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Salute

Inceneritore Marangoni, lettera aperta al Sindaco di Anagni.


COMUNICATO STAMPA ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE
ANAGNI E VALLE DEL SACCO

Istanza rinnovo autorizzazione inceneritore pneumatici fuori uso –
lettera aperta al Sindaco di Anagni
 

Martedì 8 novembre, presso la Regione Lazio, si aprirà la Conferenza dei Servizi istruttoria dedicata all’istanza di rinnovo dell’inceneritore di pneumatici fuori uso Marangoni, nato come impianto di cogenerazione a servizio dell’impianto produttivo di pneumatici, ormai chiuso da anni.
Limitiamoci a ricordare solo alcuni fatti salienti, in estrema sintesi:

  • La normativa regionale vigente non consente impianti di trattamento rifiuti (e tantomeno inceneritori) a una distanza inferiore di 500 metri dalle abitazioni, che sono invece numerose intorno a quello in causa;
  • È vigente, dal 2009, a causa di contaminazione di PCB, un’ordinanza comunale di divieto coltivazione e razzolamento animali in località “Quattro Strade” (accanto agli impianti Marangoni), per un raggio di 500 metri;
  • È in corso, su richiesta del Tribunale di Frosinone, un’indagine epidemiologica al fine di accertare la presenza di picchi di alcune patologie tumorali fra i residenti della località “Quattro Strade”;
  • È nota, da alcuni anni, la presenza di una contaminazione di PCB e diossine, dovuta a cause non ancora accertate, in un’ampia area situata a 1-2 km. a ovest dell’inceneritore in oggetto;
  • L’inceneritore si trova nel perimetro del SIN Valle del Sacco;
  • È nota la pessima situazione ambientale ed epidemiologica del Comune di Anagni e dell’intera Valle del Sacco, confermata dai recenti dati ARPA Lazio (29 settembre 2016);
  • È noto che i pneumatici fuori uso si riciclano, con trattamenti non impattanti sull’ambiente, e sono utilizzabili in numerose applicazioni, ad esempio per i manti stradali;
  • L’inceneritore in oggetto, che impiegherebbe solo poche unità lavorative, troverebbe l’unica ragion d’essere negli incentivi per le energie impropriamente considerate “alternative”.

 
Le sottoscritte associazioni confidano che il Sindaco di Anagni, massima autorità sanitaria del territorio, saprà ben rappresentare, con queste e numerose altre ragioni,  l’opposizione dell’ente  all’istanza di rinnovo.

 
Anagni (FR), 05.11.16
 
LE ASSOCIAZIONI
 
Anagni Viva
Comitato Osteria della Fontana
Legambiente Anagni
Retuvasa
 

Incontro con Patrizia Gentilini, allarmante quadro nazionale e riscontro nella valle del Sacco.


Comunicato Stampa RIFIUTIAMOLI! BASTA INCENERITORI!
 
Incontro Pubblico con la dott.ssa Patrizia Gentilini e la dott.ssa Rosanna Palazzi.
Allarmante quadro nazionale e riscontro nella valle del Sacco.
 
 
Sabato 2 aprile scorso si è svolto, presso la Sala Aldo Ripari in Via degli Esplosivi a Colleferro, l'incontro pubblico dal titolo “Ambiente, Inquinamento, Salute: non c’è più tempo da perdere”, con la dott.ssa Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo, membro del Comitato Scientifico dell'Isde (Medici per l’Ambiente Italia) e la dott.ssa Rosanna Palazzi, Pediatra di base della ASL Roma G.

L'evento era collegato alla prossima manifestazione del 9 aprile contro l'ammodernamento degli inceneritori di Colleferro.
 
La manifestazione ha di mira la decisione della Regione Lazio che, con una recente Delibera, ha deciso di prolungare l'estensione dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA) di questi ecomostri per i prossimi anni.
 
Nel suo prezioso intervento la dott.ssa Rosanna Palazzi, unico medico locale presente in sala, nonostante l'invito esteso a tutti i medici di base, ha fatto il punto sulla drammatica situazione sanitaria della valle, è partita dalla problematica della realtà orografica della stessa, ha ripercorso il vissuto industriale di Colleferro, causa dell'avvelenamento del fiume Sacco e delle falde acquifere, terminando con una panoramica sui risultati degli studi epidemiologici (studio Eras, Sentieri, ecc) sul nostro SIN (Sito di Interesse Nazionale).
 
L'intervento della dott.ssa Gentilini ha messo in evidenza l'importanza dell'ambiente sulla salute dell'uomo e la necessità di nuovi approcci precauzionali per la salvaguardarla, soprattutto nei bambini. Attraverso studi internazionali, ha inteso dimostrare come l'infanzia di oggi sia seriamente danneggiata da centinaia di sostanze tossiche che, inalate e ingerite, stanno provocando ciò che ha definito una transizione epidemiologica, l'aumento cioè di patologie degenerative che stanno riducendo di fatto la speranza di vita di un bambino anche di 10 anni.
Si calcola che il 33% delle malattie infantili siano derivate da fattori ambientali modificabili.
Occorre rilevare per contro che i limiti di legge per la tossicità dei veleni vengono sempre stabiliti su un organismo adulto e che paradossalmente le Istituzioni sono sempre pronte a trovare un compromesso perché non siano le industrie a pagare il prezzo più alto. L'Italia, in base alle statistiche, risulta essere il Paese più malato rispetto all'Europa e agli USA, oltre a vantare il più alto indice di corruzione. 
 
La stima nel 2015 di malati di cancro è di 1 uomo su 2 e 1 donna su 3 con un'incidenza di cancro per i bambini del +2% contro l'1,1% dell'Europa e lo 0,6% degli USA. La stima per la fascia d'età 0/12 mesi è di un +3,2%.
Nelle zone più esposte a rischio inquinamento sono state trovate più di 300 sostanze chimiche nel cordone ombelicale come pesticidi, solventi, metalli pesanti, diossine, ecc., sostanze che danneggiano il cervello in via di sviluppo nel periodo prenatale causando la diminuzione del quoziente intellettivo, l'autismo e altre malattie degenerative.
 
L'Italia inoltre detiene il record europeo per morti ambientali per patologie legate al particolato prodotto dalle combustioni. Il particolato ultrafine (PM 10 e 2,5) penetra nei polmoni e apre a malattie anche neurologiche oltre che respiratorie, diabete, abortività e prematurità. Gli studi degli effetti sulla salute delle popolazioni che vivono vicino agli inceneritori hanno ampiamente dimostrato un incremento della mortalità soprattutto per cause respiratorie e cardiache e di cancro ai polmoni sul lungo periodo; nelle mamme un aumento della prematurità fino al 75%, dell'abortivita' spontanea fino al 30%; danni al cervello in via di sviluppo, un aumento sensibile dell'autismo, deficit cognitivi e disturbi comportamentali.
 
Questi dati, incontrovertibili, sono un preciso atto di accusa che dovrebbero orientare le scelte della politica nella direzione opposta. Invece, se nel 1994 un DM definiva gli “Inceneritori come industrie insalubri di classe I”, nel 2015 l'art.35 della Legge definita “Sblocca Italia” li definisce come "Insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell'ambiente". 
 
La valle del Sacco come la terra dei fuochi?

Una domanda che spesso ci rivolgono e la risposta non è semplice; di certo si può dire che ci sono similitudini come con altri luoghi in Italia, vedi Taranto, Brescia e Bussi, in cui lo sviluppo industriale e la pratica indiscriminata del sotterramento di rifiuti ha evidenziato nel tempo ripercussioni sanitarie sulla popolazione. Tra i luoghi citati - i più menzionati sulle cronache nazionali -  esiste una relazione certa; chi ci vive ha più possibilità di contrarre tumori rispetto ad altri, di natura differente a seconda del contaminante sprigionato dalle attività industriali insistenti sia nel passato che nel presente. L'epidemiologia è una scienza dalle relazioni complesse: raccoglie ed organizza dati incontrovertibili che misurano l'impatto nei territori delle diverse patologie; permette di rilevare correlazioni tra patologie e determinati fattori di rischio presenti nell’ambiente, indirizzando la ricerca a scoprire gli effetti che gli inquinanti hanno sulla salute umana.
 
La storia dei siti inquinati ci racconta delle straordinarie resistenze opposte alla ricerca di queste catene causali, nonostante la relazioni tra inquinanti e patologie, spesso mortali, fosse stata evidenziata in modo incontrovertibile.
 
Siamo andati a fare un resoconto epidemiologico per la valle del Sacco riprendendo tutti gli studi finora effettuati e il risultato è estremamente allarmante. Le ricerche sono ben 8 e si sviluppano lungo tutto il corso del fiume, alcune di carattere generale a livello di area vasta, altre specifiche, localizzate su alcuni Comuni. 
 
I risultati del primo studio risalgono al 2006, un anno dopo l'istituzione del SIN. Le aree interessate erano circoscritte nei comuni di Colleferro, Segni, Gavignano e i risultati fornirono già allora una fotografia realistica di cosa stava subendo la popolazione. Tumori, ospedalizzazioni, ricoveri con numeri elevati superiori alla media regionale, solo per citarne alcuni.
 
In seguito lo studio iniziale è stato ampliato con quello sul betaesaclorocicloesano e successivamente con studi estrapolati sullo stato di salute della popolazione di Anagni e Ceccano, e quello specifico sui tumori infantili. Lo studio ERAS è uno studio a sè stante.
 
Tornando all’analisi della dott.ssa Gentilini ci preme sottolineare la situazione delle ospedalizzazioni riguardo alle fasce di età 0/14 anni e 15/19anni, che riprende lo studio sui tumori infantili e ne mette in risalto le criticità descritte.
 
Per i 0/14 anni si evidenziano eccessi di ricoveri di un +40% (maschi e femmine) per tutte le cause rispetto alla regione Lazio per l’area 1, per intenderci, Colleferro-Segni-Gavignano, e del +18% (maschi) e +26% (femmine) per l’area 2 su Anagni-Sgurgola-Morolo-Paliano-Supino-Ferentino.

I dati ancor più gravi nello studio del DEP Lazio del novembre del 2011 sono il +281% (femmine) per il tumore all’encefalo e il +174% (maschi) per i tumori maligni del tessuto linfatico ed ematopoietico. Per i 15/19 anni l’incidenza è maggiore nell’area 2 con un +172% (maschi) per i tumori maligni, un +756% (maschi) per il tumore all’encefalo, e un +15% (femmine) per tutte le cause. Il tutto con un cluster concentrato nell’area di Anagni.

I dati illustrano una realtà che tutti noi conosciamo per esperienza diretta. Una realtà che richiede una adeguata struttura di assistenza sanitaria indispensabile per un’opera di prevenzione, per individuare e curare le diverse patologie, che ci accompagni dalla nascita alla vecchiaia.
 
Chiediamo che all'ospedale di Colleferro -ultimo presidio sanitario anche per l'alta Ciociaria, dove tutte le strutture esistenti sono state chiuse- siano destinate le risorse necessarie, provvedendo alla riapertura dei reparti smobilitati o in via di chiusura. Tuttavia il servizio sanitario non deve essere la somma di strutture, ma un sistema articolato nelle sue diverse funzioni e diffuso sul territorio. Tutte le decisione che hanno portato alla chiusura delle strutture sanitarie devono essere riviste e deve essere ridefinita la distribuzione dei servizi sul territorio.

Una battaglia molto difficile ma che deve essere combattuta poiché, dopo i disastri delle passate gestioni, ci scontriamo con scelte strategiche di spesa pubblica ed investimenti a dir poco discutibili: mentre la regione Lazio taglia l’assistenza sanitaria contemporaneamente prevede di investire decine di milioni di euro in nuovi inceneritori di cui il territorio non ha bisogno!

 
Valle del Sacco, 6 aprile 2016

f.to
Associazioni e Comitati aderenti alla Campagna RIFIUTIAMOLI

Colleferro, incontro pubblico con la Dott.ssa Patrizia Gentilini


Evento collegato alla manifestazione del 9 aprile a Colleferro
Incontro con Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo:
 
“Ambiente, inquinamento e salute: non c’è più tempo da perdere.”

 
 
La Campagna “RIFIUTIAMOLI! BASTA INCENERITORI!”, in preparazione della manifestazione popolare del 9 aprile 2016 a Colleferro sulla situazione degli inceneritori locali, sui quali pesa la realistica possibilità di un loro ammodernamento (revamping), organizza l’incontro pubblico sul tema “Ambiente, inquinamento e salute: non c’è più tempo da perdere”, relatrice la Dott.ssa Patrizia Gentilini.
 
L’evento consentirà di mettere in risalto la correlazione tra l’inquinamento ambientale e la salute delle popolazioni residenti e ove questi problemi sono significativi di evidenziarne gli effetti devastanti, come nel caso specifico della valle del Sacco, avvelenata da pesticidi contenuti in fusti tossici interrati.
 
La Dott.ssa Gentilini ha una diretta e vasta esperienza clinica in Oncologia Medica ed Ematologia, avendo mantenuto un costante aggiornamento e maturato una pluriennale esperienza sia nell’ambito della prevenzione secondaria (diagnosi precoce), che di terapia e assistenza a pazienti con neoplasie solide ed ematologiche.
Realizza, in collaborazione con AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie) ed AUSL, il progetto di assistenza domiciliare ai malati ematologici presso il territorio del Comune di Forlì dal 2001.
Da alcuni anni ha come interesse prioritario quello della prevenzione primaria e della tutela della salute attraverso la riduzione dell’esposizione a rischi ambientali. E’ stata perito di parte (gratuito) per associazioni e cittadini in procedimenti giudiziari per cause ambientali. Ha partecipato a numerosi convegni in qualità di relatrice e ad iniziative promosse dagli Ordini dei Medici (Trieste, Taranto, Campobasso, Firenze, Fermo, Forlì, Verona, Padova, La Spezia) in tema di ambiente-salute, con particolare attenzione alla salute infantile ed alla difesa del latte materno dalle contaminazioni ambientali.
E’ portavoce della Campagna Nazionale per la Difesa del Latte Materno dalle contaminazioni ambientali https://difesalattematerno.wordpress.com/
E’ membro del Comitato scientifico dell’Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia.
Ha ricevuto il premio in memoria di Lorenzo Tomatis il 24 settembre 2015 e l’8 marzo 2016 è stata fra le vincitrici del premio “Pace, Donne Ambiente”, dedicato a Wangari Maathari.
 
L’appuntamento è per sabato 2 aprile 2016, a Colleferro, ore 16,30, presso la sala Aldo Ripari (ex sala Konver), in via degli Esplosivi, retro la sede ASL.
 
L’invito è rivolto ai cittadini, alle associazioni, ai comitati, ai medici e alle Amministrazioni e l’incontro vuole essere l’occasione per approfondire un tema di grande attualità, vista la grave situazione di inquinamento ambientale locale e la paradossale dismissione graduale del comparto sanitario distrettuale.
 
L’apertura dei lavori sarà a cura degli aderenti alla Campagna “RIFIUTIAMOLI! BASTA INCENERITORI!”, che saranno a disposizione per fornire chiarimenti organizzativi sulla manifestazione del 9 aprile prossimo.
 
 
F.to
Le Associazioni aderenti a RIFIUTIAMOLI!
 
 
Colleferro (valle del Sacco), 29 Marzo 2016
 

Valle del Sacco, stop al processo.


Comunicato Stampa

Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa)
Unione Giovani Indipendenti (UGI)

 
 Valle del Sacco, stop al processo.
 
 
 
Contrariamente a quanto si attendevano le parti civili del processo Valle del Sacco, il Giudice dott. Mario Coderoni, nell’udienza del 19 novembre scorso ha sospeso di fatto il dibattimento accogliendo l’istanza della difesa sulla legittimità costituzionale dell’art. 157 comma 6 codice penale (ex. Legge Cirielli). Abbiamo atteso questo tempo nel comunicare per ottenere l’atto emesso e valutarne approfonditamente ogni sua parte.In un’ordinanza di 11 pagine il Giudice ha dichiarato “rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale” dell’articolo in questione, nella parte in cui si stabilisce il raddoppio dei termini di prescrizione per il reato di disastro colposo in relazione alla fattispecie dolosa, anche se ha specificato che il caso citato dalla sentenza della Corte non è del tutto identico a quello che riguarda il nostro processo.
 
Attualmente il nostro sistema giuridico non prevede termini prescrizionali diversi a seconda del dolo o della colpa, ad esempio le lesioni dolose e colpose hanno lo stesso termine prescrizionale.
 
Il Giudice, però, ha ripreso come esempio la sentenza della Corte Costituzionale, la n. 143 del 28.05.2014, che dichiarava illegittima la disparità dei termini di prescrizione tra incendio doloso e incendio colposo, più lunghi per quest’ultimo di minore rilevanza rispetto al primo.
 
Prima della Legge ex Cirielli il disastro doloso prevedeva tempi di prescrizione di 12 anni elevabile a 15 anni per la presenza di atti interruttivi; quello colposo era di 6 anni elevabile a 7 anni e 6 mesi.
Con l’introduzione del comma 6 la prescrizione diventa di un massimo di 15 anni per entrambi i reati.
 
Con la Legge ex Cirielli i termini di prescrizione sono stati resi univoci per entrambi i tipi di reato e ciò può andare a travalicare il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione.
Questa è l’eccezione della difesa.
 
Di fatto le vicende oggetto del presente processo si pongono a cavallo tra le due discipline della prescrizione succedutosi nel tempo, tra il 2005 e il 2008, prima e dopo la Legge ex Cirielli.
Per quanto riguarda la condotta degli imputati se la Corte Costituzionale dovesse dichiarare illegittimo il comma 6 dell’articolo 157, i termini di prescrizione tornerebbero a 7 anni e 6 mesi, di conseguenza i reati sarebbero prescritti, anche quelli con condotta colposa del 2008.
 
Inoltre nel decadimento del processo potrebbe ancora intervenire la verifica della data di consumazione del reato che se ricondotta ad anni antecedenti riportati nel capo di imputazione, renderebbe prescritte alcune condotte rilevanti ascrivibili agli imputati, con conseguente decadimento.
 
Come ci si può rendere conto la materia è abbastanza complessa, di certo è che il processo viene rimandato in decisione alla Corte Costituzionale, con notifica alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Presidente del Senato e al Presidente della Camera dei Deputati.
L’unico dato positivo è che vengono sospesi i termini di prescrizione, quindi le parti civili sotto questo profilo sono salvaguardate.
 
Tuttavia nelle more della decisione tante cose potrebbero succedere, se ad esempio dovesse cambiare il Giudice, l'intera istruttoria dibattimentale dovrebbe essere rinnovata e in quel caso la prescrizione non sarebbe sospesa.
In conclusione, essendo tale questione già stata proposta alla Corte Costituzionale in altri procedimenti, le parti civili confidavano che il Tribunale l’avrebbe ritenuta infondata per consentire la prosecuzione del processo. Una simile soluzione non avrebbe infatti determinato alcun pregiudizio alla difesa degli imputati e avrebbe salvaguardato la posizione delle parti civili.
Ciò non è stato.
 
A questo punto è da valutare se non sia davvero il caso di trasferire le azioni delle parti civili nella sede a loro deputata, vale a dire il Tribunale civile e anche nei confronti di soggetti che non sono stati minimamente sfiorati dalle indagini, ma che hanno certamente una grande responsabilità per quanto i cittadini della Valle del Sacco hanno dovuto e continuano a subire.
 
    
 
Valle del Sacco, 10.01.2016
 

Valle del Sacco: IARC, Lindano, DDT e Betaesaclorocicloesano


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Valle del Sacco, lo IARC dice che il Lindano può provocare cancro, il Betaesaclorociclosano è un suo sottoprodotto.
 


Cambia il quadro di riferimento sui possibili effetti della contaminazione nella Valle del Sacco, sappiamo per certo che i cittadini della Valle del Sacco sono stati contaminati da Beta-esaclorocicloesano (β-HCH).
 
Questa sostanza è stata riscontrata, dagli studi epidemiologici, in un’alta percentuale di popolazione, 137 persone su 246 nella prima indagine, confermata nel rapporto di sorveglianza successivo su un numero più rappresentativo di campioni, circa 800.
 
In un estratto dall’Istituto Superiore di Sanità: il beta-esaclorocicloesano (β-HCH) è uno degli isomeri dell’esaclorocicloesano. E’ una sostanza organica clorurata persistente, sottoprodotto della produzione dell’insetticida lindano (γ-HCH) che è stato ampiamente usato durante gli anni ‘60 e ’70.  Per le sue proprietà lipofiliche e la persistenza nell’ambiente, il β-HCH può provocare fenomeni di bioaccumulo e biomagnificazione nella catena alimentare.
Fino a ieri: studi su animali hanno dimostrato che i pesticidi organoclorurati, incluso il β-HCH, sono neurotossici, causano stress ossidativo e danneggiano il cervello. Studi sull’uomo hanno evidenziato che il β-HCH e gli altri isomeri vengono rapidamente assorbiti dal tratto gastrointestinale, attraversano la placenta e si trasferiscono nel latte. 
Per semplificare gli studi correlati alle sostanze HCH si affermava che queste sostanze erano tossico nocive: la IARC aveva classificato gli HCH nel gruppo 2B (possibile cancerogeno) sulla base di evidenza inadeguata di cancerogenicità nell’uomo e di evidenza sufficiente (per il grado tecnico e per l’isomero α) o limitata (per gli isomeri β- e γ-HCH) negli animali. 
 
Oggi non più.
 
L'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha valutato la cancerogenicità del insetticidi gamma-esaclorocicloesano (lindano) e diclorodifeniltricloroetano (DDT) e l'erbicida acido 2,4-diclorofenossiacetico (2,4-D), (quest’ultimo non insistente nel nostro territorio).
 
Dopo aver accuratamente esaminato la più recente letteratura scientifica disponibile, un gruppo di lavoro di 26 esperti provenienti da 13 Paesi si sono riuniti il 23 giugno 2015 e hanno classificato il lindano come “cancerogeno per l'uomo” (gruppo 1) “E’ stata riscontrata una sufficiente evidenza della cancerogenicità del lindano per il linfoma non-Hodgkin (NHL).”.
Il DDT, invece, è stato classificato come “probabilmente cancerogeno per l'uomo” (gruppo 2A), sulla base di prove sufficienti può provocare il cancro negli animali da esperimento con limitata evidenza di cancerogenicità per l'uomo.
Gli studi epidemiologici hanno trovato associazioni positive tra esposizione al DDT e NHL, cancro ai testicoli e cancro del fegato. E’ stata provata anche una forte evidenza sperimentale che il DDT può provocare danni al sistema immunitario e agli ormoni sessuali.
 
Ci troviamo quindi di fronte ad una evoluzione in negativo sui possibile effetti da esposizione al pesticida prodotto dalla Snia BPD nei passati decenni, sotterrato nel comprensorio industriale di Colleferro, migrato nel fiume Sacco le cui acque utilizzate per irrigare i campi hanno determinato bioaccumulo nel ciclo alimentare, di conseguenza in quello biologico.
 
A questo punto si potranno e si dovranno fare ulteriori ricerche per spiegare gli alti tassi di incidenza tumorali descritti negli studi epidemiologici e utilizzati dallo studio SENTIERI, tenendo sempre presente che a Colleferro i pesticidi e di conseguenza gli scarti industriali si accompagnavano con le produzione chimico e belliche, oltre all’amianto utilizzato per le carrozze ferroviarie.
 
Lo studio SENTIERI nel 2011 concludeva così: nel complesso nel SIN del Bacino Idrografico del Fiume Sacco si è osservato un eccesso di mortalità per tutte le cause.
 
Siamo consapevoli del fatto che l’accumulo di evidenze sugli effetti dell’inquinamento delle matrici ambientali sulla salute umana può produrre l’effetto paradossale di una crescente rimozione di problemi che non si possono affrontare individualmente o nel privato dell’ambito familiare.
 
Questa considerazione ci riporta alla necessità di avere un sistema sanitario che ci permetta di condividere le esperienze e le conoscenze, la salute e la malattia, un sistema sanitario che si apra alla partecipazione dei cittadini, che apra le proprie porte e sia trasparente nel suo funzionamento, in ogni sua articolazione dai medici di base, agli ambulatori ai reparti ospedalieri più sofisticati.
La relazione è parte della cura, i nostri corpi non sono macchine da riparare, la prevenzione è possibile se è condivisione delle pratiche e delle conoscenze, coordinamento tra tutte le funzioni sanitarie.
Ciò non è possibile se una logica aziendalistica è dominante nella ristrutturazione del sistema sanitario regionale e nuovi tagli alla spesa sanitaria si decidono a livello nazionale.

Tutti assieme cittadini e istituzioni dovremo ragionarne, a lungo.
 
 
Valle del Sacco, 15 luglio 2015
 

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