Home

Buone Letture



 Il futuro Bruciato
Così ci uccidono

La casta dell'acqua
 

Learn to See Like an Artist How level is https://www.levitradosageus24.com/ buy online securely brand viagra a line?

Gestione Rifiuti

Regione Lazio, Lazio Ambiente SpA, Colleferro: l'allegro valzer dei rifiuti.


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
Regione Lazio, Lazio Ambiente SPA, Colleferro: l'allegro valzer dei rifiuti.  


 
La discarica di Colle Fagiolara a Colleferro è chiusa definitivamente per ciò che riguarda il conferimento di rifiuto “tal quale”. Solo un parere positivo alla costruzione dell'impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) potrebbe riaprire la partita, che comunque sarebbe alquanto forzata poiché gli impianti TMB esistenti nel territorio regionale rispondono ampiamente al fabbisogno.
 
Ripercorriamo gli ultimi avvenimenti per avere un quadro chiaro e completo della situazione.

1.         Prologo

Il 27 febbraio.2014 il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha prorogato per 6 mesi, con possibilità di ulteriore proroga, l’attività di tritovagliatura per il rifiuto “tal quale” presso la discarica di Colle Fagiolara (Ordinanza Z00001), contravvenendo alla circolare del Ministro Orlando.
A tale Ordinanza Retuvasa e il Comitato Residenti Colleferro si sono opposti al TAR del Lazio ottenendo nel merito che tale attività non potesse essere prorogata ulteriormente.
 
Ricordiamo, tra l'altro, che per tale proroga il Presidente Zingaretti il 15 maggio 2015 è stato chiamato, come persona informata dei fatti, dal sostituto procuratore di Roma Alberto Galanti.

 Di fatto il 10 settembre 2014 i 29 Comuni del sub-ATO di Roma serviti da Lazio Ambiente SpA, gestore della discarica, hanno messo in atto una soluzione alternativa utilizzando Colle Fagiolara come centro di trasferenza, ovvero un luogo in cui si svolgono operazioni non solo di scarico e di carico del rifiuto per il successivo trasporto, bensì vere e proprie operazioni di trattamento e di stoccaggio del rifiuto, per il conferimento definitivo presso il TMB di Rida Ambiente SpA ad Aprilia.
 
Il 16 dicembre 2014 il sostituto procuratore Alberto Galanti dispone il sequestro preventivo del centro di trasferenza in quanto privo di autorizzazioni, indagando tra l’altro il legale rappresentante di “Lazio Ambiente SpA”, Vincenzo Conte, e il Presidente del Consiglio di Amministrazione nonché legale rappresentante della “Autotrasporti Pigliacelli SpA”, Ezio Pigliacelli.
 
Con il procedimento penale in corso (n. 58211/2014), la Regione Lazio il 13 gennaio 2015 autorizza il centro di trasferenza (Determina G00077) come modifica non sostanziale all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) della discarica, rimettendone quindi in essere la funzionalità.
 
1.         Fatti recenti

Arriviamo a marzo 2015, mese in cui scade il contratto con Rida Ambiente SpA. Lazio Ambiente SpA a fine febbraio informa del fatto i 29 Comuni del sub-ATO di Roma e si propone come soggetto interlocutore per la ricerca della migliore offerta di costo per il conferimento presso i TMB del Lazio. Solo 12 comuni hanno conferito questo mandato: Olevano Romano, Artena, Colleferro, Colonna, Carpineto Romano, Frascati, San Vito Romano, Gavignano, Gorga, Genazzano, Montelanico, Valmontone. Lazio Ambiente SpA, realizza un bando di gara, scaduto lo scorso 25 giugno, per un contratto della durata di un anno con possibilità di proroga per ulteriori sei mesi, il quale prevede la divisione in due lotti: il primo lotto relativo al servizio di TMB per 50.000 tonn/anno al costo di 3.250.000 euro + IVA; il secondo lotto per il servizio di trasporto rifiuti di 50.000 tonn/anno al costo di € 978.000 euro + IVA. Al contempo si chiede che gli scarti derivanti dalla lavorazione del CDR debbano rientrare nella discarica di Colle Fagiolara mentre il CDR stesso presso le due linee di incenerimento, sempre a Colleferro, utilizzando il viaggio di ritorno dei mezzi.
Il termine del bando di gara è stato prorogato al 14 luglio 2015 in quanto non sono pervenute offerte per il Lotto1 ed una sola offerta per il Lotto2; esito prevedibile in quanto i costi proposti da Lazio Ambiente SpA per il conferimento nei TMB, non sono regolari perché le tariffe di accesso agli impianti di rifiuti vengono determinate dalla Regione Lazio (LR 516/2008) per cui la stessa, proprietaria della società proponente, in questo momento sta avallando un bando di gara non conforme.
 
 
In questa situazione quantomeno confusa la Regione Lazio avrebbe dovuto essere di supporto ai Comuni dando i giusti indirizzi; ci risulta strano che nessuno abbia sollevato dubbi su questa pratica.
 
Nel frattempo, in attesa dell’esito della gara, i rifiuti vengono conferiti presso la SAF di Colfelice, senza passare per la trasferenza di Colleferro, mentre gli scarti di lavorazione del CDR probabilmente vengono portati presso la discarica di Cerreto, il tutto con costi più alti rispetto alla semestrale gestione con Rida Ambiente e con ulteriore aggravio per le casse dei Comuni.
A questo si aggiungono i saltuari disservizi di svuotamento dei cassonetti determinati dalla lunga percorrenza dei mezzi che, precedentemente al conferimento diretto a Colfelice, utilizzavano il sito di Colle Fagiolara come punto di appoggio per il trasbordo successivo sui TIR, operazione, però, impattante a livello odorigeno soprattutto nei fine settimana.
 
La proposta della società, che prevede il rientro degli scarti di lavorazione del CDR alla discarica di Colleferro, tende a mantenerne quel minimo di funzionalità in grado di garantire un rientro economico anche per il futuro. Ricordiamo il fatto che le volumetrie disponibili a Colle Fagiolara sono diminuite notevolmente, il che potrebbe determinare in breve tempo la chiusura definitiva del sito anche come discarica di servizio e con essa il naufragio definitivo del progetto TMB, che vede appunto in Colle Fagiolara la discarica ove conferire i rifiuti di scarto post-trattamento. A meno che non si realizzi lo spostamento del traliccio TERNA, il che riporterebbe il sito ad una funzionalità pluriennale.
 
Nel frattempo Lazio Ambiente SpA indice una ulteriore gara con scadenza 04.08.2015, per la fornitura in opera di un impianto per il trattamento di percolato nel sito di Colle Fagiolara, per un quantitativo di circa 20.000 tonnellate annue, con base d’asta di 1,3 milioni di euro. Tale operazione rientra tra quelle per l’abbattimento dei costi, visto che la discarica di Colleferro produce annualmente enormi quantitativi di percolato il cui trattamento dissangua notevolmente le casse della Società.
 
3.         Conclusioni

E' semplicemente avvilente ritrovarsi, dopo anni di dichiarati allarmi per la gestione dei rifiuti, in una situazione così ingarbugliata, antieconomica e inefficiente.  La città di Colleferro gravata da anni dalla presenza di discarica e inceneritori, non ha visto nelle passate legislature una azione da parte delle amministrazioni finalizzata all’eliminazione di quelle fonti di inquinamento ambientale e danni alla salute. La reiterata negazione dei rischi, delle evidenze portate da numerose ed autorevoli ricerche, ha mirato invece a garantirsi i forti quantitativi di denaro, attraverso il ristoro ambientale, per le casse comunali drogando i bilanci, con gli esiti che si cominciano a conoscere, compresi forti indebitamenti.
 
Di certo possiamo dire che il gioco delle tre carte con l’allegro spostamento di rifiuti da un impianto all’altro, non potrà mai risolvere il problema della gestione dei rifiuti e che molti comuni sono in netto ritardo su una raccolta differenziata porta a porta ad alte percentuali, il che rende notevolmente complesso prevedere scenari comprensoriali di gestione virtuosa per liberare il nostro territorio dall’altro elemento negativo oltre alla discarica, quello dell’incenerimento.
 
Inoltre sappiamo benissimo, supportati da esperienze in altri territori, che un aumento della raccolta domiciliare porta un aumento dell’occupazione, una diminuzione delle tariffe e una conseguente diminuzione dei rifiuti in ingresso agli inceneritori. Per questo continuiamo a domandarci perché, nonostante tutti questi vantaggi in termini economici e sanitari, i Comuni ritardatari non producano il massimo degli sforzi per giungere alle percentuali di differenziazione previste dalla Legge.
 
Decisivo comunque è il ruolo della Regione. Abbiamo già visto il ruolo che gioca – o non gioca, a seconda dei punti di vista- nella gestione di Lazio Ambiente che non depone a favore di un chiaro ed univoco indirizzo. A fronte delle politiche nazionali di valorizzazione della filiera degli inceneritori è necessario un chiaro indirizzo della Regione che vada decisamente in direzione opposta con un rinnovato ed adeguato piano per la gestione e programmazione del ciclo dei rifiuti.

Per quanto riguarda Colleferro si attende a breve la partenza della raccolta differenziata domiciliare il cui progetto è stato approvato il 28.05.2015 nel periodo di commissariamento amministrativo, con presupposti interessanti dal punto di vista organizzativo che, se rispettati alla lettera, potrebbero permettere un cambio di rotta notevole facendo sì che migliaia di tonnellate di rifiuti vengano tolti dal circuito dell’incenerimento. E’ il momento di una svolta rispetto al passato, possibile solo attraverso un coordinamento forte e determinato tra le amministrazioni sul territorio ed il contributo attivo ed organizzato dei cittadini.
 
Colleferro, 11 luglio 2015
  

Colleferro, il processo incenerito


COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
 
“COLLEFERRO, IL PROCESSO INCENERITO “


Il Tribunale di Velletri si è finora occupato del processo sugli inceneritori di Colleferro, processo che è stato agli onori della cronaca, per l'estrema scientificità delle condotte criminose, oggetto di scrutinio da parte del Tribunale. Risulta dal capo di imputazione che gli imputati hanno bruciato nell'inceneritore rifiuti non consentiti, arrivando, per non far emergere le loro responsabilità, a far falsificare i certificati relativi e a penetrare nel sistema informatico di monitoraggio in continuo, onde non far risultare lo sforamento delle soglie per inquinanti emessi in atmosfera. Ad oggi, la popolazione colleferrina non sa che cosa sia stato bruciato prima del 2008 nell'inceneritore, ma i dati per asma pediatrico e patologie alle vie respiratorie parlano -purtroppo- da soli.
 
Qualunque cittadino si aspetterebbe una gestione scrupolosa di un processo tanto delicato. Purtroppo tale attesa non ha trovato riscontro nei fatti.
 
Il Tribunale di Velletri, dopo quattro anni di processo - tra fase dell'udienza preliminare e fase dibattimentale – ha, accogliendo un'eccezione della difesa degli imputati formulata già in fase di udienza preliminare – dichiarato la propria incompetenza funzionale, essendo per la tipologia di delitti contestati, competente il Tribunale di Roma. Ciò sta a significare che sono stati letteralmente “inceneriti” quattro anni di processo, ed essendo la notizia di reato del 2008, anche questo processo potrebbe essere segnato dalla prescrizione.
 
Non intendiamo entrare nel merito della decisione. Quello che però lascia interdetti è che per giungere a detta decisione, ci sono voluti 3 anni di processo in fase di udienza preliminare e 1 anno di giudizio dibattimentale. Il Tribunale di Velletri si è potuto pronunciare sulle eccezioni preliminari, rispetto alle quali, normalmente, basta un'udienza, dopo una serie svariata di rinvii, pari alla lunghezza di un anno, dovuti ad omesse o inefficaci notifiche.

Un processo di tale delicatezza avrebbe meritato una maggiore attenzione ed efficienza a partire dalle notifiche fino a pervenire allo studio scrupoloso della questione.
 
Le associazioni ambientaliste, parti civili, si augurano di trovare nel Tribunale di Roma una maggiore efficienza e sensibilità ambientale, affinché venga fatta giustizia, come richiesto da tutti i cittadini che si trovano ad affrontare sempre più spesso situazioni analoghe.


Colleferro, 24 marzo 2015
 
F.to
Ass. Raggio Verde 3389213916
Ass. Rete per la tutela della Valle del Sacco (Retuvasa)
Ass. Unione Giovani Indipendenti (UGI)
Comitato Residenti Colleferro
Ass. Mamme Colleferro (A.Ma) 

Colleferro, sequestro del centro di trasferenza rifiuti


Comunicato Stampa
Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro: il NOE sequestra la discarica, i rifiuti restano per strada, quale prospettiva?

 


Il 18 dicembre 2014 il NOE (Nucleo Operativo Ecologico) dei Carabinieri di Roma, dietro richiesta del giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale di Roma, dott. Massimo Battistini, ha disposto il sequestro preventivo del 'centro di trasferenza' all’interno della discarica di Colle Fagiolara, a Colleferro.

Nel nostro comunicato del 14 dicembre scorso avevamo evidenziato l’assenza dell’autorizzazione per il sistema di trasferimento dei rifiuti da Colleferro ad Aprilia; successivamente abbiamo protocollato le nostre osservazioni alla Conferenza di Servizi apposita. Dopo il decreto di sequestro del piazzale di colle Fagiolara, oggi la discarica di Colleferro continua ad essere attiva ed a ricevere anche una parte dei rifiuti pontini, preventivamente trattati presso gli impianti di Aprilia (vista l’imminente fine vita della discarica Indeco di Borgo Montello).

Premesso che le amministrazioni comunali e regionali intendono regolarizzare la situazione di illegalità, rilasciando a breve le necessarie autorizzazioni, è necessario ricostruire le decisioni e gli interventi che hanno portato a questa situazione.

Dal 10 settembre 2014 - dopo il ricorso al TAR Lazio di Retuvasa e Comitato residenti Colleferro contro la tritovagliatura - la Regione Lazio ha imposto alla sua società, Lazio Ambiente Spa, di non conferire rifiuti ‘tal quale’ a Colleferro, ma di sottoporli al regolare pretrattamento presso il centro di preparazione del combustile derivato da rifiuti (CDR) di Rida Ambiente s.r.l. ad Aprilia. Gli scarti di lavorazione, che non diventano CDR da destinare agli inceneritori, tornano alla discarica.

All'inizio del processo i rifiuti conferiti dai Comun sono stati scaricati dai compattatori in un lotto (già esaurito) della discarica di colle Fagiolara, depositati a terra, caricati nei TIR e trasportati ad Aprilia. Tutta questa attività, che si chiama trasferenza, è stata eseguita illegalmente se non denominata impropriamente “trasbordo”, senza autorizzazione e senza annotazione nei registri di carico e scarico delle quantità provenienti dai Comuni afferenti ad uno dei sub-Ato di Roma.

Come risulta da notizie di stampa, il GIP indaga in concorso, il legale rappresentante di Lazio Ambiente SpA, Vincenzo Conte, e il legale rappresentante della “Autotrasporti Pigliacelli SpA”, Ezio Pigliacelli, raggiunti da avviso di garanzia.
Fino al decreto del 18 dicembre Lazio Ambiente SpA ha operato nell’illegalità, sia quando eseguiva la mera tritovagliatura dei rifiuti, sia quando svolgeva attività di “trasferenza”, senza autorizzazione, situazione di cui la Regione Lazio era a conoscenza.
 
Ci troviamo di fronte a due ordini di problemi.
 
Il primo -e più grave- è la riproposizione di un sistema di gestione dei rifiuti che pone al centro l’incenerimento, mantenendo le discariche e ignorando del tutto il modello di un ciclo integrato fondato su riduzione alle fonte, riciclo e riuso del prodotto della raccolta differenziata porta a porta. Quest’ultimo richiede una inversione di rotta a 180 gradi, un intervento strategico sul piano dell’organizzazione dei servizi locali e delle filiere produttive. Di ciò non c’è traccia e gli interventi governativi e legislativi vanno nella direzione opposta.
Del primo molto abbiamo detto e diremo, del secondo siamo costretti ad occuparci oggi.
 
Il secondo, derivato dal primo, nasce dalla totale improvvisazione degli interventi con il sospetto della premeditazione.
 
Da anni si sapeva che la discarica di Colle Fagiolara era fuori legge e destinata a chiudersi al ‘tal quale’, così come a livello regionale si sapeva di Malagrotta e della insostenibilità complessiva del sistema. Si sapeva del degrado industriale finanziario del consorzio Gaia, la cui storia è costellata di illegalità, che ne segnano all’origine il passaggio da consorzio pubblico a SPA, società di diritto privato.
 
Dopo la sentenza del 10 settembre 2014, in applicazione all’ordinanza del TAR Lazio la Regione si è limitata a prevedere solo alle operazioni di trasbordo dei rifiuti dai compattatori ai tir, diretti al TMB di Rida Ambiente, ad Aprilia, per rientrare a Colleferro come residuo di lavorazione.
(http://retuvasa.org/lazio-ambiente-spa/colleferro-sulla-gestione-dei-rifiuti-vige-lanarchia)
 
Gran parte dei Comuni del sub-ATO di Roma ha preferito essere servita da Lazio Ambiente SpA, nonostante l’aumento di circa 40 euro a tonnellata come costo di trasporto del tal quale da Colleferro ad Aprilia.
Alcuni Comuni, in particolare Lariano e Velletri, hanno scelto altri impianti, avvalendosi, dal 13 settembre 2014, delle norme introdotte dallo Sblocca Italia, in base alle quali i rifiuti solidi urbani possono circolare liberamente nella Regione di provenienza, senza sottostare alla limitazione degli ambiti territoriali.
Il costo per i Comuni con il passaggio intermedio a Colleferro è passato da 122 a 145 euro a tonnellata, mentre Rida Ambiente richiederebbe 109 euro a tonnellata, al netto del costo di trasporto.
 
Per fare un esempio: il Comune di Colleferro conferisce circa 9.000 tonnellate annue di rifiuti e l’incremento ammonterebbe a 360.000 euro, un costo aggiuntivo esorbitante in un periodo di contenimento della spesa pubblica.
 
La logica volutamente emergenziale ha legittimato ancora una volta scelte improvvisate, ha legittimato l’affidamento senza gara del servizio, senza alcuna trasparenza sui costi ed i benefici di tali affidamenti. La soluzione adottata richiede che i rifiuti raggiungano il TMB di Aprilia quindi problema logistico costituisce un fattore di criticità, un passaggio obbligato.
Come si giustificano le tariffe di Lazio Ambiente e quelle della società di trasporto?
 
A questo punto, la Regione Lazio, con la deliberazione n. 902 del 16.12.2014, ha autorizzato la copertura dei costi a favore dei singoli Comuni, per una spesa complessiva di circa 400.000 euro ponderata per la durata di 3 mesi (presumibilmente settembre-dicembre 2014).
La Regione Lazio continua a coprire i costi di una politica dissennata, tamponando i bilanci comunali e sorreggendo la propria vacillante creatura Lazio Ambiente.
Quest’ultima è la società partecipata che ha preso in carico le attività del consorzio GAIA, priva di una qualsiasi prospettiva strategica sia dal punto di vista industriale che economico-finanziario, come dimostrano le vicende di cui ci stiamo occupando ed i dati sulla formazione del suo capitale.
Alzando lo sguardo alla realtà metropolitana e regionale, compare all’orizzonte la sua incorporazione in una nuova realtà AMA-ACEA, che nascerebbe all’insegna del far “grassi” profitti sul ciclo dei rifiuti, all’ombra dei fumi degli inceneritori e della costruzione di un TMB più che mai inopportuno.
 
Nel frattempo continua il grave stato di disagio prodotto dagli odori nauseabondi della discarica, mentre emerge il dato inquietante dell’inquinamento della falda acquifera sottostante il sito, a completare il quadro drammatico dell’inquinamento delle matrici ambientali della città di Colleferro e del territorio circostante. Nel passaggio delle feste natalizie e di fine anno le strade di Colleferro hanno visto un accumulo si immondizia, ennesima dimostrazione di inefficienza, se non di peggio.
 
Dopo la grande manifestazione contro la costruzione dell’impianto TMB e per la difesa della sanità pubblica, abbiamo assistito al tracollo della giunta della città di Colleferro. 
Ci possiamo solo augurare, all’inizio di questo nuovo anno, che la cittadinanza che ha manifestato in piazza continui a dare un forte contributo al superamento di una gestione del territorio e delle finanze comunali basato sullo scambio tra salute dei cittadini e contributi al bilancio.
Uno sforzo straordinario è richiesto a tutti noi e non può essere delegato esclusivamente ai futuri amministratori, che saremo chiamati a scegliere, per affrontare i vincoli e le prospettive che nascono non solo da dinamiche locali, ma da strategie nazionali in termini di spesa pubblica, di politiche economiche ed ambientali.
E’ richiesta quindi una mobilitazione da parte della cittadinanza attiva con  azioni e proposte e con una intensa attività di controllo ed interrogazione nei confronti della gestione commissariale di questi mesi a Colleferro.
Il primo quesito è “quando si avvia la raccolta differenziata porta a porta?”.
 
Alle associazioni ed ai comitati infine tocca il compito di costituirsi come parte offesa nell’ennesimo procedimento penale in essere nella Valle del Sacco, instancabile e mai sazio teatro di illeciti ai danni della comunità.
 
 
Colleferro, 9  gennaio 2015

Colleferro, sulla gestione dei rifiuti vige l'anarchia.


Comunicato Stampa
Comitato Residenti Colleferro e Retuvasa
 
 
Colleferro, le attività di trasferimento rifiuti in discarica senza autorizzazioni: vige l’anarchia.


 
La Regione Lazio, il Comune di Colleferro, su richiesta della società regionale Lazio Ambiente spa, il 5 dicembre 2014 portano in Conferenza di servizi la controversa e non risolta questione dei “rifiutidi colle Fagiolara, Colleferro.
 
All’ordine del giorno l’approvazione di una “variante non sostanziale dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), finalizza a realizzare all’interno della discarica, un centro di trasferenza”. 
 
La questione dei rifiuti è rimasta “sospesa” tra i ritardi dell’autorizzazione del nuovo impianto TMB (trattamento meccanico biologico) e l’adempimento dell’ordinanza del TAR del Lazio: adito da Retuvasa, Comitato Residenti Colleferro e Raggio Verde, il Tribunale ha vietato dal 10 settembre 2014 lo sversamento di rifiuti tal quale nel sito di colle Fagiolara.
 
Manca una soluzione definitiva e nelle more, in via provvisoria – per 60 giorni - la Regione ha autorizzato la sola attività di trasbordo, ma  dal 10 settembre scorso,  Lazio Ambiente, la società regionale di gestione del servizio di raccolta, ha messo in pratica anche un’attività di trasferenza, quest’ultima non autorizzata dalla Regione. Per questo motivo nei documenti sulla tracciabilità dei rifiuti  c'è scritto via Palianese, senza altri riferimenti, come l’indicazione esatta del luogo e della sede dove avviene il trasbordo!
 
In applicazione all’ordinanza del TAR del Lazio la Regione si è limitata a prevedere solo operazioni di trasbordo dei rifiuti dai compattatori ai tir, diretti al TMB di Rida Ambiente, ad Aprilia, per rientrare a Colleferro come residuo di lavorazione.   
In pratica, la discarica viene utilizzata come stazione di trasferenza dei rifiuti provenienti dai 25 Comuni aderenti alla suddetta società (circa 30-40 compattatori al giorno). Infatti i rifiuti, dopo una pesatura presunta, vengono riversati a terra, ricaricati nei bilico, trasportati  ad Aprilia; qui vengono lavorati per la preparazione di CDR destinato agli inceneritori di Colleferro e riamessi in discarica come FOS, per quanto riguarda la biostabilizzazione dell’umido,  e come scarti di lavorazione dello stesso CDR.
Il tutto per mantenere la stessa gestione dei rifiuti, drogata dal ristoro ambientale, incassato dal Comune di Colleferro e privo di trasparenza sull’effettivo utilizzo nei capitoli di Bilancio.
L’insieme di queste attività sono qualificabili come afferenti ad un centro di trasferenza e non possono qualificarsi come mere operazioni di trasbordo, travaso e trasferimento, trattandosi di vera e propria compattazione del rifiuto, ottimizzazione del carico, stoccaggio provvisorio e/o deposito preliminare, con tempi di permanenza – in taluni casi - superiori alle 24 ore, nel piazzale della discarica.
 
Nel caso di specie, colle Fagiolara non è un impianto di stoccaggio provvisorio, non ha le caratteristiche richieste ed i tempi massimi di permanenza dal momento della raccolta del rifiuto allo scarico presso il sito danno luogo a percolato, fermentazione e putrefazione dell’organico con pesanti effetti odorigeni e produzione di biogas.
 
Al fine di assicurare che non vi sia soluzione di continuità nell’applicazione della normativa in materia ambientale, le Pubbliche amministrazioni devono adeguare preventivamente gli atti autorizzativi e questo non è avvenuto da parte della regione Lazio.
 
Finora, però, le attività di trasferenza sono avvenute senza una specifica autorizzazione regionale, che fissi tempi certi e misure di protezioni meccaniche per l’abbattimento degli odori nauseabondi, mediante una variazione – a nostro avviso - sostanziale dell’AIA.
L’avvio del procedimento autorizzativo del centro di trasferenza non sana la situazione di fatto “mascherata” come attività di trasbordo.
 
Il 5 dicembre 2014 abbiamo partecipato alla Conferenza dei servizi, convocata in Regione per esaminare la richiesta di Lazio Ambiente sul centro di trasferenza a colle Fagiolara e qui abbiamo assistito al primo atto di una recita inedita di un copione vecchio, dove c’è anche un piccolo colpo di scena.
Protagonisti i dirigenti della Società, i responsabili della direzione regionale Rifiuti, il Sindaco di Colleferro, Mario Cacciotti, i dirigenti dell’ASL e un rappresentante di associazioni e comitati.
 
La scena è occupata interamente dal Sindaco Cacciotti, che prende la parola sul TMB a Colleferro e dichiara la sua contrarietà al progetto.
Il Sindaco deve essersi sentito più a suo agio a manifestare il suo dissenso in una sala riunioni della Regione piuttosto che sfilare sotto la pioggia a fianco dei suoi colleghi Sindaci nel corteo organizzato dalla campagna Rifiutiamoci! il 29 novembre 2014, indetta proprio per dire NO! all’impianto di TMB.
 
Anche sulle questioni ambientali della discarica, il Sindaco si ritrova, stranamente, sulle stesse posizioni di associazioni e comitati.
Il TMB non era all’ordine del giorno e tutti i presenti hanno colto perfettamente il senso politico di quella contrarietà, il cui obiettivo è quello di aprire una trattativa, dove il “io do affinchè tu dia” farà da guida, mentre l’adesione alle questioni ambientali è solo funzionale alla partita. Il Sindaco, infatti,  ribadisce in più di una occasione, che l’AA.CC. intende rivedere la propria posizione favorevole sul TMB.
Anche qualche timida obiezione circa la conduzione della discarica all’indirizzo dei vertici di Lazio Ambiente, in sintonia con le osservazioni della ASL e delle parti sociali, rafforza la finalità strumentale di tali dichiarazioni.
La Conferenza si è conclusa con un rinvio a 30 giorni che significa tollerare la prosecuzione nel sito di discarica delle operazioni di trasferenza ancora senza autorizzazione?
 
Per le associazioni e i comitati, che conoscono molto bene le posizioni, le azioni e le dichiarazioni degli ultimi 20 anni dall’AA.CC. sulla questione rifiuti, contano i fatti.
Chiediamo quindi che sia convocato il Consiglio comunale, in seduta straordinaria, per far conoscere ai cittadini i motivi per i quali sono maturati i presupposti per un ripensamento.
Affermazioni di questa dirompenza, dopo che per 5 anni l’AA.CC. è stata favorevole al TMB  – se corrispondenti ad un nuovo orientamento politico - devono essere conosciute dall’intera collettività.

 
 
Colleferro, 14 dicembre 2014
 
 
CLICCA QUI per scaricare le osservazioni alla Conferenza di Servizi del centro di trasferenza. 
 

Ferentino, l'operazione Pestilentia


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

L’operazione Pestilentia a Ferentino
 

Sembra essersi chiuso definitivamente il cerchio intorno a una delle principali fonti delle “puzze” che infestano il territorio di Ferentino provenendo dalla zona industriale limitrofa a via Morolense. Come si apprende dagli organi di informazione, si è conclusa ieri l’operazione Pestilentia, condotta dal Corpo Forestale della Regione Sardegna, a seguito delle indagini svolte dal Nucleo investigativo del Corpo forestale regionale su delega della Procura distrettuale Antimafia di Cagliari, che ha portato all’arresto degli amministratori della società - compreso il responsabile dello stabilimento LEM di Ferentino - disposto dal GIP del tribunale di Cagliari.

Quale sarebbe stato il ruolo dello stabilimento LEM di Ferentino, già sequestrato all’inizio dell’ottobre scorso dai Carabinieri per irregolarità nelle autorizzazioni relative alle emissioni in atmosfera? Sottoprodotti illeciti di origine animale ritirati in Sardegna, comprese carcasse di ovini morti a causa di blue-tongue e destinati al centro di distruzione più vicino al focolaio accertato (non è escluso neppure l’utilizzo di maiali deceduti per peste suina), venivano trasportati a Caivano (Napoli) per la frantumazione, infine a Ferentino per la definitiva trasformazione in farine, oli o grassi destinati al mercato dei mangimi.

Va sottolineato il ruolo esercitato sul territorio in questa e in tante vicende analoghe da una “rete bianca” di associazioni, comitati, cittadini, solerti tecnici e forze dell’ordine, che agevola l’operato di queste ultime. Un pensiero va anche agli amministratori della città di Ferentino, a chi ha sempre seguito la questione con attenzione e a chi sostanzialmente ha fatto finta di niente.

Un ultimo pensiero ai 70 lavoratori dello stabilimento LEM di Ferentino. Vittime di un sistema che illude e violenta la Valle del Sacco, dove si continua a considerare normale il baratto tra ambiente-salute e posti di lavoro. Inaccettabili, ad esempio, le recenti dichiarazioni del presidente della SAF, che auspica il trattamento di ulteriori 200 tonnellate al giorno di rifiuti solidi urbani provenienti da Roma per salvaguardare i livelli occupazionali e rendere possibile l’assunzione di 15 nuovi dipendenti. Un ciclo virtuoso dei rifiuti, come un diverso modello di sviluppo, ne creerebbe molti di più, senza compromettere la qualità della vita della popolazione.  
 
 
Francesco Bearzi – Coordinatore Frosinone
Alberto Valleriani – Presidente
 
Valle del Sacco, 10.12.14
 

VIDEOTECA VALLE DEL SACCO

Community

                                                 
                                   

         

 

Osservatorio PM10

Emissioni Valle del Sacco

Retuvasa on the web