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La casta dell'acqua
 

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Colleferro

Presentazione libro di Marina Forti "Mala Terra. Come hanno avvelenato l'Italia".


Comunicato Stampa Retuvasa

Presentazione Libro di Marina Forti “Mala Terra. Come hanno avvelenato l’Italia”
 

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) è lieta di invitarvi alla presentazione dell'ultimo libro di Marina Forti "Mala Terra. Come hanno avvelenato l'Italia".

Vi aspettiamo sabato 17 novembre 2018 alle ore 17 presso l'Aula Consiliare del comune di Colleferro in Piazza Italia, 1.

IL LIBRO:

Per decenni gli scarti delle attività industriali sono finiti nella terra che abitiamo. Il fumo delle ciminiere ha impestato l'aria; gli scarichi hanno avvelenato l'acqua. Conviviamo, e conviveremo a lungo, con la diossina nei giardini pubblici, il piombo nei terreni, il Pcb e gli idrocarburi nelle falde idriche. Marina Forti ci porta in alcuni dei luoghi più inquinati d’Italia e ce ne racconta la storia, le bonifiche mancate, la mobilitazione dei cittadini, l’emergere di una coscienza ambientalista, lo scontro tra le ragioni del lavoro e quelle della salute.

Non poteva mancare la Valle del Sacco, raccontata e analizzata nel capitolo 3, "La città-fabbrica sul fiume Sacco", attraverso paragrafi come: "Le mucche e il cianuro", "Ogni volta sulla valle del Sacco tornava il silenzio", "Il bioaccumulo nel sangue", "La mappa del rischio dal fiume Sacco al Liri", "Contaminazioni multiple", "Fabbriche chiuse e disastro ambientale".

Vi aspettiamo nell’aula consiliare che il comune di Colleferro mette a disposizione per questo evento per scoprire insieme come ci hanno avvelenato, e come possiamo creare un antidoto.

L'AUTRICE:

Marina Forti è una giornalista italiana, autrice del blog “Terraterra online. Cronache da un pianeta in bilico”. Si occupa principalmente di temi legati all’ambiente, ai conflitti per le risorse naturali e all’immigrazione ed è stata caporedattrice e caposervizio degli esteri per il quotidiano “il manifesto”, prima di avviare una collaborazione con “Internazionale”. Ha viaggiato a lungo in Iran, in Asia meridionale e nel sud est asiatico e la sua rubrica “terraterra” ha ricevuto nel 1999 il Premiolino, dedicato al giornalista del mese. Tra le sue pubblicazioni si ricordano "La signora di Narmada. Le lotte degli sfollati ambientali nel Sud del mondo" (Feltrinelli, 2004, vincitore del premio “Elsa Morante” per la comunicazione nel 2004), "Il cuore di tenebra dell’India. Inferno sotto il miracolo" (Bruno Mondadori 2012) e, appunto, "Mala terra. Come hanno avvelenato l’Italia" (Laterza, 2018).
 
Colleferro, 13.11.18
 

Colleferro, la reale dimensione dei rifiuti nel cementificio.


Comunicato Stampa

Colleferro, la reale dimensione dei rifiuti nel cementificio.


 
Negli ultimi giorni è salita alla ribalta la questione Italcementi di Colleferro e la notizia che saremmo stati inondati da rifiuti per essere bruciati nel cementificio.
Vi dimostriamo come tale notizia sia falsa, riportandola alle sue reali dimensioni.
 
E’ necessaria una premessa.
Il cementificio, nella sua normale attività, produce una quantità di emissioni maggiore di altri impianti (come evidenziato dal rapporto in preparazione della Legge regionale sullo stato della qualità dell’aria). Per questo motivo è necessario pretendere il massimo di trasparenza in merito e ogni contestazione deve essere supportata da un adeguato approfondimento, seguendo la metodologia che in passato hanno adottato le associazioni ambientaliste.
 
I cementifici -come le centrali termoelettriche- possono utilizzare  rifiuti come combustibile ai sensi della Legge 22 del 14 marzo 2013 a firma dell’ex Ministro dell’Ambiente Corrado Clini. I rifiuti nella fattispecie sono i CSS (Combustibili Solidi Secondari) che addirittura cessano di essere considerati rifiuti, ma prodotti per cui il loro utilizzo diventa riciclo di materia.  
Non va dimenticato che ai cementifici  si applicano vincoli ridotti -sulle emissioni da combustione- rispetto a quelli applicati agli inceneritori. 
Una legge assurda sul cui regolamento le uniche associazioni in Italia che si sono opposte ricorrendo al TAR del Lazio sono state Retuvasa, Raggio Verde e il Forum Ambientalista ottenendo di fatto l’annullamento del comma 6 art. 8 del suddetto Decreto Legge.
 
Anticipando la Legge nazionale del ministro Clini e più precisamente il 27 dicembre 2012, Italcementi Colleferro presenta una Verifica di Assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale per il progetto “Recupero di rifiuti come combustibile nella cementeria di Colleferro” per:
 
1) Fanghi decadenti da impianti di trattamento acque reflue urbane successivamente essiccati in impianti dedicati – codice CER 190805 “fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane”;
2) Pneumatici fuori uso (PFU) granulati in pezzatura <20 mm – codice CER 191204 “plastica e gomma”;
3) Residui di materie plastiche non clorurate provenienti da impianti di trattamento della plastica da raccolta differenziata, triturati in pezzatura 10-35 mm - codice CER 191204 “plastica e gomma”.
 
Ricordiamo che le associazioni di Colleferro ricoprirono il loro ruolo egregiamente producendo iniziative e presentando osservazioni nel merito all’area VIA della Regione Lazio che con la Determina n. A05159 del 19/06/2013 rimandò la decisione a Valutazione di Impatto Ambientale, quindi ad un livello superiore di approfondimento per il quale necessitano maggiori dettagli progettuali e numerosi pareri di Enti.
 
Italcementi Colleferro incassa e ripropone il progetto agli uffici VIA il 07.01.2014 sul quale le associazioni rispondono nuovamente con le osservazioni, ma la società non produce controdeduzioni all’area regionale e pertanto con Determina G01828 del 02/03/2016 il procedimento viene annullato.
 
Di fatto Italcementi, per Legge, non può bruciare rifiuti come combustibile alternativo a Pet Coke e gas metano (solo in avvio), se non presentando un nuovo progetto all’Area di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Lazio.
 
Può però utilizzare rifiuti in mescola con il prodotto in qualità di “Recupero” già dal 2007, ma certificato dalla Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dalla ex Provincia di Roma con Determinazione Dirigenziale R.U. 4732 del 30.06.2010 e rinnovata con Determinazione Dirigenziale R.U. 2297 del 01.06.2017 ai sensi della Legge 133/2005.
I rifiuti in questione sono di diversa tipologia, in linea di massima fanghi, materiali refrattari, polveri, ceneri e scorie comprese quelle derivanti da incenerimento rifiuti, per un totale annuo di 226.000 tonnellate.
L’uso di questi materiali come detto è per la mescola in cottura del clinker, componente base del cemento.
 
Nella nuova autorizzazione AIA c’è un dato fondamentale per la qualità dell’aria a Colleferro: per l’inquinante NOx (Ossido di azoto) il limite emissivo è stato ridotto a 500 Mg/Nmetrocubo contro il precedente di 800 Mg/Nmetrocubo proveniente da una limitazione prima delle autorizzazioni integrate ambientali a 1200 Mg/Nmetrocubo.
In sostanza Italcementi Colleferro negli ultimi anni, oltre allo spegnimento di un forno da alcuni anni, ha dovuto abbassare notevolmente i livelli emissivi, in riferimento alle BAT (Best Available Technologies) o MTD (Migliori Tecniche Disponibili) dettate dalle leggi vigenti e facenti riferimento elle Direttive Europee.
 
In tempi più recenti, per la precisione in data 23.06.2016 Italcementi presenta un nuovo progetto sempre in Verifica di Assoggettabilità a VIA, concernente la modifica di alcune tipologie di rifiuti da utilizzare nella mescola del clinker, in pratica una sostituzione.
 
La Regione Lazio con Determinazione Dirigenziale del 21.03.2017 rimanda la decisione a Valutazione di Impatto Ambientale e Italcementi ripresenta il progetto nell’apposita area in data 04.12.2017 e pubblicata sul sito della Regione Lazio in data 06.12.2017.
 
Alcune note sul progetto in questione.
 
Secondo dati ed informazioni forniti dall’azienda.
La prima è che i rifiuti utilizzati nella cottura del cemento sono entrati, come affermato dall’azienda, in una percentuale dell’1,6% (10.699 tonnellate nel 2016).
La seconda è che dai rilievi effettuati presso gli altri cementifici, non essendo i rifiuti in esame materiale che entra in combustione ma in cottura, le emissioni sono da definirsi comparabili anche nei confronti di cementifici che non utilizzano rifiuti nella mescola. L’impianto di Colleferro utilizza come contenimento filtri a tessuto in luogo di elettrofiltri, più costanti nei livelli emissivi.
 
La terza forse la più importante è la seguente (tratta dalla sintesi del progetto presentato in fase di Verifica di Assoggettabilità a VIA ):
 
In occasione della presentazione del presente screening, inoltre, Italcementi intende modificare il quadro delle tipologie di rifiuti recuperati rinunciando al recupero delle tipologie di recupero e di rifiuti:
  • 12.1 (fanghi da industria cartaria),
  • 12.3 (fanghi e polveri da segagione e lavorazione pietre, marmi e ardesie),
  • 12.4 (fanghi e polveri da segagione, molatura e lavorazione granito),
  • 12.13 (fanghi da impianti di decantazione, chiarificazione e decarbonatazione delle acque per la preparazione di acqua potabile o di acqua addolcita, demineralizzata per uso industriale),
ed introducendo il recupero della tipologia:
  • 13.1 (ceneri dalla combustione di carbone e lignite, anche additivati con calcare e da combustione con esclusione dei rifiuti urbani ed assimilati tal quali),
lasciando inalterata rispetto a quanto autorizzato la capacità di recupero complessiva pari a 226.000 tonnellate/anno.
 
Quindi in definitiva si tratta di una sostituzione con percentuali ridotte di utilizzo.
 
Ci domandiamo perché i rifiuti e non le materie prime?
La risposta è puramente economica -poco credibile la riduzione delle materie prime con minori impatti ambientali- visto che attraverso  la cottura dei rifiuti indicati nell’autorizzazione avviene la dissociazione di molecole presenti generalmente nell’argilla e nelle rocce carbonatiche
Da aggiungere che per i conferimenti di rifiuti l’azienda ottiene un corrispettivo.
 
L’allarme peraltro è stato lanciato a seguito di un errore nella documentazione pubblicata dalla Regione Lazio per cui pubblica sul suo sito il progetto e relativa indizione di una conferenza di servizi indicando come data 06.12.2018 collocando l’avvio del procedimento nel 2018 in luogo del 2017.
In base ad una nostra segnalazione gli uffici regionali hanno provveduto a correggere la data.
Da lì parte l’allarme domino sui social per un progetto presentato l’anno precedente e già in fase conclusiva, supportato da una lettura degli atti alquanto approssimativa: si diffonde la leggenda metropolitana per cui a Colleferro si abbattono gli inceneritori e i rifiuti si possono bruciare nel cementificio. Chi ha lanciato l’allarme in tal senso con preoccupante leggerezza avrebbe dovuto fare questo passaggio di approfondimento e rendersi conto del pregresso.  
 
Tutto falso quindi: a Colleferro non si bruciano rifiuti nel cementificio, si utilizzano determinate tipologie di rifiuti nella cottura del cemento in rispondenza a Direttive Europee e Normative Nazionali e l’attuale progetto è una sostituzione di tipologie autorizzate.
Su questa pratica che dura ormai da anni è necessario acquisire il massimo di informazione ed informare in modo adeguato i cittadini, partendo dal fatto che cottura e combustione si applicano a materiali differenti e producono differenti qualità e quantità di emissioni.

Le verifiche sui materiali in ingresso e la massima efficienza dei filtri applicati alle emissioni, sono necessari e devono essere garantiti dalle autorità di controllo. Teniamo presente che come combustibile per il riscaldamento dei forni si utilizza il coke di petrolio (il cosiddetto petcoke) che di per sé costituisce una delle principali fonti di inquinanti. Siamo in attesa di sapere se Italcementi realizzerà un nuovo impianto a circuito chiuso che recuperi tutti gli inquinanti della combustione.
 
Per il futuro dei lavoratori, della salute e dell’ambiente Italcementi deve chiarire quale sia il futuro di questo stabilimento a fronte di importanti investimenti nei processi produttivi e nei sistemi di controllo realizzati in altri stabilimenti del gruppo, su scala europea e non solo nazionale, nel contesto del gruppo europeo che ha acquisito il controllo di Italcementi.
 
Detto ciò ci auguriamo che il nostro report cronologico e necessariamente lungo nonostante la sintesi, possa tornare utile a tutti e possa in qualche modo limitare la frenesia di chi preferisce far diventare notizia ciò che non è, in modalità allarme sociale.
 
Colleferro, 03.11.2018 
 

Discarica Colleferro, con la nuova tariffa si riapre ai rifiuti.


Comunicato Stampa Retuvasa

Discarica Colle Fagiolara a Colleferro, la Regione Lazio con  la nuova tariffa di conferimento riapre all’arrivo dei rifiuti.


 
Con la determina della regione Lazio G12290 del 2 ottobre 2018 la Direzione Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti stabilisce la nuova tariffa di accesso alla discarica di Colle Fagiolara a Colleferro. C’è da segnalare che la visione della determina è improvvisamente scomparsa dal sito della Regione Lazio in attesa della pubblicazione sul BURL.

Con questo atto e da questo momento è possibile conferire nel sito nuovamente rifiuti derivanti dagli impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), previa rendicontazione sullo spostamento dell’elettrodotto. Quindi porte aperte per Rida Ambiente di Aprilia e per gli impianti di Rocca Cencia e Salario di Roma.

Lazio Ambiente SpA in qualità di attuale gestore indica, negli atti preparatori alla determina, che la discarica può riprendere la sua attività già  dall’8 ottobre con una capacità residuale di circa 510.000 tonnellate; chi manifesterà l’intenzione di portare rifiuti a Colleferro dovrà pagare 72,29 euro a tonnellata e 13,925 euro per la gestione post mortem con possibilità di incremento ISTAT, IVA, benefit o per meglio dire ristoro ambientale (attualmente al 5%). Ci sono da aggiungere 15 euro a tonnellata stabilite nel contratto di affitto con il Comune di Colleferro proprietario del sito.

La nostra diffida, protocollata a tutti gli enti interessati della Regione Lazio il 14 agosto scorso, a quanto pare non ha sortito effetto almeno nelle more dell’atto in questione. Nella stessa si davano indicazioni circostanziate sulla inottemperanza del sito di discarica a leggi regionali e nazionali con richieste specifiche di risoluzione prima di nuovi abbancamenti di rifiuti. Vedi ripristino della sopraelevazione, rischio stabilità, attulizzazione del post mortem e fondi per la sua gestione.

In particolare in assenza di una pianificazione,di un piano particolareggiato di gestione del posto mortem che ne sancisca formalmente e sostanzialmente la chiusura, a cui dal 1° gennaio 2020 ogni operazione viene finalizzata,ogni conferimento costituisce un atto illegittimo.
L’unica nota che viene rimarcata nell’Allegato alla determina e che la discarica in seguito ad accordi con il Comune di Colleferro, chiuderà l’attività di conferimento rifiuti il 31 dicembre 2019. Come nota aggiuntiva viene esplicitato che si potranno portare rifiuti non oltre le 140.000 tonnellate l’anno il che delimita in qualche modo il riempimento dello spazio liberato dall’elettrodotto.

Ci saremmo attesi che le parti politiche in Regione Lazio spingessero nella direzione di una discarica che riprendesse la sua attività nella legalità da noi segnalata in diffida per i mesi restanti fino al 31 dicembre 2019.

Ciò non è ancora avvenuto e ne prendiamo atto. Di conseguenza la nostra diffida si tramuterà in esposto alla Procura della Repubblica.
 
Colleferro, 10 ottobre 2018 
 

Colleferro, blocco del camion con parti meccaniche per gli inceneritori


Comunicato Stampa Rifiutiamoli
 
Abbiamo bloccato il trasporto eccezionale con le nuove parti meccaniche per gli inceneritori di Colleferro. Non fermeranno la nostra determinazione a decidere del nostro futuro!

 
 
Oggi martedì 5 dicembre, poco dopo le 18 un trasporto eccezionale  che trasportava una parete di caldaia degli inceneritori, si è presentato all’imbocco della strada che porta agli impianti di Colle Sughero a Colleferro. Le persone presenti al presidio hanno immediatamente reagito bloccando il trasporto. In pochi minuti è accorso il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, che si è sdraiato davanti al mezzo.
L’allarme lanciato dal presidio grazie al tam tam social ha fatto accorrere al quartiere Scalo una folla di oltre 150 persone, mentre il sindaco di Colleferro si sdraiava davanti al camion e veniva raggiunto dai sindaci di Paliano e Genazzano, che si sono seduti accanto a Sanna assieme agli assessori e ai consiglieri di Colleferro.
Dopo una trattativa tra i responsabili dell’ordine pubblico, il sindaco e i suoi legali, l’autista è stato invitato a fare retromarcia e uscire dalla città.
Il mezzo è arretrato al ritmo della parola d’ordine “retromarcia” scandita dai cittadini, ha percorso la Casilina e si è diretto verso un’area attrezzata per i mezzi pesanti poco fuori Colleferro. All’assemblea del presidio oltre ai sindaci di Colleferro, Paliano e Genazzano si sono poi aggiunti i primi cittadini di Valmontone, Piglio e Serrone, i consiglieri di Segni e Ferentino.
 
Dopo questa prova di forza abbiamo dimostrato che l’opposizione alla riapertura degli inceneritori è ormai profondamente radicata sia nella popolazione che nelle istituzioni del territorio e che la lotta aperta con la manifestazione dell’8 luglio e poi proseguita con il corteo del 18 novembre, ha fatto un ulteriore salto di qualità.
La coscienza, l’unità, la determinazione espresse, sono la risposta ad anni di silenzio alle richieste di un territorio che subisce da decenni gli effetti di un inquinamento profondo e diversificati.
 
L’unità di cittadini ed istituzioni del territorio è stata e continua ad essere la garanzia che la mobilitazione proseguirà, con l’obiettivo di far nascere un progetto alternativo che trasformi questo ciclo dei rifiuti basato su discariche e inceneritori in un’economia del riciclo, del recupero e del riutilizzo delle cosiddette materie prime-secondarie. Tutto questo avviene all’interno del Sito di Interesse Nazionale (Sin) Valle del Sacco, uno dei più estesi e complessi per quanto riguarda le diverse fonti di inquinamento del nostro paese. Nonostante tutto, sta maturando la forza e l’intelligenza per imporre il risanamento complessivo del territorio, per battere un progetto che vuole riavviare un nuovo ciclo dei veleni su aree compromesse, per progettare e costruire il proprio futuro.
 
Non è più tempo di vaghe promesse e gioco delle parti.
 
La Regione Lazio, principale responsabile del progetto di revamping che per quattro anni, succube dei poteri forti che dominano la filiera del ciclo dei rifiuti, non ha spostato di un millimetro le sue strategie di gestione, ha pensato fino ad oggi di cavarsela con vaghe promesse. E ha continuato a fare il gioco delle parti, mentre lasciava ad un pugno di dirigenti squalificati il compito di portare avanti la ristrutturazione degli impianti tramite la società di proprietà regionale Lazio Ambiente SpA..
 
Chi pensava di logorare le energie del movimento Rifiutiamoli, di dividere movimenti ed istituzioni  ha fatto male i suoi calcoli. Nelle prossime settimane la mobilitazione cittadina, che non coinvolge solo Colleferro come è stato platealmente dimostrato stasera , continuerà con le altre battaglie sparse su tutto il territorio della Valle del Sacco, a partire da Anagni.
 
Nei prossimi giorni, mentre continuerà il blocco dell’accesso dei carichi speciali agli inceneritori di Colleferro, Regione Lazio, responsabile del collasso di Lazio Ambiente e della mancata innovazione della strategia sui rifiuti, e Comune di Roma, responsabile in forma partecipata delle scelte gestionali attuate finora, saranno anche responsabili di quanto potrà accadere a Colleferro.
L’amministrazione regionale dovrà decidere definitivamente la propria strategia  nelle opportune sedi di governo. Non solo, sarà costretta a rendere conto delle scelte che farà sul nostro territorio ai cittadini della Valle. Non gli saranno di certo permesse le solite innocue passerelle elettorali.
 
A tutte e a tutti  diamo appuntamento al presidio che giorno e notte continuerà a vigilare per impedire il passaggio dei mezzi attesi. Ci impegniamo a  portare la discussione in tutti i luoghi di aggregazione e di incontro della città di Colleferro e della Valle del Sacco.
Prepariamo nuove mobilitazioni.
 
L’assemblea permanente di Rifiutiamoli.
 
Colleferro, 5 dicembre 2017
 

Rifiutiamoli, il passato non può continuare a divorare il futuro.


Comunicato Stampa RIFIUTIAMOLI
 
Il passato non può continuare a divorare il futuro.


 
Una grande manifestazione popolare ha riaffermato la volontà dei cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco di decidere del proprio futuro.
 
Una manifestazione di oltre 2.000 persone sabato 18 novembre ha attraversato nuovamente le strade di Colleferro. Dopo la grande manifestazione di sabato 8 luglio, è stata una prima immediata risposta al mancato mantenimento delle promesse da parte della giunta regionale, mentre continuano i lavori di riparazione degli inceneritori di Colle Sughero.
In questa settimana un presidio permanente si è insediato al quartiere Scalo, nella piazza antistante la chiesa di San Gioacchino, all'inizio della via Cesare Battisti che porta agli inceneritori e di fronte al locale dove si è trasferito l'ufficio del sindaco di Colleferro.
Il presidio ha l'obiettivo di vigilare sull'arrivo dei manufatti necessari alla riparazione degli inceneritori. Ad oggi, una gru è stata fatta pervenire nel sito, mentre non si hanno ancora notizie del trasporto speciale atteso nei giorni scorsi.
Sul piano politico normativo, si è aggiunta in questi giorni una proposta di legge regionale che va sotto il nome di Green Act con cui, ormai in fine di legislatura,  la giunta Zingaretti e la sua maggioranza politica, tentano di rimediare alla mancanza di una organica politica ambientale, purtroppo in assenza di un cambio di strategia per quanto riguarda la gestione del ciclo integrato dei rifiuti.
 
Sono stati ribaditi gli obiettivi della mobilitazione di Rifiutiamoli.
Negli interventi conclusivi della manifestazione del 18 novembre, svolti a piazza Italia, è stata ribadita la volontà di andare sino in fondo in questa lotta e ne sono state chiarite le motivazioni e le prospettive, peraltro già affermate nel volantino di convocazione, dove abbiamo dichiarato: 
 
Nuovi impianti per il recupero dei materiali -senza la necessità dell’incenerimento- possono e debbono sostituire gli inceneritori.
La salute dei cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco, come il destino dei lavoratori di Lazio ambiente e degli impianti di incenerimento, è legata alla creazione di una nuova filiera: dalla raccolta differenziata al recupero di materia, passando per la riduzione ed il riciclo.
 
Deve essere chiaro che non siamo di fronte ad un nuovo inizio, nel senso di un azzeramento di quanto 'non è stato fatto ed alle sue conseguenze’. L'inquinamento progressivo dell'ambiente, il cumularsi di rischi per la salute dei cittadini, lo sperpero di denaro pubblico, la messa a rischio dei posti di lavoro sono conseguenze inevitabili della mancanza di decisione dei pubblici amministratori e, dobbiamo dirlo, della arretratezza del mondo imprenditoriale (nelle sue varie declinazioni più o meno legali)  legato alle vecchie tecniche di gestione del ciclo dei rifiuti: non sono certo conseguenze dell'azione di chi da anni vi si oppone o del movimento  Rifiutiamoli che negli ultimi mesi si è sviluppato a Colleferro e nella Valle del Sacco, movimento che -vogliamo ricordarlo- ha trovato le condizioni della sua continuità nell'istituzione della Assemblea Permanente, in cui avviene il confronto e si condividono le decisioni.
 
Mentre la Regione Lazio avvia un dibattito tardivo sull'innovazione della strategia in materia ambientale, alle direzioni delle società di gestione degli inceneritori è stato lasciato il compito di proseguire nella ristrutturazione degli impianti (mini revamping), in un gioco delle parti che non sta in piedi. Per parte sua la società AMA, assieme all'amministrazione capitolina, ha dichiarato che non si può recedere dalla decisione presa con Lazio Ambiente di conferire 12. 6 milioni di euro alle società di gestione con la finalità di investire nella ristrutturazione (ovvero gli inceneritori devono ripartire), in quanto la Corte dei Conti avrebbe da ridire sulla mancata finalizzazione dei soldi pubblici. 
 
Nessuno paga, mentre il passato divora il futuro.
Nelle loro diverse prese di posizioni le amministrazioni coinvolte riaffermano la legge per cui 'il passato è destinato a divorare il futuro', mentre chi è delegato a decidere non vuole mai pagare per i propri errori. Deve essere chiaro che le responsabilità sono in capo ai vertici delle amministrazioni e non basta il cambio di qualche assessore a farne tabula rasa. Le popolazioni della Valle del Sacco non sono più disponibili a pagare il prezzo di decisioni scellerate.
 
Lazio Ambiente una società nata senza un futuro.
Nel frattempo, è scomparsa dall'orizzonte degli eventi la vendita di Lazio Ambiente, la cui valutazione economica (audit) è costata parecchi soldi pubblicimentre per pagare ai dipendenti gli stipendi negli ultimi mesi, è stato necessario contributo eccezionale di tre milioni di euro da parte della Regione.
Ricordiamo che Lazio Ambiente è una società nata con scarse possibilità di sopravvivere, mai sostenuta da una azione concertata tra amministrazione regionale e amministrazioni comunali, comunque quasi impossibile in assenza di una strategia e di una pianificazione territoriale, osteggiata dai poteri forti del ciclo dei rifiuti, che hanno sempre mal visto la presenza di una forte società a base pubblica.
 
 Il passato non può continuare a divorare il futuro.
Una grande manifestazione popolare ha riaffermato la volontà dei cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco di decidere del proprio futuro.
 
Una manifestazione di oltre 2.000 persone sabato 18 novembre ha attraversato nuovamente le strade di Colleferro. Dopo la grande manifestazione di sabato 8 luglio, è stata una prima immediata risposta al mancato mantenimento delle promesse da parte della giunta regionale, mentre continuano i lavori di riparazione degli inceneritori di Colle Sughero.
In questa settimana un presidio permanente si è insediato al quartiere Scalo, nella piazza antistante la chiesa di San Gioacchino, all'inizio della via Cesare Battisti che porta agli inceneritori e di fronte al locale dove si è trasferito l'ufficio del sindaco di Colleferro.
Il presidio ha l'obiettivo di vigilare sull'arrivo dei manufatti necessari alla riparazione degli inceneritori. Ad oggi, una gru è stata fatta pervenire nel sito, mentre non si hanno ancora notizie del trasporto speciale atteso nei giorni scorsi.
Sul piano politico normativo, si è aggiunta in questi giorni una proposta di legge regionale che va sotto il nome di Green Act con cui, ormai in fine di legislatura,  la giunta Zingaretti e la sua maggioranza politica, tentano di rimediare alla mancanza di una organica politica ambientale, purtroppo in assenza di un cambio di strategia per quanto riguarda la gestione del ciclo integrato dei rifiuti.
 
Sono stati ribaditi gli obiettivi della mobilitazione di Rifiutiamoli.
Negli interventi conclusivi della manifestazione del 18 novembre, svolti a piazza Italia, è stata ribadita la volontà di andare sino in fondo in questa lotta e ne sono state chiarite le motivazioni e le prospettive, peraltro già affermate nel volantino di convocazione, dove abbiamo dichiarato: 
 
Nuovi impianti per il recupero dei materiali -senza la necessità dell’incenerimento- possono e debbono sostituire gli inceneritori.
La salute dei cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco, come il destino dei lavoratori di Lazio ambiente e degli impianti di incenerimento, è legata alla creazione di una nuova filiera: dalla raccolta differenziata al recupero di materia, passando per la riduzione ed il riciclo.
 
Deve essere chiaro che non siamo di fronte ad un nuovo inizio, nel senso di un azzeramento di quanto 'non è stato fatto ed alle sue conseguenze’. L'inquinamento progressivo dell'ambiente, il cumularsi di rischi per la salute dei cittadini, lo sperpero di denaro pubblico, la messa a rischio dei posti di lavoro sono conseguenze inevitabili della mancanza di decisione dei pubblici amministratori e, dobbiamo dirlo, della arretratezza del mondo imprenditoriale (nelle sue varie declinazioni più o meno legali)  legato alle vecchie tecniche di gestione del ciclo dei rifiuti: non sono certo conseguenze dell'azione di chi da anni vi si oppone o del movimento  Rifiutiamoli che negli ultimi mesi si è sviluppato a Colleferro e nella Valle del Sacco, movimento che -vogliamo ricordarlo- ha trovato le condizioni della sua continuità nell'istituzione della Assemblea Permanente, in cui avviene il confronto e si condividono le decisioni.
 
Mentre la Regione Lazio avvia un dibattito tardivo sull'innovazione della strategia in materia ambientale, alle direzioni delle società di gestione degli inceneritori è stato lasciato il compito di proseguire nella ristrutturazione degli impianti (mini revamping), in un gioco delle parti che non sta in piedi. Per parte sua la società AMA, assieme all'amministrazione capitolina, ha dichiarato che non si può recedere dalla decisione presa con Lazio Ambiente di conferire 12. 6 milioni di euro alle società di gestione con la finalità di investire nella ristrutturazione (ovvero gli inceneritori devono ripartire), in quanto la Corte dei Conti avrebbe da ridire sulla mancata finalizzazione dei soldi pubblici. 
 
Nessuno paga, mentre il passato divora il futuro.
Nelle loro diverse prese di posizioni le amministrazioni coinvolte riaffermano la legge per cui 'il passato è destinato a divorare il futuro', mentre chi è delegato a decidere non vuole mai pagare per i propri errori. Deve essere chiaro che le responsabilità sono in capo ai vertici delle amministrazioni e non basta il cambio di qualche assessore a farne tabula rasa. Le popolazioni della Valle del Sacco non sono più disponibili a pagare il prezzo di decisioni scellerate.
 
Lazio Ambiente una società nata senza un futuro.
Nel frattempo, è scomparsa dall'orizzonte degli eventi la vendita di Lazio Ambiente, la cui valutazione economica (audit) è costata parecchi soldi pubblicimentre per pagare ai dipendenti gli stipendi negli ultimi mesi, è stato necessario contributo eccezionale di tre milioni di euro da parte della Regione.
Ricordiamo che Lazio Ambiente è una società nata con scarse possibilità di sopravvivere, mai sostenuta da una azione concertata tra amministrazione regionale e amministrazioni comunali, comunque quasi impossibile in assenza di una strategia e di una pianificazione territoriale, osteggiata dai poteri forti del ciclo dei rifiuti, che hanno sempre mal visto la presenza di una forte società a base pubblica.
 
Quest'ultima considerazione di ci porta al punto della 'difesa dei posti di lavoro'. 
 
 
Quale difesa per quale posto di lavoro?
La società è ormai decotta, il suo futuro, se di futuro si può parlare, è affidato a tutt’oggi ai soli impianti di incenerimento, vale a dire una tecnologia che non ha futuro, un tipo di impianto che non ha le possibilità di sopravvivere senza la continua iniezione di fondi pubblici. Un nuovo sistema di impianti di riciclo e recupero di materiali, di utilizzo degli stessi materiali può dare  le garanzie di posti di lavoro, nel contesto di un ecodistretto industriale.
 
Ai sindacati diciamo che si paga il prezzo di non aver affrontato per tempo e con decisione l'arretratezza, la corruzione e l'illegalità presenti nel sistema attuale.
 
Ai lavoratori, che ci dicono che gli inceneritori non sono gli impianti più nocivi, vogliamo ricordare, assieme ai diversi rapporti che ne hanno misurato inequivocabilmente la pericolosità, l’impegno che in tutti questi anni la parte più attiva della cittadinanza ha messo per portare alla luce le reali dimensioni dell'inquinamento, creando molteplici occasioni di confronto.
Ricordiamo che la gravità della situazione ambientale è stata definitivamente sancita dallo Stato con la formalizzazione del SIN Valle del Sacco, uno dei 40 territori più inquinati d’Italia per il quale sono necessarie azioni di bonifica. Un Sito di Interesse Nazionale, peraltro, assurdamente aggredito da numerose richieste di installazione di nuovi impianti potenzialmente inquinanti!  
 
Ribadiamo che la nostra è una lotta per il futuro delle nostre comunità, in quanto tale ha alla sua base una logica solidale, nella quale il destino di ogni famiglia è interesse comune, una mobilitazione  contro tutte le aggressioni alla salute e all'ambiente, premessa indispensabile per un diverso modello di sviluppo
 
Il futuro comincia oggi, il presente è il luogo della svolta. Le lotte -che in tutti questi anni non sono state fatte, illudendo i lavoratori che nulla sarebbe cambiato- devono essere messe in campo oggi, con tutti gli strumenti che in quanto cittadini e in quanto lavoratori abbiamo a disposizione e con una rinnovata e vivissima consapevolezza sociale.
 
La mobilitazione continua con le modalità decise dall’assemblea permanente: aperta a tutti i contributi propositivi da parte di singoli cittadini o associazioni e totalmente chiusa ad ogni tipo di strumentalizzazione politica.
 
Colleferro, 20 novembre 2017
 

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