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Regione Lazio

Corte Costituzionale, illegittimo il ristoro ambientale


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Comitato Residenti Colleferro, Raggio verde
 
 
Effetto domino della Sentenza della Corte Costituzionale di illegittimità del “ristoro ambientale”: le Associazioni chiedono alla Regione Lazio la revoca.
 
 

La Regione Abruzzo, con Deliberazione del 17 marzo 2014, n. 171, ha annullato le vigenti Delibere della Giunta Regionale (DGR) riguardanti la “determinazione del contributo ambientale ai Comuni, sede di impianti per rifiuti urbani”, analogamente a quanto già deciso dalle Regioni Piemonte, Veneto e Campania. 

Cosa è il contributo ambientale?
La tariffa di conferimento presso impianti di rifiuti è composta da alcune voci, la tariffa vera e propria comprendente il benefit ambientale, l’ecotassa regionale, l’onere di post-gestione, l’IVA, e vale in particolar modo in misura diversa, per discariche, centri di trasferenza, impianti di incenerimento e impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB).
La quota relativa al benefit ambientale, calcolata come aggiunta percentuale alla tariffa originaria, viene versata dai Comuni conferitori al gestore dell’impianto che deve provvedere a girarla al Comune ove risiede lo stesso.
Nella fattispecie il gestore funge da intermediario tra i Comuni conferitori e il Comune ove è localizzato l’impianto,
   
Perché queste Regioni decidono esse stesse, autonomamente, di annullare proprie delibere in materia di benefit ambientali fino a questo momento legittime?
Tutto deriva dalla Sentenza n. 280 del 17.10.2011 della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della norma della regione Piemonte, in base alla quale “i gestori di impianti di rifiuti urbani e speciali erano tenuti a corrispondere al Comune sede di impianto un contributo ambientale annuo”.
 
La sentenza n. 280/2011 è chiara: 1. il contributo richiesto non ha natura di corrispettivo, ma di “tributo di scopo”; 2. in quanto tale, non può essere oggetto di legislazione regionale, perchè viola gli artt. 23 e 119 della Costituzione Italiana.
 
Gli effetti della Sentenza sono a dir poco dirompenti,  in quanto da un lato i Comuni, sedi di impiantistica di rifiuti e in misura economica maggiore per le discariche o futuri TMB, vedono sottratti dalle loro Casse una notevole entrata “garantita” dalle tariffe di conferimento, dall’altra i Comuni conferitori, almeno teoricamente, vedono diminuita a loro vantaggio la quota percentuale di conferimento stabilita dalle Regioni da corrispondere ai gestori.
 
Ancora una volta vogliamo ribadire che quello della presenza di impianti rifiuti rappresenta un vero business per i Comuni ove risiedono e che gli stessi, ottenendo entrate derivanti dalla localizzazione, spesso e volentieri non attivano le pratiche di raccolta differenziata spinta in quanto lo smaltimento non rappresenta un problema di carattere economico.
 
Inoltre nonostante la previsione contrattuale nelle Convenzioni, Intese e/o Accordi tra le Amministrazioni comunali ed i gestori di rifiuti di destinare il benefit ambientale esclusivamente al ripristino, ristoro e controllo ambientale, i cittadini, spesso, non conoscono il loro effettivo utilizzo.
 
E’comunque certo che la presenza, non meno della gestione spesso illegale, di impianti di trattamento di rifiuti ha un impatto violento sull'ambiente e sulla salute pubblica e quindi è condivisibile il concetto di ristoro ambientale quale indennizzo per lo svolgimento di un'attività inquinante, che però, in seguito alla Sentenza citata, dovrà essere regolamentata da una Legge dello Stato.
 
Per ovviare poi alla distorsione nell'uso dello strumento, affinché non costituisca un incentivo a non effettuare la Raccolta Differenziata, si auspicherebbe un intervento più esteso della Corte dei Conti rispetto ai numerosi Comuni “ritardatari” e/o comunque di svincolare per legge l'indennizzo del ristoro dal prezzo di smaltimento dei rifiuti.    
 
Detto ciò CHIEDIAMO alla Regione Lazio la REVOCA e l’abrogazione dei Decreti e Determinazioni riguardanti il benefit ambientale, al fine di evitare possibili ricorsi di Associazioni e Comitati del territorio sulla illegittimità degli atti adottati rispetto al dettato costituzionale.
 
 
 
Colleferro, 17 maggio 2014
 
 
 f.to      Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Comitato Residenti Colleferro, Raggio Verde
 

Ferentino, impianto compostaggio continua la mobilitazione

                                                          
 COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO
 
Sistema di trattamento dei rifiuti per il compostaggio di Ferentino, continua la mobilitazione dei cittadini!
 
 
 
Continua la mobilitazione dei cittadini contro l’ipotesi di insediamento dell'impianto di  trattamento di rifiuti per compostaggio da 50 mila tonnellate in zona Stazione di Ferentino. 

Dopo  aver protocollato le osservazioni corredate da circa mille firme  agli uffici Ambiente della Regione Lazio e della Provincia di Frosinone , le azioni, contro l’insediamento del suddetto  impianto,  si sono intensificate  non solo nel territorio comunale ma anche nei Comuni limitrofi.

Attualmente è in corso una petizione popolare che in pochi giorni ha già superato le duemila firme, numeri che crescono giorno dopo giorno , a dimostrazione della volontà dei cittadini di partecipare ed evitare ulteriori aggravi sul territorio della Valle del Sacco.
 
Le osservazioni e la petizione in corso si concentrano su aspetti reali che rendono il progetto presentato insostenibile in particolare:
 
1) La mancata trasparenza  e partecipazione dei cittadini nella procedura in corso.
 
2) Dubbi sull’ idoneità urbanistica, infatti, il sito è a pochi metri da centri abitati e dalla stazione ferroviaria, luogo “affollato”  da pendolari.
 
3) Mancata chiarezza sul bacino di utenza dei rifiuti. Vista l’enorme mole si presume che i rifiuti provengano da altri territori esterni dal bacino comunale e provinciale.
 
4) Preoccupazioni sull’emissioni atmosferiche e sul percolato prodotto.
 
4) L’area  in oggetto è inserita nel bacino fluviale del Fiume Sacco, già noto alle cronache come una delle aree più inquinate d’ Italia.
 
5) Un impianto di tali dimensioni rischia di danneggiare il paesaggio  con forti ripercussioni su settori economici  come il turismo .
 
Al contrario pensiamo necessaria un’azione di monitoraggio e bonifica del nostro territorio che punti alla riconversione degli apparati industriali verso la green economy e al rilancio delle risorse naturali.
 
Stiamo lavorando in modo continuo sul territorio e nel confronto con l’amministrazione  comunale che ha approvato all’unanimità un ordine del giorno per evitare tale sito industriale per il trattamento dei rifiuti.  Nel frattempo la questione si è diffusa anche sui social network,  come Facebook,  dove è nato   il gruppo  “NO impianto di rifiuti da 50mila t/a a Ferentino” che in 3 giorni ha raggiunto quasi 600 iscritti.
 
Il coinvolgimento di tanti ci potrà permettere di giungere al risultato desiderato e far annullare un progetto che avrebbe la sola funzione di andare ad aggravare ancora di più le già preoccupanti situazioni socio-ambientali-sanitarie della Valle del Sacco.
 
 
Ferentino, 9 maggio 2014
 

Colleferro, autorizzato l'impianto di TMB


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro, sui rifiuti la Regione Lazio non cambia rotta e autorizza il TMB
 
 
Il 7 maggio 2014 il presidente della Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa), Alberto Valleriani, e la rappresentante del Comitato residenti Colleferro (CRC), Ina Camilli, hanno inviato un telegramma al Sindaco di Colleferro, Mario Cacciotti, per chiedere l’adozione di un decreto contingibile ed urgente teso a “fronteggiare la situazione di emergenza in materia di igiene pubblica locale causata da attività nocive e dannose per la salute pubblica in corso in questi giorni presso la discarica.”
 
Dai responsabili della società di gestione, Lazio Ambiente SpA, abbiamo accertato che la tritovagliatura mobile, autorizzata dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, tramite Ordinanza di proroga del 27 febbraio 2014, n. 1 – di cui abbiamo contestato la legittimità rispetto alle Direttive europee - non viene eseguita salvaguardando la salute dell’uomo e dell’ambiente. “Da alcuni giorni, infatti, insieme agli odori mefitici del percolato, abbondantemente emergente in superficie, a cause delle copiose piogge, si propagano in atmosfera miasmi insopportabili a causa della rimozione dei residui della tritovagliatura rimasti in giacenza per settimane e che ora devono essere movimentati per essere trasportati presso il sito di stoccaggio”, riferisce Ina Camilli del CRC.
 
Il 3 maggio 2014 abbiamo presentato presso il Comando di Polizia Locale di  Colleferro una denuncia per dare voce ai cittadini, studenti e docenti dell’IPIA - che risiedono a circa 500 metri dalla discarica di Colle Fagiolara - ammorbati dalla presenza di odori nauseabondi tali da causare immediati, quanto gravi, malesseri fisici conseguenti all’inalazione dell’aria contaminata”, precisa Alberto Valleriani, presidente di Retuvasa.
 
Il 28 aprile 2014 la questione è stata sottoposta ad un delegato della Segreteria del Presidente Zingaretti, con la precisazione che gli odori mefitici si diffondono con cadenze periodiche, in orari diurni e notturni, in estate ed inverno, in particolare dal venerdì al lunedì, tali da provocare malessere e malori riconducibili alla presenza nell’aria di sostante maleodoranti e nauseabonde, oltre la soglia della c.d. normale tollerabilità, con una fortissima accentuazione d’estate, in presenza di elevate temperature.
 
Oltre alla Polizia locale le Autorità interpellate per la verifica del rispetto delle prescrizioni in materia di gestione della discarica sono l’Assessore comunale all’Ambiente, i titolari dei competenti Uffici comunali, i rappresentanti di Regione e  Provincia, il Presidente di Lazio Ambiente, l’Ufficio Igiene pubblica della ASL RMG, l’ARPA, l’Ufficio Commissariale di Colleferro, il Comando dei Carabinieri, i Vigili del fuoco ed il  Corpo forestale dello Stato.
 
E’ stata intrapresa anche la strada della Commissione Europea, inviando dettagliate segnalazioni, nel merito della decisione che dovrà prendere la Corte di Giustizia anche sulla situazione delle discariche laziali.
 
Spetterà tuttavia al TAR Lazio di pronunciarsi sul ricorso contro l’Ordinanza di proroga n.1/2014 del Presidente della Regione Lazio,Nicola Zingaretti, presentato da Retuvasa e Comitato residenti Colleferro circa la rispondenza del sistema della tritovagliatura alle Direttive europee e alla circolare del Ministro Orlando del 6.8.2013.
 
Per chiudere, il 5 maggio 2014 dopo quasi 4 anni di iter amministrativo, è stato autorizzato l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) dai competenti Uffici della Regione Lazio, funzionale al mantenimento in vita dei due vetusti inceneritori e della discarica di Colleferro, decisione che stronca ogni possibilità di avviare una politica virtuosa del ciclo dei rifiuti, negando al territorio e a chi lo abita la prospettiva di una scelta in termini di risanamento e bonifica dell’area urbana industriale. Infatti, l’impianto di TMB autorizzato, come da progetto del 2010, prevede – in linea di massima – che il 30% di rifiuto entrante sia destinato a CDR per gli inceneritori, mentre il restante rifiuto sarà inviato in biocelle per l’inertizzazione e utilizzato come materiale per copertura di discarica (FOS).
Per dirla in breve Colleferro torna ad essere - per usare un eufemismo - un vero polo industriale – non di eccellenza sotto il profilo tecnologico e ambientale! – completamente sganciato da una strategia politica in materia di rifiuti rispondente alle normative europee, quali la sostenibilità ambientale del ciclo integrato dei rifiuti con riduzione delle emissioni; la sostenibilità economica legata a soluzioni e tecnologie avanzate e la sostenibilità sociale di impianti accettabili dalle popolazioni, in grado di fornire posti di lavoro e risorse su scala locale.
La politica non ha voluto dare una svolta e gettare le basi per intervenire su un’area notevolmente compromessa, che chiede e necessita di un radicale cambiamento.
La politica non ha voluto cambiare rotta, continuando a sfruttare il tema dell’emergenza, oramai perenne, per proseguire sulla strada intrapresa negli anni precedenti, confermando di preferire la scelta dello sfruttamento estremo del territorio piuttosto che la prevenzione del danno socio-sanitario.
La politica si assume tutte le responsabilità di questa scelta.
 
E’ oltremodo paradossale che l’Amministrazione Regionale, ora proprietaria dell’impiantistica a Colleferro, autorizzi se stessa seguendo i criteri di un soggetto economico privato e non  privilegi l’interesse pubblico della salvaguardia dell’ambiente e della salute, come risulta conflittuale che il TMB venga installato a ridosso del Monumento Naturale della Selva di Paliano, possibile volano e centro di rilancio dell’intera Valle del Sacco.
 
Siamo consapevoli che la strada della contestazione puntuale e dell’opposizione legale non è il percorso culturale intorno al quale costruire una prospettiva di futuro con tutti i soggetti istituzionali, rappresentando il solo costoso mezzo per tutelare la nostra integrità e incolumità fisica, continuamente minacciata e schiacciata dagli interessi leciti e meno leciti che ruotano intorno all’affare rifiuti. La strada maestra resta il processo di condivisione e consapevolezza dei valori ambientali da difendere e tutelare mediante la partecipazione e coesione tra i vari soggetti sociali.
 
Ci appelliamo, pertanto, alla società civile dell’intera Valle del Sacco affinchè mostri il proprio dissenso, aderendo e sostenendo con noi il suddetto ricorso al TAR, contrapponendosi nelle diverse forme possibili verso chi vuole confermare tutto ciò, proprio nel momento in cui la necessità di riprogrammazione territoriale è d’obbligo e non può passare attraverso decisioni contraddittorie e deleterie per una visione di lungo termine.
 
 
Colleferro, 8 maggio 2014
 

Valle del Sacco, la Regione Lazio esclude i rappresentanti dal tavolo di partenariato per i fondi UE


COMUNICATO STAMPA
Comitato  LIP Valle del Sacco
(Comitato Promotore per la Legge Regionale di Iniziativa Popolare sulla Valle del Sacco)
 
La Regione Lazio esclude dal Tavolo di Partenariato per i fondi UE i rappresentanti della Valle del Sacco.
 

Si è svolta il 5 Maggio scorso, presso la Regione Lazio, la prima riunione del Tavolo di Partenariato regionale per la programmazione dei fondi POR-FERS 2014-2020, che ammontano a circa 3,5 miliardi di Euro. 

http://www.regione.lazio.it/rl_attivitaproduttive_rifiuti/?vw=newsDettaglio&id=179

 
Il Tavolo di Partenariato è una tappa fondamentale per le decisioni su come verrà programmata la spesa dei fondi UE, perchè i partecipanti al tavolo (partner) alla conclusione dei lavori stipuleranno l’Accordo di Partenariato, un patto vincolante per la destinazione dei fondi e la definizione dei progetti e programmi che saranno finanziati.
E un capitolo del programma di spesa sottoposto al vaglio ed all’approvazione dei partecipanti al Tavolo di Partenariato, riguarda la bonifica della Valle del Sacco.
 
La Regione Lazio, però, non ha inserito nell’elenco dei partner e dei componenti nel Tavolo che deve decidere sui fondi UE, nemmeno un rappresentante delle istituzioni e della società civile della Valle del Sacco: non sono stati convocati i sindaci di Comuni nei quali ricade il SIR, ovvero le aree sottoposte alla bonifica per l’emergenza ambientale e sanitaria dichiarata fin dal 2005 (Colleferro, Segni, Gavignano, Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo, Supino, Patrica, Ceccano, Pofi, Castro dei Volsci, Ceprano e Falvaterra ).
Inoltre, non sono state convocate le associazioni dei cittadini presenti sulla Valle del Sacco fra le quali, oltre al Comitato LIP, Retuvasa, il Forum per l’Acqua Pubblica, la Consulta Ambiente di Ferentino e molti altri, mentre risultano nell’elenco dei partecipanti scelti dalla Regione organizzazioni e soggetti per i quali il rapporto con il nostro comprensorio è quanto meno dubbio.
Gli interessi della Valle del Sacco e dei suoi cittadini, perciò, in relazione alla bonifica dall’inquinamento ed al rilancio del territorio, non sono stati adeguatamente rappresentati.
 
Il comportamento dell’amministrazione Regionale è grave e censurabile in ragione del fatto che la trasparenza e la partecipazione sono due principi cardine dei regolamenti europei e dello stesso Statuto Regionale. Solamente nella serata di ieri, quando la prima riunione del tavolo era già conclusa, è stato aperto sul sito web della Regione Lazio un link con le notizie sul partenariato.
E dopo che i partecipanti al tavolo erano stati già indicati, decisi ed invitati con la DGR del 23 Aprile 2014, non pubblicata sul sito della Regione Lazio.
 
Il Comitato LIP Valle del Sacco, inoltrerà una segnalazione alla Commissione UE per la violazione del Regolamento UE di Condotta del Partenariato (Reg. UE 240/2014); presenterà una nuova richiesta di partecipazione al Tavolo di Partenariato e fa appello a tutte le altre associazioni ed ai sindaci della Valle del Sacco affinchè inoltrino anche loro domande di ammissione al Tavolo, e più soggetti rappresentino il nostro territorio in una sede nella quale si decide il suo futuro economico, sociale ed ambientale.
 
Il Comitato LIP Valle del Sacco

lip.vallesacco@gmail.com
 - 3336943308
 

Discarica di Colleferro, le illegalità in Commissione Europea

 

Comunicato Stampa

Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Comitato Residenti Colleferro

Discarica di Colleferro, le illegalità in Commissione Europea

 

Ci troviamo a rincorrere e scovare, ordinanza dopo ordinanza, i sotterfugi più o meno leciti che gli Amministratori pubblici escogitano per eludere un loro preciso dovere: ridurre e trattare i rifiuti in modo legale e meno dannoso per ambiente e salute.

Il nostro ultimo comunicato contestava l’Ordinanza n. 1 del 27 febbraio 2014 del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, su proposta dell’Assessore alle politiche del Territorio, Mobilità e Rifiuti, Michele Civita, che “autorizza” per sei mesi il gestore della discarica di Colle Fagiolara a Colleferro, Lazio Ambiente SpA, a continuare a sversare rifiuti indifferenziati, in palese violazione della normativa nazionale ed europea, che vieta da anni il conferimento in discarica del rifiuto non trattato e separato adeguatamente.
Detto per inciso, siamo ancora in attesa che il Presidente Zingaretti, come richiesto, ci riceva per ascoltare le nostre obiezioni alle sue scelte e le nostre proposte in materia di rifiuti.
 
Siamo stati invece ricevuti dall'amministratore unico di Lazio Ambiente Spa, Vincenzo Conte, dal quale abbiamo saputo cosa realmente accade dopo l'Ordinanza emessa. I rifiuti indifferenziati in entrata a Colle Fagiolara vengono triturati e la parte organica, grossolanamente selezionata, viene trasportata presso l'azienda Rida Ambiente di Aprilia. Questi rifiuti, una volta "stabilizzati" come FOS ritornano a Colle Fagiolara per essere utilizzati come copertura della discarica.
L’illegalità dell’intera operazione sta nel fatto che la triturazione e la vagliatura non permettono una separazione efficace del rifiuto indifferenziato in entrata; inoltre il vagliatore non ha la capacità di trattenere l’intero rifiuto organico, parte del quale, quindi, continua a rimanere in discarica, provocando, come in questi giorni, i soliti e perduranti odori nauseabondi, contrariamente a quanto affermato dal gestore durante il citato incontro.
 
Nei prossimi sei mesi si praticherà questo metodo in attesa che la Regione Lazio autorizzi l'impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), progetto che, come da noi spesso ribadito, permetterà un duplice, deleterio risultato: la permanenza della discarica e degli inceneritori nel nostro territorio. Dall'impianto TMB, infatti, verrà prodotto Combustibile Da Rifiuto (CDR) per alimentare le due linee di incenerimento locali, in una percentuale intorno al 30% rispetto al rifiuto entrante, mentre il restante materiale si avvierà in discarica dopo separazione meccanica e biologica ad esclusione della piccola parte di metalli, che verrà separata.
 
Indicativamente, secondo i dati in nostro possesso relativi a dicembre 2013, la discarica di Colleferro ha una volumetria residua di 650.000 metri cubi a fronte di un impianto autorizzato di 1.718.000 metri cubi. Grazie all’operazione TMB l’attività della discarica proseguirà per molti altri anni, garantendo profitti esclusivamente al gestore e al Comune di Colleferro, il quale continuerà a percepire il ristoro ambientale dai 29 Comuni conferitori.
Le Amministrazioni che conferiscono a Colleferro hanno così l’alibi di una via di fuga programmata a discapito, però, di una politica ambientale più virtuosa e di una soluzione economica più redditizia, come dimostrano tutte le analisi di mercato, attraverso la Raccolta Differenziata porta a porta.
 
E’ opportuno non dimenticare che le Amministrazioni comunali sono soggette alla verifica della Corte dei Conti in relazione al mancato raggiungimento delle percentuali di Raccolta Differenziata e che nel caso di condanna ne rispondono direttamente i Sindaci e i Dirigenti degli Uffici Competenti Comunali.
 
Giova, inoltre, ricordare che la illegittimità della c.d. tritovagliatura è sancita dalla Circolare Orlando del 6 agosto 2013 sulla tipologia di rifiuti ammessi in discarica nel seguente passaggio: “… Quindi, per quanto concerne le indicazioni della Circolare in merito alla definizione di “trattamento” (di cui alla precedente lettera a), alla data del 1° giugno 2012, la tritovagliatura, pur rappresentando un miglioramento della gestione dei rifiuti indifferenziati, non soddisfa, da sola, l’obbligo di trattamento previsto dall’art. 6, lettera a) della direttiva 1999/31/CE…”.
Abbiamo, quindi, immediatamente segnalato l’illegittimità dell’Ordinanza emessa dalla Regione Lazio alla Commissione Europea, agganciandola alla Petizione 598/12, trovando rapido riscontro da parte della Presidenza della competente Commissione, di cui continueremo a seguire i lavori.
 
Le Associazioni e i Comitati intervengono attivamente per la salvaguardia del Diritto Comunitario e a seguire preannunciano il  ricorso al TAR del Lazio per l’annullamento dell’Ordinanza.
 
Le Amministrazioni che conferiscono a Colleferro non devono però esimersi  dal prendere una posizione chiara sulla questione, pronunciandosi pubblicamente sulla scelta operata da Zingaretti e dissociarsi con atto formale dalla decisione, onde evitare di essere accusati dai cittadini di partecipazione passiva.
Rivolgiamo il medesimo appello ai Sindaci della Valle del Sacco affinché mostrino il loro senso di appartenenza al territorio con una chiara assunzione di responsabilità politica verso la Comunità che rappresentano, attivamente impegnata in questa fase nel fornire indicazioni progettuali di riqualificazione dell’intero distretto interprovinciale.
 
 
Colleferro, 3 aprile 2014

il precedente comunicato al LINK
 
 
Alberto Valleriani -Presidente p.t. Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa)
Ina Camilli-Rappresentante Comitato Residenti Colleferro (CRC)
 

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