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Salute

Art. 4 Decreto Destinazione Italia, Conferenza Stampa 11 febbraio 2014


Di seguito il comunicato diffuso dalle realtà che hanno promosso la conferenza stampa di questa mattina 11 febbraio presso la sala stampa della Camera dei Deputati contro l'art.4 del decreto Destinazione Italia.
  
COMUNICATO STAMPA
 
Destinazione Italia, arriva il condono tombale per i disastri ambientali
 
Comitati, movimenti e amministratori locali: SI’ alle bonifiche, NO ai regali per gli inquinatori.
 
Chi ha inquinato deve essere pagato: un condono tombale sulle bonifiche per criminali e aziende senza scrupoli con tanto di regalo di miliardi di euro di fondi pubblici.




Il Decreto Destinazione Italia è un vero e proprio regalo per gli inquinatori incalliti che hanno devastato il paese deprimendo l’economia di vaste aree italiane e condannando a morte migliaia di cittadini. Questa è la denuncia lanciata oggi durante la conferenza stampa svoltasi a Roma presso la sala stampa della Camera a cui hanno partecipato rappresentanti del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, del Coordinamento Nazionale Siti Contaminati, degli amministratori dei Comuni ricadenti nei Siti Nazionali di Bonifica (SIN) e della campagna Stop Biocidio di Lazio e Abruzzo.
 
In queste ore è scatta la mobilitazione affinché la norma contenuta all’Art.4 del Decreto sia cancellata. Purtroppo la maggioranza in Parlamento pare sorda agli questi appelli lanciati dai cittadini e dai Comuni che da anni si battono contro gli inquinatori, spesso lasciati soli proprio dallo Stato. Si preferisce tutelare gli interessi di grandi aziende che in questi ultimi anni sono spesso salite, è proprio il caso di dirlo, sul banco degli imputati per gravissimi fatti di contaminazione di acqua e suolo.
 
In Italia lo Stato ha perimetrato 57 Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche, scesi a 39 con una operazione di riclassificazione artificiosa realizzata con un tratto di penna dal Ministro Clini all’inizio del 2013 senza che le bonifiche, per stessa ammissione del Ministero, fossero realizzate e senza che nessuno a livello ministeriale tra alti funzionari e amministratori nazionali pagasse per tale insuccesso. Taranto, Priolo, Marghera, Terra dei Fuochi, Bussi, Brindisi, Gela, Sulcis, Mantova, Brescia sono solo alcune di queste aree, abitate da milioni di persone, in cui l’Istituto Superiore di Sanità ha accertato, con lo studio “Sentieri”, un aumento esponenziale di malattie mortali stimando migliaia di morti in eccesso.
 
Con queste premesse ci si aspetterebbe un rilancio delle bonifiche a favore dei cittadini, per recuperare lo “spread ambientale” che ci separa da paesi come la Germania che da anni perseguono la riqualificazione ambientale con il consenso e la partecipazione della popolazione dando nuova vita ai territori destinandoli a parchi, ecomusei, luoghi per attività sportive ecc.
 
Il Governo Letta, Il Ministro Orlando e la maggioranza hanno invece immaginato di poter “reindustrializzare” questi siti puntando al coinvolgimento degli inquinatori, che potranno ricevere fondi pubblici per qualsiasi tipo d’iniziativa produttiva, anche inceneritori, nuove raffinerie ecc. L’accordo di programma potrà essere formato con soggetti già condannati o sotto processo per reati gravissimi, che riceveranno il sostegno dello Stato.
 
Ieri la Camera ha riconosciuto la fondatezza dell’allarme lanciato dai comitati approvando l’emendamento Realacci che rischia però di essere solo la foglia di fico per un provvedimento che resta del tutto inaccettabile. A riguardo emblematica è la posizione espressa dalla Rete Comuni Sin, che raccoglie i comuni inseriti tra i Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche, per cui l’art.4 è da cancellare tout court dal decreto. Tale posizione è supportata anche da una valutazione che fa ritenere il provvedimento del tutto inadeguato e controproducente perchè inserito nell'ennesimo decreto "omnibus" e non all'interno di una stategia complessiva che miri a rendere realmente più efficace la normativa in materia.
 
Nello specifico, il denaro pubblico erogato nell’ambito dell’accordo di programma potrà essere assegnato agli inquinatori “solo” per i nuovi investimenti produttivi e non per la parte della bonifica, messa in sicurezza e risarcimento. In realtà si sono accorti che il provvedimento era contrario ai principi del nostro ordinamento e di quello comunitario che prevedono da decenni per l’autore del danno alla collettività il ripristino ambientale e il risarcimento del danno. E’ stata introdotta, quindi, questa precisazione che all’atto pratico sarà di difficilissima applicazione vista la complessità degli interventi, dei calcoli connessi all’attuazione degli accordi di programma e, soprattutto, delle verifiche che dovrebbero essere messe in campo che già oggi latitano da parte del Ministero dell’Ambiente. In ogni caso sarà uno schiaffo per cittadini onesti e popolo inquinato e un guadagno per gli inquinatori. Si vedranno finanziare a fondo perduto o, se va male, con il “solo” credito d’imposta impianti produttivi di ogni genere che avranno anche il riconoscimento di opere di pubblica utilità! Chi ha la fedina sporca o un curriculum da inquinatore saprà scommettere su interventi sostenibili?
 
Il tocco finale è nel comma 6 in cui si prevede addirittura un vero e proprio condono tombale, co-finanziato dagli italiani, per gli inquinatori poiché l'attuazione dell'accordo di programma “esclude per tali soggetti ogni altro obbligo di bonifica e riparazione ambientale e fa venir meno l'onere reale per tutti i fatti antecedenti all'accordo medesimo.” Tutto ciò senza considerare che spessissimo (basti pensare ai casi della diffusione della contaminazione del PCB a Brescia o della diossina a Bussi) la gravità reale dell’inquinamento e il vero importo dei danni si scoprono ad anni di distanza.
 
Nel Decreto è clamorosa la mancanza di norme per assicurare la partecipazione dei cittadini e la trasparenza dei procedimenti nella formulazione degli accordi di programma. Non hanno neanche previsto la Valutazione Ambientale Strategica che è obbligatoria per piani e programmi. Sarà forse la “sindrome di Dracula”, si ha paura della luce? Bisogna utilizzare miliardi di euro di fondi pubblici europei al riparo dagli occhi di quei cittadini che, nonostante il fumo sprigionato dagli impianti inquinanti…, da anni hanno saputo denunciare reati e innescare inchieste (l’ultima ieri a Bussi, coinvolta la multinazionale Solvay)?
 
Comitati, cittadini e amministratori ritengono che i fondi pubblici debbano essere impiegati in maniera trasparente per progetti sostenibili realizzati da soggetti che abbiano credibilità e che abbassino la pressione antropica sui siti di bonifica già martoriati, sull’esempio dei paesi più civili, attraverso un Piano Nazionale per le Bonifiche condiviso con comunità, associazioni e movimenti. Gli inquinatori devono solo pagare fino in fondo per i disastri che hanno danneggiato l’economia di un intero paese e città meravigliose come Mantova, Taranto etc.
 
Roma, 11 Febbraio 2014
 
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Stop Biocidio Lazio/Abruzzo
Rete Comuni SIN - Siti Interesse Nazionale per le Bonifiche
Coordinamento Nazionale Siti Contaminati
Associazione A Sud
ISDE Lazio
 

PROCESSO VALLE DEL SACCO, AGGIORNAMENTO UDIENZA 4 FEBBRAIO 2014





Processo Valle del Sacco, aggiornamento udienza 4 febbraio 2014
 
Ieri, 4 febbraio 2014, si è tenuta la prima udienza preliminare nel processo della Valle del Sacco, che, dopo essere pervenuto alla fase dibattimentale, è stato rimesso alla Procura per un vizio di notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di uno degli indagati/imputati.
La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata nei confronti di tutti gli imputati e si sono costituite molte parti civili, alcune già presenti nel processo, altre, numerose, nuove.
 
Il Giudice Ilari ha rinviato il processo all'udienza del 07.03.2014, quando si pronuncerà in ordine all'ammissione o esclusione delle parti civili e in merito ad un eventuale possibile stralcio delle posizioni degli altri imputati che verrebbero rimessi alla fase dibattimentale.
 
Le associazioni Raggio Verde, Retuvasa, U.G.I., Mamme di Colleferro si augurano che il processo abbia un decorso celere, senza vizi procedurali, che lo renderebbero inutile.
 
La Valle del Sacco dovrà subire a lungo le conseguenze nefaste di comportamenti devastanti per l'ambiente e per la salute pubblica e pretende almeno giustizia.
 
 
Valle del Sacco, 5 febbraio 2014
 

PROCESSO PER LA CONTAMINAZIONE DELLA VALLE DEL SACCO, IL 4 FEBBRAIO 2014 SI RIPARTE


Comunicato Stampa Retuvasa e Raggio Verde

Processo Valle del Sacco, la costituzione parte civile dei contaminati
 


Il 4 febbraio 2014 si riaprirà il processo penale  presso il Tribunale di Velletri per la contaminazione della Valle del Sacco dovuta all’interramento dei fusti tossici nell’area industriale ex Snia BPD di Colleferro, dopo due anni di udienze preliminari e l’annullamento per un cavillo giudiziario.

Ricordiamo che a seguito della migrazione di sostanze tossiche, come il Betaesaclorocicloesano (Beta-HCH)  lungo l’asse del Fiume Sacco venne avviata un’indagine epidemiologica per rilevarne la presenza nel corpo di un campione di cittadini residenti.

Nella prima fase su un campione esiguo di 246 persone, il 55% degli esaminati venne trovato positivo; nel susseguente rapporto di sorveglianza del giugno 2013 prodotto dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione del Lazio ed eseguito su un campione di 643 persone, si avanzavano ulteriori indicazioni sulla correlazione tra il Beta- HCH e alcuni effetti di tipo biologico.

Riportiamo un estratto dello studio.  

«In conclusione, in questa indagine, sono stati messi in evidenza livelli significativi di β–HCH in una popolazione nota per essere stata esposta a tale inquinante, prevalentemente attraverso alimenti e bevande. I dati emersi dalla sorveglianza sanitaria della popolazione presa in considerazione hanno permesso di mettere in luce alcuni effetti biologici […]. In particolare sono state osservate perturbazioni del pattern lipidico, della funzionalità renale e della steroidogenesi, interessando anche gli ormoni sessuali nel sesso femminile. É stata osservata infine una chiara associazione con alterazioni cognitive.

La possibilità che alla esposizione a β–HCH segua un danno biologico di diversi organi ed apparati è suffragata dai risultati di questo studio, anche se le conclusioni generali sono necessariamente caute nell’indicare l’esistenza di un nesso di causa ed effetto. La metodologia dello studio e i suoi risultati meriteranno sicuramente una valutazione attenta della comunità scientifica nei prossimi mesi e la materia si gioverà di un attento follow-up ambientale e clinico della popolazione già coinvolta e di altre popolazioni del comprensorio che hanno subito una esposizione alla sostanza tossica».

Oggi siamo in una nuova fase giudiziaria, il processo si riavvia ed è indispensabile far sentire la presenza territoriale attraverso la costituzione di parte civile onde evitare che lo stesso possa correre il rischio della prescrizione.

Per questo le Associazioni Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Raggio Verde propongono un incontro territoriale a Colleferro il 22 gennaio 2014 alle ore 18,00, in Via Latina 90, circoscritto a chi è stato esaminato durante l’indagine epidemiologica e trovato positivo da Beta-HCH.

L’Avv. Vittorina Teofilatto illustrerà le modalità di costituzione parte civile nel processo e raccoglierà i mandati per la rappresentanza legale.

Per info: Alberto Valleriani – 335.65.45.313 , Vittorina Teofilatto -  338.92.13.916

 
Valle del Sacco, 20 gennaio 2014
 

ITALCEMENTI COLLEFERRO, COMBUSTIBILI SOLIDI SECONDARI E BUSINESS DEI RIFIUTI





Comunicato Stampa

Retuvasa, Raggio Verde, Ugi, Comitato Residenti, A.MA., Gruppo Logos
 
Italcementi Colleferro e il business dei rifiuti

 

Anno nuovo, vita vecchia o progetti vecchi: Italcementi Colleferro ha ripresentato il 7 gennaio 2014  alla Regione Lazio presso l’Area di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) il suo vecchio, lucroso quanto pericoloso progetto: bruciare “fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane”, pneumatici fuori uso (PFU), residui di materie plastiche non clorurate.

Ricordiamo che la società aveva presentato un anno fa analogo progetto, ma gli uffici preposti della Regione Lazio, dando ragione alle osservazioni delle associazioni che segnalavano l'estremo degrado ambientale della zona e la pericolosità di tali combustibili proposti, avevano rinviato il progetto alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), necessitando di ulteriori e maggiori approfondimenti.
I rifiuti che Italcementi vorrebbe bruciare rientrano nella tipologia dei Combustibili Solidi Secondari (CSS), che potrebbero essere utilizzati in parziale sostituzione dell’attuale sistema di alimentazione (Petcoke). I CSS sono la nuova frontiera del business dei rifiuti, dai quali i cementifici possono trarre esclusivo beneficio economico: minor utilizzo del tradizionale e costoso petcoke. Ricordiamo che i CSS sono stati introdotti dal ministro Clini (governo Monti) e pende sulla loro legittimità  un ricorso al TAR presentato dalle associazioni, la cui udienza non è ancora fissata, che puntano il dito sulla nocività dei materiali che verrebbero bruciati e su alcuni difetti normativi. Inoltre per i cementifici c’è una maggior tolleranza nei valori di emissione rispetto ai tradizionali impianti di termodistruzione. Nello specifico delle plastiche non clorurate (i cloruri sono sostanze molto pericolose in quanto precursori delle diossine), diversi studi ribadiscono la difficoltà a separare plastiche che li contengono da quelle che ne sono esenti.
 
Il governo Letta, persistendo sulla stessa strada, ha effettuato una ricognizione sul suolo nazionale indicando sia i possibili impianti per la produzione di CSS, sia le attività industriali che possono accogliere tali combustibili.
 
Per comprendere meglio i reali interessi sottesi ad un disegno così grave dal punto di vista ambientale, abbiamo letto gli atti prodotti dal Ministero dell’Ambiente e ripercorso le fasi che hanno portato alla deleteria introduzione del CSS nei cicli di produzione. 
L'impressione che si ha è che la regolamentazione con la quale l'allora Ministro dell'Ambiente ha stabilito quando il rifiuto cessa di essere tale e diventa CSS-Combustibile sia stata “partorita” in tutta fretta, evidentemente sotto la pressione dell'emergenza rifiuti nel Lazio. Infatti al Prefetto Sottile l'allora Ministero dell'ambiente ha immediatamente conferito speciali poteri con un provvedimento, pure impugnato dalle associazioni,  per spingere sull'introduzione del CSS-Combustibile. Il CDR è ora inoltre pressoché sostituito dal CSS. Vengono coinvolte le società di trattamento rifiuti, tra cui l’AMA la municipalizzata di Roma, che dovrebbero predisporre il CSS, e le industrie cementiere che, in piena crisi produttiva, accolgono a braccia aperte l’invito. L’AMA si dichiara pronta ad avviare la produzione di CSS, ma vuole avere garanzie che questo materiale venga poi smaltito negli impianti, visto che ci sono nuove regole da seguire e qualche difficoltà tecnico-normativa rispetto al vecchio CDR. Peraltro emerge un certo fraintendimento tra ciò che è CSS e ciò che è CSS-Combustibile, quando non si tratta di termini equivalenti.

Il Ministero dell’ Ambiente il 17 aprile 2013 comunica ad AMA gli impianti sul suolo nazionale potenzialmente disponibili ad accogliere CSS: Guidonia e Colleferro per il Lazio, Salerno e Maddaloni per la Campania, Castrovillari e Marcellinara per la Calabria, Isola delle Femmine, Augusta e Ragusa per la Sicilia, Matera per la Basilicata, Barletta, Galatina e Taranto per la Puglia. Tutti cementifici, alcuni dei quali stanno già utilizzando CSS.

Il contatto tra AMA e AITEC, l’associazione dei cementieri, forse dietro accelerazioni del Prefetto Sottile per scongiurare il rischio di emergenza, è immediato e si avviano le consultazioni tecniche tra le parti per cercare di “aiutare a risolvere l’emergenza dei rifiuti nel Lazio”.
Intanto la Regione Lazio rilascia alcune autorizzazioni agli impianti di TMB per la trasformazione di rifiuto indifferenziato in CSS mentre vengono presentate mozioni alla Camera e al Senato da parte del M5S e SEL per l’annullamento del Decreto Clini, purtroppo senza risultati positivi.

Se tanta solerzia e rapidità fossero state poste per diminuire la produzione di rifiuti e migliorare la raccolta differenziata, da tempo saremmo usciti dall’emergenza rifiuti, con minori spese e meno fonti di inquinamento.

Contro questo ennesimo scriteriato metodo di risoluzione dei problemi, che valorizza unicamente l’aspetto economico dei cementifici anziché adottare soluzioni più rispettose dell’ambiente e della salute delle persone, chiediamo ai Comitati e Associazioni presenti sul territorio nazionale di aderire al ricorso contro il Ministero dell’Ambiente.

Chiediamo inoltre ai cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco di partecipare alle iniziative che verranno proposte contro l’ennesimo insensato progetto ad alto impatto ambientale e sanitario sul nostro territorio, per promuovere azioni concrete contro l'inquinamento, mentre ci sembra paradossale che la stessa Italcementi che intende incenerire CSS proponga incontri nelle scuole per parlare di sicurezza e polveri sottili nell’aria. Anche l’opuscolo prodotto dall’Amministrazione comunale, riepilogativo dello stato dell’ambiente a Colleferro, ci sembra assai limitato e deficitario.
L’impressione è che si tratti sostanzialmente di spot pubblicitari a difesa del proprio operato, senza contraddittorio, su questioni delicate come la Salute pubblica.

Si auspica che ci sia un impegno collettivo con la collaborazione delle autorità locali per tutelare l'ambiente e la salute pubblica, che sono beni primari di tutta la comunità.

 
Info per il ricorso al TAR: Avv. Vittorina Teofilatto - 338.92.13.916

Colleferro, 17 gennaio 2014
 
CLICCA QUI per gli elaborati progettuali Italcementi CSS
 

COLLEFERRO, INCONTRO CON LAZIO AMBIENTE SPA E SITUAZIONE GESTIONE RIFIUTI


Comunicato Stampa - Report
Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro: rifiuti e affari regionali
 

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco e il Comitato Residenti Colleferro hanno incontrato il 15 novembre c.a. – richiesta che risale al mese di giugno - la dirigenza di Lazio Ambiente SpA, la società di proprietà della regione Lazio che l’1 agosto 2013 ha acquistato dall’amministrazione straordinaria del gruppo Gaia Spa alcune società e beni immobili.
A fronte del pagamento di 14,1 milioni di euro, Lazio Ambiente ha rilevato, tra l’altro, il 100% della Mobilservice (gestore di una linea di incenerimento), la gestione della discarica di Colle Fagiolara, attrezzature, automezzi e, infine, il 60% del capitale della EpSistemi (seconda linea di incenerimento).
Più in dettaglio, per l’inceneritore ex Mobilservice sono stati pagati 10,5 milioni di euro, 3,4 milioni per la gestione della discarica di Colle Fagiolara e cifre meno significative per le società Gaiagest e Gaiser. L’acquirente si è impegnato poi a rilevare il 40% di Ep Sistemi, attualmente in capo ad AMA, per 2,8 milioni di euro e alcuni immobili a Frascati e Segni.
Il valore dell’intera operazione di salvataggio potrebbe superare i 20 milioni di euro, capitale massimo stanziato dalla Regione Lazio per Lazio Ambiente SpA, quindi soldi pubblici.
 
All’incontro, tenutosi a Colleferro negli uffici della nuova società annessi agli impianti di incenerimento, erano presenti il dott. Vincenzo Conte, Amministratore unico della società, il dott. Cardoni, Direttore generale, il dott. Scarrone e l’ing. Capriotti, responsabile degli impianti di Colleferro, i rappresentanti delle citate associazioni e i residenti del quartiere Colleferro Scalo.
Riportiamo, di seguito, alcuni elementi emersi nel corso del dibattito integrati con ulteriori informazioni raccolte successivamente.
Il primo tema affrontato è stato quello dei dipendenti della società regionale ancora in posti di responsabilità, nonostante il loro coinvolgimento nel noto processo penale in corso a carico di soggetti interni alla precedente gestione per aver bruciato materiale non a norma negli inceneritori. Al riguardo è stato chiesto ai manager di Lazio Ambiente di valutare l’opportunità di rimuoverli, assegnandoli a incarichi di minore rilevanza. Questo per motivi di sensibilità verso i cittadini che hanno subito danni dai gravi comportamenti delittuosi, ancorché la colpevolezza delle persone in questione non sia stata accertata giudizialmente. Tale decisione costituirebbe un apprezzabile segno di discontinuità gestionale rispetto alle prassi assai discutibili perpetrate nel passato.  Ci è stato assicurato che i personaggi in questione non ricoprono ruoli decisionali, risposta che non ci ha convinto in particolar modo per chi è stato delegato al rilascio del certificato EMAS, al personale, alla direzione di esercizio, ruoli che per noi sono di rilievo.
 
Altro argomento dibattuto è stato quello delle prescrizioni relative alla gestione degli impianti non ancora rispettate, nonostante l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per gli inceneritori sia stata rilasciata nel maggio 2009 e in procinto di essere rinnovata nel 2014. Abbiamo fatto presente che alcuni importanti vincoli posti non sono ancora osservati (è opportuno ricordare che l’ente preposto al controllo è Arpa Lazio). Ci riferiamo alla mancata installazione del deferrizzatore, richiesta da ottemperare entro il tempo limite di 6 mesi (ampiamente superati) dal rilascio dell’autorizzazione per la separazione dei materiali ferrosi dal CDR in entrata. Quello da noi segnalato è una questione importante in quanto, come affermato dal Dott. Conte, il CDR  - proveniente esclusivamente da impianti di Trattamento Meccanico Biologico del Lazio (E Giovi SRL, Rida Ambiente SRL, Ecologia Viterbo SRL, Pontina Ambiente SRL), come stabilito dal Prefetto, Dott.  Sottile  - non subisce controlli in ingresso, confidando esclusivamente sulle verifiche svolte dalle società che producono e conferiscono il CDR.
Ricordiamo che l’apporto di materiale ferroso all’incenerimento è uno degli elementi di imputazione nel citato processo penale a carico dei responsabili dell’ex gruppo Consorzio Gaia spa.
Sempre in relazione alle prescrizioni AIA non rispettate, i residenti del quartiere Colleferro Scalo hanno esibito prova fotografica del notevole disagio e del pericolo provocato dai trasportatori del CDR, segnalando pure il mancato rispetto dell’ordinanza municipale che impone l’utilizzo di via Romana per due giorni a settimana, chiedendo di farsene carico.
Si è discusso dello smaltimento delle ceneri, problema assai delicato nell’ambito del ciclo di incenerimento, in quanto la produzione di residui è percentualmente rilevante dal punto di vista economico. 
Ad oggi il servizio è espletato dalla società Navarra SpA sulla base di un appalto indetto dalla precedente gestione, che prevede oneri a carico di Lazio Ambiente per 3,8 milioni di euro circa; il management ha precisato che in futuro l’affidamento del servizio dovrà avvenire sulla base di un bando di gara a livello europeo, una scelta di trasparenza, assolutamente auspicabile.
In relazione all’obsolescenza degli impianti il Dott. Conte ha affermato che al momento dell’acquisto è stata redatta una relazione tecnica in cui si assicurava la funzionalità degli stessi fino al 2028.
Ha affermato poi che la società Lazio Ambiente SpA non ha risorse per procedere ad un ammodernamento degli impianti, diverse decine di milioni di euro, e che per il futuro si intende procedere con l’ordinaria manutenzione. Al riguardo, le associazioni hanno sollevato forti perplessità, anche alla luce dei frequenti fermi di produzione degli impianti e degli incidenti verificatisi. Sono stati chiesti ulteriori dettagli sulla relazione tecnica, che cercheremo di ottenere in incontri successivi.
Alla richiesta di informazioni sul piano industriale della società, il Dott. Conte non ha ritenuto di  fornire elementi, riservandosi eventualmente di tornare sull’argomento a fronte di una richiesta scritta. Circa gli aspetti finanziari della futura gestione, in ordine ai quali sono state espresse le preoccupazioni di rivivere ancora le difficoltà dell’ex gruppo Gaia spa, che tanti danni hanno portato alle finanze pubbliche, il Dott. Conte ha affermato che la società è in utile, sebbene molti conferitori di CDR e alcuni Comuni siano in ritardo nei pagamenti. Al riguardo abbiamo segnalato l’incongruenza tra le due affermazioni e l’eccessiva fretta di affermare che la società è in utile a pochi mesi dall’avvio della gestione. Il rischio è che in assenza di precisi meccanismi di garanzia in breve tempo ci si possa ritrovare nella medesima situazione di debito eccessivo e di irregolarità che hanno affossato la gestione dell’ex Consorzio Gaia spa.
Per quanto riguarda i benefit ambientali riconosciuti al Comune di Colleferro per la presenza degli impianti, il Dott. Conte non ha ritenuto di rispondere alla domanda volta a conoscere l’ammontare di quanto viene corrisposto annualmente a favore del Comune.
Secondo le informazioni in nostro possesso i benefit sono ora circa 4 euro a tonnellata;  per la discarica l’accordo è stato appena rimodulato e avrà decorrenza dal 1 gennaio 2014. Nel 2012 sono state conferite circa 100.000 tonnellate contro le 160.000 circa del 2011 e ciò ha indotto l’Amministrazione a chiedere l’aumento del ristoro al fine di “supportare” il bilancio comunale. Il nuovo accordo prevede l’incremento da 30 a 45 euro circa per tonnellata di conferimento nel sito e, soprattutto, la decurtazione di 1 milione di euro circa dall’importo totale che il Comune deve a Lazio Ambiente spa per il servizio di smaltimento in discarica. Queste cifre sono suscettibili di variabilità in quanto legate alla percentuale di raccolta differenziata al cui crescere diminuisce il conferimento in discarica e, di conseguenza, il ristoro riconosciuto al Comune di Colleferro.
L’accordo consente al Comune di avvalersi di un articolo della normativa di introduzione della Tares per aggirare l’ostacolo di utilizzo delle entrate da ristoro ambientale per l’abbattimento dei costi di smaltimento dei rifiuti. In tal modo il Comune riesce a contenere l’incremento al 15%, in attesa delle nuove rimodulazioni per il 2014.
 
Al riguardo poniamo il seguente interrogativo: qual è lo scambio tra il Comune di Colleferro e Lazio Ambiente spa sottostante a tale accordo, a vantaggio dell’uno e dell’altro contraente?
L’aumento del ristoro richiesto diverrebbe un minore introito per Lazio Ambiente SpA e questo potrebbe rappresentare un precedente per gli altri siti di discarica quando la nuova tariffa di benefit verrà sottoposta all’iter autorizzativo con delibera regionale.
 
Sulla discarica di Colle Fagiolara abbiamo ribadito le nostre rimostranze per gli odori nauseabondi persistenti, costantemente monitorati dai residenti e oggetto di segnalazione alla Magistratura. Il motivo dell’aumento dei cattivi odori, secondo l’ing. Capriotti, è  dovuto alla presenza del traliccio di energia elettrica della rete Terna, la cui rimozione era prevista nell’iter autorizzativo del nuovo invaso da 1,7 milioni di tonnellate nel 2009, e la cui ubicazione procurerebbe un vuoto e un ristagno del percolato, complicato da rimuovere. Con questa spiegazione è stata riconosciuta, per la prima volta, la legittimità della protesta dei residenti ed individuata la causa, ma siamo altresì rimasti  interdetti, visto che anche in questo caso si tratta di una delle prescrizioni autorizzative che non sono state rispettate; ci chiediamo se l’ARPA Lazio riporti, nelle sue relazioni, il mancato rispetto delle regole.
 
Il Dott. Conte, in merito alla gestione post-mortem della discarica, ha affermato che la nuova società sta provvedendo agli accantonamenti previsti dalla legge regionale (circa 15 euro a tonnellata) e che la precedente gestione  - per quanto di sua conoscenza  - non aveva accantonato gli importi dovuti. Resta in sospeso la questione se gli accantonamenti di Lazio Ambiente spa siano sufficienti per la gestione a fine ciclo. Aggiungiamo che nessun Comune in quota societaria con Gaia SpA, compreso Colleferro, si è mai preoccupato di verificare il reale stato dei fatti.  
Sull’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB,) in iter autorizzativo presso la regione Lazio,, ci sarebbe stata, in Conferenza di Servizi, l’imposizione della Provincia di Roma dell’implementazione di un impianto di compostaggio da 56.250 tonnellate annue, quantità concordata in funzione di una raccolta differenziata porta a porta del 50%. L’iter è ancora fermo in Regione, ma abbiamo reso noto che siamo contrari e che ci opporremo a tutti i costi alla costruzione di un progetto ormai superato.  
Peraltro, sulla grave situazione di illegalità della discarica, sui danni alla salute causati ai residenti e sul superamento del progetto di TMB, presentato nell’agosto del 2010, quindi datato, i sottoscritti hanno informato il Prefetto Pecoraro, nell’incontro del 21 ottobre c.a. con il responsabile per gli enti locali, su cui il Sindaco di Colleferro, sig. Mario Cacciotti, ha dovuto riferire per iscritto fornendo generiche e banali precisazioni.
 
Per quanto riguarda la raccolta differenziata porta a porta, da lungo tempo promessa e ancora non realizzata, è presumibile che venga avviata fra circa un anno, nonostante l’ottimismo dell’Amministrazione che riduce i tempi a 6 mesi, tempo utile, dopo l’avvio del centro di trasferenza o isola ecologica prescritto dalla Provincia di Roma, per ottenere i fondi necessari, avviare la campagna di comunicazione, consegnare i contenitori. Nel frattempo giova ricordare che il Governo Letta vergognosamente va in soccorso dei Comuni inadempienti con uno schema di decreto che prevede lo slittamento di 8 anni delle percentuali di raccolta differenziata previste a partire dal 2006.  Quindi ciò che era previsto nel 2012 dall’art. 205 della Legge 152/2006, cioè il 65% di raccolta differenziata, viene modificato dall’art. 15 del collegato ambientale alla legge di stabilità, con il raggiungimento di tale percentuale al 2020. Sta di fatto che il Comune di Colleferro nel 2012 era al 15% di raccolta differenziata e che, anche in relazione alla previsione dell’impianto di compostaggio collegato al TMB, gli scenari siano da rivedere.
 
L’incontro si è concluso con la disponibilità del Dott. Conte a continuare il confronto e ad accogliere le richieste dei residenti di costituire un gruppo di lavoro per esaminare le problematiche legate alla viabilità nel quartiere di Colleferro scalo e di indicare un referente con il quale interfacciarsi per predisporre un protocollo d'intesa che recepisca le indicazioni degli abitanti e l'impegno reciproco a monitorare periodicamente lo stato dei rapporti e il rispetto degli impegni presi. Ai residenti sono state date assicurazioni circa la possibilità di rivolgersi al Direttore generale di Lazio Ambiente spa per segnalare situazioni problematiche legate alla viabilità di via Romana.
Con riferimento alla discarica è stata chiesta l'applicazione della normativa in materia di corretta gestione del sito per contenere i frequenti episodi di superamento dei livelli di guardia relativamente alla presenza di sostanze biologiche e/o chimiche maleodoranti all’esterno della discarica.
 
Sappiamo tutti che il Consorzio Gaia, nato da una legge regionale  per fronteggiare le ricadute occupazionali della crisi economica della Valle del Sacco causata dal processo di ristrutturazione industriale  degli anni ’90, è stato utilizzato anche per la “sopravvivenza” di alcuni personaggi locali.
Sarebbe per noi opportuno che si iniziasse a ragionare su altre prospettive che mettano prioritariamente in primo piano le questioni ambientali correlate alla salute e poi le considerazioni economiche.
 
L’incontro con Lazio Ambiente spa e gli eventuali altri che dovessero seguire non rappresentano per noi una difesa ovvero una implicita approvazione del suo operato, in quanto la società sta perseguendo politiche distanti anni luce dalla nostra visione di gestione dei rifiuti,  deprecabili anche alla luce del fatto che si tratta di una società pubblica, quindi maggiormente complice della mancata virtuosità.
Il confronto si è concluso dopo 3 ore e, pur se connotato da momenti di forte contrapposizione, è stato cordiale e va ringraziata la nuova dirigenza per la disponibilità al dialogo, in netta controtendenza con il passato.
 
Per parte nostra avevamo ed abbiamo il dovere di segnalare direttamente ai nuovi gestori eventuali incongruenze e in particolar modo le nostre posizioni in merito.

 
Colleferro, 29 novembre 2013  
 

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