Home

Buone Letture



 Il futuro Bruciato
Così ci uccidono

La casta dell'acqua
 

Learn to See Like an Artist How level is https://www.levitradosageus24.com/ buy online securely brand viagra a line?

Valle del Sacco

Colleferro: inceneritori, discarica, amministrazione.


Comunicato Stampa Retuvasa

Colleferro, su inceneritori e discarica è necessaria una presa di posizione dei nostri amministratori.

 
La questione degli impianti per il trattamento dei rifiuti a Colleferro, come detto più volte, sta giungendo ad un punto di svolta. Le decisioni che la regione Lazio sta prendendo si confermano negative per il comprensorio.
 
Lazio Ambiente SpA sta predisponendo il piano industriale che prevede il revamping degli impianti di incenerimento (di fatto la ricostruzione degli impianti visto lo stato in cui si trovano). Per quanto riguarda la discarica di Colle Fagiolara, si prospetta lo spostamento dei tralicci dell’alta tensione per permettere l’utilizzo di una parte della discarica ancora da riempire.
 
Entrambe le soluzioni sono già state stigmatizzate dalle associazioni in numerose occasioni tra atti formali, comunicazioni di ogni genere, dissenso di piazza.
 
A Colleferro l’amministrazione attuale è andata in controtendenza rispetto al passato opponendosi in sede giuridico amministrativa all’atto regionale di rinnovo dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) degli inceneritori e sta predisponendo le osservazioni per il riesame della stessa, procedimento aperto dagli uffici preposti della regione Lazio.
 
Ma ciò non può bastare.
 
Ad oggi, dal giorno dell’insediamento, la nuova Giunta non ha mai espresso la propria contrarietà con un atto ufficiale come può esserlo un passaggio in consiglio comunale attraverso una mozione o qualsivoglia strumento valido che possa realmente confermare la posizione espressa in campagna elettorale.
 
Sul fronte dell’opposizione, a parte qualche scaramuccia in consiglio comunale e sui social network, anche i rappresentanti della minoranza non hanno mai espresso chiaramente le proprie intenzioni, salvo qualche interrogazione o riferirsi alla pratica delle passate amministrazioni.
 
Ebbene, riteniamo che ciò sia necessario in modo che i cittadini, in molti presenti alle manifestazioni degli anni passati, possano conoscere in maniera chiara quale sia la linea politica espressa e se possano sentirsi garantiti da chi li governa.
 
La discussione pubblica in aula consiliare è assolutamente necessaria anche se ancora insufficiente: costituisce solo uno dei momenti di una pratica di informazione capillare e costante dei cittadini; se debitamente informati essi sono in grado di comprendere problematiche anche complesse che le amministrazioni devono affrontare per svolgere il proprio compito.
Le amministrazioni devono innanzi tutto chiarire quanto è rimasto in loro potere: diciamo questo poiché è in corso da anni una pratica di sottrazione alle amministrazioni locali di risorse e poteri decisionali. Tuttavia ciò non può essere una giustificazione per qualsivoglia decisione. A fronte di imposizioni dall’alto le amministrazioni devono ritrovare la capacità di coalizzarsi e di opporsi come territorio, di informare i cittadini, di motivarli alla partecipazione ed alla mobilitazione.
 
E’ decisamente il caso del problema di cui stiamo parlando.
 
Qualora la risposta del consiglio risulti contraria al piano industriale di Lazio Ambiente SpA, dovranno seguire atti concreti e trasparenti, pratiche continuative per contrastare le decisioni che la regione Lazio ha prospettato sin dallo scorso anno.
 

Colleferro, 01.10.2016
 

Lazio Ambiente S.P.A., per il futuro gli inceneritori sono l'asset dominante.


Comunicato Stampa Retuvasa

Lazio Ambiente S.p.A., per il futuro gli inceneritori sono l’asset dominante.

 
Il 4 agosto 2016 la Giunta regionale ha emesso la delibera 495 relativa alle determinazioni da assumere nell’ assemblea ordinaria e straordinaria di Lazio Ambiente S.P.A., di cui la Regione è socio unico.

Rimandiamo ad una lettura dell’atto completo per una compiuta descrizione del processo decisionale.

In sintesi la giunta regionale si comporta come segue:
  •        prende atto della proposta di un piano industriale 2016-2020 di Lazio Ambiente S.p.A., su cui ritorneremo;
  •         non approva il bilancio di esercizio 2015 in attesa delle decisioni sulla ricostituzione del capitale sociale, dopo le consistenti perdite degli ultimi due anni. La ricapitalizzazione deve essere sostenuta dal piano industriale;
  •        non approva modifiche statutarie richieste nelle more del processo di cessione della società, in attuazione del decreto del Presidente della regione Lazio n. T00060 del 21 aprile 2015 da realizzare sulla base delle linee guida individuate con la deliberazione della giunta regionale n. 129 del 31/03/2016;
  •        comunica che il 18 luglio 2016 si è conclusa la procedura di selezione dell’advisor che assista la Regione per la procedura di cessione.

Possiamo partire dagli ultimi due punti, in particolare la nomina dell’advisor che indicano come prossima  (entro un anno?) la cessione - per intero o per parti, non è chiaro - di Lazio Ambiente.  In base a ciò il piano industriale pluriennale non proietta nel futuro l’azione dell’ attuale direzione aziendale, ma definisce le condizioni della vendita ossia dell’ipotetico ritorno in pareggio della società per il 2018, cosa che riguarderà il futuro proprietario.

Cosa ne sarà di Lazio Ambiente nel frattempo?  A quali condizioni potrà essere venduta?

Qualcosa avevamo detto con un nostro precedente comunicato. Vediamo i dati del piano industriale.

(..) la società sarà in grado di raggiungere l’equilibrio di bilancio, in presenza dei seguenti investimenti:
Anno 2016: investimenti complessivi per euro 12.600.000, di cui euro 1.500.000 da destinare al ramo discarica, euro 1.000.000 da destinare al ramo servizi, euro 3.500.000 da destinare al revamping del termovalorizzatore di Lazio Ambiente ed euro 3.500.000 al revamping del
termovalorizzatore di EP Sistemi S.p.A.;
Anno 2017: investimenti complessivi per euro 21.700.000, di cui euro 1.000.000 per il ramo discarica; euro 700.000 per il ramo servizi; euro 13.000.000 per il ramo termovalorizzazione.
 
L’entità degli investimenti ci dice con certezza che il cuore del rilancio della società è il revamping degli inceneritori.
Per quanto riguarda le perdite, il bilancio di esercizio al 31/12/2015 della società Lazio Ambiente SpA presenta una perdita di esercizio pari ad euro 13.926.786 che, sommata alla perdita degli esercizi precedenti di complessivi euro 3.643.547, riduce il patrimonio netto della società ad euro 5.246.668 rispetto ai 20 mln di partenza.
 
Una analisi puntuale dei dati di bilancio non rientra negli scopi di questo comunicato, comunque notiamo che sussistono crediti verso clienti per euro 32.355.560, di questi quanti riguardano servizi erogati a comuni inadempienti? Quanto incidono sui bilanci in affanno degli enti locali?
 
Quale il contesto in cui si deciderà della sorte di Lazio Ambiente S.p.A.?
 
Il punto essenziale è la situazione critica del ciclo dei rifiuti nella città di Roma; le soluzioni prospettate, coerenti con la politica nazionale, prevedono l’utilizzo degli inceneritori di Colleferro, visto che il CDR che li alimenta proviene in gran parte dagli impianti capitolini, E Giovi, Rocca Cencia, Salaria.
L’acquisente della società si troverà inevitabilmente nella conclusione della partita che vede protagonisti AMA, ACEA e COLARI (Cerroni). Della situazione di AMA, proprietaria del 40% di una delle due linee di incenerimento di Colleferro, si è molto parlato, meno della ambizione di ACEA di essere una piccola multinazionale nei servizi idrici, dei rifiuti e dell’energia, monopolista per l’acqua nel centro-sud d’Italia. Sulla questione rifiuti ACEA attraverso la controllata A.R.I.A. è già in possesso dell’inceneritore di Terni, dell’impianto di CDR a Paliano (Fr) e degli impianti di incenerimento di San Vittore del Lazio (Fr).
Lazio Ambiente S.p.A. è dunque vaso di coccio tra vasi di ferro, Colleferro e la Valle del Sacco ancora una volta dipendono dall’esito di giochi a cui non è dato di giocare.
 
La regione Lazio con la proposta di ricapitalizzazione di Lazio Ambiente S.p.A. si trova ad un bivio: la messa in liquidazione con relativi impianti in dismissione; la ricapitalizzazione funzionale alla cessione, con l’accortezza plausibile del giustificativo piano industriale-investimenti, ma con l’intenzione di condannare Colleferro al mantenimento degli impianti per almeno un altro decennio, se non più.
 
Cosa possiamo fare?
 
Da molti mesi insistiamo - senza esito alcuno - affinché le amministrazioni diano avvio ad un processo per la creazione di un ambito locale di gestione del ciclo dei rifiuti, fondato sui criteri di autosufficienza territoriale attraverso la riduzione, riciclo e riuso dei rifiuti.
SI tratta di progettarlo, di definirne la fattibilità in termini tecnologici, logistici, normativi partendo da una analisi dei bisogni e della struttura del territorio.
Si tratta di una condizione necessaria - benché non sufficiente - per avere diritto di parola, per scombinare giochi, per proporre la Valle del Sacco in una logica interprovinciale sganciata dagli interessi della Città Metropolitana, come esempio capace di contagiare altri territori della regione.
 
Siamo nel cuore di una questione strategica che riguarda tutto il paese:
  •        da un parte soluzioni di breve respiro predilette da un ceto politico che vuole solo evitare di avere rifiuti per strada guardando ai propri interessi nel breve periodo, lasciando terreno libero ai soliti poteri dai confusi confini tra legale ed illegale;
  •        dall’altra una profonda trasformazione di tutte le filiere produttive, distributive e di gestione dei territori, indirizzandosi verso un modello di economia circolare.
 
Abbiamo la possibilità di unire una battaglia per la salute delle popolazioni e dell’ambiente al rilancio economico e sociale abbandonando vecchie strade che continuano a rivelarsi fallimentari da ogni punto di vista. Così come è necessario superare politiche di piccolo cabotaggio che iniziano e finiscono con dichiarazioni di principio in assenza di passi concreti.
E’ necessario avviare una mobilitazione dei territori che è fatta di progettualità e di lotta, di partecipazione e condivisione della conoscenza, di mobilitazione di tutte le risorse disponibili.
Ci attende comunque una lunga fase di transizione, contro la riproposizione di una successione di emergenze e di presunte soluzioni obbligate dove il provvisorio diventa definitivo. Possiamo e dobbiamo determinare la direzione e le soluzioni finali che prevarranno.
 
Colleferro, 12.09.2016
 

Valle del Sacco, gravi preoccupazioni per la salute sul nuovo rapporto epidemiologico 2013-2015.


Comunicato Stampa Retuvasa

Valle del Sacco, dal nuovo rapporto epidemiologico ulteriori gravi preoccupazioni per la popolazione.


 
E’ stato di recente pubblicato dal Comune di Colleferro il nuovo rapporto di "Sorveglianza sanitaria ed epidemiologica della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco" identificato come “rapporto tecnico delle attività 2013-2015” ed elaborato dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione (DEP) del Lazio.
 
Ci siamo lasciati con il rapporto di sorveglianza nel 2013 le cui conclusioni sull’incidenza sanitaria del Beta-HCH non erano molto incoraggianti. Tra le conclusioni si leggeva “In particolare sono state osservate perturbazioni del pattern lipidico, della funzionalità renale e della steroidogenesi, interessando anche gli ormoni sessuali nelle sesso femminile. E’ stata osservata infine una chiara associazione con alterazioni cognitive.
 
Il nuovo rapporto aggiunge ulteriori elementi di preoccupazione per chi risulta contaminato dal pesticida.
 
Tra il 2013 ed il 2015 e stata eseguita la seconda fase della sorveglianza nell’ambito della quale sono state contattate 690 persone, di cui 602 hanno aderito.
 
Si parte da una conferma negativa e cioè che per quanto riguarda il Beta-HCH la concentrazione media riscontrata nel sangue delle persone esaminate non si discosta da quanto rilevato nelle passate indagini ad indicare che la contaminazione umana è persistente.
 
Inoltre in questa fase è stata analizzata la presenza di altri inquinanti e la concentrazione ematica di alcuni di essi in particolare l’HCB, Trans-nonachlor, p,p'-DDE e PCB, risulta correlata con quella del Beta-HCH condividendone le caratteristiche di associazione. “Tale dato sta ad indicare che la contaminazione del Beta-HCH non e stata isolata ma si e accompagnata, seppure in modo minore, a quella di altri contaminanti chimici persistenti che coesistono nell’organismo.
 
Lo studio inoltre ha approfondito altri aspetti degli effetti del Beta-HCH riscontrando un effetto specifico dell’inquinante organoclorurato su diversi sistemi, in particolare sull’apparato cardiovascolare e sulle funzioni metaboliche, con approfondimento e possibile conferma dei risultati raggiunti attraverso lo sviluppo longitudinale della sorveglianza sanitaria ed epidemiologica attualmente in corso.
 
Colpiscono però le raccomandazioni finali del DEP Lazio che per la prima volta, per quanto di nostra conoscenza, da delle indicazioni che sono un macigno:
 
La contaminazione del fiume Sacco rimane un disastro ambientale di proporzioni notevoli che ha comportato una contaminazione umana di sostanze organiche persistenti considerate tossiche dalle organizzazioni internazionali. Proprio perché la contaminazione e purtroppo persistente non esistono metodi di prevenzione e di rimozione dell’inquinante. Si tratta di un episodio che ha implicazioni etiche, politiche e sociali di livello nazionale. Le autorità locali hanno il dovere di informare la popolazione, di salvaguardarne la salute specie dei gruppi sociali più deboli, di offrire l’assistenza sanitaria adeguata, e di garantire un continuo monitoraggio epidemiologico e sanitario. E’ ovvio che tale assistenza dal punto di vista della tutela sociale e sanitaria del servizio sanitario si deve accompagnare ad un impegno istituzionale coerente per il risanamento ambientale.
 
Questo finale si commenta da solo, in sintesi evidenzia l’assenza di strumenti e pratiche in grado di fornire una adeguata e capillare informazione sanitaria ai cittadini, indirettamente mette sotto accusa le politiche della Regione Lazio che ha operato tagli sulla sanità in un territorio che richiede una riorganizzazione ed un incremento delle risorse a disposizione del sistema sanitario. Evidenzia ciò che è arcinoto all’opinione pubblica e cioè che i settori di popolazione economicamente e socialmente più deboli sono privati di una reale assistenza sanitaria di carattere preventivo e curativo.
Queste considerazioni valgono in particolare per tutte le aree comprese all’interno dei nuovi confini del Sito di Interesse Nazionale, caratterizzate da una complessità di fenomeni di inquinamento ambientale con danni correlati alla salute umana di lungo periodo.
 
Il richiamo alle autorità, alle amministrazioni locali è pacato nei toni e drammatico nella sostanza, ci dice sono inadeguate logiche politiche che facciano semplicemente appello all’onesta ed alla razionalità delle pratiche amministrative.
La difesa della salute e dell’ambiente è possibile solo con una radicale opposizione a politiche che spingono alla privatizzazione di ogni servizio di pubblica utilità, alla riduzione ai minimi termini delle risorse della pubblica amministrazione a tutti i livelli. Sono politiche che negano diritti fondamentali della persona umana, tolgono ogni possibilità di autodeterminazione ed autogoverno alle comunità locali.
Sistema sanitario, ciclo dei rifiuti e bonifica delle aree inquinate sono tre questioni strettamente correlate nei nostri territori che richiedono per essere affrontate un intervento di carattere sistemico, una pianificazione di lungo periodo, risorse adeguate e la piena partecipazione delle comunità locali, partendo da una capillare informazione e formazione, mirata alle specifiche condizioni sociali e culturali dei cittadini.

 
Il resto sono chiacchiere.
 
 
Valle del Sacco, 1 luglio 2016
 

SIN Valle del Sacco, contaminazione area ex AGIP petroli oggi Viscolube spa.


COMUNICATO STAMPA RETUVASA

Dalle vicende del SIN riemerge a tinte fosche l’irrisolta contaminazione dell’area ex Agip Petroli, oggi Viscolube.


 
Dai verbali della Conferenza dei Servizi del SIN Bacino del Fiume Sacco (sui cui esiti non certo esaltanti avremo modo di ritornare, ampiamente, in un successivo comunicato stampa) tenutasi in data 26.05.16, indetta dal Ministero dell’Ambiente, Direzione Generale per la Salvaguardia del Territorio e delle Acque, riemerge la questione dello stato di contaminazione dell’area ex AGIP Petroli, oggi Viscolube spa, sita nel Comune di Ceccano, vicina al confine con il Comune di Frosinone.

Nel corso della Conferenza (presenti: Viscolube spa, Ecotherm, Comune di Ceccano, Unione Petrolifera, ISPRA, ARPA Lazio Dipartimento Frosinone; assenti: Prefettura Frosinone, Provincia Frosinone, Regione Lazio, Istituto Superiore Sanità, ASL Frosinone), tale questione, oggetto di cronaca nei mesi scorsi, si ripropone con nuovo spessore, visti i rilievi di Arpa Lazio e dello stesso Ministero dell’Ambiente.
In estrema sintesi, questi i punti salienti:
 
la bonifica dell’area è lontanissima dal conoscere la conclusione, nonostante il suo iter sia cominciato alla fine del 2002;
 
dei 4 cicli previsti di bonifica con tecnica di landfarming (semplificando non poco, depurazione che catalizza l’azione dei microorganismi presenti nel terreno), non è stato completato neppure il secondo, pressoché fermo dal 2009;
 
mentre la Viscolube spa sostiene, con nota del 31.03.16, che non vi sono fenomeni di migrazione della contaminazione verso l’esterno, ARPA Lazio comunica in data 22.04.16 al Ministero dell’Ambiente che «ancora persiste una rilevante contaminazione di inquinanti nelle acque sotterranee, sia all’interno del sito», sia in 8 piezometri «posti a valle idrogeologica della barriera idraulica» che dovrebbe impedire la diffusione della contaminazione; da tali piezometri «si evidenzia che la contaminazione è presente nelle acque di falda in concentrazioni rilevanti con particolare riferimento» a composti molto nocivi, ovvero in particolare solventi organoclorurati e metalli pesanti;
 
il Comune di Ceccano, in data 08.04.16 ha emesso ordinanza di divieto di consumo di acqua entro i 500 metri dal sito contaminato;
 
Viscolube difende energicamente la propria azione di bonifica, con argomentazioni che saranno vagliate dai tecnici competenti (i quali al momento, come si è visto, sembrano smentirne categoricamente la bontà).
 
Il Ministero ha dunque predisposto un tavolo tecnico per risolvere il problema della diffusione della contaminazione, che coinvolge, a differenti livelli e con specifici compiti, ARPA Lazio, ISPRA, Comune di Ceccano e Viscolube spa. Le relative azioni di tale organo sono in corso, ed entro il 20 luglio la Viscolube spa è tenuta a presentare un’Analisi di Rischio e conseguentemente una Variante del progetto di Messa in Sicurezza dei suoli contaminati.
 
Oltre a sottolineare la paradossalità della vicenda in questione relativamente ai tempi dell’incompiuta (o meglio in alto mare) bonifica, ai gravissimi rischi che ne derivano per l’ambiente e per la salute della cittadinanza, vogliamo rilevare qualche elemento positivo.
 
In primis, l’operato di ARPA Lazio Dipartimento Frosinone, o meglio dei tecnici e dei dirigenti direttamente responsabili di tale lavoro.
 
In secundis, l’operato del Ministero dell’Ambiente, che nel caso specifico si fa carico del problema. Con che esiti, valuteremo più avanti.
 
È importante infine rilevare come la contaminazione da solventi organoclorurati non interessi solo l’area oggi Viscolube spa, ma anche l’area Klopman International srl e l’area ex Schlumberger nel Comune di Frosinone, vicino alla discarica Le Lame. Ci chiediamo come mai vi sia interesse, da parte dei politici e della maggior parte degli organi di controllo, solo per la contaminazione provocata dalla discarica, posto che le due aree precedentemente citate presentano profili di rischio, nonché già alcuni riscontri, molto più preoccupanti.
 
 
Frosinone, 26.06.16

 

Referendum Sociali, 14 e 15 maggio FIRMA DAY:






Comunicato Stampa

Comitato Referendum Sociali Alta Valle del Sacco

Sabato 14 e domenica 15 Maggio FIRMA DAY per i referendum sociali

 

Primavera dei fiori e Primavera dei diritti e della democrazia a Colleferro, sabato 14 e domenica 15 maggio 2016, in viale XXV aprile, nn.7-11, mattina 9.45-12.45 e pomeriggio 16.45-19.45.

In programma la tradizionale Fiera annuale delle Piante e dei Fiori che ospiterà anche i banchetti per il FIRMA DAY, organizzati dai promotori dei Referendum sociali (Buona Scuola, Trivelle Zero, Beni comuni, Inceneritori) con la disponibilità di Assessori e Consiglieri comunali che garantiranno l’autenticazione delle firme.

In tutta Italia per il FIRMA DAY – sei quesiti referendari e una petizione popolare  - centinaia di attivisti e di attiviste, decine di adesioni da associazioni, comitati e realtà territoriali, presenti con 1.000 banchetti per la raccolta firme.

La stagione dei referendum sociali è iniziata il 9 aprile con una campagna nazionale di mobilitazione che si chiuderà il prossimo luglio con l'obiettivo di raggiungere oltre 500mila firme necessarie per indire i referendum da votare nella primavera del 2017.
Come dice il nome, i referendum hanno carattere sociale e democratico perché difendono i diritti di tutti e sono promossi dai cittadini attraverso le loro associazioni (pagina FB e sito http://www.referendumsociali.info/).

Per contrastare qualsiasi svendita del presente, del futuro e dei nostri diritti, per ribadire che il modello di crescita globale può e deve essere ugualitario e comune, per non delegare la nostra volontà ai  gruppi di interesse e alle lobby chiediamo anche la TUA firma.

I referendum sociali, a cui si aggiunge il quesito sull'Italicum (abolizione del voto bloccato al capolista e delle candidature plurime; abolizione del premio di maggioranza e il ballottaggio senza soglia), riguardano i principali provvedimenti governativi.

Quello sulla “Buona scuola”, con cui si è attaccato il ruolo della scuola pubblica, che deve parlare di formazione e non di profitto.

I processi di privatizzazione del servizio idrico, dei servizi pubblici locali e dei beni comuni cercano di cancellare definitivamente il significato politico, culturale e democratico del referendum sull’acqua. L’aggressione non risparmia l'ambiente e la salute, a partire dalle trivellazioni.

Con la manifestazione della valle del Sacco, "RifiutiamoLI!”, dello scorso 9 aprile abbiamo detto NO! al revamping che ammoderna gli inceneritori di Colleferro e con questo referendum vogliamo bloccare il piano governativo su nuovi e vecchi impianti, che riguarda direttamente quelli di colle Fagiolara. Vogliamo l’abrogazione dell’art. 35 dello “Sblocca Italia”, che espropria le Regioni dei loro poteri di gestione e di programmazione in materia di rifiuti, classifica gli inceneritori di rifiuti come “infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale”, sopprime il limite regionale di conferimento di rifiuti, che potranno essere prodotti in una Regione ed inceneriti in altre, riduce i tempi per la Valutazione di Impatto Ambientale, ecc.

Se firmi e voterai SÌ al referendum significa che vuoi contrastare l’incenerimento dei rifiuti, tutelare la salute pubblica e l’ambiente dalla inevitabile contaminazione tossica e nociva di aria, suolo, acqua, polveri ultra-sottili, ceneri e scorie contenenti diossine, policlorobifenili e metalli pesanti, dispersi in atmosfera o accumulati in discarica, elementi che entrano nella catena alimentare.

Votare SI’ significa orientare le risorse economiche pubbliche dall’incentivazione di inutile produzione di energia al potenziamento della raccolta differenziata porta a porta e del riciclaggio per avviare un percorso virtuoso e sostenibile di “Economia Circolare”, l’unico in grado di produrre ampia occupazione locale stabile e di salvaguardare l’ambiente e la salute.

Il Comitato locale Alta Valle del Sacco per i Referendum Sociali Comitato, composto da vari associazioni, comitati e realtà locali, è aperto all'adesione di altri soggetti e cittadini che condividono questi obiettivi.

E' possibile firmare anche presso l'Ufficio Anagrafe del Comune di Colleferro in via Nobel, 1 . Orario pubblico tutti i giorni dalle 8,30 alle 12,30 - martedì e giovedì dalle 15,30 alle 17,30, muniti di documento di riconoscimento.

 
Colleferro, 12 maggio 2015

VIDEOTECA VALLE DEL SACCO

Community

                                                 
                                   

         

 

Osservatorio PM10

Emissioni Valle del Sacco

Retuvasa on the web