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Gestione Rifiuti

Inceneritori Colleferro, le associazioni ricorrono al TAR sul rinnovo AIA.

 

Ricorso al Tar contro il rinnovo dell'A.I.A. dell'inceneritore di LazioAmbiente SPA.
Le Associazioni intervengono ad adiuvandum.
 

Il Comune di Colleferro ha presentato ricorso al tribunale amministrativo del Lazio sulla delibera regionale che prevede l'estensione dell'autorizzazione d'impatto ambientale (A.I.A.) all'inceneritore di proprietà di Lazio Ambiente.

"A motivare tale ricorso- si legge nella nota stampa firmata dall'assessore all'ambiente Giulio Calamita e dal Sindaco Pierluigi Sanna- è stata la procedura utilizzata dalla Regione Lazio che, non convocando la Conferenza dei Servizi, non ha tenuto conto, in nessun modo, del parere del Comune di Colleferro. Siamo fermamente convinti che spetti al Sindaco il compito di vigilare sulla salute dei suoi cittadini e sullo stato della qualità ambientale. A tal proposito l’Amministrazione ha deciso di dare mandato all’Avvocato Vittorina Teofilatto, per presentare il ricorso al Tar del Lazio circa la decisione presa in modo unilaterale."

Come associazioni e movimenti ambientalisti siamo soddisfatti per l'azione intrapresa dal Comune di Colleferro che pretende di essere inserita nel processo decisionale sull'utilizzo degli inceneritori, sul funzionamento e sul loro impatto ambientale.
Consideriamo questo atto un'iniziativa necessaria alla lotta contro gli inceneritori e sostenendo le ragioni del ricorrente, abbiamo deciso di intervenire ad adiuvandum nel ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio.
 
Secondo la Regione Lazio, le garanzie fideiussorie dell'impianto di Lazio Ambiente basterebbero per rinnovare l'autorizzazione d'impatto ambientale, senza dunque passare per una Conferenza dei servizi con gli enti locali, le associazioni e i cittadini.
In momento in cui, soprattutto sulle emergenze ambientali legate ai rifiuti, vediamo sparire momenti decisionali fondamentali di democrazia e partecipazione - complice a livello nazionale il decreto Sblocca Italia che, trasformando gli inceneritori in infrastrutture strategiche e d'interesse nazionale, limita il potere delle amministrazioni e delle comunità locali accelerando anche i processi di autorizzazione - vogliamo avere voce in capitolo e contrastare in ogni modo la volontà di tenere in vita una delle fonti primarie di inquinamento della nostra zona.
 
Il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale per un’impiantistica obsoleta, antieconomica ed inquinante è un’assurdità, soprattutto a fronte degli innumerevoli dati epidemiologici che accusano gli inceneritori di Colleferro dell'aumento di gravi patologie nella popolazione. (si veda studio Eras, www.eraslazio.it).
Senza dimenticare che sulle due ciminiere pende anche un processo penale in corso per traffico illecito dei rifiuti che ha coinvolto più di venti tra dirigenti e tecnici dell'allora consorzio GAIA, oggi Lazio Ambiente SPA.
 
Sostengono il ricorso al TAR l'Associazione Ambientalista Unione Giovani Indipendenti (UGI), La Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa), il Comitato Residenti Colleferro, il circolo Arci Montefortino '93, il Comitato No BioMetano Artena e l'associazione ArtenaOnline.
 
Seguiremo questo procedimento amministrativo come società civile e proseguiremo la nostra opposizione sociale nelle nostre sedi, nelle piazze e nei territori per mettere fine al "business dei rifiuti" e staccare definitivamente la spina agli inceneritori.
 
 
 
Colleferro, 18 dicembre 2015
 
f.to:
Retuvasa
Unione Giovani Indipendenti
Comitato Residenti Colleferro
Circolo Arci Montefortino '93
Comitato NoBioMetano Artena
Artenaonline

Inceneritori Colleferro, denuncia per mancato rispetto delle norme.


Comunicato Stampa Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro
 
Inceneritori Colleferro, si persegue il mancato rispetto delle norme e noi denunciamo.

 
 
“Avere fiducia nella Giustizia è uno dei nostri punti fermi”, dichiarano Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro, "anche se ci troviamo a dover fare i conti con un apparato distante dalle nostre esigenze”.
Il processo sugli illeciti negli impianti di incenerimento di Colleferro, culminato nel sequestro del 2009, ne è la prova; un processo smarritosi nei meandri dei Palazzi di giustizia romani e su cui non si riesce ad ottenere notizia. FORSE GIUSTIZIA?
 
Ricordiamo sommariamente i fatti. Nel 2009 diversi dirigenti e funzionari del gruppo Gaia SpA furono rinviati a giudizio per aver permesso l’incenerimento di rifiuti di ogni tipo, dalle gomme di camion ai materassi; quando proveniva da determinate aziende, il combustibile derivato da rifiuto (CDR) non subiva i controlli dovuti e, per nascondere i problemi, si provvedeva a manomettere i sistemi di controllo informatici e ad alterare i dati sulle emissioni ai camini. A completare il quadro criminoso le intimidazione e le rappresaglie verso quei dipendenti che non si mostravano collaborativi con la dirigenza.
La situazione in cui stagna questo processo, una tra le tante nel territorio della Valle del Sacco, è da noi stata resa nota in audizione alla Commissione Bicamerale d’inchiesta sul traffico illecito dei rifiuti e bonifiche il 16 luglio scorso presso la Prefettura di Frosinone.  
 
Oltre a denunciare il processo “smarrito”, Retuvasa ha evidenziato come la gestione dei due inceneritori di Colle Sughero a Colleferro non risponda alle normative vigenti e alle Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA) in vigore dal maggio 2009.
 
Infatti, leggendo le relazioni di Monitoraggio e Controllo rilasciate dall’Arpa Lazio nel 2012, ente incaricato di effettuare i controlli, abbiamo constatato che numerose prescrizioni agli impianti, ora in rinnovo di AIA, non sono state rispettate.
Durante le verifiche l’Arpa Lazio, constatato il mancato rispetto delle normative o delle prescrizioni, rimandava ogni decisione alla regione Lazio.
 
Per verificare se la Regione avesse dato seguito alle segnalazioni di ARPA Lazio abbiamo eseguito un ulteriore accesso agli atti presso la Direzione Regionale Territorio, Urbanistica e Rifiuti, la quale ci ha informati che alcuni interventi ed adempimenti sono stati realizzati dalla Società in tempi successivi, ma che il procedimento di riesame, iniziato il 24/06/2012, non è mai stato concluso dai dirigenti della struttura regionale all’epoca in carica.
 
Scarico di responsabilità o impossibilità a procedere per deficit delle condizioni necessarie per la chiusura del procedimento?
 
E’ evidente, a questo punto, che il sistema di controllo degli adempimenti previsti dalla normativa risulta inadeguato: nessuna Istituzione è mai intervenuta a verificare l’idoneità alle prescrizioni a cui la nuova società Lazio Ambiente spa, subentrata all’ex Consorzio Gaia, deve attenersi.
 
Facciamo un esempio concreto. Nelle autorizzazioni è previsto che in ognuna delle due linee di incenerimento sia presente una sala di controllo per monitorare tutto ciò che avviene all’interno degli impianti: ebbene le due sale di controllo sono state unificate e di tale modifica risulta il verbale, sia essa sostanziale o non sostanziale, né vi è ha traccia tra le autorizzazioni regionali.
La sala di controllo è il cuore della sicurezza degli impianti e la sua modifica potrebbe rendere meno efficiente le prestazioni, aumentando i rischi ambientali e lavorativi in caso di incidente. Ne dà conferma l’Arpa Lazio in risposta alla richiesta di chiarimenti di un dipendente, evidenziando che la Legge sugli impianti con generatori di vapore impone la presenza di un conduttore patentato per singolo impianto e per ogni turno di lavoro, libero di potersi muovere e non vincolato alla presenza fisica davanti alla postazione di controllo.
Denunciamo quindi che attualmente i due impianti dispongono di un solo conduttore.
 
Vogliamo dire che finora ci è andata bene?
 
Sempre tra le prescrizioni inattuate si legge che il gestore degli impianti avrebbe dovuto installare a Colleferro delle stazioni di rilevamento degli inquinanti per consentire almeno l’analisi in continuo dei NOx e della frazione di polveri fini PM10 e delle polveri totali PTS per le quali l’Arpa Lazio - sezione di Roma avrebbe avuto il compito di determinare sia le quantità giornaliere che le concentrazioni dei metalli: As, Cd, CO, Hg, Sb, Sn, Tl, V, Zn, Cr, Cu, Mn, Ni, Pb. Anche di queste stazioni di rilevamento, ad oggi, non si è vista traccia e si tratta di inquinanti liberi in atmosfera in quantità sui cui valori è indispensabile averne conoscenza per la salute dei cittadini.
 
Questo ad altri ipotesi di illecito, ad esempio lo smaltimento di ceneri derivanti dalla combustione dei rifiuti mescolati nuovamente con il CDR, corredato di foto e video, sono stati esposti da Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro in una denuncia presentata nei giorni scorsi alla Procura della Repubblica di Velletri, auspicando che possa appurare in tempi brevi l’esistenza di precise responsabilità in una conduzione così deficitaria non solo della gestione, ma anche dei controlli di competenza istituzionale.
Intendiamo inoltre evidenziare le ambiguità delle dichiarazioni dell'assessore Civita sul futuro degli inceneritori di Colleferro (vedi comunicato stampa http://retuvasa.org/comunicato-stampa/regione-lazio-audizione-sullo-sblocca-italia).  
Nel frattempo Sindaco ed Assessore all’ambiente del Comune di Colleferro si sono dichiarati contrari al revamping, da intendere come ammodernamento tecnico-strutturale, degli inceneritori, funzionale al proseguimento dell’attività di smaltimento dei rifiuti. (http://www.cronachecittadine.it/colleferro-la-posizione-del-sindaco-sanna-e-dellass-allambiente-calamita-sul-testo-dei-rifiuti-e-degli-inceneritori-no-al-revamping/).
 
Annotiamo infine il recente rinnovo dell’AIA per una delle due linee di incenerimento, quella interamente controllata dalla società regionale.
A questo si va ad aggiungere il presumibile rinnovo AIA anche della seconda linea di incenerimento, visto che Lazio Ambiente SPA nei giorni scorsi ha perfezionato l’acquisto del 60% dell’impianto ancora di proprietà dell’amministrazione straordinaria dell’ex Consorzio Gaia, mentre l’altro 40% per il momento risulta essere di proprietà AMA.
Tutto ciò con una operazione finanziaria a nostro parere discutibile, che pone la Regione Lazio in una posizione alquanto ambigua, oltre che in quella doppia di controllore e controllato, ma che spiega molte delle situazioni che abbiamo denunciato.
 
Sia chiaro che useremo gli strumenti a cui possiamo ricorrere, nonostante il tortuoso percorso della giustizia e la distrazione dei nostri rappresentanti nell’informare i cittadini e fare chiarezza sulla situazione degli inceneritori, sulla scelta politica di aver rinunciato a perseguire le alternative concrete all'incenerimento, continuando a tenere sotto controllo i comportamenti omissivi e le scelte nefaste delle Istituzioni.
 
 
Colleferro, 05.12.2015
 

Regione Lazio, audizione sullo Sblocca Italia.


Comunicato – 25 Settembre 2015
 
 
Audizione con la Commissione ambiente della Regione Lazio, alla presenza dell’assessore ai rifiuti Civita, in merito al Decreto Legislativo del 29 Luglio 2015, in attuazione dell’art.35 della legge 164/2014.

 
 "Dove ci sono inceneritori, c'è pericolo di corruzione e malaffare".

Con questo concetto espresso da Paul Connett nel 2008, Maurizio Melandri del Comitato Malagrotta, intervenuto come primo richiedente dell'Audizione, ha esordito, suscitando mormorii di approvazione da parte di un pubblico costituito da un’ottantina di rappresentanti di Comitati e Associazioni ambientaliste regionali, oltre a consiglieri municipali del Municipio Roma XI e membri della Commissione Malagrotta del XII Municipio.
 
Oltre ai richiedenti l’audizione infatti (Associazione Occhio del Riciclone, Comitato Malagrotta, Associazione Reti di Pace, Associazione Rifiuti Zero Roma, Comitato ”Cittadini Liberi della Valle Galeria”, Comitato Roma 12 per i Beni Comuni, Forum Rifiuti Zero Lazio, Coordinamento Rifiuti Zero Roma, Coordinamento Rifiuti Zero Lazio, Q.R.E. Quartieri Riuniti in Evoluzione-Municipio VI, Legambiente Lazio) erano anche presenti altri organismi associativi quali Fare Verde Lazio e Retuvasa.
 
Il punto cruciale di questa nuova paradossale situazione di rilancio dell’incenerimento dei Rifiuti Urbani è la costituzione, con la Legge 164, dell’ATO Unico Nazionale che comporta la necessità, secondo il provvedimento governativo, di  una pianificazione di incenerimento,  sulla base di dati complessivi nazionali, previlegiando l’incenerimento come trattamento dei Rifiuti Urbani Residui.
 
Non sono occorse molte parole per esprimere la contrarietà di tutte le associazioni convenute a questa scelta deleteria, capace di bloccare l’evoluzione verso obiettivi, già raggiunti in alcuni casi e comunque raggiungibili, superiori al 70-75% di Raccolta Differenziata (RD) di qualità, nell’ambito delle pratiche verso “Rifiuti Zero”, cioè ben oltre il livello del 65%, menzionato piu’ volte come obiettivo richiesto dall’EU e spesso frainteso come limite non superabile.
 
La risposta piu’ diretta dell’Assessore Civita a queste contrarietà è stata che la Regione Lazio ha chiesto ed ottenuto, al tavolo di confronto Stato-Regioni, che si attivasse una procedura pubblica VAS (Valutazione Ambientale Strategica) a livello nazionale; nelle more del tempo necessario alla procedura (almeno un anno) la Regione Lazio, come le altre Regioni, potranno verificare le reali necessità regionali di incenerimento di rifiuti, sulla base di dati aggiornati, e in continua evoluzione, dei livelli di RD e non sui dati del 2013, usati dal Ministero dell’Ambiente, considerati già obsoleti.
 
Entrando nel merito della Regione Lazio, è stata quindi ribadita dall’Assessore Civita la necessità di verifiche aggiornate, con la confidenza di poter escludere la costruzione di nuovi inceneritori. Per quelli dove ci sono già delle procedure autorizzative in essere, l’Assessore Civita ha escluso la necessità dell’inceneritore di Albano, ha confermato la continuazione di funzionamento, monitoraggio e controllo di quello di San Vittore, ha preannunciato la necessità di riattivazione con “revamping” di quello di Colleferro, e una verifica della necessità dell’inceneritore di Malagrotta per il quale si ipotizza, forse, una linea attiva per 90.000 t/anno.
 
E’ stato ribadito all’Assessore Civita che, comunque, l’attuale costituzione di un ATO Unico Nazionale pregiudicherà scelte autonome delle Regioni, le quali dovrebbero invece procedere ad una ferma contestazione dell’impostazione governativa, chiedendo impegni decisi e circostanziati, con obiettivi temporali, verso un’impostazione nazionale senza inceneritori , sull’esempio della scelta del Governo danese del 2013: “Denmark without waste – recycle more, incinerate less”.
 
E’ stato ribadito altresì che molti comitati considerano gli impianti di Digestione Anaerobica (DA), che estraggono biogas dalla fermentazione dei rifiuti, alla stregua di impianti di incenerimento, perché il loro scopo non è quello strettamente di recuperare materia riutilizzabile (compost di qualità) dalla materia di scarto (rifiuti organici).
 
A riguardo l’Assessore Civita, ricordando che sono stati tolti gli incentivi alla produzione di biogas, ha affermato che il bio-metano (su cui invece rimangono incentivi) “si produce naturalmente” (quindi senza passare attraverso la fase di bio-gas da raffinare ?!?), che un impianto casalingo di riscaldamento a gas,  secondo lui, inquina di piu’ di un moderno DA, ad es. come quello  citato di Rocca Cencia, dove si prevede di bruciare il bio-metano per ottenere energia termica ed elettrica solo per il consumo interno.
 
Condividiamo la considerazione finale dell’Assessore sul fatto di aver rispetto reciproco dei  tecnici di propria fiducia, ma rimarremmo comunque molto sorpresi di ascoltare professionisti, che supportano con leggerezza le affermazioni precedenti.
 
 
Associazione Fare Verde Lazio
Associazione Reti di Pace
Comitato Malagrotta
Comitato Roma 12 per i Beni Comuni
Coordinamento Rifiuti Zero Roma
Forum Rifiuti Zero Lazio
QRE, Quartieri Riuniti in Evoluzione – Municipio VI
Retuvasa - Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 

Lazio Ambiente SPA, società a perdere.

 

Comunicato Stampa Retuvasa
 
Lazio Ambiente SpA, società a perdere

 
La società regionale Lazio Ambiente SpA chiude il primo esercizio completo con un passivo di circa 3,5 mln di euro e, alla luce delle pubblicazioni stampa che intervengono su possibili acquisizioni, è necessario fornire elementi utili per cercare di comprendere quale ne sarà il futuro.

Prologo
 
La decisioni di costituire la società Lazio Ambiente S.p.A. avviene con delibera della regione Lazio n. 15 del 13 agosto 2011.
 
I punti salienti dell’atto di promozione sono:
 

  • Il capitale sociale iniziale è di € 120 mila con la possibilità di incrementarlo fino a 20 mln di euro;
  • la Regione Lazio deve possedere almeno il 51% del capitale sociale;
  • la possibilità di acquisire azioni, quote, obbligazioni anche convertibili in azioni o altri strumenti finanziari e titoli di debito del Consorzio Gaia  Gestione Associata Interventi Ambientali S.p.A., stante la natura di creditore privilegiato vantata dalla Regione nei confronti del Consorzio stesso, previa cessione del relativo credito da parte della Regione.

 
Lazio Ambiente SpA, dal primo agosto 2013, ha acquisito alcuni rami d’azienda dell’amministrazione straordinaria di GAIA S.p,A. In particolare, a fronte di un prezzo di  14,1 milioni di euro, prendeva in carico, tra l’altro:

  • il 100% della Mobilservice (gestore di una linea di incenerimento)
  • la gestione della discarica di Colle Fagiolara
  • Attrezzature, automezzi, alcuni immobili a Frascati e Segni.

Più in dettaglio, per l’inceneritore ex Mobilservice sono stati pagati 10,5 milioni di euro, 3,4 milioni per la gestione della discarica di Colle Fagiolara, e cifre meno significative per le società Gaiagest e Gaiser. L’acquirente si impegnava poi a rilevare il 60% di Ep Sistemi (gestore dell’altra linea di incenerimento) per 2,8 milioni di euro (la rimanente quota del 40% fa capo ad Ama) e a reintegrare tutti i dipendenti delle attività acquisite, mantenendo i livelli occupazionali per un biennio.
 
In relazione ai rilevanti impegni finanziari l’azionista unico Regione Lazio, per mezzo di una variazione di bilancio (Deliberazione di Giunta n. 442 del 30 settembre 2011) decideva di procedere all’aumento di capitale (fino a 20 mln), e di partecipare solo in minima parte con apporto di liquidità. Infatti, la Regione Lazio ha conferito propri crediti verso Agensel per € 15 mln circa (una delle società del gruppo Gaia S.p.A. in amministrazione straordinaria), di cui 3 in prededuzione: in sostanza crediti mai versati alla regione Lazio da parte delle società del gruppo Gaia.                         
A fine 2014 la Regione, per fornire le risorse necessarie all’acquisizione del 60% di EP Sistemi (€ 2,8 mln), ricorre ancora all’apporto di crediti privilegiati (ancora una volta nei confronti di Agensel) in conto capitale (€ 2,8 mln).
 
Questo è un punto fondamentale per capire la grave situazione finanziaria ed economica in cui versa oggi Lazio Ambiente S.p.A.. In sostanza, la dotazione patrimoniale è stata  costituita per la maggior parte attraverso la cessione di crediti di dubbia esigibilità che andavano ad appesantire la gestione finanziaria dell’azienda. Ben diverso sarebbe stato apportare capitale liquido.
 
Dunque si decideva di creare un veicolo societario dotato di scarse risorse liquide, elevate immobilizzazioni industriali e finanziarie, per rilevare le attività di smaltimento dei rifiuti in cui i principali debitori sarebbero stati i Comuni, la cui ritrosia a onorare i propri impegni é ben nota a chiunque abbia avuto la sventura di effettuare lavori a loro favore.
 
In definitiva si decideva di avviare una società nata già agonizzante. La struttura finanziaria dell’operazione lascia intuire che anche i benefici finanziari per l’amministrazione straordinaria di Gaia sono stati limitati. E’ probabile, infatti, che i crediti che questa vantava nei confronti di Lazio Ambiente quale contropartita della cessione degli asset (€ 14.1 mln più € 2,8 mln per la cessione della partecipazione in EpSistemi), siano stati compensati con i crediti verso Agensel ceduti dalla ragione a Lazio Ambiente (nel complesso €18 mln ca.). 
           
In conclusione
 
E’ opportuno domandarsi quali garanzie in termini di sicurezza può fornire una società che si trova in una situazione di carenza di liquidità e in strutturale squilibrio economico.
 
Il contesto societario è drammatico. La rottura dai primi giorni di agosto 2015 quasi in contemporanea delle due linee di incenerimento, oltre a portare sicuramente benessere ambientale, rende ancora più chiara la situazione. I fornitori non vogliono offrire i loro servizi per la riparazione delle linee di Lazio Ambiente SpA per la difficoltà a riscuotere i crediti finora maturati: il riavvio della linea di proprietà, nella migliore delle ipotesi potrebbe avvenire alla fine del mese di ottobre, mentre per quella in comproprietà con AMA si sta procedendo per una sistemazione parziale e provvisoria, un rattoppo per dirla in breve, che potrebbe portare ad un riavvio per fine settembre.
 
Nel frattempo gli animi regionali si agitano e iniziano a trapelare ipotesi di acquisizione da parte di soggetti terzi, in un rimpallo di fughe di notizie e relative smentite.
Le ipotesi di acquisizione da parte di altre società ventilate dalla stampa ripropongono il rilancio degli impianti di incenerimento in piena continuità con la politica inceneritorista governativa dello Sblocca Italia.
 
Nel “PIANO OPERATIVO DI RAZIONALIZZAZIONE DELLE PARTECIPAZIONI SOCIETARIE”  della Regione Lazio, erano già prefigurati l’aggregazione di Lazio Ambiente con un operatore del settore, eventualmente anche con la cessione del ramo di azienda relativo alle due linee di incenerimento, e il possibile coinvolgimento dei comuni.
 
La creazione dell’ATO unico nazionale per l’incenerimento, rilanciando un ciclo dei rifiuti basato sugli inceneritori, trasforma gli inceneritori di Colleferro da fattore di crisi ad occasione di profitto, contro ogni ipotesi di gestione del ciclo dei rifiuti basato su riduzione, riciclo e riuso.
 
Dopo l’operazione ‘Lazio Ambiente’ cosa intende fare la Regione? Quale sarà la sua strategia sui rifiuti? Quale l’effettivo piano dei rifiuti regionale?
Emerge senza alternative lo schema che prevede inceneritori, TMB e mega impianti di compostaggio. Ancora una volta si prospettano scelte che non prendono in considerazione i bisogni, la volontà della popolazione residente e la consapevolezza maturata in questi anni dei danni che gli inceneritori portano alla nostra salute ed all’ambiente.
I cittadini non resteranno passivi ed indifferenti, non solo di Colleferro, questa volta assieme alle amministrazioni locali.
Come associazione lavoriamo con chiunque sia disponibile ad un progetto alternativo articolato secondo le esigenze di ogni territorio.
 
 
Colleferro, 19.09.2015
 
 
 
In allegato la nostra analisi dei bilanci per gli anni 2013 e 2014 che riflettono la difficile situazione finanziaria in cui versa Lazio Ambiente Spa.
  
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Allegato. Analisi dei bilanci di Lazio Ambiente per gli anni 2013 e 2014.
 
I risultati dei due bilanci (2013 e 2014) successivi alla chiusura della citata acquisizione, confermano quanto era lecito sospettare all’epoca. Soprattutto l’ultimo, quello del 2014, evidenzia in maniera plateale lo stato di grave difficoltà in cui versa l’azienda. Affrontiamo in dettaglio i temi più difficili e per farlo lasciamoci guidare dalle stesse considerazioni formalizzate dall’Amministratore Unico e dai Sindaci nelle relazioni di loro pertinenza redatte in occasione dell’approvazione dell’ultimo bilancio.
 
 
Bilancio 2013
 
Il bilancio 2013, chiuso con un limitato utile, non è particolarmente significativo perché consegue a soli 5 mesi di attività successiva all’acquisizione dei citati rami di azienda. Emergono comunque alcuni dati interessanti:
 
a)      Il significativo ammontare dei crediti verso clienti (€ 16,1 mln per la quasi totalità con scadenza entro i dodici mesi. L’importo coincide quasi con quello relativo al fatturato (19 mln), vale a dire che sostanzialmente la società non ha percepito pagamenti dai clienti (per lo più i comuni) per gran parte dei servizi effettuati.
 
b)     L’assenza di indicazioni circa il valore di presumibile realizzo (quanto riuscirò ad incassare) dei crediti apportati dalla Regione in conto aumento di capitale. Non è dato sapere quindi se tali crediti siano stati apportati al valore nominale ovvero a quello di probabile recupero. Il codice civile, al riguardo, prescrive che l’apporto di crediti in conto aumento di capitale avvenga al valore di presunto realizzo certificato da perizia di un esperto indipendente; questo al fine di tutelare azionisti di minoranza (questo però non è il caso di Lazio Ambiente in cui è presente un solo azionista) ma anche altri soggetti terzi che a qualunque titolo intrattengono rapporti con la società.
 
c)      Con riferimento in generale alle esposizioni creditizie, la società si limita ad effettuare accantonamenti al fondo svalutazione crediti nella modesta misura di € 80 mila. Da ciò si deduce che la società, ha reputato che tutti i crediti iscritti in bilancio sono integralmente recuperabili. La storia e il fallimento del gruppo Gaia ci hanno insegnato che non è così. 
 
 
Bilancio 2014
 
Gestione reddituale
 
Il Bilancio 2014 è il primo che riflette un intero esercizio di attività, quindi assai significativo per testare la solidità di Lazio Ambiente SPA. Il risultato è assai preoccupante. L’esercizio si chiude con una perdita di € 3,5 mln. Il totale dei ricavi (€ 44,7 mln) non riesce a coprire i costi (€ 48,6 mln), dunque la società è in grave squilibrio economico. Il Collegio Sindacale nella sua relazione allegata al bilancio, si esprime in maniera assai netta mettendo in dubbio la continuità operativa della società. E' una affermazione davvero eclatante.
 
Nella relazione sulla gestione dell’Amministratore Unico, sempre allegata al bilancio, si dice chiaramente che gli obiettivi in termini di ricavi sono stati pienamente conseguiti, quindi qualcosa non ha funzionato nella gestione dei costi operativi, che per Lazio Ambiente sono costituiti in massima parte da:
 
a)      Spese per il personale, € 20 mln ca.
b)     Costi per servizi, € 14 mln ca.
c)      Altre voci importanti sono quelle relativi ad accantonamenti per rischi futuri pari 2,8 mln.
 
Di seguito alcune indicazioni di maggiore dettaglio.
 
La spesa per il personale è stata per Lazio Ambiente una variabile indipendente, almeno fino ad agosto 2015. La società si era impegnata infatti a mantenere inalterati i livelli occupazionali per i due anni successivi all’acquisizione dei rami di azienda. Di rilievo i compensi riconosciuti alle 6 figure dirigenziali in organigramma (€ 796 mila ca) con una nota curiosa: alcune di esse percepiscono un compenso superiore a quello dell’Amministratore Unico pur essendogli subordinate nell’organigramma aziendale.
 
Sul fronte dei costi, nella relazione sulla gestione si evidenzia che le novità normative intervenute di recente hanno condotto ad una lievitazione degli stessi. In particolare la necessità di trattare i rifiuti presso un impianto di TMB ha allungato il processo di trattamento dei rifiuti e ha reso necessario rivolgersi a soggetti esterni, elevando così il costo di trattamento. Vengono poi citati diversi fattori “interni” all’azienda che hanno indotto una lievitazione eccessiva dei costi:
 
a) frequenti interruzioni di lavorazione negli impianti di incenerimento hanno impattato negativamente sia sul fronte dei costi sia su quello dei ricavi (l’impatto complessivo è quantificato in € 1 mln);
 
b) criticità relative all’efficienza gli asset acquisiti (le già ricordate ricorrenti fermate per manutenzione straordinaria degli inceneritori, vetustà del parco mezzi, eccesso di produzione del percolato in discarica per mancanza di capping provvisorio, ecc.).
 
Le argomentazioni riportate appaiono alquanto sorprendenti soprattutto con riferimento ai fattori interni. Le condizioni dei beni acquisiti avrebbero dovuto essere oggetto di valutazione al momento dell’acquisizione e ovviamente considerati nel prezzo di cessione.
 
A questo punto è lecito chiedersi se le criticità siano state correttamente evidenziate dalla società incaricata della valutazione degli asset acquisiti (Ernst & Young Financial Business Advisors S.p.A. che continua a ricevere incarichi consulenziali) e sottovalutate dal management di Lazio Ambiente, ovvero se non siano stata accertate dal consulente o magari non rappresentate puntualmente dal cedente. In questi ultimi due casi Lazio Ambiente dovrebbe procedere quantomeno in sede civile per tutelare i propri interessi.
 
Con riferimento agli accantonamenti è doveroso segnalare che la società, ottemperando alla vigente normativa, provvede ad effettuare gli accantonamenti a fronte delle future spese connesse alla gestione del post mortem e del capping ad avvenuta chiusura della discarica. Nel complesso gli accantonamenti relativi all’esercizio chiuso ammontano a € 1,7 mln ca. Con specifico riferimento al post mortem, la società dichiara di accantonare in un conto dedicato € 13,95 per tonnellata conferita in discarica. A fine 2014 tale conto presenta un saldo di € 798 mila, con una variazione nell’esercizio di € 770 mila. Rileva ricordare che nella relazione sulla gestione viene ribadito con forza la necessità di trovare soluzioni finanziarie con riferimento ai mancati accantonamenti effettuati dal precedente gestore (gruppo Gaia).
 
In questo contesto, l’unica prospettiva di sviluppo è individuata dal management attraverso un ampliamento dei ricavi che dovrà passare attraverso la costruzione dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico e la rimozione del traliccio TERNA che impedisce di sfruttare appieno le potenzialità di ricezione della discarica di colle Fagiolara fino al suo naturale esaurimento, previsto per il 2023. A tal ultimo riguardo è stata presentata una diffida per la rimozione alla società che gestisce la rete elettrica nazionale e al comune di Colleferro.
 
Gestione finanziaria
 
L’esercizio 2014 ha fatto emergere forti problemi di liquidità legati ancora alle difficoltà di incasso delle fatture emesse: sostanzialmente il problema è quello di clienti (i Comuni) che non pagano ovvero pagano in ritardo a fronte del servizio ricevuto.
E’ una storia che conosciamo bene e che, unitamente ad una criminosa gestione, ha contribuito al dissesto del gruppo Gaia.
 
In bilancio vengono esposti crediti commerciali per € 30,5 mln (svalutati solo per € 439 mila ca), una enormità per una società che fattura, come detto € 44,7 mln. Le tensioni finanziarie, ovviamente si ripercuotono sulla situazione dell’indebitamento bancario (5 mln) e, soprattutto, commerciale, quest’ultimo ha infatti raggiunto la ragguardevole cifra di € 17,3 mln.
 
Ciò significa che Lazio Ambiente, non riuscendo ad incassare non sta pagando i fornitori. Fino a quando questa situazione sarà sostenibile? Come si pensa di risolverla?
 
 
Colleferro, 19.09.2015
 

Regione Lazio, Lazio Ambiente SpA, Colleferro: l'allegro valzer dei rifiuti.


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
Regione Lazio, Lazio Ambiente SPA, Colleferro: l'allegro valzer dei rifiuti.  


 
La discarica di Colle Fagiolara a Colleferro è chiusa definitivamente per ciò che riguarda il conferimento di rifiuto “tal quale”. Solo un parere positivo alla costruzione dell'impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) potrebbe riaprire la partita, che comunque sarebbe alquanto forzata poiché gli impianti TMB esistenti nel territorio regionale rispondono ampiamente al fabbisogno.
 
Ripercorriamo gli ultimi avvenimenti per avere un quadro chiaro e completo della situazione.

1.         Prologo

Il 27 febbraio.2014 il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha prorogato per 6 mesi, con possibilità di ulteriore proroga, l’attività di tritovagliatura per il rifiuto “tal quale” presso la discarica di Colle Fagiolara (Ordinanza Z00001), contravvenendo alla circolare del Ministro Orlando.
A tale Ordinanza Retuvasa e il Comitato Residenti Colleferro si sono opposti al TAR del Lazio ottenendo nel merito che tale attività non potesse essere prorogata ulteriormente.
 
Ricordiamo, tra l'altro, che per tale proroga il Presidente Zingaretti il 15 maggio 2015 è stato chiamato, come persona informata dei fatti, dal sostituto procuratore di Roma Alberto Galanti.

 Di fatto il 10 settembre 2014 i 29 Comuni del sub-ATO di Roma serviti da Lazio Ambiente SpA, gestore della discarica, hanno messo in atto una soluzione alternativa utilizzando Colle Fagiolara come centro di trasferenza, ovvero un luogo in cui si svolgono operazioni non solo di scarico e di carico del rifiuto per il successivo trasporto, bensì vere e proprie operazioni di trattamento e di stoccaggio del rifiuto, per il conferimento definitivo presso il TMB di Rida Ambiente SpA ad Aprilia.
 
Il 16 dicembre 2014 il sostituto procuratore Alberto Galanti dispone il sequestro preventivo del centro di trasferenza in quanto privo di autorizzazioni, indagando tra l’altro il legale rappresentante di “Lazio Ambiente SpA”, Vincenzo Conte, e il Presidente del Consiglio di Amministrazione nonché legale rappresentante della “Autotrasporti Pigliacelli SpA”, Ezio Pigliacelli.
 
Con il procedimento penale in corso (n. 58211/2014), la Regione Lazio il 13 gennaio 2015 autorizza il centro di trasferenza (Determina G00077) come modifica non sostanziale all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) della discarica, rimettendone quindi in essere la funzionalità.
 
1.         Fatti recenti

Arriviamo a marzo 2015, mese in cui scade il contratto con Rida Ambiente SpA. Lazio Ambiente SpA a fine febbraio informa del fatto i 29 Comuni del sub-ATO di Roma e si propone come soggetto interlocutore per la ricerca della migliore offerta di costo per il conferimento presso i TMB del Lazio. Solo 12 comuni hanno conferito questo mandato: Olevano Romano, Artena, Colleferro, Colonna, Carpineto Romano, Frascati, San Vito Romano, Gavignano, Gorga, Genazzano, Montelanico, Valmontone. Lazio Ambiente SpA, realizza un bando di gara, scaduto lo scorso 25 giugno, per un contratto della durata di un anno con possibilità di proroga per ulteriori sei mesi, il quale prevede la divisione in due lotti: il primo lotto relativo al servizio di TMB per 50.000 tonn/anno al costo di 3.250.000 euro + IVA; il secondo lotto per il servizio di trasporto rifiuti di 50.000 tonn/anno al costo di € 978.000 euro + IVA. Al contempo si chiede che gli scarti derivanti dalla lavorazione del CDR debbano rientrare nella discarica di Colle Fagiolara mentre il CDR stesso presso le due linee di incenerimento, sempre a Colleferro, utilizzando il viaggio di ritorno dei mezzi.
Il termine del bando di gara è stato prorogato al 14 luglio 2015 in quanto non sono pervenute offerte per il Lotto1 ed una sola offerta per il Lotto2; esito prevedibile in quanto i costi proposti da Lazio Ambiente SpA per il conferimento nei TMB, non sono regolari perché le tariffe di accesso agli impianti di rifiuti vengono determinate dalla Regione Lazio (LR 516/2008) per cui la stessa, proprietaria della società proponente, in questo momento sta avallando un bando di gara non conforme.
 
 
In questa situazione quantomeno confusa la Regione Lazio avrebbe dovuto essere di supporto ai Comuni dando i giusti indirizzi; ci risulta strano che nessuno abbia sollevato dubbi su questa pratica.
 
Nel frattempo, in attesa dell’esito della gara, i rifiuti vengono conferiti presso la SAF di Colfelice, senza passare per la trasferenza di Colleferro, mentre gli scarti di lavorazione del CDR probabilmente vengono portati presso la discarica di Cerreto, il tutto con costi più alti rispetto alla semestrale gestione con Rida Ambiente e con ulteriore aggravio per le casse dei Comuni.
A questo si aggiungono i saltuari disservizi di svuotamento dei cassonetti determinati dalla lunga percorrenza dei mezzi che, precedentemente al conferimento diretto a Colfelice, utilizzavano il sito di Colle Fagiolara come punto di appoggio per il trasbordo successivo sui TIR, operazione, però, impattante a livello odorigeno soprattutto nei fine settimana.
 
La proposta della società, che prevede il rientro degli scarti di lavorazione del CDR alla discarica di Colleferro, tende a mantenerne quel minimo di funzionalità in grado di garantire un rientro economico anche per il futuro. Ricordiamo il fatto che le volumetrie disponibili a Colle Fagiolara sono diminuite notevolmente, il che potrebbe determinare in breve tempo la chiusura definitiva del sito anche come discarica di servizio e con essa il naufragio definitivo del progetto TMB, che vede appunto in Colle Fagiolara la discarica ove conferire i rifiuti di scarto post-trattamento. A meno che non si realizzi lo spostamento del traliccio TERNA, il che riporterebbe il sito ad una funzionalità pluriennale.
 
Nel frattempo Lazio Ambiente SpA indice una ulteriore gara con scadenza 04.08.2015, per la fornitura in opera di un impianto per il trattamento di percolato nel sito di Colle Fagiolara, per un quantitativo di circa 20.000 tonnellate annue, con base d’asta di 1,3 milioni di euro. Tale operazione rientra tra quelle per l’abbattimento dei costi, visto che la discarica di Colleferro produce annualmente enormi quantitativi di percolato il cui trattamento dissangua notevolmente le casse della Società.
 
3.         Conclusioni

E' semplicemente avvilente ritrovarsi, dopo anni di dichiarati allarmi per la gestione dei rifiuti, in una situazione così ingarbugliata, antieconomica e inefficiente.  La città di Colleferro gravata da anni dalla presenza di discarica e inceneritori, non ha visto nelle passate legislature una azione da parte delle amministrazioni finalizzata all’eliminazione di quelle fonti di inquinamento ambientale e danni alla salute. La reiterata negazione dei rischi, delle evidenze portate da numerose ed autorevoli ricerche, ha mirato invece a garantirsi i forti quantitativi di denaro, attraverso il ristoro ambientale, per le casse comunali drogando i bilanci, con gli esiti che si cominciano a conoscere, compresi forti indebitamenti.
 
Di certo possiamo dire che il gioco delle tre carte con l’allegro spostamento di rifiuti da un impianto all’altro, non potrà mai risolvere il problema della gestione dei rifiuti e che molti comuni sono in netto ritardo su una raccolta differenziata porta a porta ad alte percentuali, il che rende notevolmente complesso prevedere scenari comprensoriali di gestione virtuosa per liberare il nostro territorio dall’altro elemento negativo oltre alla discarica, quello dell’incenerimento.
 
Inoltre sappiamo benissimo, supportati da esperienze in altri territori, che un aumento della raccolta domiciliare porta un aumento dell’occupazione, una diminuzione delle tariffe e una conseguente diminuzione dei rifiuti in ingresso agli inceneritori. Per questo continuiamo a domandarci perché, nonostante tutti questi vantaggi in termini economici e sanitari, i Comuni ritardatari non producano il massimo degli sforzi per giungere alle percentuali di differenziazione previste dalla Legge.
 
Decisivo comunque è il ruolo della Regione. Abbiamo già visto il ruolo che gioca – o non gioca, a seconda dei punti di vista- nella gestione di Lazio Ambiente che non depone a favore di un chiaro ed univoco indirizzo. A fronte delle politiche nazionali di valorizzazione della filiera degli inceneritori è necessario un chiaro indirizzo della Regione che vada decisamente in direzione opposta con un rinnovato ed adeguato piano per la gestione e programmazione del ciclo dei rifiuti.

Per quanto riguarda Colleferro si attende a breve la partenza della raccolta differenziata domiciliare il cui progetto è stato approvato il 28.05.2015 nel periodo di commissariamento amministrativo, con presupposti interessanti dal punto di vista organizzativo che, se rispettati alla lettera, potrebbero permettere un cambio di rotta notevole facendo sì che migliaia di tonnellate di rifiuti vengano tolti dal circuito dell’incenerimento. E’ il momento di una svolta rispetto al passato, possibile solo attraverso un coordinamento forte e determinato tra le amministrazioni sul territorio ed il contributo attivo ed organizzato dei cittadini.
 
Colleferro, 11 luglio 2015
  

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