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Salute

COLLEFERRO, LA DISCARICA DI "TAL QUALE" DI COLLE FAGIOLARA E' ILLEGALE

 
COMUNICATO STAMPA RETUVASA E CRC
 
 
Il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, con Circolare del 6.8.2013, indirizzata a tutte le Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano (Termine di efficacia della circolare del Ministro dell’Ambiente, U.prot.GAB-2009-0014963 del 30/06/2009), invita gli enti locali ad osservare con urgenza le nuove disposizioni e ad adottare ogni iniziativa in materia di gestione dei rifiuti urbani, al fine di rispettare gli obiettivi stabiliti dalle norme comunitarie.
Il Ministro, in attuazione delle indicazioni della Commissione europea, ha dichiarato scaduto il termine di efficacia della precedente circolare, emanata “pro tempore” dal Ministero dell’Ambiente il 30 giugno 2009, ed ha chiarito quali sono le attività di trattamento alle quali devono essere sottoposti i rifiuti urbani per poter essere ammessi e smaltiti in discarica.
La circolare del 2009 definiva “trattamento” ai fini dello smaltimento dei rifiuti in discarica anche la tritovagliatura e stabiliva che a predeterminate condizioni la “raccolta differenziata spinta” poteva far venir meno l’obbligo di tale trattamento, precisando come queste indicazioni avrebbero avuto natura “transitoria”, senza stabilire però in modo espresso un chiaro termine finale.
Lo scorso 13 giugno la Commissione europea ha rilevato la necessità di un trattamento adeguato anche sui rifiuti residuali provenienti dalla raccolta differenziata, stabilendo come la tritovagliatura non soddisfi di per sé l’obbligo di trattamento dei rifiuti previsto dalle normative europee.
La Commissione europea ha inoltre evidenziato che, oltre alla prova di aver conseguito gli obiettivi progressivi di riduzione dei rifiuti urbani biodegradabili da collocare in discarica, deve essere data dimostrazione che il trattamento non contribuisce a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente e i rischi per la salute.
Per evitare di esporre l’Italia a nuove procedure europee di infrazione il Ministro Orlando ha quindi chiarito <<Mai più il "tal quale" in discarica>>, per quanto triturato o tritovagliato.
«Un trattamento che consista nella mera compressione e/o triturazione di rifiuti indifferenziati da destinare a discarica, e che non includa un’adeguata selezione delle diverse frazioni dei rifiuti e una qualche forma di stabilizzazione della frazione organica dei rifiuti stessi - si legge nella Circolare - non è tale da evitare o ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente e i rischi sulla salute umana».
Entro il 2015 - si legge ancora nella Circolare del Ministro - deve essere inoltre garantita almeno la raccolta differenziata per la carta, metalli, plastica e vetro e, ove possibile, per il legno, al fine di conseguire gli obiettivi comunitari entro il 2020.

Come dimostra la Circolare ministeriale la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro è da ritenersi illegale, come peraltro hanno sempre sostenuto le associazioni, ma di questo se ne occuperà la Magistratura.
In diverse occasioni, abbiamo segnalato agli organi preposti al controllo della salute e dell’ambiente la propagazione di odori nauseabondi provenienti dal sito di sversamento e fatto intervenire la Pubblica Sicurezza, la Polizia Municipale, la USL Igiene Pubblica. I cattivi odori, come è noto, sono il risultato della fermentazione di materiale organico proveniente dal conferimento di tal quale, quando l’umido non viene separato dal rifiuto attraverso la raccolta differenziata. E’ altresì noto - e allo stesso tempo inspiegabile - come il Comune di Colleferro sia ancora ai primordi nell’attivazione di un ciclo virtuoso dei rifiuti; é oltremodo necessaria la verifica comportamentale degli altri Comuni che conferiscono a Colle Fagiolara.
Lazio Ambiente SpA, la società regionale subentrata al fallimentare Consorzio Gaia SpA nella gestione degli impianti di incenerimento e della discarica, dovrà assolutamente occuparsi nell’immediato di questa nuova situazione di illegalità determinata dalla Circolare ministeriale, posto che se la chiusura di Malagrotta è dovuta a ragioni di illegittimità, non si comprende il motivo per cui non debba chiudere anche la discarica di Colleferro.
Inoltre, se la Regione Lazio pensasse improvvisamente di autorizzare l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), in iter dal 20 agosto 2010, ricordiamo che il progetto depositato tre anni fa ha una impostazione ormai superata e non rispondente minimamente alla visione della gerarchia dei rifiuti contemplata dalle Direttive Europee. Risulterebbe, inoltre, alquanto strano che la Regione decida ora di sbloccare quel progetto, cioè immediatamente dopo l’acquisizione dell’ex Consorzio Gaia SpA da parte di Lazio Ambiente SpA, il che potrebbe far pensare ad un conflitto di interessi.
Le nostre posizioni si concentrano sulla chiusura definitiva degli impianti fuorilegge come quello di Colle Fagiolara, che, in caso contrario, esporrebbe il nostro Paese a pesanti sanzioni economiche e giudiziarie; sul riconoscimento dello stato di illegalità del sito, ai sensi della suddetta Circolare; sulla bocciatura dell’attuale progetto per l’impianto di TMB da parte della Regione Lazio; sulla praticabilità di una soluzione alternativa al conferimento, che punti sull’attivazione immediata di un sistema di raccolta differenziata “porta a porta spinta”; sulla previsione di un Piano di educazione ambientale uniforme per tutti i Comuni conferitori, al fine di ottimizzare i risultati della raccolta differenziata e una riduzione a monte della produzione di rifiuti.
Siamo giunti a questo punto nei territori ed in sede europea, come era prevedibile, perché la politica è stata sorda e non ha voluto minimamente ascoltare la voce della società civile, che ha sempre reclamato la necessità di soluzioni che permettessero di percorrere strade diverse e virtuose, rispettose della salute e dell’ambiente.
Nel ribadire le nostre finora inascoltate richieste, riteniamo che la Circolare ministeriale rappresenti un punto di passaggio qualificante in materia di discariche illegali e, anche se tardivo, sia un’opportunità da non perdere per un’inversione di rotta.
In caso contrario proseguiremo nella nostra lotta.
 
 
Colleferro, 14 agosto 2013

CLICCA QUI per scaricare la circolare del Ministero dell'Ambiente
 

INCENDIO INCENERITORI COLLEFERRO, 23 LUGLIO 2013




COMUNICATO STAMPA COORDINAMENTO VALLE DEL SACCO

"Il Diavolo brucia"

Siamo stanchi di correre dietro alle emergenze. Vorremmo partecipare alla ricostruzione, ma non ce lo permettono.

Solo negli ultimi due mesi abbiamo dovuto fare i conti con il rogo di Castellaccio ed attivarci in esposti e sollecitazioni per denunciare il fetore insopportabile che emana la discarica di Colle Fagiolara.

Oggi ci siamo svegliati con l'ennesimo atto di mala gestione delle linee di incenerimento di Colleferro che ha causato l'incendio ad un nastro trasportatore dei rifiuti.

In relazione all’ennesimo "incidente" occorso chiediamo immediatamente al governo della Regione Lazio la verifica di ottemperanza delle prescrizioni relative all’ Autorizzazione Intergrata Ambientale (AIA) ed un riesame della stessa, attivando le condizioni improcrastinabili di revisione dei valori limite di inquinamento e adozione di ulteriori tecniche per la sicurezza di esercizio.

Questi sono i risultati delle fatue rassicurazioni da parte di burocratici regionali e provinciali.

Manca il fiato a furia di respirare nubi tossiche, ma non mancherà la voce del CVS nel denunciare lo scempio ambientale-sanitario e l'isolamento politico-amministrativo in cui è stata lasciata la Valle del Sacco.

Le nostre richieste partono da un cambiamento di rotta definitivo da parte del neo Amministratore Unico, dott. Vincenzo Conte, di Lazio Ambiente Spa, società regionale subentrante alla fallimentare Gaia SpA, con l'azzeramento di tutti i vertici aziendali delle bad company che in questi anni hanno gestito gli impianti di incenerimento, discarica e raccolta rifiuti, autori solo di vessazioni, speculazioni, danni erariali e buchi di bilancio. Come ci si può fidare di personaggi rinviati a giudizio in un processo ai cui atti sono allegate intercettazioni la cui lettura fa rabbrividire?

Non siamo per nulla rassicurati dalle esternazioni del Sindaco di Colleferro Mario Cacciotti, onnipresente ove ci sono disastri, che, in un comunicato stampa dal titolo fiabesco "Piccolo incidente a Colle Sughero", dichiara l’assenza di rifiuti durante l’incendio. La tesi suffragata anche dall’Avv. Carruba di Arpa Lazio non spiega però cosa sia realmente andato in fumo, infatti alcune testate giornalistiche riportano la seguente tesi: "Tra le cause del rogo, l'ipotesi che alcuni rifiuti possano essere caduti dal nastro inceppando il meccanismo e provocando le fiamme".

Super Mario dovrebbe imparare a ponderare quanto afferma perché ci risulta che c’erano rifiuti sul nastro, anche se in minima parte per la dinamica dell’incidente; che l’incendio sembra essersi avviato almeno un’ora prima di quando affermato dal comunicato stampa istituzionale; che i 15 minuti di durata sono da ricondurre all’intervento dei Vigili del Fuoco, chiamati ad intervenire dalle numerose telefonate dei cittadini allarmati.

Ci dovrebbe inoltre spiegare perché si affanna tanto a giustificare l’operato delle nefandezze ambientali del territorio con caparbia e ingiustificata costanza, visto che i cittadini del comprensorio si destano quotidianamente alzando gli occhi al cielo sperando che il sole non sia oscurato da minacciose nubi nere. Parla solo Super Mario e il resto dell’amministrazione cosa fa se non deridere la cittadinanza occupando un posto che non gli compete per negligenza conclamata.

Dal Sindaco di Colleferro, a cui ricordiamo di essere massima autorità sanitaria cittadina, esigiamo la fissazione di un'assemblea pubblica, e non come annunciato di riunioni private, in cui si faccia luce sugli innumerevoli incidenti accaduti ai vari impianti, chiamando a relazionare i dirigenti, purtroppo ancora al loro posto, delle partecipate e delle società, quali Mobilservice Srl, E.P. Sistemi Spa e Gaiagest Srl, responsabili di aver sempre taciuto e di non aver mai attivato una comunicazione trasparente nei confronti della cittadinanza.

Non manchiamo di inviare richieste anche agli altri Sindaci che usufruiscono dei servizi della ex-Gaia SpA ai quali chiediamo che si facciano carico di far allontanare il ceppo marcio minacciando la rescissione dei contratti. Solo per nota la nube nera questa volta ha preso la strada verso Ovest in direzione di una delle attrattive economiche dell’area come il Rainbow Magic Land. Non vogliamo minimamente immaginare cosa sarebbe successo se l’incendio avesse avuto proporzioni differenti con un Parco Giochi affollato.

In ogni caso non aspetteremo risposte alle nostre richieste.

Questa mancanza di dialogo che si è volutamente instaurata a vari livelli istituzionali ci costringe come CVS ad attivare nuove Mobilitazioni Ambientali di Base.

I MAB che organizzeremo, oltre alla continua denuncia, non escluderanno anche azioni di ostruzionismo al normale funzionamento degli impianti di trattamento e raccolta rifiuti.

Il Diavolo esiste ed è incarnato nell'incapacità dei vertici politici ed aziendali, regionali e locali.

Il Diavolo brucia, costruisce le pentole, ma spesso si dimentica di fare i conti con i coperchi!
 

Valle del Sacco, 23 luglio 2013

INCENDIO IMPIANTO CDR ACEA, LE RASSICURAZIONI NON BASTANO


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
Incendio impianto CDR Castellaccio. Rassicurare non basta.
 

L’imponente incendio avvenuto lo scorso 19 giugno nello stabilimento di produzione di CDR di Castellaccio (Paliano, FR), di proprietà ACEA A.R.I.A., sembra aver generato, oltre ad una nube tossica, una sorta di gara tra le istituzioni, tese a rassicurare la popolazione relativamente alla pericolosità delle emissioni prodottesi. La comunicazione rivolta ai cittadini potrebbe riassumersi così: “ci è andata bene!”. Ammesso e non concesso che tutto sia andato effettivamente liscio, si sarebbe dovuto almeno aggiungere: “questa volta…”.
 
Rassicurare la popolazione ed evitare inutili allarmismi è un’istanza istituzionale comprensibile e apprezzabile. Ma c’è una bella differenza tra la rassicurazione paternalistica e la puntuale informazione, che spiega al cittadino che cosa è realmente avvenuto, perché è avvenuto, quali precisi danni ambientali ha provocato, perché non si ripeterà più, che cosa si sta facendo perché non si ripeta.
 
Non ci sembra che gli enti locali abbiano richiesto un’indagine sulla pericolosità dell’impianto, sul rispetto di tutte le garanzie necessarie, sull’esistenza di dispositivi atti a soffocare ogni principio di incendio sul nascere e sulla presenza e funzionalità dei sistemi di allarme, sul rispetto da parte dell’azienda delle misure previste dall’eventuale piano di emergenza. Le sostanze costituenti il CDR sono a rischio grave di incendio, con conseguente generazione di diossine e di altre sostanze pericolose per la salute.
 
Le indagini in corso, di cui attendiamo con attenzione e fiducia gli esiti, si devono semmai all’efficienza delle forze dell’ordine, in particolare dell’Arma dei Carabinieri.
 
Ma l’incendio di Castellaccio pone, più in generale, inquietanti interrogativi sulle procedure di emergenza in caso di incidenti a rischio rilevante. Nella Valle del Sacco sono presenti decine di impianti soggetti alla “Direttiva Seveso” (in ultimo precisata dal D. Lgs. 238/2005), di cui 7 nel solo territorio di Anagni. Per cui l’incendio potrebbe considerarsi una prova generale di inefficienza. Dopo il tempestivo intervento dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco (ci risulta però che il gruppo di intervento NBCR dei Vigili del Fuoco, in possesso di rilevatori di ultimissima generazione, che avrebbero potuto produrre un’istantanea della nube sprigionatasi, sono arrivati sul posto solo nel primo pomeriggio, a incendio pressoché spento e in seguito a chiamata da ritenersi tardiva), la situazione era confusa, e i Comuni hanno dovuto anche procedere per alcune ore a ordinanze cautelative per la salute della popolazione. La protezione civile regionale non si è vista. Se si fosse trattato di un incidente industriale ancora più grave, come lo si sarebbe gestito? Gli abitanti delle località prossime all’intervento, in particolare la popolosa contrada di San Bartolomeo, non sembra siano mai stati realmente informati dei rischi in caso di incidente, né tantomeno coinvolti in procedure atte a ridurli. Ciò vale in generale per tutti gli abitanti della Valle del Sacco nell’arco delle aree toccate dal rischio di incidenti rilevanti.
 
Il suddetto Decreto Legislativo prevede il coinvolgimento attivo di tutti i soggetti interessati, tanto nella fase di predisposizione del piano di emergenza, quanto nelle successive fasi di aggiornamento ed attuazione, nell’ambito di una articolata struttura operativa, coinvolgente Stato, Regioni ed enti locali, finalizzata al successo della pianificazione di emergenza stessa.
 
Sarebbe dunque il caso di verificare il funzionamento di tutta la catena integrata di intervento in caso di incidente rilevante, con particolare attenzione all’informazione della popolazione. Pur riconoscendo la sovrapposizione di competenze, ci sembra che soprattutto i Comuni dovrebbero peritarsi di adempiere a tale responsabilità, senza piangere la condizione di anello debole della catena.
 
Gli enti locali ci sembrano però lontani da una autentica presa in carico della situazione. Esemplare la dichiarazione di chi ha inteso da subito rassicurare i cittadini affermando: “Niente a che vedere con i termovalorizzatori di Colleferro”. Si alludeva all’idea, che circolava tra i cittadini, che l’incendio riguardasse gli inceneritori, dove peraltro in passato com’è noto si è bruciata ogni sorta di materiale.
 
Gli effetti sulla salute dei cittadini dei fattori inquinanti dipendono quindi da una storia, dalla emissione continua di sostanze inquinanti, da episodi di emissione aggravata, dall’accumulo delle sostanze sulla superficie e negli strati profondi del terreno, nelle acque superficiali e profonde, nelle piante, negli animali, nella catena alimentare, negli stessi esseri umani. Diversi rapporti, anche molto recenti, descrivono gli effetti di questo intreccio di processi ed avvenimenti. Ad esempio il rapporto ERAS, redatto dal Dipartimento Epidemiologico della Regione Lazio, in collaborazione con Arpa Lazio e richiesto, relativo allo stato di salute dei residenti nelle vicinanze di impianti di trattamento rifiuti come discariche e inceneritori.
 
Nessun intervento su questo territorio può essere deciso senza prendere in considerazione lo stato di degrado che lo caratterizza, si tratti di insediamenti residenziali, logistici o industriali, di mobilità e trasporti. Di fronte ad una gestione che tende prima ad isolare ogni episodio e fattore di rischio dal suo contesto e dalla sua storia, e a minimizzare e tranquillizzare, riteniamo necessario prendere coscienza di una situazione di emergenza e della necessità di comportamenti adeguati a partire dalle istituzioni fino alla cittadinanza attiva. I cittadini non possono essere tenuti all’oscuro dei rischi che corrono, di quanto potrebbe riguardare la propria incolumità e la propria salute. É necessaria un’opera profonda, continua e diffusa di informazione, un’opera di educazione a conoscere e a capire, a riconoscere e ricercare l’informazione corretta. É necessario divulgare una mappa completa dei fattori di rischio presenti sul nostro territorio; una mappa dello stato di salute di quanti abitano questo territorio. Tutto ciò potrà sortire effetti solo con la partecipazione diretta, organizzata e consapevole dei cittadini.
 
Per quanto riguarda le conseguenze ambientali dell’incendio sinora verificate da Arpa Lazio, in attesa dei dati dei campionatori per valutare le ricadute sui terreni, si evince che le emissioni, pur alterando profondamente in area vasta la qualità dell’aria della giornata in corso, non siano particolarmente preoccupanti: risultano assai inferiori a quelle riscontrate nelle condizioni meteoclimatiche dei periodi dell’anno in cui l’aria ristagna, si producono fenomeni di inversione termica e la Valle del Sacco diventa una camera a gas. Non comprendiamo, però, perché il dato sulle diossine e PCB rilevate a San Bartolomeo sia stato pubblicato solo in relazione alle medie di campionamento in un arco di nove giorni, non consentendo la valutazione precisa del giorno dell’incendio.
 
Non comprendiamo, soprattutto, perché la Valle del Sacco debba essere gravata da un numero spropositato di impianti relativi al ciclo dei rifiuti. In particolare, chiediamo che il superfluo impianto di CDR di Castellaccio, considerata l’autosufficienza del ciclo provinciale dei rifiuti del Frusinate peraltro incentrata sull’incenerimento e sull’utilizzo di discariche, dopo oltre un decennio di turbamento dell’esistenza della popolosa contrada di San Bartolomeo, e dopo questa ulteriore prova di inefficienza, sia definitivamente eliminato dalle future pianificazioni regionali del ciclo dei rifiuti.
 

Valle del Sacco, 14 luglio 2013

CLICCA QUI per scaricare la relazione dell'ARPA LAZIO
 

VALLE DEL SACCO, PUBBLICAZIONE RAPPORTO 2013 SORVEGLIANZA SANITARIA BETAESACLOROCICLOESANO


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

 Beta-HCH, pubblicato il rapporto 2010-2013 DEP Lazio sulla sorveglianza sanitaria ed epidemiologica della popolazione residente nella Valle del Sacco
 
 
É opportuno fare il punto della situazione sulla contaminazione da Betaesaclorocicloesano (ß-HCH) alla luce della recente pubblicazione da parte del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione Lazio (DEP) del rapporto “Sorveglianza sanitaria ed epidemiologica della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco”, Rapporto tecnico attività 2010-2013, Giugno 2013.
Ricordiamo che la prima indagine pubblicata in Ottobre 2008 fu effettuata su 246 campioni di siero individuali per il ß-HCH e campioni compositi per i PCDD-PCDF e DL-PCB, famiglie di diossine.
Estratto dei risultati:
«L’analisi statistica dei dati per area ha messo in evidenza valori di β-HCH più elevati per coloro che risiedono in prossimità (entro un km) del fiume Sacco, con valori più che doppi rispetto alle altre aree»; «[…per le diossine] si è osservato nelle aree di Colleferro (sia entro un km dagli impianti sia nel resto del comune ad 1 km dal fiume) un livello superiore a quanto riscontrato nelle altre zone a quanto osservato in studi di letteratura». 
 
Nel 2009 la Regione Lazio, assecondando le richieste del DEP Lazio, avvia il programma di monitoraggio biennale del ß-HCH sui residenti ad 1 Km dal fiume Sacco, con uno sportello informativo presso le USL RMG di Colleferro e la USL di Frosinone e un ambulatorio centralizzato presso la USL RMG.
Per questa nuova indagine, il campione contattato, entro 1 km dal fiume, è stato di 710 soggetti, di cui 643 hanno aderito. Di questi ultimi, 141 sono stati in seguito esclusi per problemi strumentali relativi al laboratorio analisi (Fondazione Maugeri di Pavia), per cui per il prosieguo della sorveglianza i campioni verranno inviati ad un laboratorio di Helsinki.
L’analisi è stata condotta su un campione di 502 soggetti.
 
Riportiamo un estratto dello studio.  
 
«In conclusione, in questa indagine, sono stati messi in evidenza livelli significativi di β–HCH in una popolazione nota per essere stata esposta a tale inquinante, prevalentemente attraverso alimenti e bevande. I dati emersi dalla sorveglianza sanitaria della popolazione presa in considerazione hanno permesso di mettere in luce alcuni effetti biologici […]. In particolare sono state osservate perturbazioni del pattern lipidico, della funzionalità renale e della steroidogenesi, interessando anche gli ormoni sessuali nel sesso femminile. É stata osservata infine una chiara associazione con alterazioni cognitive.
La possibilità che alla esposizione a β–HCH segua un danno biologico di diversi organi ed apparati è suffragata dai risultati di questo studio, anche se le conclusioni generali sono necessariamente caute nell’indicare l’esistenza di un nesso di causa ed effetto. La metodologia dello studio e i suoi risultati meriteranno sicuramente una valutazione attenta della comunità scientifica nei prossimi mesi e la materia si gioverà di un attento follow-up ambientale e clinico della popolazione già coinvolta e di altre popolazioni del comprensorio che hanno subito una esposizione alla sostanza tossica».
 
«Nel mese di marzo 2013 è iniziato infatti il primo follow-up della coorte dei residenti lungo il fiume che prevede la ripetizione di tutti gli esami di laboratorio già eseguiti e una batteria di esami strumentali per la diagnosi di patologie cardiovascolari (visita cardiologica, elettrocardiogramma, misurazione della pressione arteriosa, eco-doppler delle arterie carotidee»), il tutto attraverso la stipula di una convenzione con il CNR di Pisa.
 
Le conclusioni del rapporto confermano quindi che le sostanze prodotte dall’interramento dei fusti tossici nel comprensorio industriale di Colleferro hanno determinato una “acquisizione biologica del β-HCH”, in quanto il campione esaminato è abbastanza significativo.
É opportuno che alla sorveglianza sanitaria venga dato seguito, secondo le indicazioni del DEP, e che in relazione allo studio ERAS vengano implementate analisi aggiuntive su diossine, IPA e PCB, al fine di verificare l’impatto sanitario per la presenza di impianti di incenerimento rifiuti e discariche senza dimenticare le possibili ricadute del recente incendio all’impianto di preselezione di CDR in località Castellaccio a Paliano (Fr).
Riteniamo che la pubblicazione del rapporto rappresenti un ulteriore segnale di trasparenza sull’operato epidemiologico nella Valle del Sacco e soprattutto di rispetto verso una popolazione che necessita di avere serie risposte sul proprio stato di salute.
 
Attendiamo fiduciosi che le amministrazioni facciano il loro dovere e attraverso lo strumento del Consiglio Comunale aperto, comunichino alla cittadinanza i risultati del rapporto.
 
Valle del Sacco, 30 giugno 2013 

CLICCA QUI per scaricare il Rapporto
 

ITALCEMENTI COLLEFERRO E COMBUSTIBILI SOLIDI SECONDARI RINVIATI A VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE



 
COMUNICATO STAMPA
Retuvasa, Ugi, Associazione Mamme, Comitato Residenti, Raggio Verde, Gruppo Logos
 
Italcementi Colleferro, il progetto di utilizzo rifiuti come co-combustibile nel cementificio rinviato a VIA
 
E' giunto ieri, 27 giugno 2013, il risultato degli sforzi prodotti dal sodalizio associativo composto da Retuvasa, Ugi, Associazione Mamme, Comitato Residenti, Raggio Verde, Gruppo Logos, in contrapposizione alle intenzioni progettuali di Italcementi Colleferro sull’ utilizzo di alcune tipologie di rifiuti come co-combustibili (CSS) nei propri impianti.
La Determinazione Dirigenziale A05159 pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio, in seguito a verifica di assoggettabilità a  Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) presentata dal proponente, ha accolto le osservazioni delle Associazioni e del Consiglio Comunale di Colleferro, rinviando il progetto all’Area di Valutazione di Impatto Ambientale.
Le considerazioni che hanno determinato tale valutazione sono: l’applicazione del decreto legislativo 152/2006 sulla capacità impiantistica e non sulle quantità di rifiuti giornalieri conferiti indicati nel progetto preliminare come 100 T/g; la direttiva 97/11/CEE che indica la necessità di sottoporre a VIA impianto di smaltimento rifiuti mediante incenerimento.
 
Ulteriori considerazioni, quelle ammesse e sollevate dalle Associazioni hanno avuto un peso fondamentale e sono riferite: alle problematiche relative alla qualità dell’aria e delle emissioni in atmosfera, aspetto considerato rilevante, in relazione alla possibile formazione e diffusione di sostanze pericolose legate al tipo di combustibili che si vuole inviare ai forni; al fatto che l’abitato è a 300 mt [ndr molto meno] e che quindi necessitano ulteriori approfondimenti sugli impatti sanitari e ambientali; che risulta mancante un’analisi modellistica previsionale sulla diffusione degli inquinanti e sulle ricadute al suolo; che risulta assente un’analisi previsionale di impatto acustico; che risulta necessario un approfondimento sulla pericolosità dei materiali utilizzati i quali potrebbero produrre metalli pesanti determinando quindi un’ incompatibilità del loro utilizzo per la produzione di materiali edilizi.
 
Il cuore di quanto considerato dall’area VIA e VAS e che possiamo definire la nostra VITTORIA è:
 
le osservazioni hanno evidenziato una serie di rilevanti problematiche che si ritiene necessario esaminare in un ambito di V.I.A.
 
Ci sentiamo estremamente soddisfatti di questo primo risultato raggiunto frutto di uno studio approfondito e di una sinergia di intenti volti alla necessaria autodifesa della nostra città e delle aree limitrofe.
A questo punto ci auguriamo che il TAR del Lazio accolga e si pronunci positivamente sul ricorso presentato per l’annullamento del Decreto Ministeriale sull’utilizzo dei CSS nei cementifici italiani.
 
 
Colleferro, 28 giugno 2013

Clicca QUI per scaricare la Determinazione della Regione Lazio
 

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