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Valle del Sacco

Inceneritore Marangoni, lettera aperta al Sindaco di Anagni.


COMUNICATO STAMPA ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE
ANAGNI E VALLE DEL SACCO

Istanza rinnovo autorizzazione inceneritore pneumatici fuori uso –
lettera aperta al Sindaco di Anagni
 

Martedì 8 novembre, presso la Regione Lazio, si aprirà la Conferenza dei Servizi istruttoria dedicata all’istanza di rinnovo dell’inceneritore di pneumatici fuori uso Marangoni, nato come impianto di cogenerazione a servizio dell’impianto produttivo di pneumatici, ormai chiuso da anni.
Limitiamoci a ricordare solo alcuni fatti salienti, in estrema sintesi:

  • La normativa regionale vigente non consente impianti di trattamento rifiuti (e tantomeno inceneritori) a una distanza inferiore di 500 metri dalle abitazioni, che sono invece numerose intorno a quello in causa;
  • È vigente, dal 2009, a causa di contaminazione di PCB, un’ordinanza comunale di divieto coltivazione e razzolamento animali in località “Quattro Strade” (accanto agli impianti Marangoni), per un raggio di 500 metri;
  • È in corso, su richiesta del Tribunale di Frosinone, un’indagine epidemiologica al fine di accertare la presenza di picchi di alcune patologie tumorali fra i residenti della località “Quattro Strade”;
  • È nota, da alcuni anni, la presenza di una contaminazione di PCB e diossine, dovuta a cause non ancora accertate, in un’ampia area situata a 1-2 km. a ovest dell’inceneritore in oggetto;
  • L’inceneritore si trova nel perimetro del SIN Valle del Sacco;
  • È nota la pessima situazione ambientale ed epidemiologica del Comune di Anagni e dell’intera Valle del Sacco, confermata dai recenti dati ARPA Lazio (29 settembre 2016);
  • È noto che i pneumatici fuori uso si riciclano, con trattamenti non impattanti sull’ambiente, e sono utilizzabili in numerose applicazioni, ad esempio per i manti stradali;
  • L’inceneritore in oggetto, che impiegherebbe solo poche unità lavorative, troverebbe l’unica ragion d’essere negli incentivi per le energie impropriamente considerate “alternative”.

 
Le sottoscritte associazioni confidano che il Sindaco di Anagni, massima autorità sanitaria del territorio, saprà ben rappresentare, con queste e numerose altre ragioni,  l’opposizione dell’ente  all’istanza di rinnovo.

 
Anagni (FR), 05.11.16
 
LE ASSOCIAZIONI
 
Anagni Viva
Comitato Osteria della Fontana
Legambiente Anagni
Retuvasa
 

Sui rifiuti una strategia per rispondere a oltranza.


Comunicato Stampa Congiunto

Sui rifiuti una strategia per rispondere a oltranza
 

Venerdì 28 ottobre si è svolto un incontro partecipato tra comitati ed associazioni di Colleferro e della Valle del Sacco.

Alla luce dell’ultimo consiglio regionale straordinario sui rifiuti e del rinnovato clima di emergenza che, ancora una volta porta a scelte che penalizzano il nostro territorio - come la richiesta della Marangoni di Anagni di riattivare l’attività di incenerimento di pneumatici - ci si è confrontati sulla capacità delle amministrazioni locali di sviluppare un’ azione concreta e coordinata, una progettualità alternativa, a partire dalla costituzione di un ambito territoriale in cui strutturare il ciclo dei rifiuti dalla raccolta differenziata al riciclo-recupero attraverso una opportuna dotazione impiantistica. A comunicati e dichiarazioni non è corrisposta sino ad ora un’ azione concreta.

Ci si è confrontati su informazione, coinvolgimento e partecipazione attiva dei cittadini, laddove una politica calata dall’alto, un’ informazione sporadica e confusa portano come conseguenza rassegnazione, indifferenza e passività.

Da qui la necessità di giungere ad un confronto più serrato con le istituzioni e soprattutto la volontà di informare capillarmente i cittadini, di confrontarci sugli effetti concreti di inceneritori e discarica.

Prendiamo atto quindi della posizione assunta dai sindaci di Colleferro, Paliano e Valmontone nei confronti della regione Lazio, che rivendica l’avvio del percorso che porterà alla chiusura della discarica entro il 2019. Dobbiamo peraltro notare che questo incontro e dichiarazioni sono avvenute dopo l’allarme suscitato dalle notizie sulla sopraelevazione della discarica di Colle Fagiolara.

Ad oggi la concordia delle intenzioni, delle amministrazioni con quella regionale, ci  sembra più un obiettivo  auspicabile che conseguito. L’autorizzazione oggi negata a “Rida Ambiente” era stata in precedenza concessa ed allo scopo era stata autorizzata la sopraelevazione.
Altrettanto da verificare quanto le intenzioni delle tre amministrazioni concordino con tutte quelle delle amministrazioni che fanno parte del Coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco, soprattutto per quanto riguarda la volontà di gestire autonomamente il ciclo dei rifiuti in ambiti territoriali.

Sul destino degli inceneritori non intravediamo all’orizzonte novità diverse dal revamping.

Non ci sono alternative alla partecipazione ed alla mobilitazione dei cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco, la ribellione ad un destino segnato di discarica dei rifiuti metropolitani è la condizione necessaria affinché ci sia una svolta immediata nelle scelte a livello di città metropolitana e regione.

Occorre trovare una strategia e una programmazione tali da non dover far in modo che sia la provincia a soccombere delle mancanze romane.

 
I presenti erano:
Anagni Viva
Circolo Arci “Montefortino ‘93”
Coordinamento Comitati di Quartiere Colleferro
Comitato Residenti Colleferro
Laboratorio comune alta valle del Sacco
Legambiente Anagni
Legambiente Sgurgola
Retuvasa Colleferro-Anagni
UGI
 
 
Valle del Sacco, 3 novembre 2016
 

Caso Addimandi, la Giustizia sembra finalmente arrivata.


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

Caso Addimandi, la giustizia sembra finalmente arrivata
 
 
La sentenza 284/16 della Corte dei Conti sezione del Lazio (di cui riporteremo nel seguito alcuni passi tra virgolato) pronuncia finalmente un verdetto di colpevolezza, sebbene di primo grado, relativamente a una delle vicende giudiziarie ambientali del Frusinate più importanti e tristi degli ultimi anni.
 
Per quelli, molti, che avranno perso la memoria storica degli eventi, è bene ricordare alcuni aspetti salienti della questione. Vincenzo Addimandi, Responsabile del Servizio Risorse idriche e naturali, suolo, rifiuti e bonifiche della Sezione Provinciale di Frosinone di ARPA Lazio, fu accusato di aver modificato nel 2007 il dato analitico relativo allo zinco del campione di scarico di acque reflue della ditta Eurozinco (Anagni), che finivano nel Rio Mola Santa Maria e quindi nel Fiume Sacco. Per la precisione, cercò di costringere un tecnico ad alterare il dato analitico, in modo che risultasse nei limiti di legge; «al rifiuto opposto dal [tecnico] di modificare il dato, di suo pugno lo avrebbe corretto», sostituendo il rapporto di prova originale inviato alla Finanza.
 
Rinviato a giudizio solo nel 2011 per i correlati reati, il procedimento penale si concluse nel febbraio 2015 per prescrizione dei termini. La Corte dei Conti ha però proseguito il proprio procedimento amministrativo-contabile, iniziato nel maggio 2015, volto a tutelare gli enti pubblici da eventuali danni finanziari. Riconoscendo la colpevolezza dell’imputato per i fatti ad esso ascritti, lo ha condannato al pagamento di € 5.304,24 «risultante dalla somma del danno patrimoniale indiretto pari alle spese legali affrontate da ARPA Lazio per avvalersi per la costituzione di parte civile (€ 2.516,80) e del danno da disservizio (quantificato in misura pari alla quinta parte di uno stipendio mensile lordo, e cioè in € 2.787,44)».
 
Si potrebbe concludere che il Dirigente, tornato dopo un breve periodo di sospensione di servizio ad un incarico di pari livello lautamente retribuito presso la struttura capitolina di Arpa Lazio, se la sia cavata con poco, visto che la sua colpevolezza non ha assunto rilievo penale e che l’ammenda è tutto sommato modesta in rapporto alla sua posizione retributiva. Ma la sentenza della Corte dei Conti è importantissima per due motivi.
 
Il primo consiste nel rilievo etico della vicenda, nel morale che infonde ai tecnici di Arpa Lazio che ebbero il coraggio di denunciare l’operato del dirigente, con quali difficoltà e sofferenze si può immaginare. La sentenza ricorda che, nel corso di un interrogatorio del 2010, Addimandi dichiara «di non considerare idoneo al suo ruolo il [suddetto] tecnico di laboratorio, che definisce psicolabile»; nonché le «prove documentali con le numerose dichiarazioni raccolte nel corso delle indagini da diversi dipendenti dell’ARPA che hanno dichiarato di avere subito pressioni dall’Addimandi». La sentenza della Corte dei Conti rende dunque giustizia al coraggio e all’onestà di queste persone.
 
Il secondo motivo è relativo agli equilibri interni ad Arpa Lazio, a quella che ci sembra un’infinita lotta tra dirigenti e tecnici più e meno onesti (alcuni dei primi più che encomiabili), con conseguenze ambientali deleterie nel caso del prevalere dei secondi. Di fronte a una sentenza non si possono chiudere gli occhi. Ciò fa dunque sperare in un’Arpa Lazio più pulita.
 
Coordinamento provinciale Retuvasa Frosinone

 
Anagni (FR), 01.11.16
 

Caos rifiuti regione Lazio, di nuovo emergenza e Colleferro deve risolvere il problema.


Comunicato Stampa Retuvasa

Caos rifiuti regione Lazio, di nuovo emergenza e Colleferro deve risolvere i problemi.


 

Emergenza rifiuti Lazio, quante volte abbiamo sentito pronunciare queste parole in fila? Oramai conosciamo vita morte e miracoli della storia, quindi siete pregati di non utilizzare più questi termini da sostituirli con uno solo: INCAPACITA’.

L’incapacità del Governo è il frutto di una scelta consapevole, quella dell’incenerimento; la regione Lazio è incapace di programmare un piano rifiuti sganciato dal passato; le amministrazioni locali sono incapaci di coalizzarsi nella progettazione di un futuro autonomo da Governo e Regione.

A tutti i livelli non c’è traccia di una strategia che abbandoni la nozione di ‘ciclo dei rifiuti’ e apra alla metodologia del ridurre-recuperare-riciclare, che lascerebbe ben pochi residui alla fase finale del ‘recupero di materia’, ma ciò richiederebbe una straordinaria mobilitazione e partecipazione dei cittadini delle popolazioni e l’abbandono di straordinarie posizioni di profitto -legali/illegali- incardinate nell’attuale ciclo dei rifiuti.

L’emergenza arriva nuovamente in un turbinio di eventi che noi attivisti abbiamo previsto già da tempo mentre le nostre proposte -concrete e documentate- rimanevano inascoltate.

L’emergenza torna e la rilancia Rida Ambiente, la società di Aprilia che tratta i rifiuti di circa 60 Comuni, 1.700.000 persone, degli ATO di Roma e Latina, per poi conferire il CDR negli inceneritori e gli scarti di lavorazione post-trattamento nelle discariche.

Rida Ambiente dopo aver vinto un ricorso al TAR del Lazio contro la regione, in cui quest’ultima veniva obbligata a definire la rete integrata dei rifiuti, si trova a dover sospendere o diminuire in modo sostanziale le attività in quanto non esistono più impianti di discarica che possono ricevere gli scarti di lavorazione.

I siti di conferimento di Rida Ambiente sono stati in passato i seguenti.

  • Presso la discarica di Pontina Ambiente S.r.l. che non può più rispondere agli obblighi di servizio pubblico di discarica;
  • Presso Borgo Montello, sito di discarica esaurito e da bonificare, dove ha un contenzioso con la Ecoambiente S.r.l;
  • Presso la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro, oggi Lazio Ambiente S.p.A., il gestore della discarica, si trova nella situazione di diminuire l’accesso di camion in quanto l’impianto dispone di volumetrie limitate. Lo stesso gestore richiede da tempo lo spostamento dei tralicci di alta tensione, che permetterebbero una nuova disponibilità per circa 600.000 tonnellate, come conferma la delibera di fabbisogno regionale, la n. 199 di aprile 2016.


In attesa dello spostamento dei tralicci la regione Lazio agisce d’imperio e autorizza ("Area Ciclo Integrativo dei Rifiuti" con delibera n° G11840 del 14/10/2016) una modifica non sostanziale per una sopraelevazione della collina di discarica da 280 a 287 metri sul livello del mare, corrispondenti ad “un quantitativo complessivo di 24.000 tonnellate circa, che Lazio Ambiente ha deciso di ripartire in massimo 120 tonnellate giornaliere (4 macchine giorno)” come si legge in un nota di Rida ambiente del 18 ottobre scorso.

Maturano decisioni, si preparano situazioni inaccettabili. Come ci opponiamo al revamping degli inceneritori di Colleferro, ci opponiamo allo spostamento dei tralicci perché sappiamo benissimo che con una nuova buca da riempire ci sarà sempre qualcuno che lo farà.

Ma il nocciolo della questione non è questo.

Ciò che è accaduto con Manlio Cerroni, patron della monnezza regionale e non solo, avrebbe dovuto insegnare qualcosa, ma evidentemente incapaci si nasce.

Oggi siamo di nuovo sotto scacco, l’attore principale è un altro, ma ciò non cambia l’essenza delle cose, una società che minaccia di lasciare i rifiuti per strada se non si risolve la questione, diffidando la regione Lazio ad adempiere alla costruzione di una rete di siti ed impianti adeguata allo smaltimento.
Le politiche adottate lasciano mano libera ai ‘signori della monnezza’ che hanno tutto da guadagnare dalla successione di emergenze ed interventi straordinari, che finisce per scaricare le conseguenze sui territori, come Colleferro che torna in pole position per la risoluzione del problema. E sì, perché se c’è emergenza è sempre Colleferro che deve rispondere, è già accaduto e continuerà ad accadere se non poniamo termine a questo filo sottile di subalternità.

Un richiamo va fatto alle amministrazioni locali, incapaci di elaborare una strategia alternativa per il proprio territorio, dando la sensazione di non andare oltre il contrasto verbale al ripetersi un tragico copione. Nella catena dei poteri di governo sui territori -sempre più sbilanciata verso l’alto- alle amministrazioni locali non viene concessa neppure una blanda politica di ‘riduzione del danno’.

Una svolta radicale dall’economia dei rifiuti a quella del recupero richiede una straordinaria mobilitazione dei cittadini, delle risorse e delle competenze dei territori, una rivoluzione culturale e civile. Gli amministratori, nel momento in cui vi rinunciano, quando si coprono dietro i limiti dei propri poteri, hanno la grave responsabilità di spingere i cittadini verso la passività, salvo poi attribuire ad essa ogni responsabilità.

Noi, reti di associazioni, comitati e singoli cittadini, a quella mobilitazione abbiamo sempre fatto appello, ad essa abbiamo lavorato, ad essa ancora una volta ci rivolgeremo, prima che sia troppo tardi e prevalga l’indifferenza e la rassegnazione.

Il consiglio regionale straordinario sui rifiuti del 24 ottobre, sarebbe tale se fosse stato sostenuto da una consultazione, partecipazione e chiamata a raccolta di tutte le forze attive, ti tutti i livelli di governo del territorio.

Così non è stato, ne dovranno renderne conto.

Colleferro, 23.10.2016
 

Lazio Ambiente SPA sulla cessione quote: rifiuti, diritti, democrazia.

 
Comunicato Stampa Retuvasa

Lazio Ambiente SPA sulla cessione quote: rifiuti, diritti e democrazia.


 
Con la Deliberazione 4 ottobre 2016, n. 572 la regione Lazio ha deciso la cessione completa delle quote azionarie (100%) di controllo di Lazio Ambiente S.p.a.

Le motivazioni per questa decisione si riassumono nelle parole che seguono: “ (…) alla luce delle risultanze dell’analisi sopra indicata, la migliore opzione, in termini di fattibilità tecnica, di coerenza con il piano di razionalizzazione e di prospettiva industriale e soprattutto in termini di effetti economici, è l’operazione di ricapitalizzazione parziale con successiva cessione totale di azioni tramite procedura ad evidenza pubblica, in quanto è in grado di massimizzare gli effetti economici dell’operazione e di evitare il coinvolgimento finanziario della regione Lazio per ulteriori investimenti in Lazio Ambiente ed in EP Sistemi, previsti nell’esercizio 2017, per 21,7 milioni di euro;”

La strada intrapresa era già scritta nelle cifre del pian industriale esposte nella delibera 495 del 4 agosto, dalla quale si evinceva che l’asset fondamentale di Lazio Ambiente erano/sono gli inceneritori. Se l’investimento di 21 milioni previsto per il 2017, risultava assolutamente insopportabile per le finanze della regione, quest’ultima doveva comunque intervenire per evitare il collasso della società.

La regione ricapitalizza Lazio Ambiente per 12.600.000 euro equivalenti agli investimenti previsti per il 2016, necessari innanzitutto per mantenere in funzione le due linee di incenerimento del cui stato tutti sono consapevoli, nonostante la società cerchi di non far trapelare alcuna notizia.

Dalla delibera del 4 agosto si evince che sono previsti 7 milioni di investimento per il cosiddetto revamping. Non ci è possibile entrare nel merito di quali interventi si vadano a finanziare con quella cifra, ma siamo certi di fronte alle previsioni di investimento per il 2017 che si tratta di tamponare una situazione prossima al collasso tecnico degli impianti.

In sintesi possiamo concentrarci sulla posta in gioco costituita dagli inceneritori: siamo di fronte ad una prospettiva a breve che comprende, assieme agli investimenti tampone il rinnovo della Autorizzazione di Impatto Ambientale (AIA) per le due linee ed una di lungo periodo che passa per la messa a gara della società.

Sulla prospettiva a lungo non possiamo che ribadire quanto scritto più volte: chi compera una società decotta, con debiti certi e crediti incerti, si sente garantito dalla strategia governativa sui rifiuti che privilegia gli inceneritori e ne decreta il carattere strategico, li sostiene con un mercato unico nazionale, mentre neppure nei confronti delle discariche si emette un verdetto di morte certa. Chi compera vuole che gli siano garantiti molti anni per ammortizzare gli investimenti e cumulare profitti.

La prospettiva a lungo si apre a breve, la delibera lo ribadisce, un arco di tempo per schivare fallimento della società e costi esagerati per la regione, un margine di tempo probabilmente troppo breve per realizzare un coerente ed adeguato intervento di rianimazione degli impianti. La documentazione presentata dalla società in conferenza dei servizi per il riesame dell’AIA, in particolare la  scheda d - Individuazione della proposta impiantistica ed effetti ambientali, solleva numerosi interrogativi, che affronteremo nella giusta sede e nel dibattito pubblico.

Stretti tra la precarietà tecnica, finanziaria ed ambientale del presente ed un futuro che riconsegna il nostro territorio al suo passato, i cittadini di Colleferro e dei paesi limitrofi hanno diritto di conoscere tutta la verità sullo stato degli impianti di incenerimento, ogni informazione sulle vicende passate, sullo stato presente, su ciò che accadrà nell’interregno prima della vendita. La documentazione offerta non offre a nostro parere garanzie sufficienti, mentre le illegalità delle passate gestioni, su cui è in corso un processo, creano molti interrogativi anche sul presente. Una situazione tecnica precaria, confermata dalla quota di investimenti prevista per l’anno in corso, che peraltro va a concludersi, che effetti provoca sulla salute dei cittadini?

Sono domande superflue? Lazio ambiente inauguri allora una politica dei ‘dati aperti’ integrale, dia il buon esempio a tutte le società che gestiscono servizi essenziali per la comunità.

La completa trasparenza sull’oggi è la condizione necessaria per un confronto pubblico sul futuro.

Un futuro che la comunità di Colleferro e del territorio condivide con gran parte del territorio nazionale per la politica sui rifiuti. La risposta di istituzioni locali, comuni, città metropolitane e regioni, quando non è di totale allineamento, è assolutamente inadeguata.

Le nuove amministrazioni non sembrano fare eccezione.

Non è sufficiente una politica che possiamo definire di ‘riduzione del danno’; la trasformazione del ‘ciclo dei rifiuti’ in economia del riciclo, del recupero richiede una volontà ed una progettualità, una capacità di aggregare risorse e competenze sui territori, di informare e mobilitare i cittadini che va ben oltre le logiche che dominano gran parte delle amministrazioni. Amministrazioni, stremate da una politica pluridecennale di sottrazione di risorse e poteri, debbono rendere conto di questa condizione ai propri cittadini, non coprirsi dietro di essa.

Colleferro e la Valle del Sacco non solo sui rifiuti condividono un destino con molti altri territori. Con l’istituzione del nuovo Sin Valle del Sacco, si apre una partita gigantesca proporzionale alla complessità ed alle dimensioni del territori perimetrati al suo interno. Una partita che richiede nell’ambito nazionale miliardi di euro per la bonifica dei siti di interesse nazionale, ma soprattutto la capacità di progettare una diversa economia dei territori, di cui equilibrio idrogeologico, qualità dell’ambiente, eliminazione delle fonti di inquinamento, sono contemporaneamente precondizioni, vincoli ed obiettivi.

La coalizione di interessi che congiurano per negare al nostro territorio un futuro libero dalla dannazione dell’inquinamento di tutte le sue matrici ambientali, ci obbliga a costruire una coalizione contraria nel nostro territorio ed assieme a molti altri nel nostro paese.

Non possiamo pensare che sia sufficiente una pura azione di resistenza, a cui peraltro non abbiamo alcuna intenzione di rinunciare e che pensiamo si debba intensificare. Dobbiamo avere la capacità di riconoscere e di riconoscerci reciprocamente con tutti coloro che chiedono il riconoscimento dei nostri stessi diritti fondamentali, a questo negli anni abbiamo già lavorato e pensiamo sia oggi una condizione irrinunciabile per sperare di vincere.

Il nostro paese vive in queste settimane un confronto sulla democrazia, sulla rappresentanza sull’efficacia della azione di governo, sulla costituzione. I cittadini possono pensare di misurare concretamente quale possibilità hanno di far valere i propri diritti, di misurare concretamente la volontà dei propri rappresentanti di battersi sino in fondo.

Possono cominciare a pensare che c’è un legame inscindibile tra i diritti fondamentali, su cui si fonda la nostra Costituzione e quelli che si vogliono concretamente affermare nel territorio dove vivono e che gli uni e gli altri vanno difesi, affermati e arricchiti, assieme.

 
Colleferro-Valle del Sacco, 18.10.2016
 

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