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Colleferro

Lazio Ambiente SpA, un "fumoso" protocollo d'intesa.


Comunicato Stampa Retuvasa

Lazio Ambiente SpA, un “fumoso” protocollo d’intesa.

 
Tutti felici e contenti sul protocollo d’intesa stipulato in data 5 giugno 2017 tra la Regione Lazio e le maggiori sigle sindacali tranne l’USB, esclusa dalle contrattazioni anche se rappresentata all’interno della società Lazio Ambiente S.p.A..

Come ben noto, questa azienda, di proprietà della Regione Lazio, è proprietaria delle due linee di incenerimento rifiuti e gestisce la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro, oltre alla presenza nel ramo servizi di raccolta e spazzamento di cui usufruiscono alcuni comuni del versante est della Città Metropolitana di Roma.

Per cominciare in tutto il protocollo non si fa menzione della vendita della società Lazio Ambiente S.p.A., come già deliberato dalla Regione, che ha attivato da tempo procedure di audit da parte di società qualificate per valutarne le condizioni a cui cedere la società, avendo peraltro deciso di venderla interamente ad un unico acquirente. Siamo infatti in attesa dell’apertura del bando. Premesso che a noi piacerebbe un’azienda di diritto pubblico, questa omissione rende comunque poco chiaro tutto l’impianto del protocollo.

Fatta questa precisazione, su alcune posizioni espresse potremmo concordare, mentre su altre siamo estremamente critici.

Cosa devono sapere i cittadini che non viene minimamente menzionato dai rilanci stampa che tendono a riportare le dichiarazioni ufficiali dell’assessore regionale Mauro Buschini?

Partiamo dal punto 1 del protocollo che prevede la promozione della Regione Lazio con l’Assessorato allo Sviluppo Economico e Attività Produttive, l’Assessorato Ambiente e Rifiuti, al fine di cercare di indirizzare le risorse del POR 2014-2020, del Ministero dello Sviluppo Economico, del Bilancio Regionale, per la definizione di un progetto a gestione consortile e ad indirizzo e controllo pubblico. Il tutto per i Comuni rimasti che usufruiscono ancora dei servizi di Lazio Ambiente SpA. Nei sotto capitoli si evidenzia la necessità di dare una spinta ulteriore alla raccolta differenziata, la realizzazione di un impianto di separazione e conferimento delle materie prime ricavate dal processo di raccolta con eventuali partner industriali presenti nella Regione Lazio, la modalità di partecipazione di soggetti pubblici e privati.

Ottime intenzioni, peccato che siano passati due anni da quando è partita l’azione di sollecito verso le amministrazioni comunali, in particolare quella di Colleferro, affinché si realizzasse un ciclo integrato di gestione dei rifiuti sul territorio. Il tempo perso si paga nel momento in cui incombe la vendita di Lazio Ambiente SpA che versa sempre più in crisi. Quanto ai fantomatici partner industriali, sappiamo bene cosa significa, di solito, cedere la barra del timone e soprattutto garantire profitti ai privati in luogo di investimenti e servizi ai cittadini.

Il punto 2 riguarda le operazioni di vigilanza e non solo, da parte della regione Lazio attraverso Lazio Ambiente SpA, sulle attività di valorizzazione del patrimonio, sui cambi di appalto derivanti dalle scadenze dei contratti di servizio, sulle tempistiche degli interventi programmati per la ristrutturazione degli inceneritori e discarica: ci sfuggono completamente l’operatività, le conseguenze concrete di una tale attività di vigilanza ed in base a quali norme e prerogative dell’ente pubblico sarebbe realizzata.

Nello stesso punto, al di fuori del contesto, si dice: “.. si rimuova il blocco determinato dalla mancata autorizzazione di AMA agli impegni di investimento riguardanti la linea di E.P: Sistemi S.p.A..”. Intenzione coerente con la volontà regionale di rilanciare gli inceneritori. Il problema appare sottovalutato se la posizione di AMA rimanda ad un progetto complessivo di gestione dei rifiuti dell’amministrazione di Roma capitale che non preveda l’utilizzo degli inceneritori di Colleferro.

In secondo luogo si parla di impianti, inceneritori e discarica, quindi impegno dichiarato ancora più esplicitamente, senza se e senza ma, a proseguire l’incenerimento. Si può dedurre -in base alla volontà di spostare i tralicci- anche l’intenzione di utilizzare il sito di discarica per i due anni rimanenti prima che vengano applicate le tanto declamate intenzioni di chiusura definitiva: post-mortem non contemplato, forse questione troppo imbarazzante.

Nella nostra assemblea pubblica di qualche giorno fa ci siamo domandati come era distribuito lo stanziamento della Regione Lazio di 5,3 milioni per il ramo discarica. Oggi ne abbiamo notizia: 3,5mln per impiantistica, selezione e compostaggio rifiuti, 1,3mln per l’impianto di trattamento del percolato, 500 mila euro per lo spostamento dei tralicci. Ricordiamo che la discarica da tempo non riceve più rifiuti perché ha completamente esaurito la capienza.

Ebbene si, la regione Lazio finanzia tutto questo, compreso lo spostamento dei tralicci posti nel bel mezzo della discarica, mentre i sindaci di Colleferro e Paliano intervenendo al nostro incontro, hanno espressamente dichiarato che questa operazione non si farà mai se non come attività propedeutica alla chiusura. Come ci dovremmo regolare? Riusciamo a stare tranquilli se questa operazione viene fatta in breve? Supponiamo di no, in quanto il passato insegna che quando c’è una buca autorizzata per i rifiuti, la si riempie fino a quando ne viene data possibilità. A meno di non voler sovvertire la storia. 

Il punto 3 è relativo alla salvaguardia dell’occupazione e di tutte le misure da mettere in atto per far sì che questa operazione sia più indolore possibile attraverso il coinvolgimento diretto delle Organizzazioni Sindacali. Anche qui è una storia conosciuta: dalla dismissione della ex Snia BPD, alla nascita del Consorzio Gaia, all’Amministrazione Straordinaria dello stesso, al subentro di Lazio Ambiente SpA, tutte operazioni che hanno decretato tagli occupazionali e operazioni che con il diritto del lavoro avevano poco a che fare.

Nella gestione dei rifiuti si è passati da 1200 occupati nel periodo d’oro del Consorzio Gaia agli attuali 405 con Lazio Ambiente SpA. Quando parliamo di passaggi di proprietà teniamo  bene a mente il famoso verbale  di conciliazione che i dipendenti Gaia furono “costretti” a firmare, garantendo a Lazio Ambiente SpA come acquirente, la rinuncia da parte dei dipendenti a  ferie,  TFR, permessi e tutti i diritti che avevano maturato dal 2008 anno in cui si insediò l’Amministrazione Straordinaria. Una ricatto alla luce del sole.

Ci saranno anche in questo caso manovre del genere con l’avallo delle Organizzazioni Sindacali? Il tempo ce ne darà notizia.

E’ certo che in questo contesto decisionale vengono messi da parte sia gli Enti Locali che i cittadini. Anzi no, gli Enti Locali sono richiamati nel punto 1 per la costituzione -tardiva e non meglio definita- del nuovo soggetto in house providing, mentre per i cittadini è di prassi l’estromissione.

Al punto 4 viene esplicitato l’interesse per la salute congiuntamente con l’Assessorato alla Sanità per predisporre un piano di salvaguardia della salute pubblica assegnando alle strutture sanitarie del luogo, in particolar modo il presidio di Colleferro e Anagni, il “… ruolo di monitoraggio, prevenzione e diagnosi precoce per le patologie prevedibilmente conseguenti alle attività lavorative e non lavorative…”. Anomalo controsenso. Si afferma che questi impianti danneggiano la salute prima ancora di affidare alle strutture sanitarie il monitoraggio e la diagnosi? Soprattutto ancora un intervento estemporaneo al di fuori del rilancio complessivo del sistema sanitario e della sorveglianza epidemiologica sul territorio. In questo contesto che ruolo vogliono giocare le organizzazioni sindacali?

I punti 5 e 6 confermano l’intenzione di rimettere in marcia gli impianti di incenerimento, il punto 7 comunica l’istituzione di una cabina di regia di supervisione che come la storia insegna poco potere e poca influenza sul corso degli eventi potrà avere. Non si rimuove l’ambiguità di fondo che deriva dall’ignorare il percorso già deciso di vendita per intero di Lazio Ambiente SpA.

In definitiva il protocollo d’intesa è unilaterale. Gli impianti di incenerimento devono funzionare forzando anche Roma perché in questo modo si manterrebbe l’occupazione, la discarica deve funzionare fino alla sua morte, i cittadini e i lavoratori devono ammalarsi perché solamente così si mantiene in funzione il giocattolo. Tutto questo con soldi pubblici.

Le parti si riconvocano il 3 luglio 2017.

 
Colleferro, 09.06.2017
 

Mettiamo Radici, grande successo per l'educazione ambientale anno scolastico 2016-2017.


Comunicato Stampa Retuvasa

Mettiamo Radici, grande successo per l’educazione ambientale anno scolastico 2016-2017.

 

Giovedì scorso, primo giugno, circa 140 ragazze e ragazzi della scuola media  “Madre Teresa di Calcutta” di Valmontone e della scuola media statale “Leone XIII” di Carpineto romano hanno partecipato ad una escursione naturalistica a Pian della Faggeta, nel comune di Carpineto  Romano.

La giornata ha chiuso un ciclo di incontri con queste ed altre scuole dei dintorni (scuola media statale “Leonardo da Vinci” di Colleferro, Istituto tecnico statale “Cannizzaro” di Colleferro) svolti nell’ambito del progetto di educazione ambientale “Mettiamo Radici”, organizzata dall’associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa).

Quest’anno la partecipazione al progetto è stata superiore all’anno scorso ed ha convolto oltre 350 ragazze e ragazzi.

Assieme al progetto ‘Mettiamo radici’ nell’anno scolastico 2016-2017 abbiamo sviluppato anche attività comprese nell’Alternanza scuola-lavoro dell’Istituto Tecnico Statale Cannizzaro di Colleferro e del Liceo Dante Alighieri di Anagni.

La giornata a Pian della faggeta ha permesso alle ragazze e ai ragazzi di immergersi nella splendida natura del luogo e imparare a conoscere le caratteristiche principali dell’ambiente che ci circonda.

Il luogo, che in gran parte ricade in una Zona di Protezione Speciale (ZPS) per l’alto valore ed importanza ecologica a livello europeo, offre moltissimi spunti di carattere naturalistico, a partire dall’aspetto geomorfologico. Si riconoscono infatti evidenti formazioni carsiche (doline, inghiottitoi, lapiez, grotte) ed è ben   visibile l’azione tettonica che ha modellato il territorio.

Importanti anche le specie vegetali presenti, che in parte il pascolo ha ridotto ma che, con appositi progetti di tutela stanno tornando a crescere nella zona. La ZPS infatti riguarda le faggete degli Appennini con tasso e agrifoglio e le formazioni di ginepro comune su lande e prati calcicoli.

La giornata si è conclusa con un pranzo a cui hanno partecipato anche l’amministrazione del comune di Carpineto romano nella persona del sindaco, Matteo Battisti, dell’assessore alle politiche sociali  Gioia di Clemente e del segretario comunale Pasquale Loffredo.

Il sindaco si è mostrato molto disponibile alle nostre iniziative e attento ai processi di ripristino ecologico delle aree montane che, purtroppo sono anch’esse vittima dei tagli indiscriminati di fondi, di strutture e persone. Ha altresì auspicato la creazione del Parco regionale dei Lepini, di cui si parla da molti anni.

Il progetto “Mettiamo Radici” di Retuvasa punta alla diffusione della conoscenza del nostro territorio, dalle montagne che circondano la nostra valle alle colline un tempo molto antropizzate sino al fondo valle. Conoscere è la base ineludibile per poter amare, rispettare e vivere responsabilmente i nostri luoghi, successivamente percorriamo le tracce e gli effetti dell’azione dell’uomo dai primi insediamenti umani agli insediamenti industriali e all’urbanizzazione diffusa.

L’attività compresa nell’Alternanza Scuola-Lavoro permette di introdurre ragazze e ragazzi all’attività associava e ad una conoscenza approfondita dei mutamenti indotti dall’uomo negli equilibri climatici ed ambientali ed alle problematiche coinvolte da quelle scientifiche a quelle amministrative.

Le scuole sono il cuore ed il punto di partenza di un percorso di alfabetizzazione sulle questioni ambientali, rivolto a tutti i cittadini, un percorso che intreccia necessariamente tutte le dimensioni coinvolte: scientifiche, sanitarie, amministrative, etiche ed economiche.

Questo progetto è stato reso possibile innanzitutto dalla attività di progettazione e dalla partecipazione del prof. Renato Marsella.

La complessità di un tale progetto, rende ancora più sentito il nostro ringraziamento verso professori e dirigenti scolastici che si sono mostrati sensibili alle nostre proposte e che hanno contribuito in maniera determinante alla riuscita dei corsi e della giornata conclusiva.

Un sentito ringraziamento alla Banca di Credito Cooperativo di Roma che anche quest’anno ha sponsorizzato il nostro progetto.
 
Valle del Sacco, 07.06.2017
 

Colleferro, per la chiusura della discarica dove sono i soldi del post mortem?


Comunicato stampa Retuvasa

Colleferro, per la chiusura della discarica dove sono i soldi del post mortem?


 
La discarica di Colle Fagiolara è tornata agli onori delle cronache grazie alla proposta, da parte della sindaca di Roma Virginia Raggi, di utilizzarla per lo smaltimento dei rifiuti della capitale. A parte la confusione su chi abbia la proprietà –non la gestione- del sito attributo erroneamente alla regione mentre è del comune di Colleferro, questa dichiarazione crea ulteriori pesanti interrogativi sul suo futuro.

Cerchiamo allora di fare chiarezza laddove possibile o quanto meno cerchiamo di individuare i punti più controversi.

La discarica ha ottenuto parere positivo al rinnovo dell’Autorizzazione Integrale Ambientale (AIA), parere valido fino al 2022. Il fatto desta allarme poiché appare in contraddizione con le ripetute dichiarazioni di chiusura nel 2019 da parte delle istituzioni tra cui il sindaco di Colleferro, e come ribadito da diversi sindaci dei paesi limitrofi prima e dopo la notizia di rinnovo AIA. Noi vorremmo tanto credere a queste rassicurazioni ma ci sono diversi punti che non ci fanno stare tranquilli.

Una questione in particolare vorremmo che fosse chiarita, dirimente per la chiusura della discarica: dove sono i fondi per la gestione post-operativa del sito, il cosiddetto post mortem?

Per chiudere questo tipo di impianti, infatti, sono necessari importanti risorse finanziarie per gestire le operazioni di messa in sicurezza, manutenzione, sorveglianza e controllo per il periodo in cui può comportare rischi per l’ambiente secondo il Decreto Legislativo 36/2003, solitamente per trent’anni e a carico del gestore.   
 
La cifra necessaria non è indifferente e per legge deve essere accantonata durante tutta la vita attiva della discarica, attraverso una parte della tariffa pagata per il conferimento, fino ad oggi per i siti nella regione Lazio pari a 13,95 euro per ogni tonnellata di rifiuti sversati.

Il soggetto che deve provvedere all’accantonamento della somma per il post mortem è il gestore, nel caso di Colleferro il Consorzio Gaia fino al 2007 successivamente l’Amministrazione straordinaria del Consorzio Gaia fino al 31 luglio 2013, infine Lazio Ambiente S.p.A. di proprietà della Regione Lazio.

Stiamo parlando di cifre importanti, circa 29 milioni di euro, secondo la nota integrativa allegata al bilancio 2015 della società; ma questi soldi sono stati accantonati realmente? Pare proprio di no e pare anche che il problema fosse noto già da molto tempo.

Nel resoconto stenografico della seduta del 14 maggio 2009 della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, il commissario straordinario del Consorzio Gaia, Andrea Lolli, dichiarava: “Nello stesso momento, ci siamo dovuti porre un altro problema: la discarica al servizio dei 44 comuni, quella di Colle Fagiolara a Colleferro, era esaurita. Inoltre, non erano state accantonate le risorse per il capping e per la gestione post mortem. Abbiamo verificato che vi era una condizione estremamente positiva per chiedere un riordino della discarica, in quanto la stessa era attraversata da due linee elettriche e la « calata » ne impediva il riempimento; lo spostamento delle linee avrebbe permesso un recupero molto importante di cubatura, senza aumentare il perimetro e l’altezza della discarica, anzi avvalendosi di tutte le infrastrutture già realizzate per il controllo della stessa. Ci siamo immediatamente attivati con TERNA per chiedere lo spostamento delle linee elettriche, così avremmo avuto a disposizione nel nostro territorio e nel territorio laziale circa due milioni di metri cubi di possibilità di smaltimento di rifiuti in discarica. Abbiamo, quindi, elaborato il progetto e chiesto l’autorizzazione integrale ambientale; sempre il giorno 8 maggio 2009 – giorno da festeggiare, quindi – finalmente abbiamo ottenuto l’autorizzazione. Siamo riusciti, perciò, a incrementare il patrimonio della società, avendo la possibilità di trasferire all’assuntore l’autorizzazione al completamento di questa discarica e anche il modo per reperire le risorse per far fronte al capping della discarica e alla gestione post mortem”.

Per inciso, il dott. Lolli con la sua ipotesi avrebbe ventilato l’ampliamento della discarica di 1.700.000 tonnellate, poi ottenuta come “riordino”, garantendone di fatto la vita per parecchi anni e per trovare i soldi per chiuderla!

Nella relazione sulla gestione relativa al bilancio al 31.12.2013, Lazio Ambiente specifica: ”Infine tra i fondi del passivo il bilancio accoglie l’accantonamento della quota di tariffa di conferimento in discarica, pari a 13,95€ per tonnellata, destinata al finanziamento della gestione post mortem ai sensi del D.lgs 36/2003 e l’accantonamento per le spese future relative al Capping della discarica”.

Lazio Ambiente SpA ne chiede conto anche nella relazione di gestione allegata all’ultimo bilancio pubblicato, quello del 2015: “Tanto più che -come ampiamente noto al Socio [ndr la regione Lazio]- allo stato, la Società non dispone delle garanzie finanziarie necessarie per garantire la fase di chiusura e gestione post operativa della discarica. Questo in quanto, come confermato dalla perizia di valutazione degli asset aziendali ex Agensel [ndr ex gestore della discarica di proprietà del Consorzio Gaia] veniva evidenziato che, a fronte di un accantonamento presente in bilancio per € 26 ML di euro, non corrispondeva una reale disponibilità finanziaria”.

In pratica si dichiara che Lazio Ambiente SpA ha acquistato sapendo che i fondi non erano stati accantonati, non è dato sapere se questa mancanza si è protratta nelle precedenti gestioni e in che misura. Ulteriore gravità è che il Consorzio Gaia SpA era partecipato dai Comuni e che l’Amministrazione straordinaria successiva era stata ammessa con Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico. Entrambi a conoscenza della situazione? 

L’unico accantonamento economico certo o quantomeno dichiarato al momento è quello di Lazio Ambiente che, durante la sua gestione, ha aperto un conto corrente dedicato su cui ha accumulato la cifra dovuta, poca cosa rispetto a quanto servirà.

La situazione è talmente ingarbugliata che anche Lazio Ambiente, tramite il suo socio la regione Lazio, ha chiesto un parere alla Corte dei Conti, come si evince da quanto riportato nella nota integrativa sempre allegata al bilancio 2015: “il fondo ereditato dalle precedenti gestioni è pari a € 26.234.350 ed oggetto di quesito, attraverso la regione Lazio alla Corte dei Conti circa la legittimità della provvista, da parte di questa Società”. Vista la situazione la domanda è d’obbligo: è stata avanzata la richiesta alla Corte dei Conti e quali sono i tempi di risposta?

Stando ai fatti, però, il Consorzio Gaia non esiste più, l’Amministrazione Straordinaria dello stesso Consorzio con Decreto del Tribunale fallimentare di Velletri il 3 maggio del 2016 ha cessato l’esercizio d’impresa; Lazio Ambiente SpA ha notoriamente le casse disastrate e il socio Regione Lazio ha stanziato nell’ultimo bilancio di previsione relativo al 2017-2019 solo i fondi finalizzati al light revamping degli inceneritori. (*)

Tra l’altro Lazio Ambiente SpA nell’ultimo bilancio disponibile ripropone come soluzione quella dello spostamento dei tralicci, idea già del Dott. Lolli, al fine di avere a disposizione volumetrie utili per ricavarne il necessario e coprire il buco del post mortem. Sarebbe bene che l’attuale Dirigenza imparasse a far di conto in quanto con il costo attuale di conferimento presso la discarica di Colleferro per coprire la mancanza di accantonamento del post mortem bisognerebbe conferire circa 350.000 tonnellate di rifiuti entro il 2019, intesa come data di chiusura e senza avere nessuna spesa, inverosimile e mai accaduto in tutti questi anni di funzionamento del sito, figuriamoci oggi che la raccolta differenziata nei Comuni sta iniziando a prendere piede.

In sostanza, allo stato attuale non esistono garanzie finanziarie sufficienti per chiudere la discarica e sinceramente non crediamo che esista una società assicuratrice che stipuli una polizza fidejussoria così rischiosa, stante la situazione economica di Lazio Ambiente. In riferimento alla DGR 239/2009 “Criteri generali per la prestazione delle garanzie finanziarie conseguenti al rilascio delle autorizzazioni all’esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero” – Allegato 1 (Documento Tecnico) – punto 6.2.1, come pensa Lazio Ambiente di rispondere all’AIA con le garanzie necessarie nel termine di 90 giorni a partire dal 4 aprile 2017?

Senza garanzie finanziarie la Regione Lazio, socio unico di maggioranza della società attuale gestore della discarica, potrebbe anche diffidare dall’utilizzo ulteriore di questo impianto o addirittura decretarne la chiusura definitiva (art. 29-decies comma 9 della L. 152/2006, sostituito dal DLGS 46/2014).

Siamo giunti alla resa dei conti ed è necessario e dovuto un chiarimento pubblico sulla questione da parte delle autorità competenti che ci auguriamo abbiano già trovato una soluzione al problema.

Ci auguriamo inoltre che altri soggetti interessati si attivino con tutti i mezzi per chiedere di far luce sulla vicenda.
 
Colleferro, 14 maggio 2017


(*) In realtà i 12,6 milioni di euro stanziati dalla regione Lazio finalizzati alla ricapitalizzazione di Lazio Ambiente SpA sono così suddivisi:
  • 5,3 mlioni di euro per il ramo discarica
  • 300.000 euro per il ramo servizi
  • 3,5 milioni di euro per l'inceneritore Lazio Ambiente SpA
  • 3,5 milioni di euro per l'inceneritore EP Sistemi (60% Lazio Ambiente Spa, 40% AMA)
 

 

ACEA, il business dell'acqua anche a Colleferro.


Comunicato Stampa Retuvasa

ACEA, il business dell’acqua anche a Colleferro.


 

A quasi due anni dall’insediamento di Acea ATO 2 S.p.A. come gestore del servizio idrico di Colleferro sono arrivate le prime bollette. Non è certo un fulmine di guerra questo nuovo gestore, soprattutto trattandosi di una delle maggiori multinazionali del settore in Italia. Tra l’altro, in due anni Acea non è riuscita a leggere i contatori nemmeno una volta e ora tappezza la città di manifesti, minacciando conti più salati se gli utenti non fanno anche il lavoro al loro posto, ovvero se non comunicano con autolettura il volume di mc di acqua consumati. Eppure a pagina 23 della carta dei servizi si legge che la lettura del contatore verrà effettuata almeno una volta l’anno.

Come abbiamo detto più volte, l’avvento del nuovo gestore ha portato con sé un cambiamento nel metodo tariffario, che prevede che tutti i costi del servizio vengano remunerati con la bolletta. Pagheremo, assieme all’acqua che consumiamo, anche gli interventi di manutenzione -piccoli o grandi che siano- e gli investimenti che il gestore farà.

La vecchia tariffa, in maniera molto più equa, prevedeva che le spese per investimenti fossero finanziate con la fiscalità generale a cui i cittadini partecipano in maniera proporzionale al proprio reddito. Così è stato per la realizzazione degli ultimi pozzi, finanziati con fondi regionali, che forniscono acqua di buona qualità alla nostra cittadina.

Anche per questo motivo le tariffe Acea rispetto a quelle praticate dal precedente gestore sono molto più alte: ad eccezione del primo scaglione di consumo, che è lievemente più basso, si va da aumenti del 40% per il secondo scaglione di fornitura, al 69% per il quarto. 
Scorrendo le voci in bolletta ci accorgiamo di un’altra particolarità che fa sorgere qualche dubbio.

A quanto sappiamo, infatti, ACEA ATO 2 ha per ora rilevato solo il servizio idrico, mentre i servizi di fognatura e depurazione sono rimasti in capo al comune di Colleferro, fino a che non saranno  terminati i lavori di adeguamento del depuratore sito in Valle Settedue (punto 6 lettera c della delibera n. 5 del 21/5/2015).

Sappiamo anche (Determ. Dirig. 281 del 25.05.2015) che il comune ha affidato la conduzione tecnica  e  la manutenzione di questo depuratore ad Acea ATO 2  per una cifra pari a 246.711 euro (fino al 31.12.2015) che, a quanto si dice nella determina, è la stessa cifra pagata al vecchio gestore. La voce in bolletta relativa ai costi di fognatura e depurazione dovrebbe quindi ancora tornare nelle casse del Comune, come avveniva nel precedente contratto. Non riusciamo a comprendere quindi perché la tariffa per queste due voci si sia adeguata alla nuova tariffa (più cara di circa il 56%) pur permanendo la situazione gestionale precedente. Opportuno che qualcuno ci dia una risposta.

Ma torniamo a parlare di investimenti, tema spesso agitato dai privatizzatori per dimostrare la supremazia della gestione privata rispetto a quella pubblica.

Riportiamo quanto si legge in proposito nel recente studio dalla Merian research (marzo 2017):  ”All’interno del bilancio 2012 di Acea Ato 2 SpA si specifica che, nel periodo 2012-2015, si sarebbero dovuti effettuare investimenti pari a 951,8 milioni di euro. In realtà, nello stesso periodo, gli investimenti effettuati in totale sono stati pari a 576,83 milioni di euro (374,97 milioni di euro in meno del previsto).

Fino al 2011 è stata assicurata agli azionisti una remunerazione del capitale investito pari al 7%. Tale remunerazione garantita  è stata cancellata dalla conferenza dei sindaci dell’aprile 2012, che  ha recepito l’esito del referendum del 2011.
La cancellazione della remunerazione garantita si è accompagnata ad un aumento delle tariffe, giustificato da un aumento degli investimenti programmati nel periodo 2012-2015.

In realtà tali investimenti non sono stati effettuati (o sono stati effettuati solo in parte). Nei fatti quindi la cancellazione della remunerazione garantita al 7% ha portato a un aumento della remunerazione del capitale investito dagli azionisti dal 7% a circa il 10% nel periodo 2012-2015. Infatti, se si fossero realizzati tutti gli investimenti, i relativi ammortamenti avrebbero portato a una diminuzione dell’utile e quindi della redditività del capitale nel periodo considerato.”

Detta in maniera molto semplice: Acea non ha fatto tutti gli investimenti che avrebbe dovuto e i soldi non spesi sono andati dalle nostre tasche a quelle degli azionisti.

Tra l’altro, le tariffe Acea ATO 2, dal 2016 al 2017, sono aumentate ancora quasi del 5%, valore importante in un contesto di deflazione generalizzata dei prezzi e di crisi economica che colpisce in maniera più dura le fasce più povere della popolazione.

I ricavi di Acea ATO 2 dal 2011 al 2015 segnano un + 19,25% solo per il servizio idrico, da 423,75 milioni di euro nel 2011 a 505,34 milioni di euro nel 2015.  Il Margine operativo lordo, fatta eccezione per il 2011, rimane abbastanza stabile negli anni; nel 2015 è di 238,83 milioni di euro.

Questa costanza nel margine di profitto si spiega col fatto che il servizio idrico è un monopolio naturale, regolato da leggi che evitano al gestore di rischiare i propri capitali mentre gli consente guadagni sicuri, anche dopo l’esito referendario, aggirato in ogni modo.

Dove vanno a finire gli utili incamerati da Acea ATO 2? A migliorare il servizio? A sanare acquedotti colabrodo?

Non propriamente. Gran parte di questi soldi (il 93% degli utili nel 2015) vanno alla capofila del gruppo, Acea S.p.A. che in parte li divide tra i propri azionisti, in parte li presta ad Acea ATO 2 a tasso di mercato per effettuare gli investimenti previsti dalla conferenza dei sindaci.
Si legge infatti nello studio Merian research: “L’utile di Acea ATO 2 (70,70 milioni di euro nel 2015) viene costantemente distribuito ad Acea Holding, che lo presta poi ad Acea ATO 2 tramite la linea di credito intercompany. Quindi Acea ATO 2 finisce per pagare interessi sul suo stesso utile, incamerato da Acea S.p.A. come dividendo e concesso poi ad Acea ATO 2 come prestito.”
  
Siamo di fronte ad un’architettura societaria che rende impossibile ai cittadini una qualsiasi forma di controllo sulla gestione di un servizio indispensabile ed irrinunciabile, mentre permette di mascherare l’accaparramento dei profitti tramite giochi finanziari.

Utili per 70,70 milioni di euro nel 2015, divisi tra gli azionisti: immaginate quante opere infrastrutturali si sarebbero potute realizzare con quei soldi.

Ricordiamo infine che la Regione Lazio ha un piano regolatore degli acquedotti che risale al 2004, realizzato in base a previsioni che arrivavano al 2015, mentre i problemi causati dal cambiamento climatico e le perdite negli acquedotti rendono sempre più critico l’approvvigionamento idrico alle popolazioni.

Fin qui abbiamo dato i numeri. Ma dopo due anni di gestione Acea possiamo anche dare qualche parere sull’operato: abbiamo visto miglioramenti nel servizio? Efficienza nelle riparazioni? Solerzia per nuovi allacci? Ascolto all’utenza e trasparenza nelle azioni? Efficacia e tempestività nelle comunicazioni?

A voi cittadini la parola e il giudizio, con una avvertenza: le considerazioni che possiamo fare sulla nostra situazione locale ci possono far alzare lo sguardo sulla condizione di una risorsa, l’acqua, che nel suo ciclo di riproduzione non conosce confini.
 
Colleferro, 21 aprile 2017

Colleferro, rinnovo AIA discarica di Colle Fagiolara.


Comunicato Stampa
Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro, la Regione Lazio rilascia l’AIA per la discarica di Colle Fagiolara in un contesto privo di certezze e carico di rischi.

 

Con Determinazione regionale n. G04202 del 4 aprile 2017, pubblicata sul BURL del 13 aprile, Lazio Ambiente S.p.A. ottiene il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro.
 
Prima di questa Autorizzazione, secondo le nostre conoscenze di diritto amministrativo, la discarica era gestita in modo illegittimo e abbiamo fatto valere l’assenza di un titolo autorizzativo valido nei nostri ricorsi contro l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), la sopraelevazione di 7 metri della discarica, l’impianto di percolato, tutti ricorsi pendenti nei diversi gradi di giudizio al TAR del Lazio e al Consiglio di Stato con richiesta di pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea.
 
Ed ecco che improvvisamente la Regione, riteniamo costretta dai nostri ricorsi, corre ai ripari sana lo stato di presunta illegittimità e concede il rinnovo fino al 2022.
 
Partiamo dalla constatazione che rimangono sempre inascoltate le nostre obiezioni sul presumibile conflitto di interessi tra ente autorizzatore (Regione Lazio) e società autorizzata (Lazio Ambiente SPA), di proprietà dell'Ente Regione e che come sappiamo sono lo stesso soggetto sotto diversa forma giuridico-amministrativa.
 
L’illogicità e l’illegittimità, però, di questi procedimenti autorizzativi si evidenziano nell’Autorizzazione menzionata, in quanto l’iter per il rinnovo dell’AIA inizia addirittura nel 24.10.2011 (in quel periodo la legge vigente determinava in cinque anni il rinnovo), con procedura di riesame e Conferenze di servizi conclusesi nel 2012, ma mai chiusa con l'adozione dell'atto di autorizzazione finale. Se la Conferenza fosse stata chiusa e contestualmente emanata l’AIA, quest’ultima si sarebbe dovuta rinnovare nel 2017, anno in cui invece viene chiuso l’iter di quella precedente. Nel frattempo con le modifiche inserite al Testo Unico Ambientale nel Decreto Legislativo 46/2014 il rinnovo viene raddoppiato e portato a dieci anni, di conseguenza la discarica viene autorizzata obbligatoriamente all’esercizio fino al 2022.
 
Dal 2012 ad oggi non sono state convocate ulteriori Conferenze di servizi e ce ne domandiamo il motivo, quindi come è possibile autorizzare un sito in contenzioso come quello di Colleferro senza aver preventivamente valutato l’insorgere di ulteriori possibili danni alla salute e all’ambiente o avere ascoltato, oggi, i pareri dell’amministrazione proprietaria del sito e di quelle confinanti?
 
In tutto questo periodo si è continuato ad abbancare rifiuti, addirittura a sopraelevare la discarica di altri 7 metri, e si è autorizzato un nuovo impianto di percolato, oltre a tenere in piedi un procedimento al TAR del Lazio, aperto contro la Regione e Lazio Ambiente spa su un vecchio progetto di impianto di TMB. Peraltro nel rinnovo dell’AIA quel progetto non viene minimamente menzionato a conferma delle parole dell’Assessore regionale Mauro Buschini che il Lazio non ha bisogno di ulteriori impianti! Ma allora perché non ritirare il progetto e la causa davanti al TAR del Lazio?
Nell’AIA invece viene richiamata l’esigenza di spostare i tralicci di Terna, interni al sito di discarica, per occupare con altri rifiuti lo spazio che viene liberato?  E’ un’altra operazione di salvataggio, esattamente come quelle degli anni precedenti, per sopperire e coprire le mancanze programmatiche regionali in materia di gestione del ciclo dei rifiuti, soprattutto nell’ottica del nefasto ATO unico regionale previsto nel Nuovo piano rifiuti, di conseguenza un possibile utilizzo in caso di necessità.
 
In definitiva cosa si prospetta?
Premesso che la discarica di colle Fagiolara è un bene economico di proprietà del Comune di Colleferro;
 
Precisato che il 2019 è l’anno in cui scade il contratto di gestione del servizio tra Comune di Colleferro e l’attuale gestore, la società Lazio Ambiente spa;
 
Constatato che l' AIA scadrà nel 2022, ma la chiusura della discarica è una decisione che rientra nei poteri dell'Amministrazione comunale di Colleferro.
 

  • La discarica è autorizzata all’esercizio fino al 2022, dieci anni dalla data di chiusura delle Conferenze di Servizi, previo l’ennesimo esito di una sicura impugnazione al TAR del Lazio da parte delle Amministrazioni comunali e/o di associazioni e comitati.
  • L’Amministrazione di Colleferro continua a ripetere che il sito verrà chiuso nel 2019, anno di scadenza del contratto di gestione con Lazio Ambiente S.p.A. che a sua volta -in relazione alla sua dismissione da parte della regione- potrebbe cederla al Comune proprietario oppure ad altra società.
  • Restano ancora forti dubbi sulla reale data di chiusura del sito, sul soggetto gestore del post-mortem (se e quando la partecipata regionale sarà liquidata) e dei fondi necessari per effettuarla.
  • Continua la diatriba sullo spostamento dei tralicci di Terna, anche per la poca trasparenza delle informazioni. A detta dei tecnici esso è necessario anche ai fini della chiusura definitiva, operazione insidiosa, se portata avanti ora, perché renderebbe il sito nuovamente oggetto di attenzioni e nemmeno sappiamo a chi toccherà farsi carico del costoso onere di gestione post-operativa.
  • L’impianto di TMB sembrerebbe scongiurato ma è sempre pendente il giudizio al TAR del Lazio; c’è il concreto rischio che il vecchio progetto venga sostituito da una differente tipologia di impianto per il trattamento multimateriale, questo almeno è nelle intenzioni dell’Amministrazione di Colleferro, ma non della Regione. Sia chiaro però che se cambia il progetto a quel punto si apre un nuovo procedimento di autorizzazione. 
  • La sopraelevazione della discarica è in giudizio al Consiglio di Stato e in ogni caso oggi essa non è più in grado di accogliere rifiuti. Vogliamo assistere alla spettacolare operazione di ripristino del sito sotto soglia, conoscere i costi e verificare il rispetto degli 8 mesi per la rimozione indicati nella Determinazione, ovvero per fine anno.
  • L’impianto di trattamento del percolato, che abbiamo impugnato, è all’esame del TAR del Lazio;
  • Continuano le segnalazioni dei residenti prossimi alla discarica verso i Comuni di Colleferro e Paliano per i nocivi effetti odorigeni e il sorvolo di colonie di gabbiani, anomalie visto che il rifiuto tal quale, dopo il successo del nostro ricorso al TAR del 2014, non dovrebbe più essere ammesso in discarica.

 
Due fattori potrebbero esserci favorevoli. A nostro parere l’Amministrazione comunale dovrebbe innanzitutto scongiurare lo spostamento dei tralicci (in caso contrario non avremmo garanzie che la “buca” non venga riempita con altri rifiuti). In secondo luogo la saturazione del sito, con il raggiungimento dei 7 metri, porta automaticamente alla chiusura definitiva della discarica entro il 2019, adoperandosi, nel frattempo il Comune, per incassare i fondi per la gestione trentennale del sito.
 
Sono tanti gli aspetti problematici e non vediamo le giuste premesse per una loro risoluzione positiva. Cerchiamo di farci valere nelle sedi giudiziarie, visto che continuiamo ad essere relegati ai margini del confronto sulla programmazione del ciclo dei rifiuti, nonostante le nostre proposte siano fattibili, concrete e sostenibili nel contesto generale di una politica regionale che riconosce solo un sistema anacronistico di gestione del ciclo dei rifiuti.
 
Le Amministrazioni interessate evitino una possibile ripresa in vita del sito e si preoccupino di farsi carico presso la Regione Lazio di avere “nero su bianco” le giuste garanzie fatte di certezze e non di parole affinché una volta decisa la chiusura di colle Fagiolara ci siano in cassa le risorse per il post-gestione, e non di meno di impugnare al TAR l’attuale rinnovo autorizzativo da ritenersi non privo di irregolarità.

 
Colleferro, 18 aprile 2017

f.to:
Rete per la tutela della Valle del Sacco (Retuvasa)
Comitato Residenti Colleferro (CRC)
 

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