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Valle del Sacco

EVENTO: Convegno LINDANET e SIN Valle del Sacco.

 
Convegno rivolto alla cittadinanza Sito di interesse nazionale Valle del Sacco: ripartire in un contesto europeo Colleferro 10 ottobre 2020 Sala Aldino Ripari (ex Konver) Via degli Esplosivi
 
COMUNICATO STAMPA 
 

Un sabato di condivisione: cittadini, sindaci, associazioni ed istituzioni si incontrano per un aggiornamento sulla Valle del Sacco.

L’incontro, promosso dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana e patrocinato dalla Regione Lazio, nasce nell’ambito di “Lindanet”, il progetto europeo  finalizzato allo scambio di esperienze e pratiche tra le aree di diversi paesi europei  contaminate da Lindano e del nuovo piano di intervento della Regione Lazio nelle aree interessate, in fase di avvio.

Conoscere e confrontare realtà così distanti ma accomunate da uno stesso problema, permette di individuare misure più adeguate in termini di spesa e di risultato. Lo stesso spirito di condivisione e di confronto anima il dialogo che da anni esiste tra i cittadini, le associazioni e gli amministratori dell’area della Valle del Sacco, un territorio segnato dall’inquinamento. I cittadini sono stati coinvolti nella conoscenza delle cause della contaminazione e dei suoi effetti sulla salute e sull’ambiente.

In sintesi, la comunicazione trasparente, dichiara in una nota Retuvasa, l'associazione che ha collaborato alla realizzazione dell'incontro del 10 ottobre - ha generato coinvolgimento e la partecipazione attiva in tutte le sedi dimostra una vera e propria forma di azione consapevole.
Le associazioni ambientaliste negli anni hanno contribuito a costruire questa consapevolezza, acquisendo conoscenze e informazioni, condividendole con la popolazione, collaborando con esperti ed enti di ricerca, proponendosi con le istituzioni e vincendo la riluttanza di alcune di esse a renderle pubbliche.

L'incontro di sabato 10 ottobre aprirà una nuova via di collaborazione finalizzata al miglioramento delle condizioni dei siti contaminati da Lindano.





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Ufficio stampa e relazioni esterne
 
Alessandra Tardiola 3355738398(IZS Lazio e Toscana)
Alberto Valleriani 3356545313(Retuvasa)

 

Bonifica SIN Bacino del fiume Sacco, aggiornamento agosto 2020.


Comunicato Stampa Retuvasa

Bonifica SIN “Bacino del fiume Sacco”, aggiornamento agosto 2020


 
L’Accordo di Programma (AdP) “per la realizzazione degli interventi di Messa in sicurezza e bonifica del Sito di Interesse Nazionale Bacino del Fiume Sacco” è stato stipulato dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Lazio il 12 marzo 2019 (approvato con Decreto n. 51 del 10/04/2019 e DGR n. 119 del 06/03/2019) . Nell’ambito dell’accordo la Regione Lazio è stata individuata come  Responsabile Unico dell’Attuazione (RUA) degli interventi e di conseguenza responsabile del controllo e del monitoraggio delle attività per l’attuazione delle stesse.

L’AdP, il cui valore complessivo ammonta ad 53.626.188,68 euro, individua interventi di immediata attuazione e le relative fonti di finanziamento, fissando la data  del 31 dicembre 2023 per il loro completamento, fatto salvo un ulteriore periodo di 24 mesi legato a singole specificità afferenti alla fase di bonifica.

L’AdP fissa inoltre ulteriori termini per le varie fasi degli interventi che, allo stato attuale, registrano un leggero ritardo anche all’emergenza Covid -19, che ha determinato come noto un rallentamento di tutte le attività nel nostro paese. In particolare si registra un lieve ritardo nell’affidamento ed esecuzione dei piani di monitoraggi delle acque, dell’indagine epidemiologica e della caratterizzazione delle aree ripariali.

In ogni caso, si rileva dagli atti oggetto di pubblicazione che, dalla stipula dell’Accordo, la Regione si è attivata sin da subito affinché siano gli enti tecnici di riferimento per ogni tipologia di intervento. Ciò ovviamente ha comportato dei tempi maggiori per il confronto ed il coordinamento, ma ha permesso di avviare forme di collaborazione interistituzionale attraverso la stipula di convenzioni; esse consentiranno l’esecuzione direttamente da parte della regione Lazio -in collaborazione con gli enti tecnici di riferimento a livello regionale e nazionale- di alcuni interventi individuati nell’AdP ovvero di specifiche attività all’interno degli stessi.

Procediamo in ordine cronologico.

La sorveglianza epidemiologica.

Il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale (DEP) ha elaborato un “Programma di valutazione epidemiologica” della popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale (SIN) Valle del Sacco.

Detto programma, avente durata biennale, prevede la realizzazione di un sistema di valutazione epidemiologica della popolazione basato su un programma di lunga durata in grado di fornire alle amministrazioni ed alla popolazione informazioni sullo stato di salute, sui fattori di rischio e sui possibili cambiamenti attraverso un potenziamento degli interventi di prevenzione e promozione della salute in un’ area a forte pressione ambientale.

La Convenzione interesserà 1.200 residenti della valle del Sacco, un campione ancora più rappresentativo delle precedenti indagini per un importo totale di 960.000 euro.

Le attività vanno dai prelievi del sangue (ASL RM5), alla Sorveglianza epidemiologica e sanitaria della popolazione residente/Coorte longitudinale/Monitoraggio MMG e PLS/ Studio epidemiologico sugli effetti sulla salute degli inquinanti attraverso consumo di acque e alimenti (DEP, ASL RM5), alla collaborazione con il CNR di Pisa per la valutazione dell’incidenza cardiovascolare (DEP, CNR Pisa), alle analisi effettuate presso il laboratorio Kuopio ad Helsinki (DEP, Health Institute Kuopio), al Coordinamento del Progetto (DEP).

Un programma che necessita sicuramente di una complessa attività di coordinamento e che il DEP Lazio ha già assolto nel passato con estrema professionalità, tenendo conto che i tempi di realizzazione dovranno fare i conti con le norme anti-Covid.

Detto programma, rispetto a quello già approvato nel 2017 e mai avviato per assenza di fondi, è stato aggiornato e rielaborato anche alla luce delle diverse esigenze del territorio e della popolazione coinvolta nell’indagine, in particolare è stata eliminata, all’esito di specifica valutazione tecnico-sanitaria, la previsione di realizzazione di un PRESSA (Presidio Sanitario Ambientale).

Detto programma sarà attuato dal Dipartimento di Epidemiologia all’esito del perfezionamento di apposita convenzione ex art. 15 L.n. 241/1990.
Con determinazione n.417408 del 12.12.2019 è stato approvato lo schema di convenzione per la realizzazione in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio - ASL ROMA 1 del “Programma di valutazione epidemiologica”, relativamente ai requisiti tecnici, della popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale (S.I.N.) Valle del Sacco – D.M. n. 321/2016.

Con successiva determinazione n. G06907 del 13 giugno 2020 è stata rettificata la Determinazione n. G17408 del 12 dicembre 2019 ed è stato approvato un nuovo schema di convenzione, ex art. 15 L. n. 241/1990 s.m.i per la realizzazione, in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia, del “Programma di valutazione epidemiologica”, relativamente ai requisiti tecnici, della popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale (S.I.N.) Bacino del Fiume Sacco – D.M. n. 321/2016. La rettifica della precedente determinazione n. G17408/19 si è resa necessaria a causa di sopravvenute esigenze tecniche ed economiche del Dipartimento che hanno comportato la necessità di modificare il documento tecnico, il quadro economico e lo schema di convenzione approvato in precedenza.

La Caratterizzazione delle aree agricole ripariali.

Mentre per la sorveglianza epidemiologica si può procedere con un background legislativo ben definito da tempo, per la caratterizzazione delle aree agricole ripariali si deve fare riferimento al nuovo regolamento sugli interventi di bonifica, di ripristino ambientale e di messa in sicurezza, d'emergenza, operativa e permanente, delle aree destinate alla produzione agricola e all'allevamento (DM n. 46 del 1 marzo 2019).

L’intervento è finanziato con fondi FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) per 4 milioni di euro.

Per l’attuazione dell’intervento sono stati coinvolti coinvolti l’Istituto Superiore di Sanità e l’Istituto Sperimentale Zooprofilattico per il Lazio e la Toscana (IZSLT). 

Con DGR n. 140 del 31 marzo 2020 è stato approvato il documento relativo alla “Caratterizzazione delle aree agricole ripariali”, comprensivo dell’allegato tecnico elaborato da ISS e IZSLT.  Il suddetto documento oltre a una descrizione dell’intervento e dell’area interessata dallo stesso contiene una dettagliata individuazione delle motivazioni dell’intervento e dei soggetti che saranno coinvolti nell’attuazione. L’intervento di caratterizzazione riguarderà tutte le aree agricole ripariali oggetto di interdizione con i provvedimenti commissariali ricadenti nei territori dei comuni di Colleferro, Segni e Gavignano, Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo, Supino, Frosinone, Patrica, Ceccano, Castro dei Volsci, Pofi, Ceprano e Falvaterra.

Contestualmente alla caratterizzazione dei suoli agricoli si procederà al biomonitoraggio animale e dei vegetali, in considerazione del fatto che durante la fase emergenziale si erano acquisite evidenze di contaminazione da fitofarmaci nel latte e nei foraggi oltreché nel suolo. 

L’area soggetta a caratterizzazione interessa circa 54 Km di asta fluviale a partire dal limite nord dell’Area c.d. interdetta in corrispondenza della sorgente inquinante (area industriale di Colleferro). La fusione delle aree c.d. interdette con una fascia di buffer estesa a 100 m in riva destra e in riva sinistra del Fiume Sacco e le aree esondabili con pericolosità P3 ha generato un poligono esteso circa 1730 ha.

L’intervento sarà realizzato sui siti ricadenti in tali aree.

L’articolazione di dettaglio relativa alle fasi operative, la localizzazione dei punti di campionamento, la calendarizzazione dei campionamenti, le procedure tecniche di esecuzione del campionamento dei suoli e delle matrici vegetali ed animali, nonché la tracciabilità e trasmissione dei campioni e di gestione dei flussi informativi saranno contenuti nel piano di caratterizzazione che sarà elaborato dall’ISS.

Il tempo previsto per l’attuazione dell’intervento è stimato in circa 20 mesi.

C’è da precisare che anche in questo caso c’è il background derivante dalle attività dell’ex Ufficio Commissariale che negli anni dal 2005 al 2012 ha effettuato analisi su acque e terreni in fasi diverse, tuttavia  l’introduzione del nuovo Regolamento e relativi parametri induce a procedere con necessità ed  urgenza ad una caratterizzazione definitiva con una valutazione del rischio sui principali bersagli (vegetali-animali-uomo) e avviare, eventualmente, ulteriori misure interdittive ovvero a rivedere le misure cautelari già in atto anche attraverso una revoca o ulteriore limitazione delle stesse.

Contestualmente alla caratterizzazione dei suoli agricoli, si procederà al biomonitoraggio animale e vegetale, in considerazione dei dati pregressi che hanno già evidenziato durante la fase emergenziale evidenze di contaminazione da fitofarmaci nel latte e nei foraggi oltreché nel suolo.

La caratterizzazione sarà svolta, tenendo conto dei dati pregressi, in due lotti territoriali.

Il primo lotto riguarderà il settore Nord (Anagni, Colleferro, Ferentino, Gavignano, Morolo, Paliano, Segni, Sgurgola, Supino) delle Aree agricole ripariali soggette ad interdizione.
Il secondo lotto riguarderà il settore Sud (Castro dei Volsci, Ceccano, Ceprano, Falvaterra, Frosinone, Patrica, Pofi) delle aree agricole ripariali soggette ad interdizione Sud, in quanto in detta risulta minore e più frammentario lo stato delle conoscenze pregresse.
Nell’ambito di ciascun lotto territoriale (NORD e SUD), individuato nell’ambito dell’Area soggetta a caratterizzazione, saranno individuate ulteriori sub-aree omogenee, che saranno progressivamente sottoposte a caratterizzazione.
Alla conclusione dei campionamenti completi dei terreni e dei vegetali di una sub-area sarà dato inizio ai campionamenti della sub-area adiacente e così via sino a completamento, dapprima del segmento NORD e successivamente del segmento SUD.

Per la realizzazione dell’intervento la Regione Lazio collaborerà con l’Istituto Superiore di Sanità e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale per il Lazio e la Toscana nella progettazione del piano di caratterizzazione, nella redazione del piano di campionamento, nella validazione e valutazione dei dati nonché nel biomonitoraggio animale e vegetale attraverso la definizione di un accordo tra pubbliche amministrazioni, che allo stato attuale risulta in via di definizione.

Solo l’attività di campionamento ed analisi dei suoli agricoli verrà affidata ad un operatore esterno.

Senza scendere in ulteriori particolari c’è da sottolineare che il lavoro da svolgere è enorme. Il nostro SIN è uno dei più complessi in Italia, ma questo tipo di attività ci restituirà sicuramente una fotografia aggiornata e omogenea che avrà la funzione di eliminare aree che risulteranno non contaminate o applicare misure interdittive più stringenti.

Riteniamo che per questa fase occorra una stretta collaborazione degli Enti locali in particolare per facilitare l’accesso alle aree in esame.

Il monitoraggio acque per uso irriguo, potabile e domestico.

L’esigenza di monitorare le acque ad uso potabile ed irriguo nasce dalla necessità di approfondire i dati analitici, raccolti nel corso della fase emergenziale, in modo da descrivere e valutare la qualità della matrice indagata, definire e valutare il grado di contaminazione della falda all’interno del perimetro del Sito di Interesse Nazionale, monitorare l’evoluzione dell’inquinamento delle acque, per verificare l’efficacia degli interventi di contenimento e/o di bonifica, acquisire dati utili al fine di un loro possibile utilizzo per l’avvio di un successivo studio sulla determinazione dei Valori di Fondo per le acque sotterranee.

Così è scritto nell’introduzione della Deliberazione di Giunta regionale n.225 del 30.04.2020 con la quale è stato approvato il documento relativo al monitoraggio delle acque per uso potabile, irriguo e domestico.

L’intervento sarà realizzato dalla Regione Lazio in collaborazione con l’ Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Regione Lazio, le Aziende Sanitarie locali, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), attraverso la stipula di convenzione che prevederà per i suddetti enti solo un rimborso delle spese effettivamente sostenute e rendicontate.  

Per l’attuazione dell’intervento è stato previsto un finanziamento di circa 1,7mln di euro.

L’intervento di monitoraggio delle acque per uso potabile, irriguo e domestico riguarderà l’intero territorio ricadente nel SIN del fiume Sacco. L’attuazione dell’intervento è prevista in fasi definite sulla base delle risultanze analitiche pregresse riguardanti sia la matrice acqua che altre matrici.

In una prima fase il campionamento sarà prevalentemente concentrato nell’area nord del SIN. Invero, saranno oggetto di azione: i pozzi realizzati dall’Ufficio Commissariale nelle aree agricole interdette e i pozzi a servizio della città di Colleferro, localizzati sia all’interno del comprensorio industrial ex SNIA – BPD sia a margine dello stesso, già campionati da ISS nel 2012.

Successivamente, come si legge nella DGR, “si procederà al campionamento dei pozzi censiti da ISPRA e inseriti nell’archivio nazionale sulle indagini nel sottosuolo ai sensi della legge n. 464/1984 e i pozzi del Catasto delle Province. Complessivamente i punti oggetto di indagine, da una prima previsione, saranno circa 200 punti. Inoltre, è prevista la realizzazione di nuovi pozzi di monitoraggio per coprire le zone non indagabili altrimenti.

Anche in questo caso trattasi di un intervento mirante a determinare lo stato della qualità delle acque in particolare quelle ad uso umano o per agricoltura. L’intervento di monitoraggio delle acque ad uso potabile irriguo e domestico consentirà infatti di giungere ad una conoscenza definitiva dei livelli di inquinanti presenti nelle acque sotterranee, fornendo così la possibilità di attuare ogni possibile azione di mitigazione del rischio ambientale e sanitario a tutela della collettività.

Conclusioni

Pensiamo di aver fornito un quadro della complessità delle azioni necessarie a caratterizzare e bonificare le aree del SIN. Agli interventi previsti nell’accordo di programma si aggiungono le istruttorie per le caratterizzazioni che nascono da richieste di soggetti privati, incardinate presso il Ministero dell’Ambiente, la cui durata necessariamente è di alcuni mesi e che procedono parallelamente alle attività descritte.

Il SIN del Fiume Sacco, nel panorama dei SIN a livello nazionale si può considerare un caso ‘fortunato’ visto l’Accordo di Programma ed i fondi stanziati, nonché l’azione di bonifica avviata nel sito Arpa 2 di Colleferro dopo un fermo amministrativo di ben 7 anni. Ciò non ostante, se confrontiamo le risorse tecniche e finanziare messe a disposizione, con la complessità delle azioni da svolgere su un’area estesa per ben 7.300ha, caratterizzata da una varietà straordinaria di fenomeni di contaminazione, se ne deduce che esse dovranno essere incrementate, soprattutto se si vogliono abbreviare in modo significativo i tempi di bonifica. A livello nazionale risultano sino ad ora inadeguate le risorse che lo stato centrale impiega per progettare e pianificare la bonifica dei SIN e più in generale dei territori contaminati, con l’obiettivo di prevenire efficacemente una ulteriore contaminazione delle matrici ambientali.

A proposito di risorse che si renderanno disponibili nei prossimi mesi dobbiamo fare riferimento ai capitali messi a disposizione dal Recovery Fund e dal bilancio europeo: lo European Green Deal ha trovato il suo spazio all’interno del Next Generation EU (denominazione del Recovery Fund), il nuovo strumento presentato alla Commissione europea che propone di destinare almeno 100 miliardi su 750 verso la transizione ecologica. Anche il 25% del nuovo bilancio dell’Unione europea 2021-2027 dovrà essere speso nei programmi europei per mobilitare gli investimenti sostenibili: circa 275 miliardi di euro in sette anni. Totale 375 miliardi di euro.

Deve essere chiaro che non esiste alcuna possibilità di progettare un nuovo modello di sviluppo per il nostro paese, di avviare effettivamente un percorso di riconversione ecologica verso un modello di economia circolare, senza una azione profonda, capillare e diffusa bonifica dei territori inquinati e di trasformazione dei processi produttivi, di modifica degli assetti urbani e territoriali, responsabili dei fenomeni di inquinamento che affliggono il nostro paese.

Tutta la documentazione disponibile al momento sulle azioni di caratterizzazione e bonifica del Sin del fiume Sacco si può trovare al link http://www.regione.lazio.it/rl_bonificadeisitiinquinati/ 
 
Valle del Sacco, 17.09.2020
 

Processo Valle del Sacco: la Giustizia ci delude, ma non ferma la nostra lotta.


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Processo Valle del sacco: la giustizia ci delude, ma non ferma la nostra lotta.

 
Con buona probabilità il processo sull'inquinamento della Valle del Sacco vedrà il suo primo epilogo con la lettura della sentenza di primo grado il giorno 16 luglio 2020 alle ore 11,30 presso il tribunale di Velletri. Diciamo con buona probabilità perché il procedimento ci ha già riservato risvolti negativi che ne hanno determinato l'allungamento dei tempi.
 
Come Retuvasa, alla prima esperienza  nelle pratiche di giustizia in materia ambientale, salutavamo l’avvio del procedimento penale nel 2009 con la speranza che  "finalmente può essere che qualcuno venga condannato". Ben presto però abbiamo dovuto assistere alle rituali manfrine procedurali, tra difetti di notifiche, tentativi di estromissione delle parti civili, lungaggini per la fissazione delle udienze, passando per un cambio di giudice e rimando decisionale sui termini di prescrizione alla Corte Costituzionale.
 
D’altra parte ricordiamo bene anche il caso del processo inceneritori  di Colleferro -26 indagati e 9 aziende- caduto in prescrizione in modo vergognoso per essere incappato negli errori madornali dei tribunali che hanno seguito il procedimento: se non fossimo determinati a lottare con tutti i mezzi a disposizione verrebbe meno la volontà  di denunciare i misfatti ambientali.
 
Ora dopo l'emergenza Covid-19 che di fatto ha bloccato la semplice lettura della sentenza, si torna in aula nella speranza che questa volta si arrivi a una conclusione, tenendo sempre presente che, in caso di condanna, l'unica consolazione è che i risarcimenti in sede civile avranno un loro corso indipendente a differenza di quello penale che quasi certamente non arriverà in appello. Ad Enti, Associazioni, Cittadini contaminati resterà la speranza -col beneficio del dubbio sulle possibilità economiche degli eventuali condannati- di poter essere in qualche modo risarciti del danno subito.
 
Certamente scamperà alla sanzione penale o condanna in carcere che dir si voglia, chi ha procurato danni irreversibili all'ambiente, alla salute e all'economia di un territorio vasto per il cui recupero occorrerà mettere in campo ingenti risorse pubbliche. 
 
Questa esito deludente sul piano penale non fermerà la nostra volontà, la volontà dei tanti cittadini della Valle del Sacco di conoscere fino in fondo le responsabilità del disastro ambientale che ha colpito il nostro territorio, di controllare con tutti i mezzi disponibili le conseguenze sulla nostra salute, di lottare per una trasformazione radicale del modello di sviluppo. Abbiamo conquistato  e condiviso uno straordinario patrimonio di conoscenze, una grande capacità di lotta e di organizzazione con cui siamo determinati a costruire  un futuro sotto il segno della giustizia sociale ed ambientale.
 
Valle del Sacco, 18 giugno 2020
 

Depuratore Consortile Anagni, ASI se ci sei batti un colpo.


Comunicato Stampa

Depuratore Consortile Anagni, ASI se ci sei batti un colpo.
 

Il Prefetto di Frosinone, Ignazio Portelli, nel suo appello post natalizio lancia un velato monito a chi, con ipocrisia, si mescola tra i paladini per la tutela dell’ambiente, a nostro parere prendendo spunto dagli sviluppi giudiziari relativi all’incendio Mecoris, passati in esame alla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.

Nel frattempo, i cittadini attivi si muovono anche sotto le festività aderendo all’iniziativa del 22 dicembre delle “Magliette Bianche” e, anche con condizioni meteoclimatiche sfavorevoli, partecipano ad un tour nei luoghi più toccati dal disastro ambientale della valle del Sacco.
Ogni luogo visitato nel tour ha una sua caratteristica in un SIN molto eterogeneo, ma il depuratore consortile di Anagni è una di quelle situazioni paradossali, oggetto anche di numerosi servizi tv e articoli di giornale derivanti dalle continue segnalazioni, ultimo un servizio del TG3, che lascia l’amaro in bocca e dovrebbe far mobilitare gli enti locali e  quelli preposti alle attività giudiziarie: come al solito però devono essere i semplici cittadini, associati e non, a far riemergere i “dece-annosi” problemi.

Raccontarne la storia è necessario per ricostruire la vicenda, per tentare di ottenere risposte e avere notizie su quando l’opera incompiuta vedrà la luce.
Rileggendo le carte affermiamo che l’opera ha inizio ben 30 anni fa.
 
Negli anni ’90 la Regione Lazio ha realizzato il depuratore in zona ASI, in Comune di Anagni, concludendo i lavori in data 12 novembre 1992; l’impianto, di proprietà della Regione, non è però entrato in funzione a causa del sovradimensionamento della parte relativa ai reflui civili e industriali effettivamente prodotti e collettabili, nonché per la mancanza dell’ultimo tratto dei collettori fognari e di alcune necessarie apparecchiature”.

Con DGR n. 354/03 sono stati effettuati lavori per la ristrutturazione e l’adeguamento dell’impianto che prevedeva due fasi: una prima realizzazione, affidata nel 2005 ad ACEA ATO5 per un importo di € 3.606.131,46, con una capacità pari a 74.000 abitanti equivalenti, di cui 48.293 per scarichi industriali e 25.707 per scarichi civili; successivamente, l’impianto avrebbe dovuto acquisire una ulteriore capacità di 50.000 abitanti equivalenti.
In questo periodo viene istituito il SIN Bacino del fiume Sacco e iniziano le attività di bonifica da parte del Commissario delegato per l’Emergenza, tra cui quelle per l’avvio del Depuratore Consortile di Anagni.

Con delibera del 3 agosto 2007 la Giunta della Regione Lazio ha approvato l’inclusione dei lavori di completamento dell’impianto tra gli interventi infrastrutturali di prioritario finanziamento, costo € 4.000.000, e con disposizione commissariale del 13 marzo 2012, acquisito il parere del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del  Mare, si è affidata la gestione provvisoria dell’impianto al Consorzio per lo Sviluppo Industriale Frosinone (Consorzio ASI).

Preventivamente, il Consorzio ASI, il 19 maggio 2011, ha trasmesso alla Regione Lazio e all’Ufficio commissariale una relazione tecnica con cui ha segnalato la necessità di effettuare sull’impianto alcune attività complementari e propedeutiche all’avvio della gestione, evidenziando che in assenza di dette ulteriori attività non avrebbe potuto prendere in consegna l’impianto.

A questo punto l’Ufficio commissariale ha affidato i lavori e le attività complementari di adeguamento dell’impianto con lavori conclusi e collaudati, con esito positivo, in data 3 luglio 2014.

Nel frattempo con la delibera del C.d.A. dell’11 aprile 2012 il Consorzio ASI ha accettato la gestione provvisoria dell’impianto condizionandolo ad una convenzione con la Regione Lazio, sottoscritta in data 28 marzo 2013, per disciplinare i profili estranei alla competenza del Commissario.

I “profili estranei” si traducono nel 2014 con la presentazione da parte del Consorzio ASI alla Direzione Regionale Risorse Idriche e Difesa del Suolo ed all’Ufficio Valle del Sacco, di un piano lavori e servizi propedeutici all’avviamento dell’impianto, nonché una stima dei costi.

Il 26 ottobre 2016, il Responsabile degli Interventi, ha disposto l’impegno della somma di € 130.968,00 al netto di IVA a favore del Consorzio ASI, quale contributo alle attività funzionali all’avvio della gestione del depuratore.

Il 7 marzo 2017 viene approvato dalla Regione Lazio lo Schema di Protocollo d'intesa con il Consorzio per lo Sviluppo industriale Frosinone per la presa in carico ed avviamento dell'impianto di depurazione di Anagni.

In seguito, la vicenda viene riportata anche dalla Commissione Bicamerale sul traffico illecito dei rifiuti con la relazione approvata il 17 ottobre 2017: “il suddetto impianto di depurazione, a seguito degli interventi effettuati, risulta idoneo al trattamento sia dei reflui industriali che dei reflui civili, rappresentando una infrastruttura essenziale per le collettività che insistono sul territorio ma non è ancora entrato in funzione”.
Alla Commissione con tutta probabilità non viene segnalato che ci sarebbe da verificare, oggi come accaduto già in passato, se non ci siano stati furti all’interno dell’area e se gli impianti, dopo anni di incuria, siano ancora realmente funzionanti.

Come non ricordare la conferenza stampa del 9 aprile 2017 in cui l’allora Assessore all’Ambiente della regione Lazio, Mauro Buschini, e il Presidente del Consorzio ASI di Frosinone, Francesco De Angelis, annunciavano che tutto era pronto per l’avvio del depuratore.

Dopo 30 anni, miliardi di lire e milioni di euro pubblici spesi per un’opera ritenuta da tutti di fondamentale importanza per preservare dagli scarichi indiscriminati uno dei corsi d’acqua più vilipesi della storia industriale del nostro paese, ci saremmo aspettati finalmente un’assunzione di responsabilità da parte del Consorzio ASI per trovare una soluzione definitiva alla messa in funzione del Depuratore Consortile di Anagni.
Ma noi siamo pazienti e, come è nostro costume, restiamo fiduciosi in attesa di buone nuove che ci permettano di partecipare all’inaugurazione di una delle opere più attese del nostro territorio.
 
Anagni, 23.01.2020
 
Firmato:
Retuvasa
Coordinamento di Frosinone Salviamo il Paesaggio
Diritto alla Salute
Città Futura
Cittattiva
Anagni Viva
GASP Frosinone
Legambiente Anagni
Comitato Rinascita
 

Magliette Bianche 22 dicembre 2019, Bianco Natal: l’Italia non SINquina!


MAGLIETTE BIANCHE ITALIANE - (22 Dicembre 2019)
 
Ci rivolgiamo al Governo Italiano, alla maggioranza ed alla opposizione di Camera e Senato, alle Regioni interessate ed alle Istituzioni competenti
 

Le Magliette Bianche sono cittadini che hanno a cuore la tutela della salute e dell’ambiente, spesso sono cittadini che vivono all’interno o in prossimità di territori gravemente inquinati, classificati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dalle Regioni come S.I.N. o S.I.R (Siti Interesse Nazionale o Regionale per le bonifiche da effettuare), oppure in territori in cui gli standard di qualità ambientale comunitari per aria, acqua o suolo potrebbero non essere rispettati.
Vi chiediamo di accogliere le seguenti richieste che scaturiscono dalla nostra esperienza, come cittadini esposti all’inquinamento ed impegnati tutti i giorni per reclamare i propri diritti ed il risanamento delle aree con criticità ambientali, che potrebbero condurre a problemi sanitari per la popolazione li residente o domiciliata. Auspichiamo una attuazione in maniera sempre più stringente delle leggi esistenti, con la creazione di nuove, nell’ottica di una nostra maggiore tutela, con un ruolo operativo e di coordinamento del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Chi abita nei siti contaminati o in zone limitrofe, dove potrebbe essere esposto frequentemente a contaminanti pericolosi, cancerogeni e neurotossici, potrebbe forse vivere situazioni inaccettabili per una nazione che vuole dirsi, civile.
Chiediamo il rispetto delle norme esistenti e dei procedimenti amministrativi e penali rapidi ed efficaci, affinchè il principio “chi inquina paga” sia realmente rispettato e che siano svolte le bonifiche, con ristoro dei danni da parte delle aziende, che dovessero essere individuate come colpevoli.
E’ indispensabile varare nuove norme più stringenti. Con il nostro vissuto ormai siamo in grado di proporre misure concrete e specifiche, che non farebbero altro che riconoscere le nuove conoscenze scientifiche sull’impatto ambientale e sanitario dell’inquinamento e così contemplare, la maggiore sensibilità ambientale oggi esistente nella popolazione.
Questa iniziativa è scaturita dalla voglia di far rinascere i territori dove viviamo. La caratteristica che distingue le nostre iniziative è rappresentata dalla presenza di semplici cittadini con indosso delle “Magliette Bianche”, prive di qualsiasi ulteriore segno distintivo, che presenzieranno pacificamente per i loro diritti in luoghi pubblici o a libero accesso.
Ogni Individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”, recita l’articolo 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, parte del testo complessivo approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1984.
Chiunque può partecipare ai nostri eventi, in special modo tutti gli abitanti di zone con “criticità ambientali”, stanchi di subire passivamente situazioni che potrebbero forse anche avere ripercussioni sulla propria salute, ledendo così il proprio diritto all’esistenza ed a vivere in condizione di sicurezza, in un ambiente salubre.
 
Chiediamo:
 
1) CRONOPROGRAMMA NON DEROGABILE PER LE BONIFICHE, FINANZIAMENTI E RESPONSABILITA’
Partenza delle bonifiche ambientali in tutti i siti SIN d’Italia, senza compromessi o rinvii. La struttura ministeriale dedicata ai SIN deve essere rafforzata e prevedere obiettivi di breve, medio e lungo periodo, chiari e non derogabili in termini di aree bonificate/messe in sicurezza. Gli obiettivi devono essere pubblici ed il loro raggiungimento strettamente connesso alla retribuzione dei dirigenti. Le informazioni devono essere rese facilmente accessibili ai cittadini con un sistema di verifica pubblico.
Siano stanziate somme rilevanti nel bilancio dello Stato per garantire le bonifiche nei siti “orfani” (cioè dove non è possibile rintracciare chi ha inquinato) e per far svolgere lavori necessari e urgenti da realizzare “in danno” di chi sarà dichiarato colpevole dalla Magistratura. Le indagini dell’eventuale responsabile della contaminazione sia solo di competenza dei NOE o dei Carabinieri-Forestali o delle Capitanerie di Porto se trattasi di aree marine.

2) SORVEGLIANZA EPIDEMIOLOGICA NEI LEA E CURE GRATUITE
Siano effettuati, in breve tempo, dal Ministero della Salute per il tramite dell’Istituto Superiore della Sanità (ISS) o dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), studi epidemiologici di coorte per ogni sito SIN, finalizzati a stabilire eventuali possibili correlazioni tra “cause ed effetti”. Il Ministero della Salute introduca nei LEA la sorveglianza epidemiologica anche per i Siti di Interesse Regionale per le bonifiche e nelle altre aree con criticità ambientali conclamate, che non rispettano gli standard comunitari.
Creazione di una tessera sanitaria denominata “Green Card SIN, gratuita per tutti gli abitanti, pregressi o attuali, vicini od interni ad aree SIN, con screening sanitari a cadenza, per rischi specifici, stabiliti da linee guida predisposte dal Ministero della Salute, specifiche per ogni area SIN. Tali attività dovrebbero essere inserite nei LEA.
 
3) VALUTAZIONE IMPATTO SANITARIO, VALUTAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE E SANITARIA
I ministeri della Salute e dell’Ambiente costituiscano un gruppo di lavoro congiunto per verificare, con il supporto di organismi pubblici di ricerca ed entro un anno, la sommatoria delle emissioni degli stabilimenti produttivi, ad alto e medio impatto ambientale, presenti all’interno o nelle immediate vicinanze dei SIN. Chiediamo che venga valutato non solo l’effetto cumulo ma anche quello sinergico delle emissioni e delle ricadute in una determinata area, a cui sono esposti i cittadini. Per ogni procedura di autorizzazione ambientale chiediamo che vengano eseguite una VIS (Valutazione di Impatto Sanitario) ed una VIIAS (Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario). Vi siano procedure pubbliche sulle verifiche connesse agli impianti a Rischio di Incidente Rilevante e siano obbligatoriamente resi pubblici i verbali dei CTR regionali, che si occupano degli Impianti a Rischio di Incidente Rilevante, garantendo altresì la possibilità di essere auditi su richiesta in sede di riunione.

4) COORDINAMENTO INTERFORZE PER CONTROLLI SUI REATI AMBIENTALI ED INASPRIMENTO DELLE PENE
Istituzione di un CNI - Coordinamento Nazionale Interforze, tra NOE, Carabinieri-Forestali, Guardia di Finanza e Guardia Costiera per l’accertamento di reati ambientali, che attui un programma minimo nazionale di controlli e sorveglianza a campione sui SIN e sui SIR, con particolare riferimento all'attuazione delle procedure di bonifica (con competenze anche, ad esempio, sui ritardi e sulle omissioni nelle attività di messa in sicurezza e bonifica), alla reale corrispondenza tra prescrizioni contenute nei vari procedimenti di carattere ambientale (A.I.A., V.I.A., A.U.A.) ed attuazione dei piani per gli impianti a Rischio di Incidente Rilevante di cui al D. lgs. 105 del 2015. Forte inasprimento delle pene per chi commette reati ambientali, frodi o falsificazioni alimentari, con ancora una maggiore tutela del Made in Italy ed una maggiore promozione e tutela delle eccellenze di biodiversità territoriali. Chiediamo una dichiarazione da parte di tutte le forze politiche finalizzata a non promuovere decreti, volti a concedere la facoltà di utilizzo ad impianti sequestrati dalla Magistratura. Venga previsto un reato per chi realizza opere e svolge attività in assenza di V.I.A. o V.Inc.A.

5) CREAZIONE DI UNA "DDA" DELL'AMBIENTE E SEMPLIFICAZIONE ALL’ACCESSO ALLA GIU-STIZIA PER I CITTADINI
Riteniamo necessaria una maggiore specializzazione delle Procure sui reati ambientali, connessi all'inquinamento. Si propone la creazione di una “Procura Speciale Ambientale”, dedicata ai problemi dell'inquinamento e delle bonifiche, da affiancare a quella sui rifiuti.
Creazione di una apposita normativa “semplificata”, volta a favorire la tutela legale degli individui che vivono od hanno vissuto attorno o nei siti SIN e che potrebbero aver visti lesi, negli anni, dei loro diritti.
 
6) CANCELLARE L’ATTUALE ANALISI DI RISCHIO
Riteniamo che debba essere abolita l’attuale Analisi di Rischio, fissando soglie e limiti certi delle CSC - Concentrazione Soglia di Contaminazione, adottando un approccio olistico ed ecosistemico, che non guardi esclusivamente all'esposizione umana.
 
7) CANCELLARE L’ART. 242 BIS SULLE PROCEDURE SEMPLIFICATE ED ABOLIZIONE DELLA V.I.A. POSTUMA OD A SANATORIA
Venga cancellato l’art. 242 bis sulle procedure semplificate od in subordine, prevedere da parte delle ARPA regionali, almeno un elenco minimo di sostanze da ricercare con controlli a campione sul 20% dei siti nelle fasi preliminari. Chiediamo che sia abolita la cosiddetta V.I.A. postuma ed in sanatoria, introdotta dal D. lgs. 104 del 2017.
 
8) RUOLO DEI COMUNI
Ridefinizione della normativa sulle responsabilità dei Comuni per le procedure di bonifica nelle aree inquinate non SIN, con previsione di parametri minimi di personale esperto (geologi; biologi; ingegneri ambientali) per istruire i procedimenti, introducendo l'azione sostitutiva delle regioni per i comuni che non hanno le competenze minime, oppure definire strumenti di coordinamento tra enti.
 
9) TRASPARENZA, PARTECIPAZIONE ED EDUCAZIONE AMBIENTALE
Venga assicurata dal Ministero dell'Ambiente e dalle Regioni la massima trasparenza ed accessibilità alla documentazione connessa alle procedure di bonifica nei SIN ed ai monitoraggi ambientali. La pubblicazione deve essere integrale e preventiva rispetto alla convocazione delle conferenze dei servizi, senza che sia assoggettata alla norma sull'accesso agli atti (con tempi che quindi potrebbero non consentire di accedere ai documenti prima delle decisioni). Chiediamo l’applicazione del D. lgs. 195 del 2005 sulla trasparenza delle informazioni ambientali attraverso:
- Programma di incontri pubblici informativi sui SIN da parte del Ministero (almeno due ogni anno); - Sviluppo dei piani di comunicazione;
- Sviluppo di siti WEB dedicati per i SIN/SIR e per le bonifiche, almeno nelle città capoluogo.

Per quanto riguarda l’educazione ambientale, siano finanziati ed attuati dal Ministero dell’Ambiente e dalle Regioni interessate, programmi specifici per le scuole dei territori SIN, SIR od in cui non siano rispettati gli standard ambientali comunitari. Siano finanziati altresì dal Ministero dell’Ambiente e dalle Regioni interessate, attività conoscitive dei territori SIN, SIR, rivolti all’intera collettività in essi residente o domiciliata.
 
10) CAMBIAMENTO DELLE POLITICHE PRODUTTIVE
Creazione di un piano industriale italiano volto al cambiamento delle politiche produttive, con una normativa che incentivi la realizzazione di prodotti ecosostenibili, venduti in imballaggi esclusivamente compostabili, con progettazione a priori del fine vita.

 
Alcuni dei nostri slogan:
  
Bianco Natal: l’Italia non SINquina! - Cosa si è fatto SINora? - La nostra vita, non è business! -Bonifichiamo la nostra Italia! - La nostra salute, viene prima del vostro profitto!
 
  
Le “Magliette Bianche” saranno presenti su:
 
Gela, Sulcis, Livorno, Augusta, Bacino del fiume Sacco, Massa Carrara, Biancavilla, Bari, Manfredonia, Casale Monferrato, Val Basento, Orbetello, Taranto, Trieste, Falconara, Mantova, Brescia, Crotone, Civitavecchia, Bussi, Firenze, Val Basento (Località Pisticci), Bologna, Piombino, Milazzo, delegazione “all’Angelus” del S. Padre, Vaticano.

Per il SIN “Bacino del fiume Sacco è previsto un “Flash Mob” itinerante con i seguenti luoghi e orari:
Colleferro - Quartiere Scalo - ore 9.00
Anagni - Depuratore Consortile - ore 9.40
Frosinone - Discarica Le Lame - ore 10.20
Ceccano - Bosco Faito - ore 11.00
Ceprano - Ex Olivieri - ore 11,40

Il manifesto al LINK
 

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