Home

Buone Letture



 Il futuro Bruciato
Così ci uccidono

La casta dell'acqua
 

Learn to See Like an Artist How level is https://www.levitradosageus24.com/ buy online securely brand viagra a line?

Regione Lazio

Inceneritori Colleferro, incontro Assessore Regione Lazio Mauro Buschini.


COMUNICATO STAMPA

Incontro della delegazione RIFIUTIAMOLI con l’ass.re Mauro Buschini alla Regione Lazio sugli inceneritori di Colleferro.
 

Si è svolto il 3 agosto 2017 il confronto di merito con l’assessore regionale ai rapporti con il consiglio, Rifiuti e Ambiente, Buschini, richiesto a seguito della mobilitazione della Valle del Sacco sulle questioni attinenti il destino degli inceneritori di Colleferro e della Lazio Ambiente spa oltre alle questioni più generali attinenti agli annunci di stampa ed i due bandi pubblicati sul “cambio di strategia” della giunta Zingaretti in merito alla gestione dei rifiuti laziali.

L’incontro, che ha visto la partecipazione di vari rappresentanti della Valle del Sacco e di Roma, si è svolto approfondendo le questioni citate ed i passaggi che hanno portato alla situazione attuale, avendo alcune risposte in merito alle prospettive che la Regione avrebbe individuato per dare soluzione alle questioni ambientali ed a quelle occupazionali.

Prendiamo atto che le dichiarazioni di stampa in merito ad una possibile riconversione degli impianti T.M.B. attualmente esistenti andrebbe nel verso del “recupero di materia”, come da noi sostenuto da tempo, e non in quello della produzione di CRD/CSS come pubblicato recentemente.

Tale indicazione generale, che pure necessita di una revisione del Piano Gestione Rifiuti oltre che di tempi e risorse stanziate in bilancio, appare del tutto condivisibile anche alla luce della coerente e progressiva chiusura degli inceneritori a partire ovviamente dagli impianti obsoleti di Colleferro.

La verifica di questo annunciato “cambio di strategia” resta condizionato alle azioni che dovranno essere messe in campo entro fine agosto quando si dovrà aprire la procedura di vendita di Lazio Ambiente Spa deliberata dalla regione Lazio. Il piano industriale e la valutazione economica della società si fondano sulla riattivazione degli inceneritori che ne costituiscono in questo schema l’asset fondamentale. Il cambiamento prospettato dall’assessore Buschini, vede la sostituzione degli inceneritori con una nuova filiera impiantistica mirata al riciclo e recupero di materia.  I tempi di un tale intervento quindi sono strettissimi, la regione ha già procrastinato l’apertura del bando di vendita entro fine settembre e nel frattempo la situazione finanziaria di Lazio Ambiente è andata precipitando.

Ferma restando l’assenza di un programma che garantisca il recesso dal previsto “revamping” degli inceneritori, la rinuncia all’autorizzazione integrata ambientale (AIA) e la gestione della transizione, restano ancora da chiarire molte questioni di merito rispetto al “cambio di strategia” ed ai due bandi già pubblicati per le isole ecologiche e soprattutto per gli impianti di compostaggio di comunità, presentati come una soluzione alla gestione della frazione organica del Lazio.

Su questi impianti di compostaggio di comunità, che da sempre abbiamo sostenuto come essere la soluzione perfetta per Comuni piccoli entro i 1.000 abitanti ed utile ma del tutto insufficienti per i grandi centri urbani, abbiamo seri dubbi che il bando pubblicato sia efficace e spendibile entro la sua scadenza di fine settembre.

Tenendo conto che nel Lazio i piccoli Comuni rappresentano una fetta importante ma che sono stati esclusi dal bando, se non organizzati in forma associata, occorre precisare che ci sono norme che semplificano l’installazione di questi impianti senza autorizzazione, ma che esse valgono solo per la taglia prevista entro le 130 tonn/anno pari a circa mille utenti / abitanti.

Un impianto da 130 tonn/anno attualmente costa tra fornitura macchina ed attrezzatura del sito (terreno+copertura+lavori) circa 180.000 euro, pertanto i 36 Milioni di euro messi a bando dalla Regione potrebbero teoricamente far installare circa 200 compostatrici che lavorerebbero circa 26.000 tonn/anno di umido, che è appena il 2 % rispetto all’attuale teorica produzione di rifiuto organico pari a circa 1.300mila tonn/anno.

Quando una proposta per il restante 98% ?

L’assessore Buschini rispetto alla mancata adozione di un piano dei rifiuti alternativo a quello prodotto dalla giunta Polverini ha detto che quest’ultimo scade a fine anno. Giustificazione risibile per coprire i ritardi sostanziali dell’amministrazione Zingaretti. Il primo intervento è stata la nuova definizione del fabbisogno (DGR 199/2016) ormai superata -sempre a detta dell’assessore- e solo in questi giorni si sta prospettando una nuova strategia, a fine legislatura e alla vigilia di nuove elezioni.

Nozione condivisa è stata che la situazione della città di Roma costituisce il problema fondamentale della gestione dei rifiuti nel Lazio, se ciò impone un confronto tra le amministrazioni della regione e della città di Roma, ripropone il ritardo con cui la regione responsabile della pianificazione comincia ad affrontare il problema. I ritardi accumulati rendono più difficile e complicata la fase di transizione verso un nuovo modello di gestione, ciò richiede una grande determinazione politica per non subire ricatti delle lobbies, degli interessi economici e politici, legali e illegali coagulati nel vecchio modello hanno prodotto norme come l’art. 35 dello Sblocca Italia.

Prima della proposta di soluzioni fattibili e realistiche è necessario si esprima una forte volontà politica, e non stiamo parlando di programmi e dichiarazioni elettorali. Intendiamo invece la volontà che esprimono le comunità di cittadini che si mobilitano e partecipano alla elaborazione ed alla costruzione di una gestione del ciclo dei rifiuti secondo i criteri dell’economia circolare.

La riunione si è concluso con la richiesta di continuare il confronto in un successivo incontro in relazione all’evolversi della situazione.
 
Colleferro-Roma, 7 agosto 2017
 

RIFIUTIAMOLI, Presidio Regione Lazio 28 luglio 2017


Comunicato Stampa
 
Assemblea permanente NO revamping inceneritori Colleferro
 
28 luglio 2017 presidio in Regione Lazio: da Colleferro a Roma
 

Continua la lotta contro il revamping degli inceneritori di Colleferro venerdì 28 luglio!
L'assemblea permanente costituita dopo la manifestazione dello scorso 8 luglio si sposta con un presidio dalle ore 10 alle ore 14, davanti la sede della Giunta Regionale del Lazio, in Via Cristoforo Colombo, Roma.
 
I cittadini di Colleferro e della valle del Sacco, unitamente a realtà associative di Roma, manifesteranno il loro dissenso contro le politiche regionali della gestione dei rifiuti per una riconversione integrale del ciclo dei rifiuti, basato prevalentemente su incenerimento e utilizzo di discariche.
 
L'accelerazione regionale sul riavvio degli impianti di incenerimento di Colleferro e la inattuata riconversione degli impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) di Rocca Cencia e via Salaria a Roma inducono a mantenere attiva la pressione sulla politica a tutti i livelli alla ricerca di una soluzione che tenga conto delle tecnologie innovative a disposizione, in particolar modo per il trattamento della frazione indifferenziata del rifiuto solido urbano.
 
Una riprogrammazione dell’intero ciclo dei rifiuti che segua la direzione dell'economia circolare è imprescindibile ora più che mai!
 
Impianti di multimateriale, di compostaggio, per il recupero di materia, l’autosufficienza impiantistica di bacino di utenza territoriali, da definire all'interno degli ambiti ottimali, l’osservatorio Regionale e nello specifico per la Valle del Sacco, queste alcune delle parole d'ordine di questo presidio, come più ampiamente descritto nella piattaforma.
 
Il 28 luglio abbiamo chiesto al presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, all'assessore delegato ai rifiuti, Mauro Buschini e al presidente della VI Commissione Urbanistica e Ambiente, Enrico Panunzi di ricevere una delegazione dei manifestanti.
 
Se non verremo ricevuti rinnoveremo la richiesta alla Regione Lazio e all’Assessore all’Ambiente del Comune di Roma, Giuseppina Montanari, affinchè venga fatta chiarezza una volta per tutte sulle loro intenzioni in merito agli impianti di Colleferro.
 
Per info e prenotazione del bus che da Colleferro ci porterà a Roma contattare Marco 3472658381
(entro e non oltre le ore 9 del 27 luglio).
 
Colleferro-Valle del Sacco, 26 luglio 2017
 
 
FB RIFIUTIAMOLI  
 
 

Colleferro, la Magistratura apre un nuovo processo sulla gestione dei rifiuti.


COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
Retuvasa, Comitato Residenti Colleferro, Raggio Verde

Colleferro, la Magistratura apre un nuovo processo sulla gestione dei rifiuti


 
Nel difficile rapporto tra economia, ambiente e salute in materia di gestione dei rifiuti le associazioni locali e i comitati cittadini svolgono un continuo monitoraggio e controllo del territorio per verificare che lo smaltimento avvenga nel rispetto della normativa ambientale e della legalità, soprattutto in questo settore, dove gli illeciti amministrativi e penali intorno al traffico dei rifiuti hanno conseguenze dirette sulla salute di tutti.

Gli enti preposti alla vigilanza, nonostante un preciso e chiaro sistema di regole, non riescono a garantire, con la necessaria assiduità, i controlli ordinari, che andrebbero urgentemente potenziati per limitare le tante e diffuse forme di illegalità, di crimini e delitti ambientali.

L’incertezza della punibilità per le fattispecie di reati ambientali nella nostra regione trova conferma nelle parole del Direttore Generale di Arpa Lazio, Marco Lupo, pronunciate nelle audizioni del 13 ottobre 2016 in Commissione bicamerale sul traffico illecito di Rifiuti e il 15 novembre 2016 in Commissione Ambiente della Regione Lazio: “Mi sembra importante evidenziare un dato che può essere per voi anche oggetto di riflessione: su circa 330 controlli il 50 per cento circa (155 controlli) è a supporto dell'autorità giudiziaria o delle forze di polizia.
 
Proprio la carenza di controlli ispettivi da parte delle Autorità competenti ed il mancato rispetto del sistema delle regole porta, nel dicembre 2014, al sequestro preventivo del centro di trasferenza allestito abusivamente presso la discarica di colle Fagiolara, Colleferro (Rm).
A gennaio 2015  l’allora legale rappresentante della Società “Lazio Ambiente SPA” e il Presidente del Consiglio di Amministrazione nonché rappresentante della società di autotrasporti “Autotrasporti Pigliacelli SPA” con sede a Veroli (Fr), vengono raggiunti da due avvisi di garanzia.
 
I fatti contestati risalgono a febbraio 2014 e sono legati alla stazione di trasferenza allestita nel sito di discarica di colle Fagiolara a Colleferro e autorizzata dalla Regione Lazio per sopperire all’impossibilità di continuare a conferire il cosiddetto rifiuto tal quale dopo l’opposizione al Tar del Lazio di Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro all’ordinanza contingibile e urgente del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che ne permetteva il prosieguo per altri 6 mesi contravvenendo alla Circolare Ministeriale.
Lo stesso Presidente Zingaretti a maggio 2015 era stato ascoltato, come persona informata dei fatti, dal dottor Alberto Galanti, Pubblico Ministero, sostituto procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.
 
Contestualmente ai soggetti raggiunti da avvisi di garanzia vengono inviati a processo anche i rappresentanti legali al tempo dei fatti di altre due società di autotrasporti, la “M.ECO.RI.S. SRL” con sede a Frosinone e la “ISOTRAS SRL” con sede a Fiumicino (Rm).
 
Parti offese sono il Ministero dell’Ambiente, il Comune di Colleferro, la Provincia di Roma, la Regione Lazio, le Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Raggio Verde e il Comitato Residenti Colleferro.
 
I capi di imputazione per i quali viene richiesto il rinvio a giudizio sono relativi all’art. 110 c.p., per l’art. 260 del Dlgs 152/2006 (attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti) per tutti e quattro i soggetti, mentre per il solo ex rappresentante legale di Lazio Ambiente SpA si aggiunge il reato di cui all’art. 256 comma 1 lettera a) del Dlgs 152/2006 (attività di gestione di rifiuti non autorizzata), reati contestati nel periodo dal 10 settembre 2014 al 18 dicembre 2014.
 
Sono chiamati a rispondere del fatto che venivano effettuate abusivamente operazioni di trasferenza rifiuti all’interno della discarica di Colle Fagiolara, con attività continuative organizzate, i cui ingenti quantitativi, circa 20.000 tonnellate, non risultavano tracciati sul registro di carico e scarico del gestore, prima dell’invio al trattamento presso gli impianti di Rida Ambiente in Aprilia. Dopo il trattamento i rifiuti tornavano nuovamente in discarica a Colleferro, con aggravio dei costi per i Comuni e la Regione Lazio, che si assumeva l’onere economico della differenza.
 
Il processo è nella fase preliminare di accertamento dei reati contestati, ma qualora venissero confermati, l’intera vicenda mette nuovamente in luce non solo l’insufficienza dei controlli da parte delle Autorità preposte, quanto il fatto che l’Amministrazione comunale allora in carica non era a conoscenza di quanto accadeva a differenza di associazioni e comitati!
Senza voler poi insistere sulla circostanza che a Colleferro come in tante altre parti d’Italia si azzardano operazioni poco trasparenti e pretestuose con il movente della “necessità emergenziale”, spesso indotta, che sfociano in illeciti non sempre perseguiti.
 
Oggi, con l’approvazione della legge n. 68 del 2015  sui reati ambientali seppur criticata e accolta senza troppi trionfalismi, la disciplina è stata modificata e sono stati introdotti nuovi delitti a salvaguardia dell'ambiente. Nel codice penale sono state previste pene più gravi rispetto all'attuale sistema sanzionatorio, che puniva tali illeciti prevalentemente attraverso contravvenzioni e sanzioni amministrative previste dal Codice dell'ambiente. Soprattutto sono state introdotte nuove fattispecie di reato oggi perseguibili, come il disastro ambientale, il traffico e l’abbandono di materiale radioattivo, l’impedimento di controllo e l’omessa bonifica.
 
Quello che accade a Colleferro e nel resto dell’Italia mina nelle fondamenta la nostra fiducia nell’operato di quelle Istituzioni che non tutelano la vita e la salute dei cittadini, che è il fine costante della nostra azione.

 
 
F.to:
Retuvasa
Comitato residenti Colleferro
Raggio Verde
 
 
Colleferro, 29.12.2016 
 

Anagni, dubbi sulla produzione di ceramiche Saxa Gres contenenti ceneri derivanti dalla combustione di rifiuti

 
Comunicato Stampa Retuvasa
 
Produzione di ceramiche contenenti ceneri derivanti dalla combustione di rifiuti, ad Anagni:
non pochi legittimi dubbi

 

Com’è noto, la Società SAXA GRES srl ha acquistato, tramite procedura concordataria con il Tribunale di Frosinone, investendo circa 15 milioni di euro, lo stabilimento ex Area Industrie Ceramiche (ex Marazzi), sito nella zona industriale di Anagni, per riavviare la produzione di materiali ceramici. Stavolta però si utilizzerebbero nella produzione anche le ceneri e le scorie derivanti dai processi di combustione di rifiuti solidi urbani (RSU) e assimilati.

Quando si è appresa tale notizia, è sorto spontaneo un dubbio, che ci sembra legittimo: quale strategia di mercato può aver portato una società ad investire una somma così ingente per riattivare una produzione che aveva portato al fallimento delle precedenti Società, che pur non utilizzavano rifiuti da miscelare nel prodotto finito?

Prima di avanzare ulteriori dubbi, è necessario descrivere sinteticamente i contorni tecnici della questione.

I rifiuti che SAXA GRES intende inserire negli impasti di argilla utilizzati per la produzione di gres porcellanato, sono sostanzialmente di due tipi: 1. ceneri leggere; 2. ceneri pesanti e scorie.

Le ceneri leggere. Questo rifiuto può essere classificato sia come pericoloso, che come non pericoloso, a seconda che contenga o meno sostanze pericolose. Il codice identificativo (CER) riportato nel catalogo europeo (Decisione della Commissione 2000/532/CE del 3 maggio
2000), recepito nell’Allegato D alla Parte IVa del D.lgs. 152/2006, è infatti un cosiddetto CER “a specchio”, che appunto prevede la possibilità di classificare il rifiuto sia come non pericoloso - con CER 19 01 14, “ceneri leggere, diverse da quelle di cui alla voce 19 01 13” - che come pericoloso - con CER 19 01 13*, “ceneri leggere, contenenti sostanze pericolose” (nel catalogo europeo i rifiuti pericolosi sono caratterizzati dalla presenza dell’asterisco alla fine della terza doppietta di cifre).

Le ceneri pesanti e scorie. Anche questo rifiuto può essere classificato sia come pericoloso che come non pericoloso, con codice CER “a specchio”: CER 19 01 12, “ceneri pesanti e scorie, diverse da quelle di cui alla voce 19 01 11”; CER 19 01 11*, “ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose”.

Per derivazione e composizione, è dunque evidente che i rifiuti in questione sono tutt’altro che esenti da possibili rischi per la salute e per la salvaguardia dell’ambiente, dato che possono contenere sostanze pericolose.

Per classificare correttamente tali tipologie di rifiuto occorrerebbe un’attenta verifica analitica, per appurare appunto la presenza o meno di eventuali componenti pericolosi; le procedure analitiche da attuare sono descritte nella richiamata Decisione 2000/532/CE.

Le verifiche da effettuare, se correttamente ed esaustivamente svolte, sono molto onerose, per cui è avvenuto più volte, in diversi contesti, che qualche laboratorio “compiacente”, restringendo il campo di analisi, abbia “aiutato” le aziende a classificare tali rifiuti come non pericolosi, consentendo così uno smaltimento notevolmente vantaggioso in termini economici, a discapito della tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

Ma c’è di più. Le operazioni di “recupero” delle ceneri derivanti dagli inceneritori di RSU sono consentite solamente per le ceneri pesanti qualora classificate come non pericolose (CER 19 01 12) e comunque possono essere effettuate solamente nel rispetto di specifiche condizioni normative.

Nel caso in esame, le procedure attuabili per il recupero di rifiuti non pericolosi sono indicate nel DM 05/02/1998, decreto dedicato in particolare alle specifiche per il recupero di rifiuti non pericolosi in procedura semplificata (ex art. 216 D.lgs. 152/2006), che però rappresenta comunque la norma tecnica di riferimento.

La tipologia di rifiuto non pericoloso, “recuperabile” ai sensi del citato decreto, è dunque rappresentata dalle “ceneri pesanti” CER 19 01 12, come riportato nel punto 13.3.3 dell’Allegato 1 – Suballegato 1. La norma prevede che, in caso sia stata adeguatamente caratterizzata come non pericolosa, una cenere pesante può essere recuperata solamente dai cementifici, mentre non sono contemplate le industrie di prodotti ceramici.

Nel caso di ceneri classificate come pericolose, siano esse pesanti o leggere, la norma di riferimento, il DM 161/2002, non contempla la possibilità di alcuna operazione di recupero.

Le procedure operative di recupero che intende attuare SAXA GRES non trovano quindi applicazione nella norma, ma nonostante ciò - e nonostante la prima “bocciatura” del progetto nel contesto del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) presso la Regione Lazio, proprio per le motivazioni sopra esposte - la Regione Lazio ha deciso comunque di percorrere la via sperimentale, emanando la Determinazione n. G13381 del 14/11/2016 (del Direttore della Direzione Regionale Governo Ciclo dei Rifiuti, Arch. Demetrio Carini) ad oggetto: “Pronuncia di Valutazione di Impatto Ambientale ai sensi dell'art. 23 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. progetto Impianto per la produzione di ceramiche con recupero di scorie da termovalorizzazione di RSU presso l'esistente impianto sito in località Selciatella, Anagni, Proponente SAXA GRES srl . Registro elenco progetti n. 54/2014. Modifica in autotutela della determinazione G08462 del 22/7/2016”.

Occorre rilevare che nel sito della Regione Lazio non è reperibile la determinazione G08462 del 22/07/2016, con cui l’Area VIA si esprimeva in merito all’attività presentata da SAXA GRES. È invece reperibile la determinazione G13381 del 14/11/2016, del medesimo Direttore, nel cui dispositivo si legge: “DETERMINA - Per quanto riportato in premessa che integralmente si richiama: di dichiarare concluso negativamente il procedimento per il rilascio della Autorizzazione Integrata Ambientale ex art. 29 ter del D.lgs. 152/2006 di cui all’istanza della SAXA GRES srl P.IVA e C.F. 02806440604 con sede legale ed operativa in loc. Selciatella snc in comune di Anagni (FR), per l’esercizio di una attività di recupero di scorie da termovalorizzatore di rifiuti urbani nell’ambito della produzione di ceramiche.”

Ricapitoliamo. In prima istanza il procedimento di autorizzazione ambientale si conclude in maniera negativa. Poi il progetto, con qualche integrazione, rientra sorprendentemente in pista, bypassando il divieto della normativa attraverso una fase sperimentale monitorata da un’Università.
 
Delineato il quadro tecnico-amministrativo, si possono finalmente riprendere i leciti dubbi lasciati in sospeso, che implicano a loro volta ulteriori domande.

Perché un impianto che dovrebbe produrre dei materiali ceramici di dubbia qualità, in quanto miscelati con rifiuti (anche pericolosi), dovrebbe avere un mercato migliore di un impianto che produceva prodotti ceramici di qualità (o quantomeno non contenenti rifiuti pericolosi), che però è fallito?

Il nuovo prodotto sarà tracciabile con adeguata evidenza, cioè il cittadino che per sua scelta decidesse di acquistare materiale ceramico proveniente da SAXA GRES, sarà adeguatamente informato che tale prodotto contiene rifiuti (anche pericolosi)?

Supponiamo che la composizione del prodotto sia corretta e trasparente. Quale cittadino sano di mente comprerebbe, magari per “piastrellare” il bagno, un prodotto contenente rifiuti pericolosi, anche se venisse proposto a costi notevolmente inferiori a quelli del prodotto “pulito”?

Perché, se la norma non contempla la possibilità di “recuperare” le ceneri e le scorie, soprattutto se pericolose, la Regione Lazio “si lancia” in un’improbabile sperimentazione?

A fronte di tutto ciò, quali benefici effettivi apporterebbe tale produzione alla popolazione della Ciociaria, in particolare di quella che risiede nell’alta Valle del Sacco?

Quanti posti di lavoro durevoli può portare un’azienda del genere?

Non sarà piuttosto che, non potendovi essere un fondato rientro economico assicurato dalla produzione di materiali ceramici, qualcuno è interessato esclusivamente allo smaltimento di ceneri e scorie, anche e soprattutto pericolose, provenienti dagli inceneritori di rifiuti solidi urbani, sparsi in tutta Italia?

Vuoi vedere, allora, che si sta per realizzare, per via traverse, l’ennesima discarica, a martoriare un ambiente e una cittadinanza che da anni continua a subire abusi indiscriminati a causa di scelte strategiche di pianificazione territoriale vantaggiose solo per una ristretta cerchia di beneficiari?

Non è superfluo infine rammentare che un’analoga attività di recupero di rifiuti era già stata attivata nel Comune di San Vittore del Lazio dalla Società LATERMUSTO, che alla fine degli anni ’90 mescolava rifiuti pericolosi nelle argille per produrre mattonelle. La Società, nel fallire, ha lasciato depositate in maniera incontrollata diverse tonnellate di materiale argilloso contaminato, provocando un vero e proprio disastro ambientale, con grave inquinamento di sostanze cancerogene nei terreni e nelle acque di falda, a tutt’oggi persistente.

Anagni, 17.12.16
 

Colleferro, per il TMB la Regione Lazio annulli la VIA.


Comunicato Stampa
Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro, per il TMB la Regione Lazio annulli la VIA.

 

La torrida estate dei rifiuti capitolini vede la nuova giunta comunale affrontare l’ennesima emergenza rifiuti, conscia che la soluzione non può andare a ricercarsi tra i cassonetti e gli impianti cittadini, ma deve gioco forza interessare il territorio regionale come sempre è stato, vista la dotazione impiantistica a servizio. Colleferro è uno di questi luoghi con le due linee di incenerimento in perenne affanno strutturale, una discarica in previsione di chiusura a meno di colpi di coda, un cementificio che potrebbe tornare alla carica nello smaltimento dei CSS (Combustibili Solidi Secondari).

A questi si aggiunge la questione della realizzazione dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), ancora pendente al TAR del Lazio, cui sono ricorsi l’Associazione Rete per la tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) e il Comitato Residenti Colleferro (CRC) per chiedere di riconoscere la illegittimità della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), in pratica l’annullamento della conseguente determinazione regionale del 05/05/2014, adottata peraltro dopo quasi quattro anni dalla richiesta dell’allora proponente Agensel SRL, società dell’ex Consorzio Gaia.

In questa fase processuale Retuvasa e CRC sono stati chiamati a presentare osservazioni ai verificatori dell’Università “La Sapienza” di Roma, nominati dal Tribunale, per avvalorare o meno i fatti e gli atti contestati. Ma andiamo per ordine.

Il progetto venne presentato da Agen.s.e.l. s.r.l., ex Consorzio Gaia, (oggi Lazio Ambiente S.p.A.), il 20 agosto del 2010, con il benestare della precedente Amministrazione comunale, approvato con la determinazione G06494 del 05/05/2014 della Regione Lazio, area Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), sulla quale Retuvasa e CRC hanno presentato ricorso al Tar del Lazio, n. 10076/2014, contro la Regione Lazio, il Comune di Colleferro, Lazio Ambiente SpA, Ministero dei Beni e Attività Culturali.
 
Con l’udienza del 05/05/2016 il Tar del Lazio emette l’ordinanza n. 05289/2016, che recita: ” … lo sviluppo processuale della contrapposizione argomentativa, relativamente a tali circostanze [ndr, nel frattempo il Comune di Colleferro sostiene le tesi dei ricorrenti], non risulta da sola idonea, allo stato, a rendere prevalente una tesi rispetto all’altra; l’organismo che deve procedere alla verificazione può utilmente individuarsi nell’Università di Roma La Sapienza …[ndr, nel Rettore che può avvalersi di Professori dell’Ateneo]”.
 
L’Università nomina i verificatori mentre i ricorrenti si avvalgono dell’ausilio di un loro consulente, con un primo incontro avvenuto il 30 giugno scorso nel quale si è ipotizzata la chiusura del procedimento, entro fine anno.
 
Ad oggi sono state presentate dai ricorrenti diverse osservazioni documentali contro un progetto osteggiato da sempre dalla comunità locale con osservazioni e manifestazioni, anche durante la fase di approvazione in Consiglio comunale.
 
Tra l’altro Retuvasa e CRC erano già ricorsi al TAR del Lazio contro il conferimento di tal quale nella discarica di colle Fagiolara e nell’ordinanza del 30 luglio 2014 il TAR aveva affermato: “Considerato che dalla relazione prodotta dalla Regione Lazio non emerge in maniera inconfutabile l’assoluta incapienza di impianti TMB nella regione, tale da costituire il presupposto di cui all’art. 191 c. 1 del D.Lgs 152/2006 ...”
Vale a dire che nella nostra Regione ci sono TMB  impianti che non lavorano a pieno regime e potrebbero trattare anche i rifiuti destinati a Colle Fagiolara; quindi, non è necessario costruire un nuovo impianto.
 
Ciò è stato ulteriormente confermato dall’ormai famosa DGR 199 del 22/04/2016 “Determinazione del Fabbisogno” sui rifiuti nel Lazio che ribadisce  “Per entrambi gli scenari ipotizzati si è evidenziato che gli impianti di trattamento TMB sono già dal 2016 sufficienti per le esigenze di trattamento del rifiuto urbano indifferenziato della Regione. Pertanto non è necessario pianificare nuovi impianti oltre quelli esistenti.
 
Le parole definitive che escludono l’ipotesi di costruire un nuovo impianto vengono date dall’Assessore di competenza della Regione Lazio, Mauro Buschini, nel consiglio straordinario regionale del 18/07/2016 sulla questione prospettata di nuova emergenza sul trattamento dei rifiuti quando dice “Con riferimento, invece, in generale alla questione dei rifiuti di Roma, si precisa che l’impiantistica della regione Lazio è sufficiente a trattare il rifiuto indifferenziato prodotto nel territorio regionale.
 
Non è facile individuare i motivi per i quali, nonostante tutti i nuovi elementi fin qui illustrati, la Regione Lazio continua a difendere la realizzazione del TMB a Colleferro, attraverso la società di sua proprietà e gli enti autorizzatori. E’ certo che l’impianto non è più necessario, anche perché è in controtendenza  rispetto ai previsti aumenti delle percentuali di raccolta differenziata e rappresenta un ulteriore impegno economico che difficilmente Lazio Ambiente SpA potrà sostenere, visti i ricorrenti deficit di bilancio.
 
Da tempo abbiamo interessato il Tavolo di Coordinamento dei Sindaci della Valle del Sacco e in seguito all’incontro del 22 giugno scorso, a Serrone (Fr), abbiamo chiesto all’Assessore Mauro Buschini la fissazione di una data per un tavolo tecnico sui rifiuti per il nostro bacino la d’area, come da lui riproposto al termine dei lavori su sollecitazione dell’Assessore all’Ambiente del Comune di Colleferro, Giulio Calamita.
 
Risposte ad oggi non ce ne sono state ma ovviamente ci auguriamo che ve ne siano e che possano essere occasione di confronto anche rispetto alla nostra ipotesi di bacino autonomo locale dei rifiuti, che abbiamo intenzione di presentare in forma pubblica agli amministratori, come unica soluzione per uscire dalla subordinazione ad una logica emergenziale, che sulle necessità del momento si appresta ad imporre l’eterna soluzione fondata sull’incenerimento ed i mega impianti, logica supportata dalle scelte nazionali sugli inceneritori e confermata dalle dichiarazioni del ministro dell’ambiente a commento della ennesima emergenza capitolina: e qui si chiude il cerchio.
 
 
Colleferro, 09.08.2016
 

VIDEOTECA VALLE DEL SACCO

Community

                                                 
                                   

         

 

Osservatorio PM10

Emissioni Valle del Sacco

Retuvasa on the web