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Ambiente

PROCESSO VALLE DEL SACCO, AGGIORNAMENTO UDIENZA 4 FEBBRAIO 2014





Processo Valle del Sacco, aggiornamento udienza 4 febbraio 2014
 
Ieri, 4 febbraio 2014, si è tenuta la prima udienza preliminare nel processo della Valle del Sacco, che, dopo essere pervenuto alla fase dibattimentale, è stato rimesso alla Procura per un vizio di notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di uno degli indagati/imputati.
La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata nei confronti di tutti gli imputati e si sono costituite molte parti civili, alcune già presenti nel processo, altre, numerose, nuove.
 
Il Giudice Ilari ha rinviato il processo all'udienza del 07.03.2014, quando si pronuncerà in ordine all'ammissione o esclusione delle parti civili e in merito ad un eventuale possibile stralcio delle posizioni degli altri imputati che verrebbero rimessi alla fase dibattimentale.
 
Le associazioni Raggio Verde, Retuvasa, U.G.I., Mamme di Colleferro si augurano che il processo abbia un decorso celere, senza vizi procedurali, che lo renderebbero inutile.
 
La Valle del Sacco dovrà subire a lungo le conseguenze nefaste di comportamenti devastanti per l'ambiente e per la salute pubblica e pretende almeno giustizia.
 
 
Valle del Sacco, 5 febbraio 2014
 

SULL'ACCORDO PER RIDURRE IL NUMERO DI PRESCRIZIONI AIA NELLA PROVINCIA DI FROSINONE


COMUNICATO STAMPA 28.01.14
Per snellire la burocrazia nella provincia di Frosinone

è necessaria la riduzione del numero di prescrizioni AIA?


Si apprende dalla stampa in data 26.01.14 che è stato raggiunto un accordo tra l’Amministrazione provinciale di Frosinone e Arpa Lazio, per cui, testualmente, «da questo momento in poi i due enti si sono impegnati a rilasciare le autorizzazioni integrate ambientali senza o con un minor numero possibile di prescrizioni». Lo annuncia, in qualità di vice presidente della Commissione Sviluppo economico, Lavoro, PMI della Regione Lazio, il promotore dello stesso accordo, Mario Abbruzzese.
 
Ricordiamo che l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) è l’autorizzazione principe che certifica la compatibilità dei progetti aziendali con il rispetto dell’ambiente (e quindi della salute), utilizzando le migliori tecniche al momento disponibili. L’AIA viene rilasciata per attività a rilevante impatto ambientale, quali, tra l’altro, inceneritori, industrie chimiche, raffinerie, concerie, cartiere, macelli. Dopo la richiesta di autorizzazione, sono possibili 3 casi. 1) AIA non rilasciata dagli enti competenti. 2) AIA rilasciata. 3) AIA rilasciata con prescrizioni. Per quest’ultimo caso, le prescrizioni sono le indicazioni dell’ente preposto (Regione o Provincia) funzionali al rilascio dell’AIA in ordine a interventi necessari per perfezionare il progetto in termini ambientali. ARPA verifica l’effettivo accoglimento di tali prescrizioni. Se esse sono ottemperate, si procede al rilascio dell’AIA.

CS Retuvasa 21.01.14 - Concludere la "bonifica" di Arpa Frosinone

                                                        
Concludere la “bonifica” di Arpa Frosinone
 

Da tempo abbiamo esposto a chi di dovere e anche a mezzo stampa quanto ci risulta circa la situazione entro Arpa Frosinone dopo l’arresto dell’ex direttore di sezione Vincenzo Addimandi per i noti capi d’accusa e il relativo processo, che ormai volge al termine. Tecnici coraggiosi e di tutto rispetto hanno consentito l’emersione di quelle vicende, ma non sembra l’ente abbia veramente apprezzato il fatto. Alla dirigenza della sezione di Frosinone si sono in seguito succedute alcune rilevanti professionalità, tra cui l’attuale direttore, l’Ing. Enzo Spagnoli. L’importanza e l’onestà di chi oggi riveste tale delicato incarico si evince anche dall’ordinanza di custodia cautelare relativa all’affaire Cerroni, in cui Spagnoli risulta chiaramente l’unico dirigente di settore Arpa (all’epoca operante a Roma) veramente temuto dal principale indagato, nonché per cui si auspicava depotenziamento e allontanamento (cfr. in particolare pp. 335-337).

PROCESSO PER LA CONTAMINAZIONE DELLA VALLE DEL SACCO, IL 4 FEBBRAIO 2014 SI RIPARTE


Comunicato Stampa Retuvasa e Raggio Verde

Processo Valle del Sacco, la costituzione parte civile dei contaminati
 


Il 4 febbraio 2014 si riaprirà il processo penale  presso il Tribunale di Velletri per la contaminazione della Valle del Sacco dovuta all’interramento dei fusti tossici nell’area industriale ex Snia BPD di Colleferro, dopo due anni di udienze preliminari e l’annullamento per un cavillo giudiziario.

Ricordiamo che a seguito della migrazione di sostanze tossiche, come il Betaesaclorocicloesano (Beta-HCH)  lungo l’asse del Fiume Sacco venne avviata un’indagine epidemiologica per rilevarne la presenza nel corpo di un campione di cittadini residenti.

Nella prima fase su un campione esiguo di 246 persone, il 55% degli esaminati venne trovato positivo; nel susseguente rapporto di sorveglianza del giugno 2013 prodotto dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione del Lazio ed eseguito su un campione di 643 persone, si avanzavano ulteriori indicazioni sulla correlazione tra il Beta- HCH e alcuni effetti di tipo biologico.

Riportiamo un estratto dello studio.  

«In conclusione, in questa indagine, sono stati messi in evidenza livelli significativi di β–HCH in una popolazione nota per essere stata esposta a tale inquinante, prevalentemente attraverso alimenti e bevande. I dati emersi dalla sorveglianza sanitaria della popolazione presa in considerazione hanno permesso di mettere in luce alcuni effetti biologici […]. In particolare sono state osservate perturbazioni del pattern lipidico, della funzionalità renale e della steroidogenesi, interessando anche gli ormoni sessuali nel sesso femminile. É stata osservata infine una chiara associazione con alterazioni cognitive.

La possibilità che alla esposizione a β–HCH segua un danno biologico di diversi organi ed apparati è suffragata dai risultati di questo studio, anche se le conclusioni generali sono necessariamente caute nell’indicare l’esistenza di un nesso di causa ed effetto. La metodologia dello studio e i suoi risultati meriteranno sicuramente una valutazione attenta della comunità scientifica nei prossimi mesi e la materia si gioverà di un attento follow-up ambientale e clinico della popolazione già coinvolta e di altre popolazioni del comprensorio che hanno subito una esposizione alla sostanza tossica».

Oggi siamo in una nuova fase giudiziaria, il processo si riavvia ed è indispensabile far sentire la presenza territoriale attraverso la costituzione di parte civile onde evitare che lo stesso possa correre il rischio della prescrizione.

Per questo le Associazioni Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Raggio Verde propongono un incontro territoriale a Colleferro il 22 gennaio 2014 alle ore 18,00, in Via Latina 90, circoscritto a chi è stato esaminato durante l’indagine epidemiologica e trovato positivo da Beta-HCH.

L’Avv. Vittorina Teofilatto illustrerà le modalità di costituzione parte civile nel processo e raccoglierà i mandati per la rappresentanza legale.

Per info: Alberto Valleriani – 335.65.45.313 , Vittorina Teofilatto -  338.92.13.916

 
Valle del Sacco, 20 gennaio 2014
 

ITALCEMENTI COLLEFERRO, COMBUSTIBILI SOLIDI SECONDARI E BUSINESS DEI RIFIUTI





Comunicato Stampa

Retuvasa, Raggio Verde, Ugi, Comitato Residenti, A.MA., Gruppo Logos
 
Italcementi Colleferro e il business dei rifiuti

 

Anno nuovo, vita vecchia o progetti vecchi: Italcementi Colleferro ha ripresentato il 7 gennaio 2014  alla Regione Lazio presso l’Area di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) il suo vecchio, lucroso quanto pericoloso progetto: bruciare “fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane”, pneumatici fuori uso (PFU), residui di materie plastiche non clorurate.

Ricordiamo che la società aveva presentato un anno fa analogo progetto, ma gli uffici preposti della Regione Lazio, dando ragione alle osservazioni delle associazioni che segnalavano l'estremo degrado ambientale della zona e la pericolosità di tali combustibili proposti, avevano rinviato il progetto alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), necessitando di ulteriori e maggiori approfondimenti.
I rifiuti che Italcementi vorrebbe bruciare rientrano nella tipologia dei Combustibili Solidi Secondari (CSS), che potrebbero essere utilizzati in parziale sostituzione dell’attuale sistema di alimentazione (Petcoke). I CSS sono la nuova frontiera del business dei rifiuti, dai quali i cementifici possono trarre esclusivo beneficio economico: minor utilizzo del tradizionale e costoso petcoke. Ricordiamo che i CSS sono stati introdotti dal ministro Clini (governo Monti) e pende sulla loro legittimità  un ricorso al TAR presentato dalle associazioni, la cui udienza non è ancora fissata, che puntano il dito sulla nocività dei materiali che verrebbero bruciati e su alcuni difetti normativi. Inoltre per i cementifici c’è una maggior tolleranza nei valori di emissione rispetto ai tradizionali impianti di termodistruzione. Nello specifico delle plastiche non clorurate (i cloruri sono sostanze molto pericolose in quanto precursori delle diossine), diversi studi ribadiscono la difficoltà a separare plastiche che li contengono da quelle che ne sono esenti.
 
Il governo Letta, persistendo sulla stessa strada, ha effettuato una ricognizione sul suolo nazionale indicando sia i possibili impianti per la produzione di CSS, sia le attività industriali che possono accogliere tali combustibili.
 
Per comprendere meglio i reali interessi sottesi ad un disegno così grave dal punto di vista ambientale, abbiamo letto gli atti prodotti dal Ministero dell’Ambiente e ripercorso le fasi che hanno portato alla deleteria introduzione del CSS nei cicli di produzione. 
L'impressione che si ha è che la regolamentazione con la quale l'allora Ministro dell'Ambiente ha stabilito quando il rifiuto cessa di essere tale e diventa CSS-Combustibile sia stata “partorita” in tutta fretta, evidentemente sotto la pressione dell'emergenza rifiuti nel Lazio. Infatti al Prefetto Sottile l'allora Ministero dell'ambiente ha immediatamente conferito speciali poteri con un provvedimento, pure impugnato dalle associazioni,  per spingere sull'introduzione del CSS-Combustibile. Il CDR è ora inoltre pressoché sostituito dal CSS. Vengono coinvolte le società di trattamento rifiuti, tra cui l’AMA la municipalizzata di Roma, che dovrebbero predisporre il CSS, e le industrie cementiere che, in piena crisi produttiva, accolgono a braccia aperte l’invito. L’AMA si dichiara pronta ad avviare la produzione di CSS, ma vuole avere garanzie che questo materiale venga poi smaltito negli impianti, visto che ci sono nuove regole da seguire e qualche difficoltà tecnico-normativa rispetto al vecchio CDR. Peraltro emerge un certo fraintendimento tra ciò che è CSS e ciò che è CSS-Combustibile, quando non si tratta di termini equivalenti.

Il Ministero dell’ Ambiente il 17 aprile 2013 comunica ad AMA gli impianti sul suolo nazionale potenzialmente disponibili ad accogliere CSS: Guidonia e Colleferro per il Lazio, Salerno e Maddaloni per la Campania, Castrovillari e Marcellinara per la Calabria, Isola delle Femmine, Augusta e Ragusa per la Sicilia, Matera per la Basilicata, Barletta, Galatina e Taranto per la Puglia. Tutti cementifici, alcuni dei quali stanno già utilizzando CSS.

Il contatto tra AMA e AITEC, l’associazione dei cementieri, forse dietro accelerazioni del Prefetto Sottile per scongiurare il rischio di emergenza, è immediato e si avviano le consultazioni tecniche tra le parti per cercare di “aiutare a risolvere l’emergenza dei rifiuti nel Lazio”.
Intanto la Regione Lazio rilascia alcune autorizzazioni agli impianti di TMB per la trasformazione di rifiuto indifferenziato in CSS mentre vengono presentate mozioni alla Camera e al Senato da parte del M5S e SEL per l’annullamento del Decreto Clini, purtroppo senza risultati positivi.

Se tanta solerzia e rapidità fossero state poste per diminuire la produzione di rifiuti e migliorare la raccolta differenziata, da tempo saremmo usciti dall’emergenza rifiuti, con minori spese e meno fonti di inquinamento.

Contro questo ennesimo scriteriato metodo di risoluzione dei problemi, che valorizza unicamente l’aspetto economico dei cementifici anziché adottare soluzioni più rispettose dell’ambiente e della salute delle persone, chiediamo ai Comitati e Associazioni presenti sul territorio nazionale di aderire al ricorso contro il Ministero dell’Ambiente.

Chiediamo inoltre ai cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco di partecipare alle iniziative che verranno proposte contro l’ennesimo insensato progetto ad alto impatto ambientale e sanitario sul nostro territorio, per promuovere azioni concrete contro l'inquinamento, mentre ci sembra paradossale che la stessa Italcementi che intende incenerire CSS proponga incontri nelle scuole per parlare di sicurezza e polveri sottili nell’aria. Anche l’opuscolo prodotto dall’Amministrazione comunale, riepilogativo dello stato dell’ambiente a Colleferro, ci sembra assai limitato e deficitario.
L’impressione è che si tratti sostanzialmente di spot pubblicitari a difesa del proprio operato, senza contraddittorio, su questioni delicate come la Salute pubblica.

Si auspica che ci sia un impegno collettivo con la collaborazione delle autorità locali per tutelare l'ambiente e la salute pubblica, che sono beni primari di tutta la comunità.

 
Info per il ricorso al TAR: Avv. Vittorina Teofilatto - 338.92.13.916

Colleferro, 17 gennaio 2014
 
CLICCA QUI per gli elaborati progettuali Italcementi CSS
 

VIDEOTECA VALLE DEL SACCO

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