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Colleferro

Colleferro, manifestazione 29 novembre 2014


Comunicato Stampa “Campagna rifiutiamoci”
Colleferro, Invito Manifestazione 29 novembre 2014
 
“Affermiamo i nostri diritti costituzionali sulla tutela della salute.”

 
I cittadini della Valle del Sacco si ritrovano nuovamente, per non dire perennemente, ad affrontare emergenze di carattere sociale, ambientale e sanitario.
L’inquinamento storico ha determinato contaminazioni di diversa natura, dalle acque, ai terreni, agli alimenti, alle persone; ha portato alla dismissione del comparto agricolo, mentre quello industriale cade sotto i colpi della crisi economica e restituisce un territorio da bonificare.
 
In questo contesto, nel tempo, nonostante la deindustrializzazione, non si è fermata la pratica di localizzare nella valle del Sacco impianti inquinanti, mentre gli organi di controllo si sono mostrati latitanti, quando non complici. Tutto aggravato dal crescente consumo di suolo e dalla mancata programmazione strategica della mobilità in forme sostenibili.
 
Protagonista è stato il ciclo dei rifiuti, focalizzato sull’uso di inceneritori, discariche ed impianti finalizzati ad alimentarli, le cui attività sono proseguite in violazione delle Direttive Europee. Non c’è stato neppure il vantaggio di una crescita occupazionale - irrisoria in questo tipo di impianti - che sarebbe stata garantita dall’alternativa fondata sulla raccolta differenziata, il riciclo ed il riuso: l’unica garanzia è stata il disastro economico ed ambientale.
 
Ricordiamo il crack del Consorzio Gaia con centinaia di milioni di euro a cui le tasche dei cittadini stanno facendo fronte, il sequestro degli inceneritori di Colleferro per illeciti, gli incendi presso la discarica di Colleferro e l’impianto di CDR di Castellaccio, le contaminazioni di falda sottostante la suddetta discarica, le continue immissioni in atmosfera di sostanze inquinanti ed infine i sequestri più recenti per assenza di autorizzazioni, come l’impianto di incenerimento di Marangoni.
 
Nel frattempo i rilievi epidemiologici dello studio ERAS hanno evidenziato l’impatto sulla salute dovuto alla presenza di impianti di trattamento dei rifiuti, mentre gli studi epidemiologici sulla popolazione della Valle del Sacco hanno accertato, senza ombra di dubbio, la particolare incidenza di patologie le cui cause sono riconducibili a fattori inquinanti.
 
Un qualsiasi decisore pubblico dovrebbe prendere atto di questa situazione e programmare un radicale cambiamento di rotta in termini di risanamento ambientale. Purtroppo questo non c’è nell’agenda politica nazionale, negli interventi legislativi (vedi art. 35 del Decreto Legge “Sblocca Italia”), tantomeno nell’agenda degli enti locali (vedi l’intenzione di installare un impianto di trattamento meccanico biologico (TMB) in ingresso alla discarica di Colleferro) e neppure nell’agenda degli imprenditori privati (vedi i numerosi progetti di impianti per il trattamento dei rifiuti presentati negli ultimi tempi nel nostro territorio, obsoleti, dannosi e comunque sovradimensionati).
E’ in questo quadro che da anni si procede, senza che la Regione Lazio abbia adottato un reale piano di razionalizzazione delle spese e dei servizi sanitari alla collettività, al loro smantellamento, mentre si alimentano clientele, cordate di potere e si sperpera denaro pubblico a favore della sanità privata.
Noi cittadini siamo ora chiamati a pagare il costo di questa politica, con gli ospedali locali stretti dalla morsa della spending review, che elimina fisicamente intere strutture e reparti, riduce il personale a costi crescenti e lascia nell’incertezza chi ha bisogno di cure.
 
La storia di questi ultimi anni a Colleferro, nella Valle del Sacco, nei tanti siti inquinati del nostro paese, dimostra che è necessaria la mobilitazione dei cittadini per giungere alla verità: avviare il risanamento e colpire i responsabili.
Ovunque i cittadini sono chiamati ad affermare il riconoscimento del diritto alla salute, che l’art. 32 della Costituzione definisce come inalienabili, e a difenderla chiedendo un diverso modello economico e sociale.
Ancora una volta, a distanza di due anni dalla grande manifestazione del 6 ottobre 2012, la situazione socio-ambientale richiede ai cittadini della Valle del Sacco di prendere posizione e reclamare il diritto ad una sana qualità della vita.
 
E’ per questo che i promotori della “Campagna Rifiutiamoci” invitano i cittadini della Valle del Sacco a partecipare, individualmente e nelle forme associative che si sono dati in questi anni, a difesa del territorio e dei propri diritti, alla manifestazione del 29 novembre 2014 – ore 14,00 a Colleferro.
 
Aggiornamenti al link http://rifiutiamoci2014.wordpress.com/
 
 
Colleferro, 27 novembre 2014
 

Colleferro, Manifestazione 29 novembre 2014


COMUNICATO STAMPA 
delle associazioni e comitati promotori della campagna RIFIUTIAMOCI
 
 
29 NOVEMBRE 2014
ore 14.00 - piazzale biblioteca comunale - Colleferro
 
MANIFESTAZIONE PER LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO E DELLA SALUTE
 
 

PARTE L’AUTUNNO CALDO NELLA VALLE DEL SACCO

 

Continuano le attività della “Campagna Rifiutiamoci” che in questi mesi ha visto associazioni, comitati, movimenti, forze politiche e singoli cittadini della Valle del Sacco impegnati per la salvaguardia del territorio, dell’ambiente e della salute: al centro della campagna c’è la forte opposizione all’attuale gestione del ciclo dei rifiuti, obsoleta e responsabile della grave emergenza ambientale e sanitaria.
In molti comuni della zona dove Lazio Ambiente gestisce i rifiuti, le percentuali di raccolta differenziata raggiungono livelli irrisori mentre quelle elevate si possono leggere soltanto negli studi epidemiologici e nei rapporti sanitari, come lo studio Eras e Sentieri.
A Colleferro, nell’ultimo periodo, la campagna ha promosso la proposta di Referendum avanzata dall’opposizione consiliare sul progetto TMB, iniziativa che fino ad ora ha raccolto circa 2.000 firme. Nell’ambito della stessa campagna, inizia ora un periodo di mobilitazione a Colleferro e nei paesi limitrofi mossi dalla volontà di essere inseriti nei processi decisionali riguardanti la salute della comunità.

Dichiarano gli attivisti -Non ci accontentiamo di annunci, dichiarazioni sui giornali o promesse di cambiamento ma  esigiamo una vera svolta sostenibile che finalmente possa rendere giustizia alla popolazione di un territorio vittima di crimini ambientali che hanno compromesso terra, aria e salute. Una svolta che non abbia più niente a che fare con le scelte scellerate dettate da chi per anni è stato complice, colpevole e responsabile di questa criminosa ed insalubre gestione dei rifiuti. Pretendiamo da parte delle istituzioni provvedimenti che portino ad un miglioramento della situazione ambientale e di quella sanitaria della nostra zona specialmente alla luce della precaria condizione delle Asl e degli ospedali dei nostri comuni. Faremo sentire la nostra voce e la nostra presenza nelle strade e manifesteremo le nostre ragioni in un corteo a Colleferro il 29 novembre. Il progetto di TMB, voluto dalla Regione Lazio, da Lazio Ambiente S.p.A. e dal Comune di Colleferro, rappresenta una scelta presa dall’alto che non ci rappresenta e che non consentirà di attivare un ciclo virtuoso dei rifiuti.

Le forze ambientaliste e sociali non possono accettare l’impianto TMB a Colleferro perché la sua costruzione significa praticamente mantenere attivi  due vecchi inceneritori e la discarica di colle Fagiolara.
Per questo pretendiamo un cambiamento radicale di rotta, che vada verso un sistema economico “circolare”  a sostegno di una crescita sostenibile e di una gestione virtuosa dei rifiuti, come ribadito dall’Unione europea, nei programmi Rifiuti Zero nel 2020.

Chiediamo come priorità l’avvio immediato di una campagna di informazione ambientale sulle modalità, i benefici ed i vantaggi della raccolta differenziata, l’attivazione del porta a porta e l’adozione di strumenti efficaci da attuare sul territorio come il compostaggio di comunità e la tariffa puntuale.

Il 29 novembre si avvicina : vi aspettiamo in via Carpinetana sud sotto la sede di Lazio Ambiente S.p.A., parcheggio della Biblioteca Comunale di Colleferro.
Il corteo partirà alle ore 14.


PARTECIPIAMO NUMEROSI!

F.to

Associazioni e comitati promotori della campagna RIFIUTIAMOCI
 

Colleferro, il MIBACT dichiara il Castello Vecchio bene di interesse culturale.


Comunicato Stampa
Comitato per la Salvaguardia del Castello

 
Colleferro, il MIBACT dichiara il Castello Vecchio bene di interesse culturale.
 
 

Il Castello Vecchio di Colleferro andrà finalmente ad occupare il posto che merita tra i beni culturali italiani: con un apposito decreto il Ministero dei Beni e Attività Culturali e del turismo ha ufficialmente apposto il vincolo di interesse culturale sull’importante edificio medievale colleferrino. Al castello è stato dunque formalmente riconosciuto l’interesse culturale sancito dall’art. 10 c. 3 del Codice dei Beni Culturali secondo cui rientrano in questa categoria le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante.
 
Si tratta di un riconoscimento di grande rilevanza, che segnala l’indiscutibile valore dell’edificio in questione e che rappresenta il giusto coronamento della lunga attività di opposizione intrapresa da cittadini e associazioni riuniti nel Comitato di Salvaguardia del Castello Vecchio contro il progetto edilizio che dal 2009, con l’avallo dell’Amministrazione Comunale, minacciava seriamente l’integrità dell’area che circonda il castello nonché la sua reale fruizione pubblica.
 
Come non ricordare le nove palazzine di due, tre e quattro piani che il proprietario-costruttore Furlan avrebbe voluto innalzare proprio a ridosso del castello con il relativo apparato di garage, rampe e strade carrabili? Come dimenticare il goffo tentativo di far passare per un intervento di riqualificazione un programma di cementificazione e di sottrazione di spazio verde alla città? Come non sorridere ripensando alle briciole, insufficienti persino alla sola messa in sicurezza del castello, con cui il progettista sperava di dare un contentino alla collettività? Ma soprattutto, come non indignarsi ancora una volta ripensando alle illegalità procedurali compiute dall’Amministrazione in relazione allo spostamento del vincolo cimiteriale al fine di “agevolare” l’iter di approvazione del progetto?
 
Banchetti informativi con vasta partecipazione di persone, una raccolta di firme che in tre giorni ha registrato oltre 400 adesioni, manifestazioni di partecipazione collettiva come la biciclettata del luglio dello scorso anno, oltre ai numerosi interventi formali prodotti nel corso dell’iter burocratico, sono stati gli strumenti con cui la città ha voluto difendere il proprio patrimonio.
 
Se dunque le numerose criticità segnalate dalle associazioni hanno contribuito alla bocciatura del progetto edilizio da parte delle autorità competenti (Conferenza dei Servizi del 24 aprile 2013), il nuovo atto del Ministero smentisce nella sostanza i pareri favorevoli dati da alcuni organi di valutazione dimostrando in modo palese quanto si è cercato con ogni mezzo di affermare: l’integrità del Castello Vecchio e dell’area verde circostante non sono barattabili con alcun interesse privato, essi rappresentano un bene di interesse storico e culturale che prescinde dal valore meramente economico dell’area e costituiscono un patrimonio comune dell’intera collettività.
 
Alla luce di questo nuovo atto l’apposizione del vincolo non può pertanto costituire un punto di arrivo ma solo una tappa, importantissima, di un percorso più lungo che dovrà condurre alla piena valorizzazione del sito nel reale interesse dei cittadini. Attendiamo con ansia l’impegno dell’amministrazione in tal senso, esortando chi governa questa città a mettere finalmente in atto tutte le misure necessarie a garantire una volta per tutte la reale tutela e valorizzazione di un sito così rilevante per la stessa città di Colleferro. Come associazioni garantiamo il nostro impegno per avviare un percorso di valorizzazione di tutta l’area del castello, promuovendo la ricerca di idee progettuali, delle risorse e delle competenze necessarie, anche nel contesto europeo, consapevoli del fatto che è necessario affermare nuove logiche di valorizzazione del patrimonio culturale, artistico, paesaggistico e ambientale del nostro territorio.
 
Colleferro, 20 settembre 2014
 

Rifiuti a Colleferro, stop alla tritovagliatura: lo scenario tecnico-economico.


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Comitato Residenti Colleferro
Raggio Verde
 
 
Colleferro, applicata l’ordinanza del Tar Lazio sui rifiuti in discarica: lo scenario tecnico-economico.
 

 
Apprendiamo dall’agenzia di stampa DIRE, articolo di Marco Tribuzi, notizie in merito agli effetti dell’ordinanza del TAR del Lazio ottenuta a seguito dell’impugnazione proposta dalle associazioni Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Raggio Verde e Comitato Residenti Colleferro, avverso l’ordinanza contingibile ed urgente emessa dalla Regione Lazio, che consentiva alla società Lazio ambiente SpA, ad intera partecipazione pubblica regionale, di abbancare in discarica il sopravaglio secco derivante dalla tritovagliatura dei RSU senza alcun trattamento, per una pretesa incapienza di TMB regionali, che in giudizio la Regione non è riuscita a documentare in alcun modo.
 
Il TAR sul punto ha dunque fatto presente che non sussistono i presupposti dell’emissione dell’ordinanza contingibile ed urgente e ha sostanzialmente “diffidato” la Regione Lazio dall’ effettuare una proroga oltre il 10 settembre.
 
Il risultato conseguito tramite l’iniziativa giudiziaria portata avanti dalle nostre associazioni è innanzitutto la mancata proroga dell’ordinanza contingibile ed urgente da parte della Regione Lazio. Dall’agenzia DIRE si viene a conoscenza di ulteriori particolari di cui forniamo una nostra lettura.
 
Viene infatti riferito di una riunione in Regione tra Lazio Ambiente SpA e i rappresentanti dei 29 Comuni afferenti alla discarica di Colleferro, che avrebbe portato ad una soluzione rispettosa dell’ ordinanza del Tar, da considerare provvisoria, in attesa dell’autorizzazione dell’impianto di TMB previsto. I rifiuti verrebbero portati in discarica e in loco trasferiti in TIR di maggiore capienza per essere indirizzati presso il TMB di Rida Ambiente ad Aprilia. La soluzione sembrerebbe provvisoria, per i prossimi 5 mesi. L’incapacità di programmazione produrrà un aumento dei costi a tonnellata di rifiuto, che sarà “coperto” dalla Regione Lazio, altrimenti a carico percentuale dei 29 Comuni conferitori che, a loro volta, avrebbero dovuto trasferirli in tassa a carico dei cittadini.
 
Altri stanziamenti pubblici per finanziare un costoso e perverso ciclo dei rifiuti, quando sarebbe sufficiente adottare politiche di prevenzione dei rifiuti e di incremento di raccolta differenziata per diminuire alla fonte, preliminarmente, i quantitativi da smaltire.  
Invece solo pochi Comuni conferitori alla discarica di Colle Fagiolara hanno avviato seriamente la raccolta differenziata.   
 
Dubitiamo anche sui tempi “provvisori” di tale soluzione, presumibilmente incompatibili con l’iter amministrativo, in quanto deve ancora essere convocata la Conferenza di Servizi per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dell'impianto TMB.
Sul TMB riteniamo che esso non sia necessario, alla luce anche delle obiezioni della Provincia di Roma in sede di Conferenza di Servizi per la Valutazione di Impatto Ambientale, dove si palesò  l’inopportunità di un impianto da 125.000 tonnellate/anno, quantitativi decrescenti rispetto all’incremento graduale della Raccolta Differenziata; questione che si riproporrà in sede di AIA.
A questo punto è logico l’investimento previsto dal piano economico di realizzazione proposto all’atto della presentazione del progetto, nel 2010? Chi, come, da dove proverranno i 26 milioni di euro necessari?
 
Tornando ai costi economici a breve termine di cui si farà carico la Regione Lazio si possono stimare in 150.000 euro al mese. Ciò deriva dalla differenza di costo tra il conferimento in discarica a Colleferro e l’impianto di TMB di Aprilia, 18 euro a tonnellata, tenendo come riferimento la produzione di rifiuto indifferenziato dei 29 Comuni nel 2013 che è stata di circa 100.000 tonnellate.   
Trattasi sicuramente di una “bella” cifra che si dovrà prelevare presumibilmente dal capitolo delle emergenze, quando la sola palese emergenza è la mancanza programmatica di una delle società della Regione Lazio, conscia di dover affrontare questo tipo di problema e attendista fino all’ultimo momento nel comunicare che i costi sarebbero lievitati, ma propositrice per la risoluzione del problema riguardante il trasporto dei rifiuti, senza un bando di gara. Tenendo conto che i quadri alti della Società costano circa 800.000 euro l’anno e le consulenze per il 2014 circa 400.000 euro, ci si sarebbe dovuto aspettare una visione gestionale di migliore qualità.
 
E non finisce qui: ai costi non corrisponde un servizio, ma una inefficienza dell’apparato amministrativo regionale.  Si deve inoltre considerare che per il meccanismo perverso del ristoro ambientale, il Comune di Colleferro si troverà con un nuovo “buco” di bilancio per il mancato introito derivante dai conferimenti in discarica, a parte quello derivante dagli scarti post trattamento del TMB di Aprilia, che dovranno tornare a Colleferro.
Sul “buco” di bilancio del Comune di Colleferro cosa farà la Regione Lazio? Andrà nuovamente in soccorso, come già avvenuto qualche mese fa, e fornirà copertura economica?
Abbiamo condannato allora questo uso dissennato di risorse pubbliche, oggi sarebbe ancor più scandaloso!
 
L’amministrazione comunale di Colleferro continua a dichiarare che i rifiuti di Roma non verranno mai da noi: ciò è erroneo alla radice, perché i rifiuti di Roma sono SEMPRE giunti a Colleferro sotto forma di CDR per essere bruciati negli inceneritori locali.
Oggi, a differenza degli anni passati, ci troviamo nella “seconda fase” e cioè che i rifiuti di Colleferro e degli altri 28 Comuni, mentre prima creavano danno ambientale con la discarica, ora torneranno a Colleferro per essere bruciati come CDR, per avvelenare la  nostra aria e quella delle comunità limitrofe, mentre alcuni Comuni continuano, nella gestione, a non ottemperare al principio della gerarchia dei rifiuti di derivazione comunitaria, esponendo l'Italia a nuove procedure d'infrazione. Sarebbe il caso di andare a controllare quanto ci è costata tale mancanza nel Lazio e capire chi se ne deve assumere la responsabilità erariale.
 
 
Colleferro, 8 settembre 2014
 

Rifiuti non trattati in discarica a Colleferro, il TAR Lazio dice NO


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Comitato Residenti Colleferro
Raggio Verde
 
 
Colleferro, il TAR del Lazio fa proprie le ragioni sostenute dalle associazioni ambientaliste: la discarica di Colle Fagiolara non può essere utilizzata in questo modo.

 
Il TAR del Lazio  il 30 luglio scorso si è pronunciato sulla richiesta, presentata dalla Rete per la Tutela della Valle del Sacco, dal Comitato Residenti Colleferro e da Raggio Verde, di sospendere l’ordinanza del Presidente della Regione 
Lazio, Nicola Zingaretti. L’atto in questione permette di continuare ad utilizzare la discarica di Colle Fagiolara mediante la semplice tritovagliatura dei rifiuti. Ricordiamo che la circolare del 6 agosto 2013 dell'allora ministro Orlando dichiarava invece fuori norma, quindi immediatamente non utilizzabili, le discariche di questo tipo.
 
La richiesta di sospensiva è stata respinta, ma le motivazioni espresse in proposito confermano proprio le accuse mosse dalle associazioni ambientaliste: non esiste alcun carattere di urgenza e necessità che giustifichi  questo dissennato e illegale uso della discarica.
 
L’ordinanza  pone l'accento proprio sul carattere troppo disinvolto, al limite dell'illecito, di molte decisioni prese dalle amministrazioni pubbliche nel settore del trattamento dei rifiuti.
 
Si legge: “Considerato che dalla relazione prodotta dalla Regione Lazio non emerge in maniera inconfutabile l’assoluta incapienza di impianti TMB nella regione, tale da costituire il presupposto di cui all’art. 191 c. 1 del D.Lgs 152/2006 ... “..e non si possa altrimenti provvedere”.
 
Vale a dire che nella nostra Regione ci sono impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) che non lavorano a pieno regime, capaci quindi di trattare anche i rifiuti destinati a Colle Fagiolara.
A questo proposito il TAR aveva richiesto una documentazione aggiuntiva sulla possibilità di utilizzare altri impianti di TMB presenti in Regione, in luogo della tritovagliatura autorizzata dalla Giunta Zingaretti per Colleferro.
Precisiamo che la nostra opposizione si è concentrata sul deposito in discarica del rifiuto secco in uscita dal tritovagliatore, circa il 60/65%, in quanto il rifiuto umido, a detta del gestore Lazio Ambiente SpA, viene già conferito ad impianti esterni.
La Regione Lazio ha risposto con una documentazione insufficiente, priva di fondatezza, contrastata ulteriormente dalle memorie prodotte dai nostri legali.
 
Si legge sempre nell’ordinanza:“che peraltro la mancata utilizzazione di alcuni impianti TMB deriva da ritardi di natura meramente amministrativa, che l’Amministrazione ha l’obbligo di superare tempestivamente; 
che tali circostanze renderebbero verosimilmente illegittima una eventuale proroga dell’ordinanza
contingibile ed urgente qui impugnata;”
 
Il Giudice bacchetta l’Amministrazione regionale, lenta e inadempiente nella risoluzione dei problemi legati al ciclo dei rifiuti.
Il dato di rilievo è che un’ulteriore proroga per l'utilizzo della discarica non è ammissibile perché in realtà non esiste nessuna emergenza rifiuti, paventata ad ogni pié sospinto da amministrazioni e gestori. Da metà settembre quindi non si potranno più conferire rifiuti non trattati presso la discarica di Colle Fagiolara.
 
Continua il giudice: “tuttavia il provvedimento impugnato ha quasi del tutto esaurito i suoi effetti, attenuando fortemente il presupposto del periculum.”
 
La richiesta di sospensiva viene rigettata solamente perché ormai i tempi dell'ordinanza stanno per scadere, quindi i pericoli vengono ritenuti minimi.
 
Questa ordinanza è il primo atto amministrativo importante che fa ben sperare nella chiusura della discarica di Colleferro quantomeno per il conferimento di rifiuti non trattati. Saremo sicuri della chiusura se il paventato impianto di TMB a Colle Fagiolara non verrà costruito, anche perché è stato dimostrato che realmente non è necessario per la quantità di rifiuti prodotti nella nostra Regione.
 
Nel contempo il governo sta emanando il D.L. 91, che tra le tante indecenze in materia ambientale, conferisce, all'art. 14 comma 1, poteri straordinari al Presidente della Regione Lazio per la risoluzione di emergenze connesse al ciclo dei rifiuti, una sorta di militarizzazione. Il documento preparatorio al D.L. citato, però chiarisce che non si potrà andare in deroga alle normative comunitarie in materia.
Di fatto l’ordinanza del Tar manterrebbe inalterato il quadro della situazione descritto precedentemente.
 
Gli scriventi, che da anni si battono per la riduzione dei rifiuti ed un ciclo degli stessi, virtuoso e rispettoso dell'ambiente e della salute, lanciano una proposta auspicandone un’ampia condivisione: la creazione di un polo  universitario a carattere regionale finalizzato alla ricerca e sviluppo di metodologie e tecniche primariamente per la riduzione dei rifiuti  e per  il riciclo e riuso di quelli che necessariamente si producono.
 
Un polo universitario capace di avviare competenze specifiche coinvolgendo le aziende nella riduzione dei rifiuti legati agli imballaggi, che attivino lo sviluppo di tecnologie mirate al trattamento dei materiali post-raccolta differenziata, che amplino le prospettive produttive per il riutilizzo e reinserimento sul mercato delle materie prime-seconde separate. La comunità scientifica deve mettersi in gioco per la reale diminuzione dell’indifferenziato residuale. Le aree dismesse del passato produttivo di Colleferro ne potrebbero essere la naturale collocazione, sottraendole così all’ennesima, presumibile, devastante speculazione immobiliare.
Tenendo presente che l’impianto di TMB previsto a Colleferro da una società a totale capitale regionale ha un costo di circa 26 milioni di euro, questa ingente somma sarebbe un reale investimento per il futuro del nostro territorio se venisse finalizzata al progetto tracciato per sommi capi.
 
Pensiamo a un futuro, come spesso si dice, “Rifiuti Zero”, privo di combustione di ogni tipo, senza discariche. Pensiamo alla possibilità di lavoro altamente qualificato, legato alla ricerca e all’innovazione, stabile per il nostro territorio.
 
 
Colleferro, 5 agosto 2014   
    
 

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