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Colleferro

Colleferro, rinnovo AIA discarica di Colle Fagiolara.


Comunicato Stampa
Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro, la Regione Lazio rilascia l’AIA per la discarica di Colle Fagiolara in un contesto privo di certezze e carico di rischi.

 

Con Determinazione regionale n. G04202 del 4 aprile 2017, pubblicata sul BURL del 13 aprile, Lazio Ambiente S.p.A. ottiene il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro.
 
Prima di questa Autorizzazione, secondo le nostre conoscenze di diritto amministrativo, la discarica era gestita in modo illegittimo e abbiamo fatto valere l’assenza di un titolo autorizzativo valido nei nostri ricorsi contro l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), la sopraelevazione di 7 metri della discarica, l’impianto di percolato, tutti ricorsi pendenti nei diversi gradi di giudizio al TAR del Lazio e al Consiglio di Stato con richiesta di pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea.
 
Ed ecco che improvvisamente la Regione, riteniamo costretta dai nostri ricorsi, corre ai ripari sana lo stato di presunta illegittimità e concede il rinnovo fino al 2022.
 
Partiamo dalla constatazione che rimangono sempre inascoltate le nostre obiezioni sul presumibile conflitto di interessi tra ente autorizzatore (Regione Lazio) e società autorizzata (Lazio Ambiente SPA), di proprietà dell'Ente Regione e che come sappiamo sono lo stesso soggetto sotto diversa forma giuridico-amministrativa.
 
L’illogicità e l’illegittimità, però, di questi procedimenti autorizzativi si evidenziano nell’Autorizzazione menzionata, in quanto l’iter per il rinnovo dell’AIA inizia addirittura nel 24.10.2011 (in quel periodo la legge vigente determinava in cinque anni il rinnovo), con procedura di riesame e Conferenze di servizi conclusesi nel 2012, ma mai chiusa con l'adozione dell'atto di autorizzazione finale. Se la Conferenza fosse stata chiusa e contestualmente emanata l’AIA, quest’ultima si sarebbe dovuta rinnovare nel 2017, anno in cui invece viene chiuso l’iter di quella precedente. Nel frattempo con le modifiche inserite al Testo Unico Ambientale nel Decreto Legislativo 46/2014 il rinnovo viene raddoppiato e portato a dieci anni, di conseguenza la discarica viene autorizzata obbligatoriamente all’esercizio fino al 2022.
 
Dal 2012 ad oggi non sono state convocate ulteriori Conferenze di servizi e ce ne domandiamo il motivo, quindi come è possibile autorizzare un sito in contenzioso come quello di Colleferro senza aver preventivamente valutato l’insorgere di ulteriori possibili danni alla salute e all’ambiente o avere ascoltato, oggi, i pareri dell’amministrazione proprietaria del sito e di quelle confinanti?
 
In tutto questo periodo si è continuato ad abbancare rifiuti, addirittura a sopraelevare la discarica di altri 7 metri, e si è autorizzato un nuovo impianto di percolato, oltre a tenere in piedi un procedimento al TAR del Lazio, aperto contro la Regione e Lazio Ambiente spa su un vecchio progetto di impianto di TMB. Peraltro nel rinnovo dell’AIA quel progetto non viene minimamente menzionato a conferma delle parole dell’Assessore regionale Mauro Buschini che il Lazio non ha bisogno di ulteriori impianti! Ma allora perché non ritirare il progetto e la causa davanti al TAR del Lazio?
Nell’AIA invece viene richiamata l’esigenza di spostare i tralicci di Terna, interni al sito di discarica, per occupare con altri rifiuti lo spazio che viene liberato?  E’ un’altra operazione di salvataggio, esattamente come quelle degli anni precedenti, per sopperire e coprire le mancanze programmatiche regionali in materia di gestione del ciclo dei rifiuti, soprattutto nell’ottica del nefasto ATO unico regionale previsto nel Nuovo piano rifiuti, di conseguenza un possibile utilizzo in caso di necessità.
 
In definitiva cosa si prospetta?
Premesso che la discarica di colle Fagiolara è un bene economico di proprietà del Comune di Colleferro;
 
Precisato che il 2019 è l’anno in cui scade il contratto di gestione del servizio tra Comune di Colleferro e l’attuale gestore, la società Lazio Ambiente spa;
 
Constatato che l' AIA scadrà nel 2022, ma la chiusura della discarica è una decisione che rientra nei poteri dell'Amministrazione comunale di Colleferro.
 

  • La discarica è autorizzata all’esercizio fino al 2022, dieci anni dalla data di chiusura delle Conferenze di Servizi, previo l’ennesimo esito di una sicura impugnazione al TAR del Lazio da parte delle Amministrazioni comunali e/o di associazioni e comitati.
  • L’Amministrazione di Colleferro continua a ripetere che il sito verrà chiuso nel 2019, anno di scadenza del contratto di gestione con Lazio Ambiente S.p.A. che a sua volta -in relazione alla sua dismissione da parte della regione- potrebbe cederla al Comune proprietario oppure ad altra società.
  • Restano ancora forti dubbi sulla reale data di chiusura del sito, sul soggetto gestore del post-mortem (se e quando la partecipata regionale sarà liquidata) e dei fondi necessari per effettuarla.
  • Continua la diatriba sullo spostamento dei tralicci di Terna, anche per la poca trasparenza delle informazioni. A detta dei tecnici esso è necessario anche ai fini della chiusura definitiva, operazione insidiosa, se portata avanti ora, perché renderebbe il sito nuovamente oggetto di attenzioni e nemmeno sappiamo a chi toccherà farsi carico del costoso onere di gestione post-operativa.
  • L’impianto di TMB sembrerebbe scongiurato ma è sempre pendente il giudizio al TAR del Lazio; c’è il concreto rischio che il vecchio progetto venga sostituito da una differente tipologia di impianto per il trattamento multimateriale, questo almeno è nelle intenzioni dell’Amministrazione di Colleferro, ma non della Regione. Sia chiaro però che se cambia il progetto a quel punto si apre un nuovo procedimento di autorizzazione. 
  • La sopraelevazione della discarica è in giudizio al Consiglio di Stato e in ogni caso oggi essa non è più in grado di accogliere rifiuti. Vogliamo assistere alla spettacolare operazione di ripristino del sito sotto soglia, conoscere i costi e verificare il rispetto degli 8 mesi per la rimozione indicati nella Determinazione, ovvero per fine anno.
  • L’impianto di trattamento del percolato, che abbiamo impugnato, è all’esame del TAR del Lazio;
  • Continuano le segnalazioni dei residenti prossimi alla discarica verso i Comuni di Colleferro e Paliano per i nocivi effetti odorigeni e il sorvolo di colonie di gabbiani, anomalie visto che il rifiuto tal quale, dopo il successo del nostro ricorso al TAR del 2014, non dovrebbe più essere ammesso in discarica.

 
Due fattori potrebbero esserci favorevoli. A nostro parere l’Amministrazione comunale dovrebbe innanzitutto scongiurare lo spostamento dei tralicci (in caso contrario non avremmo garanzie che la “buca” non venga riempita con altri rifiuti). In secondo luogo la saturazione del sito, con il raggiungimento dei 7 metri, porta automaticamente alla chiusura definitiva della discarica entro il 2019, adoperandosi, nel frattempo il Comune, per incassare i fondi per la gestione trentennale del sito.
 
Sono tanti gli aspetti problematici e non vediamo le giuste premesse per una loro risoluzione positiva. Cerchiamo di farci valere nelle sedi giudiziarie, visto che continuiamo ad essere relegati ai margini del confronto sulla programmazione del ciclo dei rifiuti, nonostante le nostre proposte siano fattibili, concrete e sostenibili nel contesto generale di una politica regionale che riconosce solo un sistema anacronistico di gestione del ciclo dei rifiuti.
 
Le Amministrazioni interessate evitino una possibile ripresa in vita del sito e si preoccupino di farsi carico presso la Regione Lazio di avere “nero su bianco” le giuste garanzie fatte di certezze e non di parole affinché una volta decisa la chiusura di colle Fagiolara ci siano in cassa le risorse per il post-gestione, e non di meno di impugnare al TAR l’attuale rinnovo autorizzativo da ritenersi non privo di irregolarità.

 
Colleferro, 18 aprile 2017

f.to:
Rete per la tutela della Valle del Sacco (Retuvasa)
Comitato Residenti Colleferro (CRC)
 

Italcementi Colleferro, ceneri da centrali termoelettriche nel cemento.


Comunicato Stampa Retuvasa

Italcementi Colleferro, tenta la carta del cemento con le ceneri dalle centrali termoelettriche e viene rinviato a VIA.
 

Il progetto presentato da Italcementi Colleferro (Rm) in Verifica di Assoggettabilità a VIA ci era sfuggito tra la miriade di impianti e proposte che vengono presentate frequentemente sul nostro territorio. O meglio, ce ne siamo accorti in ritardo e i tempi per le osservazioni erano scadute.

Lo stabilimento di Colleferro ha richiesto nel novembre 2016 la possibilità di sostituire alcune materie prime (fanghi da industria cartaria, fanghi e polveri da segagione e lavorazione pietre, marmi e ardesie, fanghi e polveri da segagione, molatura e lavorazione granito, fanghi da impianti di decantazione, chiarificazione e decarbonatazione delle acque per la preparazione di acqua potabile o di acqua addolcita, demineralizzata per uso industriale), introducendone un’altra (ceneri dalla combustione di carbone e lignite, anche additivati con calcare e da combustione con esclusione dei rifiuti urbani ed assimilati tal quali), il tutto in parziale sostituzione della farina cruda o del cemento.

Le ceneri previste sarebbero costituite dal particolato solido raccolto dai sistemi di depolverazione dei fumi di combustione nelle centrali termoelettriche che utilizzano come combustibile il polverino di carbone.

Questa delle ceneri sta diventando una persecuzione per le nostre zone visto l’altro progetto sperimentale di Saxa Gres ad Anagni (Fr) per l’utilizzo di ceneri derivanti da incenerimento rifiuti nelle ceramiche, ceneri che tra l’altro nella cementeria di Colleferro vengono utilizzate già da tempo (Autorizzazione Integrata Ambientale del 2010)  per un utilizzo massimo di tipologie di rifiuti pari a 226.000 tonn./anno di cui 20.000 tonn./anno di ceneri derivanti da diversi tipi di combustione tra cui rifiuti e biomasse.

Appare un vero business quello delle ceneri, chi le produce deve pagare per lo smaltimento vuoi che a riceverle possa essere il cementificio o l’azienda di ceramiche o una eventuale azienda di trattamento; chi le riceve oltre ad essere pagato le utilizza come materia prima riducendo quindi anche i costi di produzione, ad eccezione delle aziende di trattamento che, una volta trattate, devono smaltirle in discarica pagandone il conferimento.
 
Per quanto riguarda il riutilizzo in prodotti immessi nella filiera commerciale come quella del cemento o delle ceramiche, restano gli interrogativi legittimi sulla tracciabilità e sullo smaltimento dei materiali prodotti a fine vita.

Tornando al progetto presentato da Italcementi Colleferro, però, la Direzione Regionale Valutazioni Ambientali e Bonifiche – Area Valutazione di Impatto Ambientale con Determinazione Dirigenziale G03525 del 21.03.2017 ha rinviato il progetto a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) nonostante non ci siano state osservazioni.

Le motivazioni sono di diversa natura, alcune interessanti.

Sul quadro programmatico si fa riferimento alla fascia di rispetto dei Centri e nuclei Storici, alla viabilità e ai beni archeologici e naturali presenti; sul Piano di Tutela delle Acque lo stabilimento ricade in area sensibile; sul Piano della Qualità dell’Aria si fa riferimento alla nuova zonizzazione regionale, al microclima sfavorevole, alla presenza di case sparse entro i limiti previsti dalla Legge.

Pertanto anche se tale nuova attività è inserita in uno stabilimento dotato di sistemi di abbattimento fumi, viste però le criticità relative al contesto territoriale, considerato che non è possibile escludere ulteriori impatti negativi sull’ambiente circostante, richiamato il Principio di Precauzione, la Direzione Regionale ha rimandato il Progetto a VIA, sede più opportuna per considerare nel dettaglio tutte le possibili conseguenze derivanti dal progetto.

Alla luce dei fatti è interessante il richiamo al Principio di Precauzione sancito dall’art. 3-ter del D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale), per cui non essendoci evidenza scientifica che tale nuova attività non può nuocere alla salute si ritiene opportuno approfondire sulla base di pareri dei vari Enti.

In definitiva una buona notizia che ci permetterà di partecipare con le osservazioni alla fase di VIA quando il progetto verrà sottoposto alla procedura.

 
Colleferro, 15 aprile 2017
 

Processo inceneritori Colleferro: escluse Associazioni e Enti territoriali.


Comunicato Stampa Congiunto

PROCESSO SUGLI INCENERITORI DI COLLEFERRO: ESCLUSE ASSOCIAZIONI ED ENTI TERRITORIALI

 
Il processo sugli inceneritori di Colleferro è stato agli onori della cronaca per molto tempo per l'estrema scientificità delle condotte criminose contestate. Risulta dal capo di imputazione che gli imputati hanno bruciato nell'inceneritore rifiuti non consentiti, arrivando, per non far emergere le loro responsabilità, a far falsificare i certificati relativi e a penetrare nel sistema informatico di monitoraggio in continuo, onde non far risultare lo sforamento delle soglie per inquinanti emessi in atmosfera. Ad oggi, la popolazione colleferrina non sa che cosa sia stato bruciato prima del 2008 nell'inceneritore, ma i dati per asma pediatrico e patologie alle vie respiratorie parlano -purtroppo- da soli.

Fatti di tale gravità hanno suscitato lo sdegno della popolazione e delle associazioni che a suo tempo venivano ammesse parti civili nel processo dinanzi al Tribunale di Velletri.

Il Tribunale di Velletri, dopo quattro anni di processo, dichiarava la propria incompetenza funzionale: il processo veniva trasmesso al Tribunale di Roma e, dopo quasi due anni, il GUP Fattori, dopo alcune udienze, ha deciso di escludere tutte le parti civili: enti territoriali ed associazioni.

E' questa dunque l'ultima evoluzione di un processo evidentemente nato male: la maggior parte dei capi di imputazione è già caduta o cadrà in prescrizione e forse una condanna civile sarebbe stato l'unico effetto pregiudizievole derivante agli imputati condannati per la loro condotta, ma neanche questo deve accadere, se si è deciso di escludere anche i Comuni che sono per legge deputati a tutelare il territorio e la salute dei loro cittadini!

Il messaggio dunque che passa, a vedere il decorso di questo processo, è che in Italia chi inquina, non paga. 
 
Colleferro, 04.03.2017

F.to:
Comitato Residenti Colleferro, Associazione Mamme Colleferro, Associazione Raggio Verde, Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Associazione Unione Giovani Indipendenti
 

Colleferro, in attesa della decisione del Tar del Lazio sull’opposizione alla sopraelevazione della discarica raccontiamo i fatti.


Comunicato Stampa
Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro, in attesa della decisione del Tar del Lazio sull'opposizione alla sopraelevazione della discarica raccontiamo i fatti.

 
Nei giorni scorsi è stato pubblicato da alcuni organi di stampa un comunicato che dà per respinto il ricorso al Tar del Lazio presentato da Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro. Attraverso un uso scaltro delle parole il comunicato evita accuratamente di fare menzione del motivo del ricorso - “la sopraelevazione della discarica di Colleferro” - al punto da non permettere nemmeno di poterlo dedurre dal testo!

Con tutta probabilità il comunicato è stato pubblicato così come inviato presumibilmente dagli uffici di Lazio Ambiente SpA, con le dichiarazioni del Dott. Gregorio Narda, Amministratore Unico della società, attuale gestore della discarica di colle Fagiolara.

E’ doveroso quindi un chiarimento da parte nostra affinché venga ripristinata la verità dei fatti. 

L’associazione Rete per la tutela della valle del Sacco e il Comitato residenti Colleferro con l’intento di continuare a portare avanti la loro azione di tutela del territorio hanno impugnato, con richiesta di sospensiva dell’atto, la Determinazione con la quale la Regione Lazio ha ultimamente disposto una “provvisoria”  sopraelevazione di 7 metri della discarica di colle Fagiolara, nel Comune di Colleferro, discarica, forse unica al mondo, dove, oltre alle alte colline di rifiuti (da ora in poi e non si sa fino a quando arrivano a 287 m slm), ci sono anche alcuni tralicci di alta tensione all’interno della stessa.

Atteso che la Regione Lazio ha emesso il provvedimento autorizzativo di sopraelevazione dopo solo 8 giorni dalla relativa richiesta presentata da Lazio Ambiente spa (tempismo  incredibilmente celere, considerato che i tempi normalmente sono molto più lunghi),  abbiamo voluto vederci chiaro e in particolare capire se la Regione Lazio ha approfondito l'impatto ambientale che una sopraelevazione di rifiuti alta come un palazzo può avere sotto il profilo dei possibili smottamenti, delle mutate pendenze e delle interazioni con i cavi ad alta tensione (vi ricordate gli incendi che ogni tanto si sviluppano nella discarica?)

Alla nostra richiesta di accesso ambientale per visionare l'istruttoria effettuata la Regione Lazio non ha dato alcuna risposta, violando le disposizioni di legge che regolano la materia.

Possiamo quindi ritenere che 8 giorni di istruttoria dalla richiesta all'emissione del provvedimento siano evidentemente troppo pochi per approfondire questi aspetti!

Studiando le carte abbiamo altresì scoperto che per la discarica di colle Fagiolara non è nemmeno stato adottato a suo tempo un provvedimento di rinnovo dell'AIA e che la Regione ha deciso di emettere un provvedimento di modifica non sostanziale di una autorizzazione (AIA) che non pare essere più operativa.
 
Si badi bene, che l'AIA non sia stata oggetto di un provvedimento di rinnovo, è una circostanza che la Regione Lazio non ha nemmeno smentito in giudizio.

Secondo Lazio Ambiente spa, però, il rinnovo dell'AIA starebbe nel provvedimento della conclusione della Conferenza di servizi, nonostante in quel provvedimento la Regione affermi che sarebbe stato emesso in seguito un “provvedimento finale” nel quale recepire tutte le osservazioni delle Amministrazioni partecipanti alla Conferenza dei servizi, “provvedimento finale” che non è mai stato emesso.

La notizia è che il TAR ha aderito alla tesi difensiva della Lazio Ambiente SpA e ha respinto l'istanza di sospensiva. La causa comunque non finisce qui e verrà decisa nel merito.

Noi però siamo convinti delle nostre ragioni e andremo avanti in tutte le sedi opportune.
 
Colleferro, 8 febbraio 2017
 
f.to:
Rete per la tutela della Valle del Sacco (retuvasa)
Comitato Residenti Colleferro (CRC)
 

Colleferro, #monitoraggiocivicoaria per le polveri sottili.


Comunicato Stampa Retuvasa

Colleferro, #monitoraggiocivicoaria per le polveri sottili.

 
Come ogni anno da diversi anni pubblichiamo alcuni dati statistici relativi alle polveri sottili PM 10 nell’area Valle del Sacco, in base ai dati rilevati dall’Agenzia per la qualità dell’aria del Lazio e pubblicati sul sito di Arpa Lazio (in allegato i grafici che sintetizzano i dati delle rilevazioni).

L’analisi di questi dati, correlata alla situazione della rete di monitoraggio, evidenzia la mancanza di controllo delle PM 2,5 e PM 1, cosa che chiediamo da diverso tempo. Ci è apparso opportuno, quindi, valutare la fattibilità di un monitoraggio civico della qualità dell’aria, installando centraline autoprodotte di rilevamento delle polveri sottili (PM 10, PM 2,5, PM 1).

Ricordiamo che le PM 10 sono polveri con diametro inferiore. o uguale a 10 micron.

Le rilevazioni non si occupano della composizione chimica di queste particelle. Quest’anno possiamo far riferimento nel merito al documento L’impatto sulla salute dell’inquinamento atmosferico a Roma, 2006-2015 uscito a dicembre scorso a cura del Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale  Regione Lazio, la ASL Roma 1 e la Regione Lazio.

In questo documento si legge: “Il PM è una mistura di particelle solide che contengono materiale carbonaceo, residuo delle combustioni, altre sostanze organiche (come gli idrocarburi policiclici aromatici o IPA), metalli e ioni inorganici e sostanze gassose intrappolate nelle particelle come NO2, SO2 e CO.
Il particolato viene classificato in base al diametro in PM 10 e PM 2,5, con diametro pari rispettivamente a 10 e 2.5 micron, vale a dire la frazione inalabile (PM 10) e fine (PM 2,5). Più il diametro del PM è piccolo, maggiore è la capacità di penetrare nel tratto respiratorio con conseguente instaurarsi di processi infiammatori in grado di innescare meccanismi patologici a carico del sistema respiratorio e cardiovascolare (…)”.
Il documento riporta che dal 2006 al 2015 le polveri sottili hanno subito una diminuzione costante a Roma, fenomeno che osserviamo fortunatamente anche nelle nostre cittadine, sebbene non in maniera costante.

E’ difficile attribuire il motivo della diminuzione a cause sicure: probabilmente concorre l’introduzione di normative ambientali più rigide e la deindustrializzazione diffusa.

Gli autori dello studio aprono con le seguenti parole: ”L’inquinamento atmosferico rappresenta il più importante fattore di rischio ambientale con effetti rilevanti sulla salute umana”.
 Nel complesso, nei dieci anni dal 2006 al 2015 sono più di 12.000 i decessi prematuri attribuibili all’inquinamento da polveri fini a Roma. Una media di 1200 l’anno.”

Lo studio offre anche spunti importanti per diminuire la concentrazione delle polveri:
  • “In merito alle misure per ridurre l’impatto dell’inquinamento nella città, non si possono che ribadire le conclusioni del documento “Inquadramento dello scenario di Roma Capitale e valutazione delle priorità e della sostenibilità di applicazione delle misure proposte dal Protocollo d’Intesa tra Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, ANCI e Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome”, Roma Capitale, Gennaio 2016. In particolare:

1. La riduzione “sostenibile” delle emissioni.
 
Derivanti dai veicoli privati circolanti, attraverso la progressiva ed effettiva limitazione della circolazione dei veicoli più inquinanti, in particolare i veicoli diesel (NO2, PM);
Emissioni da ri-sospensione (PM), materiale frenante, pneumatici;
Da gasolio da riscaldamento, attraverso la metanizzazione delle caldaie a gasolio;
Da biomasse (caldaie a pellet o legna, forni a legna, camini) attraverso una variazione nella comunicazione relativa a queste tipologie di impianti, in passato promossi e oggi da disincentivare;
Attraverso la promozione di incentivi a mezzi e impianti a bassa emissione (veicoli elettrici / ibridi / a GPL-Metano, caldaie a metano / teleriscaldamento / cogenerazione distribuita, in particolare a partire da impianti di riscaldamento di strutture ospedaliere).
 
2. Gli incentivi all’uso del Trasporto Pubblico Locale (TPL) attraverso miglioramenti di rete, puntualità, frequenza, parcheggi di scambio, e l’incentivazione economica.

L’inquinamento grave di tutte le matrici ambientali nella Valle del Sacco (aria, acqua e suolo) rende ancora più urgente l’adozione di queste misure a cui deve essere aggiunta la richiesta, che da anni stiamo portando avanti: la moratoria di ogni attività industriale che aggiunga fonti di inquinamento a quelle già esistenti.

L’organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) nelle sue Linee guida sulla qualità dell’aria ha stabilito nel 2005 nuovi limiti della media annuale e quotidiana per le PM presenti nell’aria, molto più restrittivi rispetto a quelli dell’Unione Europea (in particolare le soglie per le medie annuali sono il doppio di quelle fissate dall’OMS) sono:
 
PM 2.5:

10µg/m3 media annuale

 

25µg/m3 media 24-ore

PM 10: 20µg/m3 media annuale
  50 µg/m3 media 24-ore


L’OMS attribuisce maggior valore alla media annuale rispetto a quella quotidiana, soprattutto quando si analizzano gli effetti di una esposizione prolungata su più anni, corrispondente alla vita reale. La media quotidiana a sua volta è indicatrice del raggiungimento di picchi che producono effetti particolari sulla salute.

Dalla relazione della dott.ssa Petricca dei medici di base di Frosinone ricaviamo le seguenti considerazioni, in base alle diverse soglie di pericolosità definite da OMS ed Unione Europea:

variazione enorme tra le percentuali di esposizione della popolazione europea agli inquinanti:
•        PM 10: 17 – 30 % secondo i limiti UE -    61 – 83% secondo i limiti OMS
•        PM 2,5: 9 – 14 % secondo i limiti UE -     87 – 93% secondo i limiti OMS
•        O3: 14 – 15 % secondo i limiti UE -    97 – 98% secondo i limiti OMS

La dott.ssa Petricca ci ricorda anche che gli effetti dell’inquinamento atmosferico colpiscono particolarmente i bambini i quali, per l’intensa attività fisica, sono più esposti degli adulti ai suoi effetti immediati, cronici e sulle attese di vita.

A fronte di questi dati dobbiamo considerare il danno provocato tanto dalla prolungata esposizione agli inquinanti quanto dai picchi raggiunti quotidianamente. Abbiamo allora la necessità di acquisire una conoscenza puntuale dei livelli di inquinamento dell’aria nelle diverse aree del territorio e nei diversi periodi dell’anno e della giornata.

Dispositivi di controllo e controllo partecipato.

Lo scorso anno denunciammo la mancanza nelle città della valle del Sacco di centraline di rilevamento delle PM 2,5, polveri ultra fini, più insidiose per la salute dell’uomo rispetto alle PM10.

In attesa di un incremento dei dispositivi di controllo presenti sul territorio da parte della Regione, abbiamo deciso di contribuire al rilevamento dei valori delle PM 2.5 /PM 10 pensando di posizionare, per il momento, due centraline nel territorio del comune di Colleferro.

La rilevazione non vuole avere carattere istituzionale né sostituirsi agli enti preposti al controllo, vuole avere un valore indicativo, fornendo misure aggiuntive attendibili per questo tipo di inquinamento. Questa attività prende lo spunto e viene svolta in collaborazione con quella messa in atto dai medici di base di Frosinone e punta alla realizzazione di una rete di rilevamento e ad un’attività di controllo sulla qualità dell’aria partecipata dalla cittadinanza in tutta la Valle del Sacco. Una attività analoga è stata svolta nel territorio del comune di Ceccano e ne è stata data testimonianza in un evento presso l’associazione Tolerus.

Vogliamo svolgere ancora una volta una funzione di critica costruttiva e di stimolo nei confronti delle istituzioni regionali, locali e sanitarie, lavorando al coinvolgimento ed alla partecipazione dei cittadini, all’accrescimento della consapevolezza e della conoscenza sulle cause di aggravamento di molteplici patologie che colpiscono in modo particolare la popolazione della Valle del Sacco.

Valutiamo positivamente lo sforzo delle amministrazioni per coordinare gli interventi di emergenza, creando un modello condiviso di ordinanza. Il percorso si presenta lungo ed accidentato dopo decenni di indifferenza e richiede per avere successo il supporto una critica radicale al nostro modello sociale ed economico.

Saranno fornite tutte le informazioni tecniche ed operative necessarie a garantire l’attendibilità ed il grado di precisione delle attività di rilevamento e degli indici prodotti.

Ai cittadini che pensano, come noi, che tale attività sia utile e importante, chiediamo una collaborazione fattiva ed un contributo economico per l’acquisto dei dispositivi e la conduzione dell’attività di rilevamento ed una partecipazione alla valutazione dei dati acquisiti.

Le donazioni a Retuvasa per il finanziamento del progetto danno origine a detrazione IRPEF, se effettuate tramite bonifico.
Causale: Donazione per monitoraggio civico aria 
IBAN: IT 68 J 08327 39060 000000701826
Intestato a: Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Banca di riferimento: Credito Cooperativo di Roma, filiale di Colleferro
Per info su chiarimenti, partecipazione/contributo, mail retuvasa@gmail.com, cell. 3358032442.
 
Colleferro-Valle del Sacco, 02.02.2017

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Numero di superamenti mensili del limite di 50 microgrammi/mc nella media giornaliera.




 

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