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Colleferro

Incontro Pubblico sulla Sorveglianza Epidemiologica, il cittadino deve partecipare, essere informato, conoscere.


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Incontro Pubblico sulla Sorveglianza Epidemiologica, il cittadino deve partecipare, essere informato, conoscere.

 
 
L’incontro pubblico promosso da Retuvasa sulla sorveglianza sanitaria nella Valle del Sacco che si è tenuto a Colleferro il 16 novembre scorso ha permesso ai presenti di approfondire un tema caldo e sempre attuale, quello dello stato di salute nel nostro territorio.
 
E’ stata anche l’occasione per cogliere l’importanza delle indagini epidemiologiche svolte sul territorio con il prossimo avvio della nuova gestione del Sito di Interesse Nazionale (SIN) su cui ha riferito con chiarezza il Dott. Eugenio Monaco.

Il nuovo SIN si sviluppa da Colleferro lungo tutta l’asta del fiume Sacco che comprende, assieme alle aree ripariali di esondazione, tutte le aree su cui si è sviluppata l’attività industriale negli scorsi decenni.

La sorveglianza epidemiologica e sanitaria costituisce un elemento irrinunciabile per la pianificazione degli interventi sulle aree inquinate; essa indaga gli effetti prodotti sulla salute umana dall’inquinamento delle matrici ambientali (aria, suolo ed acque profonde e superficiali), prodotto a sua volta dalle attività industriali pregresse e dagli effetti nel presente delle attività industriali, dalle diverse forme di mobilità, in particolare dalle diverse forme di combustione domestica ed industriale.

Ancora una volta è risuonato l’allarme degli esperti che richiedono una estensione ed intensificazione delle indagini epidemiologiche nei confronti delle diverse fasce della popolazione e di tutto il territorio della Valle del Sacco, caratterizzata peraltro per lunghi periodi dell’anno dalla scarsa mobilità degli strati bassi dell’atmosfera che provoca il ristagno degli inquinanti con effetti purtroppo prevedibili e verificabili.

Il principio di precauzione.

Non sono stati evocati orizzonti catastrofici ma i dati offerti dalle relazioni indicano che esistono patologie maggiormente presenti nel nostro comprensorio rispetto al resto della regione. Spesso la ricerca del nesso tra contaminazione da agenti inquinanti e patologie non è facile da determinare, come accade nel caso del Beta-HCH, che ha inquinato il fiume Sacco ed attraverso la catena alimentare ha contaminato in gradi diversi parte della popolazione. Tuttavia ci soccorre il Principio di Precauzione: quando non si possono escludere effetti dannosi per la salute da parte di una determinata sostanza e quando soprattutto vi sono indizi della sua azione patologica assieme a correlazioni statistiche è necessario impedire che le persone entrino in contatto in qualsiasi modo con essa.

L’applicazione rigorosa del principio di precauzione, assieme al rilevamento degli indici di inquinamento e di peggioramento dello stato di salute della popolazione, impone di richiedere l’applicazione rigorosa di una  moratoria, ossia il blocco dell’insediamento di nuovi impianti e fonti inquinanti di ogni tipo assieme alla rimozione di quelli presenti, primi fra tutti gli inceneritori.

Implicita ed a tratti esplicita negli interventi degli esperti sanitari è stata la richiesta di un rafforzamento della struttura sanitaria sul territorio, condizione necessaria per una sorveglianza puntuale ed approfondita. Una buona notizia è l’approvazione della norma regionale per realizzare il registro delle patologie tumorali, mentre la dott.ssa Fantini ci ha rassicurati sulla assenza di inquinamento chimico dell’acqua potabile utilizzata a Colleferro esclusivamente da pozzi presenti nel territorio. Il controllo avviene con frequenza trimestrale e forse andrebbe intensificato.

In sintesi, sorveglianza epidemiologica e sanitaria, gestione e risanamento del SIN costituiscono processi complessi strettamente intrecciati e correlati tra di loro, decisivi per la salute ed il futuro dell’ambiente e della popolazione della valle del Sacco. Tale complessità richiede una mole di risorse, una mobilitazione di competenze ed una capacità organizzativa assolutamente inedite.

Sarà possibile conquistarle e costruirle solo con la mobilitazione capillare e la partecipazione organizzata e consapevole delle popolazioni e delle amministrazioni locali e periferiche.

Per cominciare è necessario superare i localismi, il frazionamento delle iniziative e delle vertenze sui diversi temi.

Si giunge quindi alle note dolenti poiché poco in tal senso è stato fatto nonostante l’impegno di molti in questi anni ed il nostro particolare impegno come associazione di cui rivendichiamo la continuità, l’accuratezza nell’ approfondimento e nella attività di informazione.

Dobbiamo rilevare che all’appassionato confronto sui social network non corrisponde da parte di molti una concreta attività. Non sottovalutiamo le difficoltà quotidiane e personali di ciascuno di noi, tuttavia è necessario staccarsi dalla tastiera e scendere nelle strade, nei cortili, nelle scuole ed in ogni luogo pubblico, aprire un confronto difficile tra generazioni diverse.

Questo si sta cercando di fare in tutta la Valle del Sacco cercando, di unire i diversi movimenti di lotta su rifiuti, servizi pubblici e lavoro.
Certamente garantiremo nei mesi a venire una accurata informazione su ciò di cui stiamo parlando, consapevoli di dover offrire un percorso di formazione, di introduzione alla comprensione di problematiche complesse, fornendo strumenti necessari a districarsi tra le diverse fonti di informazione.

Per chiudere confermiamo la replica dell’incontro pubblico sulla sorveglianza epidemiologica presso il Castello di Patrica, il 13 dicembre dalle ore 17.00, in collaborazione con il Comitato “La Rinascita”.
 
Valle del Sacco, 27 novembre 2016 
 

Clicca qui  per le slide dell’incontro pubblico a Colleferro del 16 Novembre 2016
 

Incontro Pubblico: SIN Bacino del fiume Sacco, la sorveglianza epidemiologica e le prospettive.


Sito di Interesse Nazionale Bacino del fiume Sacco:
la sorveglianza epidemiologica e le prospettive.
 
Incontro Pubblico
Mercoledì, 16 novembre 2016 – ore 17,00 - Colleferro (Rm)

 

Dall’ultimo rapporto di sorveglianza sanitaria pubblicato lo scorso giugno dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio - ASL RM1 a cui ha partecipato il Dipartimento di Prevenzione - ASL RM5, sono emersi nuovi preoccupanti elementi di associazione tra la presenza del Beta-esaclorocicloesano (Beta-HCH) nel sangue dei residenti della Valle del Sacco e alcune patologie, in aggiunta ai problemi già descritti in precedenti pubblicazioni.

RETUVASA ha a suo tempo comunicato in estrema sintesi quanto emerso da quest’ultimo rapporto, ma riteniamo possa essere utile un confronto pubblico con gli artefici di questi studi, il dott. Francesco Forastiere, la dott.ssa Daniela Porta, la dott.ssa Silvia Narduzzi, per il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio -  ASL RM1, e la dott.ssa Fiorella Fantini per il Dipartimento di Prevenzione - ASL RM5.

Nel frattempo, il 20 ottobre scorso, si è conclusa l’ultima fase partecipata per la perimetrazione del SIN bacino del Fiume Sacco (in cui sono comprese tutte le aree inquinate e contaminate dalle passate attività industriali) nella quale il Ministero dell’Ambiente ha dato risposta alle numerose osservazioni presentate da proprietari di terreni e aziende ricadenti nei nuovi confini del SIN. Il 7 novembre si è svolta la Conferenza di Servizi decisoria con l’approvazione del perimetro da parte del Ministero dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e della regione Lazio.

A spiegare quali sono le prospettive dovute al nuovo assetto e al passaggio di competenze dalla Regione al Ministero sarà il dott. Eugenio Monaco, funzionario responsabile Area Bonifica Siti Inquinati della Regione Lazio.

L’appuntamento è per mercoledì 16 novembre 2016 alle ore 17,00 a Colleferro (Rm) presso l’ex sala Konver, retro ASL, in Via degli Esplosivi.

Per chi non avrà modo di essere presente rendiamo noto che replicheremo l’evento a dicembre in provincia di Frosinone.

Questi due eventi si inquadrano in una successione di incontri coi quali -assieme alla rete delle associazioni della Valle del Sacco-  vogliamo produrre una maggiore informazione dei cittadini, per costruire in modo capillare consapevolezza, partecipazione e mobilitazione sui problemi economici, sociali, ambientali e sanitari del nostro territorio.

Contiamo quindi sulla presenza dei cittadini, delle istituzioni, degli operatori del settore sanitario, in particolare dei medici di base.
 
Valle del Sacco, 8 novembre 2016

Caos rifiuti regione Lazio, di nuovo emergenza e Colleferro deve risolvere il problema.


Comunicato Stampa Retuvasa

Caos rifiuti regione Lazio, di nuovo emergenza e Colleferro deve risolvere i problemi.


 

Emergenza rifiuti Lazio, quante volte abbiamo sentito pronunciare queste parole in fila? Oramai conosciamo vita morte e miracoli della storia, quindi siete pregati di non utilizzare più questi termini da sostituirli con uno solo: INCAPACITA’.

L’incapacità del Governo è il frutto di una scelta consapevole, quella dell’incenerimento; la regione Lazio è incapace di programmare un piano rifiuti sganciato dal passato; le amministrazioni locali sono incapaci di coalizzarsi nella progettazione di un futuro autonomo da Governo e Regione.

A tutti i livelli non c’è traccia di una strategia che abbandoni la nozione di ‘ciclo dei rifiuti’ e apra alla metodologia del ridurre-recuperare-riciclare, che lascerebbe ben pochi residui alla fase finale del ‘recupero di materia’, ma ciò richiederebbe una straordinaria mobilitazione e partecipazione dei cittadini delle popolazioni e l’abbandono di straordinarie posizioni di profitto -legali/illegali- incardinate nell’attuale ciclo dei rifiuti.

L’emergenza arriva nuovamente in un turbinio di eventi che noi attivisti abbiamo previsto già da tempo mentre le nostre proposte -concrete e documentate- rimanevano inascoltate.

L’emergenza torna e la rilancia Rida Ambiente, la società di Aprilia che tratta i rifiuti di circa 60 Comuni, 1.700.000 persone, degli ATO di Roma e Latina, per poi conferire il CDR negli inceneritori e gli scarti di lavorazione post-trattamento nelle discariche.

Rida Ambiente dopo aver vinto un ricorso al TAR del Lazio contro la regione, in cui quest’ultima veniva obbligata a definire la rete integrata dei rifiuti, si trova a dover sospendere o diminuire in modo sostanziale le attività in quanto non esistono più impianti di discarica che possono ricevere gli scarti di lavorazione.

I siti di conferimento di Rida Ambiente sono stati in passato i seguenti.

  • Presso la discarica di Pontina Ambiente S.r.l. che non può più rispondere agli obblighi di servizio pubblico di discarica;
  • Presso Borgo Montello, sito di discarica esaurito e da bonificare, dove ha un contenzioso con la Ecoambiente S.r.l;
  • Presso la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro, oggi Lazio Ambiente S.p.A., il gestore della discarica, si trova nella situazione di diminuire l’accesso di camion in quanto l’impianto dispone di volumetrie limitate. Lo stesso gestore richiede da tempo lo spostamento dei tralicci di alta tensione, che permetterebbero una nuova disponibilità per circa 600.000 tonnellate, come conferma la delibera di fabbisogno regionale, la n. 199 di aprile 2016.


In attesa dello spostamento dei tralicci la regione Lazio agisce d’imperio e autorizza ("Area Ciclo Integrativo dei Rifiuti" con delibera n° G11840 del 14/10/2016) una modifica non sostanziale per una sopraelevazione della collina di discarica da 280 a 287 metri sul livello del mare, corrispondenti ad “un quantitativo complessivo di 24.000 tonnellate circa, che Lazio Ambiente ha deciso di ripartire in massimo 120 tonnellate giornaliere (4 macchine giorno)” come si legge in un nota di Rida ambiente del 18 ottobre scorso.

Maturano decisioni, si preparano situazioni inaccettabili. Come ci opponiamo al revamping degli inceneritori di Colleferro, ci opponiamo allo spostamento dei tralicci perché sappiamo benissimo che con una nuova buca da riempire ci sarà sempre qualcuno che lo farà.

Ma il nocciolo della questione non è questo.

Ciò che è accaduto con Manlio Cerroni, patron della monnezza regionale e non solo, avrebbe dovuto insegnare qualcosa, ma evidentemente incapaci si nasce.

Oggi siamo di nuovo sotto scacco, l’attore principale è un altro, ma ciò non cambia l’essenza delle cose, una società che minaccia di lasciare i rifiuti per strada se non si risolve la questione, diffidando la regione Lazio ad adempiere alla costruzione di una rete di siti ed impianti adeguata allo smaltimento.
Le politiche adottate lasciano mano libera ai ‘signori della monnezza’ che hanno tutto da guadagnare dalla successione di emergenze ed interventi straordinari, che finisce per scaricare le conseguenze sui territori, come Colleferro che torna in pole position per la risoluzione del problema. E sì, perché se c’è emergenza è sempre Colleferro che deve rispondere, è già accaduto e continuerà ad accadere se non poniamo termine a questo filo sottile di subalternità.

Un richiamo va fatto alle amministrazioni locali, incapaci di elaborare una strategia alternativa per il proprio territorio, dando la sensazione di non andare oltre il contrasto verbale al ripetersi un tragico copione. Nella catena dei poteri di governo sui territori -sempre più sbilanciata verso l’alto- alle amministrazioni locali non viene concessa neppure una blanda politica di ‘riduzione del danno’.

Una svolta radicale dall’economia dei rifiuti a quella del recupero richiede una straordinaria mobilitazione dei cittadini, delle risorse e delle competenze dei territori, una rivoluzione culturale e civile. Gli amministratori, nel momento in cui vi rinunciano, quando si coprono dietro i limiti dei propri poteri, hanno la grave responsabilità di spingere i cittadini verso la passività, salvo poi attribuire ad essa ogni responsabilità.

Noi, reti di associazioni, comitati e singoli cittadini, a quella mobilitazione abbiamo sempre fatto appello, ad essa abbiamo lavorato, ad essa ancora una volta ci rivolgeremo, prima che sia troppo tardi e prevalga l’indifferenza e la rassegnazione.

Il consiglio regionale straordinario sui rifiuti del 24 ottobre, sarebbe tale se fosse stato sostenuto da una consultazione, partecipazione e chiamata a raccolta di tutte le forze attive, ti tutti i livelli di governo del territorio.

Così non è stato, ne dovranno renderne conto.

Colleferro, 23.10.2016
 

Lazio Ambiente SPA sulla cessione quote: rifiuti, diritti, democrazia.

 
Comunicato Stampa Retuvasa

Lazio Ambiente SPA sulla cessione quote: rifiuti, diritti e democrazia.


 
Con la Deliberazione 4 ottobre 2016, n. 572 la regione Lazio ha deciso la cessione completa delle quote azionarie (100%) di controllo di Lazio Ambiente S.p.a.

Le motivazioni per questa decisione si riassumono nelle parole che seguono: “ (…) alla luce delle risultanze dell’analisi sopra indicata, la migliore opzione, in termini di fattibilità tecnica, di coerenza con il piano di razionalizzazione e di prospettiva industriale e soprattutto in termini di effetti economici, è l’operazione di ricapitalizzazione parziale con successiva cessione totale di azioni tramite procedura ad evidenza pubblica, in quanto è in grado di massimizzare gli effetti economici dell’operazione e di evitare il coinvolgimento finanziario della regione Lazio per ulteriori investimenti in Lazio Ambiente ed in EP Sistemi, previsti nell’esercizio 2017, per 21,7 milioni di euro;”

La strada intrapresa era già scritta nelle cifre del pian industriale esposte nella delibera 495 del 4 agosto, dalla quale si evinceva che l’asset fondamentale di Lazio Ambiente erano/sono gli inceneritori. Se l’investimento di 21 milioni previsto per il 2017, risultava assolutamente insopportabile per le finanze della regione, quest’ultima doveva comunque intervenire per evitare il collasso della società.

La regione ricapitalizza Lazio Ambiente per 12.600.000 euro equivalenti agli investimenti previsti per il 2016, necessari innanzitutto per mantenere in funzione le due linee di incenerimento del cui stato tutti sono consapevoli, nonostante la società cerchi di non far trapelare alcuna notizia.

Dalla delibera del 4 agosto si evince che sono previsti 7 milioni di investimento per il cosiddetto revamping. Non ci è possibile entrare nel merito di quali interventi si vadano a finanziare con quella cifra, ma siamo certi di fronte alle previsioni di investimento per il 2017 che si tratta di tamponare una situazione prossima al collasso tecnico degli impianti.

In sintesi possiamo concentrarci sulla posta in gioco costituita dagli inceneritori: siamo di fronte ad una prospettiva a breve che comprende, assieme agli investimenti tampone il rinnovo della Autorizzazione di Impatto Ambientale (AIA) per le due linee ed una di lungo periodo che passa per la messa a gara della società.

Sulla prospettiva a lungo non possiamo che ribadire quanto scritto più volte: chi compera una società decotta, con debiti certi e crediti incerti, si sente garantito dalla strategia governativa sui rifiuti che privilegia gli inceneritori e ne decreta il carattere strategico, li sostiene con un mercato unico nazionale, mentre neppure nei confronti delle discariche si emette un verdetto di morte certa. Chi compera vuole che gli siano garantiti molti anni per ammortizzare gli investimenti e cumulare profitti.

La prospettiva a lungo si apre a breve, la delibera lo ribadisce, un arco di tempo per schivare fallimento della società e costi esagerati per la regione, un margine di tempo probabilmente troppo breve per realizzare un coerente ed adeguato intervento di rianimazione degli impianti. La documentazione presentata dalla società in conferenza dei servizi per il riesame dell’AIA, in particolare la  scheda d - Individuazione della proposta impiantistica ed effetti ambientali, solleva numerosi interrogativi, che affronteremo nella giusta sede e nel dibattito pubblico.

Stretti tra la precarietà tecnica, finanziaria ed ambientale del presente ed un futuro che riconsegna il nostro territorio al suo passato, i cittadini di Colleferro e dei paesi limitrofi hanno diritto di conoscere tutta la verità sullo stato degli impianti di incenerimento, ogni informazione sulle vicende passate, sullo stato presente, su ciò che accadrà nell’interregno prima della vendita. La documentazione offerta non offre a nostro parere garanzie sufficienti, mentre le illegalità delle passate gestioni, su cui è in corso un processo, creano molti interrogativi anche sul presente. Una situazione tecnica precaria, confermata dalla quota di investimenti prevista per l’anno in corso, che peraltro va a concludersi, che effetti provoca sulla salute dei cittadini?

Sono domande superflue? Lazio ambiente inauguri allora una politica dei ‘dati aperti’ integrale, dia il buon esempio a tutte le società che gestiscono servizi essenziali per la comunità.

La completa trasparenza sull’oggi è la condizione necessaria per un confronto pubblico sul futuro.

Un futuro che la comunità di Colleferro e del territorio condivide con gran parte del territorio nazionale per la politica sui rifiuti. La risposta di istituzioni locali, comuni, città metropolitane e regioni, quando non è di totale allineamento, è assolutamente inadeguata.

Le nuove amministrazioni non sembrano fare eccezione.

Non è sufficiente una politica che possiamo definire di ‘riduzione del danno’; la trasformazione del ‘ciclo dei rifiuti’ in economia del riciclo, del recupero richiede una volontà ed una progettualità, una capacità di aggregare risorse e competenze sui territori, di informare e mobilitare i cittadini che va ben oltre le logiche che dominano gran parte delle amministrazioni. Amministrazioni, stremate da una politica pluridecennale di sottrazione di risorse e poteri, debbono rendere conto di questa condizione ai propri cittadini, non coprirsi dietro di essa.

Colleferro e la Valle del Sacco non solo sui rifiuti condividono un destino con molti altri territori. Con l’istituzione del nuovo Sin Valle del Sacco, si apre una partita gigantesca proporzionale alla complessità ed alle dimensioni del territori perimetrati al suo interno. Una partita che richiede nell’ambito nazionale miliardi di euro per la bonifica dei siti di interesse nazionale, ma soprattutto la capacità di progettare una diversa economia dei territori, di cui equilibrio idrogeologico, qualità dell’ambiente, eliminazione delle fonti di inquinamento, sono contemporaneamente precondizioni, vincoli ed obiettivi.

La coalizione di interessi che congiurano per negare al nostro territorio un futuro libero dalla dannazione dell’inquinamento di tutte le sue matrici ambientali, ci obbliga a costruire una coalizione contraria nel nostro territorio ed assieme a molti altri nel nostro paese.

Non possiamo pensare che sia sufficiente una pura azione di resistenza, a cui peraltro non abbiamo alcuna intenzione di rinunciare e che pensiamo si debba intensificare. Dobbiamo avere la capacità di riconoscere e di riconoscerci reciprocamente con tutti coloro che chiedono il riconoscimento dei nostri stessi diritti fondamentali, a questo negli anni abbiamo già lavorato e pensiamo sia oggi una condizione irrinunciabile per sperare di vincere.

Il nostro paese vive in queste settimane un confronto sulla democrazia, sulla rappresentanza sull’efficacia della azione di governo, sulla costituzione. I cittadini possono pensare di misurare concretamente quale possibilità hanno di far valere i propri diritti, di misurare concretamente la volontà dei propri rappresentanti di battersi sino in fondo.

Possono cominciare a pensare che c’è un legame inscindibile tra i diritti fondamentali, su cui si fonda la nostra Costituzione e quelli che si vogliono concretamente affermare nel territorio dove vivono e che gli uni e gli altri vanno difesi, affermati e arricchiti, assieme.

 
Colleferro-Valle del Sacco, 18.10.2016
 

Colleferro: inceneritori, discarica, amministrazione.


Comunicato Stampa Retuvasa

Colleferro, su inceneritori e discarica è necessaria una presa di posizione dei nostri amministratori.

 
La questione degli impianti per il trattamento dei rifiuti a Colleferro, come detto più volte, sta giungendo ad un punto di svolta. Le decisioni che la regione Lazio sta prendendo si confermano negative per il comprensorio.
 
Lazio Ambiente SpA sta predisponendo il piano industriale che prevede il revamping degli impianti di incenerimento (di fatto la ricostruzione degli impianti visto lo stato in cui si trovano). Per quanto riguarda la discarica di Colle Fagiolara, si prospetta lo spostamento dei tralicci dell’alta tensione per permettere l’utilizzo di una parte della discarica ancora da riempire.
 
Entrambe le soluzioni sono già state stigmatizzate dalle associazioni in numerose occasioni tra atti formali, comunicazioni di ogni genere, dissenso di piazza.
 
A Colleferro l’amministrazione attuale è andata in controtendenza rispetto al passato opponendosi in sede giuridico amministrativa all’atto regionale di rinnovo dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) degli inceneritori e sta predisponendo le osservazioni per il riesame della stessa, procedimento aperto dagli uffici preposti della regione Lazio.
 
Ma ciò non può bastare.
 
Ad oggi, dal giorno dell’insediamento, la nuova Giunta non ha mai espresso la propria contrarietà con un atto ufficiale come può esserlo un passaggio in consiglio comunale attraverso una mozione o qualsivoglia strumento valido che possa realmente confermare la posizione espressa in campagna elettorale.
 
Sul fronte dell’opposizione, a parte qualche scaramuccia in consiglio comunale e sui social network, anche i rappresentanti della minoranza non hanno mai espresso chiaramente le proprie intenzioni, salvo qualche interrogazione o riferirsi alla pratica delle passate amministrazioni.
 
Ebbene, riteniamo che ciò sia necessario in modo che i cittadini, in molti presenti alle manifestazioni degli anni passati, possano conoscere in maniera chiara quale sia la linea politica espressa e se possano sentirsi garantiti da chi li governa.
 
La discussione pubblica in aula consiliare è assolutamente necessaria anche se ancora insufficiente: costituisce solo uno dei momenti di una pratica di informazione capillare e costante dei cittadini; se debitamente informati essi sono in grado di comprendere problematiche anche complesse che le amministrazioni devono affrontare per svolgere il proprio compito.
Le amministrazioni devono innanzi tutto chiarire quanto è rimasto in loro potere: diciamo questo poiché è in corso da anni una pratica di sottrazione alle amministrazioni locali di risorse e poteri decisionali. Tuttavia ciò non può essere una giustificazione per qualsivoglia decisione. A fronte di imposizioni dall’alto le amministrazioni devono ritrovare la capacità di coalizzarsi e di opporsi come territorio, di informare i cittadini, di motivarli alla partecipazione ed alla mobilitazione.
 
E’ decisamente il caso del problema di cui stiamo parlando.
 
Qualora la risposta del consiglio risulti contraria al piano industriale di Lazio Ambiente SpA, dovranno seguire atti concreti e trasparenti, pratiche continuative per contrastare le decisioni che la regione Lazio ha prospettato sin dallo scorso anno.
 

Colleferro, 01.10.2016
 

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