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Eventi

Mantova 19 e 20 settembre 2014, l'impatto sanitario delle attività a rischio e dei siti inquinati


INQUINAMENTO e SALUTE
L’impatto sanitario delle attività a rischio e dei siti inquinati
Mantova 19-20 settembre 2014
 
 

Si svolgerà a Mantova il prossimo 19 e 20 settembre la prima convention che intende fare il punto sugli studi relativi ai rischi per la salute dei cittadini che vivono vicino a zone fortemente inquinate e decidere gli strumenti per il futuro. La novità dell’incontro è rappresentata dal tavolo in cui si siederanno per la prima volta insieme studiosi, la politica, i rappresentati locali e i comitati dei cittadini che vivono nelle aree da bonificare. Raramente infatti i diversi portatori di interesse si sono ritrovati insieme per parlare dei rischi sanitari del gigantesco problema italiano delle bonifiche. In Italia sono centomila gli ettari di territorio avvelenato da rifiuti industriali di ogni tipo. 57 aree in cui vivono oltre 4,5 milioni di persone: sono queste le zone sparse per il nostro Paese in cui il passato industriale italiano ha lasciato in eredità terreni, falde e fiumi inquinati da sostanze altamente nocive per la salute dei cittadini. Queste aree vengono chiamate SIN, ovvero Siti di Interesse Nazionale, e per ognuno di questi sarebbe urgente procedere alla bonifica e alla messa in sicurezza del territorio. Nel 2013, grazie a un decreto ministeriale (e non a bonifiche effettuate), il numero dei SIN è sceso a 39, “declassando” ben 18 aree a siti di interesse regionale.

Contro il declassamento hanno fatto ricorso il comune di Ceccano e la Regione Lazio per il sito “Valle del fiume Sacco”, con intervento "ad adiuvandum" dell'associazione "Rete per la Tutela della Valle del Sacco ONLUS". Il Tar Lazio ha accolto le richieste e ha riportato il sito tra quelli di interesse nazionale. Legambiente ha presentato analogo ricorso per 4 siti da bonificare: il Litorale Domizio-Flegreo e Agro Aversano (terra dei fuochi), Pitelli a La Spezia, bacino del fiume Sacco e discariche in Provincia di Frosinone. Il problema è comunque noto a tutti, compresa la politica, ma le bonifiche non partono e i cittadini continuano a vivere vicino a potenziali bombe sanitarie. Il problema principale sono i soldi, perché risanare i terreni costa caro e non è sempre facile far pagare ai responsabili i costi della bonifica. Secondo alcune stime recenti il giro d’affari complessivo del risanamento ambientale in Italia si aggirerebbe intorno ai 30 miliardi di euro. Ma siamo in ritardo anche sulle caratterizzazioni delle aree e sugli studi relativi all’impatto che ciascuno di questi siti ha sulla salute dei cittadini. Secondo i dati dei comuni che fanno parte della Rete SIN, sugli attuali 39 siti di interesse nazionale l’80% delle aree inquinate sono state indagate, ma solo per il 30% si è provveduto alla messa in sicurezza e le bonifiche approvate dal ministero, ma non tutte realizzate, sono solo il 35%.

Per questi motivi Mantova ospiterà la convention nazionale della rete SIN, insieme a numerose altre sigle tra cui la rete dei comuni SIN, i medici di ISDE e il coordinamento nazionale dei comitati dei siti inquinati. Il messaggio principale che verrà lanciato dalla convention è la richiesta di adottare la Valutazione di Impatto Sanitario (VIS), come ci chiede l’Europa, e che si elaborino al più presto le linee guida per la valutazione dei danni sanitari sulla scorta del decreto ministeriale del 24 aprile 2014. Si chiederà inoltre che a questi lavori sia allargata la partecipazione a tutti gli interessati, compresi i cittadini, così come ci viene chiesto dall’Unione Europea.

La VIS è un mezzo per valutare l’impatto sulla salute dei vari settori d’intervento. Una combinazione di procedure, metodi e strumenti con i quali si possono prevedere i potenziali effetti di una politica, un programma, o un piano di interventi, sulla salute della popolazione. La VIS è già in vigore negli USA, India e Cina. In Europa in Bulgaria, Repubblica CECA, Lituania, Slovacchia. In Italia viene applicata solo su base volontaria da alcune Amministrazioni, come in Inghilterra, Danimarca, Finlandia, Irlanda e Svezia.

Secondo Edoardo Bai, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia e uno tra gli organizzatori della convention: “Il convegno vuol essere un’occasione di studio delle esperienze italiane di valutazione del danno alla salute causato dalle attività industriali e dalla presenza di siti inquinati. Perciò abbiamo invitato chi ha elaborato queste esperienze dal punto di vista scientifico, con lo scopo di metterle a confronto con i sindaci delle aree inquinate, con le associazioni ambientaliste e con i comitati locali che si battono contro l'inquinamento. Crediamo che un’esperienza di questo genere sia del tutto nuova, e che il dibattito contribuirà a elaborare suggerimenti ed idee da offrire alla Autority. Queste modalità di dibattere sugli effetti dell'inquinamento del resto sono fortemente raccomandate dalle direttive europee, ma purtroppo il nostro paese non dà molto peso alla partecipazione. Il nostro scopo è anche quello di creare un forte gruppo di pressione che inviti il governo a elaborare, con metodo partecipativo, le linee guida tecniche per la valutazione dei danni alla salute dei grandi impianti e dei SIN. Finora le opinioni sul tema sono le più disparate e con opposte conclusioni: è necessario che si intervenga con una norma che faccia chiarezza sul problema e indichi gli interventi necessari e obbligatori per eliminare o attenuare gli impatti”.

Secondo il Rapporto Sentieri, stilato dall’Associazione Italiana Registro Tumori, in 44 comuni che ospitano un SIN, è accertato un eccesso di mortalità per tumore con 4000 casi in più, e fra questi in 27 si ha un aumento della mortalità generale con 10.000 casi in più. Lo studio contenuto in “Sentieri” non dimostra un rapporto causa effetto con le zone inquinate, però il dato è suggestivo e sarà tema di discussione durante il convegno.

A Mantova saranno presenti, tra gli altri, anche l’Università La Sapienza, che illustrerà il Rapporto Sentieri, ed ENEA che ha verificato il trend storico delle cause di morte nel comune di Mantova.

Inoltre verranno illustrate numerose esperienze di valutazione dei danni. Come ad esempio quella realizzata nella Valle del Sacco dove sono stati misurati i livelli di un contaminante (il betaesacloro-cicloesano) del fiume nel sangue della popolazione residente nei dintorni del corso d’acqua. In particolare sono stati misurati valori di β-HCH più elevati in coloro che risiedono in prossimità (entro un km) del fiume Sacco, con valori più che doppi rispetto ai cittadini che vivono nelle aree più lontane. Un secondo esempio positivo è rappresentato dallo studio sulla centrale a carbone di Savona, fatto in occasione della perizia sulla Tirreno Power. Qui è stata eseguita una mappatura delle ricadute degli inquinanti e si è analizzata l’incidenza di alcune malattie nella zona mappata. Si è dimostrato un aumento statisticamente significativo dei ricoveri dei bambini per patologie respiratorie, in particolare asma e un aumento sempre significativo, di malattie cardiovascolari e polmonari, in particolare del cancro al polmone. Alla convention ci sarà spazio anche per presentare il cattivo esempio della Terra dei Fuochi dove lo screening sanitario è stato effettuato senza alcun coinvolgimento della popolazione, e anzi il sito, noto come uno dei più inquinati della nazione, è stato declassato a sito di interesse regionale.

Il convegno si svolgerà a Mantova il 19 e 20 settembre nell’aula magna della Conferenza vescovile, in via Cairoli 20.
 
Per informazioni:
www.legambiente.lombardia.it
www.retuvasa.org
 

San Vito Romano, Cattive Acque e Retuvasa sui banchi di scuola


Comunicato Stampa
 
Cattive acque  e RETUVASA sui banchi di scuola

 

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) e Cattive Acque incontrano gli studenti a San Vito Romano, alle porte della Capitale.

Giovedì 29 maggio, dalle 10 alle 12, presso il Teatro Caesar, (Via Remigio De Paolis 30, San Vito Romano), Alberto Valleriani, presidente di Retuvasa e Carlo Ruggiero, giornalista e autore del Libro Cattive Acque, Storie della Valle del Sacco, edito da round robin editrice, racconteranno la storia del disastro ambientale della Valle del Sacco ai ragazzi e ragazze dell'Istituto comprensivo San Vito di San Vito Romano e dell'Istituto comprensivo G. Garibaldi di Genazzano.
 
Siamo sul fiume Sacco, uno dei corsi d'acqua più inquinati d'Italia. Al centro di una valle tra i monti Simbruini, Ernici e Lepini, che passa da Colleferro si spinge verso sud per circa ottanta chilometri, ben dentro la provincia di Frosinone per gettarsi nel fiume Liri.
Un tempo nel fiume si faceva il bagno, e dalle decine di ruscelli che graffiano la valle si poteva bere acqua fresca con le mani. Ora no. Ora ci sono le fabbriche, e quei grossi tubi neri che riversano liquami acidi e schiumosi. Il paesaggio adesso è segnato da lunghe colate di cemento, distese di capannoni e discariche di rifiuti interrati. E la gente, da queste parti, si ammala troppo spesso. E muore.
 
Il libro racconta la storia di una terra violentata e abbandonata, dopo esser stata adescata con un sogno effimero di ricchezza. È la storia di chi ci è nato, ci è cresciuto e ora ci sta morendo. Ma anche di chi, nonostante tutto, combatte ogni giorno per trovare una via di uscita.
 
 
Valle del Sacco, 26 maggio 2014
 

Colleferro, sventata demolizione edificio Museo Telecomunicazioni - Collezione Cremona



Comunicato Stampa Congiunto

Colleferro, sventata la demolizione dell’edificio che ospita il Museo delle Telecomunicazioni-Collezione 
                                                                                       

La Direzione Regionale per i Beni Architettonici e Paesaggistici e la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Lazio hanno formalmente confermato l’impossibilità di effettuare qualsiasi tipo di intervento edilizio sull’edificio storico di via degli Esplosivi conosciuto come sede del Museo Civico delle Telecomunicazioni-Collezione Cremona di Colleferro.

La nota della Direzione Regionale del 25/02/2014 giunge a seguito della richiesta di verifica di interesse culturale inoltrata agli uffici della Soprintendenza il 18/01/2014 da Retuvasa, Comitato Residenti Colleferro, Ugi, Associazione Mamme e Consulta le Donne, intenzionate a salvaguardare l’immobile dai programmi di demolizione avanzati dal Comune di Colleferro con la Delibera n. 6 del 25/01/2013, nell’ambito delle procedure di approvazione del nuovo Piano Industriale della Colleferro Infrastrutture e Sviluppo S.p.A. La richiesta è stata istruita in stretto collegamento con gli uffici della Regione Lazio e del Ministero che hanno fornito le linee guida per l’avvio della procedura amministrativa.

Il tentativo di sfruttare il cosiddetto Piano Casa Polverini per ottenere un aumento di cubatura del 30% attraverso l’abbattimento del Museo e la ricostruzione di un edificio da destinare poi a uso residenziale si è dunque scontrato con le norme che regolano l’utilizzo e la protezione degli edifici storici con oltre 50 anni di vita: dai dati catastali risulta, infatti, che l’edificio è stato realizzato nel 1941, ben 73 anni fa, al momento della costituzione del nucleo storico della nostra città.

Ricordiamo che i locali in questione furono impiegati per un breve periodo come deposito di esplosivi – da cui il nome attuale della via – poi, negli anni successivi, come spaccio aziendale della società BPD. Oggi l’edificio ospita la preziosa collezione di apparecchiature per le telecomunicazioni del gen. Cremona, sulle cui prospettive di valorizzazione economico-culturale esiste tuttora la più grande incertezza.
L’Amministrazione Comunale di Colleferro ha voluto “sorvolare” e forzare non solo gli aspetti storici, architettonici e urbanistici dell’edificio, ma anche gli articoli 10 e 12 del D.Lgs. 42/04 che fissano un regime di tutela preventiva per quei beni di proprietà pubblica, aventi valore artistico, storico, archeologico o etnoantropologico, la cui esecuzione risalga a oltre 50 anni. Ancora una volta, quindi, l’Amministrazione ha agito ignorando la legge vigente.

La nota della Direzione Regionale richiama dunque l’Amministrazione di Colleferro al rispetto delle norme e all’assunzione delle proprie responsabilità giuridiche e amministrative: qualsiasi intervento diretto sul Museo non può avvenire senza il preventivo assenso degli organi di tutela e non può prescindere dalla procedura di verifica di interesse culturale, la cui richiesta sarebbe spettata proprio al Comune di Colleferro, in quanto ente pubblico proprietario del bene. Ignoranza della norma o voluta dimenticanza? Lex dura, sed lex, anche per i nostri Amministratori.

D’altra parte la vicenda chiama anche in causa la  STU - Colleferro Infrastrutture e Sviluppo S.p.A., società di proprietà del Comune, costituita inizialmente per patrimonializzare i lotti SLIM attraverso lo stesso piano triennale, che prevedeva la demolizione della sede del Museo. Secondo recenti notizie di stampa, la Banca delle Marche avrebbe chiesto alla STU di rientrare dalla sua forte esposizione debitoria; il Comune di Colleferro si sarebbe fatto garante verso l'istituto bancario ricevendo in cambio dalla STU l'impegno ad alienare l'edificio di via degli Esplosivi entro il mese di maggio 2014.

Se non è possibile effettuare interventi edilizi sull’edificio storico di via degli Esplosivi il Comune ritiene più semplice addirittura alienarlo in meno di 40 giorni, riuscendo ad avviare e chiudere favorevolmente la procedura di verifica di interesse culturale presso la Direzione Regionale per i Beni Architettonici e Paesaggistici e la  Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Lazio?
Se queste domande restano aperte, oggi, dopo la suddetta nota, ciò che conta è che l’intero programma di ricostruzione dell’immobile per fini meramente economici subisce un arresto e restituisce voce in capitolo alla Direzione Regionale per i Beni culturali per qualsiasi programma futuro di restauro o modifica.

Ancora una volta la sensibilità e l’impegno delle associazioni e dei cittadini si è rivelato un importante strumento di controllo e di difesa del territorio, avvalorato dal rapido riscontro istituzionale da parte degli organi competenti, che hanno saputo dettare la linea corretta da seguire.
 
Colleferro, 11 aprile 2014


 
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Comitato Residenti Colleferro
Unione Giovani Indipendenti
Associazione Mamme Colleferro
Consulta le Donne
 

Colleferro, presentazione libro "Cattive Acque " di Carlo Ruggiero



Colleferro, 29 marzo 2014
Sala Ludus, retro chiesa S. Barbara, Via L. Da Vinci 
ore 18,00

Presentazione libro
"Cattive Acque" di Carlo Ruggiero

 

UN TERRITORIO AVVELENATO DA TEMPO. DISTESE DI CAPANNONI E DISCARICHE DI RIFIUTI INTERRATIUN FIUME CHE BAGNA LE FERITE DELLA GENTE CHE SI AMMALA E MUORE OGNI GIORNOUNA CRISI INDUSTRIALE CHE HA MESSO IN GINOCCHIO UN’INTERA COMUNITÀ. UNA VICENDA CHE RICORDA MOLTO DA VICINO QUELLA DELL'ILVA DI TARANTOUN BIVIO SENZA SBOCCO: DA UNA PARTE IL LAVORO, DALL'ALTRA LA SALUTE.


SINOSSI

Siamo sul fiume Sacco, uno dei corsi d'acqua più inquinati d'Italia. Al centro di una valle che da Colleferro si spinge verso sud per circa ottanta chilometri, ben dentro la provincia di Frosinone. Un tempo nel fiume si faceva il bagno, e dalle decine di ruscelli che graffiano la valle si poteva bere acqua fresca con le mani. Ora no. Ora ci sono le fabbriche, e quei grossi tubi neri che riversano liquami acidi e schiumosi. Il paesaggio adesso è segnato da lunghe colate di cemento, distese di capannoni e discariche di rifiuti interrati. E la gente, da queste parti, si ammala troppo spesso. E muore. Il libro racconta la storia di una terra violentata e abbandonata, dopo esser stata adescata con un sogno effimero di ricchezza. È la storia di chi ci è nato, ci è cresciuto e ora ci sta morendo. Ma anche di chi, nonostante tutto, combatte ogni giorno per trovare una via di uscita.


AUTORE

Carlo Ruggiero, giornalista e filmaker, è nato nel 1977 a Frosinone. Autore di numerosi servizi e docufilm sul mondo del lavoro. Scrive e filma per Rassegna.it dove si occupa anche di diritti, ambiente e immigrazione. Nel 2012 ha pubblicato il reportage narrativo Una pietra sul passato, edizioni Ediesse.

LIBRO
Data di uscita » 28 febbraio 2014
Collana » scialuppe
Titolo » Cattive acque (Storie dalla Valle del Sacco)
autore » Carlo Ruggiero
pagine » 140
formato » 125 x 190 mm
prezzo di vendita » 12,00 €
ISBN » 978.88.98715.03.9
genere » Inchiesta giornalistica
 
DISTRIBUZIONE
NdA di Editoria e Ambiente
Telefono 0541 682186 • Fax 0541 683556
commerciale@ndanet.it
distribuzione@ndanet.it
 
Round Robin Editrice
Telefono 06 83503490 • Fax 06 99939932
www.roundrobineditrice.it
info@roundrobineditrice.it

 

BIOCIDIO TOUR, 9 NOVEMBRE A COLLEFERRO


BIOCIDIO TOUR: dal Lazio alla Campania
 
Il 9 Novembre una delegazione internazionale composta da accademici, giornalisti, attivisti e ricercatori sarà a Colleferro per conoscere la storia del nostro territorio, un esempio di ingiustizia ambientale, un Biocidio nel Lazio.
 


L’Associazione A Sud e il Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali organizza il BiocidioTour, nell’ambito della settimana di attività del progetto europeo EJOLT (Environmental Justice Organisations, Lialibities and Trade) che coinvolgerà attivisti ed esperti di conflitti ambientali provenienti dall’America Latina, dall’Africa, dall’India e da vari paesi europei per visitare i territori emblema di ingiustizia ambientale in Lazio e in Campania.La delegazione composta da giuristi, accademici, epidemiologici, economisti e attivisti di tutto il mondo sarà in Italia dal 9 al 15 novembre per conoscere ed entrare in contatto con le organizzazioni sociali che lavorano sui conflitti ambientali dando visibilità alle lotte locali e mirando alla costruzione di strumenti utili alle comunità impegnate a salvaguardare l’ambiente e il diritto alla salute.

Perché un Biocido Tour

Scegliere di installare impianti produttivi, estrattivi o di smaltimento contaminanti su un determinato territorio senza preventivamente valutarne le conseguenze su ambiente e cittadini significa decidere scientemente che quelle comunità sono “sacrificabili” a una malintesa idea di sviluppo.
In Campania è nata un’ampia coalizione popolare per fermare la sistematica violazione del diritto alla salute attraverso l’avvelenamento del territorio e della popolazione, un vero
Biocidio che ha trasformato la Campania felix nella Terra dei Fuochi, un immenso territorio tra Napoli e Caserta devastato da un modello di smaltimento dei rifiuti tra discariche, inceneritori, sversamenti illegali di rifiuti tossici e industriali.
Situazione analoga anche nel Lazio dove si contano numerosi siti contaminati per la presenza di stabilimenti industriali o impianti per lo smaltimento dei rifiuti.

LA VALLE GALERIA E LA VALLE DEL SACCO, BIOCIDIO NEL LAZIO

Il 9 novembre la carovana partirà da Roma e visiterà la Valle Galeria, zona a nord di Roma dove si trova la discarica di Malagrotta, sito di stoccaggio dei rifiuti più grande d’Europa, chiusa alla fine del settembre scorso dopo 17 anni di proroghe.Il sito ha un’estensione superiore ai 240 ettari e riceveva ogni giorno tra le 4500 e le 5000 tonnellate di rifiuti, producendo circa 330 tonnellate di scarti e fanghi all’anno. La zona di Malagrotta, che è soltanto una parte della Valle Galeria, comprende i quartieri di Massimina, Santa Cecilia, Spallette e San Cosimato, e rappresenta probabilmente l’area di Roma in cui si concentra il maggior numero di impianti industriali ad alto impatto ambientale.
La delegazione si sposterà a Colleferro dove le associazioni e i cittadini riuniti nel Coordinamento Valle del Sacco illustreranno la storia e le criticità della zona, spiegando l’ origine dell’inquinamento e i danni ambientali provocati dalla gestione scellerata e irresponsabile del territorio.
Dall’avvelenamento del Fiume Sacco fino all’installazione degli impianti di smaltimento rifiuti, la delegazione visiterà i luoghi simbolo presenti a Colleferro per conoscere dettagliatamente la situazione in cui è costretta a vivere la popolazione.

10 NOVEMBRE NAPOLI E LA TERRA DEI FUOCHI

La carovana conoscerà la drammatica situazione della terra dei fuochi tra la provincia di Napoli e Caserta, una delle zone in Italia in cui le conseguenze dell’esposizione di territori e comunità a agenti inquinanti dovuti prevalentemente alla gestione dei rifiuti sono maggiormente drammatiche.
La delegazione visiterà alcune delle zone caratterizzate dalla presenza di inceneritori, discariche, siti di stoccaggio di ecoballe, sversamenti e smaltimento illegale di rifiuti e incontrerà i comitati locali della zona.
In queste due giornate le personalità internazionali e la stampa avranno l’opportunità di conoscere le conseguenze ambientali, sociali, sanitarie ed economiche della mala gestione del territorio, creando così un momento di divulgazione tra esperti e attivisti locali per trovare soluzioni e percorsi efficaci da intraprendere per non violare il diritto alla salute.

Per maggiori informazioni visitare le pagine.

www.asud.net

http://asud.net/biocidio-tour-nei-luoghi-dellingiustizia-ambientale-tra-lazio-e-campania/

VIDEOTECA VALLE DEL SACCO

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