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Colleferro

Colleferro, conclusioni seminario bonifica Valle del Sacco - 18 aprile 2015.

 
Comunicato Stampa Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
Il seminario del 18 aprile sulla bonifica della Valle del Sacco: certezze, nuovi elementi e necessità di costruire la conoscenza.
 

 
Sabato 18 aprile si è svolto il seminario organizzato dalla Rete per la Tutela della valle del Sacco (retuvasa) sullo stato dell'arte della gestione del Sito di Interesse Nazionale (SIN) e della bonifica delle aree inquinate.
 
I lavori, coordinati da Roberto Rosso di Retuvasa, sono stati introdotti da Alberto Valleriani -presidente di Retuvasa- che ha illustrato le varie tappe attraversate, dalla nascita del SIN, alla gestione commissariale, il declassamento da parte del ministero dell'ambiente del ministro Clini con gli errori di definizione delle aree, il rigetto del provvedimento da parte del TAR sino all'attuale processo amministrativo che deve ridefinire la perimetrazione del SIN.
 
L'ing. Fabio Ermolli di ARPA Lazio sezione provinciale di Roma ha illustrato in modo approfondito metodologia e pratica della caratterizzazione dei siti inquinati ossia quel processo che ha come obiettivo la individuazione e l'analisi completa dello stato di inquinamento, concentrandosi sull’area industriale di Colleferro e sui risultati allo stato dell’arte.
C’è da sottolineare che le fasi di caratterizzazione dell’ex area BPD hanno evidenziato, per il suolo, forti contaminazioni per le aree denominate Arpa1, Arpa2, Benzoino,OCR, Ex Cava di Pozzolana, Caffaro Chetoni e modeste contaminazioni nelle aree denominate Se.Co.Sv.Im. ex Edison, Italcementi, CSC, Se.Co.Sv.Im, ARC. Sono stati riscontrati superamenti principalmente per metalli (Arsenico, Mercurio, Cadmio, Zinco, Rame, Nichel, Vanadio, Ferro, Manganese) fitofarmaci (DDD, DDE, DDT, Dieldrin, Clordano, HCH, Idrocarburi C>12), diossine e PCB.
Per le acque sotterranee l’area risulta molto più vasta e interessa indicativamente il 60% dell’ex area industriale andando ad interessare anche il consorzio Vallesettedue con modeste contaminazioni con superamenti principalmente per metalli (Cromo VI, Alluminio, Arsenico, Ferro, Manganese, Mercurio, Piombo), fitofarmaci (DDD, DDE, DDT, diedri, clordano, HCH, idrocarburi C>12), BTEX, solventi.
 
Il dott. Francesco Blasetti del dipartimento di epidemiologia dell'ASL Roma G-E ha illustrato in modo sintetico, l’attività di sorveglianza sanitaria ed i suoi risultati, ha poi risposto ai molti interrogativi proposti dai partecipanti al seminario.
Lo studio, finora, ha interessato 502 persone, 183 famiglie evidenziando che i soggetti sottoposti a biomonitoraggio presentano maggiore contaminazione per le donne e gli anziani, persone che hanno bevuto acqua da pozzi privati e consumato cibo locale con possibili accostamenti a effetti genetici o di familiarità.  
I primi risultati del rapporto di sorveglianza hanno segnalato che l’esposizione ambientale al Beta-HCH può influire sul metabolismo dei lipidi, la funzionalità renale, la regolazione degli ormoni sessuali nelle donne, i livelli di cortisolo ematico e lo stato cognitivo.
Il Dott. Blasetti ha evidenziato gli svantaggi della metodologia applicata a questo tipo di studio ricondotti a: disegno trasversale, no migliori stimatori di grasso corporeo (es. circonferenze), no misurazione pressione sanguigna, no info su ipertensione e farmaci, 22% di soggetti esclusi per campioni non idonei.
Tra i vantaggi: l’esito è stato rilevato direttamente attraverso un prelievo di sangue analizzato da un laboratorio di analisi, è da considerare un primo programma di popolazione per fornire risposte tecniche capaci di informare le istituzioni.
In conclusione occorrerà un’osservazione longitudinale
Da marzo 2013 è iniziato il primo follow-up della coorte che prevede la ripetizione degli esami di laboratorio e strumentali con l’aggiunta di: elettroliti, visita cardiologica, elettrocardiogramma, misurazione pressione arteriosa, eco-doppler delle vene carotidee, misura circonferenza vita, info farmaci da questionario
 
Da ultimo la dott.ssa Sara Taviani ha fornito una descrizione della struttura delle falde acquifere restringendo il quadro dal livello regionale sino al territori in cui si colloca Colleferro comprensivo di aree inquinate e discarica. Sicuramente da approfondire il fatto che per quanto riguarda i barrieramenti idraulici sarebbe opportuno lavorare su un’indagine degli acquiferi su area vasta e non sostanzialmente su quelli sottesi alle aree contaminate.
 
Non è potuto intervenire per ragioni di salute il prof. Paolo Viotti, ma si è dichiarato disponibile a collaborare alle prossime iniziative.
 
Alle relazioni del seminario vanno segnalati alcuni eventi degli ultimi tempi.
 
Un dato positivo è una nuova modalità di intervento partecipato per la proposta di perimetrazione del SIN Valle del Sacco che nelle prossime settimane verrà discussa dai Comuni, dalle istituzioni sanitarie e di controllo, dalle reti associative del territorio.
 
Una pessima notizia viene invece dal Ministero della Salute che ha interrotto i finanziamenti dello Studio SENTIERI (studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento), tuttora finanziato esclusivamente dall’ISPRA con notevoli difficoltà economiche dovute anche alla riorganizzazione dell’ente, che negli anni ha prodotto un rapporto sulla realtà sanitaria dei singoli SIN inserita nel contesto nazionale.  
 
In conclusione questo seminario costituisce un primo momento, a cui altri seguiranno, di un percorso finalizzato a ricostruire il quadro organico dei problemi ambientali del territorio di Colleferro e della Valle del Sacco. In questo percorso ai momenti seminariali si affiancherà la costituzione di un gruppo di lavoro di esperti delle diverse discipline necessarie a comprendere i fenomeni di inquinamento che investono il nostro territorio, e le necessarie opere di bonifica, indispensabili per la realizzazione di un futuro diverso. Assieme al gruppo di lavoro si lavorerà alla costruzione di strumenti per la condivisione delle informazioni acquisite e delle conoscenze prodotte.  
Integrare le conoscenze è necessario per prendere le decisioni corrette, ma tutti i cittadini devono poter partecipare comprendendo il contesto di quelle decisioni.
 
 
CLICCA QUI per scaricare le presentazioni del seminario.
 
 
 
Colleferro-Valle del Sacco, 09-05-2015
 

Colleferro, il processo incenerito


COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
 
“COLLEFERRO, IL PROCESSO INCENERITO “


Il Tribunale di Velletri si è finora occupato del processo sugli inceneritori di Colleferro, processo che è stato agli onori della cronaca, per l'estrema scientificità delle condotte criminose, oggetto di scrutinio da parte del Tribunale. Risulta dal capo di imputazione che gli imputati hanno bruciato nell'inceneritore rifiuti non consentiti, arrivando, per non far emergere le loro responsabilità, a far falsificare i certificati relativi e a penetrare nel sistema informatico di monitoraggio in continuo, onde non far risultare lo sforamento delle soglie per inquinanti emessi in atmosfera. Ad oggi, la popolazione colleferrina non sa che cosa sia stato bruciato prima del 2008 nell'inceneritore, ma i dati per asma pediatrico e patologie alle vie respiratorie parlano -purtroppo- da soli.
 
Qualunque cittadino si aspetterebbe una gestione scrupolosa di un processo tanto delicato. Purtroppo tale attesa non ha trovato riscontro nei fatti.
 
Il Tribunale di Velletri, dopo quattro anni di processo - tra fase dell'udienza preliminare e fase dibattimentale – ha, accogliendo un'eccezione della difesa degli imputati formulata già in fase di udienza preliminare – dichiarato la propria incompetenza funzionale, essendo per la tipologia di delitti contestati, competente il Tribunale di Roma. Ciò sta a significare che sono stati letteralmente “inceneriti” quattro anni di processo, ed essendo la notizia di reato del 2008, anche questo processo potrebbe essere segnato dalla prescrizione.
 
Non intendiamo entrare nel merito della decisione. Quello che però lascia interdetti è che per giungere a detta decisione, ci sono voluti 3 anni di processo in fase di udienza preliminare e 1 anno di giudizio dibattimentale. Il Tribunale di Velletri si è potuto pronunciare sulle eccezioni preliminari, rispetto alle quali, normalmente, basta un'udienza, dopo una serie svariata di rinvii, pari alla lunghezza di un anno, dovuti ad omesse o inefficaci notifiche.

Un processo di tale delicatezza avrebbe meritato una maggiore attenzione ed efficienza a partire dalle notifiche fino a pervenire allo studio scrupoloso della questione.
 
Le associazioni ambientaliste, parti civili, si augurano di trovare nel Tribunale di Roma una maggiore efficienza e sensibilità ambientale, affinché venga fatta giustizia, come richiesto da tutti i cittadini che si trovano ad affrontare sempre più spesso situazioni analoghe.


Colleferro, 24 marzo 2015
 
F.to
Ass. Raggio Verde 3389213916
Ass. Rete per la tutela della Valle del Sacco (Retuvasa)
Ass. Unione Giovani Indipendenti (UGI)
Comitato Residenti Colleferro
Ass. Mamme Colleferro (A.Ma) 

Colleferro, sequestro del centro di trasferenza rifiuti


Comunicato Stampa
Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro: il NOE sequestra la discarica, i rifiuti restano per strada, quale prospettiva?

 


Il 18 dicembre 2014 il NOE (Nucleo Operativo Ecologico) dei Carabinieri di Roma, dietro richiesta del giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale di Roma, dott. Massimo Battistini, ha disposto il sequestro preventivo del 'centro di trasferenza' all’interno della discarica di Colle Fagiolara, a Colleferro.

Nel nostro comunicato del 14 dicembre scorso avevamo evidenziato l’assenza dell’autorizzazione per il sistema di trasferimento dei rifiuti da Colleferro ad Aprilia; successivamente abbiamo protocollato le nostre osservazioni alla Conferenza di Servizi apposita. Dopo il decreto di sequestro del piazzale di colle Fagiolara, oggi la discarica di Colleferro continua ad essere attiva ed a ricevere anche una parte dei rifiuti pontini, preventivamente trattati presso gli impianti di Aprilia (vista l’imminente fine vita della discarica Indeco di Borgo Montello).

Premesso che le amministrazioni comunali e regionali intendono regolarizzare la situazione di illegalità, rilasciando a breve le necessarie autorizzazioni, è necessario ricostruire le decisioni e gli interventi che hanno portato a questa situazione.

Dal 10 settembre 2014 - dopo il ricorso al TAR Lazio di Retuvasa e Comitato residenti Colleferro contro la tritovagliatura - la Regione Lazio ha imposto alla sua società, Lazio Ambiente Spa, di non conferire rifiuti ‘tal quale’ a Colleferro, ma di sottoporli al regolare pretrattamento presso il centro di preparazione del combustile derivato da rifiuti (CDR) di Rida Ambiente s.r.l. ad Aprilia. Gli scarti di lavorazione, che non diventano CDR da destinare agli inceneritori, tornano alla discarica.

All'inizio del processo i rifiuti conferiti dai Comun sono stati scaricati dai compattatori in un lotto (già esaurito) della discarica di colle Fagiolara, depositati a terra, caricati nei TIR e trasportati ad Aprilia. Tutta questa attività, che si chiama trasferenza, è stata eseguita illegalmente se non denominata impropriamente “trasbordo”, senza autorizzazione e senza annotazione nei registri di carico e scarico delle quantità provenienti dai Comuni afferenti ad uno dei sub-Ato di Roma.

Come risulta da notizie di stampa, il GIP indaga in concorso, il legale rappresentante di Lazio Ambiente SpA, Vincenzo Conte, e il legale rappresentante della “Autotrasporti Pigliacelli SpA”, Ezio Pigliacelli, raggiunti da avviso di garanzia.
Fino al decreto del 18 dicembre Lazio Ambiente SpA ha operato nell’illegalità, sia quando eseguiva la mera tritovagliatura dei rifiuti, sia quando svolgeva attività di “trasferenza”, senza autorizzazione, situazione di cui la Regione Lazio era a conoscenza.
 
Ci troviamo di fronte a due ordini di problemi.
 
Il primo -e più grave- è la riproposizione di un sistema di gestione dei rifiuti che pone al centro l’incenerimento, mantenendo le discariche e ignorando del tutto il modello di un ciclo integrato fondato su riduzione alle fonte, riciclo e riuso del prodotto della raccolta differenziata porta a porta. Quest’ultimo richiede una inversione di rotta a 180 gradi, un intervento strategico sul piano dell’organizzazione dei servizi locali e delle filiere produttive. Di ciò non c’è traccia e gli interventi governativi e legislativi vanno nella direzione opposta.
Del primo molto abbiamo detto e diremo, del secondo siamo costretti ad occuparci oggi.
 
Il secondo, derivato dal primo, nasce dalla totale improvvisazione degli interventi con il sospetto della premeditazione.
 
Da anni si sapeva che la discarica di Colle Fagiolara era fuori legge e destinata a chiudersi al ‘tal quale’, così come a livello regionale si sapeva di Malagrotta e della insostenibilità complessiva del sistema. Si sapeva del degrado industriale finanziario del consorzio Gaia, la cui storia è costellata di illegalità, che ne segnano all’origine il passaggio da consorzio pubblico a SPA, società di diritto privato.
 
Dopo la sentenza del 10 settembre 2014, in applicazione all’ordinanza del TAR Lazio la Regione si è limitata a prevedere solo alle operazioni di trasbordo dei rifiuti dai compattatori ai tir, diretti al TMB di Rida Ambiente, ad Aprilia, per rientrare a Colleferro come residuo di lavorazione.
(http://retuvasa.org/lazio-ambiente-spa/colleferro-sulla-gestione-dei-rifiuti-vige-lanarchia)
 
Gran parte dei Comuni del sub-ATO di Roma ha preferito essere servita da Lazio Ambiente SpA, nonostante l’aumento di circa 40 euro a tonnellata come costo di trasporto del tal quale da Colleferro ad Aprilia.
Alcuni Comuni, in particolare Lariano e Velletri, hanno scelto altri impianti, avvalendosi, dal 13 settembre 2014, delle norme introdotte dallo Sblocca Italia, in base alle quali i rifiuti solidi urbani possono circolare liberamente nella Regione di provenienza, senza sottostare alla limitazione degli ambiti territoriali.
Il costo per i Comuni con il passaggio intermedio a Colleferro è passato da 122 a 145 euro a tonnellata, mentre Rida Ambiente richiederebbe 109 euro a tonnellata, al netto del costo di trasporto.
 
Per fare un esempio: il Comune di Colleferro conferisce circa 9.000 tonnellate annue di rifiuti e l’incremento ammonterebbe a 360.000 euro, un costo aggiuntivo esorbitante in un periodo di contenimento della spesa pubblica.
 
La logica volutamente emergenziale ha legittimato ancora una volta scelte improvvisate, ha legittimato l’affidamento senza gara del servizio, senza alcuna trasparenza sui costi ed i benefici di tali affidamenti. La soluzione adottata richiede che i rifiuti raggiungano il TMB di Aprilia quindi problema logistico costituisce un fattore di criticità, un passaggio obbligato.
Come si giustificano le tariffe di Lazio Ambiente e quelle della società di trasporto?
 
A questo punto, la Regione Lazio, con la deliberazione n. 902 del 16.12.2014, ha autorizzato la copertura dei costi a favore dei singoli Comuni, per una spesa complessiva di circa 400.000 euro ponderata per la durata di 3 mesi (presumibilmente settembre-dicembre 2014).
La Regione Lazio continua a coprire i costi di una politica dissennata, tamponando i bilanci comunali e sorreggendo la propria vacillante creatura Lazio Ambiente.
Quest’ultima è la società partecipata che ha preso in carico le attività del consorzio GAIA, priva di una qualsiasi prospettiva strategica sia dal punto di vista industriale che economico-finanziario, come dimostrano le vicende di cui ci stiamo occupando ed i dati sulla formazione del suo capitale.
Alzando lo sguardo alla realtà metropolitana e regionale, compare all’orizzonte la sua incorporazione in una nuova realtà AMA-ACEA, che nascerebbe all’insegna del far “grassi” profitti sul ciclo dei rifiuti, all’ombra dei fumi degli inceneritori e della costruzione di un TMB più che mai inopportuno.
 
Nel frattempo continua il grave stato di disagio prodotto dagli odori nauseabondi della discarica, mentre emerge il dato inquietante dell’inquinamento della falda acquifera sottostante il sito, a completare il quadro drammatico dell’inquinamento delle matrici ambientali della città di Colleferro e del territorio circostante. Nel passaggio delle feste natalizie e di fine anno le strade di Colleferro hanno visto un accumulo si immondizia, ennesima dimostrazione di inefficienza, se non di peggio.
 
Dopo la grande manifestazione contro la costruzione dell’impianto TMB e per la difesa della sanità pubblica, abbiamo assistito al tracollo della giunta della città di Colleferro. 
Ci possiamo solo augurare, all’inizio di questo nuovo anno, che la cittadinanza che ha manifestato in piazza continui a dare un forte contributo al superamento di una gestione del territorio e delle finanze comunali basato sullo scambio tra salute dei cittadini e contributi al bilancio.
Uno sforzo straordinario è richiesto a tutti noi e non può essere delegato esclusivamente ai futuri amministratori, che saremo chiamati a scegliere, per affrontare i vincoli e le prospettive che nascono non solo da dinamiche locali, ma da strategie nazionali in termini di spesa pubblica, di politiche economiche ed ambientali.
E’ richiesta quindi una mobilitazione da parte della cittadinanza attiva con  azioni e proposte e con una intensa attività di controllo ed interrogazione nei confronti della gestione commissariale di questi mesi a Colleferro.
Il primo quesito è “quando si avvia la raccolta differenziata porta a porta?”.
 
Alle associazioni ed ai comitati infine tocca il compito di costituirsi come parte offesa nell’ennesimo procedimento penale in essere nella Valle del Sacco, instancabile e mai sazio teatro di illeciti ai danni della comunità.
 
 
Colleferro, 9  gennaio 2015

Colleferro, sulla gestione dei rifiuti vige l'anarchia.


Comunicato Stampa
Comitato Residenti Colleferro e Retuvasa
 
 
Colleferro, le attività di trasferimento rifiuti in discarica senza autorizzazioni: vige l’anarchia.


 
La Regione Lazio, il Comune di Colleferro, su richiesta della società regionale Lazio Ambiente spa, il 5 dicembre 2014 portano in Conferenza di servizi la controversa e non risolta questione dei “rifiutidi colle Fagiolara, Colleferro.
 
All’ordine del giorno l’approvazione di una “variante non sostanziale dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), finalizza a realizzare all’interno della discarica, un centro di trasferenza”. 
 
La questione dei rifiuti è rimasta “sospesa” tra i ritardi dell’autorizzazione del nuovo impianto TMB (trattamento meccanico biologico) e l’adempimento dell’ordinanza del TAR del Lazio: adito da Retuvasa, Comitato Residenti Colleferro e Raggio Verde, il Tribunale ha vietato dal 10 settembre 2014 lo sversamento di rifiuti tal quale nel sito di colle Fagiolara.
 
Manca una soluzione definitiva e nelle more, in via provvisoria – per 60 giorni - la Regione ha autorizzato la sola attività di trasbordo, ma  dal 10 settembre scorso,  Lazio Ambiente, la società regionale di gestione del servizio di raccolta, ha messo in pratica anche un’attività di trasferenza, quest’ultima non autorizzata dalla Regione. Per questo motivo nei documenti sulla tracciabilità dei rifiuti  c'è scritto via Palianese, senza altri riferimenti, come l’indicazione esatta del luogo e della sede dove avviene il trasbordo!
 
In applicazione all’ordinanza del TAR del Lazio la Regione si è limitata a prevedere solo operazioni di trasbordo dei rifiuti dai compattatori ai tir, diretti al TMB di Rida Ambiente, ad Aprilia, per rientrare a Colleferro come residuo di lavorazione.   
In pratica, la discarica viene utilizzata come stazione di trasferenza dei rifiuti provenienti dai 25 Comuni aderenti alla suddetta società (circa 30-40 compattatori al giorno). Infatti i rifiuti, dopo una pesatura presunta, vengono riversati a terra, ricaricati nei bilico, trasportati  ad Aprilia; qui vengono lavorati per la preparazione di CDR destinato agli inceneritori di Colleferro e riamessi in discarica come FOS, per quanto riguarda la biostabilizzazione dell’umido,  e come scarti di lavorazione dello stesso CDR.
Il tutto per mantenere la stessa gestione dei rifiuti, drogata dal ristoro ambientale, incassato dal Comune di Colleferro e privo di trasparenza sull’effettivo utilizzo nei capitoli di Bilancio.
L’insieme di queste attività sono qualificabili come afferenti ad un centro di trasferenza e non possono qualificarsi come mere operazioni di trasbordo, travaso e trasferimento, trattandosi di vera e propria compattazione del rifiuto, ottimizzazione del carico, stoccaggio provvisorio e/o deposito preliminare, con tempi di permanenza – in taluni casi - superiori alle 24 ore, nel piazzale della discarica.
 
Nel caso di specie, colle Fagiolara non è un impianto di stoccaggio provvisorio, non ha le caratteristiche richieste ed i tempi massimi di permanenza dal momento della raccolta del rifiuto allo scarico presso il sito danno luogo a percolato, fermentazione e putrefazione dell’organico con pesanti effetti odorigeni e produzione di biogas.
 
Al fine di assicurare che non vi sia soluzione di continuità nell’applicazione della normativa in materia ambientale, le Pubbliche amministrazioni devono adeguare preventivamente gli atti autorizzativi e questo non è avvenuto da parte della regione Lazio.
 
Finora, però, le attività di trasferenza sono avvenute senza una specifica autorizzazione regionale, che fissi tempi certi e misure di protezioni meccaniche per l’abbattimento degli odori nauseabondi, mediante una variazione – a nostro avviso - sostanziale dell’AIA.
L’avvio del procedimento autorizzativo del centro di trasferenza non sana la situazione di fatto “mascherata” come attività di trasbordo.
 
Il 5 dicembre 2014 abbiamo partecipato alla Conferenza dei servizi, convocata in Regione per esaminare la richiesta di Lazio Ambiente sul centro di trasferenza a colle Fagiolara e qui abbiamo assistito al primo atto di una recita inedita di un copione vecchio, dove c’è anche un piccolo colpo di scena.
Protagonisti i dirigenti della Società, i responsabili della direzione regionale Rifiuti, il Sindaco di Colleferro, Mario Cacciotti, i dirigenti dell’ASL e un rappresentante di associazioni e comitati.
 
La scena è occupata interamente dal Sindaco Cacciotti, che prende la parola sul TMB a Colleferro e dichiara la sua contrarietà al progetto.
Il Sindaco deve essersi sentito più a suo agio a manifestare il suo dissenso in una sala riunioni della Regione piuttosto che sfilare sotto la pioggia a fianco dei suoi colleghi Sindaci nel corteo organizzato dalla campagna Rifiutiamoci! il 29 novembre 2014, indetta proprio per dire NO! all’impianto di TMB.
 
Anche sulle questioni ambientali della discarica, il Sindaco si ritrova, stranamente, sulle stesse posizioni di associazioni e comitati.
Il TMB non era all’ordine del giorno e tutti i presenti hanno colto perfettamente il senso politico di quella contrarietà, il cui obiettivo è quello di aprire una trattativa, dove il “io do affinchè tu dia” farà da guida, mentre l’adesione alle questioni ambientali è solo funzionale alla partita. Il Sindaco, infatti,  ribadisce in più di una occasione, che l’AA.CC. intende rivedere la propria posizione favorevole sul TMB.
Anche qualche timida obiezione circa la conduzione della discarica all’indirizzo dei vertici di Lazio Ambiente, in sintonia con le osservazioni della ASL e delle parti sociali, rafforza la finalità strumentale di tali dichiarazioni.
La Conferenza si è conclusa con un rinvio a 30 giorni che significa tollerare la prosecuzione nel sito di discarica delle operazioni di trasferenza ancora senza autorizzazione?
 
Per le associazioni e i comitati, che conoscono molto bene le posizioni, le azioni e le dichiarazioni degli ultimi 20 anni dall’AA.CC. sulla questione rifiuti, contano i fatti.
Chiediamo quindi che sia convocato il Consiglio comunale, in seduta straordinaria, per far conoscere ai cittadini i motivi per i quali sono maturati i presupposti per un ripensamento.
Affermazioni di questa dirompenza, dopo che per 5 anni l’AA.CC. è stata favorevole al TMB  – se corrispondenti ad un nuovo orientamento politico - devono essere conosciute dall’intera collettività.

 
 
Colleferro, 14 dicembre 2014
 
 
CLICCA QUI per scaricare le osservazioni alla Conferenza di Servizi del centro di trasferenza. 
 

Colleferro, manifestazione 29 novembre 2014


Comunicato Stampa “Campagna rifiutiamoci”
Colleferro, Invito Manifestazione 29 novembre 2014
 
“Affermiamo i nostri diritti costituzionali sulla tutela della salute.”

 
I cittadini della Valle del Sacco si ritrovano nuovamente, per non dire perennemente, ad affrontare emergenze di carattere sociale, ambientale e sanitario.
L’inquinamento storico ha determinato contaminazioni di diversa natura, dalle acque, ai terreni, agli alimenti, alle persone; ha portato alla dismissione del comparto agricolo, mentre quello industriale cade sotto i colpi della crisi economica e restituisce un territorio da bonificare.
 
In questo contesto, nel tempo, nonostante la deindustrializzazione, non si è fermata la pratica di localizzare nella valle del Sacco impianti inquinanti, mentre gli organi di controllo si sono mostrati latitanti, quando non complici. Tutto aggravato dal crescente consumo di suolo e dalla mancata programmazione strategica della mobilità in forme sostenibili.
 
Protagonista è stato il ciclo dei rifiuti, focalizzato sull’uso di inceneritori, discariche ed impianti finalizzati ad alimentarli, le cui attività sono proseguite in violazione delle Direttive Europee. Non c’è stato neppure il vantaggio di una crescita occupazionale - irrisoria in questo tipo di impianti - che sarebbe stata garantita dall’alternativa fondata sulla raccolta differenziata, il riciclo ed il riuso: l’unica garanzia è stata il disastro economico ed ambientale.
 
Ricordiamo il crack del Consorzio Gaia con centinaia di milioni di euro a cui le tasche dei cittadini stanno facendo fronte, il sequestro degli inceneritori di Colleferro per illeciti, gli incendi presso la discarica di Colleferro e l’impianto di CDR di Castellaccio, le contaminazioni di falda sottostante la suddetta discarica, le continue immissioni in atmosfera di sostanze inquinanti ed infine i sequestri più recenti per assenza di autorizzazioni, come l’impianto di incenerimento di Marangoni.
 
Nel frattempo i rilievi epidemiologici dello studio ERAS hanno evidenziato l’impatto sulla salute dovuto alla presenza di impianti di trattamento dei rifiuti, mentre gli studi epidemiologici sulla popolazione della Valle del Sacco hanno accertato, senza ombra di dubbio, la particolare incidenza di patologie le cui cause sono riconducibili a fattori inquinanti.
 
Un qualsiasi decisore pubblico dovrebbe prendere atto di questa situazione e programmare un radicale cambiamento di rotta in termini di risanamento ambientale. Purtroppo questo non c’è nell’agenda politica nazionale, negli interventi legislativi (vedi art. 35 del Decreto Legge “Sblocca Italia”), tantomeno nell’agenda degli enti locali (vedi l’intenzione di installare un impianto di trattamento meccanico biologico (TMB) in ingresso alla discarica di Colleferro) e neppure nell’agenda degli imprenditori privati (vedi i numerosi progetti di impianti per il trattamento dei rifiuti presentati negli ultimi tempi nel nostro territorio, obsoleti, dannosi e comunque sovradimensionati).
E’ in questo quadro che da anni si procede, senza che la Regione Lazio abbia adottato un reale piano di razionalizzazione delle spese e dei servizi sanitari alla collettività, al loro smantellamento, mentre si alimentano clientele, cordate di potere e si sperpera denaro pubblico a favore della sanità privata.
Noi cittadini siamo ora chiamati a pagare il costo di questa politica, con gli ospedali locali stretti dalla morsa della spending review, che elimina fisicamente intere strutture e reparti, riduce il personale a costi crescenti e lascia nell’incertezza chi ha bisogno di cure.
 
La storia di questi ultimi anni a Colleferro, nella Valle del Sacco, nei tanti siti inquinati del nostro paese, dimostra che è necessaria la mobilitazione dei cittadini per giungere alla verità: avviare il risanamento e colpire i responsabili.
Ovunque i cittadini sono chiamati ad affermare il riconoscimento del diritto alla salute, che l’art. 32 della Costituzione definisce come inalienabili, e a difenderla chiedendo un diverso modello economico e sociale.
Ancora una volta, a distanza di due anni dalla grande manifestazione del 6 ottobre 2012, la situazione socio-ambientale richiede ai cittadini della Valle del Sacco di prendere posizione e reclamare il diritto ad una sana qualità della vita.
 
E’ per questo che i promotori della “Campagna Rifiutiamoci” invitano i cittadini della Valle del Sacco a partecipare, individualmente e nelle forme associative che si sono dati in questi anni, a difesa del territorio e dei propri diritti, alla manifestazione del 29 novembre 2014 – ore 14,00 a Colleferro.
 
Aggiornamenti al link http://rifiutiamoci2014.wordpress.com/
 
 
Colleferro, 27 novembre 2014
 

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