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Salute

Inceneritori San Vittore, Arpa Frosinone e prescrizioni

 
COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO
 
Inceneritori di San Vittore, quali provvedimenti sono stati presi in merito alle infrazioni rilevate da Arpa Frosinone?
 

Leggiamo con attenzione la stampa relativa alla questione degli inceneritori di San Vittore. Fare Verde, giustamente, richiede una verifica della situazione e presenta un esposto. Il gestore degli inceneritori, ACEA-ARIA, sembra rispondere in tutt’altro modo, per distogliere l’attenzione dal caso.
Ogni impianto industriale deve rispettare delle regole ben precise, ottemperando alle prescrizioni emanate nella fase di rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, strumento normativo indispensabile per evitare eventuali danni per ambiente e salute.
Se tali prescrizioni non vengono rispettate, per tale infrazione si risponde in base all’art. 29 - quattordecies del D.Lgs 152/2006 (i commi 1-3 configurano condotte penalmente rilevanti, i commi 4-6 prevedono sanzioni amministrative).

Posto ciò, chiediamo pubblicamente all’azienda ACEA-ARIA di chiarire puntualmente quanto segue, rispondendo a quanto evidenziato dalla relazione della Sezione Arpa Lazio di Frosinone avente per oggetto le attività di controllo e monitoraggio per l’anno 2012.
Ci sembra che l’ente di controllo abbia dato precise indicazioni e rilevato diverse anomalie nella gestione degli impianti, che non si riconducono ad una sola emissione, come affermato dall’azienda.

In primo luogo, la società non ha effettuato la caratterizzazione del CDR secondo le frequenze previste dai Decreti Commissariali nn. 72/2007 e 2/2008; in secondo luogo, in numerosi casi (e a prescindere dal produttore di CDR) i rapporti di prova relativi al campionamento di CDR “da mezzo” riportano valori superiori a quelli previsti dalla normativa (norma UNI9903, relativi a RDF di qualità normale, e punto 6 del Decreto Commissariale n. 72/2007 e s.m.i.) per alcuni parametri, sia caratteristici dello stesso CDR (umidità e potere calorifico), sia metalli (ad esempio, cromo, cadmio+mercurio, piombo volatile).
Il succitato Decreto Commissariale prevede che qualora questo tipo di prescrizioni non venga rispettato, l’azienda adotti la procedura di non conformità, apportando modifiche correttive, peraltro non specificate nell’autorizzazione rilasciata; perciò, Arpa Frosinone rimanda alla Regione Lazio la valutazione riguardo al rispetto di tale prescrizione.

Risulta inoltre che le ceneri pesanti prodotte dalla combustione, classificate con codice CER 19.01.11 (ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose), siano state smaltite anche con codice CER 19.01.12 (altra tipologia di ceneri pesanti e scorie), escludendone di fatto la pericolosità. Da un rapporto di prova di Arpa Frosinone, si evidenzia inoltre che la verifica interna ha interessato solamente il 9% del CDR, lasciando incognito il restante 91%, motivo per cui non è giustificabile la declassificazione delle ceneri smaltite.
Arpa Frosinone solleva un analogo dubbio relativamente allo smaltimento delle acque e dei sedimenti del buffer tank, vasca di raccolta acque di prima pioggia, con codici CER declassificati sempre in riferimento a rapporti di prova eseguiti su un campione esiguo.
Arpa Frosinone rileva inoltre che tali materiali sono stati avviati presso impianti non autorizzati allo smaltimento di rifiuti pericolosi.
 
ACEA-ARIA in questi giorni ha risposto relativamente alle emissioni, evidenziando che il superamento dei limiti normativi si è verificato in un solo caso. A riguardo, va rilevato che Arpa Frosinone sottolinea che l’AIA prevede un campionamento in continuo nel lungo periodo per almeno un mese, mentre l’azienda effettua il campionamento in un periodo quindicinale, contravvenendo dunque alla specifica prescrizione. Il superamento delle emissioni riconosciuto da ACEA-ARIA si riferisce probabilmente al campione n. 2827 del 21/12/2012, relativo alla linea 2, che rileva una concentrazione del parametro Mercurio superiore 120 volte al valore prescritto dal D. Lgs 133/2005.
Infine, risultano anomali alcuni dati relativi alle PM10 rilevati dalle centraline fisse di San Vittore e Cervaro, utilizzate per le campagne di monitoraggio stabilite dalle autorizzazioni: molti valori di media oraria risultano poco credibilmente pari allo zero e compromettono alcune misure medie giornaliere, rendendo inutilizzabili tali rilevazioni.
 
Le conclusioni di Arpa Frosinone possono dirsi impietose, riportando quanto descritto sin qui e dandone comunicazione all’Autorità Giudiziaria, nonché alla stessa Società.
 
Chiediamo pubblicamente se questo atto, datato 8 agosto 2013, abbia avuto un seguito, se la Regione Lazio attraverso l’Arpa regionale abbia indotto l’azienda a rispettare le prescrizioni, se l’Autorità Giudiziaria abbia dato corso ad un eventuale procedimento. Per dirla in breve, se qualcuno abbia provveduto al rispetto delle regole, troppo spesso evase.
Provvederemo comunque a presentare un esposto alla Procura di Frosinone al fine di chiedere l’accertamento di quanto avvenuto.
 
San Vittore-Frosinone, 3 maggio 2014
 

Colleferro, presentazione libro "Cattive Acque " di Carlo Ruggiero



Colleferro, 29 marzo 2014
Sala Ludus, retro chiesa S. Barbara, Via L. Da Vinci 
ore 18,00

Presentazione libro
"Cattive Acque" di Carlo Ruggiero

 

UN TERRITORIO AVVELENATO DA TEMPO. DISTESE DI CAPANNONI E DISCARICHE DI RIFIUTI INTERRATIUN FIUME CHE BAGNA LE FERITE DELLA GENTE CHE SI AMMALA E MUORE OGNI GIORNOUNA CRISI INDUSTRIALE CHE HA MESSO IN GINOCCHIO UN’INTERA COMUNITÀ. UNA VICENDA CHE RICORDA MOLTO DA VICINO QUELLA DELL'ILVA DI TARANTOUN BIVIO SENZA SBOCCO: DA UNA PARTE IL LAVORO, DALL'ALTRA LA SALUTE.


SINOSSI

Siamo sul fiume Sacco, uno dei corsi d'acqua più inquinati d'Italia. Al centro di una valle che da Colleferro si spinge verso sud per circa ottanta chilometri, ben dentro la provincia di Frosinone. Un tempo nel fiume si faceva il bagno, e dalle decine di ruscelli che graffiano la valle si poteva bere acqua fresca con le mani. Ora no. Ora ci sono le fabbriche, e quei grossi tubi neri che riversano liquami acidi e schiumosi. Il paesaggio adesso è segnato da lunghe colate di cemento, distese di capannoni e discariche di rifiuti interrati. E la gente, da queste parti, si ammala troppo spesso. E muore. Il libro racconta la storia di una terra violentata e abbandonata, dopo esser stata adescata con un sogno effimero di ricchezza. È la storia di chi ci è nato, ci è cresciuto e ora ci sta morendo. Ma anche di chi, nonostante tutto, combatte ogni giorno per trovare una via di uscita.


AUTORE

Carlo Ruggiero, giornalista e filmaker, è nato nel 1977 a Frosinone. Autore di numerosi servizi e docufilm sul mondo del lavoro. Scrive e filma per Rassegna.it dove si occupa anche di diritti, ambiente e immigrazione. Nel 2012 ha pubblicato il reportage narrativo Una pietra sul passato, edizioni Ediesse.

LIBRO
Data di uscita » 28 febbraio 2014
Collana » scialuppe
Titolo » Cattive acque (Storie dalla Valle del Sacco)
autore » Carlo Ruggiero
pagine » 140
formato » 125 x 190 mm
prezzo di vendita » 12,00 €
ISBN » 978.88.98715.03.9
genere » Inchiesta giornalistica
 
DISTRIBUZIONE
NdA di Editoria e Ambiente
Telefono 0541 682186 • Fax 0541 683556
commerciale@ndanet.it
distribuzione@ndanet.it
 
Round Robin Editrice
Telefono 06 83503490 • Fax 06 99939932
www.roundrobineditrice.it
info@roundrobineditrice.it

 

Art. 4 Decreto Destinazione Italia, Conferenza Stampa 11 febbraio 2014


Di seguito il comunicato diffuso dalle realtà che hanno promosso la conferenza stampa di questa mattina 11 febbraio presso la sala stampa della Camera dei Deputati contro l'art.4 del decreto Destinazione Italia.
  
COMUNICATO STAMPA
 
Destinazione Italia, arriva il condono tombale per i disastri ambientali
 
Comitati, movimenti e amministratori locali: SI’ alle bonifiche, NO ai regali per gli inquinatori.
 
Chi ha inquinato deve essere pagato: un condono tombale sulle bonifiche per criminali e aziende senza scrupoli con tanto di regalo di miliardi di euro di fondi pubblici.




Il Decreto Destinazione Italia è un vero e proprio regalo per gli inquinatori incalliti che hanno devastato il paese deprimendo l’economia di vaste aree italiane e condannando a morte migliaia di cittadini. Questa è la denuncia lanciata oggi durante la conferenza stampa svoltasi a Roma presso la sala stampa della Camera a cui hanno partecipato rappresentanti del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, del Coordinamento Nazionale Siti Contaminati, degli amministratori dei Comuni ricadenti nei Siti Nazionali di Bonifica (SIN) e della campagna Stop Biocidio di Lazio e Abruzzo.
 
In queste ore è scatta la mobilitazione affinché la norma contenuta all’Art.4 del Decreto sia cancellata. Purtroppo la maggioranza in Parlamento pare sorda agli questi appelli lanciati dai cittadini e dai Comuni che da anni si battono contro gli inquinatori, spesso lasciati soli proprio dallo Stato. Si preferisce tutelare gli interessi di grandi aziende che in questi ultimi anni sono spesso salite, è proprio il caso di dirlo, sul banco degli imputati per gravissimi fatti di contaminazione di acqua e suolo.
 
In Italia lo Stato ha perimetrato 57 Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche, scesi a 39 con una operazione di riclassificazione artificiosa realizzata con un tratto di penna dal Ministro Clini all’inizio del 2013 senza che le bonifiche, per stessa ammissione del Ministero, fossero realizzate e senza che nessuno a livello ministeriale tra alti funzionari e amministratori nazionali pagasse per tale insuccesso. Taranto, Priolo, Marghera, Terra dei Fuochi, Bussi, Brindisi, Gela, Sulcis, Mantova, Brescia sono solo alcune di queste aree, abitate da milioni di persone, in cui l’Istituto Superiore di Sanità ha accertato, con lo studio “Sentieri”, un aumento esponenziale di malattie mortali stimando migliaia di morti in eccesso.
 
Con queste premesse ci si aspetterebbe un rilancio delle bonifiche a favore dei cittadini, per recuperare lo “spread ambientale” che ci separa da paesi come la Germania che da anni perseguono la riqualificazione ambientale con il consenso e la partecipazione della popolazione dando nuova vita ai territori destinandoli a parchi, ecomusei, luoghi per attività sportive ecc.
 
Il Governo Letta, Il Ministro Orlando e la maggioranza hanno invece immaginato di poter “reindustrializzare” questi siti puntando al coinvolgimento degli inquinatori, che potranno ricevere fondi pubblici per qualsiasi tipo d’iniziativa produttiva, anche inceneritori, nuove raffinerie ecc. L’accordo di programma potrà essere formato con soggetti già condannati o sotto processo per reati gravissimi, che riceveranno il sostegno dello Stato.
 
Ieri la Camera ha riconosciuto la fondatezza dell’allarme lanciato dai comitati approvando l’emendamento Realacci che rischia però di essere solo la foglia di fico per un provvedimento che resta del tutto inaccettabile. A riguardo emblematica è la posizione espressa dalla Rete Comuni Sin, che raccoglie i comuni inseriti tra i Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche, per cui l’art.4 è da cancellare tout court dal decreto. Tale posizione è supportata anche da una valutazione che fa ritenere il provvedimento del tutto inadeguato e controproducente perchè inserito nell'ennesimo decreto "omnibus" e non all'interno di una stategia complessiva che miri a rendere realmente più efficace la normativa in materia.
 
Nello specifico, il denaro pubblico erogato nell’ambito dell’accordo di programma potrà essere assegnato agli inquinatori “solo” per i nuovi investimenti produttivi e non per la parte della bonifica, messa in sicurezza e risarcimento. In realtà si sono accorti che il provvedimento era contrario ai principi del nostro ordinamento e di quello comunitario che prevedono da decenni per l’autore del danno alla collettività il ripristino ambientale e il risarcimento del danno. E’ stata introdotta, quindi, questa precisazione che all’atto pratico sarà di difficilissima applicazione vista la complessità degli interventi, dei calcoli connessi all’attuazione degli accordi di programma e, soprattutto, delle verifiche che dovrebbero essere messe in campo che già oggi latitano da parte del Ministero dell’Ambiente. In ogni caso sarà uno schiaffo per cittadini onesti e popolo inquinato e un guadagno per gli inquinatori. Si vedranno finanziare a fondo perduto o, se va male, con il “solo” credito d’imposta impianti produttivi di ogni genere che avranno anche il riconoscimento di opere di pubblica utilità! Chi ha la fedina sporca o un curriculum da inquinatore saprà scommettere su interventi sostenibili?
 
Il tocco finale è nel comma 6 in cui si prevede addirittura un vero e proprio condono tombale, co-finanziato dagli italiani, per gli inquinatori poiché l'attuazione dell'accordo di programma “esclude per tali soggetti ogni altro obbligo di bonifica e riparazione ambientale e fa venir meno l'onere reale per tutti i fatti antecedenti all'accordo medesimo.” Tutto ciò senza considerare che spessissimo (basti pensare ai casi della diffusione della contaminazione del PCB a Brescia o della diossina a Bussi) la gravità reale dell’inquinamento e il vero importo dei danni si scoprono ad anni di distanza.
 
Nel Decreto è clamorosa la mancanza di norme per assicurare la partecipazione dei cittadini e la trasparenza dei procedimenti nella formulazione degli accordi di programma. Non hanno neanche previsto la Valutazione Ambientale Strategica che è obbligatoria per piani e programmi. Sarà forse la “sindrome di Dracula”, si ha paura della luce? Bisogna utilizzare miliardi di euro di fondi pubblici europei al riparo dagli occhi di quei cittadini che, nonostante il fumo sprigionato dagli impianti inquinanti…, da anni hanno saputo denunciare reati e innescare inchieste (l’ultima ieri a Bussi, coinvolta la multinazionale Solvay)?
 
Comitati, cittadini e amministratori ritengono che i fondi pubblici debbano essere impiegati in maniera trasparente per progetti sostenibili realizzati da soggetti che abbiano credibilità e che abbassino la pressione antropica sui siti di bonifica già martoriati, sull’esempio dei paesi più civili, attraverso un Piano Nazionale per le Bonifiche condiviso con comunità, associazioni e movimenti. Gli inquinatori devono solo pagare fino in fondo per i disastri che hanno danneggiato l’economia di un intero paese e città meravigliose come Mantova, Taranto etc.
 
Roma, 11 Febbraio 2014
 
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Stop Biocidio Lazio/Abruzzo
Rete Comuni SIN - Siti Interesse Nazionale per le Bonifiche
Coordinamento Nazionale Siti Contaminati
Associazione A Sud
ISDE Lazio
 

PROCESSO VALLE DEL SACCO, AGGIORNAMENTO UDIENZA 4 FEBBRAIO 2014





Processo Valle del Sacco, aggiornamento udienza 4 febbraio 2014
 
Ieri, 4 febbraio 2014, si è tenuta la prima udienza preliminare nel processo della Valle del Sacco, che, dopo essere pervenuto alla fase dibattimentale, è stato rimesso alla Procura per un vizio di notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di uno degli indagati/imputati.
La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata nei confronti di tutti gli imputati e si sono costituite molte parti civili, alcune già presenti nel processo, altre, numerose, nuove.
 
Il Giudice Ilari ha rinviato il processo all'udienza del 07.03.2014, quando si pronuncerà in ordine all'ammissione o esclusione delle parti civili e in merito ad un eventuale possibile stralcio delle posizioni degli altri imputati che verrebbero rimessi alla fase dibattimentale.
 
Le associazioni Raggio Verde, Retuvasa, U.G.I., Mamme di Colleferro si augurano che il processo abbia un decorso celere, senza vizi procedurali, che lo renderebbero inutile.
 
La Valle del Sacco dovrà subire a lungo le conseguenze nefaste di comportamenti devastanti per l'ambiente e per la salute pubblica e pretende almeno giustizia.
 
 
Valle del Sacco, 5 febbraio 2014
 

PROCESSO PER LA CONTAMINAZIONE DELLA VALLE DEL SACCO, IL 4 FEBBRAIO 2014 SI RIPARTE


Comunicato Stampa Retuvasa e Raggio Verde

Processo Valle del Sacco, la costituzione parte civile dei contaminati
 


Il 4 febbraio 2014 si riaprirà il processo penale  presso il Tribunale di Velletri per la contaminazione della Valle del Sacco dovuta all’interramento dei fusti tossici nell’area industriale ex Snia BPD di Colleferro, dopo due anni di udienze preliminari e l’annullamento per un cavillo giudiziario.

Ricordiamo che a seguito della migrazione di sostanze tossiche, come il Betaesaclorocicloesano (Beta-HCH)  lungo l’asse del Fiume Sacco venne avviata un’indagine epidemiologica per rilevarne la presenza nel corpo di un campione di cittadini residenti.

Nella prima fase su un campione esiguo di 246 persone, il 55% degli esaminati venne trovato positivo; nel susseguente rapporto di sorveglianza del giugno 2013 prodotto dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione del Lazio ed eseguito su un campione di 643 persone, si avanzavano ulteriori indicazioni sulla correlazione tra il Beta- HCH e alcuni effetti di tipo biologico.

Riportiamo un estratto dello studio.  

«In conclusione, in questa indagine, sono stati messi in evidenza livelli significativi di β–HCH in una popolazione nota per essere stata esposta a tale inquinante, prevalentemente attraverso alimenti e bevande. I dati emersi dalla sorveglianza sanitaria della popolazione presa in considerazione hanno permesso di mettere in luce alcuni effetti biologici […]. In particolare sono state osservate perturbazioni del pattern lipidico, della funzionalità renale e della steroidogenesi, interessando anche gli ormoni sessuali nel sesso femminile. É stata osservata infine una chiara associazione con alterazioni cognitive.

La possibilità che alla esposizione a β–HCH segua un danno biologico di diversi organi ed apparati è suffragata dai risultati di questo studio, anche se le conclusioni generali sono necessariamente caute nell’indicare l’esistenza di un nesso di causa ed effetto. La metodologia dello studio e i suoi risultati meriteranno sicuramente una valutazione attenta della comunità scientifica nei prossimi mesi e la materia si gioverà di un attento follow-up ambientale e clinico della popolazione già coinvolta e di altre popolazioni del comprensorio che hanno subito una esposizione alla sostanza tossica».

Oggi siamo in una nuova fase giudiziaria, il processo si riavvia ed è indispensabile far sentire la presenza territoriale attraverso la costituzione di parte civile onde evitare che lo stesso possa correre il rischio della prescrizione.

Per questo le Associazioni Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Raggio Verde propongono un incontro territoriale a Colleferro il 22 gennaio 2014 alle ore 18,00, in Via Latina 90, circoscritto a chi è stato esaminato durante l’indagine epidemiologica e trovato positivo da Beta-HCH.

L’Avv. Vittorina Teofilatto illustrerà le modalità di costituzione parte civile nel processo e raccoglierà i mandati per la rappresentanza legale.

Per info: Alberto Valleriani – 335.65.45.313 , Vittorina Teofilatto -  338.92.13.916

 
Valle del Sacco, 20 gennaio 2014
 

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