Home

Buone Letture



 Il futuro Bruciato
Così ci uccidono

La casta dell'acqua
 

Learn to See Like an Artist How level is https://www.levitradosageus24.com/ buy online securely brand viagra a line?

Gestione Rifiuti

Colleferro: inceneritori, discarica, amministrazione.


Comunicato Stampa Retuvasa

Colleferro, su inceneritori e discarica è necessaria una presa di posizione dei nostri amministratori.

 
La questione degli impianti per il trattamento dei rifiuti a Colleferro, come detto più volte, sta giungendo ad un punto di svolta. Le decisioni che la regione Lazio sta prendendo si confermano negative per il comprensorio.
 
Lazio Ambiente SpA sta predisponendo il piano industriale che prevede il revamping degli impianti di incenerimento (di fatto la ricostruzione degli impianti visto lo stato in cui si trovano). Per quanto riguarda la discarica di Colle Fagiolara, si prospetta lo spostamento dei tralicci dell’alta tensione per permettere l’utilizzo di una parte della discarica ancora da riempire.
 
Entrambe le soluzioni sono già state stigmatizzate dalle associazioni in numerose occasioni tra atti formali, comunicazioni di ogni genere, dissenso di piazza.
 
A Colleferro l’amministrazione attuale è andata in controtendenza rispetto al passato opponendosi in sede giuridico amministrativa all’atto regionale di rinnovo dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) degli inceneritori e sta predisponendo le osservazioni per il riesame della stessa, procedimento aperto dagli uffici preposti della regione Lazio.
 
Ma ciò non può bastare.
 
Ad oggi, dal giorno dell’insediamento, la nuova Giunta non ha mai espresso la propria contrarietà con un atto ufficiale come può esserlo un passaggio in consiglio comunale attraverso una mozione o qualsivoglia strumento valido che possa realmente confermare la posizione espressa in campagna elettorale.
 
Sul fronte dell’opposizione, a parte qualche scaramuccia in consiglio comunale e sui social network, anche i rappresentanti della minoranza non hanno mai espresso chiaramente le proprie intenzioni, salvo qualche interrogazione o riferirsi alla pratica delle passate amministrazioni.
 
Ebbene, riteniamo che ciò sia necessario in modo che i cittadini, in molti presenti alle manifestazioni degli anni passati, possano conoscere in maniera chiara quale sia la linea politica espressa e se possano sentirsi garantiti da chi li governa.
 
La discussione pubblica in aula consiliare è assolutamente necessaria anche se ancora insufficiente: costituisce solo uno dei momenti di una pratica di informazione capillare e costante dei cittadini; se debitamente informati essi sono in grado di comprendere problematiche anche complesse che le amministrazioni devono affrontare per svolgere il proprio compito.
Le amministrazioni devono innanzi tutto chiarire quanto è rimasto in loro potere: diciamo questo poiché è in corso da anni una pratica di sottrazione alle amministrazioni locali di risorse e poteri decisionali. Tuttavia ciò non può essere una giustificazione per qualsivoglia decisione. A fronte di imposizioni dall’alto le amministrazioni devono ritrovare la capacità di coalizzarsi e di opporsi come territorio, di informare i cittadini, di motivarli alla partecipazione ed alla mobilitazione.
 
E’ decisamente il caso del problema di cui stiamo parlando.
 
Qualora la risposta del consiglio risulti contraria al piano industriale di Lazio Ambiente SpA, dovranno seguire atti concreti e trasparenti, pratiche continuative per contrastare le decisioni che la regione Lazio ha prospettato sin dallo scorso anno.
 

Colleferro, 01.10.2016
 

Lazio Ambiente S.P.A., per il futuro gli inceneritori sono l'asset dominante.


Comunicato Stampa Retuvasa

Lazio Ambiente S.p.A., per il futuro gli inceneritori sono l’asset dominante.

 
Il 4 agosto 2016 la Giunta regionale ha emesso la delibera 495 relativa alle determinazioni da assumere nell’ assemblea ordinaria e straordinaria di Lazio Ambiente S.P.A., di cui la Regione è socio unico.

Rimandiamo ad una lettura dell’atto completo per una compiuta descrizione del processo decisionale.

In sintesi la giunta regionale si comporta come segue:
  •        prende atto della proposta di un piano industriale 2016-2020 di Lazio Ambiente S.p.A., su cui ritorneremo;
  •         non approva il bilancio di esercizio 2015 in attesa delle decisioni sulla ricostituzione del capitale sociale, dopo le consistenti perdite degli ultimi due anni. La ricapitalizzazione deve essere sostenuta dal piano industriale;
  •        non approva modifiche statutarie richieste nelle more del processo di cessione della società, in attuazione del decreto del Presidente della regione Lazio n. T00060 del 21 aprile 2015 da realizzare sulla base delle linee guida individuate con la deliberazione della giunta regionale n. 129 del 31/03/2016;
  •        comunica che il 18 luglio 2016 si è conclusa la procedura di selezione dell’advisor che assista la Regione per la procedura di cessione.

Possiamo partire dagli ultimi due punti, in particolare la nomina dell’advisor che indicano come prossima  (entro un anno?) la cessione - per intero o per parti, non è chiaro - di Lazio Ambiente.  In base a ciò il piano industriale pluriennale non proietta nel futuro l’azione dell’ attuale direzione aziendale, ma definisce le condizioni della vendita ossia dell’ipotetico ritorno in pareggio della società per il 2018, cosa che riguarderà il futuro proprietario.

Cosa ne sarà di Lazio Ambiente nel frattempo?  A quali condizioni potrà essere venduta?

Qualcosa avevamo detto con un nostro precedente comunicato. Vediamo i dati del piano industriale.

(..) la società sarà in grado di raggiungere l’equilibrio di bilancio, in presenza dei seguenti investimenti:
Anno 2016: investimenti complessivi per euro 12.600.000, di cui euro 1.500.000 da destinare al ramo discarica, euro 1.000.000 da destinare al ramo servizi, euro 3.500.000 da destinare al revamping del termovalorizzatore di Lazio Ambiente ed euro 3.500.000 al revamping del
termovalorizzatore di EP Sistemi S.p.A.;
Anno 2017: investimenti complessivi per euro 21.700.000, di cui euro 1.000.000 per il ramo discarica; euro 700.000 per il ramo servizi; euro 13.000.000 per il ramo termovalorizzazione.
 
L’entità degli investimenti ci dice con certezza che il cuore del rilancio della società è il revamping degli inceneritori.
Per quanto riguarda le perdite, il bilancio di esercizio al 31/12/2015 della società Lazio Ambiente SpA presenta una perdita di esercizio pari ad euro 13.926.786 che, sommata alla perdita degli esercizi precedenti di complessivi euro 3.643.547, riduce il patrimonio netto della società ad euro 5.246.668 rispetto ai 20 mln di partenza.
 
Una analisi puntuale dei dati di bilancio non rientra negli scopi di questo comunicato, comunque notiamo che sussistono crediti verso clienti per euro 32.355.560, di questi quanti riguardano servizi erogati a comuni inadempienti? Quanto incidono sui bilanci in affanno degli enti locali?
 
Quale il contesto in cui si deciderà della sorte di Lazio Ambiente S.p.A.?
 
Il punto essenziale è la situazione critica del ciclo dei rifiuti nella città di Roma; le soluzioni prospettate, coerenti con la politica nazionale, prevedono l’utilizzo degli inceneritori di Colleferro, visto che il CDR che li alimenta proviene in gran parte dagli impianti capitolini, E Giovi, Rocca Cencia, Salaria.
L’acquisente della società si troverà inevitabilmente nella conclusione della partita che vede protagonisti AMA, ACEA e COLARI (Cerroni). Della situazione di AMA, proprietaria del 40% di una delle due linee di incenerimento di Colleferro, si è molto parlato, meno della ambizione di ACEA di essere una piccola multinazionale nei servizi idrici, dei rifiuti e dell’energia, monopolista per l’acqua nel centro-sud d’Italia. Sulla questione rifiuti ACEA attraverso la controllata A.R.I.A. è già in possesso dell’inceneritore di Terni, dell’impianto di CDR a Paliano (Fr) e degli impianti di incenerimento di San Vittore del Lazio (Fr).
Lazio Ambiente S.p.A. è dunque vaso di coccio tra vasi di ferro, Colleferro e la Valle del Sacco ancora una volta dipendono dall’esito di giochi a cui non è dato di giocare.
 
La regione Lazio con la proposta di ricapitalizzazione di Lazio Ambiente S.p.A. si trova ad un bivio: la messa in liquidazione con relativi impianti in dismissione; la ricapitalizzazione funzionale alla cessione, con l’accortezza plausibile del giustificativo piano industriale-investimenti, ma con l’intenzione di condannare Colleferro al mantenimento degli impianti per almeno un altro decennio, se non più.
 
Cosa possiamo fare?
 
Da molti mesi insistiamo - senza esito alcuno - affinché le amministrazioni diano avvio ad un processo per la creazione di un ambito locale di gestione del ciclo dei rifiuti, fondato sui criteri di autosufficienza territoriale attraverso la riduzione, riciclo e riuso dei rifiuti.
SI tratta di progettarlo, di definirne la fattibilità in termini tecnologici, logistici, normativi partendo da una analisi dei bisogni e della struttura del territorio.
Si tratta di una condizione necessaria - benché non sufficiente - per avere diritto di parola, per scombinare giochi, per proporre la Valle del Sacco in una logica interprovinciale sganciata dagli interessi della Città Metropolitana, come esempio capace di contagiare altri territori della regione.
 
Siamo nel cuore di una questione strategica che riguarda tutto il paese:
  •        da un parte soluzioni di breve respiro predilette da un ceto politico che vuole solo evitare di avere rifiuti per strada guardando ai propri interessi nel breve periodo, lasciando terreno libero ai soliti poteri dai confusi confini tra legale ed illegale;
  •        dall’altra una profonda trasformazione di tutte le filiere produttive, distributive e di gestione dei territori, indirizzandosi verso un modello di economia circolare.
 
Abbiamo la possibilità di unire una battaglia per la salute delle popolazioni e dell’ambiente al rilancio economico e sociale abbandonando vecchie strade che continuano a rivelarsi fallimentari da ogni punto di vista. Così come è necessario superare politiche di piccolo cabotaggio che iniziano e finiscono con dichiarazioni di principio in assenza di passi concreti.
E’ necessario avviare una mobilitazione dei territori che è fatta di progettualità e di lotta, di partecipazione e condivisione della conoscenza, di mobilitazione di tutte le risorse disponibili.
Ci attende comunque una lunga fase di transizione, contro la riproposizione di una successione di emergenze e di presunte soluzioni obbligate dove il provvisorio diventa definitivo. Possiamo e dobbiamo determinare la direzione e le soluzioni finali che prevarranno.
 
Colleferro, 12.09.2016
 

Colleferro, riparte il processo inceneritori: il Tribunale di Roma faccia Giustizia.


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Colleferro, riparte il processo inceneritori: il Tribunale di Roma faccia Giustizia.


Del processo inceneritori a Colleferro se ne erano perse le tracce, dopo la decisione con la quale il Tribunale di Velletri aveva dichiarato nell’udienza di fine marzo 2015, dopo quattro anni tra fase preliminare e dibattimentale, la propria incompetenza territoriale in favore del Tribunale di Roma.

Il 16 luglio dello scorso anno in Prefettura a Frosinone in occasione della nostra audizione presso la Commissione Bicamerale sul traffico illecito di rifiuti e sullo stato delle bonifiche ci erano state chieste notizie del processo e noi avevamo semplicemente ribaltato la richiesta alla Commissione medesima.

In realtà il Tribunale di Roma ha lavorato in quest’anno e con i documenti a disposizione comprese le intercettazioni di allora, ha riattivato il procedimento giudiziario con gli avvisi a comparire per imputati e parti offese all’udienza preliminare che si terrà il 12.10.2016 alle ore 10.00 presso il Tribunale di Roma in Via Golametto n. 4, Aula B.

I reati contestati dalla Direzione distrettuale Antimafia che prevedono il rinvio a giudizio artt. 416, 417 c.p.p., sono per 28 soggetti tra dirigenti e legali rappresentanti legali del 2008 degli due società di gestione degli inceneritori, Mobilservice ed EP Sistemi società dell’ex Consorzio GAIA, i legali rappresentanti di alcune società di certificazione analisi dei rifiuti, di controllo delle emissioni da remoto, di intermediazione, l’allora procuratore di AMA e il responsabile della raccolta multimateriale presso l’impianto AMA di Rocca Cencia.

Assolutamente rilevante l’applicazione dell’art. 416, associazione per delinquere, ai capi di imputazione formulati nei confronti dei dirigenti di allora degli impianti, in relazione ai delitti di traffico illecito di rifiuti, falso in analisi e formulari, reati informatici e di truffa in Colleferro ed altre località dal 2005 al 2008. Da tener presente che alcuni di loro ancora ricoprono cariche chi nel Consorzio GAIA, ancora in Amministrazione Straordinaria, chi nella gestione degli impianti di Colleferro e ci chiediamo quotidianamente se ciò sia possibile, lecito o quanto meno, opportuno!.

Infine è stato anche riammesso come parte offesa il GSE, stralciato nel procedimento precedente, per un danno allo stesso di oltre 40 milioni di euro pari al contributo che l’Ente erogava sotto forma di valorizzazione economica dell’energia prodotta e fornita dagli impianti.

Rileggendo le intercettazioni allegate al procedimento c’è da rabbrividire, non sono passibili di interpretazioni le frasi di alcuni degli imputati, ne delineano ruoli e responsabilità nella gestione criminale degli impianti. Si sono persi cinque anni ma ci auguriamo che il Tribunale di Roma recuperi questo tempo e faccia giungere a conclusione il processo, prima delle eventuali prescrizioni di rito, per restituire giustizia agli abitanti di un territorio fortemente compromesso dal punto di vista ambientale e sanitario.

Potenti interessi puntano a fare profitto ad ogni costo sullo smaltimento dei rifiuti, il quadro descrittivo che emerge dalle inchieste e dal processo ci fornirà dunque informazioni essenziali a fare le scelte necessarie per realizzare un ciclo di gestione dei rifiuti a garanzia della salute delle persone e dell’ambiente, fondato sui principi della riduzione, del riciclo e del riuso.
 
Colleferro, 12.08.2016
 

Colleferro, per il TMB la Regione Lazio annulli la VIA.


Comunicato Stampa
Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro, per il TMB la Regione Lazio annulli la VIA.

 

La torrida estate dei rifiuti capitolini vede la nuova giunta comunale affrontare l’ennesima emergenza rifiuti, conscia che la soluzione non può andare a ricercarsi tra i cassonetti e gli impianti cittadini, ma deve gioco forza interessare il territorio regionale come sempre è stato, vista la dotazione impiantistica a servizio. Colleferro è uno di questi luoghi con le due linee di incenerimento in perenne affanno strutturale, una discarica in previsione di chiusura a meno di colpi di coda, un cementificio che potrebbe tornare alla carica nello smaltimento dei CSS (Combustibili Solidi Secondari).

A questi si aggiunge la questione della realizzazione dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), ancora pendente al TAR del Lazio, cui sono ricorsi l’Associazione Rete per la tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) e il Comitato Residenti Colleferro (CRC) per chiedere di riconoscere la illegittimità della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), in pratica l’annullamento della conseguente determinazione regionale del 05/05/2014, adottata peraltro dopo quasi quattro anni dalla richiesta dell’allora proponente Agensel SRL, società dell’ex Consorzio Gaia.

In questa fase processuale Retuvasa e CRC sono stati chiamati a presentare osservazioni ai verificatori dell’Università “La Sapienza” di Roma, nominati dal Tribunale, per avvalorare o meno i fatti e gli atti contestati. Ma andiamo per ordine.

Il progetto venne presentato da Agen.s.e.l. s.r.l., ex Consorzio Gaia, (oggi Lazio Ambiente S.p.A.), il 20 agosto del 2010, con il benestare della precedente Amministrazione comunale, approvato con la determinazione G06494 del 05/05/2014 della Regione Lazio, area Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), sulla quale Retuvasa e CRC hanno presentato ricorso al Tar del Lazio, n. 10076/2014, contro la Regione Lazio, il Comune di Colleferro, Lazio Ambiente SpA, Ministero dei Beni e Attività Culturali.
 
Con l’udienza del 05/05/2016 il Tar del Lazio emette l’ordinanza n. 05289/2016, che recita: ” … lo sviluppo processuale della contrapposizione argomentativa, relativamente a tali circostanze [ndr, nel frattempo il Comune di Colleferro sostiene le tesi dei ricorrenti], non risulta da sola idonea, allo stato, a rendere prevalente una tesi rispetto all’altra; l’organismo che deve procedere alla verificazione può utilmente individuarsi nell’Università di Roma La Sapienza …[ndr, nel Rettore che può avvalersi di Professori dell’Ateneo]”.
 
L’Università nomina i verificatori mentre i ricorrenti si avvalgono dell’ausilio di un loro consulente, con un primo incontro avvenuto il 30 giugno scorso nel quale si è ipotizzata la chiusura del procedimento, entro fine anno.
 
Ad oggi sono state presentate dai ricorrenti diverse osservazioni documentali contro un progetto osteggiato da sempre dalla comunità locale con osservazioni e manifestazioni, anche durante la fase di approvazione in Consiglio comunale.
 
Tra l’altro Retuvasa e CRC erano già ricorsi al TAR del Lazio contro il conferimento di tal quale nella discarica di colle Fagiolara e nell’ordinanza del 30 luglio 2014 il TAR aveva affermato: “Considerato che dalla relazione prodotta dalla Regione Lazio non emerge in maniera inconfutabile l’assoluta incapienza di impianti TMB nella regione, tale da costituire il presupposto di cui all’art. 191 c. 1 del D.Lgs 152/2006 ...”
Vale a dire che nella nostra Regione ci sono TMB  impianti che non lavorano a pieno regime e potrebbero trattare anche i rifiuti destinati a Colle Fagiolara; quindi, non è necessario costruire un nuovo impianto.
 
Ciò è stato ulteriormente confermato dall’ormai famosa DGR 199 del 22/04/2016 “Determinazione del Fabbisogno” sui rifiuti nel Lazio che ribadisce  “Per entrambi gli scenari ipotizzati si è evidenziato che gli impianti di trattamento TMB sono già dal 2016 sufficienti per le esigenze di trattamento del rifiuto urbano indifferenziato della Regione. Pertanto non è necessario pianificare nuovi impianti oltre quelli esistenti.
 
Le parole definitive che escludono l’ipotesi di costruire un nuovo impianto vengono date dall’Assessore di competenza della Regione Lazio, Mauro Buschini, nel consiglio straordinario regionale del 18/07/2016 sulla questione prospettata di nuova emergenza sul trattamento dei rifiuti quando dice “Con riferimento, invece, in generale alla questione dei rifiuti di Roma, si precisa che l’impiantistica della regione Lazio è sufficiente a trattare il rifiuto indifferenziato prodotto nel territorio regionale.
 
Non è facile individuare i motivi per i quali, nonostante tutti i nuovi elementi fin qui illustrati, la Regione Lazio continua a difendere la realizzazione del TMB a Colleferro, attraverso la società di sua proprietà e gli enti autorizzatori. E’ certo che l’impianto non è più necessario, anche perché è in controtendenza  rispetto ai previsti aumenti delle percentuali di raccolta differenziata e rappresenta un ulteriore impegno economico che difficilmente Lazio Ambiente SpA potrà sostenere, visti i ricorrenti deficit di bilancio.
 
Da tempo abbiamo interessato il Tavolo di Coordinamento dei Sindaci della Valle del Sacco e in seguito all’incontro del 22 giugno scorso, a Serrone (Fr), abbiamo chiesto all’Assessore Mauro Buschini la fissazione di una data per un tavolo tecnico sui rifiuti per il nostro bacino la d’area, come da lui riproposto al termine dei lavori su sollecitazione dell’Assessore all’Ambiente del Comune di Colleferro, Giulio Calamita.
 
Risposte ad oggi non ce ne sono state ma ovviamente ci auguriamo che ve ne siano e che possano essere occasione di confronto anche rispetto alla nostra ipotesi di bacino autonomo locale dei rifiuti, che abbiamo intenzione di presentare in forma pubblica agli amministratori, come unica soluzione per uscire dalla subordinazione ad una logica emergenziale, che sulle necessità del momento si appresta ad imporre l’eterna soluzione fondata sull’incenerimento ed i mega impianti, logica supportata dalle scelte nazionali sugli inceneritori e confermata dalle dichiarazioni del ministro dell’ambiente a commento della ennesima emergenza capitolina: e qui si chiude il cerchio.
 
 
Colleferro, 09.08.2016
 

Regione Lazio e rifiuti, con la determina del fabbisogno nulla di nuovo.


Comunicato Stampa Congiunto
 
Un primo commento sulla “determinazione del fabbisogno” nella gestione dei rifiuti da parte della Regione Lazio: ancora un lungo cammino da fare !!!

 
 
La Regione Lazio, con deliberazione n. 199 del 22.04.2016, ha approvato il documento denominato “Determinazione del Fabbisogno” sulla gestione dei rifiuti da sottoporre alla procedura di verifica di assoggettabilità alla Valutazione Ambientale Strategica.
 
Il documento nasce, per inciso, su sollecitazione dell'Autorità Giudiziaria (annullamento piano rifiuti da parte del TAR) e della Commissione europea e questo comprova quanto sia importante l'attenzione dei cittadini sulle questioni ambientali.
 
Il documento offre vari spunti di riflessione e nuovi terreni di confronto tra la Regione e le associazioni e i comitati.
Siamo ancora molto lontani dall'inversione di tendenza che i cittadini e le associazioni vorrebbero ed ogni argomento meriterebbe un approfondimento che non potrà che essere effettuato successivamente.
 
Allarmante è che ad oggi le politiche di prevenzione della formazione dei rifiuti non siano altro che un insieme di buoni propositi e belle parole senza alcuna iniziativa concreta, mentre solo portando avanti politiche concrete di prevenzione e di diversa gestione dei rifiuti, si potrebbe porre fine al ciclo “vizioso” dei rifiuti.  Il Ministero dell'Ambiente ha posto un ambizioso programma di prevenzione nella formazione dei rifiuti da attuare entro il 2020 (5% riduzione dei rifiuti urbani per unità di PIL).
Il documento dà atto di ciò, ma contestualmente si deve leggere che “le province, Roma Città Metropolitana e Roma Capitale nelle loro proposte non hanno previsto la riduzione della produzione dei rifiuti”, pur mancando solo tre anni alla scadenza del programma.
 
Assurda è l'attestazione ufficiale che le frazioni organiche dei rifiuti sono a tutt'oggi destinate alle discariche e ciò a distanza di ben 16 anni dalla direttiva comunitaria 1999/31, che imponeva l'adozione di un programma concreto per la riduzione del conferimento di tali rifiuti in discarica. Gli impianti di compostaggio attualmente operativi nel Lazio possono trattare solo 70.500 t/anno, mentre la Regione Lazio continua ad approvare o a dare pareri favorevoli di compatibilità ambientale su progetti di costruzione di impianti di trattamento meccanico biologico (vedi Cupinoro e Colle Fagiolara), contestualmente attestando di avere una capienza più che sufficiente.
 
E che dire dei termovalorizzatori indicati come operativi, spesso obsoleti e molto inquinanti come quelli di Colleferro? O ancora della Terza linea di San Vittore?
Sarà contenta la comunità dei cittadini di Malagrotta nel venire a sapere che il gassificatore è inserito nell'impiantistica in dotazione, nonostante i tanti proclami alla popolazione? 
In questo contesto viene previsto un pareggio di bilancio tra produzione di CDR e capacità di combustione negli anni 2019 o 2020, con una percentuale che si attesta negli anni a seguire a circa il 60% di utilizzo per lo scenario 1 (con la raccolta differenziata che sale gradatamente dal 45% al 75%) e il 100% per lo scenario 2 (con la raccolta differenziata che sale gradatamente dal 55% al 75%), fino al 2026. Presumibilmente più veritiero lo scenario 2 con i dovuti dubbi legati alla variabilità della raccolta differenziata.
Colleferro e San Vittore coprirebbero più del 70% della combustione di rifiuti.
Previsione per dieci anni che rappresenta un nulla di fatto nella direzione di un cambiamento di passo, anzi denota una evidente mancanza di programmazione avvenuta nel passato con evidenti ripercussioni sul futuro.
  
Poco incoraggiante è inoltre la percentuale di raccolta differenziata raggiunta a Roma Capitale rispetto al fiume di soldi pubblici versati e il dover leggere che molte Province, ben lontane dal raggiungimento della percentuale del 65% di raccolta differenziata, non ipotizzino nemmeno una crescita della percentuale nei prossimi anni (è il caso della Provincia di Latina).
Assurdo che in una situazione del genere chi ha dovuto lavorare sulla determina non sia riuscito a ricevere dalla Provincia di Frosinone i dati aggiornati della raccolta differenziata, utilizzando i dati Ispra del 2014. Incapacità o noncuranza?
 
Ancora, la Regione Lazio non vuole ancora uscire dallo smaltimento dei rifiuti in discarica ed infatti conclude, senza mai nominare le discariche, sulla necessità di reperire “volumetrie utili alle esigenze di smaltimento della frazione residua del trattamento dei rifiuti urbani”.
Una di queste è sicuramente la discarica di Colleferro, che attualmente ha una dote di 33.000 tonnellate di residuale per il conferimento, ma se venisse applicato lo spostamento dei tralicci TERNA, raggiungerebbe una disponibilità di oltre 600.000 tonnellate, divenendo il sito più grande a servizio della Regione Lazio poco al di sopra della discarica di Roccasecca in provincia di Frosinone.
 
In conclusione, il quadro che ne esce è quello di una gestione pubblica dei rifiuti spesso contraddittoria e poco lungimirante, incapace a guardare al futuro ed ancorata agli ultimi posti della gerarchia dei rifiuti.
 
Eppure la Regione Lazio pare essere quella che tassa di più i propri cittadini.
Sarebbe dunque auspicabile che almeno una piccola parte dei soldi pubblici riscossi dalla Regione venisse investita per guardare un po' più avanti e promuovere ad esempio nuove strategie di prevenzione e gestione dei rifiuti, magari coinvolgendo anche le associazioni e i cittadini, come prevedono le convenzioni internazionali sottoscritte e rimaste spesso lettera morta come i programmi ministeriali per la prevenzione dei rifiuti.
Un approccio più lungimirante nell'amministrazione della cosa pubblica potrebbe anche portare linfa vitale: nuovi investimenti, nuovi posti di lavoro.
 
Sogniamo?
 
Regione Lazio, 5 maggio 2016
 
 
f.to
Retuvasa (Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco)
Associazione Raggio Verde
Ugi (Associazione Unione Giovani Indipendenti)
Comitato Residenti Colleferro
Arci Montefortino
A.ma (Associazione Mamme Colleferro)
Meetup Colleferro 5 stelle
Associazione Diritto alla Salute DAS Onlus
Associazione Culturale Anagni Viva
Artenaonline
Associazione Terra Attiva
Comitato Fermiamo Cupinoro
Comitato Malagrotta
Cittadini Liberi della Valle Galeria
 

VIDEOTECA VALLE DEL SACCO

Community

                                                 
                                   

         

 

Osservatorio PM10

Emissioni Valle del Sacco

Retuvasa on the web