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Valle del Sacco

Valle del Sacco, le novità in attesa della chiusura della nuova perimetrazione del SIN.


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Valle del Sacco.
Le novità, in attesa della chiusura della nuova perimetrazione del SIN.
 
 
Lo scorso Venerdì 26 febbraio scorso siamo stati ricevuti dall’Area Lavori Pubblici della Regione Lazio, dietro nostra richiesta di audizione per avere aggiornamenti sulla situazione di alcune attività riguardanti il SIN Bacino del fiume Sacco.
Presenti l’Avv. Eugenio Monaco, l’Avv. Mara Maroni, il rag. Fabio Iacobello; per Retuvasa, Alberto Valleriani e Roberto Rosso.
 
L’Amministrazione sta effettivamente dimostrando la disponibilità, più volte dichiarata, ad interloquire con le associazioni. Il confronto è stato molto articolato e alcuni punti ci sono sembrati rilevanti.
In particolar modo, è emersa la volontà di potenziare l’Ufficio Bonifica dei Siti Inquinati della Regione Lazio nella partecipazione/gestione al procedimento del SIN, anche in base all’esperienza accumulata dall’ex Ufficio commissariale, che non deve andare dispersa.
 
La prima richiesta si è concentrata sulla situazione degli acquiferi nel territorio industriale di Colleferro, in particolare sulle autorizzazioni allo scarico del depuratore consortile, oggetto nei mesi passati di contesa tra la società Servizi Colleferro S.c.p.a. e la Provincia di Roma.
Ricordiamo che il TAR si è pronunciato a favore della provincia di Roma, stabilendo che la competenza al rilascio dell’autorizzazione allo scarico finale del depuratore, essendo collettati gli scarichi degli impianti MISE (Messa in Sicurezza d’Emergenza) e/o bonifiche, ricade sulla Regione, in quanto succeduta all’ex Ufficio commissariale, oppure al Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, in virtù della competenza per il SIN.
In tale contesto, la Regione, in esecuzione della decisione del TAR Lazio, e in attesa che il Consiglio di Stato si pronunci sull’appello proposto dalla Servizi Colleferro S.c.p.a, dopo aver sollecitato il Ministero, ha rilasciato l’autorizzazione provvisoria allo scarico finale del Depuratore consortile di Colleferro, vincolandola alla durata della contabilità speciale comprese eventuali proroghe.
Il rilascio del suddetto titolo autorizzatorio consentirà, oltre al proseguimento delle attività di MISE, essenziale per il completamento dell’azione di bonifica, anche l’avvio in tempi certi dell’impianto di bonifica dell’acquifero, realizzato da SE.CO.SV.IM., con un impegno di spesa, a carico di quest’ultima, di circa 4,5 milioni di euro.
 
In secondo luogo, ci siamo soffermati sulla situazione di ARPA2, i cui tempi di gara d’appalto si sono assai prolungati, sia per l’oggettiva complessità della materia, sia a causa della cessazione dello stato di emergenza. Attualmente l’appalto per i lavori di messa in sicurezza permanente ARPA2 è stato affidato, perciò a breve dovrebbero partire i lavori, della durata di circa 593 giorni lavorativi, condizioni meteorologiche permettendo.
La prima fase dei lavori si concentrerà sulla ricognizione volta ad escludere la presenza di ordigni bellici, di prassi nell’area di Arpa2, vista la storia dell’area.
Il costo di tale sezione di bonifica è di circa 4,3 milioni di euro, per l’80% a carico di SE.CO.SV.IM.
L’ex Ufficio Commissariale ha in dotazione di cassa liquidità per circa 8 milioni di euro, da utilizzare per gli interventi già programmati, tra cui anche la bonifica dell’area denominata “Chetoni Feniglicina”, che sarà uno dei prossimi passaggi.
Altri fondi, secondo la Regione, dovrebbero essere recuperati, essendo stati anticipati dai POR e FESR degli anni precedenti, auspicando che ci si possa fare affidamento.
 
Abbiamo inoltre chiesto quale ruolo la Regione intenda giocare nella gestione del nuovo SIN, una volta completato il percorso della nuova perimetrazione.
 
La risposta è stata che, di fronte alla straordinaria complessità ed estensione del SIN, risulta necessario condurre un’indagine preliminare su Area Vasta, che dia indicazioni sulla situazione ambientale e, in caso di superamenti dei parametri di legge, attivare procedure di caratterizzazione, che richiedono un uso ben maggiore di risorse, prendendo a riferimento anche i risultati dell’indagine epidemiologica ancora in corso ed estesa dall’ultima campagna sino all’area di Ceccano.
È intenzione dell’Area regionale richiedere il controllo delle procedure amministrative e finanziarie all’autorità nazionale anti-corruzione (ANAC), presieduta da Raffaele Cantone, e valutare la possibilità di effettuare accordi anche con reparti specializzati ambientali dell’Autorità Giudiziaria.
L’Avv. Monaco ha ribadito i concetti esposti (in particolare nell’interlocuzione con noi) in occasione del Convegno del 27 febbraio scorso organizzato dall’Amministrazione del Comune di Ceprano, una delle più reattive in questo periodo su tutti i fronti aperti nella Valle del Sacco, ribadendo la disponibilità al confronto con tutti gli interlocutori.
 
Non è superfluo ricordare e sottolineare, in quel Convegno, l’intervento dell’On. De Angelis, presidente del consorzio industriale ASI di Frosinone, che ha manifestato la disponibilità ad essere soggetto attuatore di indagini ambientali. Tale intervento ci lascia molto perplessi, in quanto potrebbe essere più un sintomo dell’interesse ad amministrare i fondi della bonifica, peraltro drammaticamente insufficienti, che tecnicamente motivato da specifiche ed effettive competenze dell’ente in questione.
Inoltre, riteniamo imperativo far valere il principio “chi inquina paga”, coinvolgendo tanto i responsabili delle cause dell’inquinamento, quanto i responsabili della mancata vigilanza.
Al riguardo, l’Avv. Monaco ha affermato che tutte le indagini e le attività svolte saranno in danno ai soggetti responsabili, una volta individuati dall’Ente provinciale.
L’on. De Angelis, in qualità di Presidente del Consorzio ASI, a nostro avviso dovrebbe invece preoccuparsi di trovare al più presto una soluzione per l’allaccio delle aziende al depuratore consortile di Anagni, di cui tale Consorzio è gestore. Ricordiamo che il depuratore, non ancora in funzione, sono stati spesi in un ventennio circa 20 milioni di euro, di cui parte anche dall’ex Ufficio Commissariale.
 
Si è accennato all’avvio di un Contratto di Fiume per il Sacco, da realizzarsi contestualmente alla gestione del SIN, i cui obiettivi primari sono l’equilibrio idro-geologico e la qualità delle acque. Importanza particolare ha la sistemazione degli argini e dei terreni ripariali per la riduzione del rischio delle esondazioni, mentre con la creazione di piste ciclabili si potrebbero realizzare forme di controllo popolare contro gli scarichi abusivi e favorire la pubblica fruizione dell’area fluviale e lo sviluppo turistico. Uno strumento da costruire con logica di sistema, trasparenza e partecipazione, contro ogni tentazione di corsa all’accaparramento di fondi.
 
Nel corso del convegno succitato, la consigliera regionale Daniela Bianchi ha ribadito l’unitarietà e la necessità di un coordinamento di tutte le attività finalizzate al risanamento ambientale e al rilancio sociale ed economico della Valle del Sacco; in proposito, restiamo in attesa di sapere quale sorte subirà e di quali compiti si farà carico il tavolo di lavoro sulla Valle del Sacco da lei presieduto in consiglio regionale.
 
In conclusione, i tempi per la nuova perimetrazione si sono leggermente allungati per il ritardo delle procedure di alcuni Comuni. Si spera sia emanato per metà maggio il relativo decreto ministeriale.
Si riparte portando a conclusione le attività già progettate, finanziate e avviate.
Si riparte con una quota di fondi già stanziata che, per quanto inadeguata rispetto alle dimensioni e alla complessità del territorio inquadrato nel SIN, richiederà idonee procedure di controllo e gestione.
Le vicende pregresse hanno dimostrato la necessità di forme adeguate di collaborazione e coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti nell’azione di bonifica - Ministero, Regione Lazio, Comuni, Reti Associative -  e un’assoluta trasparenza nei processi decisionali ed operativi.
Capacità di collaborazione, efficacia organizzativa e trasparenza saranno resi possibili da una adeguata gestione dei processi informativi, che si è dimostrata invece sinora tragicamente inefficiente.
In proposito, i nostri interlocutori hanno ventilato l’ipotesi di un link sul sito istituzionale della regione, in cui far migrare le documentazioni che man mano verranno prodotte.
 
Da parte nostra abbiamo garantito la massima disponibilità ad attivare processi collaborativi e trasparenti sul territorio, non trascurando le altre vertenze aperte, come quelle del ciclo dei rifiuti e della gestione del Sistema idrico Integrato, legate inestricabilmente alla bonifica dei territori inquinati, terreno di mobilitazione crescente nei prossimi mesi.
 
 
Valle del Sacco, 18.03.2016 
 

Anagni, NO alla (s)vendita dell'ex deposito militare.


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

No alla (s)vendita del territorio dell’ex deposito militare di Anagni

 
 
 
Premesso che si può valutare in termini complessivamente positivi l’operato dell’attuale Amministrazione comunale in campo ambientale, in particolare a partire dall’istituzione dell’Ufficio Ambiente (che peraltro non ci sembra essere stato minimamente coinvolto nella vicenda in questione), dobbiamo segnalare, con grande preoccupazione, il gravissimo errore che potrebbe conseguire per la qualità della vita della popolazione anagnina e della Valle del Sacco a seguito della Delibera di Giunta Comunale n. 55 del 25.02.16 e di eventuali successivi atti.
 
Il vasto territorio dell’ex deposito militare di Anagni rappresenta un unicum con straordinarie potenzialità. Pur non essendo un sito ambientale di particolare pregio, è un’area che, oltre a costituire sulla mappa una felice finestra verde in una valle notoriamente grigia e afflitta da problemi post-industriali, detiene, analogamente a “La Selva” di Paliano (anch’essa oggi clamorosamente trascurata dalla Regione Lazio), tutte le carte in regola per svolgere la funzione  di polo di aggregazione ricreativo-culturale-naturalistico per la popolazione. Limitrofa alla 
stazione di Anagni, potrebbe essere facilmente raggiunta da un bacino d’utenza molto ampio. Vi si potrebbero realizzare piste ciclabili e percorsi pedonali didattici, naturalistici e sportivi. Parte delle  infrastrutture ex militari, che occupano modeste cubature, potrebbero essere valorizzate in termini di stand educativi, anche di archeologia industriale. Si potrebbero inoltre sollecitare presenze culturali e di ricerca di varia tipologia, universitaria, associazionistica, ecc. Organizzare eventi e spettacoli open air, cinematografici, teatrali, musicali. E molto altro.
 
Adattando al contesto territoriale il “modello Ruhr”, investimenti piuttosto contenuti potrebbero porre le premesse di un significativo ritorno economico, attraverso concessioni sportive, ricreative e commerciali di parte dell’area (entro un disegno complessivo che resterebbe di competenza del regista comunale, ente proprietario) con strutture del tutto eco-compatibili (in legno, smontabili, ecc.) o ripristinanti parte delle modeste cubature esistenti, nonché consentire la creazione di un numero significativo di posti di lavoro “verdi”.
 
Per conseguire questo obiettivo, l’Amministrazione comunale potrebbe, coerentemente con quanto dichiarato ai tempi della campagna elettorale, promuovere “bandi delle idee”, attivando percorsi orientati, attraverso la Regione Lazio, all’accesso ai finanziamenti europei.
 
L’Amministrazione pare invece decisamente intenzionata a concludere nel modo peggiore l’iter avviato dalle Amministrazioni precedenti: esercizio del diritto di prelazione per l’acquisto dell’area dal Demanio, in virtù della Delibera di Consiglio comunale n. 23 del  05.11.09; diritto di proprietà con atto n. 4686 del 25.11.2010. L’acquisto di un’area così ampia per soli 6 milioni di euro è stato, allora, un grande affare per la comunità anagnina.
 
Va detto che la successiva Delibera Comunale n. 308 dell’8.11.2013, di pregressa responsabilità, predisponeva un avviso pubblico per la concessione dell’area, in diritto di superficie (semplificando, un diritto molto forte, assimilabile alla nuda proprietà), per la realizzazione di un polo attrattivo di rilievo internazionale con finalità turistiche, ricettive, commerciali, sociali, ricreative, sportive e, comunque, con profili di pubblica utilità. Già qui si potevano scorgere dei gravi pericoli.
 
La scelta dell’attuale Amministrazione comunale di passare addirittura alla vendita dell’area ci sembra gravissima e del tutto insensata.
In primo luogo perche aliena un patrimonio pubblico. In secondo luogo perché dimostra di non averlo saputo valorizzare.
 
La congiuntura economica non è certo rosea, i 300.000 euro di rata annua per il mutuo pesano sulle casse comunali. Ma pensare di (s)vendere questo patrimonio pubblico sembra un’operazione terribilmente miope.
 
La Delibera GC 55/2016 sembra nascere da un totale vuoto di idee e di energie di fronte a uno dei temi più importanti per il futuro della collettività. Per di più, rappresenta una sorta di parodia delle succitate dichiarazioni elettorali.
 
La Delibera attiva un “avviso pubblico esplorativo” che, pur non vincolante per l’ente, è propedeutico alla partecipazione dei rispondenti al successivo avviso pubblico di vendita. Il Comune valuta manifestazioni di interesse all’acquisto corredate da progetti compatibili con selezionate destinazioni d’uso (tutte quelle citate in precedenza, con l’aggiunta di “terziario”, “direzionale”, “naturalistico”, “didattico”, “espositivo”, “agricolo”, “congressuale”, “innovazione tecnologica”; quest’ultima, in particolare, di assai ambigua interpretazione), da realizzarsi con strutture eco-compatibili e nel rispetto dei valori paesaggistici. Sul nuovo proprietario ricadono tutti gli oneri di eventuali bonifiche (grave che il Comune in questi anni non sia stato in grado di avviare caratterizzazioni ambientali per prefigurarne l’effettiva necessità o meno). Tramite variante urbanistica, l’area acquisirà una destinazione urbanistica compatibile con la proposta che il Comune riterrà più vantaggiosa.
 
Dietro il fumo, ci sembra di scorgere una sola certezza: si pongono le premesse per la VENDITA DI UN’AREA PUBBLICA ANCORA PRIVA DI DESTINAZIONE URBANISTICA.
 
Cosa impedisce che il futuro proprietario possa decidere, in seguito, di valorizzare l’area in base a nuove destinazioni d’uso, la cui approvazione potrebbe avere la pazienza di attendere?
 
Altri impellenti interrogativi sorgono spontanei. Ci saranno rispondenti in grado di proporre progetti per acquistare l’area in blocco affrontando il valore catastale di 12 milioni di euro, o l’avviso esplorativo cadrà nel vuoto? Oppure c’è qualcuno che ha già fiutato un lucroso affare ed è pronto ad approfittare di questa svendita di patrimonio pubblico? Perché non si è voluto puntare su tanti piccoli progetti nascenti “dal basso” e si vuole privilegiare un macrosoggetto “pigliatutto”? Se proprio si voleva vendere l’area per soddisfare le esigenze di bilancio, perché non ci si è limitati a cederne una porzione circoscritta?
 
Chiediamo dunque all’Amministrazione comunale di acquisire consapevolezza del gravissimo errore che rischia di commettere e di avviare, a partire dal Consiglio comunale del 18 marzo 2016, un iter credibile per la valorizzazione di un’area pubblica dotata di grandi potenzialità, mantenendone la proprietà.
 
Anagni, 13.03.16
 
Rete per la Tutela della Valle del Sacco – Nodo di Anagni
 

Colleferro, Italcementi recede dal bruciare i CSS.


Comunicato Stampa Congiunto
 
Colleferro, Italcementi non risponde alle osservazioni delle associazioni e la pratica autorizzativa per bruciare rifiuti è archiviata.

 

Le associazioni continuano ad avere un ruolo importante, un valore aggiunto nel tessuto sociale ed è necessario supportarle, fornendo loro strumenti e rendendole partecipi a tutti i livelli.

Italcementi richiese la verifica di assoggettabilità a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e le associazioni produssero una serie di osservazioni ben dettagliate sul possibile impatto di un nuovo impianto inquinante in un’area già fortemente compromessa.

Le osservazioni, oltre che al parere negativo dell’allora Amministrazione, vennero recepite e l’impianto proposto venne rimandato a VIA con Italcementi che esattamente un anno dopo presentò nuovamente il progetto con tutte le documentazioni del caso in un iter autorizzativo più complesso. Le Associazioni osservarono con le medesime eccezioni.
 
Oggi con determina G01828 del 02.03.2016   il progetto viene archiviato e la conferma che il ruolo delle associazioni è stato determinante la si rileva nel testo dell’atto regionale:
 
Considerato che il competente Ufficio Valutazione Impatto Ambientale dell’Area Qualità dell’Ambiente e V.I.A., ha effettuato con nota prot.n. 605410 del 31/10/2014 richiesta di integrazioni e controdeduzioni sulle osservazioni pervenute;
 
Considerato che non è pervenuto alcun riscontro alla suddetta nota e quindi non è possibile dare ulteriore corso alla valutazione relativa al procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale in oggetto e risulta necessario, pertanto, procedere all’archiviazione dell’istanza;”
 
Ricordando che sui CSS è pendente un ricorso al TAR Lazio contro il Ministero dell’Ambiente sul decreto firmato dall’allora ministro Clini, oggi ribadiamo il concetto che il lavoro delle associazioni, instancabile e in continua crescita a livello di conoscenza, ha una funzione integrata nel processo amministrativo a cui non si può non dare merito e giusto riconoscimento.

 
F.to
Ass. Rete per la Tutela della Valle del Sacco (retuvasa)
Ass. Unione Giovani Indipendenti (UGI)
Ass. Raggio Verde
Comitato Residenti Colleferro
Ass. Mamme Colleferro (A.ma)
Ass. Culturale Gruppo Logos
 
 
Colleferro, 09.03.2016 
 

Valle del Sacco e smog, perchè nascondere la polvere sotto un tappeto?


Comunicato Stampa Retuvasa

Valle del Sacco e smog, perché nascondere la polvere sotto un tappeto?
 

Premessa

“Passata la festa, gabbato lo santo”, si diceva nella tradizione popolare. Accade analogamente per le polveri sottili, le PM10 e PM2,5 che puntualmente ogni fine anno, da molti a questa parte, emergono come problema, dati gli immancabili superamenti dei limiti stabiliti per legge in gran parte delle città italiane monitorate. E ogni anno politici e amministratori accolgono il fenomeno come una novità inaspettata.
Appena però arriva la prima pioggia salvifica o inizia l’anno nuovo, il contatore dei superamenti viene riportato a zero e il problema rientra e si sgonfia. Eppure, da inizio anno al 13 febbraio sono già molti i superamenti dei limiti nelle cittadine della valle (Ceccano 31, Frosinone Scalo 27, Colleferro 11, Alatri 17, Ferentino7).
 
Quando, come a fine 2015, il fenomeno è più grave del solito, le Amministrazioni e il Governo si affrettano ad indicare soluzioni inefficaci e di breve respiro, incapaci di affrontare un problema così complesso e dipendente da molteplici fattori, con scelte coraggiose e lungimiranti quanto necessarie. In questo contesto rientra anche la valle del Sacco, citata negativamente nelle cronache nazionali a causa dell’inquinamento atmosferico di Frosinone.
Tempo fa abbiamo avviato un osservatorio delle PM10, il particolato sottile monitorato dalle centraline dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Lazio (ARPA) nell’intera valle del Sacco. Oggi lo riproponiamo con i dati aggiornati, cercando di fornirne una lettura di inquadramento e, se possibile, trarne delle conclusioni.
 
Per una più facile lettura abbiamo estrapolato dal sito di ARPA i valori giornalieri di monitoraggio per diverse centraline installate a Colleferro, Anagni e Frosinone dal 2006, e per Ferentino, Alatri e Ceccano dal 2011. La serie storica è quindi abbastanza significativa, trattandosi di dieci anni. Per Frosinone ci limitiamo alla lettura della centralina dello Scalo, mentre per Colleferro a quella di viale Europa.
 
Abbiamo monitorato essenzialmente i parametri di legge relativi al numero di superamenti e al valore medio annuale, parametri al di sopra dei quali sono riconosciuti danni all’organismo umano.
 
Come vedremo in dettaglio, i dati sono chiari e indicano che l’inquinamento da PM10 nella Valle del Sacco ha sede stabile da anni, si ripete ciclicamente e in maniera puntuale.
 
PM10

La nostra serie storica prende in considerazione solo le polveri sottili PM10 perché, seppure più pericolose per la salute umana, le PM2,5 non sono monitorate nella valle del Sacco.

Cominciamo con la quantità di superamenti del limite di 50 µg/m³ (microgrammi per metro cubo) giornalieri come da normativa nazionale. Il grafico 1 riporta mese per mese, da gennaio 2006 a dicembre 2015, quante volte è stato superato questo limite. I paesi presi in considerazione sono Colleferro, Anagni, Frosinone, Ceccano, Alatri e Ferentino, E’ evidente l’andamento analogo per tutti i siti, cosa che indica come la valle sia un sistema strettamente interconnesso. È altrettanto evidente l’andamento ciclico del numero di superamenti: in inverno si raggiunge il picco, arrivando a situazioni in cui il limite viene superato tutti i giorni del mese; in estate le cose migliorano.
I nostri amministratori sanno quindi perfettamente che, con altissima probabilità, a fine anno il problema si ripresenterà puntualmente.
 
 

 
Il grafico 2 riporta invece per ciascuna città il numero annuale di superamenti, sempre dal 2006 al 2015.

  
 
Si osserva che la situazione in generale negli anni è andata migliorando, ma rimane sempre molto critica, evidenziando che quasi tutti i paesi considerati hanno ampiamente superato la soglia fuorilegge di 35 giorni e in molti casi anche quella di tolleranza di 50 giorni ad eccezione di Anagni.

Infine, il grafico n. 3, mostra la media annuale del valore delle PM10 per ciascun paese dal 2006 al 2015. Si conferma il miglioramento della situazione che permane comunque critica: la media annuale deve essere infatti inferiore a 40 µg/m³, superata ogni anno dalle centraline di Frosinone e Ceccano, segno di cronicità.

 
 

Qualche considerazione

Non vogliamo spingerci in analisi sulle cause locali del fenomeno, che richiederebbero mezzi e strumenti che non abbiamo.

Ad esempio, quanto incide sul miglioramento la deindustrializzazione dell’area? Quanto pesa la presenza di impianti altamente inquinanti come cementifici, inceneritori e grandi vie di comunicazione? E il riscaldamento domestico? Sicuramente c’è una stretta correlazione con la situazione meteorologica, che in inverno spazza via le polveri in maniera meno efficace.

Sta di fatto che la nostra valle è un sistema strettamente interconnesso e che l’aggiunta di qualunque altra fonte di inquinamento dell’aria ad un sistema già così compromesso sarebbe estremamente pericolosa.
 
PM2,5

Tra PM2.5 e PM10 ci sono delle differenze che dipendono non solo dalla sorgente di emissione ma anche dalla meteorologia/climatologia. Rimanendo ad un livello molto generico, possiamo considerare le seguenti fonti di emissione di particolato:
 
1)                 le sorgenti industriali e i riscaldamenti moderni emettono prevalentemente particolato fine inferiore a 2.5 micron;
 
2)                 le automobili emettono particolato fine dal tubo di scarico (a parte i vecchi diesel che emettono fumi  di granulometria maggiore);
 
3)                 le auto emettono particolato anche per abrasione (gomme, asfalto, freni, frizione) e risospensione di polveri dal terreno. Queste emissioni non trascurabili indicate tecnicamente come "non-exhaust",  sono in parte grossolane (maggiori di 2,5 micron) e sono prodotte da qualsiasi tipo di veicolo, anche elettrico;
4)                  le combustioni all'aperto (fuochi agricoli, rifiuti etc) producono sia particolato fine che grossolano. Dal punto di vista tecnico, c'è sempre più convergenza nell'attribuire l'inquinamento delle piccole città dell'interno alla penetrazione della biomassa da riscaldamento, dal camino integrativo alle nuove stufe a pellets;
5)                 l’azione del vento risolleva polveri producendo particolato grossolano.

In inverno la quantità di particolato sottile PM2,5 è poco diversa da quella delle PM10. In estate la frazione grossa cresce, ma le concentrazioni, soprattutto per le condizioni meteorologiche, sono molto più basse. I picchi episodici nei quali la frazione grossa aumenta per breve tempo sono dovuti ad eventi particolari, ad esempio l’avvezione di sabbie sahariane.

Il contenuto delle polveri dipende dalle emissioni locali ma anche dagli inquinanti secondari (nitrato, solfato, ammonio) che si formano in atmosfera.
Passando ai dati circa le polveri ultrasottili, le PM2,5, gli analizzatori su Roma offrono un quadro che andrebbe approfondito.

Verificando i bollettini settimanali si evince che sussiste un rapporto tra PM10 e PM2,5 e, aggregando i dati, si potrebbe concludere che il rapporto si attesta in media sul valore di 0,7, con un minimo di 0,6 sulla centralina di Villa Ada e un massimo di 0,8 sulla centralina di Corso Francia (Grafico 4 - Fonte Arpa Lazio).
 
Se abbiamo, ad esempio, un superamento di 100 microgrammi/mcubo per le PM10, il valore per le PM2,5 si attesta su 70 microgrammi/mcubo. Di fatto se il valore di 100 microgrammi/mcubo indica il superamento del doppio rispetto al limite consentito per le PM10 (50 microgrammi/mcubo), il valore limite per le PM2,5 (25 microgrammi/mcubo) verrebbe superato di circa il triplo.

 

Il riferimento è l’ultimo bollettino settimanale dell’anno 2015 con esclusione della centralina di Fontechiari dove il rapporto in alcuni giorni è addirittura pari a 1.  
Ribadendo che la correlazione necessita di studi approfonditi, riteniamo necessario che questa possa diventare elemento di discussione.  
Non ci spingiamo oltre a definire quali possano essere i rischi per la salute in quanto a questi possono rispondere in maniera più competente le autorità e i professionisti sanitari.
 
Conclusioni

La condizione di inquinamento atmosferico, nella città di Frosinone ed in tutta la Valle del Sacco, segnalato dal superamento della soglia delle polveri sottili, è indubbiamente aggravato dalle condizioni atmosferiche, ma trova la sua causa strutturale nella particolare circolazione atmosferica che impedisce lo smaltimento degli inquinanti e li accumula nella conca della Valle. 
 
Gli enti locali non si sono risparmiati nel favorire questo processo, evitando misure restrittive sulle emissioni degli stabilimenti industriali, non prendendo minimamente in esame piani urbani per il traffico sempre più insistente favorendo in modo opposto urbanizzazione e l'antropizzazione degli spazi naturali della Valle. I cambiamenti climatici rendono sempre più drammatica una condizione già grave.
 
A ciò si aggiunge il fallimento evidente del piano regionale per la qualità dell'aria, che non ha fornito le giuste linee guida per incidere sulle cause strutturali dell'inquinamento.
 
Tutte le matrici ambientali (aria, acqua e terreno) del nostro territorio sono gravemente inquinate; dobbiamo bonificare ciò che in passato è stato devastato; dobbiamo ridurre drasticamente le fonti di inquinamento; è necessaria una moratoria nei confronti dell'insediamento di nuovi impianti inquinanti.

Il sistema della mobilità delle persone e delle merci deve essere ridisegnato, dando ampio spazio al servizio pubblico di qualità e realmente senza scopi di lucro, fattore quest’ultimo che rende qualunque discorso o iniziativa traballante e non incisivo. Non c’è altro tempo da perdere.

È in gioco la salute di tutti gli abitanti della valle: la sua difesa richiede un monitoraggio costante e capillare che si scontra con lo smantellamento in corso della rete dei servizi sanitari. Non sono sufficienti rimedi palliativi, e neppure misure d'emergenza. Come da anni andiamo ripetendo, e non da soli, è necessario ripensare un modello di sviluppo che è miseramente fallito.

Un tale cambiamento richiede la partecipazione attiva di tutte le componenti della società: sin da subito è necessario stabilire meccanismi di consultazione e di coordinamento tra amministrazioni, reti associative ed economiche per una progettazione di lungo periodo e per l'attivazione di tutte le misure, anche drastiche, da mettere in atto, tali da ridurre il danno nell’immediato.

 

Valle del Sacco, 15 febbraio 2016
 

Fusione ACEA ATO2 e ATO5, lettera ai Sindaci.


Richiesta presa di posizione dei Sindaci su fusione ACEA ATO2 e ATO5 e modifica Regolamento.
 

Retuvasa condivide i propositi dei coordinamenti per l'acqua pubblica di Roma e Frosinone espressi nella lettera di seguito pubblicata. La stessa sarà inviata al sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, con preghiera di inoltro ai colleghi del Tavolo di Coordinamento dei Sindaci della Valle del Sacco, auspicando una presa di posizione comune in tal senso nella Conferenza dei sindaci dell'ATO 2 che si terrà lunedì 8 febbraio 2016.

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Lettera ai Sindaci

Caro Sindaco,
 
il prossimo lunedì 8 febbraio si riunirà la conferenza dei sindaci dell'ATO 2: unica sede, al momento, nella quale le amministrazioni locali possono dire la propria sulla gestione del servizio idrico nei propri territori.
All'ordine del giorno ci saranno dei temi straordinariamente importanti, tra i quali l'approvazione della nuova Carta dei servizi e il pronunciamento sull'istanza di fusione, avanzata da ACEA ATO 2 S.p.A., per incorporare ACEA ATO 5 S.p.A., gestore della provincia di Frosinone, controllato per il 96% da ACEA S.p.A.
Su questi due punti le chiediamo di riflettere bene prima di esprimere il suo voto poiché dalle decisioni prese in quella sede sarà difficile tornare indietro.
La fusione tra ACEA ATO 2 e ACEA ATO 5 può sembrare una mera riorganizzazione societaria, ma è in realtà un primo passo per la conquista da parte di ACEA S.p.A. di tutto il centro-sud, progetto a più riprese indicato come un obiettivo prioritario dal management di ACEA.
Il fatto che l'acqua possa essere gestita da una grande multiutility monopolista non garantisce affatto quelle “economie di scala” tanto spesso citate ma garantirebbe senz'altro una drastica riduzione del potere di indirizzo e controllo delle scelte del gestore da parte degli enti locali, ai quali rimarrebbe peraltro in campo la responsabilità politica nei confronti dei propri cittadini.
Crediamo quindi che, prima delle valutazioni tecniche sulla gestione “targata” ACEA, ci sia un'elementare valutazione che attiene alla democrazia e al ruolo politico degli enti locali che, evidentemente, non può abdicare su un punto essenziale come l'acqua.
Alcuni elementi tecnici, però, vanno presi in considerazione.
ACEA S.p.A. è un'azienda quotata in borsa che, in quanto tale, ha come priorità gli interessi degli azionisti. I decenni di gestione ACEA S.p.A. hanno, di fatto, visto aumentare le tariffe, rallentare gli investimenti e diminuire l'attenzione all'utenza. Questo ha determinato nell'ATO 5, con il quale si propone la fusione, la messa in mora del gestore ACEA ATO 5 S.p.A. per inadempienze contrattuali e l'avvio della procedura di risoluzione contrattuale.
Ma nella stessa ACEA ATO 2 diversi comuni lamentano da anni la lentezza degli investimenti e la qualità del servizio, dalla presenza di arsenico nell'acqua nei castelli romani, ai depuratori non a norma in diverse zone della provincia. Sull'argomento è stata condotta anche un'inchiesta, pubblicata dall'Espresso, che mette in luce anche il legame tra alcuni appalti di ACEA S.p.A. e alcune ditte toccate da inchieste della magistratura. Ultima multa in ordine di tempo la sanzione di 1,5 milioni di euro imposta dall'Antitrust ad ACEA ATO 2 per pratiche commerciali scorrette, che ricalca altri provvedimenti simili che più volte hanno colpito l'azienda.
Oltretutto una fusione nel Lazio in questo momento è quantomai inopportuna essendo in vigore la Legge 5/2014, che prevede la riorganizzazione del servizio idrico sulla base di nuovi Ambiti di Bacino Idrografici individuati sulla base delle caratteristiche idrografiche e strutturali del territorio, per la quale è stata presentata una legge di iniziativa consiliare (n°2 38) che deve essere discussa prossimamente dal consiglio regionale. Tale quadro è evidentemente in contrasto con l'ipotesi di una gestione unica per le provincie di Roma e Frosinone.
In votazione sarà posta anche la nuova carta dei servizi di ACEA ATO 2, che, di fatto, regolerà i rapporti tra utente e gestore nei prossimi anni, aldilà della volontà politica delle singole amministrazioni comunali. Nella bozza predisposta dalla Segreteria tecnica operativa (STO) permane un aspetto pienamente in contrasto con il diritto umano all'acqua sancito dall'ONU nel 2010, diritto che gli amministratori locali non possono ignorare. In un articolo si conferma infatti la possibilità di effettuare il distacco completo per morosità, lasciando all'azienda mano libera anche sui tempi di preavviso e prevedendo per l'utente moroso che, in ogni caso, potrà vedere riallacciata l'acqua solo dopo aver saldato tutto il debito pregresso, più una penale aggiuntiva. Peraltro nella procedura descritta in caso di distacco idrico per morosità permangono le stesse criticità alla base della multa dell'antitrust sopra citata, mettendo di fatto un'ipoteca su eventuali provvedimenti futuri.
E' quindi necessario che la carta venga emendata affinché sia garantito il flusso minimo vitale anche agli utenti morosi e per superare quelle “pratiche commerciali scorrette” già costate milioni di euro di multa agli utenti. In allegato delle proposte di modifica.
E' inoltre necessario soffermarsi sui meccanismi democratici della conferenza dei sindaci dell'ATO 2, nella quale il Comune di Roma ha un peso decisivo che, di fatto, si traduce in un potere di veto su qualsiasi decisione. Non è secondario che tale amministrazione sia al momento commissariata, pertanto delle decisioni “straordinarie” come una fusione societaria o il cambiamento di una carta dei servizi in vigore da oltre 10 anni, non possono essere prese da un'istituzione che ha compiti di gestione ordinaria.
Per tutti i motivi illustrati chiediamo ad ogni sindaco di esprimere voto contrario all'istanza di fusione e di approvare la carta dei servizi solo se questa conterrà la garanzia del flusso minimo vitale anche agli utenti morosi.
 
Rimaniamo a disposizione per ogni chiarimento.
4 febbraio 2016
 
 
Coordinamento Acqua Pubblica Provincia di Frosinone
Coordinamento Romano Acqua Pubblica
 
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Proposta di modifica regolamento
 
E.4 RATEIZZAZIONE BOLLETTE
 
L'Utente può chiedere prima della scadenza la rateizzazione di bollette relative a consumi superiori al proprio consumo medio, oppure aventi per oggetto conguagli, attraverso i canali attivati dal Gestore, secondo la relativa procedura pubblicizzata nel sito internet e nei punti di contatto con l’Utenza.
 
Proposta di Modifica E.4 RATEIZZAZIONE BOLLETTE
 
L'Utente può chiedere la rateizzazione di bollette attraverso i canali attivati dal Gestore, secondo la relativa procedura pubblicizzata nel sito internet e nei punti di contatto con l’Utenza, e comunque nel rispetto della Carta dei servizi regionale del Lazio che prevede il diritto alla rateizzazione, stabilendo un numero di rate minimo (pari almeno al numero di bollette pagate dall'ultimo conguaglio) e il dovere di adeguare il piano di rateizzazione su richiesta dell'utente, rispettando “l'obbligo di solidarietà”. Eventuali conguagli dovranno essere ripartiti su tante bollette successive per quante sono state le bollette emesse nel periodo di riferimento del conguaglio.
 
E.6 DISTACCO PER MOROSITÀ
 
Le procedure per il distacco per morosità, e l’eventuale tempestivo riallaccio sono pubblicizzate dal Gestore attraverso i canali di contatto con l’Utente.
Il distacco per morosità non ha mai luogo nei giorni considerati festivi, il sabato ed i giorni che precedono i festivi. Il distacco per morosità avviene previa attività di sollecito di pagamento condotta dal Gestore.
il Gestore si riserva la facoltà di adottare modalità e tempistiche di sollecito di pagamento e di preavviso di distacco differenziate in relazione alla regolarità nei pagamenti dimostrata dall’Utente durante il periodo di vigenza contrattuale, ferme restando le condizioni minime previste dalla normativa vigente e dal presente Regolamento
Il distacco per morosità non avviene per un debito il cui valore sia inferiore o pari a quello del deposito cauzionale versato.
L'Utente moroso non può pretendere risarcimento di danni derivanti dalla sospensione dell'erogazione.
In caso di fornitura già sospesa deve essere pagato, sia per il distacco che per il riallaccio, l'importo riportato nell'articolo E.10 "Addebiti vari e penali per l’utente". L'importo viene addebitato sulla prima fattura di consumo emessa dopo il riallaccio.
La riattivazione e/o riapertura avviene nei tempi e con le modalità previste dalla Carta del Servizio Idrico Integrato, comunque dopo che l’utente abbia dimostrato il pagamento di tutte le bollette scadute al momento del distacco.
 
Proposta di Modifica E.6 DISTACCO PER MOROSITÀ
 
Nel rispetto della risoluzione approvata dall'Onu il 28 Luglio 2010, che ha dichiarato l'accesso all'acqua potabile e all'igiene un diritto umano, quantificando nei 50 litri al giorno a persona stimati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità il “flusso minimo vitale”, il gestore si riserva il diritto di procedere, in caso di morosità, alla riduzione del flusso idrico, fino a un minimo di 50 litri al giorno per persona residente collegata all'utenza morosa.
In ogni caso tale procedura non viene attivata per un debito il cui valore sia inferiore o pari a quello del deposito cauzionale versato, e in caso di abituale dimora presso l''utenza in questione di minori, anziani, malati, disabili e di categorie comunque svantaggiate o in caso di morosità incolpevole certificata dai servizi sociali del comune.
La riduzione di flusso per morosità non ha mai luogo nei giorni considerati festivi, il sabato ed i giorni che precedono i festivi. La riduzione di flusso per morosità avviene previa attività di sollecito di pagamento condotta dal Gestore.
Fermo restante il termine minimo di 20 giorni con i quali l'utente è preavvisato di tale riduzione di flusso, accompagnato dal duplicato della fattura non pagata” (DPCM 29 aprile 1999 - Schema generale di riferimento per la predisposizione della carta del servizio idrico integrato), il gestore dovrà informare il destinatario effettivo della misura del giorno esatto in cui questa avverrà”. Questo nel rispetto del Codice del consumo (d.lgs. 6.9.2005, n. 206), in particolare rispetto ai princìpi di «diligenza professionale» e alla tutela del «consumatore medio», in virtù dei quali Acea Ato2 è stata sanzionata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con il provvedimento nei confronti di Acea Ato 2 n°19618, confermato dal Tar del Lazio (886/2011) per aver adottata una pratica commerciale scorretta.
In caso di utenze condominiali il gestore, dovrà rispettare quanto previsto dall'art. 18 della legge n. 220/2012 (Modifiche delle disposizioni per l'attuazione del codice civile) che prevede che “i creditori non possono agire nei  confronti degli  obbligati  in regola  con  i  pagamenti,  se  non  dopo  l'escussione degli  altri condomini”. Il gestore non potrà dunque intevenire sull'utenza condominiale, ma è tenuto a fare di tutto per recuperare da ciascun utente le fatture pregresse.
Per eventuali danni subiti dall'utente a seguito di riduzione di flusso si rimanda alla normativa vigente.
La riattivazione e/o riapertura avviene nei tempi e con le modalità previste dalla Carta del Servizio Idrico Integrato, comunque dopo che l’utente abbia dimostrato il pagamento di tutte le bollette scadute al momento del distacco o avviato un piano di rateizzazione delle stesse.
 

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