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Ambiente

Monti Lepini, protezione poco speciale.


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
Monti Lepini, protezione poco speciale.

 
 

Una passeggiata per gli splendidi sentieri dei Monti Lepini nella stagione primaverile offre spettacoli irrinunciabili: prati e sottobosco coperti di fiori coloratissimi, tra cui diverse specie di orchidee, agrifogli dalle lucide bacche rosse, tappeti di semi di faggio in germoglio, verdi brillanti ovunque.
Questo patrimonio collettivo, a causa di azioni antropiche,  rischia la perdita di alcune specie fondamentali per la conservazione della biodiversità, tanto da essere poste sotto stretta tutela da programmi specifici dell'Unione Europea.

A questo proposito, arrivati al campo di Montelanico e addentrandosi nella faggeta ci si imbatte in un cartello che dice:"DOCUP OB. 2 Lazio 2000/2006 Misura I.1 Sottomisura  I.1.2 "Tutela e gestione degli ecosistemi naturali" D.G.R. 21.11.02 n. 1534 Attuazione programma di sistema  Flora e Fauna - Tutela e valorizzazione di alcune porzioni del territorio di proprietà comunale  interessate dagli habitat di interesse comunitario 9210 Faggete degli Appennini con tasso e agrifoglio e 5130 formazioni di ginepro comune  su lande e prati calcicoli. SIC Monte Semprevisa e Pian  della Faggeta - ZPS Monti Lepini centrali".

Per i non addetti ai lavori, SIC sta per Sito di Interesse Comunitario e ZPS sta per Zona di Protezione Speciale.

Il termine  SIC in ambito ambientalista è usato per definire un'area che contribuisce in modo significativo a mantenere o ripristinare una delle tipologie di habitat o una delle specie definite nella direttiva europea Habitat. Inoltre il SIC è giudicato di fondamentale importanza per il mantenimento della biodiversità. Entro sei anni dalla definizione di SIC l'area deve essere dichiarata dallo stato membro zona di protezione speciale (ZPS).
I SIC formano insieme la rete Natura 2000, il cui scopo principale è quello di  conservare la biodiversità.

Tornando al cartello nella faggeta, esso mostra che il comune di Montelanico, assieme alle altre istituzioni competenti, aveva individuato in quell'area un habitat per le tre specie indicate (agrifoglio, tasso e ginepro), il cui insediamento correva pesanti rischi a causa delle attività umane. A rischio quindi era la biodiversità, l'ecosistema di cui le tre specie arboree sono un elemento fondante.
Per tutelare la ZPS, riportata schematicamente in un altro cartello illustrativo, questa era stata recintata al duplice scopo “di proteggere la faggeta dall'azione di pascolo degli animali domestici e dal taglio saltuario”.
 
Ai nostri occhi purtroppo si è presentata una situazione di degrado: ampi tratti della recinzione sono danneggiati o addirittura inesistenti, venendo meno alla funzione di protezione dell'habitat e vanificando gli effetti positivi  raggiunti negli anni precedenti del progetto, finanziato per il periodo 2000-2006.
Lo stato  delle protezioni ci dice che,  individuato il valore naturalistico, ambientale e paesaggistico delle aree e avviato  un primo progetto, non si è data  continuità all'azione di protezione e valorizzazione. Quali cause e motivazioni hanno impedito la necessaria continuità?
 
Dobbiamo avere chiaro che l'equilibrio idrogeologico ed ambientale della Valle del Sacco e dei territori circostanti si regge sul mantenimento degli ecosistemi dei monti che la circondano. La salute del territorio e la qualità della vita dei suoi abitanti dipendono dalla conservazione degli habitat montani e dallo sviluppo coerente con l'ambiente, la biodiversità e l’equilibrio idrogeologico  delle attività agricole, di mezza montagna, e collina oltre che di pianura.

La situazione delle faggete del Campo di Montelanico fornisce in proposito un pessimo segnale.
E' urgente il confronto con le istituzioni interessate per approfondire questi aspetti e, al contempo, proseguire l'azione di informazione e sensibilizzazione dei cittadini.
 
 
Valle del Sacco, 20 maggio 2014
 

Valle del Sacco, la Regione Lazio esclude i rappresentanti dal tavolo di partenariato per i fondi UE


COMUNICATO STAMPA
Comitato  LIP Valle del Sacco
(Comitato Promotore per la Legge Regionale di Iniziativa Popolare sulla Valle del Sacco)
 
La Regione Lazio esclude dal Tavolo di Partenariato per i fondi UE i rappresentanti della Valle del Sacco.
 

Si è svolta il 5 Maggio scorso, presso la Regione Lazio, la prima riunione del Tavolo di Partenariato regionale per la programmazione dei fondi POR-FERS 2014-2020, che ammontano a circa 3,5 miliardi di Euro. 

http://www.regione.lazio.it/rl_attivitaproduttive_rifiuti/?vw=newsDettaglio&id=179

 
Il Tavolo di Partenariato è una tappa fondamentale per le decisioni su come verrà programmata la spesa dei fondi UE, perchè i partecipanti al tavolo (partner) alla conclusione dei lavori stipuleranno l’Accordo di Partenariato, un patto vincolante per la destinazione dei fondi e la definizione dei progetti e programmi che saranno finanziati.
E un capitolo del programma di spesa sottoposto al vaglio ed all’approvazione dei partecipanti al Tavolo di Partenariato, riguarda la bonifica della Valle del Sacco.
 
La Regione Lazio, però, non ha inserito nell’elenco dei partner e dei componenti nel Tavolo che deve decidere sui fondi UE, nemmeno un rappresentante delle istituzioni e della società civile della Valle del Sacco: non sono stati convocati i sindaci di Comuni nei quali ricade il SIR, ovvero le aree sottoposte alla bonifica per l’emergenza ambientale e sanitaria dichiarata fin dal 2005 (Colleferro, Segni, Gavignano, Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo, Supino, Patrica, Ceccano, Pofi, Castro dei Volsci, Ceprano e Falvaterra ).
Inoltre, non sono state convocate le associazioni dei cittadini presenti sulla Valle del Sacco fra le quali, oltre al Comitato LIP, Retuvasa, il Forum per l’Acqua Pubblica, la Consulta Ambiente di Ferentino e molti altri, mentre risultano nell’elenco dei partecipanti scelti dalla Regione organizzazioni e soggetti per i quali il rapporto con il nostro comprensorio è quanto meno dubbio.
Gli interessi della Valle del Sacco e dei suoi cittadini, perciò, in relazione alla bonifica dall’inquinamento ed al rilancio del territorio, non sono stati adeguatamente rappresentati.
 
Il comportamento dell’amministrazione Regionale è grave e censurabile in ragione del fatto che la trasparenza e la partecipazione sono due principi cardine dei regolamenti europei e dello stesso Statuto Regionale. Solamente nella serata di ieri, quando la prima riunione del tavolo era già conclusa, è stato aperto sul sito web della Regione Lazio un link con le notizie sul partenariato.
E dopo che i partecipanti al tavolo erano stati già indicati, decisi ed invitati con la DGR del 23 Aprile 2014, non pubblicata sul sito della Regione Lazio.
 
Il Comitato LIP Valle del Sacco, inoltrerà una segnalazione alla Commissione UE per la violazione del Regolamento UE di Condotta del Partenariato (Reg. UE 240/2014); presenterà una nuova richiesta di partecipazione al Tavolo di Partenariato e fa appello a tutte le altre associazioni ed ai sindaci della Valle del Sacco affinchè inoltrino anche loro domande di ammissione al Tavolo, e più soggetti rappresentino il nostro territorio in una sede nella quale si decide il suo futuro economico, sociale ed ambientale.
 
Il Comitato LIP Valle del Sacco

lip.vallesacco@gmail.com
 - 3336943308
 

Inceneritori San Vittore, Arpa Frosinone e prescrizioni

 
COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO
 
Inceneritori di San Vittore, quali provvedimenti sono stati presi in merito alle infrazioni rilevate da Arpa Frosinone?
 

Leggiamo con attenzione la stampa relativa alla questione degli inceneritori di San Vittore. Fare Verde, giustamente, richiede una verifica della situazione e presenta un esposto. Il gestore degli inceneritori, ACEA-ARIA, sembra rispondere in tutt’altro modo, per distogliere l’attenzione dal caso.
Ogni impianto industriale deve rispettare delle regole ben precise, ottemperando alle prescrizioni emanate nella fase di rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, strumento normativo indispensabile per evitare eventuali danni per ambiente e salute.
Se tali prescrizioni non vengono rispettate, per tale infrazione si risponde in base all’art. 29 - quattordecies del D.Lgs 152/2006 (i commi 1-3 configurano condotte penalmente rilevanti, i commi 4-6 prevedono sanzioni amministrative).

Posto ciò, chiediamo pubblicamente all’azienda ACEA-ARIA di chiarire puntualmente quanto segue, rispondendo a quanto evidenziato dalla relazione della Sezione Arpa Lazio di Frosinone avente per oggetto le attività di controllo e monitoraggio per l’anno 2012.
Ci sembra che l’ente di controllo abbia dato precise indicazioni e rilevato diverse anomalie nella gestione degli impianti, che non si riconducono ad una sola emissione, come affermato dall’azienda.

In primo luogo, la società non ha effettuato la caratterizzazione del CDR secondo le frequenze previste dai Decreti Commissariali nn. 72/2007 e 2/2008; in secondo luogo, in numerosi casi (e a prescindere dal produttore di CDR) i rapporti di prova relativi al campionamento di CDR “da mezzo” riportano valori superiori a quelli previsti dalla normativa (norma UNI9903, relativi a RDF di qualità normale, e punto 6 del Decreto Commissariale n. 72/2007 e s.m.i.) per alcuni parametri, sia caratteristici dello stesso CDR (umidità e potere calorifico), sia metalli (ad esempio, cromo, cadmio+mercurio, piombo volatile).
Il succitato Decreto Commissariale prevede che qualora questo tipo di prescrizioni non venga rispettato, l’azienda adotti la procedura di non conformità, apportando modifiche correttive, peraltro non specificate nell’autorizzazione rilasciata; perciò, Arpa Frosinone rimanda alla Regione Lazio la valutazione riguardo al rispetto di tale prescrizione.

Risulta inoltre che le ceneri pesanti prodotte dalla combustione, classificate con codice CER 19.01.11 (ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose), siano state smaltite anche con codice CER 19.01.12 (altra tipologia di ceneri pesanti e scorie), escludendone di fatto la pericolosità. Da un rapporto di prova di Arpa Frosinone, si evidenzia inoltre che la verifica interna ha interessato solamente il 9% del CDR, lasciando incognito il restante 91%, motivo per cui non è giustificabile la declassificazione delle ceneri smaltite.
Arpa Frosinone solleva un analogo dubbio relativamente allo smaltimento delle acque e dei sedimenti del buffer tank, vasca di raccolta acque di prima pioggia, con codici CER declassificati sempre in riferimento a rapporti di prova eseguiti su un campione esiguo.
Arpa Frosinone rileva inoltre che tali materiali sono stati avviati presso impianti non autorizzati allo smaltimento di rifiuti pericolosi.
 
ACEA-ARIA in questi giorni ha risposto relativamente alle emissioni, evidenziando che il superamento dei limiti normativi si è verificato in un solo caso. A riguardo, va rilevato che Arpa Frosinone sottolinea che l’AIA prevede un campionamento in continuo nel lungo periodo per almeno un mese, mentre l’azienda effettua il campionamento in un periodo quindicinale, contravvenendo dunque alla specifica prescrizione. Il superamento delle emissioni riconosciuto da ACEA-ARIA si riferisce probabilmente al campione n. 2827 del 21/12/2012, relativo alla linea 2, che rileva una concentrazione del parametro Mercurio superiore 120 volte al valore prescritto dal D. Lgs 133/2005.
Infine, risultano anomali alcuni dati relativi alle PM10 rilevati dalle centraline fisse di San Vittore e Cervaro, utilizzate per le campagne di monitoraggio stabilite dalle autorizzazioni: molti valori di media oraria risultano poco credibilmente pari allo zero e compromettono alcune misure medie giornaliere, rendendo inutilizzabili tali rilevazioni.
 
Le conclusioni di Arpa Frosinone possono dirsi impietose, riportando quanto descritto sin qui e dandone comunicazione all’Autorità Giudiziaria, nonché alla stessa Società.
 
Chiediamo pubblicamente se questo atto, datato 8 agosto 2013, abbia avuto un seguito, se la Regione Lazio attraverso l’Arpa regionale abbia indotto l’azienda a rispettare le prescrizioni, se l’Autorità Giudiziaria abbia dato corso ad un eventuale procedimento. Per dirla in breve, se qualcuno abbia provveduto al rispetto delle regole, troppo spesso evase.
Provvederemo comunque a presentare un esposto alla Procura di Frosinone al fine di chiedere l’accertamento di quanto avvenuto.
 
San Vittore-Frosinone, 3 maggio 2014
 

Colleferro, presentazione libro "Cattive Acque " di Carlo Ruggiero



Colleferro, 29 marzo 2014
Sala Ludus, retro chiesa S. Barbara, Via L. Da Vinci 
ore 18,00

Presentazione libro
"Cattive Acque" di Carlo Ruggiero

 

UN TERRITORIO AVVELENATO DA TEMPO. DISTESE DI CAPANNONI E DISCARICHE DI RIFIUTI INTERRATIUN FIUME CHE BAGNA LE FERITE DELLA GENTE CHE SI AMMALA E MUORE OGNI GIORNOUNA CRISI INDUSTRIALE CHE HA MESSO IN GINOCCHIO UN’INTERA COMUNITÀ. UNA VICENDA CHE RICORDA MOLTO DA VICINO QUELLA DELL'ILVA DI TARANTOUN BIVIO SENZA SBOCCO: DA UNA PARTE IL LAVORO, DALL'ALTRA LA SALUTE.


SINOSSI

Siamo sul fiume Sacco, uno dei corsi d'acqua più inquinati d'Italia. Al centro di una valle che da Colleferro si spinge verso sud per circa ottanta chilometri, ben dentro la provincia di Frosinone. Un tempo nel fiume si faceva il bagno, e dalle decine di ruscelli che graffiano la valle si poteva bere acqua fresca con le mani. Ora no. Ora ci sono le fabbriche, e quei grossi tubi neri che riversano liquami acidi e schiumosi. Il paesaggio adesso è segnato da lunghe colate di cemento, distese di capannoni e discariche di rifiuti interrati. E la gente, da queste parti, si ammala troppo spesso. E muore. Il libro racconta la storia di una terra violentata e abbandonata, dopo esser stata adescata con un sogno effimero di ricchezza. È la storia di chi ci è nato, ci è cresciuto e ora ci sta morendo. Ma anche di chi, nonostante tutto, combatte ogni giorno per trovare una via di uscita.


AUTORE

Carlo Ruggiero, giornalista e filmaker, è nato nel 1977 a Frosinone. Autore di numerosi servizi e docufilm sul mondo del lavoro. Scrive e filma per Rassegna.it dove si occupa anche di diritti, ambiente e immigrazione. Nel 2012 ha pubblicato il reportage narrativo Una pietra sul passato, edizioni Ediesse.

LIBRO
Data di uscita » 28 febbraio 2014
Collana » scialuppe
Titolo » Cattive acque (Storie dalla Valle del Sacco)
autore » Carlo Ruggiero
pagine » 140
formato » 125 x 190 mm
prezzo di vendita » 12,00 €
ISBN » 978.88.98715.03.9
genere » Inchiesta giornalistica
 
DISTRIBUZIONE
NdA di Editoria e Ambiente
Telefono 0541 682186 • Fax 0541 683556
commerciale@ndanet.it
distribuzione@ndanet.it
 
Round Robin Editrice
Telefono 06 83503490 • Fax 06 99939932
www.roundrobineditrice.it
info@roundrobineditrice.it

 

Bonifica Valle del Sacco in fermo amministrativo


Comunicato Stampa Rete per la Tutela della Valle del Sacco

La bonifica della Valle del sacco è in fermo amministrativo.
 
 
A che punto è l’azione di bonifica della Valle del Sacco, in particolar modo l’azione che interessa il Comprensorio Industriale di Colleferro, epicentro dell’Emergenza socio-ambientale dell’area?  
 
Si vuole ricordare la questione della “riclassificazione” del Sito di bonifica di Interesse Nazionale (SIN) Valle del Sacco, più che discutibilmente operato dal Ministero dell’Ambiente nel gennaio 2013, contro cui sono ricorsi al TAR Legambiente e la Regione Lazio, con l’intervento ad adiuvandum di Retuvasa depositato nei giorni scorsi. 

A seguito dell’emissione dell’Ordinanza di Protezione Civile n. 0061 del 14 marzo 2013 è stato incaricato, di continuare ed ultimare l’azione di bonifica, l’ex Direttore del Dipartimento Istituzionale e Territorio Dr. Luca Fegatelli. Si è appreso dagli organi di stampa che il 9 gennaio il dirigente della Regione Lazio è stato coinvolto, ed è tuttora agli arresti domiciliari,  nell’inchiesta sul sistema Cerroni relativo alla gestione dei rifiuti nella Capitale e dintorni.
Ci risulta che nessuno altro in questo momento sia stato incaricato al suo posto.

L’ex Ufficio Commissariale sta ugualmente proseguendo le attività di bonifica limitatamente all’ordinaria amministrazione, ovvero senza poter contare sul soggetto istituzionale deputato all’approvazione degli interventi, alla trasmissione di atti e crediamo anche alla liquidazione di fatture relative ad appalti in corso e forniture. E’ plausibile che l’Ufficio si trovi in una sorta di limbo, con le attività di bonifica programmate e in attesa di essere sbloccate, nonostante i fondi siano a sua disposizione. Nutriamo, inoltre, forti dubbi in merito alla capacità della Regione Lazio di riuscire ad assicurare una pronta ed efficace prosecuzione di processo per propria natura lungo e complesso, tenendo conto degli strumenti tecnici e normativi a sua disposizione e dovendo necessariamente coordinare l’azione di diversi assessorati e dipartimenti.
 
Un esempio è la gara di appalto europea per l’altro sito di stoccaggio definitivo dei rifiuti tossici, ARPA2, predisposta dall’Ufficio ex commissariale e che supponiamo abbia subito un forte rallentamento in quanto, ad oggi, nessuno si prende la responsabilità di firmare gli atti necessari per la pubblicazione del bando.
 
Ancor più grave è ciò che riguarda i pozzi di barrieramento idraulico delle MISE (Messa in Sicurezza d’Emergenza) relativi al sito di stoccaggio definitivo dei rifiuti provenienti dalle attività di bonifica del sito ARPA1 e Benzoino. Infatti in sede di Conferenza dei Servizi del 30 ottobre 2012 era stato richiesto che i soggetti privati proprietari delle aree, dove insistono le MISE e lo scarico nel depuratore consortile delle acque emunte dai pozzi appositamente costruiti, provvedessero alla richiesta delle autorizzazioni, di competenza della Provincia di Roma. Ad oggi ci risulta che quest’ultima continui a procrastinare tale pratica, senza rendere noto pubblicamente le motivazioni.
 
Le due situazioni congiunte stanno determinando a nostro avviso un’ inerzia amministrativa che paralizza di fatto l’attività di bonifica e non ne garantisce la continuità che le procedure di  commissariamento e le competenze di cui l’Ufficio Commissariale è dotato, hanno permesso negli anni. Continuità che riteniamo essenziale, nonostante in passato abbiamo sottolineato dubbi su alcuni passaggi dirigenziali relativi ad alcune attività.
 
La paralisi del processo decisionale, oltre a bloccare gli interventi programmati da tempo, potrebbe aggravare la situazione di rischio per le falde sotterranee. Si pensi, ad esempio, ai potenziali effetti delle piogge intense ed insistenti che per settimane hanno investito il nostro territorio.  
Gli acquiferi a rischio di contaminazione costituiscono da sempre un problema e le ultime opere di barrieramento idraulico, con quindici pozzi per la falda più superficiale e tre pozzi per la falda più profonda, dovrebbero metterli in sicurezza sostituendo precedenti opere provvisorie.
 
Pertanto la situazione di rischio per l’ambiente e per la salute dei cittadini risulta per noi intollerabile, nonostante il rifinanziamento da parte dell’Ufficio ex commissariale del monitoraggio sulla salute della popolazione con la relativa estensione del campione di cittadini, sulle acque del fiume Sacco e sulle MISE.
 
E’ inaccettabile che dopo quanto accaduto ci si trovi di fronte ad una situazione del genere, con rimpalli amministrativi tra i diversi soggetti istituzionali, Ministero, Regione, Provincia,  mentre i cittadini tenuti all’oscuro, potrebbero trovarsi nuovamente a pagarne le conseguenze.
 
CHIEDIAMO, oltre ad una immediata ripresa amministrativa delle attività dell’Ufficio ex commissariale per il prosieguo delle attività di bonifica, che la prossima Conferenza di Servizi, preceduta da una esauriente attività di informazione, si tenga a Colleferro dove i rappresentanti degli Enti convocati rendano conto pubblicamente delle loro azioni e dei compiti futuri di cui sono responsabili singolarmente e congiuntamente onde evitare che si possa ritornare alla inerzia amministrativo - politica avuta fin dagli anni 70 e durata fino al 2005.
 
 
Valle del Sacco, 28  febbraio 2014
 

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