini educandoli alla consultazione, rendendoli partecipi di ogni importante cambiamento. Deve essere strumento di educazione e formazione di una opinione pubblica consapevole, al servizio delle istituzioni e delle reti educative e culturali da cui dipende la formazione di cittadini consapevoli.
 
Vogliamo lavorare alla costruzione di una sorta di ‘cabina di regia', dove arrivano e si confrontano, in modo trasparente le voci, le idee i progetti, le soluzioni prodotte dalle reti territoriali di associazioni e comitati, dalle mobilitazioni, dalle istituzioni coinvolte, dove l'attività volontaria diviene organizzazione stabile.
 
I precedenti.
 
Nella passata legislatura nel consiglio regionale del Lazio era stato istituito un ‘tavolo speciale di coordinamento' per la Valle del Sacco, incardinato sulla VIII commissione, tra i suoi obiettivi doveva esserci la creazione di una - udite, udite - cabina di regia sul tema della bonifica e sviluppo del territorio; non se ne fece nulla. Di tavoli e cabine di regia, si continua a parlare ancora oggi tra una commissione e l'altra, tra un ministero e l’altro.

Una vertenza per la Valle del Sacco.
 
Vogliamo aprire una vera e propria vertenza per la Valle del Sacco, per quanto riguarda la dimensione territoriale e l'intreccio di problemi e, rischi e opportunità che la storia passata e recente ci ha consegnato.
 
La manifestazione del 13 aprile 2019 ne rappresenta l'apertura, il primo passo con cui inizia la costruzione dell'organizzazione necessaria, la messa a punto dei contenuti. È l'inizio di un percorso che si fonda su una logica di parità tra i soggetti coinvolti, sulla responsabilità degli uni verso gli altri, valorizzando conflitti e contraddizioni per una migliore definizione degli obiettivi.
 
Una vertenza unitaria, poiché riconosciamo una forte connessione nel sistema territoriale della Valle del Sacco, nel suo eco-sistema, nei suoi habitat naturali, nella sua configurazione sociale ed economica, nel suo patrimonio storico e culturale, nelle sue connessioni con i territori contigui, aperto al mondo, attraversato dai mille flussi delle persone, delle merci, delle informazioni e delle filiere commerciali e produttive.
 
Una vertenza per aggregare, coinvolgere e mobilitare, per creare stretti legami tra le mille particolari richieste e vertenze che sorgono di continuo, coordinarne l’azione e sintetizzarne i contenuti.
 
Da subito riteniamo necessario:
 
  •  l’avvio di uno screening sanitario della popolazione, soprattutto negli adolescenti, che valuti lo stato di contaminazione delle persone nei diversi contesti ambientali e gli eventuali effetti sulla loro salute, collegato ad un registro dei tumori effettivamente funzionante;
  • promuovere e sostenere un piano eco-sostenibile per la mobilità di merci e persone;
  • ripensare completamente le forme di riscaldamento domestico;
  • promuovere un piano per la qualità dell’aria, delle acque e dell’ecosistema;
  • creare tavoli di lavoro partecipati sulle bonifiche, sugli investimenti produttivi in tutti i settori, sul piano dei rifiuti, sui servizi pubblici e le strutture sanitarie.
 
Sarà la mobilitazione dei cittadini ad imporre un salto di qualità nel governo di questo territorio.
 
Uniamo le forze! Per costruire assieme la piattaforma per la vertenza Valle del Sacco.


 
CLICCA QUI per scaricare i materiali dell Manifestazione

SIN Valle del Sacco, lettera al Ministro dell'Ambiente Sergio Costa

All’att.ne
Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare
segreteria.ministro@minambiente.it
 
p.c. Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio
presidente@regione.lazio.it
 
Virginia Raggi, Sindaco Città Metropolitana di Roma Capitale
protocollo@pec.cittametropolitanaroma.gov.it
 
Antonio Pompeo, Presidente Provincia di Frosinone
presidente@provincia.fr.it
 
Ai Sindaci dei Comuni del SIN “Bacino del fiume Sacco”
al Comune di Anagni
al Comune di Arce
al Comune di Artena
al Comune di Castro dei Volsci
al Comune di Ceccano
al Comune di Ceprano
al Comune di Colleferro
al Comune di Falvaterra
al Comune di Ferentino
al Comune di Frosinone
al Comune di Gavignano
al Comune di Morolo
al Comune di Paliano
al Comune di Patrica
al Comune di Pofi
al Comune di Segni
al Comune di Sgurgola
al Comune di Supino
al Comune di Valmontone
 
 
Oggetto: richiesta di visione bozza Accordo di Programma Quadro SIN “Bacino del fiume Sacco”.
 
Gent.mo Ministro Sergio Costa,
Le scriviamo dalla valle del Sacco che la quale Lei ha risposto alle richieste dei cittadini nei mesi scorsi con un intervento immediato e della quale sono ben note le vicissitudini ambientali.

Come Lei ben sa nel novembre 2016 il suo dicastero ha emanato il decreto di ri-perimetrazione del SIN, complesso nella sua conformazione sviluppato su circa 50km di fiume, che interessa 19 Comuni, 7.300 ettari circa di suolo tra cui molti terreni agricoli, 79 aziende, 220.000 abitanti circa, fondi a disposizione ad oggi per gli interventi 53,6mln di euro.

Durante il percorso di ridefinizione della perimetrazione vogliamo sottolineare una importante apertura verso il nostro territorio da parte del Ministero e della Regione che si è evidenziata con una partecipazione importante alle Conferenze di Servizi, diversamente dal passato.
Ora ci troviamo nuovamente in un momento topico per il nostro futuro, quello della definizione degli Enti e della programmazione per quanto riguarda la bonifica del nostro SIN.

Nell’incontro del 20 gennaio scorso presso il palazzo della Provincia di Frosinone, presenti funzionari del Ministero dell’Ambiente, della regione Lazio, Amministratori di Comuni della valle del Sacco, Comitati e Associazioni, è stata unanime la richiesta di poter visionare prima della stesura definitiva con firma, l’Accordo di Programma Quadro per la bonifica del nostro SIN, per il quale abbiamo atteso più di due anni.

Siamo venuti a conoscenza che il testo preparato dagli uffici preposti della regione Lazio è stato inviato al Ministero, pertanto siamo di nuovo qui a richiederLe  di sottoporlo agli enti interessati e alle Associazioni e Comitati che hanno dimostrato il loro interesse per la situazione in oggetto, prima della stesura definitiva con firma.

Sono anni che attendiamo il ripristino ambientale del nostri territorio, alcuni giorni in più per la firma dell’Accordo di Programma Quadro non dovrebbe comportare gravità rilevanti.

Fiduciosi dell’accoglimento della nostra richiesta porgiamo cordiali saluti.

 
Valle del Sacco, 25 febbraio 2019
 

Retuvasa riceve un attestato d'onore con medaglia d'oro dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori.


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Attestato d’onore con Medaglia d’Oro alla nostra Associazione dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori

 
Il 23 novembre 2018 alle ore 17 presso l’Aula consiliare del Comune di Latina alla presenza delle massime Autorità del Comune Capoluogo, della Provincia e delle altre istituzioni parlamentari e del Governo, si terrà la cerimonia  del “Premio internazionale per la Prevenzione dei Tumori” a cura della Commissione Scientifica della sezione di Latina della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori).
 
Questo prestigioso riconoscimento, giunto all’ottava edizione, quest’anno verrà conferito alla dottoressa Emanuela Palmerini, la quale ha “conseguito diversi riconoscimenti internazionali, tra cui il Conquer Cancer Foundation Merit Award, per le sue ricerche nel campo delle patologie rare e molto aggressive, i sarcomi dei tessuti ossei, che colpiscono soprattutto i pazienti in età pediatrica”.
 
Durante la cerimonia verranno conferite “Attestazioni d’onore con medaglia d’oro” a personalità , associazioni ed enti che si siano contraddistinte a livello nazionale per la realizzazione di strutture o di servizi oncologici di elevata specializzazione.
 
Tali riconoscimenti, proposti dalla Commissione Scientifica saranno attribuiti alla Sezione Provinciale  della LILT di Milano, per aver istituito, con lungimiranza nel 1984, prima in Italia, la scuola di formazione del Volontariato in Oncologia, quale strumento essenziale per elevare la struttura ad altissimi livelli di operatività, divenuta nel tempo vero e proprio modello di riferimento per le associazioni operanti nel terzo Settore, tanto da indurre il Consiglio Nazione della LILT a deliberare l’istituzione a Roma di un centro permanente di formazione per il volontariato, significativamente intitolato all’indimenticabile Gianni Ravasi.
 
La Commissione Scientifica della sezione di Latina della LILT ha deciso di conferire un attestato con medaglia d’oro anche all’Associazione ReTuVaSa (Rete Tutela della Valle del Sacco) “per la tenace azione che ha condotto e conduce per reclamare e sostenere la bonifica della Valle del Sacco, sconvolta nel suo assetto ambientale, inquinata pesantemente con ripercussioni nella vasta area circostante”.
 
La nostra associazione è estremamente onorata di tale riconoscimento giunto a circa dieci anni dall’inizio delle attività di studio, iniziative e comunicazione sul tema socio-ambientale che riguarda il territorio della Valle del Sacco e ringrazia sentitamente il dottor Norberto Venturi, presidente della LILT di Frosinone, associazione  da sempre  sensibile alle problematiche ambientali come fonte primaria nella genesi delle malattie tumorali, per aver voluto segnalare in un consesso scientifico e sociale così importante, il valore del nostro impegno quotidiano.
 
 
Valle del Sacco, 21.11.2018
 

 

Presentazione libro di Marina Forti "Mala Terra. Come hanno avvelenato l'Italia".


Comunicato Stampa Retuvasa

Presentazione Libro di Marina Forti “Mala Terra. Come hanno avvelenato l’Italia”
 

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) è lieta di invitarvi alla presentazione dell'ultimo libro di Marina Forti "Mala Terra. Come hanno avvelenato l'Italia".

Vi aspettiamo sabato 17 novembre 2018 alle ore 17 presso l'Aula Consiliare del comune di Colleferro in Piazza Italia, 1.

IL LIBRO:

Per decenni gli scarti delle attività industriali sono finiti nella terra che abitiamo. Il fumo delle ciminiere ha impestato l'aria; gli scarichi hanno avvelenato l'acqua. Conviviamo, e conviveremo a lungo, con la diossina nei giardini pubblici, il piombo nei terreni, il Pcb e gli idrocarburi nelle falde idriche. Marina Forti ci porta in alcuni dei luoghi più inquinati d’Italia e ce ne racconta la storia, le bonifiche mancate, la mobilitazione dei cittadini, l’emergere di una coscienza ambientalista, lo scontro tra le ragioni del lavoro e quelle della salute.

Non poteva mancare la Valle del Sacco, raccontata e analizzata nel capitolo 3, "La città-fabbrica sul fiume Sacco", attraverso paragrafi come: "Le mucche e il cianuro", "Ogni volta sulla valle del Sacco tornava il silenzio", "Il bioaccumulo nel sangue", "La mappa del rischio dal fiume Sacco al Liri", "Contaminazioni multiple", "Fabbriche chiuse e disastro ambientale".

Vi aspettiamo nell’aula consiliare che il comune di Colleferro mette a disposizione per questo evento per scoprire insieme come ci hanno avvelenato, e come possiamo creare un antidoto.

L'AUTRICE:

Marina Forti è una giornalista italiana, autrice del blog “Terraterra online. Cronache da un pianeta in bilico”. Si occupa principalmente di temi legati all’ambiente, ai conflitti per le risorse naturali e all’immigrazione ed è stata caporedattrice e caposervizio degli esteri per il quotidiano “il manifesto”, prima di avviare una collaborazione con “Internazionale”. Ha viaggiato a lungo in Iran, in Asia meridionale e nel sud est asiatico e la sua rubrica “terraterra” ha ricevuto nel 1999 il Premiolino, dedicato al giornalista del mese. Tra le sue pubblicazioni si ricordano "La signora di Narmada. Le lotte degli sfollati ambientali nel Sud del mondo" (Feltrinelli, 2004, vincitore del premio “Elsa Morante” per la comunicazione nel 2004), "Il cuore di tenebra dell’India. Inferno sotto il miracolo" (Bruno Mondadori 2012) e, appunto, "Mala terra. Come hanno avvelenato l’Italia" (Laterza, 2018).
 
Colleferro, 13.11.18
 

Colleferro, la reale dimensione dei rifiuti nel cementificio.


Comunicato Stampa

Colleferro, la reale dimensione dei rifiuti nel cementificio.


 
Negli ultimi giorni è salita alla ribalta la questione Italcementi di Colleferro e la notizia che saremmo stati inondati da rifiuti per essere bruciati nel cementificio.
Vi dimostriamo come tale notizia sia falsa, riportandola alle sue reali dimensioni.
 
E’ necessaria una premessa.
Il cementificio, nella sua normale attività, produce una quantità di emissioni maggiore di altri impianti (come evidenziato dal rapporto in preparazione della Legge regionale sullo stato della qualità dell’aria). Per questo motivo è necessario pretendere il massimo di trasparenza in merito e ogni contestazione deve essere supportata da un adeguato approfondimento, seguendo la metodologia che in passato hanno adottato le associazioni ambientaliste.
 
I cementifici -come le centrali termoelettriche- possono utilizzare  rifiuti come combustibile ai sensi della Legge 22 del 14 marzo 2013 a firma dell’ex Ministro dell’Ambiente Corrado Clini. I rifiuti nella fattispecie sono i CSS (Combustibili Solidi Secondari) che addirittura cessano di essere considerati rifiuti, ma prodotti per cui il loro utilizzo diventa riciclo di materia.  
Non va dimenticato che ai cementifici  si applicano vincoli ridotti -sulle emissioni da combustione- rispetto a quelli applicati agli inceneritori. 
Una legge assurda sul cui regolamento le uniche associazioni in Italia che si sono opposte ricorrendo al TAR del Lazio sono state Retuvasa, Raggio Verde e il Forum Ambientalista ottenendo di fatto l’annullamento del comma 6 art. 8 del suddetto Decreto Legge.
 
Anticipando la Legge nazionale del ministro Clini e più precisamente il 27 dicembre 2012, Italcementi Colleferro presenta una Verifica di Assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale per il progetto “Recupero di rifiuti come combustibile nella cementeria di Colleferro” per:
 
1) Fanghi decadenti da impianti di trattamento acque reflue urbane successivamente essiccati in impianti dedicati – codice CER 190805 “fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane”;
2) Pneumatici fuori uso (PFU) granulati in pezzatura <20 mm – codice CER 191204 “plastica e gomma”;
3) Residui di materie plastiche non clorurate provenienti da impianti di trattamento della plastica da raccolta differenziata, triturati in pezzatura 10-35 mm - codice CER 191204 “plastica e gomma”.
 
Ricordiamo che le associazioni di Colleferro ricoprirono il loro ruolo egregiamente producendo iniziative e presentando osservazioni nel merito all’area VIA della Regione Lazio che con la Determina n. A05159 del 19/06/2013 rimandò la decisione a Valutazione di Impatto Ambientale, quindi ad un livello superiore di approfondimento per il quale necessitano maggiori dettagli progettuali e numerosi pareri di Enti.
 
Italcementi Colleferro incassa e ripropone il progetto agli uffici VIA il 07.01.2014 sul quale le associazioni rispondono nuovamente con le osservazioni, ma la società non produce controdeduzioni all’area regionale e pertanto con Determina G01828 del 02/03/2016 il procedimento viene annullato.
 
Di fatto Italcementi, per Legge, non può bruciare rifiuti come combustibile alternativo a Pet Coke e gas metano (solo in avvio), se non presentando un nuovo progetto all’Area di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Lazio.
 
Può però utilizzare rifiuti in mescola con il prodotto in qualità di “Recupero” già dal 2007, ma certificato dalla Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dalla ex Provincia di Roma con Determinazione Dirigenziale R.U. 4732 del 30.06.2010 e rinnovata con Determinazione Dirigenziale R.U. 2297 del 01.06.2017 ai sensi della Legge 133/2005.
I rifiuti in questione sono di diversa tipologia, in linea di massima fanghi, materiali refrattari, polveri, ceneri e scorie comprese quelle derivanti da incenerimento rifiuti, per un totale annuo di 226.000 tonnellate.
L’uso di questi materiali come detto è per la mescola in cottura del clinker, componente base del cemento.
 
Nella nuova autorizzazione AIA c’è un dato fondamentale per la qualità dell’aria a Colleferro: per l’inquinante NOx (Ossido di azoto) il limite emissivo è stato ridotto a 500 Mg/Nmetrocubo contro il precedente di 800 Mg/Nmetrocubo proveniente da una limitazione prima delle autorizzazioni integrate ambientali a 1200 Mg/Nmetrocubo.
In sostanza Italcementi Colleferro negli ultimi anni, oltre allo spegnimento di un forno da alcuni anni, ha dovuto abbassare notevolmente i livelli emissivi, in riferimento alle BAT (Best Available Technologies) o MTD (Migliori Tecniche Disponibili) dettate dalle leggi vigenti e facenti riferimento elle Direttive Europee.
 
In tempi più recenti, per la precisione in data 23.06.2016 Italcementi presenta un nuovo progetto sempre in Verifica di Assoggettabilità a VIA, concernente la modifica di alcune tipologie di rifiuti da utilizzare nella mescola del clinker, in pratica una sostituzione.
 
La Regione Lazio con Determinazione Dirigenziale del 21.03.2017 rimanda la decisione a Valutazione di Impatto Ambientale e Italcementi ripresenta il progetto nell’apposita area in data 04.12.2017 e pubblicata sul sito della Regione Lazio in data 06.12.2017.
 
Alcune note sul progetto in questione.
 
Secondo dati ed informazioni forniti dall’azienda.
La prima è che i rifiuti utilizzati nella cottura del cemento sono entrati, come affermato dall’azienda, in una percentuale dell’1,6% (10.699 tonnellate nel 2016).
La seconda è che dai rilievi effettuati presso gli altri cementifici, non essendo i rifiuti in esame materiale che entra in combustione ma in cottura, le emissioni sono da definirsi comparabili anche nei confronti di cementifici che non utilizzano rifiuti nella mescola. L’impianto di Colleferro utilizza come contenimento filtri a tessuto in luogo di elettrofiltri, più costanti nei livelli emissivi.
 
La terza forse la più importante è la seguente (tratta dalla sintesi del progetto presentato in fase di Verifica di Assoggettabilità a VIA ):
 
In occasione della presentazione del presente screening, inoltre, Italcementi intende modificare il quadro delle tipologie di rifiuti recuperati rinunciando al recupero delle tipologie di recupero e di rifiuti:
  • 12.1 (fanghi da industria cartaria),
  • 12.3 (fanghi e polveri da segagione e lavorazione pietre, marmi e ardesie),
  • 12.4 (fanghi e polveri da segagione, molatura e lavorazione granito),
  • 12.13 (fanghi da impianti di decantazione, chiarificazione e decarbonatazione delle acque per la preparazione di acqua potabile o di acqua addolcita, demineralizzata per uso industriale),
ed introducendo il recupero della tipologia:
  • 13.1 (ceneri dalla combustione di carbone e lignite, anche additivati con calcare e da combustione con esclusione dei rifiuti urbani ed assimilati tal quali),
lasciando inalterata rispetto a quanto autorizzato la capacità di recupero complessiva pari a 226.000 tonnellate/anno.
 
Quindi in definitiva si tratta di una sostituzione con percentuali ridotte di utilizzo.
 
Ci domandiamo perché i rifiuti e non le materie prime?
La risposta è puramente economica -poco credibile la riduzione delle materie prime con minori impatti ambientali- visto che attraverso  la cottura dei rifiuti indicati nell’autorizzazione avviene la dissociazione di molecole presenti generalmente nell’argilla e nelle rocce carbonatiche
Da aggiungere che per i conferimenti di rifiuti l’azienda ottiene un corrispettivo.
 
L’allarme peraltro è stato lanciato a seguito di un errore nella documentazione pubblicata dalla Regione Lazio per cui pubblica sul suo sito il progetto e relativa indizione di una conferenza di servizi indicando come data 06.12.2018 collocando l’avvio del procedimento nel 2018 in luogo del 2017.
In base ad una nostra segnalazione gli uffici regionali hanno provveduto a correggere la data.
Da lì parte l’allarme domino sui social per un progetto presentato l’anno precedente e già in fase conclusiva, supportato da una lettura degli atti alquanto approssimativa: si diffonde la leggenda metropolitana per cui a Colleferro si abbattono gli inceneritori e i rifiuti si possono bruciare nel cementificio. Chi ha lanciato l’allarme in tal senso con preoccupante leggerezza avrebbe dovuto fare questo passaggio di approfondimento e rendersi conto del pregresso.  
 
Tutto falso quindi: a Colleferro non si bruciano rifiuti nel cementificio, si utilizzano determinate tipologie di rifiuti nella cottura del cemento in rispondenza a Direttive Europee e Normative Nazionali e l’attuale progetto è una sostituzione di tipologie autorizzate.
Su questa pratica che dura ormai da anni è necessario acquisire il massimo di informazione ed informare in modo adeguato i cittadini, partendo dal fatto che cottura e combustione si applicano a materiali differenti e producono differenti qualità e quantità di emissioni.

Le verifiche sui materiali in ingresso e la massima efficienza dei filtri applicati alle emissioni, sono necessari e devono essere garantiti dalle autorità di controllo. Teniamo presente che come combustibile per il riscaldamento dei forni si utilizza il coke di petrolio (il cosiddetto petcoke) che di per sé costituisce una delle principali fonti di inquinanti. Siamo in attesa di sapere se Italcementi realizzerà un nuovo impianto a circuito chiuso che recuperi tutti gli inquinanti della combustione.
 
Per il futuro dei lavoratori, della salute e dell’ambiente Italcementi deve chiarire quale sia il futuro di questo stabilimento a fronte di importanti investimenti nei processi produttivi e nei sistemi di controllo realizzati in altri stabilimenti del gruppo, su scala europea e non solo nazionale, nel contesto del gruppo europeo che ha acquisito il controllo di Italcementi.
 
Detto ciò ci auguriamo che il nostro report cronologico e necessariamente lungo nonostante la sintesi, possa tornare utile a tutti e possa in qualche modo limitare la frenesia di chi preferisce far diventare notizia ciò che non è, in modalità allarme sociale.
 
Colleferro, 03.11.2018 
 

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