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Gestione Rifiuti

Discarica Colleferro, con la nuova tariffa si riapre ai rifiuti.


Comunicato Stampa Retuvasa

Discarica Colle Fagiolara a Colleferro, la Regione Lazio con  la nuova tariffa di conferimento riapre all’arrivo dei rifiuti.


 
Con la determina della regione Lazio G12290 del 2 ottobre 2018 la Direzione Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti stabilisce la nuova tariffa di accesso alla discarica di Colle Fagiolara a Colleferro. C’è da segnalare che la visione della determina è improvvisamente scomparsa dal sito della Regione Lazio in attesa della pubblicazione sul BURL.

Con questo atto e da questo momento è possibile conferire nel sito nuovamente rifiuti derivanti dagli impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), previa rendicontazione sullo spostamento dell’elettrodotto. Quindi porte aperte per Rida Ambiente di Aprilia e per gli impianti di Rocca Cencia e Salario di Roma.

Lazio Ambiente SpA in qualità di attuale gestore indica, negli atti preparatori alla determina, che la discarica può riprendere la sua attività già  dall’8 ottobre con una capacità residuale di circa 510.000 tonnellate; chi manifesterà l’intenzione di portare rifiuti a Colleferro dovrà pagare 72,29 euro a tonnellata e 13,925 euro per la gestione post mortem con possibilità di incremento ISTAT, IVA, benefit o per meglio dire ristoro ambientale (attualmente al 5%). Ci sono da aggiungere 15 euro a tonnellata stabilite nel contratto di affitto con il Comune di Colleferro proprietario del sito.

La nostra diffida, protocollata a tutti gli enti interessati della Regione Lazio il 14 agosto scorso, a quanto pare non ha sortito effetto almeno nelle more dell’atto in questione. Nella stessa si davano indicazioni circostanziate sulla inottemperanza del sito di discarica a leggi regionali e nazionali con richieste specifiche di risoluzione prima di nuovi abbancamenti di rifiuti. Vedi ripristino della sopraelevazione, rischio stabilità, attulizzazione del post mortem e fondi per la sua gestione.

In particolare in assenza di una pianificazione,di un piano particolareggiato di gestione del posto mortem che ne sancisca formalmente e sostanzialmente la chiusura, a cui dal 1° gennaio 2020 ogni operazione viene finalizzata,ogni conferimento costituisce un atto illegittimo.
L’unica nota che viene rimarcata nell’Allegato alla determina e che la discarica in seguito ad accordi con il Comune di Colleferro, chiuderà l’attività di conferimento rifiuti il 31 dicembre 2019. Come nota aggiuntiva viene esplicitato che si potranno portare rifiuti non oltre le 140.000 tonnellate l’anno il che delimita in qualche modo il riempimento dello spazio liberato dall’elettrodotto.

Ci saremmo attesi che le parti politiche in Regione Lazio spingessero nella direzione di una discarica che riprendesse la sua attività nella legalità da noi segnalata in diffida per i mesi restanti fino al 31 dicembre 2019.

Ciò non è ancora avvenuto e ne prendiamo atto. Di conseguenza la nostra diffida si tramuterà in esposto alla Procura della Repubblica.
 
Colleferro, 10 ottobre 2018 
 

Valle del Sacco, nuovi impianti rifiuti in vista.


Comunicato Stampa Retuvasa
Valle del Sacco, nuovi impianti rifiuti in vista


 
Siamo alle solite, nella Valle del Sacco si preferisce investire sui rifiuti e non su una riconversione che ne permetterebbe il rilancio nei termini di sostenibilità e sviluppo.

Mentre a Colleferro i cittadini del presidio permanente Rifiutiamoli continuano la loro battaglia di civiltà, ostacolando il passaggio dei camion con materiali destinati al revamping degli inceneritori locali, nel resto della valle si deve far fronte alla presentazione di progetti riguardanti la gestione dei rifiuti, in molti casi non rispondenti alle necessità territoriali.

Abbiamo già delineato nei tempi passati mappe di impianti autorizzati o in via di autorizzazione sottolineando la loro inutilità ai fini del fabbisogno, oggi ne intervengono altri su cui è necessario soffermarsi aggiornando il quadro della situazione.

A Piglio si trova un centro di trasferenza attivato in emergenza nel 1998 e gestito da T.A.C. Ecologica s.r.l. Di Falvaterra. Accoglieva, per non più di 24 ore circa 36.000 tonnellate di rifiuti e dall'avvento della raccolta differenziata ha ridotto notevolmente la sua attività. Periodicamente l'autorizzazione ad operare era rinnovata dalla Provincia finché, nel 2014, l' atto di richiesta dell'ennesimo rinnovo non è stato corredato dal progetto di una variazione sostanziale dell'impianto. In realtà non una semplice “variazione” ma qualcosa di totalmente diverso rispetto all' impianto originario.

Un vero centro di lavorazione dei rifiuti: si passa da 36.000 tonn/anno (negli anni passati quasi tutto rifiuto indifferenziato) a 50.500 tonn/anno più 8.000 tonn/anno (rifiuti derivanti da raccolta differenziata con aggiunta di pretrattamento), mentre la durata del deposito è prolungata a 72 ore. E tra i rifiuti trattati anche batterie, pneumatici e rifiuti ingombranti.

Nel gennaio 2018 la Provincia di Frosinone ha concesso l' autorizzazione alla società richiedente e, come spesso accade, una  situazione emergenziale ha dato origine ad un impianto permanente   attraverso rinnovi su rinnovi. La speranza, ora risiede nella richiesta di sospensiva presentata al Tar e in attesa di essere discussa.

A nulla e' valsa la presenza, a ridosso dell' impianto, di un fosso di acqua chiara denominato “Gricciano” e classificato come pubblico, come è stata ignorata anche l' appartenenza a “La strada del Cesanese”, percorso con vocazione turistica che si snoda tra sei Comuni (Acuto, Affile, Anagni, Paliano, Serrone e, naturalmente Piglio).

E a nulla, soprattutto, e' valsa la valutazione del contesto, quello dei vigneti del Cesanese, unico Docg della regione Lazio, che allora come oggi non fu tenuto in alcun conto.

Associare una delle eccellenze della valle del Sacco alla gestione di rifiuti non ci sembra la migliore campagna promozionale e mette a rischio il riconoscimento della denominazione di origine controllata. Ricordiamo che in campagna elettorale il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti e il suo fido ex assessore Mauro Buschini che  presenziando alla celebre sagra locale, decantavano i prodotti locali e virtù del paesaggio. Anche all' ultimo Vinitaly non sono mancate loro foto con i calici del pregiato rosso stretti nella mano.

In questo caso il detto “in vino veritas” non può essere citato.

Un altro caso allo stesso modo allarmante è quello dell’impianto di Ceprano nell’area ex laminatoio proposto dalla Cooperativa Sociale “In Dialogo” di Trivigliano, appoggiata nella redazione tecnica ad un’altra Cooperativa Sociale “Agapè” di Alatri.

Osserviamo che questo impianto ricadrebbe in piena area Sito di Interesse Nazionale (SIN) sotto competenza del Ministero per l’ambiente (MATTM) al cui parere dovrebbe essere sottoposta ogni decisione in merito ad un impianto che aggiunge inquinamento al disastro ambientale esistente.

La vicenda di questo impianto solleva diverse perplessità se non un vero e proprio allarme. Il primo dato riguarda le cooperative sociali, benché costituiscano un  vero e proprio fiore all’occhiello del terzo settore locale, l’investimento più 500.000 euro per l’acquisto del terreno nei presi dell’ex laminatoio appare quanto meno sorprendente. Non solo, pare che anche l’area circostante sia stata acquistata, da un noto imprenditore locale operante sempre nel settore dei rifiuti delle cui intenzioni naturalmente nulla si sa.

Infine molti dubbi suscita la tipologia di impianto, che sebbene non sia di grandi dimensioni (tratta circa 40.000 tonn/anno di rifiuti diversi), ha una peculiarità: può gestire diverse tipologie di rifiuti eterogenee tra di loro quali il RAEE (rifiuti elettronici), gli olii, i rifiuti sanitari, l’indifferenziato. Sembrerebbe quasi una sorta di piattaforma multifunzione, apripista per operazioni di ampliamento future, in attesa di nuove emergenze derivanti dalla mancata programmazione degli interventi sul ciclo di rifiuti.

In effetti il problema di fondo è proprio questo e riguarda l’intero territorio regionale.

Se esistesse un piano rifiuti aggiornato, siamo fermi a quello della Polverini del 2012, tutti questi progetti non avrebbero motivo di esistere, non solo Piglio e Ceprano, ma anche altri già esistenti come quelli di Anagni e Patrica. Un piano rifiuti determina un fabbisogno, cioè in ogni territorio o ambito necessita di impiantistica sufficiente allo smaltimento derivante dalla produzione di rifiuti del territorio medesimo. Soprattutto non è stata definita una strategia basata su tecnologie per trattare il rifiuto differenziato, diverse dalle discariche e dagli inceneritori, basata invece sul recupero di materie, tanto meno un investimento straordinario nella crescita della raccolta differenziata.

Questo piano durante il periodo della giunta Zingaretti non è stato rivisto e di conseguenza i pescecani dei rifiuti continuano ad imperversare, a Piglio portando un grave danno ad una produzione pregiata, a Ceprano aggravandone la situazione di disastro ambientale.

Nel frattempo oggi come ieri prosegue l’opposizione di cittadini – da segnalare la nascita di nuove strutture organizzate, a Piglio il neonato Comitato “Terra Madre” e a Ceprano in divenire il Comitato locale -,  che con manifestazioni, volantinaggi, incontri pubblici, ricorsi in sede giuridico-amministrativa, intervengono su ogni nuova minacce  all’ambiente d salute con la richiesta, spesso inascoltata,  di piena trasparenza su ogni investimento.

La partecipazione dei cittadini non è una palla al piede alla crescita del benessere ed allo sviluppo,  ma al contrario stimolo all’elaborazione di strategie innovative ed alla mobilitazione delle risorse del territorio.
 
Valle del Sacco, 29 aprile 2018
 

Colleferro, blocco del camion con parti meccaniche per gli inceneritori


Comunicato Stampa Rifiutiamoli
 
Abbiamo bloccato il trasporto eccezionale con le nuove parti meccaniche per gli inceneritori di Colleferro. Non fermeranno la nostra determinazione a decidere del nostro futuro!

 
 
Oggi martedì 5 dicembre, poco dopo le 18 un trasporto eccezionale  che trasportava una parete di caldaia degli inceneritori, si è presentato all’imbocco della strada che porta agli impianti di Colle Sughero a Colleferro. Le persone presenti al presidio hanno immediatamente reagito bloccando il trasporto. In pochi minuti è accorso il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, che si è sdraiato davanti al mezzo.
L’allarme lanciato dal presidio grazie al tam tam social ha fatto accorrere al quartiere Scalo una folla di oltre 150 persone, mentre il sindaco di Colleferro si sdraiava davanti al camion e veniva raggiunto dai sindaci di Paliano e Genazzano, che si sono seduti accanto a Sanna assieme agli assessori e ai consiglieri di Colleferro.
Dopo una trattativa tra i responsabili dell’ordine pubblico, il sindaco e i suoi legali, l’autista è stato invitato a fare retromarcia e uscire dalla città.
Il mezzo è arretrato al ritmo della parola d’ordine “retromarcia” scandita dai cittadini, ha percorso la Casilina e si è diretto verso un’area attrezzata per i mezzi pesanti poco fuori Colleferro. All’assemblea del presidio oltre ai sindaci di Colleferro, Paliano e Genazzano si sono poi aggiunti i primi cittadini di Valmontone, Piglio e Serrone, i consiglieri di Segni e Ferentino.
 
Dopo questa prova di forza abbiamo dimostrato che l’opposizione alla riapertura degli inceneritori è ormai profondamente radicata sia nella popolazione che nelle istituzioni del territorio e che la lotta aperta con la manifestazione dell’8 luglio e poi proseguita con il corteo del 18 novembre, ha fatto un ulteriore salto di qualità.
La coscienza, l’unità, la determinazione espresse, sono la risposta ad anni di silenzio alle richieste di un territorio che subisce da decenni gli effetti di un inquinamento profondo e diversificati.
 
L’unità di cittadini ed istituzioni del territorio è stata e continua ad essere la garanzia che la mobilitazione proseguirà, con l’obiettivo di far nascere un progetto alternativo che trasformi questo ciclo dei rifiuti basato su discariche e inceneritori in un’economia del riciclo, del recupero e del riutilizzo delle cosiddette materie prime-secondarie. Tutto questo avviene all’interno del Sito di Interesse Nazionale (Sin) Valle del Sacco, uno dei più estesi e complessi per quanto riguarda le diverse fonti di inquinamento del nostro paese. Nonostante tutto, sta maturando la forza e l’intelligenza per imporre il risanamento complessivo del territorio, per battere un progetto che vuole riavviare un nuovo ciclo dei veleni su aree compromesse, per progettare e costruire il proprio futuro.
 
Non è più tempo di vaghe promesse e gioco delle parti.
 
La Regione Lazio, principale responsabile del progetto di revamping che per quattro anni, succube dei poteri forti che dominano la filiera del ciclo dei rifiuti, non ha spostato di un millimetro le sue strategie di gestione, ha pensato fino ad oggi di cavarsela con vaghe promesse. E ha continuato a fare il gioco delle parti, mentre lasciava ad un pugno di dirigenti squalificati il compito di portare avanti la ristrutturazione degli impianti tramite la società di proprietà regionale Lazio Ambiente SpA..
 
Chi pensava di logorare le energie del movimento Rifiutiamoli, di dividere movimenti ed istituzioni  ha fatto male i suoi calcoli. Nelle prossime settimane la mobilitazione cittadina, che non coinvolge solo Colleferro come è stato platealmente dimostrato stasera , continuerà con le altre battaglie sparse su tutto il territorio della Valle del Sacco, a partire da Anagni.
 
Nei prossimi giorni, mentre continuerà il blocco dell’accesso dei carichi speciali agli inceneritori di Colleferro, Regione Lazio, responsabile del collasso di Lazio Ambiente e della mancata innovazione della strategia sui rifiuti, e Comune di Roma, responsabile in forma partecipata delle scelte gestionali attuate finora, saranno anche responsabili di quanto potrà accadere a Colleferro.
L’amministrazione regionale dovrà decidere definitivamente la propria strategia  nelle opportune sedi di governo. Non solo, sarà costretta a rendere conto delle scelte che farà sul nostro territorio ai cittadini della Valle. Non gli saranno di certo permesse le solite innocue passerelle elettorali.
 
A tutte e a tutti  diamo appuntamento al presidio che giorno e notte continuerà a vigilare per impedire il passaggio dei mezzi attesi. Ci impegniamo a  portare la discussione in tutti i luoghi di aggregazione e di incontro della città di Colleferro e della Valle del Sacco.
Prepariamo nuove mobilitazioni.
 
L’assemblea permanente di Rifiutiamoli.
 
Colleferro, 5 dicembre 2017
 

Rifiutiamoli, il passato non può continuare a divorare il futuro.


Comunicato Stampa RIFIUTIAMOLI
 
Il passato non può continuare a divorare il futuro.


 
Una grande manifestazione popolare ha riaffermato la volontà dei cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco di decidere del proprio futuro.
 
Una manifestazione di oltre 2.000 persone sabato 18 novembre ha attraversato nuovamente le strade di Colleferro. Dopo la grande manifestazione di sabato 8 luglio, è stata una prima immediata risposta al mancato mantenimento delle promesse da parte della giunta regionale, mentre continuano i lavori di riparazione degli inceneritori di Colle Sughero.
In questa settimana un presidio permanente si è insediato al quartiere Scalo, nella piazza antistante la chiesa di San Gioacchino, all'inizio della via Cesare Battisti che porta agli inceneritori e di fronte al locale dove si è trasferito l'ufficio del sindaco di Colleferro.
Il presidio ha l'obiettivo di vigilare sull'arrivo dei manufatti necessari alla riparazione degli inceneritori. Ad oggi, una gru è stata fatta pervenire nel sito, mentre non si hanno ancora notizie del trasporto speciale atteso nei giorni scorsi.
Sul piano politico normativo, si è aggiunta in questi giorni una proposta di legge regionale che va sotto il nome di Green Act con cui, ormai in fine di legislatura,  la giunta Zingaretti e la sua maggioranza politica, tentano di rimediare alla mancanza di una organica politica ambientale, purtroppo in assenza di un cambio di strategia per quanto riguarda la gestione del ciclo integrato dei rifiuti.
 
Sono stati ribaditi gli obiettivi della mobilitazione di Rifiutiamoli.
Negli interventi conclusivi della manifestazione del 18 novembre, svolti a piazza Italia, è stata ribadita la volontà di andare sino in fondo in questa lotta e ne sono state chiarite le motivazioni e le prospettive, peraltro già affermate nel volantino di convocazione, dove abbiamo dichiarato: 
 
Nuovi impianti per il recupero dei materiali -senza la necessità dell’incenerimento- possono e debbono sostituire gli inceneritori.
La salute dei cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco, come il destino dei lavoratori di Lazio ambiente e degli impianti di incenerimento, è legata alla creazione di una nuova filiera: dalla raccolta differenziata al recupero di materia, passando per la riduzione ed il riciclo.
 
Deve essere chiaro che non siamo di fronte ad un nuovo inizio, nel senso di un azzeramento di quanto 'non è stato fatto ed alle sue conseguenze’. L'inquinamento progressivo dell'ambiente, il cumularsi di rischi per la salute dei cittadini, lo sperpero di denaro pubblico, la messa a rischio dei posti di lavoro sono conseguenze inevitabili della mancanza di decisione dei pubblici amministratori e, dobbiamo dirlo, della arretratezza del mondo imprenditoriale (nelle sue varie declinazioni più o meno legali)  legato alle vecchie tecniche di gestione del ciclo dei rifiuti: non sono certo conseguenze dell'azione di chi da anni vi si oppone o del movimento  Rifiutiamoli che negli ultimi mesi si è sviluppato a Colleferro e nella Valle del Sacco, movimento che -vogliamo ricordarlo- ha trovato le condizioni della sua continuità nell'istituzione della Assemblea Permanente, in cui avviene il confronto e si condividono le decisioni.
 
Mentre la Regione Lazio avvia un dibattito tardivo sull'innovazione della strategia in materia ambientale, alle direzioni delle società di gestione degli inceneritori è stato lasciato il compito di proseguire nella ristrutturazione degli impianti (mini revamping), in un gioco delle parti che non sta in piedi. Per parte sua la società AMA, assieme all'amministrazione capitolina, ha dichiarato che non si può recedere dalla decisione presa con Lazio Ambiente di conferire 12. 6 milioni di euro alle società di gestione con la finalità di investire nella ristrutturazione (ovvero gli inceneritori devono ripartire), in quanto la Corte dei Conti avrebbe da ridire sulla mancata finalizzazione dei soldi pubblici. 
 
Nessuno paga, mentre il passato divora il futuro.
Nelle loro diverse prese di posizioni le amministrazioni coinvolte riaffermano la legge per cui 'il passato è destinato a divorare il futuro', mentre chi è delegato a decidere non vuole mai pagare per i propri errori. Deve essere chiaro che le responsabilità sono in capo ai vertici delle amministrazioni e non basta il cambio di qualche assessore a farne tabula rasa. Le popolazioni della Valle del Sacco non sono più disponibili a pagare il prezzo di decisioni scellerate.
 
Lazio Ambiente una società nata senza un futuro.
Nel frattempo, è scomparsa dall'orizzonte degli eventi la vendita di Lazio Ambiente, la cui valutazione economica (audit) è costata parecchi soldi pubblicimentre per pagare ai dipendenti gli stipendi negli ultimi mesi, è stato necessario contributo eccezionale di tre milioni di euro da parte della Regione.
Ricordiamo che Lazio Ambiente è una società nata con scarse possibilità di sopravvivere, mai sostenuta da una azione concertata tra amministrazione regionale e amministrazioni comunali, comunque quasi impossibile in assenza di una strategia e di una pianificazione territoriale, osteggiata dai poteri forti del ciclo dei rifiuti, che hanno sempre mal visto la presenza di una forte società a base pubblica.
 
 Il passato non può continuare a divorare il futuro.
Una grande manifestazione popolare ha riaffermato la volontà dei cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco di decidere del proprio futuro.
 
Una manifestazione di oltre 2.000 persone sabato 18 novembre ha attraversato nuovamente le strade di Colleferro. Dopo la grande manifestazione di sabato 8 luglio, è stata una prima immediata risposta al mancato mantenimento delle promesse da parte della giunta regionale, mentre continuano i lavori di riparazione degli inceneritori di Colle Sughero.
In questa settimana un presidio permanente si è insediato al quartiere Scalo, nella piazza antistante la chiesa di San Gioacchino, all'inizio della via Cesare Battisti che porta agli inceneritori e di fronte al locale dove si è trasferito l'ufficio del sindaco di Colleferro.
Il presidio ha l'obiettivo di vigilare sull'arrivo dei manufatti necessari alla riparazione degli inceneritori. Ad oggi, una gru è stata fatta pervenire nel sito, mentre non si hanno ancora notizie del trasporto speciale atteso nei giorni scorsi.
Sul piano politico normativo, si è aggiunta in questi giorni una proposta di legge regionale che va sotto il nome di Green Act con cui, ormai in fine di legislatura,  la giunta Zingaretti e la sua maggioranza politica, tentano di rimediare alla mancanza di una organica politica ambientale, purtroppo in assenza di un cambio di strategia per quanto riguarda la gestione del ciclo integrato dei rifiuti.
 
Sono stati ribaditi gli obiettivi della mobilitazione di Rifiutiamoli.
Negli interventi conclusivi della manifestazione del 18 novembre, svolti a piazza Italia, è stata ribadita la volontà di andare sino in fondo in questa lotta e ne sono state chiarite le motivazioni e le prospettive, peraltro già affermate nel volantino di convocazione, dove abbiamo dichiarato: 
 
Nuovi impianti per il recupero dei materiali -senza la necessità dell’incenerimento- possono e debbono sostituire gli inceneritori.
La salute dei cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco, come il destino dei lavoratori di Lazio ambiente e degli impianti di incenerimento, è legata alla creazione di una nuova filiera: dalla raccolta differenziata al recupero di materia, passando per la riduzione ed il riciclo.
 
Deve essere chiaro che non siamo di fronte ad un nuovo inizio, nel senso di un azzeramento di quanto 'non è stato fatto ed alle sue conseguenze’. L'inquinamento progressivo dell'ambiente, il cumularsi di rischi per la salute dei cittadini, lo sperpero di denaro pubblico, la messa a rischio dei posti di lavoro sono conseguenze inevitabili della mancanza di decisione dei pubblici amministratori e, dobbiamo dirlo, della arretratezza del mondo imprenditoriale (nelle sue varie declinazioni più o meno legali)  legato alle vecchie tecniche di gestione del ciclo dei rifiuti: non sono certo conseguenze dell'azione di chi da anni vi si oppone o del movimento  Rifiutiamoli che negli ultimi mesi si è sviluppato a Colleferro e nella Valle del Sacco, movimento che -vogliamo ricordarlo- ha trovato le condizioni della sua continuità nell'istituzione della Assemblea Permanente, in cui avviene il confronto e si condividono le decisioni.
 
Mentre la Regione Lazio avvia un dibattito tardivo sull'innovazione della strategia in materia ambientale, alle direzioni delle società di gestione degli inceneritori è stato lasciato il compito di proseguire nella ristrutturazione degli impianti (mini revamping), in un gioco delle parti che non sta in piedi. Per parte sua la società AMA, assieme all'amministrazione capitolina, ha dichiarato che non si può recedere dalla decisione presa con Lazio Ambiente di conferire 12. 6 milioni di euro alle società di gestione con la finalità di investire nella ristrutturazione (ovvero gli inceneritori devono ripartire), in quanto la Corte dei Conti avrebbe da ridire sulla mancata finalizzazione dei soldi pubblici. 
 
Nessuno paga, mentre il passato divora il futuro.
Nelle loro diverse prese di posizioni le amministrazioni coinvolte riaffermano la legge per cui 'il passato è destinato a divorare il futuro', mentre chi è delegato a decidere non vuole mai pagare per i propri errori. Deve essere chiaro che le responsabilità sono in capo ai vertici delle amministrazioni e non basta il cambio di qualche assessore a farne tabula rasa. Le popolazioni della Valle del Sacco non sono più disponibili a pagare il prezzo di decisioni scellerate.
 
Lazio Ambiente una società nata senza un futuro.
Nel frattempo, è scomparsa dall'orizzonte degli eventi la vendita di Lazio Ambiente, la cui valutazione economica (audit) è costata parecchi soldi pubblicimentre per pagare ai dipendenti gli stipendi negli ultimi mesi, è stato necessario contributo eccezionale di tre milioni di euro da parte della Regione.
Ricordiamo che Lazio Ambiente è una società nata con scarse possibilità di sopravvivere, mai sostenuta da una azione concertata tra amministrazione regionale e amministrazioni comunali, comunque quasi impossibile in assenza di una strategia e di una pianificazione territoriale, osteggiata dai poteri forti del ciclo dei rifiuti, che hanno sempre mal visto la presenza di una forte società a base pubblica.
 
Quest'ultima considerazione di ci porta al punto della 'difesa dei posti di lavoro'. 
 
 
Quale difesa per quale posto di lavoro?
La società è ormai decotta, il suo futuro, se di futuro si può parlare, è affidato a tutt’oggi ai soli impianti di incenerimento, vale a dire una tecnologia che non ha futuro, un tipo di impianto che non ha le possibilità di sopravvivere senza la continua iniezione di fondi pubblici. Un nuovo sistema di impianti di riciclo e recupero di materiali, di utilizzo degli stessi materiali può dare  le garanzie di posti di lavoro, nel contesto di un ecodistretto industriale.
 
Ai sindacati diciamo che si paga il prezzo di non aver affrontato per tempo e con decisione l'arretratezza, la corruzione e l'illegalità presenti nel sistema attuale.
 
Ai lavoratori, che ci dicono che gli inceneritori non sono gli impianti più nocivi, vogliamo ricordare, assieme ai diversi rapporti che ne hanno misurato inequivocabilmente la pericolosità, l’impegno che in tutti questi anni la parte più attiva della cittadinanza ha messo per portare alla luce le reali dimensioni dell'inquinamento, creando molteplici occasioni di confronto.
Ricordiamo che la gravità della situazione ambientale è stata definitivamente sancita dallo Stato con la formalizzazione del SIN Valle del Sacco, uno dei 40 territori più inquinati d’Italia per il quale sono necessarie azioni di bonifica. Un Sito di Interesse Nazionale, peraltro, assurdamente aggredito da numerose richieste di installazione di nuovi impianti potenzialmente inquinanti!  
 
Ribadiamo che la nostra è una lotta per il futuro delle nostre comunità, in quanto tale ha alla sua base una logica solidale, nella quale il destino di ogni famiglia è interesse comune, una mobilitazione  contro tutte le aggressioni alla salute e all'ambiente, premessa indispensabile per un diverso modello di sviluppo
 
Il futuro comincia oggi, il presente è il luogo della svolta. Le lotte -che in tutti questi anni non sono state fatte, illudendo i lavoratori che nulla sarebbe cambiato- devono essere messe in campo oggi, con tutti gli strumenti che in quanto cittadini e in quanto lavoratori abbiamo a disposizione e con una rinnovata e vivissima consapevolezza sociale.
 
La mobilitazione continua con le modalità decise dall’assemblea permanente: aperta a tutti i contributi propositivi da parte di singoli cittadini o associazioni e totalmente chiusa ad ogni tipo di strumentalizzazione politica.
 
Colleferro, 20 novembre 2017
 

Anagni, ricorso al TAR contro il rinnovo autorizzazione inceneritore Marangoni.


COMUNICATO  STAMPA  DEI  COMITATI E DELLE  ASSOCIAZIONI
DEL COORDINAMENTO   AMBIENTE  DI ANAGNI

Anagni, ricorso al TAR delle Associazioni e Comitati sul rinnovo autorizzazione inceneritore pneumatici Marangoni.

 

I Comitati e Le associazioni del Coordinamento  Ambiente di Anagni e del territorio ritengono doveroso e necessario informare i cittadini di essere impegnati  nel ricorso al TAR del Lazio  contro l’ autorizzazione alla  riattivazione del termocombustore della   Marangoni,  con la Determinazione Regionale del 27.07.2017.

La decisione regionale, grave in sé, lo è ancor più perché riguarda un territorio con un tasso di inquinamento così  elevato  da essere incluso tra i principali siti nazionali  ( SIN ) da sottoporre  a  bonifica, inoltre, tale decisione non ha tenuto in alcun conto l’ opposizione  dichiarata dal Comune di Anagni alla  richiesta  della  Marangoni, in sede di Conferenza dei Servizi, nella quale sono state completamente ignorate le ampie e articolate osservazioni prodotte dai Comitati e dalle  Associazioni.

Pertanto i Comitati e le  Associazioni :  Anagni Viva – Retuvasa  -  DAS –  Comitato Osteria della  Fontana – Comitato San Bartolomeo – Comitato 14 luglio  –  Comitato  Residenti   Colleferro, assistiti   legalmente dall’ avv. Vittorina Teofilatto, del Foro di Roma, hanno predisposto  specifiche e  documentate osservazioni  di carattere  scientifico e tecnico e altrettante  argomentazioni  di carattere giuridico che  espongono le ragioni di opposizione alla  delibera  regionale, considerando anche le conseguenze che il riavvio  dell’ impianto avrebbe sulle  condizioni ambientali e  sanitarie del territorio e della  popolazione residente, già gravemente compromesse.

Anche il Comune di Anagni  intende presentare il  ricorso al TAR e lo faranno  altre Associazioni del territorio, Legambiente Lazio e il Circolo di Anagni  che si presenterà “ad adiuvandum”  il ricorso dell’ Amministrazione.
 
Anagni, 28 ottobre 2017

LE  ASSOCIAZIONI e I COMITATI
Anagni Viva
Retuvasa
Das
Comitato Osteria della  Fontana
Comitato San Bartolomeo
Comitato 14 luglio

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