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Valle del Sacco

Colleferro, manifestazione 9 aprile 2016 contro gli inceneritori.


COMUNICATO STAMPA CAMPAGNA RIFIUTIAMOLI!
 
SABATO 9 APRILE 2016
MANIFESTAZIONE A COLLEFERRO CONTRO GLI INCENERITORI
 
 
Da diversi mesi, comitati di quartiere, associazioni e singoli cittadini si stanno mobilitando in risposta alla decisione della giunta regionale di estendere l’autorizzazione integrata ambientale (A.I.A) ai due impianti di incenerimento siti nel comune di Colleferro.
 
Contro tale provvedimento, che prolungherebbe per molti anni il loro funzionamento, l’amministrazione comunale di Colleferro, insieme a diverse associazioni e comitati del territorio, hanno intrapreso un ricorso al tribunale amministrativo regionale (T.A.R.) del Lazio, contestando l’illegittimità del procedimento di autorizzazione seguito dalla regione e per impedirne l'approvazione.
Si sta concretizzando, inoltre, la possibilità che i due inceneritori, attivi dal 2002 e collocati nel quartiere di Colleferro Scalo, vengano comprati da Ama-Acea e vadano in contro al "revamping" (cioè ammodernamento) così da poter essere mantenuti in attività per altri anni, anche decine.

Questa eventualità diventa sempre più concreta anche grazie ad una politica nazionale sconsiderata che, con l’art. 35 dello Sblocca Italia, incentiva la costruzione di nuovi impianti di incenerimento, a cui viene attribuito una funzione strategica, al fine di far venir meno il principio di autosufficienza dello smaltimento dei rifiuti a livello regionale. Secondo questo criterio scellerato, a Colleferro, continueremo a bruciare rifiuti provenienti da altrove, mantenendo lo stesso ciclo dei rifiuti al quale ci siamo sempre opposti.
 
Tutto questo accade all’interno del perimetro Sito di bonifica di Interesse Nazionale (SIN) Valle del Sacco, tra i più estesi d’Italia, nel territorio che ha visto i responsabili dell’ex Consorzio Gaia S.P.A. protagonisti di un processo penale per smaltimento illecito di rifiuti.
Un territorio tristemente noto anche per l'allarmante fotografia tracciata dalla ricerca epidemiologica. Sono ben 8 gli studi epidemiologici condotti, tra cui Sentieri ed ERAS (peraltro finanziata dalla stessa regione Lazio) che imputano agli inceneritori l'aumento in numero dei ricoveri ospedalieri per malattie polmonari e bronco polmonari cronico ostruttive.

Per questo territorio tremendamente vessato dal punto di vista ambientale chiediamo una moratoria delle emissioni e la chiusura immediata di questi impianti antieconomici ed obsoleti, in favore di una politica ambientale più sostenibile e priva di impatti sul territorio e soprattutto a tutela della salute dei cittadini e dell’intero ecosistema nel quale vivono.

Per questo, Sabato 9 Aprile, daremo vita ad una grande manifestazione, che partirà alle ore 14:30 dal piazzale di Colleferro Scalo e si muoverà per tutta la città,  far capire a chi, dall’alto, prende le decisioni per questa valle che noi non siamo disposti a cedere.
 
Scendiamo in piazza per un futuro migliore, scendiamo in
piazza per poter consegnare ai nostri figli un territorio diverso, che traendo insegnamento dal passato, si riscatti.
 
Colleferro- Valle del Sacco, 5 aprile 2016
 
f.to: Associazioni e Comitati aderenti alla Campagna RIFIUTIAMOLI!
 

PD e rifiuti: capace di volere, incapace di intendere.


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Partito Democratico e rifiuti: capace di volere, incapace di intendere.

 
 
E’ sempre più vero il detto “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.
Il riferimento è alle sconcertanti dichiarazioni a reti unificate delle componenti territoriali del PD e del neo assessore all’ambiente e rifiuti, Mauro Buschini, relativamente alla gestione dei rifiuti, nello specifico impiantistico di Colleferro, inteso ancora come polo logistico di risoluzione del problema perché, secondo la componente politica citata, ancora dopo decenni di problema si tratta.
 
L’avvio delle ostilità viene lanciato dall’Assemblea del Coordinamento territoriale Prenestini-Lepini del PD, area vasta, quindi palesemente rappresentativo nella condivisione.
Nel documento presentato all’incontro pubblico tenutosi ad Artena il 12 marzo scorso, a prescindere dai ritardi notevoli nel presentare una soluzione “virtuosa” sulla gestione dei rifiuti e dal mancato coinvolgimento delle strutture associative organizzate nell’elaborazione (prassi comune della politica in generale), emergono alcune prese di posizione che ci vedono fortemente in disaccordo per l’impatto estremamente negativo sul nostro territorio e di alcuna utilità per la soluzione del “problema”.
Ci riferiamo alle dotazioni impiantistiche, in particolar modo agli impianti di incenerimento (termovalorizzazione è un termine obsoleto), nel caso specifico, di Colleferro.
Il documento in questione fa riferimento all’art. 35 della Legge denominata Sblocca Italia. A tal proposito la regione Lazio avrebbe messo dei paletti non accettando la costruzione di nuovi impianti ed ottimizzando quelli presenti, con il presupposto di una diminuzione degli stessi, dagli attuali quattro a due, eliminando anche una delle due linee di Colleferro.
Fin qui ci potremmo stare, anche se a Colleferro le linee da abbattere sono entrambe, ma questa per alcuni politici è demagogia.
 
Proseguendo però nella lettura del documento, si scopre che gli inceneritori di Colleferro, e si parla al plurale, devono essere ripensati tecnologicamente, con gara pubblica per la gestione degli impianti ad un partner industriale, supponendo che sia in grado di sobbarcarsi i costi di ammodernamento.
 
Come dire, “poche idee, ma ben confuse”. Il PD ne vuole uno o due di inceneritori?
 
Inoltre nello stesso documento si decanta l’impianto di compostaggio di Gallicano come soluzione pubblica relegando a minor importanza soluzioni meno impattanti come gli impianti di comunità e l’autocompostaggio, mentre per Colleferro invece l’interesse deve passare al privato.
Pubblico, privato o misto? Raccolta differenziata o incenerimento? Mega impianti o piccole dotazioni locali?
Con tutte queste variabili la soluzione ottimale trovata anche per questa volta è far bruciare i rifiuti, per giunta ad un privato.
 
Tra l’altro segnaliamo che il prossimo anno verrà proposto un quesito specifico referendario a livello nazionale proprio per contrastare l’interesse strategico degli inceneritori determinato dall’art. 35 della Legge Sblocca Italia, quesito depositato il 23 marzo scorso in Corte di Cassazione.
 
Tornando al documento, le contraddizioni non finiscono ancora e inducono a ulteriore domanda: chi si assumerà il compito di ricercare il partner industriale che potrebbe manifestare l’interesse per gli impianti di Colleferro, in caduta libera a livello di obsolescenza impiantistica e per i quali sarebbero necessarie diverse decine di milioni di euro per l’ammodernamento?
Sarà lo stesso PD a forzare la mano ad esempio ad ACEA, forse unico interlocutore possibile in un contesto di spartizione economica del territorio nazionale a sobbarcarsi un impegno non indifferente su un’impiantistica, che con l’aumento obbligatorio della raccolta differenziata potrebbe divenire un investimento inutile?
 
Nel contesto interviene anche il neo assessore regionale ad ambiente e rifiuti, Mauro Buschini, area PD del frusinate, sicuramente non distante da Colleferro e perfettamente al corrente dello stato ambientale e sanitario della nostra valle e per la quale sembrerebbe si stia prodigando con incontri nella ricerca di soluzioni sulla qualità dell’aria, della cui proficuità restiamo in attesa di misure applicate.
In risposta ad alcune interrogazioni in consiglio regionale il 23 marzo scorso, l’assessore in controtendenza ai propositi precedentemente descritti, ha rilanciato sulla necessità impiantistica di Colleferro richiamando l’ammodernamento degli impianti per la soluzione del “problema rifiuti”.
 
Nel suo intervento l’assessore Buschini ha poi ribadito che la società Lazio Ambiente SpA dovrà essere integrata con una società privata del settore rifiuti, cedendo ai Comuni le rimanenti quote, ancora in mano alla regione. Gli inceneritori di Colleferro costituiscono il principale asset appetibile per il privato. La logica del profitto, quella delle lobby dell’incenerimento a livello nazionale, detta legge, a discapito di ogni bel discorso sulle compatibilità ambientali.
 
In sintesi è assai probabile che entro l'estate venga prodotto un piano rifiuti regionale, a marzo a detta dell’assessore saranno disponibili nuovi dati sul fabbisogno regionale, e che venga determinato l'assetto proprietario di Lazio Ambiente SpA, condizione necessaria per l'esplicito avvio del progetto di revamping degli inceneritori.
 
Troppe voci insieme tutte in linea tra di loro, sembrano “quasi” concordate.
 
In chiusura del documento elaborato dal Coordinamento Territoriale si dice “si deve avere il coraggio di pensare ad un ottica territoriale della gestione dei rifiuti”, se è così cosa quale progetto hanno in mente i sindaci del tavolo di coordinamento della Valle del Sacco? Molti appartengono al PD, si riuniscono per cercare di trovare le giuste soluzioni per il nostro territorio, mentre il proprio partito di riferimento fa proposte, a nostro modesto parere contrarie ai propositi da essi dichiarati.
 
Cosa ne pensano?
 
La nostra domanda avrà una risposta in tempi brevi, poiché in tempi sufficientemente brevi si dovranno fare scelte radicali, incombono leggi nazionali e la ridefinizione di un piano rifiuti regionale. A sua volta il PD territoriale dovrà sciogliere le sue molte ambiguità.
 
Nel frattempo le associazioni e i comitati della valle del Sacco si stanno mobilitando con la manifestazione territoriale del 9 Aprile a Colleferro di contrasto le azioni di proroga amministrativa degli inceneritori ed il loro rilancio per i prossimi vent’anni.
Sia ben chiaro, una forte presenza istituzionale darà certamente più forza a questa mobilitazione, ma che sia una sfilata a volto scoperto.
 
 
Valle del Sacco, 01.04.2016
 

Colleferro, incontro pubblico con la Dott.ssa Patrizia Gentilini


Evento collegato alla manifestazione del 9 aprile a Colleferro
Incontro con Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo:
 
“Ambiente, inquinamento e salute: non c’è più tempo da perdere.”

 
 
La Campagna “RIFIUTIAMOLI! BASTA INCENERITORI!”, in preparazione della manifestazione popolare del 9 aprile 2016 a Colleferro sulla situazione degli inceneritori locali, sui quali pesa la realistica possibilità di un loro ammodernamento (revamping), organizza l’incontro pubblico sul tema “Ambiente, inquinamento e salute: non c’è più tempo da perdere”, relatrice la Dott.ssa Patrizia Gentilini.
 
L’evento consentirà di mettere in risalto la correlazione tra l’inquinamento ambientale e la salute delle popolazioni residenti e ove questi problemi sono significativi di evidenziarne gli effetti devastanti, come nel caso specifico della valle del Sacco, avvelenata da pesticidi contenuti in fusti tossici interrati.
 
La Dott.ssa Gentilini ha una diretta e vasta esperienza clinica in Oncologia Medica ed Ematologia, avendo mantenuto un costante aggiornamento e maturato una pluriennale esperienza sia nell’ambito della prevenzione secondaria (diagnosi precoce), che di terapia e assistenza a pazienti con neoplasie solide ed ematologiche.
Realizza, in collaborazione con AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie) ed AUSL, il progetto di assistenza domiciliare ai malati ematologici presso il territorio del Comune di Forlì dal 2001.
Da alcuni anni ha come interesse prioritario quello della prevenzione primaria e della tutela della salute attraverso la riduzione dell’esposizione a rischi ambientali. E’ stata perito di parte (gratuito) per associazioni e cittadini in procedimenti giudiziari per cause ambientali. Ha partecipato a numerosi convegni in qualità di relatrice e ad iniziative promosse dagli Ordini dei Medici (Trieste, Taranto, Campobasso, Firenze, Fermo, Forlì, Verona, Padova, La Spezia) in tema di ambiente-salute, con particolare attenzione alla salute infantile ed alla difesa del latte materno dalle contaminazioni ambientali.
E’ portavoce della Campagna Nazionale per la Difesa del Latte Materno dalle contaminazioni ambientali https://difesalattematerno.wordpress.com/
E’ membro del Comitato scientifico dell’Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia.
Ha ricevuto il premio in memoria di Lorenzo Tomatis il 24 settembre 2015 e l’8 marzo 2016 è stata fra le vincitrici del premio “Pace, Donne Ambiente”, dedicato a Wangari Maathari.
 
L’appuntamento è per sabato 2 aprile 2016, a Colleferro, ore 16,30, presso la sala Aldo Ripari (ex sala Konver), in via degli Esplosivi, retro la sede ASL.
 
L’invito è rivolto ai cittadini, alle associazioni, ai comitati, ai medici e alle Amministrazioni e l’incontro vuole essere l’occasione per approfondire un tema di grande attualità, vista la grave situazione di inquinamento ambientale locale e la paradossale dismissione graduale del comparto sanitario distrettuale.
 
L’apertura dei lavori sarà a cura degli aderenti alla Campagna “RIFIUTIAMOLI! BASTA INCENERITORI!”, che saranno a disposizione per fornire chiarimenti organizzativi sulla manifestazione del 9 aprile prossimo.
 
 
F.to
Le Associazioni aderenti a RIFIUTIAMOLI!
 
 
Colleferro (valle del Sacco), 29 Marzo 2016
 

Valle del Sacco, le novità in attesa della chiusura della nuova perimetrazione del SIN.


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Valle del Sacco.
Le novità, in attesa della chiusura della nuova perimetrazione del SIN.
 
 
Lo scorso Venerdì 26 febbraio scorso siamo stati ricevuti dall’Area Lavori Pubblici della Regione Lazio, dietro nostra richiesta di audizione per avere aggiornamenti sulla situazione di alcune attività riguardanti il SIN Bacino del fiume Sacco.
Presenti l’Avv. Eugenio Monaco, l’Avv. Mara Maroni, il rag. Fabio Iacobello; per Retuvasa, Alberto Valleriani e Roberto Rosso.
 
L’Amministrazione sta effettivamente dimostrando la disponibilità, più volte dichiarata, ad interloquire con le associazioni. Il confronto è stato molto articolato e alcuni punti ci sono sembrati rilevanti.
In particolar modo, è emersa la volontà di potenziare l’Ufficio Bonifica dei Siti Inquinati della Regione Lazio nella partecipazione/gestione al procedimento del SIN, anche in base all’esperienza accumulata dall’ex Ufficio commissariale, che non deve andare dispersa.
 
La prima richiesta si è concentrata sulla situazione degli acquiferi nel territorio industriale di Colleferro, in particolare sulle autorizzazioni allo scarico del depuratore consortile, oggetto nei mesi passati di contesa tra la società Servizi Colleferro S.c.p.a. e la Provincia di Roma.
Ricordiamo che il TAR si è pronunciato a favore della provincia di Roma, stabilendo che la competenza al rilascio dell’autorizzazione allo scarico finale del depuratore, essendo collettati gli scarichi degli impianti MISE (Messa in Sicurezza d’Emergenza) e/o bonifiche, ricade sulla Regione, in quanto succeduta all’ex Ufficio commissariale, oppure al Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, in virtù della competenza per il SIN.
In tale contesto, la Regione, in esecuzione della decisione del TAR Lazio, e in attesa che il Consiglio di Stato si pronunci sull’appello proposto dalla Servizi Colleferro S.c.p.a, dopo aver sollecitato il Ministero, ha rilasciato l’autorizzazione provvisoria allo scarico finale del Depuratore consortile di Colleferro, vincolandola alla durata della contabilità speciale comprese eventuali proroghe.
Il rilascio del suddetto titolo autorizzatorio consentirà, oltre al proseguimento delle attività di MISE, essenziale per il completamento dell’azione di bonifica, anche l’avvio in tempi certi dell’impianto di bonifica dell’acquifero, realizzato da SE.CO.SV.IM., con un impegno di spesa, a carico di quest’ultima, di circa 4,5 milioni di euro.
 
In secondo luogo, ci siamo soffermati sulla situazione di ARPA2, i cui tempi di gara d’appalto si sono assai prolungati, sia per l’oggettiva complessità della materia, sia a causa della cessazione dello stato di emergenza. Attualmente l’appalto per i lavori di messa in sicurezza permanente ARPA2 è stato affidato, perciò a breve dovrebbero partire i lavori, della durata di circa 593 giorni lavorativi, condizioni meteorologiche permettendo.
La prima fase dei lavori si concentrerà sulla ricognizione volta ad escludere la presenza di ordigni bellici, di prassi nell’area di Arpa2, vista la storia dell’area.
Il costo di tale sezione di bonifica è di circa 4,3 milioni di euro, per l’80% a carico di SE.CO.SV.IM.
L’ex Ufficio Commissariale ha in dotazione di cassa liquidità per circa 8 milioni di euro, da utilizzare per gli interventi già programmati, tra cui anche la bonifica dell’area denominata “Chetoni Feniglicina”, che sarà uno dei prossimi passaggi.
Altri fondi, secondo la Regione, dovrebbero essere recuperati, essendo stati anticipati dai POR e FESR degli anni precedenti, auspicando che ci si possa fare affidamento.
 
Abbiamo inoltre chiesto quale ruolo la Regione intenda giocare nella gestione del nuovo SIN, una volta completato il percorso della nuova perimetrazione.
 
La risposta è stata che, di fronte alla straordinaria complessità ed estensione del SIN, risulta necessario condurre un’indagine preliminare su Area Vasta, che dia indicazioni sulla situazione ambientale e, in caso di superamenti dei parametri di legge, attivare procedure di caratterizzazione, che richiedono un uso ben maggiore di risorse, prendendo a riferimento anche i risultati dell’indagine epidemiologica ancora in corso ed estesa dall’ultima campagna sino all’area di Ceccano.
È intenzione dell’Area regionale richiedere il controllo delle procedure amministrative e finanziarie all’autorità nazionale anti-corruzione (ANAC), presieduta da Raffaele Cantone, e valutare la possibilità di effettuare accordi anche con reparti specializzati ambientali dell’Autorità Giudiziaria.
L’Avv. Monaco ha ribadito i concetti esposti (in particolare nell’interlocuzione con noi) in occasione del Convegno del 27 febbraio scorso organizzato dall’Amministrazione del Comune di Ceprano, una delle più reattive in questo periodo su tutti i fronti aperti nella Valle del Sacco, ribadendo la disponibilità al confronto con tutti gli interlocutori.
 
Non è superfluo ricordare e sottolineare, in quel Convegno, l’intervento dell’On. De Angelis, presidente del consorzio industriale ASI di Frosinone, che ha manifestato la disponibilità ad essere soggetto attuatore di indagini ambientali. Tale intervento ci lascia molto perplessi, in quanto potrebbe essere più un sintomo dell’interesse ad amministrare i fondi della bonifica, peraltro drammaticamente insufficienti, che tecnicamente motivato da specifiche ed effettive competenze dell’ente in questione.
Inoltre, riteniamo imperativo far valere il principio “chi inquina paga”, coinvolgendo tanto i responsabili delle cause dell’inquinamento, quanto i responsabili della mancata vigilanza.
Al riguardo, l’Avv. Monaco ha affermato che tutte le indagini e le attività svolte saranno in danno ai soggetti responsabili, una volta individuati dall’Ente provinciale.
L’on. De Angelis, in qualità di Presidente del Consorzio ASI, a nostro avviso dovrebbe invece preoccuparsi di trovare al più presto una soluzione per l’allaccio delle aziende al depuratore consortile di Anagni, di cui tale Consorzio è gestore. Ricordiamo che il depuratore, non ancora in funzione, sono stati spesi in un ventennio circa 20 milioni di euro, di cui parte anche dall’ex Ufficio Commissariale.
 
Si è accennato all’avvio di un Contratto di Fiume per il Sacco, da realizzarsi contestualmente alla gestione del SIN, i cui obiettivi primari sono l’equilibrio idro-geologico e la qualità delle acque. Importanza particolare ha la sistemazione degli argini e dei terreni ripariali per la riduzione del rischio delle esondazioni, mentre con la creazione di piste ciclabili si potrebbero realizzare forme di controllo popolare contro gli scarichi abusivi e favorire la pubblica fruizione dell’area fluviale e lo sviluppo turistico. Uno strumento da costruire con logica di sistema, trasparenza e partecipazione, contro ogni tentazione di corsa all’accaparramento di fondi.
 
Nel corso del convegno succitato, la consigliera regionale Daniela Bianchi ha ribadito l’unitarietà e la necessità di un coordinamento di tutte le attività finalizzate al risanamento ambientale e al rilancio sociale ed economico della Valle del Sacco; in proposito, restiamo in attesa di sapere quale sorte subirà e di quali compiti si farà carico il tavolo di lavoro sulla Valle del Sacco da lei presieduto in consiglio regionale.
 
In conclusione, i tempi per la nuova perimetrazione si sono leggermente allungati per il ritardo delle procedure di alcuni Comuni. Si spera sia emanato per metà maggio il relativo decreto ministeriale.
Si riparte portando a conclusione le attività già progettate, finanziate e avviate.
Si riparte con una quota di fondi già stanziata che, per quanto inadeguata rispetto alle dimensioni e alla complessità del territorio inquadrato nel SIN, richiederà idonee procedure di controllo e gestione.
Le vicende pregresse hanno dimostrato la necessità di forme adeguate di collaborazione e coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti nell’azione di bonifica - Ministero, Regione Lazio, Comuni, Reti Associative -  e un’assoluta trasparenza nei processi decisionali ed operativi.
Capacità di collaborazione, efficacia organizzativa e trasparenza saranno resi possibili da una adeguata gestione dei processi informativi, che si è dimostrata invece sinora tragicamente inefficiente.
In proposito, i nostri interlocutori hanno ventilato l’ipotesi di un link sul sito istituzionale della regione, in cui far migrare le documentazioni che man mano verranno prodotte.
 
Da parte nostra abbiamo garantito la massima disponibilità ad attivare processi collaborativi e trasparenti sul territorio, non trascurando le altre vertenze aperte, come quelle del ciclo dei rifiuti e della gestione del Sistema idrico Integrato, legate inestricabilmente alla bonifica dei territori inquinati, terreno di mobilitazione crescente nei prossimi mesi.
 
 
Valle del Sacco, 18.03.2016 
 

Anagni, NO alla (s)vendita dell'ex deposito militare.


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

No alla (s)vendita del territorio dell’ex deposito militare di Anagni

 
 
 
Premesso che si può valutare in termini complessivamente positivi l’operato dell’attuale Amministrazione comunale in campo ambientale, in particolare a partire dall’istituzione dell’Ufficio Ambiente (che peraltro non ci sembra essere stato minimamente coinvolto nella vicenda in questione), dobbiamo segnalare, con grande preoccupazione, il gravissimo errore che potrebbe conseguire per la qualità della vita della popolazione anagnina e della Valle del Sacco a seguito della Delibera di Giunta Comunale n. 55 del 25.02.16 e di eventuali successivi atti.
 
Il vasto territorio dell’ex deposito militare di Anagni rappresenta un unicum con straordinarie potenzialità. Pur non essendo un sito ambientale di particolare pregio, è un’area che, oltre a costituire sulla mappa una felice finestra verde in una valle notoriamente grigia e afflitta da problemi post-industriali, detiene, analogamente a “La Selva” di Paliano (anch’essa oggi clamorosamente trascurata dalla Regione Lazio), tutte le carte in regola per svolgere la funzione  di polo di aggregazione ricreativo-culturale-naturalistico per la popolazione. Limitrofa alla 
stazione di Anagni, potrebbe essere facilmente raggiunta da un bacino d’utenza molto ampio. Vi si potrebbero realizzare piste ciclabili e percorsi pedonali didattici, naturalistici e sportivi. Parte delle  infrastrutture ex militari, che occupano modeste cubature, potrebbero essere valorizzate in termini di stand educativi, anche di archeologia industriale. Si potrebbero inoltre sollecitare presenze culturali e di ricerca di varia tipologia, universitaria, associazionistica, ecc. Organizzare eventi e spettacoli open air, cinematografici, teatrali, musicali. E molto altro.
 
Adattando al contesto territoriale il “modello Ruhr”, investimenti piuttosto contenuti potrebbero porre le premesse di un significativo ritorno economico, attraverso concessioni sportive, ricreative e commerciali di parte dell’area (entro un disegno complessivo che resterebbe di competenza del regista comunale, ente proprietario) con strutture del tutto eco-compatibili (in legno, smontabili, ecc.) o ripristinanti parte delle modeste cubature esistenti, nonché consentire la creazione di un numero significativo di posti di lavoro “verdi”.
 
Per conseguire questo obiettivo, l’Amministrazione comunale potrebbe, coerentemente con quanto dichiarato ai tempi della campagna elettorale, promuovere “bandi delle idee”, attivando percorsi orientati, attraverso la Regione Lazio, all’accesso ai finanziamenti europei.
 
L’Amministrazione pare invece decisamente intenzionata a concludere nel modo peggiore l’iter avviato dalle Amministrazioni precedenti: esercizio del diritto di prelazione per l’acquisto dell’area dal Demanio, in virtù della Delibera di Consiglio comunale n. 23 del  05.11.09; diritto di proprietà con atto n. 4686 del 25.11.2010. L’acquisto di un’area così ampia per soli 6 milioni di euro è stato, allora, un grande affare per la comunità anagnina.
 
Va detto che la successiva Delibera Comunale n. 308 dell’8.11.2013, di pregressa responsabilità, predisponeva un avviso pubblico per la concessione dell’area, in diritto di superficie (semplificando, un diritto molto forte, assimilabile alla nuda proprietà), per la realizzazione di un polo attrattivo di rilievo internazionale con finalità turistiche, ricettive, commerciali, sociali, ricreative, sportive e, comunque, con profili di pubblica utilità. Già qui si potevano scorgere dei gravi pericoli.
 
La scelta dell’attuale Amministrazione comunale di passare addirittura alla vendita dell’area ci sembra gravissima e del tutto insensata.
In primo luogo perche aliena un patrimonio pubblico. In secondo luogo perché dimostra di non averlo saputo valorizzare.
 
La congiuntura economica non è certo rosea, i 300.000 euro di rata annua per il mutuo pesano sulle casse comunali. Ma pensare di (s)vendere questo patrimonio pubblico sembra un’operazione terribilmente miope.
 
La Delibera GC 55/2016 sembra nascere da un totale vuoto di idee e di energie di fronte a uno dei temi più importanti per il futuro della collettività. Per di più, rappresenta una sorta di parodia delle succitate dichiarazioni elettorali.
 
La Delibera attiva un “avviso pubblico esplorativo” che, pur non vincolante per l’ente, è propedeutico alla partecipazione dei rispondenti al successivo avviso pubblico di vendita. Il Comune valuta manifestazioni di interesse all’acquisto corredate da progetti compatibili con selezionate destinazioni d’uso (tutte quelle citate in precedenza, con l’aggiunta di “terziario”, “direzionale”, “naturalistico”, “didattico”, “espositivo”, “agricolo”, “congressuale”, “innovazione tecnologica”; quest’ultima, in particolare, di assai ambigua interpretazione), da realizzarsi con strutture eco-compatibili e nel rispetto dei valori paesaggistici. Sul nuovo proprietario ricadono tutti gli oneri di eventuali bonifiche (grave che il Comune in questi anni non sia stato in grado di avviare caratterizzazioni ambientali per prefigurarne l’effettiva necessità o meno). Tramite variante urbanistica, l’area acquisirà una destinazione urbanistica compatibile con la proposta che il Comune riterrà più vantaggiosa.
 
Dietro il fumo, ci sembra di scorgere una sola certezza: si pongono le premesse per la VENDITA DI UN’AREA PUBBLICA ANCORA PRIVA DI DESTINAZIONE URBANISTICA.
 
Cosa impedisce che il futuro proprietario possa decidere, in seguito, di valorizzare l’area in base a nuove destinazioni d’uso, la cui approvazione potrebbe avere la pazienza di attendere?
 
Altri impellenti interrogativi sorgono spontanei. Ci saranno rispondenti in grado di proporre progetti per acquistare l’area in blocco affrontando il valore catastale di 12 milioni di euro, o l’avviso esplorativo cadrà nel vuoto? Oppure c’è qualcuno che ha già fiutato un lucroso affare ed è pronto ad approfittare di questa svendita di patrimonio pubblico? Perché non si è voluto puntare su tanti piccoli progetti nascenti “dal basso” e si vuole privilegiare un macrosoggetto “pigliatutto”? Se proprio si voleva vendere l’area per soddisfare le esigenze di bilancio, perché non ci si è limitati a cederne una porzione circoscritta?
 
Chiediamo dunque all’Amministrazione comunale di acquisire consapevolezza del gravissimo errore che rischia di commettere e di avviare, a partire dal Consiglio comunale del 18 marzo 2016, un iter credibile per la valorizzazione di un’area pubblica dotata di grandi potenzialità, mantenendone la proprietà.
 
Anagni, 13.03.16
 
Rete per la Tutela della Valle del Sacco – Nodo di Anagni
 

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