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SIN Valle del Sacco

SIN

Valle del Sacco, quale bonifica del SIN e quale sviluppo?


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Valle del Sacco, quale bonifica del SIN e quale sviluppo?

 
Le valutazioni della Commissione Bicamerale: la partecipazione  dei cittadini
La Relazione della Commissione Bicamerale della XVII Legislatura sul traffico illecito di rifiuti e sulle Bonifiche dei Siti di Interesse Nazionale (SIN), approvata il 28 febbraio scorso, riproduce un quadro ancora più allarmante della precedente, affermando come “abbia dovuto registrare una serie di problemi in buona parte sovrapponibili a quelli allora evidenziati”.
 
Nella precedente relazione si metteva in luce l’estrema lentezza delle operazioni di bonifica, se non addirittura la stasi, un chiaro fallimento da attribuire alla vischiosità e pesantezza delle procedure.
La situazione secondo quanto riportato dall’audizione del Ministro Galletti per questa Commissione riporta da un lato numeri migliorativi, ma nel contempo valuta che lo strumento della Conferenza di Servizi, nonostante sia stato semplificato, risulti essere ancora lento e spesso non risolutivo in particolare per l’approvazione dei progetti di bonifica.
 
La Commissione conclude che bisogna perseguire non più una logica procedurale, ma una logica “di risultato” che è capace di coniugare una maggiore interlocuzione con i soggetti privati con competenze tecniche e giuridiche condividendo il tutto con i soggetti presenti nei siti, interlocutori pubblici e cittadini.
 
Alla luce di ciò vengono forniti alcune indicazioni:  migliore definizione dei protocolli e delle linee guida, organizzazione puntuale dei dati a disposizione e relativa omogeneizzazione e conoscenza pubblica, valutazione economica complessiva, applicazione degli strumenti giuridici per giungere ad accordi di programma, coinvolgimento dei cittadini per condividere con loro le scelte di bonifica, rilettura della funzione svolta dalle conferenze di servizi per ridurne numero e tempi di svolgimento.
 
Il punto sulle conferenze di servizi è particolarmente critico poiché costituiscono il luogo, la procedura dove convergono e si confrontano tutti gli interessi ed i punti di vista delle parti coinvolte. Nella nostra esperienza come associazione abbiamo riscontrato l’assenza di strumenti che permettano la condivisione efficace e tempestiva delle informazioni tra le parti coinvolte, in grado di supportare il confronto, anche conflittuale,
 
In definitiva le indicazioni per un cambio di strategia per cercare di dare una spinta maggiore alle bonifiche che riguardano il 3% del suolo nazionale.
 
SIN Bacino del Fiume Sacco
Come è noto i SIN erano 57 prima dell’entrata in vigore del Decreto Clini nel gennaio 2013 che ne ha ridotto il numero a 39.
La sentenza del TAR del Lazio a luglio 2014 ha reintrodotto il “Bacino del Fiume Sacco”, dopo di che con un procedimento durato due anni ne è stata ridefinita la perimetrazione. Sono state necessarie numerose Conferenze di servizi alle quali hanno partecipato associazioni ed enti territoriali, partecipazione che ha reso ancora più evidente la mancanza di un supporto organizzativo adeguato.
 
A maggior ragione, visto l’impegno profuso nella fase di ridefinizione della perimetrazione, riteniamo necessario intervenire su alcune valutazioni espresse dalla Commissione in merito al SIN “Bacino del fiume Sacco”.
 
Gli interventi
Nella precedente gestione e struttura del SIN ci si era concentrati esclusivamente sulla contaminazione da Betaesaclorocicloesano (Beta-HCH), oggi non è più così. La nuova perimetrazione, oltre all’area industriale di Colleferro, le fasce ripariali del fiume Sacco (100mt. a destra e sinistra) e le aree di esondazione, va ad includere tutte le aree industriali fino al Comune di Falvaterra, quindi in sequenza verso sud Anagni, Ferentino, Frosinone, Ceccano, Ceprano con la presenza di altri marker contaminanti sostanzialmente differenti per ogni area se non per ogni azienda inserita all’interno del SIN, segno evidente dello stato di abbandono nel tempo da parte degli enti di controllo.
Il 23 febbraio scorso siamo stati ricevuti in audizione dal MATTM insieme ad altre Associazioni del territorio e abbiamo puntato il dito su alcune situazioni che nella relazione della Commissione vengono riportate in modo sommario e sconnesse.
Il primo in assoluto è la questione della bonifica del sito denominato ARPA2 nell’area industriale di Colleferro, uno dei due siti contenente centinaia di fusti tossici, che hanno poi determinato l’avvelenamento del fiume Sacco da Beta-HCH.
E’ accertato che su ARPA2 sono presenti sostanze pericolosissime e che deve ancora essere fatta la Messa in Sicurezza di Emergenza (MISE) come in altre aree del comprensorio. Siamo alquanto perplessi per il fatto che che sia la Commissione che il Ministero sembrano ignorare che per ARPA2 c’è un progetto di bonifica approvato e con fondi a disposizione, ereditati dalla contabilità speciale della vecchia gestione Commissariale.
 
La Regione ha richiesto al MATTM un parere il progetto ARPA2 considerato organo competente in quanto il progetto era stato redatto in vigenza di commissariamento. Senza parere del MATTM non si può dare esecutività ed iniziare i lavori.
 
La gara era stata assegnata e per quanto riguarda i fondi, sull’importo totale di 8,7mln di euro necessari per chiudere nel sarcofago i rifiuti tossici come per il sito gemello ARPA1, l’80% era a carico della SE.CO.SV.IM., l’immobiliare proprietaria dell’area  in cui si trovano i rifiuti, secondo un accordo di programma che segue il principio di chi “inquina paga”, stipulato con la vecchia gestione commissariale del SIN.
 
Sono in stallo anche gli interventi puntuali definiti per altre parti dell’area industriale di Colleferro, come i pozzi di barrieramento idraulico necessari alla protezione della falda acquifera, costruiti dalla stessa SE.CO.SV.IM. per un importo di 4,5mln di euro e mai messi in funzione. La commissione non fornisce alcuna spiegazione ed il MATTM durante la nostra audizione non ha dato risposte esaurienti alle nostre domande, ma è stato preso l’impegno ad acquisire maggiori informazioni.
 
Se non si sblocca ARPA2 resta in sospeso anche l’intervento sul cumulo di rifiuti industriali nell’area denominata Chetoni Feniglicina, una collina antropica di circa 25.000 mc che dovrebbe andare ad essere stoccata proprio in ARPA2. Di conseguenza non può avere inizio la riqualificazione dell’ex area industriale. Teniamo presente che i lavori di completamento dell’intervento su ARPA2 richiedono almeno 3 anni (secondo il cronoprogramma dei lavori all’atto del bando di gara).
 
Lo stesso cadere dalle nuvole è avvenuto per il famigerato depuratore di Anagni, tanti soldi pubblici spesi da 20 anni a questa parte con l’ASI affidataria dell’impianto che non si decide a metterlo in funzione. Anche su questo è stato chiesto un intervento. Qualche giorno dopo, il 28 febbraio, l’ex Ministro Galletti risponde ad una interrogazione parlamentare indicando che il depuratore dovrebbe entrare in funzione entro fine 2018, ricordando che per l’Italia è in procedura d’infrazione, la 2014/2059, anche per l’agglomerato di Anagni.
 
Nel frattempo il 12 ottobre scorso erano state stabilite delle priorità, preliminari e parziali, che potranno essere utilizzate da ministero e Regione per l’individuazione degli interventi più urgenti.
Il criterio utilizzato è stato quello di individuare le aree pubbliche e quelle private per cui sono state concluse le procedure di sostituzione in danno, in pratica soldi che vengono anticipati dallo Stato e successivamente recuperati a danno dei colpevoli. In aggiunta anche l’individuazione delle aree private con gravi compromissioni ambientali di cui però non sono ancora state concluse le procedure in danno.
 
Il risultato ha messo in evidenza la situazione di Ceprano con i siti Europress e ex Olivieri, la cartiera di Ferentino, la discarica delle Lame di Frosinone, la ex Polveriera di Anagni, Bosco Faito con la ex Snia BPD di Ceccano, molte aree industriali di privati non valutate come ad esempio quelle di Ceccano e di Patrica.
 
 
I fondi pubblici
I fondi a disposizione per il SIN sono circa 36mln di euro, per l’area industriale di Colleferro ed il fiume Sacco: 10mln derivanti dalla contabilità speciale della vecchia gestione commissariale da utilizzare per interventi programmati (vedi area di Colleferro), 10mln in dotazione al MATTM divisi per le annualità 2016-2017 e ancora non utilizzati in quanto il SIN era in fase di perimetrazione, 16mln di euro stanziati dalla Regione Lazio con i fondi del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC).
Dal FSC dovrebbero essere prelevati anche i fondi inseriti nella delibera del Presidio Salute e Ambiente (PresSA) e della nuova sorveglianza epidemiologica, del maggio 2017, fondi mai erogati per cui la sorveglianza sanitaria è ferma al palo.
 
Il protocollo d’Intesa e la Cabina di Regia.
Di questi 36mln di euro si era parlato nel periodo precedente le elezioni regionali del Lazio. con comunicazioni entusiaste dell’ex assessore all’Ambiente Mauro Buschini che si vantava di avere sbloccato tali fondi tramite il “protocollo d’intesa per la bonifica e la reindustrializzazione del sito di interessa nazionale Valle del Sacco” stipulato il 21 marzo 2018 e della durata di due anni, tra Ministero dell’Ambiente (MATTM), Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), Regione Lazio, l’Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa (Invitalia).
 
Di fatto nel protocollo d’intesa questi fondi non vengono assolutamente menzionati.
 
Viene istituita una Cabina di Regia che dovrebbe integrare azioni e risorse derivanti dalla istituzione dell’Area d Crisi Complessa e dalla gestione delle bonifiche in area SIN.
 
Le logiche di investimento fanno riferimento generico al programma Industria 4.0 ed alla economia Circolare, oltre alla sempre presente industria chimico-farmaceutica. Il precedente è l’accordo di programma per l’area di crisi riferita alla Videocon: 70mln di euro sono finiti nelle casse della farmaceutica con un costo  altissimo per ogni posto di lavoro. Il precedente sul territorio per l’economia circolare è il progetto di Saxa Gres e Saxa Grestone  per la realizzazione di ceramiche e sanpietrini che integrano le scorie degli inceneritori, che questo esempio di ‘economia circolare’ dovrebbe rendere eterni.
 
Soldi pubblici verranno erogati ancora una volta in assenza di un progetto integrato per lo sviluppo del territorio, in assenza di una partecipazione di tutte le parti sociali, della cittadinanza attiva, condizione per valorizzare le vocazioni e le risorse del territorio ed un uso ottimale dei fondi impiegati.
 
La cabina di regia doveva essere istituita entro 30gg dalla firma del protocollo d’intesa, ma da nostra interlocuzione con il MISE non risulta ancora nessun atto.
 
In conclusione
Allo stallo nelle operazioni di bonifica e nel rilancio dello sviluppo economico e sociale del territorio si risponde con la solita operazione di centralizzazione, incapace di costruire i necessari strumenti di condivisione delle conoscenze e di costruzione partecipata dei processi decisionali.
Il risultato è scontato, protagonisti saranno i soliti noti, le coalizioni di interessi le cordate che monopolizzano ogni decisione importante per il territorio. Una situazione che allo stato attuale delle cose non lascia dubbi: la bonifica di questo passo non avrà mai termine.
 
 
Colleferro, 07.06.2018
 

Valle del Sacco, nuova sorveglianza epidemiologica e presidio Ambiente e Salute.


Comunicato Stampa Retuvasa
Valle del Sacco, il nuovo programma di sorveglianza epidemiologica sconfessa le dichiarazioni del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin.



 
Le dichiarazioni del Ministro Beatrice Lorenzin sullo stato di salute della Valle del Sacco, sono state a dir poco infelici, purtroppo avallate dal direttore della ASL di Frosinone, Dott. Pizzutelli, con discutibili considerazioni di ordine epidemiologico e statistico che richiedono di essere puntualizzate per collocare i dati e le fonti nel giusto contesto. Nel frattempo pronte le repliche di alcuni parlamentari, sindaci del territorio, del Coordinamento Interprovinciale Ambiente e Salute, di rilievo e soprattutto d’obbligo quelle dei Medici di Famiglia per l’Ambiente della Provincia di Frosinone.
 
Questo nostro intervento non può supplire ad una esigenza da sempre disattesa, una capillare informazione dei cittadini della Valle del Sacco sulle condizioni sanitarie del territorio a partire dagli effetti della contaminazione. Una efficace azione preventiva sull’insorgere delle diverse patologie richiede un adeguata struttura sanitaria in grado di veicolare l’informazione e coinvolgere attivamente i cittadini.
 
Esiste abbondante letteratura sugli effetti degli inquinanti presenti nelle matrici ambientali del nostro territorio, aria, acqua e su
olo, indagini come il rapporto ERAS, lo studio SENTIERI, gli studi epidemiologici per il Betaesaclorocicloesano e i sottostudi localizzati e/o differenziati come quello dei tumori infantili. Tuttavia il Ministro e il Direttore hanno affermato che il nostro territorio gode di ottima salute o meglio rientra nella “normalità” statistica con riferimento a rapporti epidemiologici del DEP Lazio.
 
A prescindere dalla mancata presa in considerazione dell’insieme dei dati e delle ricerche che da anni illustrano i rischi che corre la salute pubblica, la nostra salute, dobbiamo evidenziare l’uso scorretto di quelle informazioni. Riteniamo pertanto sia necessario disaggregare i dati, riferirli ad aree con specifiche condizioni ambientali e sociali.
 
Sulla nostra tesi ci viene in aiuto la Deliberazione regionale del 9 maggio 2017, n. 228
Realizzazione di un Presidio Salute e Ambiente (PresSA) presso l'Ospedale di Anagni (FR) ed approvazione del "Programma di valutazione epidemiologica", relativamente ai requisiti tecnici, della popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale (S.I.N.) Valle 
del Sacco - D.M. n. 321/2016.”.
 
A dirla tutta il PresSA viene inserito in testa alla delibera, in verità l’essenza dell’atto è riferito alla valutazione epidemiologica. Ciò è evidente anche dagli impegnativi di spesa, 960.000 euro per la sorveglianza sanitaria, 136.000 euro per il PresSA. (Sull’origine dei fondi vedi la nota a fine comunicato [*], sul PresSA le nostre valutazioni a fine comunicato)
 
Il progetto epidemiologico a nostro parere è innovativo e inclusivo di tutto il territorio lungo l’asta fluviale per un totale di 19 Comuni, a differenza del passato in cui venivano a mancare i riscontri sanitaria nei Comuni più a sud.
 
Le attività previste sono molto interessanti e vanno dal bio-monitoraggio per 1.200 persone per l’incidenza del Betaesaclorocicloesano, allo studio epidemiologico per gli effetti da inquinamento atmosferico, allo studio epidemiologico sugli effetti sulla salute attraverso consumo di acque e alimenti, all’acquisizione dei dati a disposizione di ASL e ARPA delle acque per contaminanti quali pesticidi e metalli pesanti.
Nel progetto si afferma: Le condizioni di salute, espresse in termini di tassi standardizzati di mortalità, prevalenza ed incidenza saranno valutate secondo i diversi livelli di disaggregazione territoriale ASL, Distretti e Comuni”.
 
E prosegue con: “Gli esiti sanitari (in primis mortalità, malattie cardiovascolari e respiratorie) potranno essere studiati in relazione all’esposizione alla residenza. Verrà ricostruita la storia residenziale e ogni indirizzo di residenza verrà georeferenziato”
 
Georeferenziare, cioè riferire la rilevazione del dato alla sua puntuale collocazione sulla mappa del territorio.
Quindi per avere un quadro corretto si deve georeferenziare e disaggregare, non generalizzare.
 
Questo impegno regionale, con queste dinamiche, mette in dubbio quanto reso pubblicamente dal Ministro della Salute e dal Dott. Pizzutelli, a meno che i due non vogliano sconfessare la Regione Lazio per quanto a livello di controlli sanitari sul territorio sta mettendo in campo.
 
Tornando infine al PresSA esso è configurabile come una compensazione al Comune di Anagni in rivolta da tempo per il ripristino dell’Ospedale, che non risolve il problema della drastica riduzione della presenza di strutture sanitarie adeguate sul territorio.
Rileviamo tuttavia un aspetto positivo, il coinvolgimento di tutti gli interlocutori locali: le ASL, i medici di base e pediatria di libera scelta, i Comuni, le Associazioni.
 
Uno sportello di ascolto e di informazione per la popolazione sui temi e rischi ambientali ha però senso ed è funzionale solo come dispositivo interno ad una azione sistematica di prevenzione e cura, di informazione e mobilitazione della popolazione entro il contesto di una infrastruttura sanitaria adeguata. Il tutto tanto più necessario quanto più si concretizzeranno gli interventi di caratterizzazione e bonifica delle aree contaminate iscritte nel perimetro di Sito di Interesse Nazionale.
 
Allo stato attuale non ci troviamo affatto in questa situazione, quindi buoni gli studi epidemiologici sul territorio, inadeguata al momento la semplice creazione del PresSA alle esigenze di controllo sanitario del territorio.
 
  
Valle del Sacco, 25.05.2017
 
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[*]
Fondi prelevati dal capitolo di spesa E32525 nell’ultimo bilancio di previsione regionale denominato “Bonifica dei Terreni Inquinati nella Valle del Sacco”, su un totale nel biennio 2017-2019 di 16,5 milioni di euro.
 
Da tenere presente che per la bonifica della Valle del Sacco al momento, oltre a questi fondi regionali, sono a disposizione 10.701.885,94 euro nella contabilità speciale avanzata dalla precedente gestione di bonifica commissariale (fondi spostati dalla contabilità speciale nel capitolo E32109 – Utilizzazione dell’assegnazione delle somme in contabilità speciale per gli interventi cui all’ex-emergenza della Valle del fiume Sacco, vincolati per le attività programmate tipo le MISE e la bonifica di Arpa2 su Colleferro) e ulteriori 10 milioni di euro stanziati dal Ministero dell’Ambiente per il biennio 2016-2017 ancora non utilizzati.
Un totale di circa 37 milioni di euro, cifra insufficiente, ma considerevole come approccio al nuovo SIN.

 
 

Patrica, incontro pubblico sorveglianza epidemiologica valle del Sacco


Comunicato Stampa
Retuvasa e Comitato La Rinascita
 
Sito di Interesse Nazionale Bacino del fiume Sacco:
la sorveglianza epidemiologica.
 
Incontro Pubblico
Martedì, 13 dicembre 2016 – ore 17,00 –Patrica (Fr)


 
Dall’ultimo rapporto di sorveglianza sanitaria pubblicato lo scorso giugno dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio - ASL RM1 a cui ha partecipato il Dipartimento di Prevenzione - ASL RM5, sono emersi nuovi preoccupanti elementi di associazione tra la presenza del Beta-esaclorocicloesano (Beta-HCH) nel sangue dei residenti della Valle del Sacco e alcune patologie, in aggiunta ai problemi già descritti in precedenti pubblicazioni.

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) e il Comitato La Rinascita propongono un confronto pubblico con alcuni degli artefici di questi studi, il dott. Francesco Forastiere e la dott.ssa Silvia Narduzzi, del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio - ASL RM1.

L’appuntamento è per martedì 13 dicembre 2016 alle ore 17,00 a Patrica (Fr) presso il Castello Colonna, località Tomacella.

Questo evento, come il precedente a Colleferro del 16 novembre scorso, si inquadra in una successione di incontri coi quali, assieme alla rete delle associazioni della Valle del Sacco, intendiamo offrire ai cittadini l’opportunità di informarsi in maniera più approfondita, per far crescere consapevolezza, partecipazione e mobilitazione circa i problemi economici, sociali, ambientali e sanitari del nostro territorio.

Contiamo quindi sulla presenza dei cittadini, delle istituzioni, degli operatori del settore sanitario, in particolare dei medici di base.
 
Valle del Sacco, 9 dicembre 2016
 

Incontro Pubblico: SIN Bacino del fiume Sacco, la sorveglianza epidemiologica e le prospettive.


Sito di Interesse Nazionale Bacino del fiume Sacco:
la sorveglianza epidemiologica e le prospettive.
 
Incontro Pubblico
Mercoledì, 16 novembre 2016 – ore 17,00 - Colleferro (Rm)

 

Dall’ultimo rapporto di sorveglianza sanitaria pubblicato lo scorso giugno dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio - ASL RM1 a cui ha partecipato il Dipartimento di Prevenzione - ASL RM5, sono emersi nuovi preoccupanti elementi di associazione tra la presenza del Beta-esaclorocicloesano (Beta-HCH) nel sangue dei residenti della Valle del Sacco e alcune patologie, in aggiunta ai problemi già descritti in precedenti pubblicazioni.

RETUVASA ha a suo tempo comunicato in estrema sintesi quanto emerso da quest’ultimo rapporto, ma riteniamo possa essere utile un confronto pubblico con gli artefici di questi studi, il dott. Francesco Forastiere, la dott.ssa Daniela Porta, la dott.ssa Silvia Narduzzi, per il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio -  ASL RM1, e la dott.ssa Fiorella Fantini per il Dipartimento di Prevenzione - ASL RM5.

Nel frattempo, il 20 ottobre scorso, si è conclusa l’ultima fase partecipata per la perimetrazione del SIN bacino del Fiume Sacco (in cui sono comprese tutte le aree inquinate e contaminate dalle passate attività industriali) nella quale il Ministero dell’Ambiente ha dato risposta alle numerose osservazioni presentate da proprietari di terreni e aziende ricadenti nei nuovi confini del SIN. Il 7 novembre si è svolta la Conferenza di Servizi decisoria con l’approvazione del perimetro da parte del Ministero dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e della regione Lazio.

A spiegare quali sono le prospettive dovute al nuovo assetto e al passaggio di competenze dalla Regione al Ministero sarà il dott. Eugenio Monaco, funzionario responsabile Area Bonifica Siti Inquinati della Regione Lazio.

L’appuntamento è per mercoledì 16 novembre 2016 alle ore 17,00 a Colleferro (Rm) presso l’ex sala Konver, retro ASL, in Via degli Esplosivi.

Per chi non avrà modo di essere presente rendiamo noto che replicheremo l’evento a dicembre in provincia di Frosinone.

Questi due eventi si inquadrano in una successione di incontri coi quali -assieme alla rete delle associazioni della Valle del Sacco-  vogliamo produrre una maggiore informazione dei cittadini, per costruire in modo capillare consapevolezza, partecipazione e mobilitazione sui problemi economici, sociali, ambientali e sanitari del nostro territorio.

Contiamo quindi sulla presenza dei cittadini, delle istituzioni, degli operatori del settore sanitario, in particolare dei medici di base.
 
Valle del Sacco, 8 novembre 2016

Valle del Sacco, gravi preoccupazioni per la salute sul nuovo rapporto epidemiologico 2013-2015.


Comunicato Stampa Retuvasa

Valle del Sacco, dal nuovo rapporto epidemiologico ulteriori gravi preoccupazioni per la popolazione.


 
E’ stato di recente pubblicato dal Comune di Colleferro il nuovo rapporto di "Sorveglianza sanitaria ed epidemiologica della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco" identificato come “rapporto tecnico delle attività 2013-2015” ed elaborato dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione (DEP) del Lazio.
 
Ci siamo lasciati con il rapporto di sorveglianza nel 2013 le cui conclusioni sull’incidenza sanitaria del Beta-HCH non erano molto incoraggianti. Tra le conclusioni si leggeva “In particolare sono state osservate perturbazioni del pattern lipidico, della funzionalità renale e della steroidogenesi, interessando anche gli ormoni sessuali nelle sesso femminile. E’ stata osservata infine una chiara associazione con alterazioni cognitive.
 
Il nuovo rapporto aggiunge ulteriori elementi di preoccupazione per chi risulta contaminato dal pesticida.
 
Tra il 2013 ed il 2015 e stata eseguita la seconda fase della sorveglianza nell’ambito della quale sono state contattate 690 persone, di cui 602 hanno aderito.
 
Si parte da una conferma negativa e cioè che per quanto riguarda il Beta-HCH la concentrazione media riscontrata nel sangue delle persone esaminate non si discosta da quanto rilevato nelle passate indagini ad indicare che la contaminazione umana è persistente.
 
Inoltre in questa fase è stata analizzata la presenza di altri inquinanti e la concentrazione ematica di alcuni di essi in particolare l’HCB, Trans-nonachlor, p,p'-DDE e PCB, risulta correlata con quella del Beta-HCH condividendone le caratteristiche di associazione. “Tale dato sta ad indicare che la contaminazione del Beta-HCH non e stata isolata ma si e accompagnata, seppure in modo minore, a quella di altri contaminanti chimici persistenti che coesistono nell’organismo.
 
Lo studio inoltre ha approfondito altri aspetti degli effetti del Beta-HCH riscontrando un effetto specifico dell’inquinante organoclorurato su diversi sistemi, in particolare sull’apparato cardiovascolare e sulle funzioni metaboliche, con approfondimento e possibile conferma dei risultati raggiunti attraverso lo sviluppo longitudinale della sorveglianza sanitaria ed epidemiologica attualmente in corso.
 
Colpiscono però le raccomandazioni finali del DEP Lazio che per la prima volta, per quanto di nostra conoscenza, da delle indicazioni che sono un macigno:
 
La contaminazione del fiume Sacco rimane un disastro ambientale di proporzioni notevoli che ha comportato una contaminazione umana di sostanze organiche persistenti considerate tossiche dalle organizzazioni internazionali. Proprio perché la contaminazione e purtroppo persistente non esistono metodi di prevenzione e di rimozione dell’inquinante. Si tratta di un episodio che ha implicazioni etiche, politiche e sociali di livello nazionale. Le autorità locali hanno il dovere di informare la popolazione, di salvaguardarne la salute specie dei gruppi sociali più deboli, di offrire l’assistenza sanitaria adeguata, e di garantire un continuo monitoraggio epidemiologico e sanitario. E’ ovvio che tale assistenza dal punto di vista della tutela sociale e sanitaria del servizio sanitario si deve accompagnare ad un impegno istituzionale coerente per il risanamento ambientale.
 
Questo finale si commenta da solo, in sintesi evidenzia l’assenza di strumenti e pratiche in grado di fornire una adeguata e capillare informazione sanitaria ai cittadini, indirettamente mette sotto accusa le politiche della Regione Lazio che ha operato tagli sulla sanità in un territorio che richiede una riorganizzazione ed un incremento delle risorse a disposizione del sistema sanitario. Evidenzia ciò che è arcinoto all’opinione pubblica e cioè che i settori di popolazione economicamente e socialmente più deboli sono privati di una reale assistenza sanitaria di carattere preventivo e curativo.
Queste considerazioni valgono in particolare per tutte le aree comprese all’interno dei nuovi confini del Sito di Interesse Nazionale, caratterizzate da una complessità di fenomeni di inquinamento ambientale con danni correlati alla salute umana di lungo periodo.
 
Il richiamo alle autorità, alle amministrazioni locali è pacato nei toni e drammatico nella sostanza, ci dice sono inadeguate logiche politiche che facciano semplicemente appello all’onesta ed alla razionalità delle pratiche amministrative.
La difesa della salute e dell’ambiente è possibile solo con una radicale opposizione a politiche che spingono alla privatizzazione di ogni servizio di pubblica utilità, alla riduzione ai minimi termini delle risorse della pubblica amministrazione a tutti i livelli. Sono politiche che negano diritti fondamentali della persona umana, tolgono ogni possibilità di autodeterminazione ed autogoverno alle comunità locali.
Sistema sanitario, ciclo dei rifiuti e bonifica delle aree inquinate sono tre questioni strettamente correlate nei nostri territori che richiedono per essere affrontate un intervento di carattere sistemico, una pianificazione di lungo periodo, risorse adeguate e la piena partecipazione delle comunità locali, partendo da una capillare informazione e formazione, mirata alle specifiche condizioni sociali e culturali dei cittadini.

 
Il resto sono chiacchiere.
 
 
Valle del Sacco, 1 luglio 2016
 

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