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Frosinone

MESSA IN LIQUIDAZIONE SOCIETA' AEROPORTO DI FROSINONE


Comunicato Stampa Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
Messa in liquidazione di AdF, ora si ritiri la Variante con annessi e connessi
 

La messa in liquidazione della società AdF è l’ultimo atto di anni di follia, in cui la politica, trasversalmente, anche se con noti padrini di parte, ha promosso un progetto insostenibile dal punto di vista tecnico, economico e ambientale, non occupandosi di trovare soluzioni reali ai problemi del territorio, con un lascito di inchieste da parte di Procura e Corte dei Conti su spese inutili per milioni di euro.

Abbiamo sempre, anche in tempi in cui era difficile far sentire la propria voce, denunciato tale situazione. E presentato pubblicamente dossier sul tema ben prima che si avviassero le inchieste giudiziarie e contabili.

La soddisfazione per la pietra tombale sul progetto aeroportuale non sarà completa finché non sarà ritirata ufficialmente la Variante aeroportuale intermodale, vero obiettivo di molti promotori, nonché la relativa programmazione urbanistica nei Comuni di Frosinone e Ferentino. Per quanto riguarda un’eventuale ripresa del progetto eliportuale con funzioni di protezione civile e sanitaria, non siamo contrari a priori, anche se crediamo che la presenza  di un’eccellenza, la scuola elicotteristica del 72.o stormo, non lasci molte chances. L’importante è comunque che non funga da vettore per lottizzazioni e speculazioni.  
 
Il coordinatore provinciale di Frosinone
Francesco Bearzi    
 
Il presidente
Alberto Valleriani

 
Valle del Sacco, 22.12.2013

LE RIVELAZIONI DI CARMINE SCHIAVONE SUI RIFIUTI NELLA PROVINCIA DI FROSINONE


Pubblichiamo la parte delle rivelazioni di Carmine Schiavone sui rifiuti campani relativamente all’area della Provincia di Frosinone. Sconcertante tutto il resto. Riteniamo che la segretezza di questi atti debba essere abolita.
In fondo al post il link dove poter scaricare l'intero documento.
 
 
 
XIII Legislatura
 
COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA
SUL CICLO DEI RIFIUTI E SULLE ATTIVITA’
ILLECITE AD ESSO CONNESSE
 
SEDUTA DI MARTEDI’ 7 OTTOBRE 1997
 
SEDUTA SEGRETA
 

(pag. 40)

 
PRESIDENTE. Prima ha parlato di un confine a nord per le attività dei Casalesi, subentrati ad altre attività, fino a Latina. E la Provincia di Frosinone?
 
CARMINE SCHIAVONE. Frosinone fa parte ancora del sud. Noi intendiamo Cassino …
 
PRESIDENTE. Quindi anche la Provincia di Frosinone?
 
CARMINE SCHIAVONE. Si.
 
 
 
CLICCA QUI per scaricare l’intero documento

CS su aeroporto Frosinone - 27.09.13


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO
Inchiesta della Procura su aeroporto di Frosinone

 

Il nostro precedente comunicato stampa sull’aeroporto di Frosinone risale al 31 maggio scorso. Ricordammo in tale occasione che, a distanza di anni, le ragioni tecniche, economiche e ambientali dell’insostenibilità del progetto di un aeroporto di Frosinone, a più riprese formalizzate dalla nostra associazione (supportata in varie occasioni dal Comitato no aeroporto Frosinone e da diverse associazioni nazionali), venivano finalmente denunciate da senatori ed europarlamentari gravitanti sul territorio. Osservammo che non era mai troppo tardi per ravvedersi, anche se il movente non sembrava, almeno in alcuni casi, così trasparente.

Condividemmo gli inviti allo scioglimento del cda di AdF, che non aveva evidentemente più alcuna ragion d’essere, già oggetto delle note indagini della Corte dei Conti. Indagini relative in particolare al periodo del governo provinciale del centrosinistra. Ma il centrodestra raccolse l’inopportuna eredità e, ad oggi, la società AdF è ancora operante.

In riferimento al progetto eliportuale, allora rilanciato da alcuni politici e ripreso anche recentemente, osservammo che sembrava chiaro che, a prescindere dalla problematica convivenza con la scuola elicotteristica di volo del 72.o stormo - unica nell’ala rotante in Italia nonché nota per la sua eccellenza -, la sua reale funzione fosse quella di una sorta di trojan horse per l’aeroporto, con il forte rischio di potenziali speculazioni edilizie innescate dalla Variante aeroportuale intermodale. Ci chiedevamo e ci chiediamo in particolare: perché AdF e il Consorzio ASI, se intendevano limitarsi alla realizzazione dell’eliporto, non avevano ancora ritirato la colossale Variante, che esproprierebbe 300 ettari di territorio?

Conclude il coordinatore provinciale della Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Francesco Bearzi: “Attendiamo con fiducia l’esito delle indagini della Procura. Una cosa è certa: quanto avviene è il risultato della pervicacia della società AdF, del Consorzio ASI, delle istituzioni provinciali e regionali, nel perseguire un progetto che appare del tutto privo di utilità pubblica per ragioni tecniche, economiche e ambientali. Si chiuda con un rigetto l’iter regionale della Variante aeroportuale intermodale e si sciolga la società AdF, da cui si ritirino subito i singoli soci”.

Francesco Bearzi - Coordinatore Provincia Frosinone
 
Valle del Sacco, 27.09.2013 
 

SOCIETA' AEROPORTO DI FROSINONE, NUOVO CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO
Sul nuovo cda AdF e sulla questione aeroporto di Frosinone
 

A distanza di anni, le ragioni tecniche, economiche e ambientali dell’insostenibilità del progetto di un aeroporto di Frosinone, a più riprese formalizzate dalla nostra associazione, vengono finalmente denunciate da senatori ed europarlamentari gravitanti sul territorio. Non è mai troppo tardi per ravvedersi, anche se il movente non sembra, almeno in alcuni casi, così trasparente.
           
Non si possono non condividere gli inviti allo scioglimento del cda di AdF, oggetto delle note indagini della Corte dei Conti, specie relative al periodo della  presidenza provinciale Scalia, che non ha evidentemente più alcuna ragion d’essere.
Sorprendente che lo stesso Scalia continui a rimarcare l’esclusione di Grazzanise e Viterbo dalla pianificazione aeroportuale nazionale come nuovo elemento a favore di un aeroporto nel Frusinate. Viene così meno, parzialmente, la questione della congestione delle rotte di volo, da noi sempre sottolineata in quanto considerata insormontabile dall’ENAC e dall’ENAV, ma fino a poco tempo fa comodamente ignorata dai sostenitori dell’aeroporto. Risulta d’altra parte di lapalissiana evidenza che la congiuntura economica, imponendo l’uscita dalla pianificazione nazionale di scali che l’ENAC considerava di un certo rilievo, non lasci alcuno spazio a un insulso aeroporto a Frosinone, uscito perdente a suo tempo dalla competizione tecnica con gli scali concorrenti.
           
Riguardo al progetto eliportuale, ci sembra chiaro che, a prescindere dalla problematica convivenza con la scuola elicotteristica di volo del 72.o stormo, unica nell’ala rotante in Italia, la sua reale funzione sia quella di una sorta di trojan horse per l’aeroporto, con il forte rischio di potenziali speculazioni edilizie innescate dalla Variante aeroportuale intermodale.
           
Ci chiediamo in particolare: perché ASI e AdF (e in particolare Arnaldo Zeppieri, membro del nuovo cda AdF), se intendono limitarsi alla realizzazione dell’eliporto, non hanno ancora ritirato la colossale Variante aeroportuale intermodale, che esproprierebbe 300 ettari di territorio?
Si attende a riguardo la linea della Giunta Zingaretti e dei consiglieri regionali espressione del territorio.
Al neonato consiglio comunale di Ferentino, chiediamo se intenda approvare il prossimo settembre un PRG che include la destinazione eliportuale/aeroportuale di ettari ed ettari di territorio.
 
Francesco Bearzi - Coordinatore Provincia Frosinone
Alberto Valleriani - Presidente
 
Valle del Sacco, 31.05.13

CLINI CONVERTE LA VALLE DEL SACCO DA SITO DI INTERESSE NAZIONALE A REGIONALE


COMUNICATO STAMPA RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

 
Il DL del Ministero dell’Ambiente, a firma Corrado Clini, in attesa solo della pubblicazione sulla Gazzetta  Ufficiale, declassa i Siti di bonifica di Interesse Nazionale (SIN) “Bacino del fiume Sacco” (ex DPCM 19 maggio 2005 e L. 2 dicembre 2005, n. 248, art. 11 quaterdecies, comma 15) e “Frosinone” (ex DM Ambiente 18 settembre 2001, n. 468) a Siti di Interesse Regionale (SIR), insieme a un terzo degli attuali SIN presenti sul territorio italiano.
In primo luogo, va sottolineato che tale processo, al solito, si compie “dall’alto”, senza coinvolgere i portatori di interesse locali, e in particolare le associazioni ambientaliste.

Dichiara al proposito Alberto Valleriani, presidente RETUVASA: “È sconcertante che provvedimenti di tale rilevanza si apprendano per vie traverse attraverso il Web e non, nei tempi e nei modi dovuti, dalle istituzioni, che peraltro non hanno mai dato alle associazioni veri segnali di condivisione, per non parlare della trasparenza e della completezza informativa sullo stato dei SIN”.
Ma su quali fondamenti poggia la conversione dei SIN in questione in SIR, e quali conseguenze dovrebbe comportare?
La risposta richiede considerazioni piuttosto articolate e precisi riferimenti tecnici e normativi.

Spiega Francesco Bearzi, coordinatore RETUVASA Frosinone: “Ad un primo esame della normativa, l’impatto sembra chiaro: una sostanziale dequalificazione, per cui diversi SIN, non più considerati in possesso dei requisiti prescritti, passano sotto la responsabilità diretta delle Regioni, le quali avrebbero potuto opporsi al provvedimento. Nel nostro caso, la Giunta Polverini non l’ha fatto, con nocumento dell’interesse pubblico”.
“Tuttavia per i SIN che ci riguardano, Valle del Sacco e Frosinone, la valutazione della mancanza di tali requisiti appare assolutamente discutibile e appellabile. Infatti i nuovi criteri per la definizione dei SIN previsti dall’art. 36 bis della L. 7 agosto 2012, n. 134, che integra quelli stabiliti dall’art. 252 del D. Lgs. 152/2006, dovrebbero includere a pieno titolo a tutt’oggi entrambi i SIN in questione. In particolare, ma non solo, ammesso e non concesso che l’emergenza socio-economico-ambientale dichiarata dal DPCM 19 maggio 2005 possa dirsi completamente rientrata, entrambi i SIN condividono la situazione prevista dall’art. 36 bis, comma 2, punto f bis della succitata L. 134/2012, ovvero la presenza, attuale o storica, di impianti chimichi integrati.

[Gli impianti chimici integrati sono definiti dal DPCM 377/88, art. 1, come ‘impianti per la produzione su scala industriale mediante processi di trasformazione chimica di sostanze in cui si trovano affiancate varie unità produttive funzionalmente connesse fra di loro per la fabbricazione di prodotti chimici organici di base, per la fabbricazione di prodotti chimici inorganici di base, per la fabbricazione di fertilizzanti a base di fosforo, azoto, potassio (fertilizzanti semplici o composti), per la fabbricazione di base di fitosanitari e biocidi, per la fabbricazione di prodotti farmaceutici di base mediante procedimento chimico o biologico, per la fabbricazione di esplosivi’].

Notoriamente la Valle del Sacco è ed è stata interessata da queste situazioni. Ma il problema di fondo - prosegue Bearzi - è un altro. Nonostante la maggior parte del SIN “Bacino del fiume Sacco” ricada sul territorio di Frosinone, da Anagni a Falvaterra, non si è compiuta la saldatura di questo SIN con quello di “Frosinone”, riconoscendo dunque l’opportunità di un’azione normativa strutturale volta alla risoluzione delle criticità ambientali dell’intera Valle del Sacco, foriera di adeguate risorse e di interventi di respiro europeo”. Il SIN “Bacino del fiume Sacco” è stato definito inizialmente per la presenza di beta-HCH nelle acque e nel sedimento del fiume Sacco, quello di “Frosinone”, in sé di rilevanza forse più modesta, per la disseminazione di depositi di rifiuti solidi urbani (ex discariche). A prescindere dall’incompletezza delle relative azioni di bonifica, il grave vizio metodologico che abbiamo in più occasioni denunciato consiste nel non riuscire ad andare “al di là del proprio naso”, non collegando i due SIN a un inquinamento ancora più grave e strutturale, quello di tutte le aree produttive e soprattutto ex produttive, presenti ad esempio a Colleferro, Anagni/Paliano, Frosinone, Ceccano, Ceprano. Ciò avrebbe richiesto l’istituzione di un SIN a sé, in aggiunta agli altri due, o ancor meglio la saldatura di tutte le situazioni in oggetto in un unico SIN “Valle del Sacco”. Peraltro, tale opportunità comincia a risultare, ad esempio, dalla Convenzione stipulata tra Ministero dell’Ambiente, Regione Lazio e ARPA Lazio che, avviata la sub-perimetrazione del SIN “Bacino del fiume Sacco”, ha prodotto nel giugno 2011 una Carta dei siti censiti potenzialmente contaminati che registra un numero del tutto incompleto ma estremamente significativo di aree industriali ancora in attività, aree soggette a rischio di incidente rilevante, attività estrattive e minerarie, discariche autorizzate e non autorizzate, ecc. Ed è appena il caso di ricordare, ad esempio, la presenza del’ex Cemamit di Ferentino (rilevante tra l’altro per il riconoscimento del SIN in base alla L. 134/2012, art. 36 bis, comma 2 bis)”.

Si tratta dunque non solo di riconsiderare la conversione dei due SIN in SIR, non giustificata dalla stessa normativa di riferimento del DL Clini, ma di avviare un processo di più ampio respiro, che riconosca la criticità ambientale dell’intera Valle del Sacco in termini da non dequalificare l’attività agricola ancora fiorente in alcune aree sane o anche integre e di pregio, e di promuovere, con fondi nazionali ed europei, la parziale riconversione dell’attività industriale in termini di risanamento ambientale e green economy. E qui non possono non essere ricordati l’ODG  proposto da Angelo Bonelli nel febbraio 2011 e approvato dal Consiglio regionale, volto a dichiarare la Valle del Sacco area ad alta criticità ambientale, lasciato poi cadere dalla Giunta Polverini; il Master Plan ‘Progetto per la valorizzazione strategica della Valle del Sacco’ proposto dalla Fondazione Kambo alla fine del 2010, caduto purtroppo anch’esso nel vuoto, il convegno tenutosi a Colleferro lo scorso novembre con la partecipazione di Hanns-Dietrich Schmidt, responsabile relazioni internazionali del distretto della Ruhr, organizzato da RETUVASA e Gruppo Logos per rilanciare la Valle del Sacco adattando al territorio il ‘modello Ruhr’.

È bene chiarire - conclude Bearziche in base al DL Clini, art. 2, commi 1 e 4, il Ministero dell’Ambiente ovviamente manterrebbe gli impegni economici in corso, e potrebbe anche stipularne di nuovi nel contesto di futuri accordi di programma con le Regioni e gli Enti locali competenti. Ma ciò non toglie che nella filosofia del provvedimento e dei riferimenti normativi a monte prevalga l’intenzione di dismettere competenze governative, e che soprattutto ciò comporti una sostanziale dequalificazione della rilevanza delle aree soggette a bonifica, delegando alle Regioni compiti di coordinamento e di spesa che spetterebbero a istituzioni di livello superiore. Lasciamo ad altra sede riflessioni sullo smantellamento dell’intervento pubblico in ogni ambito e la perdita di autonomia reale da parte delle amministrazioni locali, sotto i vincoli di bilancio, in un quadro di disarticolazione delle politiche di risanamento del territorio”.

Infine - afferma Alberto Valleriani - la situazione dei due SIN della Valle del Sacco appare forse più grave, ma non così diversa da altri, per cui ci giungono segnalazioni da diverse parti d’Italia. Sarebbe dunque opportuno che il Ministero dell’Ambiente riconsiderasse il provvedimento in oggetto, avviando un procedimento partecipativo voluto fortemente dall’Europa, volto a definire, con il contributo delle associazioni ambientaliste territoriali e gli enti locali, una nuova lista dei SIN davvero fondata e funzionale. In ogni caso, siamo pronti a impugnare l’atto con ricorsi sia in ambito giuridico nazionale che europeo, come presumibilmente avverrà anche in altri territori interessati. E premeremo sulla Regione perché sani la propria mancata opposizione al provvedimento. Riteniamo che il tema dovrebbe anche costituire un punto di riferimento programmatico essenziale su cui tutte le forze politiche impegnate in campagna elettorale dovrebbero confrontarsi”.

 
Per completezza, i SIN che il DL Clini trasforma in SIR sono i seguenti:
Abruzzo – Fiume Saline Alento.
Campania – Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano; Pianura; Bacino Idrografico del fiume Sarno; Aree del Litorale Vesuviano.
Emilia-Romagna – Sassuolo-Scandiano.
Lazio – Bacino del fiume Sacco; Frosinone.
Liguria – Pitelli (La Spezia).
Lombardia – Milano-Bovisa; Cerro al Lambro.
Marche – Basso Bacino del fiume Chienti.
Molise – Guglionesi II.
Piemonte – Basse di Stura.
Sardegna – La Maddalena.
Toscana – Le Strillaie.
Veneto – Mardimago-Ceregnano.
Provincia autonoma di Bolzano – Bolzano.
 
Valle del Sacco, 21 gennaio 2013 

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