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Eventi

Oltre 160 adesioni alla Campagna Blocca lo Sblocca Italia


15-16 ottobre in piazza a Roma contro lo Sblocca Italia

Il 15 e il 16 ottobre prossimi oltre 160 tra comitati, organizzazioni sociali, associazioni e reti territoriali e nazionali attive su estrazioni petrolifere, infrastrutture energetiche, grandi opere, acqua e servizi pubblici locali, gestione dei rifiuti, bonifiche, salute e ambiente, saranno in piazza a Roma per una due giorni di presidio sotto il parlamento durante la discussione in aula per la conversione in legge del decreto Sblocca-Italia. 
 
Di seguito l'appello che convoca la manifestazione, l'elenco di tutte le realtà aderenti e i contatti cui rivolgersi per informazioni e ufficio stampa.
Marica Di Pierri - 348.6861204
Salvatore Altiero - 334.2270795
Paolo Carsetti - 333.6876990
Augusto De Sanctis - 368.3188739
 

  

Blocca lo Sblocca Italia”, difendi la tua terra!

Partecipa alla campagna contro il decreto che distrugge il belpaese

 

Mercoledì 15 e giovedì 16 Ottobre (ore 10-14) a Roma (P.zza Montecitorio) due giorni di presidio di comitati e cittadini davanti al Parlamento.

 


Un attacco all’ambiente senza precedenti e definitivo: è il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso. Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto finale delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno tra Ischia, Capri, Sorrento, Amalfi e la costiera Cilentana, dell'omonimo Parco Nazionale".

Si arriva al paradosso che le produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili quando realizzati in maniera responsabile e senza ulteriore consumo di territorio, non sono attività strategiche a norma di legge. Lo sono, invece, i pozzi e l'economia del petrolio che, oltre a costituire fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento.

Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia. Eppure l’industria petrolifera non ha portato alcun vantaggio ai cittadini ma ha costituito solo un aggravamento delle condizioni sociali ed ambientali rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa e meno invasiva.

Nel Decreto la gestione dei rifiuti è affidata alle ciminiere degli inceneritori, mentre l’Italia dovrebbe puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all'economia del riciclo e del riutilizzo delle risorse. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente ma trasforma in un grande affare, concentrato in poche mani, quello che potrebbe essere una risorsa economica per molti.

Le grandi opere con il loro insano e corrotto “ciclo del cemento” continuano ad essere il mantra per questo tipo di “sviluppo” mentre interi territori aspettano da anni il risanamento ambientale. Chi ha inquinato deve pagare. Servono però bonifiche reali, non affidate agli stessi inquinatori e realizzate con metodi ancora più inquinanti; l'esatto opposto delle recenti norme con cui si cerca di mettere la polvere tossica sotto al tappeto. Addirittura il “sistema Mose” diventa la regola, con commissari e “general contractor” che gestiranno grandi aree urbane in tutto il Paese, partendo da Bagnoli.

Questo Decreto anticipa nei fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione accentrando il potere in poche mani ed escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio.

Il provvedimento si configura come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano complessivo di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la legge di stabilità.
 
Riteniamo che il Parlamento debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro-ambientale con forme di economia diffusa, dal turismo consapevole all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo.

Contrastare questo Decreto è un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche.

 

COSA PUOI FARE DA CITTADINO, COMITATO O ASSOCIAZIONE?

 

PARTECIPARE AL PRESIDIO A ROMA a Piazza Montecitorio, un sit-in “a staffetta” tra cittadini che difenderanno la loro terra per i giorni:

 

MERCOLEDI' 15 OTTOBRE, ore 10-14

GIOVEDI' 16 OTTOBRE, ore 10-14

 

INVIARE UN'EMAIL “BLOCCA LO “SBLOCCA-ITALIA” A PARTIRE DA MARTEDI' 7 OTTOBRE ai parlamentari. Vai a questa pagina per tutte le informazioni.

 

VAI ALL'EVENTO FACEBOOK DEL PRESIDIO "BLOCCA LO SBLOCCA ITALIA"https://www.facebook.com/events/362293050598523/

 

PER ADESIONI DI ORGANIZZAZIONI E INFORMAZIONI: nosbloccaitalia@gmail.com


Adesioni giunte ad oggi: Coordinamento nazionale NO TRIV, Forum Italiano Movimenti per l'Acqua Coordinamento Nazionale Siti Contaminati, Abruzzo Social Forum, Forum Abruzzese Movimenti per l'Acqua, Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Associazione A SUD, Stop Biocidio Lazio, Taranto Respira, Peacelink, WWF Taranto, NO Carbone Brindisi, Confederazione COBAS, Ambiente e Salute nel Piceno, Comitato Stoccaggio Gas S. Martino (CH), Comitati Cittadini per l'Ambiente di Sulmona, Associazione Nuovo Senso Civico, Comitato No TAP, Coordinamento nazionale No Triv-sez Basilicata, Coordinamento Regionale Acqua Pubblica di Basilicata, Coordinamento dei Comitati contro le autostrade Cremona-Mantova e Tirreno-Brennero, Onda rosa, comitatino di mamme e donne del centro olio (ENI) di Viggiano, No Triv Sannio, Altragricoltura, Comitato per la Difesa delle Terre Joniche, Rete Forum Ambientale dell'Appennino, Comitato No Powercrop Avezzano (AQ), Circolo culturale "Ambientescienze" – Cremona, Comitato No al Petrolio nel Vallo di Diano (SA), Comitato "No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili", Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni (Tortoreto, TE), Comitato Opzione Zero - Riviera del Brenta, Comitato per la Salute, la Rinascita e la Salvaguardia del Centro Storico di Brescia, Forum Ambientalista di Grosseto, Associazione Made in Taranto, Ola (Organizzazione lucana ambientalista), Rete dei comitati in Difesa del Territorio, Medicina Democratica Onlus, Associazione AmbienteVenezia, Cambiamo Abbiategrasso, Circolo culturale "AmbienteScienze" di Cremona, Comitato NO Corridoio Roma-Latina per la Metropolitana Leggera, Comitato sardo Gettiamo le Basi, Radio AUT per l'antimafia sociale, Comitato NOil Puglia, Rete della Conoscenza, Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia, Comitato SpeziaViaDalCarbone (La Spezia), WWF Potenza e Aree Interne, MEDITERRANEO NO TRIV, Comitato Verità per Taranto, Comitato 12 giugno Familiari delle vittime del lavoro di Taranto, Associazione ambientalista “Clan-Destino O.N.L.U.S.”, Ass. Ravenna virtuosa, A.N.P.I. Sezione di Nova Milanese (Monza e Brianza), Assotziu Consumadoris Sardigna – Onlus. Comitato NO TUNNEL TAV Firenze, Ecoistituto del Veneto "Alex Langer", AmicoAlbero – Venezia, Movimento dei Consumatori, Collettivo Nonviolento Uomo Ambiente della BASSA - RE- Guastalla, L.O.C. - Lega Obiettori di Coscienza alle spese militari e nucleari, Milano, Coordinamento Campano per la Gestione Pubblica dell'Acqua, Brindisi Bene Comune, ATTAC Italia, Associazione ZeroWasteLazio, Associazione Alternativa@Mente, Rete Campana della Civiltà del Sole e della Biodiversità, Coordinamento regionale dei comitati NoMuos, Osservatorio sulla Repressione, Fondazione Lorenzo Milani, Associazione RAP Molise, Coordinamento No Triv - Terra di Bari, Coordinamento Nord Sud del Mondo, Mountain Wilderness Abruzzo, Associazione TILT!, Coordinamento Salviamo il Paesaggio Roma e Provincia, Legambiente Italia, Comitato FuoriPista, Associazione Bianchi Bandinelli, Forum Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori, Rete civica italiana, Consiglio Metropolitano Partecipato, Era Onlus - Associazione Radicale Esperanto, Laboratorio sociale "La città di sotto" – Biella, Associazione Rita Atria, L'Albero Vagabondo, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Fronte Sannita per la Difesa della Montagna, Forum Paesaggio Marche, perUnaltracittà-laboratorio politico Firenze, Associazione Oltre La Crescita, Comitato San Giorgio a Cremano, Coordinamento lavoratori autoconvocati - contro la crisi, Comitato La Difesa di Civitaluparella (CH), Fondazione Capta onlus, CIUFER (Comitato Italiano Utenti delle Ferrovie Regionali), Ass InFormazione InMovimento Legnano, Salviamo il Paesaggio Legnano Villa Cortese San Giorgio su Legnano e Canegrate, Movimento Legge Rifiuti Zero Legnano Altomilanese, Acqua Bene Comune per Legnano Altomilanese, Attac Legnano, Stazione Ornitologica Abruzzese ONLUS, Quorum Zero Piu Democrazia per Legnano AltomilaneseConsulta per l'Ambiente di Ferentino, Associazione di Bed and Breakfast "Parco Maiella Costa Trabocchi" – Abruzzo, Action, CSOA La Strada, Federazione nazionale Pro Natura, WWF Forlì, Comitato Difensori della Toscana, Associazione”un Ponte per”, Movimento nazionale "Legge Rifiuti Zero", Greenpeace Italia, Assise di Bagnoli, Associazione Vivai ProNatura, Associazione Ecomuseo Borgo La Selva (Casole d'Elsa, Siena), Legambiente Circolo Le Cesane di Urbino, Sinistra per Urbino, Pro Natura Abruzzo, Comunità Emmaus Ferrara, Pro Natura Torino, Comitato di Difesa del Territorio Colli Prenestini Castelli Romani, Comitato InBosa, Comitato WWF Montello-Piave, Comitato acquabenecomune Planargia Montiferro, Associazione "La Casa del Nespolo”, Coordinamento Comitati Fuochi, Comitato NoTriv Val di Noto, Animalisti Italiani, Associazione LEM Italia, Coord. Agro Romano Bene Comune, Terra Nuova, mensile di ecologia, Centro Donna di Grosseto, ATTAC Grosseto, Associazione "Comitato SOS275", ISDE Campania, Comitato cittadini liberi della Valle Galeria di Roma – Malagrotta, Comitato di quartiere Roma (ex) XVI Pisana Estensi, Coordinamento Comitati Sardi, WWF Villorba (TV) Confederazione Sindacale Sarda-CSS; Associazione Posidonia Porto Venere (La Spezia); Coordinamento provinciale Rifiuti Zero Pesaro-Urbino; Coordinamento provinciale Acqua Bene Comune ATO 1 Marche nord; Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio ONLUS; Associazione Comitato quartiere Villanova di Falconara Marittima (AN); ONDAVERDE ONLUS - Movimento ecologista di Falconara Marittima (AN); Rete Nazionale NO Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante; Rete STOP BIOCIDIO Campania; Comitato Difesa Ambiente e Territorio di Spinea; Coordinamento Associazioni Area Grecanica - No Carbone; ISDE Medici per l'Ambiente Sezione di Napoli; Habitat World; Biennale habitat; Comitato contro l'autostrada Orte-Mestre, TR e provincia; Comitato Ferrara Città Sostenibile; Fondo anti diossina Taranto ONLUS; Associazione Musicale "La Chitarra di Massimo"; Gruppo spontaneo No Triv Salute e Ambiente – Cento"; Presidente Equorete, network dell'Ecologia Social; Comitato Acqua Bene Comune di Sala Consilina (Sa); Cagliari Social Forum; Comitato Ambiente Salute e Territorio (CAST Abruzzo), Associazione di quartiere Casalottilibera APS; Associazione Nazionale Comuni Virtuosi.

Blocca lo Sblocca Italia, Presidio alla Camera il 15 e 16 ottobre






BLOCCA LO SBLOCCA-ITALIA”, DIFENDI LA TUA TERRA!
PARTECIPA ALLA CAMPAGNA CONTRO IL DECRETO CHE DISTRUGGE IL BELPAESE
 
MERCOLEDÌ 15 E GIOVEDÌ 16 OTTOBRE MATTINA A ROMA DUE GIORNI DI PRESIDIO
DI COMITATI E CITTADINI DAVANTI AL PARLAMENTO.

ATTENZIONE: le indicazioni di partecipazione per la Valle del Sacco e per le questioni riguardanti i rifiuti sono per il Presidio del 16 ottobre
 
MANDA UN'EMAIL DI DISSENSO AI PARLAMENTARI DA MARTEDI' 7 OTTOBRE.

 
L'APPELLO

 

Un attacco all’ambiente senza precedenti e definitivo: è il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso. Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto finale delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno tra Ischia, Capri, Sorrento,  Amalfi e la costiera Cilentana, dell'omonimo Parco Nazionale.

Si arriva al paradosso che le produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili quando realizzati in maniera responsabile e senza ulteriore consumo di territorio, non sono attività strategiche a norma di legge. Lo sono, invece, i pozzi e l'economia del petrolio che, oltre a costituire fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento.

Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia. Eppure l’industria petrolifera non ha portato alcun vantaggio ai cittadini ma ha costituito  solo un aggravamento delle condizioni sociali ed ambientali rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa e meno invasiva.
Nel Decreto la gestione dei rifiuti è affidata alle ciminiere degli inceneritori, mentre l’Italia dovrebbe puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all'economia del riciclo e del riutilizzo delle risorse. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente ma trasforma in un grande affare, concentrato in poche mani, quello che potrebbe essere una risorsa economica per molti.

Le grandi opere con il loro insano e corrotto “ciclo del cemento” continuano ad essere il mantra per questo tipo di “sviluppo” mentre interi territori aspettano da anni il risanamento ambientale. Chi ha inquinato deve pagare. Servono però bonifiche reali, non affidate agli stessi inquinatori e realizzate con metodi ancora più inquinanti; l'esatto opposto delle recenti norme con cui si cerca di mettere la polvere tossica sotto al tappeto. Addirittura il “sistema Mose” diventa la regola, con commissari e “general contractor” che gestiranno grandi aree urbane in tutto il Paese, partendo da Bagnoli.

Questo Decreto anticipa nei fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione accentrando il potere in poche mani ed escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio..
Il provvedimento si configura come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano complessivo di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la legge di stabilità.
Riteniamo che il Parlamento debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro-ambientale con forme di economia diffusa, dal turismo consapevole all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo.


Contrastare questo Decreto è un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche.
 
COSA PUOI FARE DA CITTADINO, COMITATO O ASSOCIAZIONE?
 
PARTECIPARE AL PRESIDIO A ROMA
-Partecipare al presidio a Roma a Piazza Montecitorio, un sit-in “a staffetta” tra cittadini che difenderanno la loro terra per i giorni:
 
MERCOLEDI' 15 OTTOBRE, ore 10-14
GIOVEDI' 16 OTTOBRE, ore 10-14 
 
-INVIARE UN'EMAIL “BLOCCA LO “SBLOCCA-ITALIA” A PARTIRE DA MARTEDI' 7 OTTOBRE ai parlamentari - link: www.acquabenecomune.org per testo ed indirizzi dei parlamentari.
 
PER ADESIONI DI ORGANIZZAZIONI E INFORMAZIONI: nosbloccaitalia@gmail.com
 
Prime adesioni: Coordinamento nazionale NO TRIV, Forum Italiano Movimenti per l'Acqua Coordinamento Nazionale Siti Contaminati; Abruzzo Social Forum; Forum Abruzzese Movimenti per l'Acqua; Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Associazione A SUD; Stop Biocidio Lazio; Taranto Respira; Peacelink; WWF Taranto; NO Carbone Brindisi, Confederazione COBAS, Ambiente e Salute nel Piceno; Comitato Stoccaggio Gas S. Martino (CH), Comitati Cittadini per l'Ambiente di Sulmona; Associazione Nuovo Senso Civico; Comitato No TAP; Coordinamento nazionale No Triv-sez Basilicata; Coordinamento Regionale Acqua Pubblica di Basilicata; Coordinamento dei Comitati contro le autostrade Cremona-Mantova e Tirreno-Brennero; Onda rosa, comitatino di mamme e donne del centro olio (ENI) di Viggiano; No Triv Sannio, Altragricoltura, Comitato per la Difesa delle Terre Joniche, Rete Forum Ambientale dell'Appennino; Comitato No Powercrop Avezzano (AQ), Circolo culturale "Ambientescienze" – Cremona; Comitato No al Petrolio nel Vallo di Diano (SA), Comitato "No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili", Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni (Tortoreto, TE), Comitato Opzione Zero - Riviera del Brenta, Comitato per la Salute, la Rinascita e la Salvaguardia del Centro Storico di Brescia, Forum Ambientalista di Grosseto, Associazione Made in Taranto, Ola (Organizzazione lucana ambientalista), Rete dei comitati in Difesa del Territorio, Medicina Democratica Onlus, Associazione AmbienteVenezia, Cambiamo Abbiategrasso, Circolo culturale "AmbienteScienze" di Cremona, Comitato NO Corridoio Roma-Latina per la Metropolitana Leggera, Comitato sardo Gettiamo le Basi, Radio AUT per l'antimafia sociale, Comitato NOil Puglia, Rete della Conoscenza, Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia, Comitato SpeziaViaDalCarbone (La Spezia), WWF Potenza e Aree Interne, MEDITERRANEO NO TRIV, Comitato Verità per Taranto, Comitato 12 giugno Familiari delle vittime del lavoro di Taranto,  Associazione ambientalista “Clan-Destino O.N.L.U.S.”, Ass. Ravenna virtuosa, A.N.P.I. Sezione di Nova Milanese (Monza e Brianza), Assotziu Consumadoris Sardigna – Onlus. Comitato NO TUNNEL TAV Firenze, Ecoistituto del Veneto "Alex Langer", AmicoAlbero – Venezia, Movimento dei Consumatori, Collettivo Nonviolento Uomo Ambiente della BASSA - RE- Guastalla, L.O.C. - Lega Obiettori di Coscienza alle spese militari e nucleari, Milano, Coordinamento Campano per la Gestione Pubblica dell'Acqua, Brindisi Bene Comune, ATTAC Italia; Associazione ZeroWasteLazio, Associazione Alternativa@Mente, Rete Campana della Civiltà del Sole e della Biodiversità, Coordinamento regionale dei comitati NoMuos, Osservatorio sulla Repressione, Fondazione Lorenzo Milani, Associazione RAP Molise, Coordinamento No Triv - Terra di Bari, Coordinamento Nord Sud del Mondo, Mountain Wilderness Abruzzo; Associazione TILT!; Coordinamento Salviamo il Paesaggio Roma e Provincia; Legambiente Italia; Comitato FuoriPista; Associazione Bianchi Bandinelli; Forum Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori; Rete civica italiana; Consiglio Metropolitano Partecipato; Era Onlus - Associazione Radicale Esperanto; Laboratorio sociale "La città di sotto" – Biella; Associazione Rita Atria; L'Albero Vagabondo; Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti; Fronte Sannita per la Difesa della Montagna; Forum Paesaggio Marche; CSOA La Strada; Action.

Mantova 19 e 20 settembre 2014, l'impatto sanitario delle attività a rischio e dei siti inquinati


INQUINAMENTO e SALUTE
L’impatto sanitario delle attività a rischio e dei siti inquinati
Mantova 19-20 settembre 2014
 
 

Si svolgerà a Mantova il prossimo 19 e 20 settembre la prima convention che intende fare il punto sugli studi relativi ai rischi per la salute dei cittadini che vivono vicino a zone fortemente inquinate e decidere gli strumenti per il futuro. La novità dell’incontro è rappresentata dal tavolo in cui si siederanno per la prima volta insieme studiosi, la politica, i rappresentati locali e i comitati dei cittadini che vivono nelle aree da bonificare. Raramente infatti i diversi portatori di interesse si sono ritrovati insieme per parlare dei rischi sanitari del gigantesco problema italiano delle bonifiche. In Italia sono centomila gli ettari di territorio avvelenato da rifiuti industriali di ogni tipo. 57 aree in cui vivono oltre 4,5 milioni di persone: sono queste le zone sparse per il nostro Paese in cui il passato industriale italiano ha lasciato in eredità terreni, falde e fiumi inquinati da sostanze altamente nocive per la salute dei cittadini. Queste aree vengono chiamate SIN, ovvero Siti di Interesse Nazionale, e per ognuno di questi sarebbe urgente procedere alla bonifica e alla messa in sicurezza del territorio. Nel 2013, grazie a un decreto ministeriale (e non a bonifiche effettuate), il numero dei SIN è sceso a 39, “declassando” ben 18 aree a siti di interesse regionale.

Contro il declassamento hanno fatto ricorso il comune di Ceccano e la Regione Lazio per il sito “Valle del fiume Sacco”, con intervento "ad adiuvandum" dell'associazione "Rete per la Tutela della Valle del Sacco ONLUS". Il Tar Lazio ha accolto le richieste e ha riportato il sito tra quelli di interesse nazionale. Legambiente ha presentato analogo ricorso per 4 siti da bonificare: il Litorale Domizio-Flegreo e Agro Aversano (terra dei fuochi), Pitelli a La Spezia, bacino del fiume Sacco e discariche in Provincia di Frosinone. Il problema è comunque noto a tutti, compresa la politica, ma le bonifiche non partono e i cittadini continuano a vivere vicino a potenziali bombe sanitarie. Il problema principale sono i soldi, perché risanare i terreni costa caro e non è sempre facile far pagare ai responsabili i costi della bonifica. Secondo alcune stime recenti il giro d’affari complessivo del risanamento ambientale in Italia si aggirerebbe intorno ai 30 miliardi di euro. Ma siamo in ritardo anche sulle caratterizzazioni delle aree e sugli studi relativi all’impatto che ciascuno di questi siti ha sulla salute dei cittadini. Secondo i dati dei comuni che fanno parte della Rete SIN, sugli attuali 39 siti di interesse nazionale l’80% delle aree inquinate sono state indagate, ma solo per il 30% si è provveduto alla messa in sicurezza e le bonifiche approvate dal ministero, ma non tutte realizzate, sono solo il 35%.

Per questi motivi Mantova ospiterà la convention nazionale della rete SIN, insieme a numerose altre sigle tra cui la rete dei comuni SIN, i medici di ISDE e il coordinamento nazionale dei comitati dei siti inquinati. Il messaggio principale che verrà lanciato dalla convention è la richiesta di adottare la Valutazione di Impatto Sanitario (VIS), come ci chiede l’Europa, e che si elaborino al più presto le linee guida per la valutazione dei danni sanitari sulla scorta del decreto ministeriale del 24 aprile 2014. Si chiederà inoltre che a questi lavori sia allargata la partecipazione a tutti gli interessati, compresi i cittadini, così come ci viene chiesto dall’Unione Europea.

La VIS è un mezzo per valutare l’impatto sulla salute dei vari settori d’intervento. Una combinazione di procedure, metodi e strumenti con i quali si possono prevedere i potenziali effetti di una politica, un programma, o un piano di interventi, sulla salute della popolazione. La VIS è già in vigore negli USA, India e Cina. In Europa in Bulgaria, Repubblica CECA, Lituania, Slovacchia. In Italia viene applicata solo su base volontaria da alcune Amministrazioni, come in Inghilterra, Danimarca, Finlandia, Irlanda e Svezia.

Secondo Edoardo Bai, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia e uno tra gli organizzatori della convention: “Il convegno vuol essere un’occasione di studio delle esperienze italiane di valutazione del danno alla salute causato dalle attività industriali e dalla presenza di siti inquinati. Perciò abbiamo invitato chi ha elaborato queste esperienze dal punto di vista scientifico, con lo scopo di metterle a confronto con i sindaci delle aree inquinate, con le associazioni ambientaliste e con i comitati locali che si battono contro l'inquinamento. Crediamo che un’esperienza di questo genere sia del tutto nuova, e che il dibattito contribuirà a elaborare suggerimenti ed idee da offrire alla Autority. Queste modalità di dibattere sugli effetti dell'inquinamento del resto sono fortemente raccomandate dalle direttive europee, ma purtroppo il nostro paese non dà molto peso alla partecipazione. Il nostro scopo è anche quello di creare un forte gruppo di pressione che inviti il governo a elaborare, con metodo partecipativo, le linee guida tecniche per la valutazione dei danni alla salute dei grandi impianti e dei SIN. Finora le opinioni sul tema sono le più disparate e con opposte conclusioni: è necessario che si intervenga con una norma che faccia chiarezza sul problema e indichi gli interventi necessari e obbligatori per eliminare o attenuare gli impatti”.

Secondo il Rapporto Sentieri, stilato dall’Associazione Italiana Registro Tumori, in 44 comuni che ospitano un SIN, è accertato un eccesso di mortalità per tumore con 4000 casi in più, e fra questi in 27 si ha un aumento della mortalità generale con 10.000 casi in più. Lo studio contenuto in “Sentieri” non dimostra un rapporto causa effetto con le zone inquinate, però il dato è suggestivo e sarà tema di discussione durante il convegno.

A Mantova saranno presenti, tra gli altri, anche l’Università La Sapienza, che illustrerà il Rapporto Sentieri, ed ENEA che ha verificato il trend storico delle cause di morte nel comune di Mantova.

Inoltre verranno illustrate numerose esperienze di valutazione dei danni. Come ad esempio quella realizzata nella Valle del Sacco dove sono stati misurati i livelli di un contaminante (il betaesacloro-cicloesano) del fiume nel sangue della popolazione residente nei dintorni del corso d’acqua. In particolare sono stati misurati valori di β-HCH più elevati in coloro che risiedono in prossimità (entro un km) del fiume Sacco, con valori più che doppi rispetto ai cittadini che vivono nelle aree più lontane. Un secondo esempio positivo è rappresentato dallo studio sulla centrale a carbone di Savona, fatto in occasione della perizia sulla Tirreno Power. Qui è stata eseguita una mappatura delle ricadute degli inquinanti e si è analizzata l’incidenza di alcune malattie nella zona mappata. Si è dimostrato un aumento statisticamente significativo dei ricoveri dei bambini per patologie respiratorie, in particolare asma e un aumento sempre significativo, di malattie cardiovascolari e polmonari, in particolare del cancro al polmone. Alla convention ci sarà spazio anche per presentare il cattivo esempio della Terra dei Fuochi dove lo screening sanitario è stato effettuato senza alcun coinvolgimento della popolazione, e anzi il sito, noto come uno dei più inquinati della nazione, è stato declassato a sito di interesse regionale.

Il convegno si svolgerà a Mantova il 19 e 20 settembre nell’aula magna della Conferenza vescovile, in via Cairoli 20.
 
Per informazioni:
www.legambiente.lombardia.it
www.retuvasa.org
 

San Vito Romano, Cattive Acque e Retuvasa sui banchi di scuola


Comunicato Stampa
 
Cattive acque  e RETUVASA sui banchi di scuola

 

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) e Cattive Acque incontrano gli studenti a San Vito Romano, alle porte della Capitale.

Giovedì 29 maggio, dalle 10 alle 12, presso il Teatro Caesar, (Via Remigio De Paolis 30, San Vito Romano), Alberto Valleriani, presidente di Retuvasa e Carlo Ruggiero, giornalista e autore del Libro Cattive Acque, Storie della Valle del Sacco, edito da round robin editrice, racconteranno la storia del disastro ambientale della Valle del Sacco ai ragazzi e ragazze dell'Istituto comprensivo San Vito di San Vito Romano e dell'Istituto comprensivo G. Garibaldi di Genazzano.
 
Siamo sul fiume Sacco, uno dei corsi d'acqua più inquinati d'Italia. Al centro di una valle tra i monti Simbruini, Ernici e Lepini, che passa da Colleferro si spinge verso sud per circa ottanta chilometri, ben dentro la provincia di Frosinone per gettarsi nel fiume Liri.
Un tempo nel fiume si faceva il bagno, e dalle decine di ruscelli che graffiano la valle si poteva bere acqua fresca con le mani. Ora no. Ora ci sono le fabbriche, e quei grossi tubi neri che riversano liquami acidi e schiumosi. Il paesaggio adesso è segnato da lunghe colate di cemento, distese di capannoni e discariche di rifiuti interrati. E la gente, da queste parti, si ammala troppo spesso. E muore.
 
Il libro racconta la storia di una terra violentata e abbandonata, dopo esser stata adescata con un sogno effimero di ricchezza. È la storia di chi ci è nato, ci è cresciuto e ora ci sta morendo. Ma anche di chi, nonostante tutto, combatte ogni giorno per trovare una via di uscita.
 
 
Valle del Sacco, 26 maggio 2014
 

Colleferro, sventata demolizione edificio Museo Telecomunicazioni - Collezione Cremona



Comunicato Stampa Congiunto

Colleferro, sventata la demolizione dell’edificio che ospita il Museo delle Telecomunicazioni-Collezione 
                                                                                       

La Direzione Regionale per i Beni Architettonici e Paesaggistici e la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Lazio hanno formalmente confermato l’impossibilità di effettuare qualsiasi tipo di intervento edilizio sull’edificio storico di via degli Esplosivi conosciuto come sede del Museo Civico delle Telecomunicazioni-Collezione Cremona di Colleferro.

La nota della Direzione Regionale del 25/02/2014 giunge a seguito della richiesta di verifica di interesse culturale inoltrata agli uffici della Soprintendenza il 18/01/2014 da Retuvasa, Comitato Residenti Colleferro, Ugi, Associazione Mamme e Consulta le Donne, intenzionate a salvaguardare l’immobile dai programmi di demolizione avanzati dal Comune di Colleferro con la Delibera n. 6 del 25/01/2013, nell’ambito delle procedure di approvazione del nuovo Piano Industriale della Colleferro Infrastrutture e Sviluppo S.p.A. La richiesta è stata istruita in stretto collegamento con gli uffici della Regione Lazio e del Ministero che hanno fornito le linee guida per l’avvio della procedura amministrativa.

Il tentativo di sfruttare il cosiddetto Piano Casa Polverini per ottenere un aumento di cubatura del 30% attraverso l’abbattimento del Museo e la ricostruzione di un edificio da destinare poi a uso residenziale si è dunque scontrato con le norme che regolano l’utilizzo e la protezione degli edifici storici con oltre 50 anni di vita: dai dati catastali risulta, infatti, che l’edificio è stato realizzato nel 1941, ben 73 anni fa, al momento della costituzione del nucleo storico della nostra città.

Ricordiamo che i locali in questione furono impiegati per un breve periodo come deposito di esplosivi – da cui il nome attuale della via – poi, negli anni successivi, come spaccio aziendale della società BPD. Oggi l’edificio ospita la preziosa collezione di apparecchiature per le telecomunicazioni del gen. Cremona, sulle cui prospettive di valorizzazione economico-culturale esiste tuttora la più grande incertezza.
L’Amministrazione Comunale di Colleferro ha voluto “sorvolare” e forzare non solo gli aspetti storici, architettonici e urbanistici dell’edificio, ma anche gli articoli 10 e 12 del D.Lgs. 42/04 che fissano un regime di tutela preventiva per quei beni di proprietà pubblica, aventi valore artistico, storico, archeologico o etnoantropologico, la cui esecuzione risalga a oltre 50 anni. Ancora una volta, quindi, l’Amministrazione ha agito ignorando la legge vigente.

La nota della Direzione Regionale richiama dunque l’Amministrazione di Colleferro al rispetto delle norme e all’assunzione delle proprie responsabilità giuridiche e amministrative: qualsiasi intervento diretto sul Museo non può avvenire senza il preventivo assenso degli organi di tutela e non può prescindere dalla procedura di verifica di interesse culturale, la cui richiesta sarebbe spettata proprio al Comune di Colleferro, in quanto ente pubblico proprietario del bene. Ignoranza della norma o voluta dimenticanza? Lex dura, sed lex, anche per i nostri Amministratori.

D’altra parte la vicenda chiama anche in causa la  STU - Colleferro Infrastrutture e Sviluppo S.p.A., società di proprietà del Comune, costituita inizialmente per patrimonializzare i lotti SLIM attraverso lo stesso piano triennale, che prevedeva la demolizione della sede del Museo. Secondo recenti notizie di stampa, la Banca delle Marche avrebbe chiesto alla STU di rientrare dalla sua forte esposizione debitoria; il Comune di Colleferro si sarebbe fatto garante verso l'istituto bancario ricevendo in cambio dalla STU l'impegno ad alienare l'edificio di via degli Esplosivi entro il mese di maggio 2014.

Se non è possibile effettuare interventi edilizi sull’edificio storico di via degli Esplosivi il Comune ritiene più semplice addirittura alienarlo in meno di 40 giorni, riuscendo ad avviare e chiudere favorevolmente la procedura di verifica di interesse culturale presso la Direzione Regionale per i Beni Architettonici e Paesaggistici e la  Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Lazio?
Se queste domande restano aperte, oggi, dopo la suddetta nota, ciò che conta è che l’intero programma di ricostruzione dell’immobile per fini meramente economici subisce un arresto e restituisce voce in capitolo alla Direzione Regionale per i Beni culturali per qualsiasi programma futuro di restauro o modifica.

Ancora una volta la sensibilità e l’impegno delle associazioni e dei cittadini si è rivelato un importante strumento di controllo e di difesa del territorio, avvalorato dal rapido riscontro istituzionale da parte degli organi competenti, che hanno saputo dettare la linea corretta da seguire.
 
Colleferro, 11 aprile 2014


 
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Comitato Residenti Colleferro
Unione Giovani Indipendenti
Associazione Mamme Colleferro
Consulta le Donne
 

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