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Gestione Rifiuti

Colleferro, una soluzione per contrastare le emissioni odorigene


Comunicato Stampa Retuvasa

Colleferro, una soluzione per contrastare le emissioni odorigene


La discarica di Colle Fagiolara a Colleferro sta vivendo i suoi ultimi mesi di vita più che ventennale, ma incombono problemi di convivenza quotidiana sui quali è indispensabile intervenire.

Il conferimento di rifiuti si è riaperto nell’ottobre del 2018 in seguito alla richiesta del gestore Lazio Ambiente SpA presso il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) per lo spostamento dei tralicci di alta tensione posti tra le due colline, ostacolo insormontabile per il proseguimento delle attività. Nell’iter autorizzativo, EL-389, iniziato il 20.11.2017 e concluso con Decreto Ministeriale il 18.05.2018, ci sono stati numerosi interventi tra pareri, note e deliberazioni, ma il più interessante, tra quelli di vari dicasteri ed Enti, risulta quello dei Vigili del Fuoco-Ufficio Prevenzione e Incendi di Velletri. I VVFF indicano nel parere allegato a quello del Ministero dell’Interno la pericolosità dell’allora situazione con rifiuti, a circa 10 metri dalle linee elettriche, ed esprimono un parere di conformità al progetto rispetto alle normative di prevenzione incendi, fornendo ulteriori prescrizioni riguardo alle attività future, quale ad esempio la vigilanza continua. Il Comune di Colleferro, dal canto suo, rilascia nel suo parere l’attestato di Conformità Urbanistica, l’unico che gli competa in casi del genere.

Premesso ciò per dovere di cronaca, ci sono un paio di aspetti che bisogna precisare.

Si tratta, innanzitutto, di un iter che esula dal corretto funzionamento in termini ambientali di una discarica, svincolato dalle autorizzazioni in capo alla Regione Lazio. Il MISE è obbligato a rilasciare l’autorizzazione a meno di elementi ostativi, che non ci sono stati. Di contro, il Comune di Colleferro ha rilasciato positivamente il parere urbanistico e, anche in questo caso, non ci possono essere motivi ostativi. Ci preme sottolineare che già con l’autorizzazione di ampliamento per 1,7 mln di mc di Colle Fagiolara dell’8 maggio 2009, denominata opportunamente riordino per mascherare l'ampliamento, risultava imprescindibile che l’elettrodotto venisse spostato. Tutto ciò che è avvenuto successivamente, quindi, è stato effettuato al di fuori dei termini prescrittivi dell'autorizzazione, senza che nessuno tra gli Enti abbia mai provveduto a farlo notare.

Nel contesto della perenne situazione emergenziale sui rifiuti nel Lazio, attualmente, la discarica di Colleferro è l'unica in funzione assieme a quella di Roccasecca; la prima chiuderà il 31.12.2019, la seconda qualche mese dopo.  
Qualcuno si sta preoccupando del futuro?

Di certo non il Presidente del Consiglio Regionale, ex assessore all’Ambiente della regione Lazio, Mauro Buschini, che non trova di meglio da fare che tranquillizzare i suoi elettori ciociari, dichiarando che i rifiuti di Roma trattati nell’impianto di TMB di Colfelice, per la quota di conferimento in discarica, prenderanno la via di Colleferro e non quella di Roccasecca per prossimità. Ma di queste affermazioni infelici sono piene le cronache.

Sulla riapertura della discarica di Colleferro erano state chieste a gran voce diverse garanzie, quelle finanziarie di Legge, quelle collegate alla gestione post-operativa e, soprattutto, quelle riguardanti la qualità del rifiuto conferito. Nessuna garanzia al momento risulta essere chiara nel modo più assoluto.

È ormai da tempo evidente e conclamato un dato: la discarica di Colleferro puzza. Le emissioni odorigene sono sicuramente frutto di un rifiuto non completamente trattato e privato della sostanza organica come da normativa, ipotesi ancora più probabile dopo che gli impianti di trattamento regionali sono stati messi sotto pressione dall'ordinanza di Zingaretti. In pratica, i suddetti impianti non riescono a gestire correttamente una mole così elevata di rifiuti. Di conseguenza rischiano anche l’illecito, visto che nessuno osa fermarli. Come se non bastasse, a completare il quadro, la processione quotidiana di camion in entrata a Colle Fagiolara. Per questi motivi, non è pensabile effettuare la copertura dei rifiuti a cadenza per evitare lo sprigionamento di gas, pertanto è probabile che l'operazione venga svolta a fine giornata, quando il danno sanitario (ed esistenziale) è già fatto.

Abbiamo chiesto ad Arpa Lazio quali misure avesse preso in esame. L'ente ha effettuato un controllo l'1.02.2019 e, avendo trovato alcune situazioni non pienamente conformi, a nostro parere chiudendo un occhio, ha sottolineato la necessità di rispettare il D.Lgs. 36./2003 e s.m.i. al paragrafo 1.8 dell’Allegato 1 prevede che “I rifiuti che possono dar luogo a dispersione di polveri o ad emanazioni moleste devono essere al più presto ricoperti con strati di materiali adeguati”. Inoltre, l’ente ha auspicato una revisione dell’atto autorizzativo al fine di rendere attuali le prescrizioni in relazione alle condizioni di gestione ad oggi in essere, gestione che sicuramente è molto più complessa rispetto alla data di autorizzazione del 2009. Può anche essere che quel giorno non ci fossero miasmi molesti e che, quindi, l’Arpa Lazio abbia trovato una situazione accettabile. Ma ad oggi la situazione è inaccettabile e non vogliamo nemmeno immaginare cosa accadrà alla riapertura dell’istituto professionale fronte discarica all'inizio dell'anno scolastico, nel settembre prossimo.

In definitiva, dobbiamo tenerci la puzza fino a chiusura della discarica di fine anno? No, qualcosa si può fare oltre che sbraitare ai quattro venti.

Il controllo dei rifiuti in entrata a Colle Fagiolara è normato dall’AIA in una modalità abbastanza generica, controllo dei rifiuti in uscita da parte degli impianti TMB, lotti e sottolotti, e campionamento in loco ogni due mesi messi a disposizione dell’Ente di Controllo. E’ evidente che, in una situazione come l’attuale, ciò risulta essere insufficiente e molto spesso inutile, soprattutto se nessuno va a verificare i rifiuti oggetto di campionamento. Quindi una soluzione può essere intervenire con l’art. 29-decies del Testo Unico Ambientale (Dlgs 152/2006 modificato con il Dlgs 46/2014) “Rispetto delle condizioni dell’autorizzazione integrata ambientale”, al comma 11bis, punto e) le procedure per le ispezioni straordinarie, effettuate per indagare nel più breve tempo possibile e, se necessario, prima del rilascio, del riesame o dell’aggiornamento di un’autorizzazione, le denunce ed i gravi casi di incidenti, di guasti e di infrazione in materia ambientale.

Nel caso specifico, ci sono denunce - una l’abbiamo presentata tempo fa - e possibili infrazioni in materia ambientale, quindi il Comune di Colleferro dovrebbe farsi carico di chiedere alla regione Lazio di intervenire in tal senso in tempi celeri, con onere a carico regionale, al fine di verificare, senza preavviso, la qualità del rifiuto entrante e le procedure di copertura dello stesso o altre mancanze. Si tratta di un impegno politico-economico che potrebbe aprire scenari inediti, oltre che tutelare i diritti dei cittadini.
 
 
Colleferro, 02.08.2019
 

Colleferro, la reale dimensione dei rifiuti nel cementificio.


Comunicato Stampa

Colleferro, la reale dimensione dei rifiuti nel cementificio.


 
Negli ultimi giorni è salita alla ribalta la questione Italcementi di Colleferro e la notizia che saremmo stati inondati da rifiuti per essere bruciati nel cementificio.
Vi dimostriamo come tale notizia sia falsa, riportandola alle sue reali dimensioni.
 
E’ necessaria una premessa.
Il cementificio, nella sua normale attività, produce una quantità di emissioni maggiore di altri impianti (come evidenziato dal rapporto in preparazione della Legge regionale sullo stato della qualità dell’aria). Per questo motivo è necessario pretendere il massimo di trasparenza in merito e ogni contestazione deve essere supportata da un adeguato approfondimento, seguendo la metodologia che in passato hanno adottato le associazioni ambientaliste.
 
I cementifici -come le centrali termoelettriche- possono utilizzare  rifiuti come combustibile ai sensi della Legge 22 del 14 marzo 2013 a firma dell’ex Ministro dell’Ambiente Corrado Clini. I rifiuti nella fattispecie sono i CSS (Combustibili Solidi Secondari) che addirittura cessano di essere considerati rifiuti, ma prodotti per cui il loro utilizzo diventa riciclo di materia.  
Non va dimenticato che ai cementifici  si applicano vincoli ridotti -sulle emissioni da combustione- rispetto a quelli applicati agli inceneritori. 
Una legge assurda sul cui regolamento le uniche associazioni in Italia che si sono opposte ricorrendo al TAR del Lazio sono state Retuvasa, Raggio Verde e il Forum Ambientalista ottenendo di fatto l’annullamento del comma 6 art. 8 del suddetto Decreto Legge.
 
Anticipando la Legge nazionale del ministro Clini e più precisamente il 27 dicembre 2012, Italcementi Colleferro presenta una Verifica di Assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale per il progetto “Recupero di rifiuti come combustibile nella cementeria di Colleferro” per:
 
1) Fanghi decadenti da impianti di trattamento acque reflue urbane successivamente essiccati in impianti dedicati – codice CER 190805 “fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane”;
2) Pneumatici fuori uso (PFU) granulati in pezzatura <20 mm – codice CER 191204 “plastica e gomma”;
3) Residui di materie plastiche non clorurate provenienti da impianti di trattamento della plastica da raccolta differenziata, triturati in pezzatura 10-35 mm - codice CER 191204 “plastica e gomma”.
 
Ricordiamo che le associazioni di Colleferro ricoprirono il loro ruolo egregiamente producendo iniziative e presentando osservazioni nel merito all’area VIA della Regione Lazio che con la Determina n. A05159 del 19/06/2013 rimandò la decisione a Valutazione di Impatto Ambientale, quindi ad un livello superiore di approfondimento per il quale necessitano maggiori dettagli progettuali e numerosi pareri di Enti.
 
Italcementi Colleferro incassa e ripropone il progetto agli uffici VIA il 07.01.2014 sul quale le associazioni rispondono nuovamente con le osservazioni, ma la società non produce controdeduzioni all’area regionale e pertanto con Determina G01828 del 02/03/2016 il procedimento viene annullato.
 
Di fatto Italcementi, per Legge, non può bruciare rifiuti come combustibile alternativo a Pet Coke e gas metano (solo in avvio), se non presentando un nuovo progetto all’Area di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Lazio.
 
Può però utilizzare rifiuti in mescola con il prodotto in qualità di “Recupero” già dal 2007, ma certificato dalla Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dalla ex Provincia di Roma con Determinazione Dirigenziale R.U. 4732 del 30.06.2010 e rinnovata con Determinazione Dirigenziale R.U. 2297 del 01.06.2017 ai sensi della Legge 133/2005.
I rifiuti in questione sono di diversa tipologia, in linea di massima fanghi, materiali refrattari, polveri, ceneri e scorie comprese quelle derivanti da incenerimento rifiuti, per un totale annuo di 226.000 tonnellate.
L’uso di questi materiali come detto è per la mescola in cottura del clinker, componente base del cemento.
 
Nella nuova autorizzazione AIA c’è un dato fondamentale per la qualità dell’aria a Colleferro: per l’inquinante NOx (Ossido di azoto) il limite emissivo è stato ridotto a 500 Mg/Nmetrocubo contro il precedente di 800 Mg/Nmetrocubo proveniente da una limitazione prima delle autorizzazioni integrate ambientali a 1200 Mg/Nmetrocubo.
In sostanza Italcementi Colleferro negli ultimi anni, oltre allo spegnimento di un forno da alcuni anni, ha dovuto abbassare notevolmente i livelli emissivi, in riferimento alle BAT (Best Available Technologies) o MTD (Migliori Tecniche Disponibili) dettate dalle leggi vigenti e facenti riferimento elle Direttive Europee.
 
In tempi più recenti, per la precisione in data 23.06.2016 Italcementi presenta un nuovo progetto sempre in Verifica di Assoggettabilità a VIA, concernente la modifica di alcune tipologie di rifiuti da utilizzare nella mescola del clinker, in pratica una sostituzione.
 
La Regione Lazio con Determinazione Dirigenziale del 21.03.2017 rimanda la decisione a Valutazione di Impatto Ambientale e Italcementi ripresenta il progetto nell’apposita area in data 04.12.2017 e pubblicata sul sito della Regione Lazio in data 06.12.2017.
 
Alcune note sul progetto in questione.
 
Secondo dati ed informazioni forniti dall’azienda.
La prima è che i rifiuti utilizzati nella cottura del cemento sono entrati, come affermato dall’azienda, in una percentuale dell’1,6% (10.699 tonnellate nel 2016).
La seconda è che dai rilievi effettuati presso gli altri cementifici, non essendo i rifiuti in esame materiale che entra in combustione ma in cottura, le emissioni sono da definirsi comparabili anche nei confronti di cementifici che non utilizzano rifiuti nella mescola. L’impianto di Colleferro utilizza come contenimento filtri a tessuto in luogo di elettrofiltri, più costanti nei livelli emissivi.
 
La terza forse la più importante è la seguente (tratta dalla sintesi del progetto presentato in fase di Verifica di Assoggettabilità a VIA ):
 
In occasione della presentazione del presente screening, inoltre, Italcementi intende modificare il quadro delle tipologie di rifiuti recuperati rinunciando al recupero delle tipologie di recupero e di rifiuti:
  • 12.1 (fanghi da industria cartaria),
  • 12.3 (fanghi e polveri da segagione e lavorazione pietre, marmi e ardesie),
  • 12.4 (fanghi e polveri da segagione, molatura e lavorazione granito),
  • 12.13 (fanghi da impianti di decantazione, chiarificazione e decarbonatazione delle acque per la preparazione di acqua potabile o di acqua addolcita, demineralizzata per uso industriale),
ed introducendo il recupero della tipologia:
  • 13.1 (ceneri dalla combustione di carbone e lignite, anche additivati con calcare e da combustione con esclusione dei rifiuti urbani ed assimilati tal quali),
lasciando inalterata rispetto a quanto autorizzato la capacità di recupero complessiva pari a 226.000 tonnellate/anno.
 
Quindi in definitiva si tratta di una sostituzione con percentuali ridotte di utilizzo.
 
Ci domandiamo perché i rifiuti e non le materie prime?
La risposta è puramente economica -poco credibile la riduzione delle materie prime con minori impatti ambientali- visto che attraverso  la cottura dei rifiuti indicati nell’autorizzazione avviene la dissociazione di molecole presenti generalmente nell’argilla e nelle rocce carbonatiche
Da aggiungere che per i conferimenti di rifiuti l’azienda ottiene un corrispettivo.
 
L’allarme peraltro è stato lanciato a seguito di un errore nella documentazione pubblicata dalla Regione Lazio per cui pubblica sul suo sito il progetto e relativa indizione di una conferenza di servizi indicando come data 06.12.2018 collocando l’avvio del procedimento nel 2018 in luogo del 2017.
In base ad una nostra segnalazione gli uffici regionali hanno provveduto a correggere la data.
Da lì parte l’allarme domino sui social per un progetto presentato l’anno precedente e già in fase conclusiva, supportato da una lettura degli atti alquanto approssimativa: si diffonde la leggenda metropolitana per cui a Colleferro si abbattono gli inceneritori e i rifiuti si possono bruciare nel cementificio. Chi ha lanciato l’allarme in tal senso con preoccupante leggerezza avrebbe dovuto fare questo passaggio di approfondimento e rendersi conto del pregresso.  
 
Tutto falso quindi: a Colleferro non si bruciano rifiuti nel cementificio, si utilizzano determinate tipologie di rifiuti nella cottura del cemento in rispondenza a Direttive Europee e Normative Nazionali e l’attuale progetto è una sostituzione di tipologie autorizzate.
Su questa pratica che dura ormai da anni è necessario acquisire il massimo di informazione ed informare in modo adeguato i cittadini, partendo dal fatto che cottura e combustione si applicano a materiali differenti e producono differenti qualità e quantità di emissioni.

Le verifiche sui materiali in ingresso e la massima efficienza dei filtri applicati alle emissioni, sono necessari e devono essere garantiti dalle autorità di controllo. Teniamo presente che come combustibile per il riscaldamento dei forni si utilizza il coke di petrolio (il cosiddetto petcoke) che di per sé costituisce una delle principali fonti di inquinanti. Siamo in attesa di sapere se Italcementi realizzerà un nuovo impianto a circuito chiuso che recuperi tutti gli inquinanti della combustione.
 
Per il futuro dei lavoratori, della salute e dell’ambiente Italcementi deve chiarire quale sia il futuro di questo stabilimento a fronte di importanti investimenti nei processi produttivi e nei sistemi di controllo realizzati in altri stabilimenti del gruppo, su scala europea e non solo nazionale, nel contesto del gruppo europeo che ha acquisito il controllo di Italcementi.
 
Detto ciò ci auguriamo che il nostro report cronologico e necessariamente lungo nonostante la sintesi, possa tornare utile a tutti e possa in qualche modo limitare la frenesia di chi preferisce far diventare notizia ciò che non è, in modalità allarme sociale.
 
Colleferro, 03.11.2018 
 

Discarica Colleferro, con la nuova tariffa si riapre ai rifiuti.


Comunicato Stampa Retuvasa

Discarica Colle Fagiolara a Colleferro, la Regione Lazio con  la nuova tariffa di conferimento riapre all’arrivo dei rifiuti.


 
Con la determina della regione Lazio G12290 del 2 ottobre 2018 la Direzione Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti stabilisce la nuova tariffa di accesso alla discarica di Colle Fagiolara a Colleferro. C’è da segnalare che la visione della determina è improvvisamente scomparsa dal sito della Regione Lazio in attesa della pubblicazione sul BURL.

Con questo atto e da questo momento è possibile conferire nel sito nuovamente rifiuti derivanti dagli impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), previa rendicontazione sullo spostamento dell’elettrodotto. Quindi porte aperte per Rida Ambiente di Aprilia e per gli impianti di Rocca Cencia e Salario di Roma.

Lazio Ambiente SpA in qualità di attuale gestore indica, negli atti preparatori alla determina, che la discarica può riprendere la sua attività già  dall’8 ottobre con una capacità residuale di circa 510.000 tonnellate; chi manifesterà l’intenzione di portare rifiuti a Colleferro dovrà pagare 72,29 euro a tonnellata e 13,925 euro per la gestione post mortem con possibilità di incremento ISTAT, IVA, benefit o per meglio dire ristoro ambientale (attualmente al 5%). Ci sono da aggiungere 15 euro a tonnellata stabilite nel contratto di affitto con il Comune di Colleferro proprietario del sito.

La nostra diffida, protocollata a tutti gli enti interessati della Regione Lazio il 14 agosto scorso, a quanto pare non ha sortito effetto almeno nelle more dell’atto in questione. Nella stessa si davano indicazioni circostanziate sulla inottemperanza del sito di discarica a leggi regionali e nazionali con richieste specifiche di risoluzione prima di nuovi abbancamenti di rifiuti. Vedi ripristino della sopraelevazione, rischio stabilità, attulizzazione del post mortem e fondi per la sua gestione.

In particolare in assenza di una pianificazione,di un piano particolareggiato di gestione del posto mortem che ne sancisca formalmente e sostanzialmente la chiusura, a cui dal 1° gennaio 2020 ogni operazione viene finalizzata,ogni conferimento costituisce un atto illegittimo.
L’unica nota che viene rimarcata nell’Allegato alla determina e che la discarica in seguito ad accordi con il Comune di Colleferro, chiuderà l’attività di conferimento rifiuti il 31 dicembre 2019. Come nota aggiuntiva viene esplicitato che si potranno portare rifiuti non oltre le 140.000 tonnellate l’anno il che delimita in qualche modo il riempimento dello spazio liberato dall’elettrodotto.

Ci saremmo attesi che le parti politiche in Regione Lazio spingessero nella direzione di una discarica che riprendesse la sua attività nella legalità da noi segnalata in diffida per i mesi restanti fino al 31 dicembre 2019.

Ciò non è ancora avvenuto e ne prendiamo atto. Di conseguenza la nostra diffida si tramuterà in esposto alla Procura della Repubblica.
 
Colleferro, 10 ottobre 2018 
 

Valle del Sacco, nuovi impianti rifiuti in vista.


Comunicato Stampa Retuvasa
Valle del Sacco, nuovi impianti rifiuti in vista


 
Siamo alle solite, nella Valle del Sacco si preferisce investire sui rifiuti e non su una riconversione che ne permetterebbe il rilancio nei termini di sostenibilità e sviluppo.

Mentre a Colleferro i cittadini del presidio permanente Rifiutiamoli continuano la loro battaglia di civiltà, ostacolando il passaggio dei camion con materiali destinati al revamping degli inceneritori locali, nel resto della valle si deve far fronte alla presentazione di progetti riguardanti la gestione dei rifiuti, in molti casi non rispondenti alle necessità territoriali.

Abbiamo già delineato nei tempi passati mappe di impianti autorizzati o in via di autorizzazione sottolineando la loro inutilità ai fini del fabbisogno, oggi ne intervengono altri su cui è necessario soffermarsi aggiornando il quadro della situazione.

A Piglio si trova un centro di trasferenza attivato in emergenza nel 1998 e gestito da T.A.C. Ecologica s.r.l. Di Falvaterra. Accoglieva, per non più di 24 ore circa 36.000 tonnellate di rifiuti e dall'avvento della raccolta differenziata ha ridotto notevolmente la sua attività. Periodicamente l'autorizzazione ad operare era rinnovata dalla Provincia finché, nel 2014, l' atto di richiesta dell'ennesimo rinnovo non è stato corredato dal progetto di una variazione sostanziale dell'impianto. In realtà non una semplice “variazione” ma qualcosa di totalmente diverso rispetto all' impianto originario.

Un vero centro di lavorazione dei rifiuti: si passa da 36.000 tonn/anno (negli anni passati quasi tutto rifiuto indifferenziato) a 50.500 tonn/anno più 8.000 tonn/anno (rifiuti derivanti da raccolta differenziata con aggiunta di pretrattamento), mentre la durata del deposito è prolungata a 72 ore. E tra i rifiuti trattati anche batterie, pneumatici e rifiuti ingombranti.

Nel gennaio 2018 la Provincia di Frosinone ha concesso l' autorizzazione alla società richiedente e, come spesso accade, una  situazione emergenziale ha dato origine ad un impianto permanente   attraverso rinnovi su rinnovi. La speranza, ora risiede nella richiesta di sospensiva presentata al Tar e in attesa di essere discussa.

A nulla e' valsa la presenza, a ridosso dell' impianto, di un fosso di acqua chiara denominato “Gricciano” e classificato come pubblico, come è stata ignorata anche l' appartenenza a “La strada del Cesanese”, percorso con vocazione turistica che si snoda tra sei Comuni (Acuto, Affile, Anagni, Paliano, Serrone e, naturalmente Piglio).

E a nulla, soprattutto, e' valsa la valutazione del contesto, quello dei vigneti del Cesanese, unico Docg della regione Lazio, che allora come oggi non fu tenuto in alcun conto.

Associare una delle eccellenze della valle del Sacco alla gestione di rifiuti non ci sembra la migliore campagna promozionale e mette a rischio il riconoscimento della denominazione di origine controllata. Ricordiamo che in campagna elettorale il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti e il suo fido ex assessore Mauro Buschini che  presenziando alla celebre sagra locale, decantavano i prodotti locali e virtù del paesaggio. Anche all' ultimo Vinitaly non sono mancate loro foto con i calici del pregiato rosso stretti nella mano.

In questo caso il detto “in vino veritas” non può essere citato.

Un altro caso allo stesso modo allarmante è quello dell’impianto di Ceprano nell’area ex laminatoio proposto dalla Cooperativa Sociale “In Dialogo” di Trivigliano, appoggiata nella redazione tecnica ad un’altra Cooperativa Sociale “Agapè” di Alatri.

Osserviamo che questo impianto ricadrebbe in piena area Sito di Interesse Nazionale (SIN) sotto competenza del Ministero per l’ambiente (MATTM) al cui parere dovrebbe essere sottoposta ogni decisione in merito ad un impianto che aggiunge inquinamento al disastro ambientale esistente.

La vicenda di questo impianto solleva diverse perplessità se non un vero e proprio allarme. Il primo dato riguarda le cooperative sociali, benché costituiscano un  vero e proprio fiore all’occhiello del terzo settore locale, l’investimento più 500.000 euro per l’acquisto del terreno nei presi dell’ex laminatoio appare quanto meno sorprendente. Non solo, pare che anche l’area circostante sia stata acquistata, da un noto imprenditore locale operante sempre nel settore dei rifiuti delle cui intenzioni naturalmente nulla si sa.

Infine molti dubbi suscita la tipologia di impianto, che sebbene non sia di grandi dimensioni (tratta circa 40.000 tonn/anno di rifiuti diversi), ha una peculiarità: può gestire diverse tipologie di rifiuti eterogenee tra di loro quali il RAEE (rifiuti elettronici), gli olii, i rifiuti sanitari, l’indifferenziato. Sembrerebbe quasi una sorta di piattaforma multifunzione, apripista per operazioni di ampliamento future, in attesa di nuove emergenze derivanti dalla mancata programmazione degli interventi sul ciclo di rifiuti.

In effetti il problema di fondo è proprio questo e riguarda l’intero territorio regionale.

Se esistesse un piano rifiuti aggiornato, siamo fermi a quello della Polverini del 2012, tutti questi progetti non avrebbero motivo di esistere, non solo Piglio e Ceprano, ma anche altri già esistenti come quelli di Anagni e Patrica. Un piano rifiuti determina un fabbisogno, cioè in ogni territorio o ambito necessita di impiantistica sufficiente allo smaltimento derivante dalla produzione di rifiuti del territorio medesimo. Soprattutto non è stata definita una strategia basata su tecnologie per trattare il rifiuto differenziato, diverse dalle discariche e dagli inceneritori, basata invece sul recupero di materie, tanto meno un investimento straordinario nella crescita della raccolta differenziata.

Questo piano durante il periodo della giunta Zingaretti non è stato rivisto e di conseguenza i pescecani dei rifiuti continuano ad imperversare, a Piglio portando un grave danno ad una produzione pregiata, a Ceprano aggravandone la situazione di disastro ambientale.

Nel frattempo oggi come ieri prosegue l’opposizione di cittadini – da segnalare la nascita di nuove strutture organizzate, a Piglio il neonato Comitato “Terra Madre” e a Ceprano in divenire il Comitato locale -,  che con manifestazioni, volantinaggi, incontri pubblici, ricorsi in sede giuridico-amministrativa, intervengono su ogni nuova minacce  all’ambiente d salute con la richiesta, spesso inascoltata,  di piena trasparenza su ogni investimento.

La partecipazione dei cittadini non è una palla al piede alla crescita del benessere ed allo sviluppo,  ma al contrario stimolo all’elaborazione di strategie innovative ed alla mobilitazione delle risorse del territorio.
 
Valle del Sacco, 29 aprile 2018
 

Colleferro, blocco del camion con parti meccaniche per gli inceneritori


Comunicato Stampa Rifiutiamoli
 
Abbiamo bloccato il trasporto eccezionale con le nuove parti meccaniche per gli inceneritori di Colleferro. Non fermeranno la nostra determinazione a decidere del nostro futuro!

 
 
Oggi martedì 5 dicembre, poco dopo le 18 un trasporto eccezionale  che trasportava una parete di caldaia degli inceneritori, si è presentato all’imbocco della strada che porta agli impianti di Colle Sughero a Colleferro. Le persone presenti al presidio hanno immediatamente reagito bloccando il trasporto. In pochi minuti è accorso il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, che si è sdraiato davanti al mezzo.
L’allarme lanciato dal presidio grazie al tam tam social ha fatto accorrere al quartiere Scalo una folla di oltre 150 persone, mentre il sindaco di Colleferro si sdraiava davanti al camion e veniva raggiunto dai sindaci di Paliano e Genazzano, che si sono seduti accanto a Sanna assieme agli assessori e ai consiglieri di Colleferro.
Dopo una trattativa tra i responsabili dell’ordine pubblico, il sindaco e i suoi legali, l’autista è stato invitato a fare retromarcia e uscire dalla città.
Il mezzo è arretrato al ritmo della parola d’ordine “retromarcia” scandita dai cittadini, ha percorso la Casilina e si è diretto verso un’area attrezzata per i mezzi pesanti poco fuori Colleferro. All’assemblea del presidio oltre ai sindaci di Colleferro, Paliano e Genazzano si sono poi aggiunti i primi cittadini di Valmontone, Piglio e Serrone, i consiglieri di Segni e Ferentino.
 
Dopo questa prova di forza abbiamo dimostrato che l’opposizione alla riapertura degli inceneritori è ormai profondamente radicata sia nella popolazione che nelle istituzioni del territorio e che la lotta aperta con la manifestazione dell’8 luglio e poi proseguita con il corteo del 18 novembre, ha fatto un ulteriore salto di qualità.
La coscienza, l’unità, la determinazione espresse, sono la risposta ad anni di silenzio alle richieste di un territorio che subisce da decenni gli effetti di un inquinamento profondo e diversificati.
 
L’unità di cittadini ed istituzioni del territorio è stata e continua ad essere la garanzia che la mobilitazione proseguirà, con l’obiettivo di far nascere un progetto alternativo che trasformi questo ciclo dei rifiuti basato su discariche e inceneritori in un’economia del riciclo, del recupero e del riutilizzo delle cosiddette materie prime-secondarie. Tutto questo avviene all’interno del Sito di Interesse Nazionale (Sin) Valle del Sacco, uno dei più estesi e complessi per quanto riguarda le diverse fonti di inquinamento del nostro paese. Nonostante tutto, sta maturando la forza e l’intelligenza per imporre il risanamento complessivo del territorio, per battere un progetto che vuole riavviare un nuovo ciclo dei veleni su aree compromesse, per progettare e costruire il proprio futuro.
 
Non è più tempo di vaghe promesse e gioco delle parti.
 
La Regione Lazio, principale responsabile del progetto di revamping che per quattro anni, succube dei poteri forti che dominano la filiera del ciclo dei rifiuti, non ha spostato di un millimetro le sue strategie di gestione, ha pensato fino ad oggi di cavarsela con vaghe promesse. E ha continuato a fare il gioco delle parti, mentre lasciava ad un pugno di dirigenti squalificati il compito di portare avanti la ristrutturazione degli impianti tramite la società di proprietà regionale Lazio Ambiente SpA..
 
Chi pensava di logorare le energie del movimento Rifiutiamoli, di dividere movimenti ed istituzioni  ha fatto male i suoi calcoli. Nelle prossime settimane la mobilitazione cittadina, che non coinvolge solo Colleferro come è stato platealmente dimostrato stasera , continuerà con le altre battaglie sparse su tutto il territorio della Valle del Sacco, a partire da Anagni.
 
Nei prossimi giorni, mentre continuerà il blocco dell’accesso dei carichi speciali agli inceneritori di Colleferro, Regione Lazio, responsabile del collasso di Lazio Ambiente e della mancata innovazione della strategia sui rifiuti, e Comune di Roma, responsabile in forma partecipata delle scelte gestionali attuate finora, saranno anche responsabili di quanto potrà accadere a Colleferro.
L’amministrazione regionale dovrà decidere definitivamente la propria strategia  nelle opportune sedi di governo. Non solo, sarà costretta a rendere conto delle scelte che farà sul nostro territorio ai cittadini della Valle. Non gli saranno di certo permesse le solite innocue passerelle elettorali.
 
A tutte e a tutti  diamo appuntamento al presidio che giorno e notte continuerà a vigilare per impedire il passaggio dei mezzi attesi. Ci impegniamo a  portare la discussione in tutti i luoghi di aggregazione e di incontro della città di Colleferro e della Valle del Sacco.
Prepariamo nuove mobilitazioni.
 
L’assemblea permanente di Rifiutiamoli.
 
Colleferro, 5 dicembre 2017
 

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