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Valmontone

Mettiamo Radici, grande successo per l'educazione ambientale anno scolastico 2016-2017.


Comunicato Stampa Retuvasa

Mettiamo Radici, grande successo per l’educazione ambientale anno scolastico 2016-2017.

 

Giovedì scorso, primo giugno, circa 140 ragazze e ragazzi della scuola media  “Madre Teresa di Calcutta” di Valmontone e della scuola media statale “Leone XIII” di Carpineto romano hanno partecipato ad una escursione naturalistica a Pian della Faggeta, nel comune di Carpineto  Romano.

La giornata ha chiuso un ciclo di incontri con queste ed altre scuole dei dintorni (scuola media statale “Leonardo da Vinci” di Colleferro, Istituto tecnico statale “Cannizzaro” di Colleferro) svolti nell’ambito del progetto di educazione ambientale “Mettiamo Radici”, organizzata dall’associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa).

Quest’anno la partecipazione al progetto è stata superiore all’anno scorso ed ha convolto oltre 350 ragazze e ragazzi.

Assieme al progetto ‘Mettiamo radici’ nell’anno scolastico 2016-2017 abbiamo sviluppato anche attività comprese nell’Alternanza scuola-lavoro dell’Istituto Tecnico Statale Cannizzaro di Colleferro e del Liceo Dante Alighieri di Anagni.

La giornata a Pian della faggeta ha permesso alle ragazze e ai ragazzi di immergersi nella splendida natura del luogo e imparare a conoscere le caratteristiche principali dell’ambiente che ci circonda.

Il luogo, che in gran parte ricade in una Zona di Protezione Speciale (ZPS) per l’alto valore ed importanza ecologica a livello europeo, offre moltissimi spunti di carattere naturalistico, a partire dall’aspetto geomorfologico. Si riconoscono infatti evidenti formazioni carsiche (doline, inghiottitoi, lapiez, grotte) ed è ben   visibile l’azione tettonica che ha modellato il territorio.

Importanti anche le specie vegetali presenti, che in parte il pascolo ha ridotto ma che, con appositi progetti di tutela stanno tornando a crescere nella zona. La ZPS infatti riguarda le faggete degli Appennini con tasso e agrifoglio e le formazioni di ginepro comune su lande e prati calcicoli.

La giornata si è conclusa con un pranzo a cui hanno partecipato anche l’amministrazione del comune di Carpineto romano nella persona del sindaco, Matteo Battisti, dell’assessore alle politiche sociali  Gioia di Clemente e del segretario comunale Pasquale Loffredo.

Il sindaco si è mostrato molto disponibile alle nostre iniziative e attento ai processi di ripristino ecologico delle aree montane che, purtroppo sono anch’esse vittima dei tagli indiscriminati di fondi, di strutture e persone. Ha altresì auspicato la creazione del Parco regionale dei Lepini, di cui si parla da molti anni.

Il progetto “Mettiamo Radici” di Retuvasa punta alla diffusione della conoscenza del nostro territorio, dalle montagne che circondano la nostra valle alle colline un tempo molto antropizzate sino al fondo valle. Conoscere è la base ineludibile per poter amare, rispettare e vivere responsabilmente i nostri luoghi, successivamente percorriamo le tracce e gli effetti dell’azione dell’uomo dai primi insediamenti umani agli insediamenti industriali e all’urbanizzazione diffusa.

L’attività compresa nell’Alternanza Scuola-Lavoro permette di introdurre ragazze e ragazzi all’attività associava e ad una conoscenza approfondita dei mutamenti indotti dall’uomo negli equilibri climatici ed ambientali ed alle problematiche coinvolte da quelle scientifiche a quelle amministrative.

Le scuole sono il cuore ed il punto di partenza di un percorso di alfabetizzazione sulle questioni ambientali, rivolto a tutti i cittadini, un percorso che intreccia necessariamente tutte le dimensioni coinvolte: scientifiche, sanitarie, amministrative, etiche ed economiche.

Questo progetto è stato reso possibile innanzitutto dalla attività di progettazione e dalla partecipazione del prof. Renato Marsella.

La complessità di un tale progetto, rende ancora più sentito il nostro ringraziamento verso professori e dirigenti scolastici che si sono mostrati sensibili alle nostre proposte e che hanno contribuito in maniera determinante alla riuscita dei corsi e della giornata conclusiva.

Un sentito ringraziamento alla Banca di Credito Cooperativo di Roma che anche quest’anno ha sponsorizzato il nostro progetto.
 
Valle del Sacco, 07.06.2017
 

VALLE DEL SACCO - LE ALTERNATIVE DI CUI NON SI PARLA




Comunicato Stampa Colleferro 1912-2012

LE ALTERNATIVE DI CUI NON SI PARLA
Valle del Sacco: dalla mappa dei veleni italiani alla sfida ambientalista e culturale della Ruhr.

 
Un ecologista non viene considerato “pericoloso” dalle anime conservatrici del sistema  solo se alza il tono delle dichiarazioni ma se è capace di mediazioni efficaci e in grado di produrre cambiamenti concreti: sulla sua incisività si valuta il suo operato. Come formiche coraggiose, tanti militanti ed associazioni portano sulle proprie spalle un peso superiore a quello che dovrebbero sostenere. L’impegno per la tutela ambientale di tanti comitati territoriali, spesso tra l’indifferenza della politica e dei mezzi di comunicazione, dimostra che l’integrazione europea sta procedendo molto più velocemente di quanto i governi siano disposti a comprendere.
 

 
Un mondo più sano, accompagnato da un’economia del benessere, è l’obiettivo politico immateriale che la comunità europea si è proposta di realizzare, mettendo a disposizione direttive, risorse e competenze. La Germania rappresenta sicuramente il caso più esemplare. L’Italia, ormai da decenni, accumula un ritardo cronico. Le comunità locali sono sempre più costrette ad essere autodidatte nella costruzione di politiche ambientali.
 
Allora, prendere ad esempio le buone pratiche  dei nostri vicini di casa europei serve a dare forza alla mobilitazione ambientalista, troppo spesso reclusa nel recinto della protesta e dell'autodifesa. In Italia, i disastri ambientali di varia natura e tipologia, interessati dalle bonifiche, sono 57, tra cui l’Eternit di Casale Monferrato e da ultimo l’Ilva di Taranto che hanno inevitabilmente catalizzato l’attenzione collettiva. Ma questi siti, seppur ognuno con i propri caratteri distintivi, rappresentano sulla mappa un unico coordinamento costituito da gruppi con  interessi diversi ma con un  obiettivo comune: riqualificazione e  riconversione dei siti industriali.
 
Per questo, dal 23 al 25 novembre, la Rete per la Tutela della Valle del Sacco e l’Associazione Culturale Gruppo Logos hanno chiamato a raccolta a Colleferro molti dei comitati ambientalisti dei Siti di Interesse Nazionale. Il contributo comparativo con la “letteratura esistente” sarà con il Distretto della Ruhr che in pochi anni ha dato vita al Parco Paesaggistico dell’Emscher. Gli items, che hanno portato a  questo successo di valenza europea, facendo scuola in Germania e favorendo una maggiore adesione ai valori ambientali e culturali grazie al raggiungimento dei risultati, saranno raccontati ed analizzati dal Prof. Hanns Dietrich Schmidt, Responsabile culturale della Ruhr per il distretto di Essen, nell'ambito del Convegno “Quando la volontà collettiva diventa progetto: come ricostruire un territorio”.
Una sfida ecologista alla politica, alle istituzioni e a chi si occupa di progettualità, che parte da Colleferro e chiama a raccolta le varie realtà nazionali interessate, con una mano tesa al partenariato europeo, per instillare la cultura della tutela ambientale come investimento civico e non come spesa collettiva.
 

 
L’obiettivo non ultimo è quello di ridurre il distacco tra protesta ambientalista e processo produttivo, mutando il proprio territorio da terra di conquista a distretto dell’innovazione e della ricerca basato su opportunità ed idee. La base di partenza, così come è accaduto per la Ruhr, è di considerare che la mobilitazione è figlia anche della presenza di verde pubblico e di eccellenze artistico-paesaggistiche da difendere quali referenti oggettivi. Enfatizzare poi l’importanza delle periferie, ponendo fine alla categoria sociologica della “marginalità globale” e sostituendola con il nuovo protagonismo della periferia delle città metropolitane, con la consapevolezza da parte dei cittadini di una propria centralità nella ristrutturazione e riqualificazione urbanistica dei siti industriali e del luogo in cui si vive. La strategia vincente sarà l’individuazione dei diversi interlocutori, istituzionali e non.
 
E se è culturalmente vero che “il cambiamento è prima nella testa delle persone”, come recita lo slogan scelto dalle Associazioni e mutuato da una celebre frase dell’architetto Wolfang Pent, il successo di questa iniziativa sarà quello di essere riusciti a creare una rete di relazioni tra tutti gli invitati: dagli amministratori locali ai rappresentanti delle categorie produttive, dai collegi professionali degli architetti ed ingegneri alle associazioni ambientaliste e alla cittadinanza attiva.
 
Nelle intenzioni degli organizzatori, l'iniziativa potrebbe essere lo start up di un progetto di più ampio respiro che, prendendo le mosse da una rivendicazione locale, quale quella della tutela ambientale e sanitaria della Valle del Sacco, arrivi a stabilire non soltanto una collaborazione costante tra le varie associazioni, comitati e coordinamenti a livello nazionale, ma soprattutto a mettere in campo una rete di competenze che dia vita a politiche ambientali e culturali di lungo termine, anticipando i problemi e proponendo prospettive.
Un monito per tutti gli amministratori locali e per lo Stato perché siano custodi del territorio e non proprietari di beni comuni. Si potrebbe dire, per essere chiari, che lasciar degradare l’ambiente è come prendere a prestito denaro da un usuraio, che un giorno ci chiederà di restituire con interessi enormi. L’appuntamento dunque è a partire dal 23 novembre nella sala Konver - presso BIC Lazio di Colleferro (RM) alle ore 17,00.

 
Valle del Sacco, 21 novembre 2012
 

VIDEOTECA VALLE DEL SACCO

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