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Salute

COLLEFERRO, INCONTRO CON LAZIO AMBIENTE SPA E SITUAZIONE GESTIONE RIFIUTI


Comunicato Stampa - Report
Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro: rifiuti e affari regionali
 

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco e il Comitato Residenti Colleferro hanno incontrato il 15 novembre c.a. – richiesta che risale al mese di giugno - la dirigenza di Lazio Ambiente SpA, la società di proprietà della regione Lazio che l’1 agosto 2013 ha acquistato dall’amministrazione straordinaria del gruppo Gaia Spa alcune società e beni immobili.
A fronte del pagamento di 14,1 milioni di euro, Lazio Ambiente ha rilevato, tra l’altro, il 100% della Mobilservice (gestore di una linea di incenerimento), la gestione della discarica di Colle Fagiolara, attrezzature, automezzi e, infine, il 60% del capitale della EpSistemi (seconda linea di incenerimento).
Più in dettaglio, per l’inceneritore ex Mobilservice sono stati pagati 10,5 milioni di euro, 3,4 milioni per la gestione della discarica di Colle Fagiolara e cifre meno significative per le società Gaiagest e Gaiser. L’acquirente si è impegnato poi a rilevare il 40% di Ep Sistemi, attualmente in capo ad AMA, per 2,8 milioni di euro e alcuni immobili a Frascati e Segni.
Il valore dell’intera operazione di salvataggio potrebbe superare i 20 milioni di euro, capitale massimo stanziato dalla Regione Lazio per Lazio Ambiente SpA, quindi soldi pubblici.
 
All’incontro, tenutosi a Colleferro negli uffici della nuova società annessi agli impianti di incenerimento, erano presenti il dott. Vincenzo Conte, Amministratore unico della società, il dott. Cardoni, Direttore generale, il dott. Scarrone e l’ing. Capriotti, responsabile degli impianti di Colleferro, i rappresentanti delle citate associazioni e i residenti del quartiere Colleferro Scalo.
Riportiamo, di seguito, alcuni elementi emersi nel corso del dibattito integrati con ulteriori informazioni raccolte successivamente.
Il primo tema affrontato è stato quello dei dipendenti della società regionale ancora in posti di responsabilità, nonostante il loro coinvolgimento nel noto processo penale in corso a carico di soggetti interni alla precedente gestione per aver bruciato materiale non a norma negli inceneritori. Al riguardo è stato chiesto ai manager di Lazio Ambiente di valutare l’opportunità di rimuoverli, assegnandoli a incarichi di minore rilevanza. Questo per motivi di sensibilità verso i cittadini che hanno subito danni dai gravi comportamenti delittuosi, ancorché la colpevolezza delle persone in questione non sia stata accertata giudizialmente. Tale decisione costituirebbe un apprezzabile segno di discontinuità gestionale rispetto alle prassi assai discutibili perpetrate nel passato.  Ci è stato assicurato che i personaggi in questione non ricoprono ruoli decisionali, risposta che non ci ha convinto in particolar modo per chi è stato delegato al rilascio del certificato EMAS, al personale, alla direzione di esercizio, ruoli che per noi sono di rilievo.
 
Altro argomento dibattuto è stato quello delle prescrizioni relative alla gestione degli impianti non ancora rispettate, nonostante l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per gli inceneritori sia stata rilasciata nel maggio 2009 e in procinto di essere rinnovata nel 2014. Abbiamo fatto presente che alcuni importanti vincoli posti non sono ancora osservati (è opportuno ricordare che l’ente preposto al controllo è Arpa Lazio). Ci riferiamo alla mancata installazione del deferrizzatore, richiesta da ottemperare entro il tempo limite di 6 mesi (ampiamente superati) dal rilascio dell’autorizzazione per la separazione dei materiali ferrosi dal CDR in entrata. Quello da noi segnalato è una questione importante in quanto, come affermato dal Dott. Conte, il CDR  - proveniente esclusivamente da impianti di Trattamento Meccanico Biologico del Lazio (E Giovi SRL, Rida Ambiente SRL, Ecologia Viterbo SRL, Pontina Ambiente SRL), come stabilito dal Prefetto, Dott.  Sottile  - non subisce controlli in ingresso, confidando esclusivamente sulle verifiche svolte dalle società che producono e conferiscono il CDR.
Ricordiamo che l’apporto di materiale ferroso all’incenerimento è uno degli elementi di imputazione nel citato processo penale a carico dei responsabili dell’ex gruppo Consorzio Gaia spa.
Sempre in relazione alle prescrizioni AIA non rispettate, i residenti del quartiere Colleferro Scalo hanno esibito prova fotografica del notevole disagio e del pericolo provocato dai trasportatori del CDR, segnalando pure il mancato rispetto dell’ordinanza municipale che impone l’utilizzo di via Romana per due giorni a settimana, chiedendo di farsene carico.
Si è discusso dello smaltimento delle ceneri, problema assai delicato nell’ambito del ciclo di incenerimento, in quanto la produzione di residui è percentualmente rilevante dal punto di vista economico. 
Ad oggi il servizio è espletato dalla società Navarra SpA sulla base di un appalto indetto dalla precedente gestione, che prevede oneri a carico di Lazio Ambiente per 3,8 milioni di euro circa; il management ha precisato che in futuro l’affidamento del servizio dovrà avvenire sulla base di un bando di gara a livello europeo, una scelta di trasparenza, assolutamente auspicabile.
In relazione all’obsolescenza degli impianti il Dott. Conte ha affermato che al momento dell’acquisto è stata redatta una relazione tecnica in cui si assicurava la funzionalità degli stessi fino al 2028.
Ha affermato poi che la società Lazio Ambiente SpA non ha risorse per procedere ad un ammodernamento degli impianti, diverse decine di milioni di euro, e che per il futuro si intende procedere con l’ordinaria manutenzione. Al riguardo, le associazioni hanno sollevato forti perplessità, anche alla luce dei frequenti fermi di produzione degli impianti e degli incidenti verificatisi. Sono stati chiesti ulteriori dettagli sulla relazione tecnica, che cercheremo di ottenere in incontri successivi.
Alla richiesta di informazioni sul piano industriale della società, il Dott. Conte non ha ritenuto di  fornire elementi, riservandosi eventualmente di tornare sull’argomento a fronte di una richiesta scritta. Circa gli aspetti finanziari della futura gestione, in ordine ai quali sono state espresse le preoccupazioni di rivivere ancora le difficoltà dell’ex gruppo Gaia spa, che tanti danni hanno portato alle finanze pubbliche, il Dott. Conte ha affermato che la società è in utile, sebbene molti conferitori di CDR e alcuni Comuni siano in ritardo nei pagamenti. Al riguardo abbiamo segnalato l’incongruenza tra le due affermazioni e l’eccessiva fretta di affermare che la società è in utile a pochi mesi dall’avvio della gestione. Il rischio è che in assenza di precisi meccanismi di garanzia in breve tempo ci si possa ritrovare nella medesima situazione di debito eccessivo e di irregolarità che hanno affossato la gestione dell’ex Consorzio Gaia spa.
Per quanto riguarda i benefit ambientali riconosciuti al Comune di Colleferro per la presenza degli impianti, il Dott. Conte non ha ritenuto di rispondere alla domanda volta a conoscere l’ammontare di quanto viene corrisposto annualmente a favore del Comune.
Secondo le informazioni in nostro possesso i benefit sono ora circa 4 euro a tonnellata;  per la discarica l’accordo è stato appena rimodulato e avrà decorrenza dal 1 gennaio 2014. Nel 2012 sono state conferite circa 100.000 tonnellate contro le 160.000 circa del 2011 e ciò ha indotto l’Amministrazione a chiedere l’aumento del ristoro al fine di “supportare” il bilancio comunale. Il nuovo accordo prevede l’incremento da 30 a 45 euro circa per tonnellata di conferimento nel sito e, soprattutto, la decurtazione di 1 milione di euro circa dall’importo totale che il Comune deve a Lazio Ambiente spa per il servizio di smaltimento in discarica. Queste cifre sono suscettibili di variabilità in quanto legate alla percentuale di raccolta differenziata al cui crescere diminuisce il conferimento in discarica e, di conseguenza, il ristoro riconosciuto al Comune di Colleferro.
L’accordo consente al Comune di avvalersi di un articolo della normativa di introduzione della Tares per aggirare l’ostacolo di utilizzo delle entrate da ristoro ambientale per l’abbattimento dei costi di smaltimento dei rifiuti. In tal modo il Comune riesce a contenere l’incremento al 15%, in attesa delle nuove rimodulazioni per il 2014.
 
Al riguardo poniamo il seguente interrogativo: qual è lo scambio tra il Comune di Colleferro e Lazio Ambiente spa sottostante a tale accordo, a vantaggio dell’uno e dell’altro contraente?
L’aumento del ristoro richiesto diverrebbe un minore introito per Lazio Ambiente SpA e questo potrebbe rappresentare un precedente per gli altri siti di discarica quando la nuova tariffa di benefit verrà sottoposta all’iter autorizzativo con delibera regionale.
 
Sulla discarica di Colle Fagiolara abbiamo ribadito le nostre rimostranze per gli odori nauseabondi persistenti, costantemente monitorati dai residenti e oggetto di segnalazione alla Magistratura. Il motivo dell’aumento dei cattivi odori, secondo l’ing. Capriotti, è  dovuto alla presenza del traliccio di energia elettrica della rete Terna, la cui rimozione era prevista nell’iter autorizzativo del nuovo invaso da 1,7 milioni di tonnellate nel 2009, e la cui ubicazione procurerebbe un vuoto e un ristagno del percolato, complicato da rimuovere. Con questa spiegazione è stata riconosciuta, per la prima volta, la legittimità della protesta dei residenti ed individuata la causa, ma siamo altresì rimasti  interdetti, visto che anche in questo caso si tratta di una delle prescrizioni autorizzative che non sono state rispettate; ci chiediamo se l’ARPA Lazio riporti, nelle sue relazioni, il mancato rispetto delle regole.
 
Il Dott. Conte, in merito alla gestione post-mortem della discarica, ha affermato che la nuova società sta provvedendo agli accantonamenti previsti dalla legge regionale (circa 15 euro a tonnellata) e che la precedente gestione  - per quanto di sua conoscenza  - non aveva accantonato gli importi dovuti. Resta in sospeso la questione se gli accantonamenti di Lazio Ambiente spa siano sufficienti per la gestione a fine ciclo. Aggiungiamo che nessun Comune in quota societaria con Gaia SpA, compreso Colleferro, si è mai preoccupato di verificare il reale stato dei fatti.  
Sull’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB,) in iter autorizzativo presso la regione Lazio,, ci sarebbe stata, in Conferenza di Servizi, l’imposizione della Provincia di Roma dell’implementazione di un impianto di compostaggio da 56.250 tonnellate annue, quantità concordata in funzione di una raccolta differenziata porta a porta del 50%. L’iter è ancora fermo in Regione, ma abbiamo reso noto che siamo contrari e che ci opporremo a tutti i costi alla costruzione di un progetto ormai superato.  
Peraltro, sulla grave situazione di illegalità della discarica, sui danni alla salute causati ai residenti e sul superamento del progetto di TMB, presentato nell’agosto del 2010, quindi datato, i sottoscritti hanno informato il Prefetto Pecoraro, nell’incontro del 21 ottobre c.a. con il responsabile per gli enti locali, su cui il Sindaco di Colleferro, sig. Mario Cacciotti, ha dovuto riferire per iscritto fornendo generiche e banali precisazioni.
 
Per quanto riguarda la raccolta differenziata porta a porta, da lungo tempo promessa e ancora non realizzata, è presumibile che venga avviata fra circa un anno, nonostante l’ottimismo dell’Amministrazione che riduce i tempi a 6 mesi, tempo utile, dopo l’avvio del centro di trasferenza o isola ecologica prescritto dalla Provincia di Roma, per ottenere i fondi necessari, avviare la campagna di comunicazione, consegnare i contenitori. Nel frattempo giova ricordare che il Governo Letta vergognosamente va in soccorso dei Comuni inadempienti con uno schema di decreto che prevede lo slittamento di 8 anni delle percentuali di raccolta differenziata previste a partire dal 2006.  Quindi ciò che era previsto nel 2012 dall’art. 205 della Legge 152/2006, cioè il 65% di raccolta differenziata, viene modificato dall’art. 15 del collegato ambientale alla legge di stabilità, con il raggiungimento di tale percentuale al 2020. Sta di fatto che il Comune di Colleferro nel 2012 era al 15% di raccolta differenziata e che, anche in relazione alla previsione dell’impianto di compostaggio collegato al TMB, gli scenari siano da rivedere.
 
L’incontro si è concluso con la disponibilità del Dott. Conte a continuare il confronto e ad accogliere le richieste dei residenti di costituire un gruppo di lavoro per esaminare le problematiche legate alla viabilità nel quartiere di Colleferro scalo e di indicare un referente con il quale interfacciarsi per predisporre un protocollo d'intesa che recepisca le indicazioni degli abitanti e l'impegno reciproco a monitorare periodicamente lo stato dei rapporti e il rispetto degli impegni presi. Ai residenti sono state date assicurazioni circa la possibilità di rivolgersi al Direttore generale di Lazio Ambiente spa per segnalare situazioni problematiche legate alla viabilità di via Romana.
Con riferimento alla discarica è stata chiesta l'applicazione della normativa in materia di corretta gestione del sito per contenere i frequenti episodi di superamento dei livelli di guardia relativamente alla presenza di sostanze biologiche e/o chimiche maleodoranti all’esterno della discarica.
 
Sappiamo tutti che il Consorzio Gaia, nato da una legge regionale  per fronteggiare le ricadute occupazionali della crisi economica della Valle del Sacco causata dal processo di ristrutturazione industriale  degli anni ’90, è stato utilizzato anche per la “sopravvivenza” di alcuni personaggi locali.
Sarebbe per noi opportuno che si iniziasse a ragionare su altre prospettive che mettano prioritariamente in primo piano le questioni ambientali correlate alla salute e poi le considerazioni economiche.
 
L’incontro con Lazio Ambiente spa e gli eventuali altri che dovessero seguire non rappresentano per noi una difesa ovvero una implicita approvazione del suo operato, in quanto la società sta perseguendo politiche distanti anni luce dalla nostra visione di gestione dei rifiuti,  deprecabili anche alla luce del fatto che si tratta di una società pubblica, quindi maggiormente complice della mancata virtuosità.
Il confronto si è concluso dopo 3 ore e, pur se connotato da momenti di forte contrapposizione, è stato cordiale e va ringraziata la nuova dirigenza per la disponibilità al dialogo, in netta controtendenza con il passato.
 
Per parte nostra avevamo ed abbiamo il dovere di segnalare direttamente ai nuovi gestori eventuali incongruenze e in particolar modo le nostre posizioni in merito.

 
Colleferro, 29 novembre 2013  
 

PROCESSO INCENERITORI COLLEFERRO, PRIMA UDIENZA DIBATTIMENTALE

 
Comunicato Rete per la Tutela della Valle del Sacco

 
Processo inceneritori Colleferro: 12 novembre 2013, prima udienza dibattimentale.
 

Il 12 novembre 2013 alle ore 9,00 si apre presso il Tribunale di Velletri la fase dibattimentale del processo sui fatti illeciti presso gli inceneritori di Colleferro evidenziati dalle attività del Nucleo Operativo Ecologico con il sequestro degli impianti nel marzo 2009.
La fase preliminare ha concluso il suo iter il 10 gennaio scorso con il rinvio a giudizio dei 26 indagati.
I capi di imputazione scaturiti dalle indagini sono da ricondurre in gran parte a crimini di carattere ambientale di vario genere: dallo smaltimento illecito dei rifiuti, alla falsificazione di certificati di conferimento, alla modifica dei valori limite riguardanti le emissioni in atmosfera, alle intimidazioni ai dipendenti perché non collaborassero con il NOE, all’omissione dei poteri di controllo.
Resta ancora sorprendente la presenza nella conduzione degli impianti, ora gestiti in gran parte da Lazio Ambiente SpA la società regionale subentrata all’ex Consorzio Gaia, degli stessi personaggi che dai rilevamenti del NOE hanno permesso gli illeciti. E’ vero che fino all’ultimo grado di giudizio nessuno è da considerarsi colpevole, ma per semplice principio di precauzione si sarebbero almeno dovuti sospendere dalla carica o spostare ad altre mansioni di minor responsabilità. Il pensiero va inevitabilmente ai licenziamenti senza troppi scrupoli di alcuni dipendenti, considerati scomodi a suo tempo e a difesa dei quali, da quanto ci risulta, è venuta meno la giusta protezione da parte delle organizzazioni sindacali.
Chiediamo con forza che la nuova gestione, a prescindere dalla nostra ben nota contrarietà al sistema di incenerimento dei rifiuti, dia dei segnali forti nei confronti dei cittadini di Colleferro e delle aree limitrofe, che venga ripristinato quel senso morale ed etico assente negli anni passati, che provveda a far presente ai soggetti sotto processo che non sono graditi, che le loro parole intercettate nella fase di indagine preliminare sono una ferita ancora aperta e che difficilmente si può rimarginare.
Confidiamo inoltre che il Tribunale di Velletri lavori rapidamente per portare a termine il primo grado di giudizio del processo e che non cada nella tentazione della prescrizione, in quanto la nostra comunità si attende di avere delle risposte importanti sull’applicazione di una giustizia a cui sempre più frequentemente ci appelliamo.
 
 
Colleferro, 11 novembre 2013
 

BIOCIDIO TOUR, 9 NOVEMBRE A COLLEFERRO


BIOCIDIO TOUR: dal Lazio alla Campania
 
Il 9 Novembre una delegazione internazionale composta da accademici, giornalisti, attivisti e ricercatori sarà a Colleferro per conoscere la storia del nostro territorio, un esempio di ingiustizia ambientale, un Biocidio nel Lazio.
 


L’Associazione A Sud e il Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali organizza il BiocidioTour, nell’ambito della settimana di attività del progetto europeo EJOLT (Environmental Justice Organisations, Lialibities and Trade) che coinvolgerà attivisti ed esperti di conflitti ambientali provenienti dall’America Latina, dall’Africa, dall’India e da vari paesi europei per visitare i territori emblema di ingiustizia ambientale in Lazio e in Campania.La delegazione composta da giuristi, accademici, epidemiologici, economisti e attivisti di tutto il mondo sarà in Italia dal 9 al 15 novembre per conoscere ed entrare in contatto con le organizzazioni sociali che lavorano sui conflitti ambientali dando visibilità alle lotte locali e mirando alla costruzione di strumenti utili alle comunità impegnate a salvaguardare l’ambiente e il diritto alla salute.

Perché un Biocido Tour

Scegliere di installare impianti produttivi, estrattivi o di smaltimento contaminanti su un determinato territorio senza preventivamente valutarne le conseguenze su ambiente e cittadini significa decidere scientemente che quelle comunità sono “sacrificabili” a una malintesa idea di sviluppo.
In Campania è nata un’ampia coalizione popolare per fermare la sistematica violazione del diritto alla salute attraverso l’avvelenamento del territorio e della popolazione, un vero
Biocidio che ha trasformato la Campania felix nella Terra dei Fuochi, un immenso territorio tra Napoli e Caserta devastato da un modello di smaltimento dei rifiuti tra discariche, inceneritori, sversamenti illegali di rifiuti tossici e industriali.
Situazione analoga anche nel Lazio dove si contano numerosi siti contaminati per la presenza di stabilimenti industriali o impianti per lo smaltimento dei rifiuti.

LA VALLE GALERIA E LA VALLE DEL SACCO, BIOCIDIO NEL LAZIO

Il 9 novembre la carovana partirà da Roma e visiterà la Valle Galeria, zona a nord di Roma dove si trova la discarica di Malagrotta, sito di stoccaggio dei rifiuti più grande d’Europa, chiusa alla fine del settembre scorso dopo 17 anni di proroghe.Il sito ha un’estensione superiore ai 240 ettari e riceveva ogni giorno tra le 4500 e le 5000 tonnellate di rifiuti, producendo circa 330 tonnellate di scarti e fanghi all’anno. La zona di Malagrotta, che è soltanto una parte della Valle Galeria, comprende i quartieri di Massimina, Santa Cecilia, Spallette e San Cosimato, e rappresenta probabilmente l’area di Roma in cui si concentra il maggior numero di impianti industriali ad alto impatto ambientale.
La delegazione si sposterà a Colleferro dove le associazioni e i cittadini riuniti nel Coordinamento Valle del Sacco illustreranno la storia e le criticità della zona, spiegando l’ origine dell’inquinamento e i danni ambientali provocati dalla gestione scellerata e irresponsabile del territorio.
Dall’avvelenamento del Fiume Sacco fino all’installazione degli impianti di smaltimento rifiuti, la delegazione visiterà i luoghi simbolo presenti a Colleferro per conoscere dettagliatamente la situazione in cui è costretta a vivere la popolazione.

10 NOVEMBRE NAPOLI E LA TERRA DEI FUOCHI

La carovana conoscerà la drammatica situazione della terra dei fuochi tra la provincia di Napoli e Caserta, una delle zone in Italia in cui le conseguenze dell’esposizione di territori e comunità a agenti inquinanti dovuti prevalentemente alla gestione dei rifiuti sono maggiormente drammatiche.
La delegazione visiterà alcune delle zone caratterizzate dalla presenza di inceneritori, discariche, siti di stoccaggio di ecoballe, sversamenti e smaltimento illegale di rifiuti e incontrerà i comitati locali della zona.
In queste due giornate le personalità internazionali e la stampa avranno l’opportunità di conoscere le conseguenze ambientali, sociali, sanitarie ed economiche della mala gestione del territorio, creando così un momento di divulgazione tra esperti e attivisti locali per trovare soluzioni e percorsi efficaci da intraprendere per non violare il diritto alla salute.

Per maggiori informazioni visitare le pagine.

www.asud.net

http://asud.net/biocidio-tour-nei-luoghi-dellingiustizia-ambientale-tra-lazio-e-campania/

INTERFERENTI ENDOCRINI (PCB, DIOSSINE): COME CI SI DIFENDE.





Comunicato Stampa A.MA., Retuvasa, Minerva Pelti


Interferenti Endocrini (PCB, Diossine): come ci si difende.
 
 
Le associazioni A.Ma. Associazione Mamme Colleferro, Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) e Minerva Pelti Onlus esprimono piena soddisfazione per la buona riuscita della Conferenza "INQUINAMENTO E SALUTE DEI BAMBINI, COSA C'È DA DIRE, COSA C'È DA FARE", tenutasi lunedì 7 ottobre 2013, presso la sala Moffa del Comune di Colleferro. Folta la partecipazione di rappresentanti di varie associazioni, medici, genitori, insegnanti, rappresentanti della politica locale e nazionale.
L'idea della Conferenza nasce dall'incontro di realtà associative impegnate in zone di pertinenza diversa, ma unite da medesimi obiettivi, quelli improrogabili della difesa di ambiente e salute.
La diffusione delle informazioni sulla stato della salute dei cittadini, l'importanza della prevenzione primaria, la necessità  di approfondimenti del rischio sanitario attraverso studi epidemiologici, la sollecitazione per l’elaborazione di un percorso di una cittadinanza attiva che pretenda sistemi di osservazione permanente sulla Valle del Sacco, il ruolo della bonifica e la riduzione dell'esposizione ai fattori di rischio: tutti questi elementi sono stati al centro degli interventi dei relatori.

La Dott.ssa Laura Reali, Referente Associazione Culturale Pediatri, con una lunga dissertazione tecnica sugli INTERFERENTI ENDOCRINI ED I PESTICIDI e sulla modificazione del panorama delle malattie infantili (dalla obesità al diabete di tipo 1, all'autismo, l'asma, il DHD, fino ad arrivare alle patologie oncologiche) ha illustrato quanto possa essere pericoloso e dannoso per l’essere umano vivere in luoghi con criticità di carattere ambientale.

Ma cosa sono gli interferenti endocrini?

In estrema sintesi, sono un ampio gruppo di sostanze, tra le quali figurano contaminanti ambientali persistenti, composti utilizzati in prodotti industriali e di consumo di uso comune nonché composti naturali. PCB, diossine, alcuni tipi di pesticidi, tra cui l’esaclor
oesano, gli ftalati. Tutte sostanze che, a livello endocrino, possono interagire con il sistema ormonale anche nella crescita e sviluppo del feto provocando danni come patologie riproduttive, disturbi comportamentali dell’infanzia e forse anche diabete e alcuni tipi di cancro.
La Dott.ssa Reali ha, infine, illustrato come poter evitare, per quanto possibile nel vivere  quotidiano, il contatto con queste sostanze,
concludendo il suo intervento sottolineando la necessità del controllo sul latte materno come indicatore biologico del livello d'inquinamento.
Infine sono giunte opportune sollecitazioni alle istituzioni, in particolar modo sulla necessità che anche il nostro paese ratifichi la CONVENZIONE DI STOCCOLMA (l'Italia è uno dei pochi a non averlo ancora fatto), che permetterebbe di inserire tra gli inquinanti organici persistenti (POPs) anche i PCB e diossine oltre all’esaclorocicloesano, contaminante nella Valle del Sacco.

La Dott.ssa Palazzi ed il Dott. Satta, entrambi pediatri di base presso la ASL RMG, che ringraziamo per il prezioso supporto che hanno prestato all'iniziativa, sono intervenuti per sottolineare l'importanza dello stile di vita e la necessità di una crescita di consapevolezza nella popolazione, della necessità di pensare al RISCHIO IN VIA PREVENTIVA.

All'Associazione Minerva Pelti spettano i nostri ringraziamenti per aver richiesto e acquisito gli atti riguardanti lo STUDIO SUI TUMORI INFANTILI NELLA VALLE DEL SACCO, valutazione epidemiologica svolta dalla Regione Lazio - Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione e conclusa il 13 marzo 2012, mai resa pubblica e menzionata solamente nelle relazioni di bonifica della Valle del Sacco.
Andiamo ad analizzare i dati riportato nello studio.

Per quanto riguarda sia l’area 1 che include i Comuni di Colleferro, Segni, Gavignano che l’area 2 che include i Comuni di Paliano, Anagni, Sgurgola, Morolo, Supino, Ferentino, lo studio precisa che per la mortalità nella fascia d’età 0-19 anni, i dati sono simili a quelli della popolazione della Regione Lazio.
Nell’area 1 non ci sono aumenti di tumori maligni, ma risulta un evidente aumento di ricoveri per tutte le cause, che si attesta per la fascia di età 0-14 anni, sia per i maschi che per le femmine, intorno ad un 40% in più rispetto alla media regionale (SHR=1.41 per i maschi, SHR=1.40 per le femmine).
Per l’area 2, sempre 0-14 anni, la percentuale di ospedalizzazione in più rispetto alla media regionale è del 18%  per i maschi (SHR=1.18), del 26% per le femmine (SHR=1.26).
Il dato che lo studio indica come meritorio di approfondimento è la situazione nell’area 2, in particolar modo viene citato Anagni, per i maschi di 0-14 anni con un 281% in più per il tumore all’encefalo (SHR=3.81) e del 174% in più per i tumori maligni del tessuto linfatico ed ematopoietico (SHR=2.74).
Da precisare che per quanto riguarda i tumori infantili le percentuali si basano su un numero di casi limitati.
Lo studio conclude con:
Il cluster di casi di sesso maschile riscontrato ad Anagni, anche se di entità limitata e potenzialmente dovuto a variazioni casuali, merita ulteriori approfondimenti.

In realtà questi dati, già piuttosto preoccupanti potrebbero esserlo ancora di più se, per l’analisi specifica, fossero stati presi come riferimenti di confronto gli Studi AIRTUM sui Tumori Infantili e degli Adolescenti del 2008 e l’ultimo pubblicato nel 2012 e  riferito proprio al periodo 2003-2008, sovrapponibile a quello dello studio in esame. In questo caso sembrerebbe che, il condizionale è d’obbligo, i tumori infantili nelle aree in esame siano quasi il doppio di quelli riscontrati nel Centro Italia, differentemente quindi dalla comparazione regionale. Andando ad analizzare poi le singole tipologie delle diverse forme che hanno colpito i bambini del nostro territorio, si avrebbe addirittura oltre il doppio dei tumori del tessuto linfatico ed ematopoietico, quasi il quadruplo per i tumori dell’encefalo, arrivando sino a quasi cinque volte per i tumori renali della sola Area 2.
Dati, questi, che necessitano di una immediata verifica ed un ulteriore approfondimento da parte delle istituzioni specialistiche preposte.

La Conferenza si è brillantemente conclusa con un contributo importante dell'Associazione Mamme per la salute e l'ambiente Onlus di Venafro, altro luogo vessato da presenza massiccia di impiantistica industriale; Salvatore Altiero del CSOA La Strada a nome anche dei rappresentanti dell’Associazione ASUD, ha illustrato la campagna #STOPBIOCIDIO partita dalla Campania e in viaggio per il coinvolgimento di altre regioni italiane tra cui il Lazio; la Parlamentare Federica Daga (M5S) ha riportato quanto il suo gruppo sta portando avanti in sede istituzionale per la salvaguardia dei territori; Marco Campagna della segreteria della Consigliera Regionale Daniela Bianchi ha ricordato che sulla Valle del Sacco è stato aperto un Tavolo Tecnico di verifica e proposte al quale daranno il loro contributo anche le Associazioni e Comitati. 

Concludiamo dicendo che la Conferenza è riuscita nel suo intento di arricchire il bagaglio di conoscenza sul rischio sanitario sia dei bambini che degli adulti e che tali iniziative dovrebbero essere proposte dalle Amministrazioni, non solamente da gruppi autogestiti di cittadini.
 
Valle del Sacco, 13 ottobre 2013

CLICCA QUI per scaricare gli atti della Conferenza.

 

CONTAMINAZIONE DA PCB AD ANAGNI

Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
Inquinamento PCB Anagni.
 

In primo luogo, l’opportuna ordinanza del Comune di Anagni del 02.10.13 ci pone in difficoltà, in quanto al solito le istituzioni agiscono con un deficit di trasparenza. Quali sono esattamente le positività riscontrate, e quante? Domande cui potremo rispondere solo dopo l’indebito tributo in termini di tempo ed energia dedicato all’accesso agli atti.
 
Una cosa è certa: si tratta di un inquinamento da PCB. Probabilmente collegabile a una combustione di materie plastiche. Riteniamo quindi indispensabili e urgenti verifiche e controlli in area vasta.
 
Identificare precise cause è invece questione più complessa e delicata. Si possono però, o meglio si devono, avanzare ragionevoli ipotesi, da sottoporre al vaglio di successivi riscontri.
 
La prima scontata associazione punta all’incendio dell’impianto di CDR di ACEA ARIA di Castellaccio del 19.06.13 Paradossalmente, solo dopo 3 mesi e mezzo, si scoprirebbe che gli enti di controllo (ARPA in primis) ne avrebbero clamorosamente sottovalutato l’impatto, lasciando di fatto la popolazione in balia dei suoi effetti, dopo averle rassicurate circa l’assenza di pericoli per la catena alimentare e la salute. Peraltro, nella relazione del 24.06.13 ARPA aveva annunciato la necessità di ulteriori campionamenti sulle concentrazioni di PCB a San Bartolomeo, in mancanza di dati storici. Non ci sembra ad oggi che queste indagini di approfondimento siano state compiute.
 
L’imponente colonna di fumo, che raggiunse addirittura l’Alta Valle del Sacco, investì più direttamente il territorio del Comune di Paliano e proprio la zona ovest di Anagni dove oggi si riscontrano positività al PCB in tessuti biologici di animali di allevamento. Ma la ASL ha eseguito controlli sul territorio di Paliano?
 
Non è affatto inverosimile supporre un “effetto sommatoria”, ovvero una possibile e preesistente contaminazione da PCB legata alle emissioni degli inceneritori di rifiuti, su cui si sarebbe aggiunta quella derivante dall’incendio dell’impianto di CDR e magari da altre fonti inquinanti. La zona ovest di Anagni dista diversi km. dagli inceneritori di Colleferro, ed è invece relativamente vicina agli inceneritori di pneumatici della Maind SrL (controllata Marangoni Tyre), già sospettati in passato di essere la causa di concentrazioni di diossine e PCB particolarmente elevate in località “Quattro Strade”, di fronte all’impianto.
 
Cogliamo l’occasione per affrontare la questione della suddetta Marangoni Tyre. Dopo aver espresso sentita solidarietà ai dipendenti dell’azienda, improvvisamente privati del loro posto di lavoro, non possiamo non sottolineare che si sta verificando quanto avevamo sempre sospettato, ovvero che l’azienda avrebbe chiuso l’impianto produttivo lasciando in attività remunerative fonti inquinanti di prima grandezza, con scarso riscontro in termini di posti di lavoro. Non scartiamo affatto l’ipotesi che l’azienda intenda ora utilizzare la situazione di crisi occupazionale per una sorta di ricatto alle istituzioni, chiedendo “deleghe in bianco” all’incenerimento, già velatamente risuonate nel discorso di alcuni politici, o magari la riesumazione del progetto di incerimento del “car fluff”. Nel frattempo, continuano a giungerci dalla cittadinanza segnalazioni di miasmi e fuoriuscite di fumo notturne dall’inceneritore di pneumatici.
 
In conclusione, l’inquinamento da PCB nella zona ovest del territorio del Comune di Anagni richiede pronte e adeguate risposte da parte degli enti di controllo deputati alla tutela della salute e dell’ambiente e di tutte le istituzioni. Vigileremo sul fatto che la situazione sia affrontata in modo strutturale.   
 
 
Anagni, 3 ottobre 2013

CLICCA QUI per scaricare l'ordinanza del Comune di Anagni
 

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