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Buone Letture



 Il futuro Bruciato
Così ci uccidono

La casta dell'acqua
 

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Colleferro

Colleferro, il murale di Mister Thoms


Comunicato Stampa

UGI (Unione Giovani Indipendenti) 
RETUVASA (Rete per la Tutela della Valle del Sacco)


 
Perché il murale sul parcheggio della stazione di Colleferro.
 
Così l'intenzione del suo creatore Mister Thoms.
 
Cosa c'è di meglio che un'esplosione di colori per ridare la vita?
Ecco, noi vogliamo partire da qui! Da colori, pennelli, forme, occhi curiosi di giovani e anziani, da pendolari quotidianamente distratti che alzeranno finalmente gli occhi al cielo ma questa volta non per guardare del fumo.
Vogliamo partire dall'arte, un'arte accessibile a tutti, un'arte che trasformi un quartiere in un museo a cielo aperto, un'arte che si avvicini al territorio e che stimoli interazione e aggregazione tra gli abitanti, e non.
 
Un segno che offre allo sguardo l'eredità di un passato industriale che si è in gran parte dissolto, una gran parte del territorio della città da bonificare e da riutilizzare che può diventare  la speranza , il progetto d un futuro diverso attraverso la creazione di spazi pubblici e di attività compatibili con la qualità della vita e dell'ambiente.
 
Sollevando lo sguardo la potente suggestione dell'artista ci stimola a ricordare, a conoscere a partecipare alla costruzione del nostro futuro comune.
 
Colleferro, lì 05/08/2015
 
f.to
UGI (Unione Giovani Indipendenti)
RETUVASA (Rete per la Tutela della Valle del Sacco)
 

Colleferro, l'acqua ad ACEA: cosa cambia?


Comunicato Stampa Retuvasa

L’acqua di Colleferro ad ACEA, cosa cambia?

 
 
Nello scorso mese di maggio il Comune di Colleferro ha ceduto gli impianti del servizio idrico comunale al nuovo gestore ACEA ATO2 SpA.
“Era un passaggio dovuto”, ha tenuto a precisare l’ex Commissario Straordinario Dott.ssa Alessandra de Notaristefani di Vastogirardi. In effetti nel lontano 2003 il comune di Colleferro decise di entrare a far parte dell’ATO 2 LAZIO CENTRALE ROMA (uno dei cinque ambiti in cui era diviso il territorio della nostra regione per la gestione del servizio idrico integrato), insieme ad altri 111 comuni, ambito affidato appunto ad ACEA ATO 2 SpA.
 
La gestione prima di Acea.

Nel 1997, in attesa di ACEA, il nostro servizio idrico è stato privatizzato e dato in gestione ad Italcogim SpA.
In realtà il contratto che il comune di Colleferro stipulò con Italcogim era piuttosto anomalo rispetto a quanto riportato nella normativa. La legge Galli, infatti, stabiliva che la tariffa del servizio idrico dovesse comprendere tutti i costi (principio del “full recovery cost”), da quelli per il personale a quelli per la manutenzione ordinaria e straordinaria. Imponeva anche un guadagno sicuro del 7% su tutti gli investimenti che avrebbe effettuato il gestore. Quest’ultima vergognosa clausola è stata cancellata dal referendum di giugno 2011 ma surrettiziamente reintrodotta con il nuovo sistema tariffario stabilito dall’AEEGSI (Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico), sotto la voce “oneri finanziari”.
 
Il contratto con Italcogim prevedeva che il comune avrebbe comunque avuto un ruolo rilevante nella gestione, soprattutto relativamente alle spese di manutenzione e innovazione dell’acquedotto: a partire da pochi metri tubo, spettava al comune la riparazione.
Nelle nostre bollette, quindi, non venivano caricati parecchi oneri, che pagava direttamente il comune o comunque un ente pubblico con i propri fondi. Ad esempio,  il pozzo n. 9, costato più di un milione di €, è stato interamente finanziato dalla regione Lazio.
Questi investimenti, come le opere di pronto intervento, erano comunque gestite da delibere comunali, consultabili sul sito istituzionale. L’amministrazione comunale, con i suoi pregi e difetti, era un interlocutore raggiungibile: la nostra associazione è stata più volte ricevuta dall’ufficio tecnico per chiarimenti su eventuali problemi occorsi all’acquedotto. Velo pietoso invece sul gestore privato, che si limitava a gestire la bollettazione, controllare le infrastrutture ed effettuare le analisi dell’acqua.

Arriva Acea ATO 2 SpA

Con l’avvento di ACEA entreremo nel nuovo regime tariffario: in bolletta verranno conteggiati anche gli investimenti (in tutto il territorio dell’ATO) e i relativi guadagni garantiti per il gestore e il conto sarà di conseguenza molto più salato, verosimilmente avvicinandosi al 50% di aumento. Acea però al momento non gestirà gli impianti di depurazione e fognatura, per cui rimane al momento incerto il modo in cui questa voce entrerà in bolletta.
 
Svanirà anche la possibilità di controllo da parte dei cittadini sulla gestione del servizio idrico, che verrà completamente delegato alla società di gestione senza possibilità di alcuna interlocuzione in merito.

Anche i sindaci, che hanno un relativo potere decisionale nell’assemblea dei sindaci dell’ATO, hanno poca voce in capitolo dal momento che il comune di Roma ha un peso decisionale estremamente più significativo rispetto agli altri comuni dell’ATO 2.
 
E se il buongiorno si vede dal mattino, qualche preoccupazione sorge subito dalla chiusura degli sportelli al pubblico diffusi sul territorio: dai primi di luglio al 30 settembre l’utenza si potrà rivolgere solo alla sede centrale di Roma, fatto che ha destato le ire di diversi sindaci dell’ATO, come quello di Subiaco:"In un momento in cui le politiche commerciali di Acea Ato 2 risultano già estremamente penalizzanti per i cittadini - ha commentato il sindaco di Subiaco Pelliccia - con richiesta di conguagli e bollette pazze, oltre al danno aggiungiamo anche la beffa: nel periodo estivo, in cui la popolazione del comprensorio aumenta sensibilmente, anziché implementare ulteriormente il servizio si chiude lo sportello per oltre due mesi".
 
Chi è Acea?

Acea ATO 2 SpA fa parte di Acea SpA, la multiutility che i occupa di importanti servizi pubblici come acqua, rifiuti e energia elettrica. Il suo assetto azionario, al 31 dicembre 2014 è il seguente:

Roma capitale 51%
Mercato 18,64%
Caltagirone 15,86%
Suez Env. Comp. 12,48%
Norges Bank 2,02 %

Benché la maggioranza sia in mano al comune di Roma, a dettare le regole della società sono gli altri componenti dell’assetto azionario. Quella che una volta era l’acqua del sindaco, ora è l’acqua di banche, costruttori e multinazionali.
Nel settore idrico i ricavi nel 2014 sono stati 653,8 milioni di €, con un risultato operativo di 221 milioni. Il settore elettrico presenta ricavi per 2073,7 milioni con un risultato operativo di 4,4 milioni. Questo dato rende conto del peso del settore idrico sul piano dei profitti.

La legge regionale 5/2014: una possibile ancora di salvezza.

Per salvare l’acqua dal mercato è fondamentale che siano approvati i decreti attuativi della legge regionale 5/2014 sulla “Tutela, gestione e governo pubblico delle acque”, che permette la gestione pubblica dell’acqua con la partecipazione dei cittadini. La legge ne prevedeva l’emissione entro il 2014, ma ancora non si è visto nulla.
 
 
Risulta cruciale soprattutto l’approvazione degli Ambiti di Bacino Idrografico (ABI). Gli esperti del movimento per l’acqua del Lazio hanno realizzato una proposta che rispetta la struttura dei bacini idrografici sul piano regionale, identificando in particolare quello della Valle del Sacco. Tale proposta è stata fatta propria da 10 consiglieri con la proposta di legge 238 del 2015. Sollecitato fortemente dai comitati, dopo mesi di inutili confronti, l’assessore Refrigeri si è impegnato per la giunta ad emettere una propria proposta.
 
 
Il 20 luglio ci sarà un incontro in regione con tutti i capigruppo, il presidente del consiglio regionale, il presidente della commissione ambiente e l’assessore Refrigeri per un definitivo chiarimento.

Se non ci sarà l’approvazione del nuovo assetto regionale degli ambiti la Regione sarà commissariata e verrà costretta a creare un ambito regionale nel quale ACEA, avendo più del 23% diventerà l’unico concessionario del servizio idrico. A quel punto verrà vanificata la volontà dei cittadini che hanno proposto la legge di iniziativa popolare e del consiglio regionale che ha votato la legge all’unanimità.
Vi terremo informati sugli sviluppi della legge regionale e del nostro servizio idrico.
 
Colleferro, 18 luglio 2015
 

Regione Lazio, Lazio Ambiente SpA, Colleferro: l'allegro valzer dei rifiuti.


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
Regione Lazio, Lazio Ambiente SPA, Colleferro: l'allegro valzer dei rifiuti.  


 
La discarica di Colle Fagiolara a Colleferro è chiusa definitivamente per ciò che riguarda il conferimento di rifiuto “tal quale”. Solo un parere positivo alla costruzione dell'impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) potrebbe riaprire la partita, che comunque sarebbe alquanto forzata poiché gli impianti TMB esistenti nel territorio regionale rispondono ampiamente al fabbisogno.
 
Ripercorriamo gli ultimi avvenimenti per avere un quadro chiaro e completo della situazione.

1.         Prologo

Il 27 febbraio.2014 il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha prorogato per 6 mesi, con possibilità di ulteriore proroga, l’attività di tritovagliatura per il rifiuto “tal quale” presso la discarica di Colle Fagiolara (Ordinanza Z00001), contravvenendo alla circolare del Ministro Orlando.
A tale Ordinanza Retuvasa e il Comitato Residenti Colleferro si sono opposti al TAR del Lazio ottenendo nel merito che tale attività non potesse essere prorogata ulteriormente.
 
Ricordiamo, tra l'altro, che per tale proroga il Presidente Zingaretti il 15 maggio 2015 è stato chiamato, come persona informata dei fatti, dal sostituto procuratore di Roma Alberto Galanti.

 Di fatto il 10 settembre 2014 i 29 Comuni del sub-ATO di Roma serviti da Lazio Ambiente SpA, gestore della discarica, hanno messo in atto una soluzione alternativa utilizzando Colle Fagiolara come centro di trasferenza, ovvero un luogo in cui si svolgono operazioni non solo di scarico e di carico del rifiuto per il successivo trasporto, bensì vere e proprie operazioni di trattamento e di stoccaggio del rifiuto, per il conferimento definitivo presso il TMB di Rida Ambiente SpA ad Aprilia.
 
Il 16 dicembre 2014 il sostituto procuratore Alberto Galanti dispone il sequestro preventivo del centro di trasferenza in quanto privo di autorizzazioni, indagando tra l’altro il legale rappresentante di “Lazio Ambiente SpA”, Vincenzo Conte, e il Presidente del Consiglio di Amministrazione nonché legale rappresentante della “Autotrasporti Pigliacelli SpA”, Ezio Pigliacelli.
 
Con il procedimento penale in corso (n. 58211/2014), la Regione Lazio il 13 gennaio 2015 autorizza il centro di trasferenza (Determina G00077) come modifica non sostanziale all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) della discarica, rimettendone quindi in essere la funzionalità.
 
1.         Fatti recenti

Arriviamo a marzo 2015, mese in cui scade il contratto con Rida Ambiente SpA. Lazio Ambiente SpA a fine febbraio informa del fatto i 29 Comuni del sub-ATO di Roma e si propone come soggetto interlocutore per la ricerca della migliore offerta di costo per il conferimento presso i TMB del Lazio. Solo 12 comuni hanno conferito questo mandato: Olevano Romano, Artena, Colleferro, Colonna, Carpineto Romano, Frascati, San Vito Romano, Gavignano, Gorga, Genazzano, Montelanico, Valmontone. Lazio Ambiente SpA, realizza un bando di gara, scaduto lo scorso 25 giugno, per un contratto della durata di un anno con possibilità di proroga per ulteriori sei mesi, il quale prevede la divisione in due lotti: il primo lotto relativo al servizio di TMB per 50.000 tonn/anno al costo di 3.250.000 euro + IVA; il secondo lotto per il servizio di trasporto rifiuti di 50.000 tonn/anno al costo di € 978.000 euro + IVA. Al contempo si chiede che gli scarti derivanti dalla lavorazione del CDR debbano rientrare nella discarica di Colle Fagiolara mentre il CDR stesso presso le due linee di incenerimento, sempre a Colleferro, utilizzando il viaggio di ritorno dei mezzi.
Il termine del bando di gara è stato prorogato al 14 luglio 2015 in quanto non sono pervenute offerte per il Lotto1 ed una sola offerta per il Lotto2; esito prevedibile in quanto i costi proposti da Lazio Ambiente SpA per il conferimento nei TMB, non sono regolari perché le tariffe di accesso agli impianti di rifiuti vengono determinate dalla Regione Lazio (LR 516/2008) per cui la stessa, proprietaria della società proponente, in questo momento sta avallando un bando di gara non conforme.
 
 
In questa situazione quantomeno confusa la Regione Lazio avrebbe dovuto essere di supporto ai Comuni dando i giusti indirizzi; ci risulta strano che nessuno abbia sollevato dubbi su questa pratica.
 
Nel frattempo, in attesa dell’esito della gara, i rifiuti vengono conferiti presso la SAF di Colfelice, senza passare per la trasferenza di Colleferro, mentre gli scarti di lavorazione del CDR probabilmente vengono portati presso la discarica di Cerreto, il tutto con costi più alti rispetto alla semestrale gestione con Rida Ambiente e con ulteriore aggravio per le casse dei Comuni.
A questo si aggiungono i saltuari disservizi di svuotamento dei cassonetti determinati dalla lunga percorrenza dei mezzi che, precedentemente al conferimento diretto a Colfelice, utilizzavano il sito di Colle Fagiolara come punto di appoggio per il trasbordo successivo sui TIR, operazione, però, impattante a livello odorigeno soprattutto nei fine settimana.
 
La proposta della società, che prevede il rientro degli scarti di lavorazione del CDR alla discarica di Colleferro, tende a mantenerne quel minimo di funzionalità in grado di garantire un rientro economico anche per il futuro. Ricordiamo il fatto che le volumetrie disponibili a Colle Fagiolara sono diminuite notevolmente, il che potrebbe determinare in breve tempo la chiusura definitiva del sito anche come discarica di servizio e con essa il naufragio definitivo del progetto TMB, che vede appunto in Colle Fagiolara la discarica ove conferire i rifiuti di scarto post-trattamento. A meno che non si realizzi lo spostamento del traliccio TERNA, il che riporterebbe il sito ad una funzionalità pluriennale.
 
Nel frattempo Lazio Ambiente SpA indice una ulteriore gara con scadenza 04.08.2015, per la fornitura in opera di un impianto per il trattamento di percolato nel sito di Colle Fagiolara, per un quantitativo di circa 20.000 tonnellate annue, con base d’asta di 1,3 milioni di euro. Tale operazione rientra tra quelle per l’abbattimento dei costi, visto che la discarica di Colleferro produce annualmente enormi quantitativi di percolato il cui trattamento dissangua notevolmente le casse della Società.
 
3.         Conclusioni

E' semplicemente avvilente ritrovarsi, dopo anni di dichiarati allarmi per la gestione dei rifiuti, in una situazione così ingarbugliata, antieconomica e inefficiente.  La città di Colleferro gravata da anni dalla presenza di discarica e inceneritori, non ha visto nelle passate legislature una azione da parte delle amministrazioni finalizzata all’eliminazione di quelle fonti di inquinamento ambientale e danni alla salute. La reiterata negazione dei rischi, delle evidenze portate da numerose ed autorevoli ricerche, ha mirato invece a garantirsi i forti quantitativi di denaro, attraverso il ristoro ambientale, per le casse comunali drogando i bilanci, con gli esiti che si cominciano a conoscere, compresi forti indebitamenti.
 
Di certo possiamo dire che il gioco delle tre carte con l’allegro spostamento di rifiuti da un impianto all’altro, non potrà mai risolvere il problema della gestione dei rifiuti e che molti comuni sono in netto ritardo su una raccolta differenziata porta a porta ad alte percentuali, il che rende notevolmente complesso prevedere scenari comprensoriali di gestione virtuosa per liberare il nostro territorio dall’altro elemento negativo oltre alla discarica, quello dell’incenerimento.
 
Inoltre sappiamo benissimo, supportati da esperienze in altri territori, che un aumento della raccolta domiciliare porta un aumento dell’occupazione, una diminuzione delle tariffe e una conseguente diminuzione dei rifiuti in ingresso agli inceneritori. Per questo continuiamo a domandarci perché, nonostante tutti questi vantaggi in termini economici e sanitari, i Comuni ritardatari non producano il massimo degli sforzi per giungere alle percentuali di differenziazione previste dalla Legge.
 
Decisivo comunque è il ruolo della Regione. Abbiamo già visto il ruolo che gioca – o non gioca, a seconda dei punti di vista- nella gestione di Lazio Ambiente che non depone a favore di un chiaro ed univoco indirizzo. A fronte delle politiche nazionali di valorizzazione della filiera degli inceneritori è necessario un chiaro indirizzo della Regione che vada decisamente in direzione opposta con un rinnovato ed adeguato piano per la gestione e programmazione del ciclo dei rifiuti.

Per quanto riguarda Colleferro si attende a breve la partenza della raccolta differenziata domiciliare il cui progetto è stato approvato il 28.05.2015 nel periodo di commissariamento amministrativo, con presupposti interessanti dal punto di vista organizzativo che, se rispettati alla lettera, potrebbero permettere un cambio di rotta notevole facendo sì che migliaia di tonnellate di rifiuti vengano tolti dal circuito dell’incenerimento. E’ il momento di una svolta rispetto al passato, possibile solo attraverso un coordinamento forte e determinato tra le amministrazioni sul territorio ed il contributo attivo ed organizzato dei cittadini.
 
Colleferro, 11 luglio 2015
  

Colleferro, acqua e ACEA ATO2.


L’acqua di  Colleferro ad ACEA ATO 2 S.p.A., in quale contesto economico e normativo?
Che decisioni sta prendendo la Regione Lazio?

Ovvero

PRESIDENTE ZINGARETTI VUOLE ESSERE COMPLICE DELLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA?
 
 
La deliberazione n. 5 del commissario straordinario, Dott.ssa Alessandra de Notaristefani di Vastogirardi con i poteri del Consiglio Comunale, ha deciso il “Conferimento in concessione gratuita ad ACEA ATO 2 S.p.A. delle infrastrutture idriche di proprietà del Comune di Colleferro”.
Diciamo subito che il conferimento sottende una transazione economica complessa tra ACEA ATO 2 S.p.A. ed il Comune di Colleferro avente per oggetto le spese sostenute dal comune per gli interventi di adeguamento funzionale dell’impianto di depurazione di Vallesettedue.

Citiamo.

“10)  Di  approvare  lo  schema  di  convenzione,    che  viene  allegato  al  presente  atto  per formarne parte integrante e sostanziale (Allegato 7),  in forza del quale  Acea Ato 2 S.p.A. rimborserà  al  Comune  di  Colleferro  la  quota,  di  competenza  comunale,  del  costo  degli interventi  di  adeguamento  funzionale  eseguiti sul  depuratore  di  Valle Settedue,  pari  ad  € 999.675,84, IVA compresa, tenuto conto che il costo complessivo dell’intervento, pari ad  €  1.795.675,84,  beneficia  di  un  finanziamento  regionale,  non  rimborsabile,  di  € 796.000,00;”.

Questa informazione ci ricorda che nella gestione in essere sino ad oggi tutti gli investimenti, che non fossero interventi su pochi metri di tubo, sono stati fatti con fondi pubblici quindi addebitati alla fiscalità generale e non sono stati scaricati in tariffa sugli utenti.
Saremo comunque più precisi con una analisi puntuale degli aspetti economici del passaggio di gestione.

La situazione cambia con la gestione di ACEA. In base al principio detto del ‘full recovery cost’ tutti i costi sostenuti dal gestore, quindi presumibilmente anche i soldi che Acea darà al comune di Colleferro per il depuratore,  verranno scaricati sulle nostre tariffe.

In realtà la concessione del Servizio Idrico Integrato (SII) del comune di Colleferro ad ACEA risale al 2003, ma sino ad ora ACEA non ha fatto alcuna pressione per una effettiva presa in carico, a differenza di quanto fatto nei confronti di altri comuni dell’ambito  Possiamo presumere che la motivazione di questo comportamento sia stata sino ad ora la situazione in cui versa il sistema idrico, dal lato della depurazione (stato del depuratore) e dalla situazione precaria del sistema di distribuzione: non esiste un vero e proprio acquedotto, mentre molti pozzi sono vecchi ed insistono su zone prossime al fiume ed alle aree inquinate quantomeno nella falda superficiale. Negli ultimi anni sono stati realizzati nuovi pozzi in altra area, adeguati dal punti di vista strutturale e che paiono insistere su altra falda, quella di Ninfa, quindi di notevole valore per il gestore che prende in carico un territorio con pozzi belli e fatti le cui acque potrebbero essere vendute ad altri comuni.

Sul tema della qualità dell’acqua e sul finanziamento della ristrutturazione necessaria ed inevitabile di tutto il sistema i cittadini di Colleferro potranno dire la loro e come loro i cittadini degli altri comuni?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo descrivere brevemente lo stato dell’arte della normativa nazionale e regionale.
A livello nazionale gli ultimi interventi legislativi sono andati nella direzione opposta al risultato del referendum, favorendo la privatizzazione della gestione del SII intervenendo pesantemente sulla Sezione III - Gestione delle risorse idriche del DECRETO LEGISLATIVO 3 aprile 2006, n. 152 - Norme in materia ambientale.

In regione Lazio la legge 5/2014 sulla “Tutela, gestione e governo pubblico delle acque” ha recepito in gran parte i contenuti di una legge di iniziativa popolare promossa da diversi consigli comunali, che permette la gestione pubblica dell’acqua con la partecipazione dei cittadini. Purtroppo ancora non sono state portate in discussione alla Commissione Ambiente le norme di attuazione, nonostante fosse stabilito in 6 mesi il termine ultimo e nonostante sia sempre più incombente il rischio di commissariamento per la stessa Regione Lazio da parte del Governo.

In particolare è decisiva la definizione degli ambiti di bacino idrografico ossia gli ambiti territoriali nei quali la gestione del servizio viene affidata secondo la legge nazionale ad un unico gestore. Questo gestore, in base alla legge regionale -conforme alle norme comunitarie che nel merito dettano legge- può essere anche un consorzio pubblico costituito dai comuni dell’ambito.

In merito è giacente una proposta di legge la 238/2015, che riprende una proposta del movimento per l’acqua regionale nella quale sono definiti gli ambiti in base alla struttura idrografica del territorio regionale, così come sarebbe logico e giusto fare.

Perché è cruciale questo passaggio?

In mancanza della definizione dei nuovi ambiti e dei successivi affidamenti si passerebbe al commissariamento della Regione da parte del governo con definizione di un singolo ambito regionale ed affidamento in automatico ad ACEA della gestione di tutto il sistema idrico regionale (in base al fatto che controlla più del 25% dell’infrastruttura).

Nonostante ripetute sollecitazioni e numerosi incontri l’assessore Refrigeri per conto della giunta Zingaretti, pur mostrandosi interessato e d'accordo, non ha fatto alcun passo verso l’emissione delle norme attuative sugli ambiti di bacino.

Nel frattempo, altri 26 Comuni dell’ATO 1 di Viterbo e dell’ATO 2 di Roma martedì hanno dovuto presentare ricorso al Tar per l’annullamento delle diffide della Regione Lazio a cedere le infrastrutture idriche al gestore unico. Eppure, per evitare tutto ciò, basterebbe approvare la proposta di legge consiliare n°238.

Visti i tempi l’esito più probabile è la presa di controllo da Parte di ACEA di tutto il sistema idrico regionale e ciò è coerente con l’obiettivo del governo di fare di ACEA una piccola multinazionale dell’acqua, con base in tutto il centro Italia, Lazio e Toscana in primis.

Anche Colleferro è entrato nel grande gioco dell’acqua, i cittadini di Colleferro possono, anzi, devono prendere parola cominciando da una semplice domanda al presidente della Regione che lunedì scorso, in conclusione della campagna elettorale, è venuto ad inaugurare un reparto ospedaliero.

 
PRESIDENTE ZINGARETTI, VUOLE ESSERE COMPLICE DELLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA?

CANDIDATI A SINDACO, COSA DITE IN PROPOSITO?

Colleferro, 26 maggio 2015
 
CLICCA QUI per consultare i documenti citati. 
 

SIN Valle del Sacco, la sentenza del TAR Lazio sul barrieramento idraulico a Colleferro


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
SIN Valle del Sacco, il Tar Lazio si è pronunciato: il Ministero, non la Provincia di Roma, competente ad autorizzare lo scarico delle acque del sistema di barrieramento idraulico nel comprensorio industriale di Colleferro. 
 
 

Il Tar del Lazio sede di Roma, con sentenza 3293/2015, approfondisce e riordina il contenzioso su quale sia l’organo competente al rilascio delle autorizzazioni allo scarico delle acque derivanti dal barrieramento idraulico (pump&treat) nelle attività di bonifica del SIN bacino del fiume Sacco.

Il ricorso 4525/2014 era stato proposto da Servizi Colleferro scpa e Secosvim SRL contro la Provincia di Roma, la Regione Lazio, il Ministero dell’Ambiente, in merito al diniego autorizzativo della Provincia di Roma del 5 febbraio 2014 su istanza del Servizi Colleferro scpa del 24 gennaio 2013.

L’istanza è posteriore al decreto Clini sul Declassamento dei 18 SIN in Italia compreso quello del Bacino del Fiume Sacco, in quanto di punto in bianco le operazioni di barrieramento risultavano prive di autorizzazioni, fino ad allora rilasciate dall’ex Ufficio Commissariale per l’Emergenza.

Il Ministero dell’Ambiente e la Regione Lazio richiesero il rigetto del ricorso per difetto di legittimazione di interesse sostenendone l’infondatezza.

Già nel 2013 segnalammo la vicenda a mezzo stampa e sulla trasmissione Ambiente Italia di Rai3, convinti allora che le autorizzazioni dovessero essere rilasciate dalla provincia di Roma, così come era stato esplicitato più volte in sede di Conferenze di Servizi e precisamente il 30 ottobre 2012 e il 5 agosto 2013.

Ora il Tar del Lazio interviene facendo riferimento all'art. 101 comma 5 del DLGS 152/2006, dicendo chiaramente che, nel caso specifico, le autorizzazioni devono essere rilasciate dal titolare della bonifica, vale a dire: nei due anni successivi al declassamento del SIN, gli Organi della Regione subentrati all’ex Ufficio Commissariale ed ora il Ministero dell’Ambiente per effetto di una sentenza del TAR che ne riporta la titolarità al dicastero.

Il punto nel quale la sentenza è più comprensibile anche ai non addetti ai lavori è il seguente.

Va rilevato infine che quindi le acque MISE devono essere separate dalle altre acque, non entrare nel collettore consortile, venire depurate e poi essere immesse direttamente nel fosso Cupo e nel fiume Sacco, per considerarsi assimilate alle acque reflue industriali, non produrre un effetto di diluizione e venire dunque soggette per gli scarichi al regime autorizzatorio ordinario di competenza della Provincia.”

Sorge spontanea una domanda: cosa è successo in concreto in questi ultimi due anni?

La Secosvim ha realizzato il nuovo barrieramento entro il mese di ottobre 2012, mai entrato in funzione, in sostituzione di quello provvisorio, a proprie spese e spendendo circa 4,5 milioni di euro; lo scarico del nuovo sistema non risulta autorizzato e probabilmente deve essere adeguato secondo le indicazioni del TAR Lazio, ma a questo punto nemmeno quello provvisorio avrebbe le caratteristiche per essere autorizzato. Nell’attuale situazione, quindi, non è chiaro se i pozzi di barrieramento siano attivi e, nel caso, dove vengano scaricate le acque reflue; ciò lascia aperti molti interrogativi sui rischi di contaminazione delle falde acquifere sottostanti i siti di discarica.

Le preoccupazioni sono ancora maggiori in quanto a seguito del fermo amministrativo, determinato dal declassamento del SIN, per il sito denominato Arpa2 le attività di bonifica sono ancora lunghe per cui i rischi di contaminazione in falda salirebbero di livello.

Ci chiediamo, anche, cosa accade negli altri SIN in Italia, visto che in seguito a nostre indagini sembrerebbe che in casi analoghi siano le Province a rilasciare queste autorizzazioni, in difetto, quindi, rispetto alla normativa adottata dalla sentenza del Tar Lazio.

Questa storia di autorizzazioni dimostra, se ce ne fosse stato ancora bisogno, la fondatezza delle nostre preoccupazioni sullo stato di confusione in cui ha versato per anni il governo dei processi  di bonifica delle aree inquinate della Valle del Sacco (vedi in particolare la vicenda della vecchia perimetrazione del SIN su cui ci siamo già espressi).

E’ opportuno allora, in attesa della conclusione del procedimento in corso di nuova perimetrazione del SIN, che il Ministero dell’Ambiente sciolga prioritariamente il nodo delle autorizzazioni allo scarico delle acque di barrieramento, verificando preventivamente lo stato di realizzazione e l’efficacia del barrieramento stesso, intervenendo se necessario a modificarlo, secondo le indicazioni del TAR Lazio.

La nostra associazione prende l’impegno di realizzare un percorso di approfondimento e sintesi sullo stato di attuazione delle caratterizzazioni e bonifica delle aree inquinate finalizzato alla piena condivisione delle conoscenze in merito tra le amministrazioni ed i cittadini.


Valle del Sacco, 22 maggio 2015
 
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Allegato

In attesa della sentenza del TAR Lazio abbiamo ritenuto necessario chiedere all’ufficio competente della Provincia di Roma quale fosse la posizione dell’Ente in merito alle mancate autorizzazioni allo scarico nel depuratore consortile di Colleferro delle acque emunte dai barrieramenti idraulici per le attività di protezione delle falde acquifere sottostanti i siti di bonifica nel Comprensorio Industriale.
Alleghiamo di seguito la nostra richiesta e la risposta della Dott.ssa Maria Zagari per il Dipartimento IV “Tutela Acque, Suolo e Risorse Idriche”.
 
Un utile approfondimento per chi ha intenzione di comprendere i complessi meccanismi dei procedimenti di bonifica.
 
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La nostra richiesta alla Provincia di Roma
 
Salve.
 
Le scrivo in merito alle autorizzazioni allo scarico nel depuratore consortile riguardo ai barrieramenti idraulici per le attività di bonifica nel Comprensorio Industriale di Colleferro, Sito di Interesse Nazionale "Bacino del Fiume Sacco".
 
Tra le varie documentazioni, Conferenze di Servizi prima della riclassificazione a Sito di competenza regionale, si evince che le citate autorizzazioni spettano alla Provincia di Roma. Ciò viene confermato anche dal Ministero dell'Ambiente.
Ci preme avere informazioni in merito alla Vs. posizione, in quanto la ASL RMG nel verbale di riunione tecnica dell'08.09.14, rilancia la necessità di intervenire causa eventuali problemi per le falde idriche sottostanti.
 
Certi di un Vs. positivo riscontro porgiamo cordiali saluti..
 
Alberto Valleriani
Presidente p.t. Ass. Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
Data, 03.11.2014
 

La risposta della Provincia di Roma
 
 
Dott.ssa Maria Zagari
dirigente del Servizio 2
"Tutela Acque, Suolo e Risorse Idriche" 
Dipartimento IV della Provincia di Roma
 
 
La Provincia di Roma ha seguito l’intera vicenda della Valle del Sacco ed è stata rappresentata, nelle riunioni e conferenze di servizi indette dall’Ufficio Commissariale, dal Direttore del Dipartimento IV “Servizi di tutela e Valorizzazione dell’Ambiente”, che ha partecipato attivamente agli incontri esprimendo con chiarezza, in tutte le occasioni, la posizione della Provincia in applicazione della normativa vigente, di seguito illustrata.
In seguito alla cessazione dello stato di emergenza nella Valle del Sacco (30 ottobre 2012), il Consorzio Servizi Colleferro in data 24.1.2013 ha presentato al Servizio “Tutela Acque, Suolo e Risorse Idriche” della Provincia l’istanza di autorizzazione allo scarico per le acque reflue in corpo idrico superficiale. Dalla documentazione tecnica allegata all’istanza risultava che lo scarico origina dall’impianto di trattamento dove confluiscono:
 
1.     le acque reflue industriali delle società consorziate;
2.     le acque reflue domestiche delle società consorziate;
3.     le acque di prima pioggia;
4.     le acque “bianche” (acque meteoriche o acque di seconda pioggia).
5.   le acque dei pretrattamenti terziari degli impianti di Messa In Sicurezza di Emergenza (MISE) delle società obbligate alle operazioni di bonifica;

Le acque indicate ai punti 1, 2 e 3 sono disciplinate dalla parte III del D. Lgs. 152/2006 e, qualora rispettino tutte le condizioni ivi previste (compresa l’assenza di diluizione con altre acque di tipologia diversa ai sensi del comma 5 dell’art. 101), la competenza a rilasciare l’autorizzazione allo scarico in corpo idrico superficiale spetta alla Provincia (c. 7 art. 124 D. Lgs. 152/2006).

Le acque “bianche” non sono soggette a trattamento depurativo e ad autorizzazione allo scarico (per il combinato disposto dal c. 3 art. 113 D. Lgs. 152/2006 e dall’art. 24 Norme di attuazione Piano di Tutela delle Acque della Regione Lazio adottato con DCR n. 42/2007) e pertanto non possono confluire nello stesso impianto di depurazione in cui confluiscono altre acque reflue soggette a trattamento e ad autorizzazione in quanto ne determinerebbero la diluizione, che è vietata dal comma 5 dell’art. 101 del D. Lgs. 152/2006;

Le acque degli impianti di Messa In Sicurezza di Emergenza (MISE) delle operazioni di bonifica sono disciplinate dal titolo V (Bonifica dei siti inquinati) della Parte IV del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. che, nella versione aggiornata attualmente vigente, al comma 4 dell’art. 243 statuisce che “Le  acque emunte, convogliate  tramite  un  sistema stabile  di  collettamento  che  collega  senza  soluzione  di continuità il punto di prelievo di tali acque con il punto di immissione  delle  stesse,  previo  trattamento  di depurazione,  in  corpo  ricettore,  sono  assimilate  alle acque  reflue  industriali  che  provengono  da  uno  scarico  e come tali soggette al regime di cui alla parte terza.Tali scarichi, devono, quindi, essere separati da altri scarichi in tutto il loro percorso (dal punto di prelievo al punto di immissione nel corpo recettore) e pertanto non possono confluire, a monte del depuratore, insieme alle acque reflue industriali, domestiche e di prima pioggia, ma devono essere trattati separatamente in un impianto di depurazione appositamente dedicato. Questa disposizione normativa trova giustificazione nel fatto che le acque degli impianti di MISE, normalmente caratterizzati da alte portate e bassa concentrazione di inquinanti, determinerebbero la diluizione delle acque reflue industriali, domestiche e di prima pioggia, vietata dal comma 5 dell’art. 101 del D. Lgs. 152/2006.

L’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione per le acque di MISE è indicata dall’art. 242 comma 7 del D. Lgs. 152/2006 che recita: “…omissis…. La regione, acquisito il parere del comune e della provincia interessati mediante apposita conferenza di servizi e sentito il soggetto responsabile, approva il progetto, con eventuali prescrizioni ed integrazioni entro sessanta giorni dal suo  ricevimento. …omissis, l'autorizzazione regionale di cui al presente comma sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi  previsti  dalla legislazione vigente compresi, in particolare, quelli relativi alla valutazione di impatto  ambientale, ove necessaria, alla gestione delle terre e rocce da scavo all'interno dell'area oggetto dell'intervento ed allo scarico delle acque emunte dalle falde”.

Per le motivazioni esposte sopra, lo scarico consortile non risulta conforme alle indicazioni della parte terza del D. Lgs. 152/2006 che disciplina gli scarichi di acque reflue, e per tale motivo è stato autorizzato dall’Ufficio commissariale in virtù dei propri poteri di deroga. Cessati tali poteri e scadute le autorizzazioni rilasciate dall’ufficio commissariale, per essere autorizzato in via ordinaria lo scarico deve essere opportunamente modificato per renderlo conforme alle disposizioni della parte III del D. Lgs. 152/2006.

Infatti, come già specificato dal rappresentante della Provincia di Roma nell’incontro del 14 giugno 2013 e nella Conferenza dei Servizi del 5 agosto 2013 presso l’Ufficio Valle del Sacco della Regione, e formalizzato nei rispettivi verbali, il decreto del fare (L. 9 agosto 2013 n. 98) si è limitato a chiarire che le acque degli impianti di MISE “sono  assimilate  alle acque reflue  industriali  che  provengono  da  uno  scarico  e come tali soggette al regime di cui alla parte terza”, cioè possono essere scaricate in corpo recettore (fognatura, corpo idrico o suolo) applicando i limiti tabellari previsti dalla parte III del D. Lgs. 152/2006 per tale tipologia di reflui (tabella 3 o 4 dell’All. V alla parte III a seconda della tipologia e delle caratteristiche del corpo recettore). Nessuna modifica è stata apportata dalla L. 9 agosto 2013 n. 98 alla disciplina autorizzatoria, che pertanto resta disciplinata dal comma 4 dell’art. 242 del titolo V (Bonifica dei siti inquinati) della Parte IV del D.Lgs. 152/2006.

Pertanto, spetta alla Regione (c.7 art. 242) la competenza al rilascio dell’autorizzazione allo scarico delle acque degli impianti di MISE, che devono essere separati da altri scarichi in tutto il loro percorso (comma 4 dell’art. 243) e devono rispettare i limiti previsti per le acque reflue industriali dalla parte III del D. Lgs. 152/2006 (tab. 3 o tab. 4 dell’all. V alla parte III a seconda delle caratteristiche del corpo recettore).

Per le motivazioni sopra indicate, lo scarico consortile non rispetta le condizioni previste dalla parte terza del D. Lgs. 152/2006 e l’istanza presentata dal Consorzio Servizi Colleferro alla Provincia il 24.01.2013 avrebbe dovuto essere rigettata, non avendo la Provincia i poteri di deroga posseduti dall’Ufficio Commissariale. La Provincia, per contribuire alla definizione del problema e per andare incontro alle esigenze del Consorzio Servizi Colleferro, con nota prot. 33814 del 06/03/2013 si è fatto carico di interessare della questione il Ministero dell’Ambiente, unica amministrazione titolata a valutare la situazione essendo la tutela dell’ambiente competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell’art. 117 c. 2 lettera s) della Costituzione Italiana. 

La risposta del Ministero dell’Ambiente, che con nota del 14 marzo 2014 ha trasmesso l’istanza alla Regione Lazio “per il seguito di competenza”, è in linea con l‘interpretazione che la Provincia di Roma ha espresso nell’ambito delle riunioni e della Conferenza di Servizi indette dall’Ufficio Regionale per gli adempimenti previsti dall’OCDPC n. 61 del 14.03.2013.

Lo scarico consortile potrà essere autorizzato dalla Provincia di Roma in via ordinaria ai sensi della parte terza del D. Lgs. 152/2006 solo dopo la sua separazione dalle acque meteoriche (che non necessitano di trattamento ed autorizzazione) e dalle acque del barrieramento idraulico (che devono essere autorizzate, separatamente, dall’Autorità competente ad approvare i progetti di bonifica nell’ambito di tali progetti).

La Provincia di Roma purtroppo non ha partecipato con un proprio rappresentante alla riunione dell’8 settembre 2014 presso il Ministero dell'Ambiente a causa di disguidi nel passaggio di consegne al nuovo direttore del dipartimento IV “Servizi di Tutela e Valorizzazione dell’Ambiente” a seguito del pensionamento del precedente direttore. La Provincia chiederà al Ministero dell'Ambiente la rettifica del verbale nella parte in cui indica la Provincia come ente competente al rilascio delle autorizzazioni per gli impianti di MISE.
 
Data, 06.11.2014
 

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