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L'emergenza neve non è ancora finita, comincia il bilancio dei disservizi

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           foto Anagni Caput Mundi                                                          
                                                                                                                                                                                                                               
Dopo più di 3 giorni, decine
di migliaia di famiglie della Valle del Sacco, in Ciociaria e nell'Alta Valle, sono ancora prive di energia elettrica, e dunque spesso anche di acqua corrente. Alcuni paesi sono rimasti isolati per giorni.
Impressionante il quadro di strutturali inefficienze da parte delle istituzioni e dei servizi pubblici. Evidentemente, la logica del profitto ha portato a tagliare tutto ciò che non è essenziale per la gestione ordinaria e minima del servizio. Ciò vale in primo luogo per ENEL (e Trenitalia). Non è ammissibile che le linee, che già in certe zone rivelano la loro fragilità in occasione di banali temporali, non siano adeguate a sopportare una nevicata certo eccezionale per il territorio, ma non paragonabile agli eventi meteorologici dei paesi nordici o semplicemente montani. Soprattutto, è evidente che il personale in dotazione ad ENEL è del tutto insufficiente. Ma brilla anche l'assenza di Piani di emergenza, e questa mancanza di lungimiranza si estende dallo Stato, alla Regione, a molti enti locali, anello debole delle catena.
La logica di mercato diventa agghiacciante quando si scopre che l'esercito (al servizio dell'intera nazione!) per intervenire nei Comuni isolati dall'emergenza chiede di essere pagato.
Di fronte a questa situazione, è evidente che una delle poche vie praticabili dai cittadini è quella di presentare istanze risarcitorie. In modo tale che chi ha la responsabilità del servizio si renda conto che il risparmio sulla sicurezza e sul personale non comportano più tornaconto economico.
Nello sfacelo istituzionale, tra i pochi che si salvano, l'Arma dei Carabinieri e il Corpo Forestale dello Stato, uniche istituzioni che sembrano realmente presenti nel territorio.
La nostra sensibilità ambientale ci porta a ricordare che, ad esempio, da decenni si stanno investendo decine di milioni di euro per "grandi opere" inutili e ad altissimo impatto ambientale come Il MOSE di Venezia, mentre nel Frusinate, in scala minore, si presenta il "caso" dell'aeroporto di Frosinone. Risorse che sarebbero meglio investite, ad esempio, nel potenziamento e nell'efficienza della rete elettrica e nell'incentivazione del fotovoltaico sulle coperture degli edifici.

Ufficio stampa Retuvasa   

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Il Messaggero FR 07.02.11, p. 39

 

Abbassatasi appena la soglia dell’emergenza, è venuta fuori la rabbia. Quella dei cittadini di una provincia intera che in questi giorni si sono sentiti letteralmente abbandonati a se stessi. Rarissime le comunicazioni ufficiali da parte delle istituzioni, sempre troppo pochi i mezzi e gli uomini in campo, come sostegno più valido i gruppi di aiuto formatisi sulla rete piuttosto che i recapiti dei vari palazzi, i residenti dei vari paesi della provincia, soprattutto coloro che abitano nelle estese campagne e periferie, si sono ritrovati per giorni senza corrente, riscaldamenti, acqua e telefono. Di lamentele e proteste se ne sono sentite ad iosa. Ma ora si pensa a trasportarle su un piano giuridico: si pensa ad una class action, ovvero un’azione che possa risarcire, almeno in parte, i disagi subiti in questi giorni. Non soltanto a livello di stress, ma anche come ripercussioni economiche. «Con la corrente staccata ho perso chili e chili di carne, essendosi scongelato tutto il contenuto dei freezer»: non è raro sentire questa frase nelle case di campagna della Ciociaria. Senza contare i vetri delle auto rotti, i tetti crollati ed ogni altro danno del genere. Ma in particolare però la gran parte delle lamentele sembra rivolta verso l’Enel. Dunque class action è la parola chiave: ieri ci hanno pensato in molti. L’avvocato Nicola Ottaviani, candidato a sindaco del Pdl nel capoluogo, è stato chiaro: «Stiamo iniziando a raccogliere le firme per promuovere un’azione popolare contro Enel: dalla prossima settimana sarà a disposizione un numero verde al quale rivolgersi. Riteniamo che l’Enel non abbia provveduto ad eseguire una corretta manutenzione della rete. Chiederemo il risarcimento di una somma forfettaria per le famiglie rimaste senza luce per giorni». Ma Ottaviani sta pensando anche a far luce sulle singole responsabilità a livello comunale che possono aver contribuito a peggiorare la situazione: «Quante tonnellate di sale sono state sparse? - ha chiesto - Ci sono i verbali? Inoltre sembrerebbe che, almeno all’inizio dell’emergenza, siano state contattate soltanto le ditte che normalmente lavorano con il Comune, non tutte. Questo naturalmente ha rallentato i lavori. Senza contare la latitanza di alcuni amministratori: in confronto a loro Schettino è stato un eroe». Anche le associazioni dei consumatori, è da scommetterci, si faranno sentire. «Mercoledì prossimo - ha detto ad esempio Giovanni Nardone, segretario provinciale di Federconsumatori - si riunirà la nostra consulta legale per esaminare se vi siano le condizioni per una class action nei confronti di Enel».
Anche altri pronti alla class action. I quattrocento pendolari della tratta Roma-Cassino rimasti 24 ore sul treno per percorrere 137 chilometri passano al contrattacco con un’azione risarcitoria collettiva. Tramite l’avvocato Emanuela Lotti del Foro di Cassino, e guidati dal giovane ingegnere pontecorvese, Francesco Loffreda, si stanno organizzando per chiedere i danni a Trenitalia. «Non possiamo far finta di nulla di fronte a quanto accaduto: siamo partiti da Roma Termini dopo un’attesa di tre ore alle 15 del 3 febbraio e siamo arrivati a casa alle 15 del 4 febbraio. Che bel Paese è l’Italia. Devo dire, però, che l’amarezza maggiore l’ho provata una volta sceso alla stazione di Roccasecca, dove il parcheggio delle automobili era impraticabile: caro sindaco di Roccasecca con un piccolo mezzo il parcheggio sarebbe stato liberato in pochi minuti», dice Francesco Loffreda. Il treno regionale numero 3359, ribattezzato il treno della vergogna, ha subito ben tre stop nelle 24 ore di viaggio, a Zagarolo, a Frosinone e Castro dei volsci (stazione Castro-Pofi), all’arrivo a Cassino alle 13.40 di sabato scorso è dovuta intervenire la polizia per il deflusso dei passeggeri e dei familiari. Sul treno oltre ai pendolari c’erano donne, bambini e anziani malati di ritorno dalla capitale dopo visite di controllo. I pendolari del cassinate, ma anche i semplici passeggeri, non ci stanno e hanno avviato l’azione legale, che presto sarà depositata presso il foro di competenza, quello di Roma.

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