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Colleferro

Colleferro, incontro pubblico con la Dott.ssa Patrizia Gentilini


Evento collegato alla manifestazione del 9 aprile a Colleferro
Incontro con Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo:
 
“Ambiente, inquinamento e salute: non c’è più tempo da perdere.”

 
 
La Campagna “RIFIUTIAMOLI! BASTA INCENERITORI!”, in preparazione della manifestazione popolare del 9 aprile 2016 a Colleferro sulla situazione degli inceneritori locali, sui quali pesa la realistica possibilità di un loro ammodernamento (revamping), organizza l’incontro pubblico sul tema “Ambiente, inquinamento e salute: non c’è più tempo da perdere”, relatrice la Dott.ssa Patrizia Gentilini.
 
L’evento consentirà di mettere in risalto la correlazione tra l’inquinamento ambientale e la salute delle popolazioni residenti e ove questi problemi sono significativi di evidenziarne gli effetti devastanti, come nel caso specifico della valle del Sacco, avvelenata da pesticidi contenuti in fusti tossici interrati.
 
La Dott.ssa Gentilini ha una diretta e vasta esperienza clinica in Oncologia Medica ed Ematologia, avendo mantenuto un costante aggiornamento e maturato una pluriennale esperienza sia nell’ambito della prevenzione secondaria (diagnosi precoce), che di terapia e assistenza a pazienti con neoplasie solide ed ematologiche.
Realizza, in collaborazione con AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie) ed AUSL, il progetto di assistenza domiciliare ai malati ematologici presso il territorio del Comune di Forlì dal 2001.
Da alcuni anni ha come interesse prioritario quello della prevenzione primaria e della tutela della salute attraverso la riduzione dell’esposizione a rischi ambientali. E’ stata perito di parte (gratuito) per associazioni e cittadini in procedimenti giudiziari per cause ambientali. Ha partecipato a numerosi convegni in qualità di relatrice e ad iniziative promosse dagli Ordini dei Medici (Trieste, Taranto, Campobasso, Firenze, Fermo, Forlì, Verona, Padova, La Spezia) in tema di ambiente-salute, con particolare attenzione alla salute infantile ed alla difesa del latte materno dalle contaminazioni ambientali.
E’ portavoce della Campagna Nazionale per la Difesa del Latte Materno dalle contaminazioni ambientali https://difesalattematerno.wordpress.com/
E’ membro del Comitato scientifico dell’Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia.
Ha ricevuto il premio in memoria di Lorenzo Tomatis il 24 settembre 2015 e l’8 marzo 2016 è stata fra le vincitrici del premio “Pace, Donne Ambiente”, dedicato a Wangari Maathari.
 
L’appuntamento è per sabato 2 aprile 2016, a Colleferro, ore 16,30, presso la sala Aldo Ripari (ex sala Konver), in via degli Esplosivi, retro la sede ASL.
 
L’invito è rivolto ai cittadini, alle associazioni, ai comitati, ai medici e alle Amministrazioni e l’incontro vuole essere l’occasione per approfondire un tema di grande attualità, vista la grave situazione di inquinamento ambientale locale e la paradossale dismissione graduale del comparto sanitario distrettuale.
 
L’apertura dei lavori sarà a cura degli aderenti alla Campagna “RIFIUTIAMOLI! BASTA INCENERITORI!”, che saranno a disposizione per fornire chiarimenti organizzativi sulla manifestazione del 9 aprile prossimo.
 
 
F.to
Le Associazioni aderenti a RIFIUTIAMOLI!
 
 
Colleferro (valle del Sacco), 29 Marzo 2016
 

Inceneritori Colleferro, staccare la spina prima che sia troppo tardi.


Inceneritori Colleferro
Staccare la spina, prima che sia troppo tardi!
29 gennaio 2016 - Conferenza stampa al Comune di Colleferro

 

 

Il 29 gennaio prossimo alle ore 17 l'aula consiliare del Comune di Colleferro ospiterà una conferenza stampa promossa dall’ Amministrazione comunale sugli inceneritori di Colleferro congiuntamente alle associazioni che hanno sottoscritto il ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio portato avanti dal Comune di Colleferro: Unione Giovani Indipendenti, Comitato Residenti Colleferro, Retuvasa, Comitato NobioMetano Artena, Circolo Arci Montefortino '93, Artenaonline.

 
Come associazioni faremo chiarezza sulle valutazioni che ci hanno portato a condividere l’iniziativa del ricorso al TAR ed annunceremo le nostre future iniziative di mobilitazione sulle quali si sta nuovamente realizzando una ampia rete di collaborazione tra un gran numero di associazioni del territorio, come già è accaduto in passato e col senso di una ancor più drammatica urgenza.
 
L'Amministrazione ha deciso a suo tempo di ricorrere al T.A.R. in conseguenza alla della delibera regionale che prevede l'estensione dell'autorizzazione d'impatto ambientale (A.I.A.) all'inceneritore di proprietà di Lazio Ambiente.
 
Ne condividiamo le ragioni e riteniamo estremamente preoccupante la situazione, perché tra rinnovi di autorizzazioni, manifestazioni di interesse per l'acquisto degli impianti e intenzioni di ammodernamento delle strutture, si anticipa un disegno politico che punta ad allungare la vita degli inceneritori. Il loro rilancio è considerato il motore economico per il salvataggio e la privatizzazione della società Lazio Ambiente, prospettata da Regione Lazio entro la prima metà dell’anno.
 
Il risanamento degli inceneritori, il cosiddetto ‘revamping’, altro non sarebbe se non una completa ricostruzione che richiederebbe investimenti per decine di milioni di euro, per cui il recupero dei capitali investiti e relativi profitti richiederebbe una attività degli impianti per almeno 15-20 anni. In tal caso la chiusura degli impianti sarebbe esclusa e con essa ogni possibilità di poter istituire una gestione dei rifiuti virtuosa e non impattante sul territorio e sulla salute di chi lo abita.
 
Acea, Rida Ambiente, è indifferente per la popolazione sapere chi sia il gruppo d'affari pronto ad acquistare gli impianti, poiché a questo punto non c'è né margine di trattativa né possibilità di discutere. Si deve solo agire affinché si arrivi alla chiusura.
Il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale per un’impiantistica che si è dimostrata nei fatti obsoleta, antieconomica e notevolmente inquinante è un’assurdità, soprattutto a fronte degli innumerevoli dati epidemiologici che accusano gli inceneritori di Colleferro dell'aumento di gravi patologie nella popolazione (si veda lo studio Eras sul sito www.eraslazio.it). Da questo studio si evince il riscontro evidenzia l’aumento dei ricoveri ospedalieri del 79% per problematiche salutari incrementate della presenza degli impianti in questione.
Senza dimenticare che sulle due ciminiere pende anche un processo penale in corso per traffico illecito dei rifiuti che ha coinvolto più di venti tra cui anche dirigenti e tecnici dell'allora consorzio GAIA, oggi Lazio Ambiente Spa.
Il 29 gennaio ci saremo perché bisogna staccare la spina, prima che sia troppo tardi.
 
 
Colleferro, 26 gennaio 2016

Colleferro, acqua e ACEA alla prova dei fatti.


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
Colleferro, acqua e Acea alla prova dei fatti.
 
 
Il nuovo gestore del servizio idrico integrato di Colleferro, Acea Ato 2, subentrato nella gestione ormai da 7 mesi, sta dando pessima prova di sé: sportelli per gli utenti chiusi per mesi (da giugno a fine settembre) e, una volta aperti al pubblico, attivi per poche ore a settimana; gravi disservizi nell’erogazione di acqua (in poco più di un mese due guasti consistenti che hanno prosciugato i rubinetti in quasi tutta la città).
Anche l’informazione agli utenti è praticamente inesistente: se va bene, in caso di disservizio l’azienda informa il sindaco, che si deve sobbarcare l’onere, non dovuto, di avvertire la cittadinanza. Infine, sulla pagina Facebook del Comune il 6 dicembre si leggeva:” l’Amministrazione comunale ha predisposto un servizio di due autobotti per la distribuzione dell’acqua in attesa del ripristino del servizio da parte di Acea”.
Speriamo che le autobotti siano a carico del gestore ma, anche se così fosse, non è compito del comune, ma del gestore, preoccuparsi di erogare l’acqua ai cittadini, anche in situazioni di emergenza. Così come sono solo i tecnici Acea che devono intervenire in caso di guasto, non i tecnici del Comune.

Il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, ha giustamente richiamato più di una volta Acea ai propri obblighi. Non è il solo nel nostro ATO. Spesso si legge nei giornali locali la protesta di sindaci che lamentano le inadempienze del gestore: Tolfa, Santa Marinella, Bellegra, Subiaco, Montecompatri, per citarne solo alcuni.

D’altra parte, un’azienda privata che deve gestire 112 comuni, tra cui quello di Roma, spenderà energie e personale soprattutto per il servizio nella capitale, di gran lunga più importante a livello mediatico e di immagine, rispetto ai piccoli comuni dell’ATO che difficilmente riuscirebbero a portarla sulle prime pagine dei giornali.
 
Abbiamo più volte sottolineato la natura di Acea, azienda quotata in borsa (di cui Acea ATO 2 è una partecipata), con soci privati che gestiscono le politiche aziendali. Il grafico sottostante riporta la composizione azionaria del gruppo Acea SpA.



 
Nonostante il comune di Roma detenga la maggioranza delle azioni, le politiche industriali del gruppo non si decidono certo in Campidoglio ma negli studi dei gruppi economico finanziari.
Non diciamo nulla di nuovo affermando che obiettivo del privato è fare profitto e se una società a fine anno deve distribuire sempre maggiori utili ai suoi azionisti, ha essenzialmente tre strade da percorrere: ridurre e/o pagare di meno il personale, diminuire la qualità del servizio o aumentare le tariffe. Tanto è vero che, ad esempio, nel nostro comune, pur essendo per contratto e per legge il gestore del servizio idrico integrato (acquedotto, depurazione e fognatura), al momento Acea non ha preso in carico il servizio di depurazione e fognatura fino a che non sarà pronto il nuovo depuratore, proprio per evitarsi un problema. Anche la rete della Snia BPD, notoriamente obsoleta, rimane fuori dalla gestione.

Alcuni dati estratti dal Bilancio Consolidato di ACEA del 2014 ci dicono come il settore idrico sia quello economicamente più redditizio. Si nota, infatti, che, benché i ricavi siano molto più bassi rispetto al settore elettrico, la gestione idrica presenta margini di profitto molto più alti, come si vede nelle tabelle sottostanti.
I dati confrontati sono i seguenti (dal capitolo Risultati economici per aree di attività pag. 62/65)
 
 
Settore ENERGIA - Risultati economici e patrimoniali
  2014 2013 RESTATED VARIAZIONE VAR.%
Ricavi 2073,7 3354,7 1091 34,5%
Costi 1962 3073 1111 36,2%
Margine operativo lordo 111,7 91,7 20 21,8%
 
Settore ACQUA - Risultati economici e patrimoniali
  2014 2013 RESTATED VARIAZIONE VAR.%
Ricavi 653,8 624,1 29,7 4,8%
Costi 361,6 343,3 18,3 5,3%
Margine operativo lordo 292,2 280,8 11,4 4,1%


Si osserva come il settore idrico presenti ricavi molto inferiori al settore energetico (meno di un terzo) mentre i margini sono più che doppi.
Nel capitolo sui Ricavi netti consolidati (pag. 23) si legge:

“I ricavi da Servizio Idrico Integrato crescono tra il 2013 ed il 2014 di € 44,5 milioni essenzialmente per effetto dell’aggiornamento delle tariffe 2014 di ACEA Ato2 e ACEA Ato5. La quantificazione del VRG (Vincolo ai Ricavi Garantiti) di ACEA Ato2 è avvenuta sulla base della deliberazione 25 settembre 2014 dell’AEEGSI che ha approvato le tariffe 2014-2015“
Il settore idrico si rivela quindi, a livello di rendimenti, quello che nessuna crisi può scalfire e per questo motivo sempre più appetibile. Il consumo di acqua, infatti, oltre una certa soglia non può essere compresso. 

E’ indicativo quanto segnalato da una recente ricerca della Confartigianato, secondo la quale nel decennio 2004-2014 le tariffe dell'acqua sono aumentate mediamente del 95%, a fronte di un incremento medio nei Paesi UE del 35%, quasi 2/3 in più!
A questa data (dicembre 2015) non sono ancora arrivate a Colleferro le prime bollette del nuovo gestore. Purtroppo ce le aspettiamo molto salate dal momento che con l’avvento di Acea è cambiato il regime tariffario e tutti i costi sostenuti dal gestore saranno inclusi in bolletta, compresa la remunerazione del capitale investito dall’azienda garantito al 6,4%. Questa voce, eliminata con il referendum del 2012, è stata surrettiziamente reinserita con la dicitura “oneri finanziari” nel nuovo calcolo tariffario dell’Autorità per l’Energia elettrica, il gas e il servizio idrico (AEEGSI).
 
Abbiamo chiesto da anni che il servizio idrico a Colleferro fosse preso in gestione direttamente dal Comune, per mezzo di una società senza scopo di lucro, come le aziende speciali. Abbiamo condotto studi di fattibilità normativa, forti anche del favorevole esito referendario sull’acqua pubblica. L’amministrazione precedente non ha voluto ascoltare la stragrande maggioranza dei cittadini che avevano espresso chiaramente la loro volontà di ripubblicizzare la gestione dell’acqua. Speriamo che l'attuale abbia a cuore questo servizio essenziale e si attivi, insieme alle amministrazioni che si stanno opponendo alla gestione privata, per riprendere la guida del servizio idrico.

 
 
 
Colleferro, 23.12.2015
 

Inceneritori Colleferro, denuncia per mancato rispetto delle norme.


Comunicato Stampa Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro
 
Inceneritori Colleferro, si persegue il mancato rispetto delle norme e noi denunciamo.

 
 
“Avere fiducia nella Giustizia è uno dei nostri punti fermi”, dichiarano Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro, "anche se ci troviamo a dover fare i conti con un apparato distante dalle nostre esigenze”.
Il processo sugli illeciti negli impianti di incenerimento di Colleferro, culminato nel sequestro del 2009, ne è la prova; un processo smarritosi nei meandri dei Palazzi di giustizia romani e su cui non si riesce ad ottenere notizia. FORSE GIUSTIZIA?
 
Ricordiamo sommariamente i fatti. Nel 2009 diversi dirigenti e funzionari del gruppo Gaia SpA furono rinviati a giudizio per aver permesso l’incenerimento di rifiuti di ogni tipo, dalle gomme di camion ai materassi; quando proveniva da determinate aziende, il combustibile derivato da rifiuto (CDR) non subiva i controlli dovuti e, per nascondere i problemi, si provvedeva a manomettere i sistemi di controllo informatici e ad alterare i dati sulle emissioni ai camini. A completare il quadro criminoso le intimidazione e le rappresaglie verso quei dipendenti che non si mostravano collaborativi con la dirigenza.
La situazione in cui stagna questo processo, una tra le tante nel territorio della Valle del Sacco, è da noi stata resa nota in audizione alla Commissione Bicamerale d’inchiesta sul traffico illecito dei rifiuti e bonifiche il 16 luglio scorso presso la Prefettura di Frosinone.  
 
Oltre a denunciare il processo “smarrito”, Retuvasa ha evidenziato come la gestione dei due inceneritori di Colle Sughero a Colleferro non risponda alle normative vigenti e alle Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA) in vigore dal maggio 2009.
 
Infatti, leggendo le relazioni di Monitoraggio e Controllo rilasciate dall’Arpa Lazio nel 2012, ente incaricato di effettuare i controlli, abbiamo constatato che numerose prescrizioni agli impianti, ora in rinnovo di AIA, non sono state rispettate.
Durante le verifiche l’Arpa Lazio, constatato il mancato rispetto delle normative o delle prescrizioni, rimandava ogni decisione alla regione Lazio.
 
Per verificare se la Regione avesse dato seguito alle segnalazioni di ARPA Lazio abbiamo eseguito un ulteriore accesso agli atti presso la Direzione Regionale Territorio, Urbanistica e Rifiuti, la quale ci ha informati che alcuni interventi ed adempimenti sono stati realizzati dalla Società in tempi successivi, ma che il procedimento di riesame, iniziato il 24/06/2012, non è mai stato concluso dai dirigenti della struttura regionale all’epoca in carica.
 
Scarico di responsabilità o impossibilità a procedere per deficit delle condizioni necessarie per la chiusura del procedimento?
 
E’ evidente, a questo punto, che il sistema di controllo degli adempimenti previsti dalla normativa risulta inadeguato: nessuna Istituzione è mai intervenuta a verificare l’idoneità alle prescrizioni a cui la nuova società Lazio Ambiente spa, subentrata all’ex Consorzio Gaia, deve attenersi.
 
Facciamo un esempio concreto. Nelle autorizzazioni è previsto che in ognuna delle due linee di incenerimento sia presente una sala di controllo per monitorare tutto ciò che avviene all’interno degli impianti: ebbene le due sale di controllo sono state unificate e di tale modifica risulta il verbale, sia essa sostanziale o non sostanziale, né vi è ha traccia tra le autorizzazioni regionali.
La sala di controllo è il cuore della sicurezza degli impianti e la sua modifica potrebbe rendere meno efficiente le prestazioni, aumentando i rischi ambientali e lavorativi in caso di incidente. Ne dà conferma l’Arpa Lazio in risposta alla richiesta di chiarimenti di un dipendente, evidenziando che la Legge sugli impianti con generatori di vapore impone la presenza di un conduttore patentato per singolo impianto e per ogni turno di lavoro, libero di potersi muovere e non vincolato alla presenza fisica davanti alla postazione di controllo.
Denunciamo quindi che attualmente i due impianti dispongono di un solo conduttore.
 
Vogliamo dire che finora ci è andata bene?
 
Sempre tra le prescrizioni inattuate si legge che il gestore degli impianti avrebbe dovuto installare a Colleferro delle stazioni di rilevamento degli inquinanti per consentire almeno l’analisi in continuo dei NOx e della frazione di polveri fini PM10 e delle polveri totali PTS per le quali l’Arpa Lazio - sezione di Roma avrebbe avuto il compito di determinare sia le quantità giornaliere che le concentrazioni dei metalli: As, Cd, CO, Hg, Sb, Sn, Tl, V, Zn, Cr, Cu, Mn, Ni, Pb. Anche di queste stazioni di rilevamento, ad oggi, non si è vista traccia e si tratta di inquinanti liberi in atmosfera in quantità sui cui valori è indispensabile averne conoscenza per la salute dei cittadini.
 
Questo ad altri ipotesi di illecito, ad esempio lo smaltimento di ceneri derivanti dalla combustione dei rifiuti mescolati nuovamente con il CDR, corredato di foto e video, sono stati esposti da Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro in una denuncia presentata nei giorni scorsi alla Procura della Repubblica di Velletri, auspicando che possa appurare in tempi brevi l’esistenza di precise responsabilità in una conduzione così deficitaria non solo della gestione, ma anche dei controlli di competenza istituzionale.
Intendiamo inoltre evidenziare le ambiguità delle dichiarazioni dell'assessore Civita sul futuro degli inceneritori di Colleferro (vedi comunicato stampa http://retuvasa.org/comunicato-stampa/regione-lazio-audizione-sullo-sblocca-italia).  
Nel frattempo Sindaco ed Assessore all’ambiente del Comune di Colleferro si sono dichiarati contrari al revamping, da intendere come ammodernamento tecnico-strutturale, degli inceneritori, funzionale al proseguimento dell’attività di smaltimento dei rifiuti. (http://www.cronachecittadine.it/colleferro-la-posizione-del-sindaco-sanna-e-dellass-allambiente-calamita-sul-testo-dei-rifiuti-e-degli-inceneritori-no-al-revamping/).
 
Annotiamo infine il recente rinnovo dell’AIA per una delle due linee di incenerimento, quella interamente controllata dalla società regionale.
A questo si va ad aggiungere il presumibile rinnovo AIA anche della seconda linea di incenerimento, visto che Lazio Ambiente SPA nei giorni scorsi ha perfezionato l’acquisto del 60% dell’impianto ancora di proprietà dell’amministrazione straordinaria dell’ex Consorzio Gaia, mentre l’altro 40% per il momento risulta essere di proprietà AMA.
Tutto ciò con una operazione finanziaria a nostro parere discutibile, che pone la Regione Lazio in una posizione alquanto ambigua, oltre che in quella doppia di controllore e controllato, ma che spiega molte delle situazioni che abbiamo denunciato.
 
Sia chiaro che useremo gli strumenti a cui possiamo ricorrere, nonostante il tortuoso percorso della giustizia e la distrazione dei nostri rappresentanti nell’informare i cittadini e fare chiarezza sulla situazione degli inceneritori, sulla scelta politica di aver rinunciato a perseguire le alternative concrete all'incenerimento, continuando a tenere sotto controllo i comportamenti omissivi e le scelte nefaste delle Istituzioni.
 
 
Colleferro, 05.12.2015
 

Regione Lazio, audizione sullo Sblocca Italia.


Comunicato – 25 Settembre 2015
 
 
Audizione con la Commissione ambiente della Regione Lazio, alla presenza dell’assessore ai rifiuti Civita, in merito al Decreto Legislativo del 29 Luglio 2015, in attuazione dell’art.35 della legge 164/2014.

 
 "Dove ci sono inceneritori, c'è pericolo di corruzione e malaffare".

Con questo concetto espresso da Paul Connett nel 2008, Maurizio Melandri del Comitato Malagrotta, intervenuto come primo richiedente dell'Audizione, ha esordito, suscitando mormorii di approvazione da parte di un pubblico costituito da un’ottantina di rappresentanti di Comitati e Associazioni ambientaliste regionali, oltre a consiglieri municipali del Municipio Roma XI e membri della Commissione Malagrotta del XII Municipio.
 
Oltre ai richiedenti l’audizione infatti (Associazione Occhio del Riciclone, Comitato Malagrotta, Associazione Reti di Pace, Associazione Rifiuti Zero Roma, Comitato ”Cittadini Liberi della Valle Galeria”, Comitato Roma 12 per i Beni Comuni, Forum Rifiuti Zero Lazio, Coordinamento Rifiuti Zero Roma, Coordinamento Rifiuti Zero Lazio, Q.R.E. Quartieri Riuniti in Evoluzione-Municipio VI, Legambiente Lazio) erano anche presenti altri organismi associativi quali Fare Verde Lazio e Retuvasa.
 
Il punto cruciale di questa nuova paradossale situazione di rilancio dell’incenerimento dei Rifiuti Urbani è la costituzione, con la Legge 164, dell’ATO Unico Nazionale che comporta la necessità, secondo il provvedimento governativo, di  una pianificazione di incenerimento,  sulla base di dati complessivi nazionali, previlegiando l’incenerimento come trattamento dei Rifiuti Urbani Residui.
 
Non sono occorse molte parole per esprimere la contrarietà di tutte le associazioni convenute a questa scelta deleteria, capace di bloccare l’evoluzione verso obiettivi, già raggiunti in alcuni casi e comunque raggiungibili, superiori al 70-75% di Raccolta Differenziata (RD) di qualità, nell’ambito delle pratiche verso “Rifiuti Zero”, cioè ben oltre il livello del 65%, menzionato piu’ volte come obiettivo richiesto dall’EU e spesso frainteso come limite non superabile.
 
La risposta piu’ diretta dell’Assessore Civita a queste contrarietà è stata che la Regione Lazio ha chiesto ed ottenuto, al tavolo di confronto Stato-Regioni, che si attivasse una procedura pubblica VAS (Valutazione Ambientale Strategica) a livello nazionale; nelle more del tempo necessario alla procedura (almeno un anno) la Regione Lazio, come le altre Regioni, potranno verificare le reali necessità regionali di incenerimento di rifiuti, sulla base di dati aggiornati, e in continua evoluzione, dei livelli di RD e non sui dati del 2013, usati dal Ministero dell’Ambiente, considerati già obsoleti.
 
Entrando nel merito della Regione Lazio, è stata quindi ribadita dall’Assessore Civita la necessità di verifiche aggiornate, con la confidenza di poter escludere la costruzione di nuovi inceneritori. Per quelli dove ci sono già delle procedure autorizzative in essere, l’Assessore Civita ha escluso la necessità dell’inceneritore di Albano, ha confermato la continuazione di funzionamento, monitoraggio e controllo di quello di San Vittore, ha preannunciato la necessità di riattivazione con “revamping” di quello di Colleferro, e una verifica della necessità dell’inceneritore di Malagrotta per il quale si ipotizza, forse, una linea attiva per 90.000 t/anno.
 
E’ stato ribadito all’Assessore Civita che, comunque, l’attuale costituzione di un ATO Unico Nazionale pregiudicherà scelte autonome delle Regioni, le quali dovrebbero invece procedere ad una ferma contestazione dell’impostazione governativa, chiedendo impegni decisi e circostanziati, con obiettivi temporali, verso un’impostazione nazionale senza inceneritori , sull’esempio della scelta del Governo danese del 2013: “Denmark without waste – recycle more, incinerate less”.
 
E’ stato ribadito altresì che molti comitati considerano gli impianti di Digestione Anaerobica (DA), che estraggono biogas dalla fermentazione dei rifiuti, alla stregua di impianti di incenerimento, perché il loro scopo non è quello strettamente di recuperare materia riutilizzabile (compost di qualità) dalla materia di scarto (rifiuti organici).
 
A riguardo l’Assessore Civita, ricordando che sono stati tolti gli incentivi alla produzione di biogas, ha affermato che il bio-metano (su cui invece rimangono incentivi) “si produce naturalmente” (quindi senza passare attraverso la fase di bio-gas da raffinare ?!?), che un impianto casalingo di riscaldamento a gas,  secondo lui, inquina di piu’ di un moderno DA, ad es. come quello  citato di Rocca Cencia, dove si prevede di bruciare il bio-metano per ottenere energia termica ed elettrica solo per il consumo interno.
 
Condividiamo la considerazione finale dell’Assessore sul fatto di aver rispetto reciproco dei  tecnici di propria fiducia, ma rimarremmo comunque molto sorpresi di ascoltare professionisti, che supportano con leggerezza le affermazioni precedenti.
 
 
Associazione Fare Verde Lazio
Associazione Reti di Pace
Comitato Malagrotta
Comitato Roma 12 per i Beni Comuni
Coordinamento Rifiuti Zero Roma
Forum Rifiuti Zero Lazio
QRE, Quartieri Riuniti in Evoluzione – Municipio VI
Retuvasa - Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 

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