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Ambiente

Valle del Sacco: IARC, Lindano, DDT e Betaesaclorocicloesano


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Valle del Sacco, lo IARC dice che il Lindano può provocare cancro, il Betaesaclorociclosano è un suo sottoprodotto.
 


Cambia il quadro di riferimento sui possibili effetti della contaminazione nella Valle del Sacco, sappiamo per certo che i cittadini della Valle del Sacco sono stati contaminati da Beta-esaclorocicloesano (β-HCH).
 
Questa sostanza è stata riscontrata, dagli studi epidemiologici, in un’alta percentuale di popolazione, 137 persone su 246 nella prima indagine, confermata nel rapporto di sorveglianza successivo su un numero più rappresentativo di campioni, circa 800.
 
In un estratto dall’Istituto Superiore di Sanità: il beta-esaclorocicloesano (β-HCH) è uno degli isomeri dell’esaclorocicloesano. E’ una sostanza organica clorurata persistente, sottoprodotto della produzione dell’insetticida lindano (γ-HCH) che è stato ampiamente usato durante gli anni ‘60 e ’70.  Per le sue proprietà lipofiliche e la persistenza nell’ambiente, il β-HCH può provocare fenomeni di bioaccumulo e biomagnificazione nella catena alimentare.
Fino a ieri: studi su animali hanno dimostrato che i pesticidi organoclorurati, incluso il β-HCH, sono neurotossici, causano stress ossidativo e danneggiano il cervello. Studi sull’uomo hanno evidenziato che il β-HCH e gli altri isomeri vengono rapidamente assorbiti dal tratto gastrointestinale, attraversano la placenta e si trasferiscono nel latte. 
Per semplificare gli studi correlati alle sostanze HCH si affermava che queste sostanze erano tossico nocive: la IARC aveva classificato gli HCH nel gruppo 2B (possibile cancerogeno) sulla base di evidenza inadeguata di cancerogenicità nell’uomo e di evidenza sufficiente (per il grado tecnico e per l’isomero α) o limitata (per gli isomeri β- e γ-HCH) negli animali. 
 
Oggi non più.
 
L'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha valutato la cancerogenicità del insetticidi gamma-esaclorocicloesano (lindano) e diclorodifeniltricloroetano (DDT) e l'erbicida acido 2,4-diclorofenossiacetico (2,4-D), (quest’ultimo non insistente nel nostro territorio).
 
Dopo aver accuratamente esaminato la più recente letteratura scientifica disponibile, un gruppo di lavoro di 26 esperti provenienti da 13 Paesi si sono riuniti il 23 giugno 2015 e hanno classificato il lindano come “cancerogeno per l'uomo” (gruppo 1) “E’ stata riscontrata una sufficiente evidenza della cancerogenicità del lindano per il linfoma non-Hodgkin (NHL).”.
Il DDT, invece, è stato classificato come “probabilmente cancerogeno per l'uomo” (gruppo 2A), sulla base di prove sufficienti può provocare il cancro negli animali da esperimento con limitata evidenza di cancerogenicità per l'uomo.
Gli studi epidemiologici hanno trovato associazioni positive tra esposizione al DDT e NHL, cancro ai testicoli e cancro del fegato. E’ stata provata anche una forte evidenza sperimentale che il DDT può provocare danni al sistema immunitario e agli ormoni sessuali.
 
Ci troviamo quindi di fronte ad una evoluzione in negativo sui possibile effetti da esposizione al pesticida prodotto dalla Snia BPD nei passati decenni, sotterrato nel comprensorio industriale di Colleferro, migrato nel fiume Sacco le cui acque utilizzate per irrigare i campi hanno determinato bioaccumulo nel ciclo alimentare, di conseguenza in quello biologico.
 
A questo punto si potranno e si dovranno fare ulteriori ricerche per spiegare gli alti tassi di incidenza tumorali descritti negli studi epidemiologici e utilizzati dallo studio SENTIERI, tenendo sempre presente che a Colleferro i pesticidi e di conseguenza gli scarti industriali si accompagnavano con le produzione chimico e belliche, oltre all’amianto utilizzato per le carrozze ferroviarie.
 
Lo studio SENTIERI nel 2011 concludeva così: nel complesso nel SIN del Bacino Idrografico del Fiume Sacco si è osservato un eccesso di mortalità per tutte le cause.
 
Siamo consapevoli del fatto che l’accumulo di evidenze sugli effetti dell’inquinamento delle matrici ambientali sulla salute umana può produrre l’effetto paradossale di una crescente rimozione di problemi che non si possono affrontare individualmente o nel privato dell’ambito familiare.
 
Questa considerazione ci riporta alla necessità di avere un sistema sanitario che ci permetta di condividere le esperienze e le conoscenze, la salute e la malattia, un sistema sanitario che si apra alla partecipazione dei cittadini, che apra le proprie porte e sia trasparente nel suo funzionamento, in ogni sua articolazione dai medici di base, agli ambulatori ai reparti ospedalieri più sofisticati.
La relazione è parte della cura, i nostri corpi non sono macchine da riparare, la prevenzione è possibile se è condivisione delle pratiche e delle conoscenze, coordinamento tra tutte le funzioni sanitarie.
Ciò non è possibile se una logica aziendalistica è dominante nella ristrutturazione del sistema sanitario regionale e nuovi tagli alla spesa sanitaria si decidono a livello nazionale.

Tutti assieme cittadini e istituzioni dovremo ragionarne, a lungo.
 
 
Valle del Sacco, 15 luglio 2015
 

Provincia di Frosinone, inchiesta sulle Autorizzazioni Integrate Ambientali.


COMUNICATO STAMPA
Rete per la Tutela della Valle del Sacco (retuvasa)

Inchiesta sulle AIA rilasciate dalla Provincia di Frosinone.
 

 
E' inquietante, e al di là dei nostri stessi fondati timori e dei nostri stessi fondati sospetti, il quadro che emerge dalla stampa relativamente all’ “inchiesta sulle Autorizzazioni Integrate Ambientali” rilasciate dalla Provincia di Frosinone.
L’indagine del Nucleo
 Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale, coordinata dalla Procura di Frosinone, sembra mettere a nudo un vero e proprio sistema, volto ad agevolare il rilascio delle AIA alle aziende in cambio di favori e posti di lavoro, con sconcertanti violazioni delle procedure amministrative, in particolare nell’affidamento di consulenze “double face” a tecnici a libro paga delle aziende.
 
Al riguardo dobbiamo ricordare quanto comunicammo alla stampa tempo fa, in occasione delle dichiarazioni di Confindustria Frosinone circa i ritardi nel rilascio delle AIA da parte della Provincia e il volume delle prescrizioni da parte degli enti preposti. Osservammo che le farraginosità e le pastoie burocratiche erano inutili, ma che non si poteva certo giocare sulla pelle della gente e dei lavoratori pensando di poter velocizzare oltre misura procedure autorizzative complesse, richiedenti ragionevoli tempi tecnici e valutazioni attente e serene da parte degli organi di controllo.

 

Chiediamo a Confindustria Frosinone di prendere una chiara posizione contro le aziende, tutto sommato con ogni probabilità una minoranza, che screditano l’intera categoria. E le suggeriamo di diffondere presso le aziende un codice deontologico a misura delle storiche specificità provinciali. Ciò non toglie, ovviamente, che le responsabilità più gravi che sembrano emergere dalle indagini si ravvisino soprattutto sul fronte politico e amministrativo.
 
Non possiamo che plaudire con grande soddisfazione all’ennesimo grande operato sul fronte ambientale della Forestale. In quest’ultimo anno la mole di lavoro e i risultati sono davvero straordinari. Estendiamo l’apprezzamento anche alla Procura di Frosinone, non potendo però dimenticare che, a prescindere dalla sempre valida presunzione di innocenza per i reati in causa, importanti inchieste ambientali degli ultimi anni sono in seguito sfumate per prescrizione o archiviazione. Confidiamo che in questo caso le cose andranno in maniera diversa.

 

Francesco Bearzi – Coordinatore Frosinone
Alberto Valleriani – Presidente

 
Valle del Sacco, 13.06.15
 

Colleferro, seminario bonifica Valle del Sacco - 18 aprile 2015


Comunicato Stampa Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
Seminario sulle attività di bonifica nelle aree inquinate del
Sito di Interesse Nazionale (SIN) “Bacino del fiume Sacco”
 
Sabato 18 Aprile - ore 15,00
Sala Ludus - Via Leonardo Da Vinci – retro chiesa S. Barbara
Colleferro (Rm)

 
Il 18 aprile 2015 l’associazione Rete per la tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) promuove un seminario sul Sito di interesse nazionale (SIN) "Valle del Sacco".
Il seminario mira a colmare un deficit di informazione sul SIN capace di rendere conto dei fatti accaduti, di fornire un quadro unitario ed esauriente della situazione presente e a dare indicazioni sugli sviluppi futuri del sito in questione.
 
Alcuni autorevoli ospiti ci aiuteranno in questo percorso mediante l'approfondimento degli aspetti più rilevanti della storia e della gestione del SIN.
 
Siamo ad un passaggio cruciale poiché non vediamo le istituzioni di governo centrale esercitare un’azione efficace di coordinamento, pianificazione e sintesi da cui possa emergere la spinta a mobilitare le istituzioni locali e le reti associative. Ciò non ostante associazioni e istituzioni locali, sollecitate dalla riapertura del percorso di definizione SIN, hanno espresso a più riprese la volontà e l’interesse a ricostruire la storia dei propri territori, realizzando una mappa degli episodi di contaminazione. Tutti stiamo imparando a distinguere ciò che ricade entro la normativa che regola i SIN e ciò che richiederà invece ulteriori interventi regolati da dispositivi normativi di altro tipo.
La volontà di collaborare deve essere valorizzata ed il primo nodo da affrontare è quello dello stato dell’arte degli interventi sul SIN, sciolto il quale si può entrare nel merito degli sviluppi possibili.
 
L'incontro seminariale vuole mettere in condivisione conoscenza, strumenti e metodi di lavoro, ponendo le basi di una collaborazione fattiva e strutturata tra istituzioni, enti e cittadinanza attiva. 

 
 
Info:   
Rete per la Tutela della Valle del Sacco (retuvasa) - Tel.: 3356545313
           
mail: retuvasa@gmail.com - PEC: retuvasa@pec.it 
           
web: www.retuvasa.org

  
Programma
 
Alberto VallerianiRete per la Tutela della Valle del Sacco (retuvasa)
Il percorso amministrativo del Sito di Interesse Nazionale “Bacino del Fiume Sacco”.
 
Prof. Paolo Viotti - Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale - Univ. La Sapienza di Roma
L'intervento nell'area denominata"ARPA1".
 
Ing. Fabio Ermolli – Arpa Lazio Sezione Provinciale di Roma - Servizio suolo, rifiuti e bonifiche
Attività di caratterizzazione nelle aree del Comprensorio Industriale di Colleferro.
 
Dott. Francesco Blasetti - Dipartimento Igiene Pubblica Ambientale sede di Colleferro
La sorveglianza sanitaria nella popolazione della Valle del Sacco.
 
Dott.ssa Sara Taviani – Idrogeologa
Struttura delle falde acquifere e rischi di contaminazione.
 
 
 
Valle del Sacco, 14 aprile 2015

CLICCA QUI per scaricare comunicato, invito ai Sindaci, locandina
 

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SIN Valle del Sacco, necessario stringere i tempi.


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO
 
SIN Valle del Sacco
Piccoli passi in avanti con la perimetrazione, le nostre prime proposte successive a questa fase.


 
Il 12 febbraio scorso si è tenuta presso il Ministero dell’Ambiente una nuova conferenza di servizi per la perimetrazione del SIN “Bacino del Fiume Sacco”, dal cui verbale emerge sostanzialmente la necessità di chiudere la fase preliminare, sulla base della proposta elaborata da Regione Lazio e Arpa Lazio, per poter quindi avviare le attività istruttorie. 
 
Il dicastero ritiene necessario definire le prime aree di intervento, osservando che queste potranno essere successivamente ampliate, e ribadisce la volontà di rispettare i criteri di inserimento dettati dalla legislazione vigente sui SIN. Le aree che invece verranno segnalate come potenzialmente contaminate e che non rientreranno nei parametri definitori del SIN dovranno invece essere prese in carico dalla Regione. Si tratta ad esempio dell’area prospiciente la Marangoni Tyre di Anagni, dove sono presenti concentrazioni rilevanti di diossina e PCB, nonché di numerose altre aree industriali in diversi Comuni, in particolare Ferentino, Ceprano e Paliano.

Emergono però difficoltà di tipo oggettivo per superare l’impasse. I documenti in possesso della Regione Lazio riguardanti le operazioni di bonifica finora effettuate, utili per poter ridefinire l’area di perimetrazione, sono state sequestrati dalla Procura della Repubblica di Velletri per un’indagine in corso. Inoltre, quanto richiesto dal Ministero dell’Ambiente nella precedente riunione non è stato prodotto da diversi Comuni, che hanno fornito elementi non pertinenti.

Alcune amministrazioni hanno invece fornito elementi interessanti su alcune possibili aree di intervento, tra cui ad esempio l’ex area industriale di Castellaccio nel Comune di Paliano; viene finalmente richiesta l’inclusione dell’area ex Cemamit nel Comune di Ferentino; molte altre proposte di inserimento sembrano invece dimostrare che non c’è ancora molta chiarezza tra gli enti locali su cosa possa essere concretamente inserito in un SIN.

Anche per questo la Regione Lazio propone, in data 6 marzo, un incontro con amministrazioni e associazioni al fine di semplificare il lavoro di raccordo, istituendo per comodità una apposita mail cui far confluire le necessarie documentazioni.

Riteniamo effettivamente urgente e indifferibile stringere su questa fase, ma ci sentiamo di andare avanti, guardando al post-perimetrazione e fornendo elementi utili per il prosieguo delle attività di bonifica, ferma ormai da più di due anni. Da tener presente che lo stand-by ha prodotto o sta producendo ingenti danni economici. Ad esempio, alcuni milioni di euro stanziati per la bonifica, inutilizzati, sono rientrati o stanno rientrando in dotazione al Ministero dell’Ambiente, e non è affatto scontato che possano essere nuovamente utilizzati per la Valle del Sacco. Riteniamo, quindi, che sia necessario avviare in tempi ragionevoli alcune attività particolarmente rilevanti, per non compromettere totalmente i pur parziali risultati ottenuti a dieci anni dalla dichiarazione dello stato di emergenza nella Valle del Sacco.

A parer nostro l’operazione prioritaria consiste nella verifica idrologica degli argini del fiume, con successivo rafforzamento nelle aree a rischio di esondazione, in quanto il contaminante Beta-HCH è ancora presente nel sedimento fluviale e potrebbe nuovamente riversarsi nelle aree ripariali.
 
La seconda operazione urgente consiste in una nuova caratterizzazione di tutte le fasce agricole ripariali (la precedente è ferma al 2008), utile alla ridefinizione dei perimetri di interdizione ad uso agricolo e zootecnico. Non è detto che alcune zone non possano essere restituite alla coltivazione.

La terza è affrontare in modo definitivo la decontaminazione delle aree agricole trovate contaminate dopo la caratterizzazione, con tecniche che non producano nuovi danni.

In parallelo è indispensabile sbloccare la situazione amministrativa sulle autorizzazioni allo scarico del barrieramento idraulico nell’area industriale di Colleferro (è peraltro probabile che nel frattempo giunga il pronunciamento del TAR Lazio relativo a un ricorso intentato da SE.CO.SV.IM contro la Provincia di Roma) e avviare il percorso di Messa in Sicurezza di Emergenza della discarica di rifiuti tossici denominata ARPA2.
 
Nel frattempo il territorio, dal basso, deve avviare un percorso unitario di pressione, che sia di ausilio al tavolo di Coordinamento dei Sindaci, affinché la comunità sia costantemente informata e possa rendersi partecipe sulle operazioni future di intervento e di riqualificazione.
 
 
Valle del Sacco, 27.02.15

 
  
CLICCA QUI per scaricare il verbale della Conferenza di Servizi del 12 febbraio 2015
 

VIDEOTECA VALLE DEL SACCO

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