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Acqua

PROCESSO PER LA CONTAMINAZIONE DELLA VALLE DEL SACCO, IL 4 FEBBRAIO 2014 SI RIPARTE


Comunicato Stampa Retuvasa e Raggio Verde

Processo Valle del Sacco, la costituzione parte civile dei contaminati
 


Il 4 febbraio 2014 si riaprirà il processo penale  presso il Tribunale di Velletri per la contaminazione della Valle del Sacco dovuta all’interramento dei fusti tossici nell’area industriale ex Snia BPD di Colleferro, dopo due anni di udienze preliminari e l’annullamento per un cavillo giudiziario.

Ricordiamo che a seguito della migrazione di sostanze tossiche, come il Betaesaclorocicloesano (Beta-HCH)  lungo l’asse del Fiume Sacco venne avviata un’indagine epidemiologica per rilevarne la presenza nel corpo di un campione di cittadini residenti.

Nella prima fase su un campione esiguo di 246 persone, il 55% degli esaminati venne trovato positivo; nel susseguente rapporto di sorveglianza del giugno 2013 prodotto dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione del Lazio ed eseguito su un campione di 643 persone, si avanzavano ulteriori indicazioni sulla correlazione tra il Beta- HCH e alcuni effetti di tipo biologico.

Riportiamo un estratto dello studio.  

«In conclusione, in questa indagine, sono stati messi in evidenza livelli significativi di β–HCH in una popolazione nota per essere stata esposta a tale inquinante, prevalentemente attraverso alimenti e bevande. I dati emersi dalla sorveglianza sanitaria della popolazione presa in considerazione hanno permesso di mettere in luce alcuni effetti biologici […]. In particolare sono state osservate perturbazioni del pattern lipidico, della funzionalità renale e della steroidogenesi, interessando anche gli ormoni sessuali nel sesso femminile. É stata osservata infine una chiara associazione con alterazioni cognitive.

La possibilità che alla esposizione a β–HCH segua un danno biologico di diversi organi ed apparati è suffragata dai risultati di questo studio, anche se le conclusioni generali sono necessariamente caute nell’indicare l’esistenza di un nesso di causa ed effetto. La metodologia dello studio e i suoi risultati meriteranno sicuramente una valutazione attenta della comunità scientifica nei prossimi mesi e la materia si gioverà di un attento follow-up ambientale e clinico della popolazione già coinvolta e di altre popolazioni del comprensorio che hanno subito una esposizione alla sostanza tossica».

Oggi siamo in una nuova fase giudiziaria, il processo si riavvia ed è indispensabile far sentire la presenza territoriale attraverso la costituzione di parte civile onde evitare che lo stesso possa correre il rischio della prescrizione.

Per questo le Associazioni Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Raggio Verde propongono un incontro territoriale a Colleferro il 22 gennaio 2014 alle ore 18,00, in Via Latina 90, circoscritto a chi è stato esaminato durante l’indagine epidemiologica e trovato positivo da Beta-HCH.

L’Avv. Vittorina Teofilatto illustrerà le modalità di costituzione parte civile nel processo e raccoglierà i mandati per la rappresentanza legale.

Per info: Alberto Valleriani – 335.65.45.313 , Vittorina Teofilatto -  338.92.13.916

 
Valle del Sacco, 20 gennaio 2014
 

COLLEFERRO, LA GESTIONE IDRICA FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI


Comunicato Stampa Rete la Tutela della Valle del Sacco

Colleferro, la gestione idrica fa acqua da tutte le parti
 
 
Ancora problemi gravissimi nell'acquedotto del comune di Colleferro gestito da Enel Retegas. La rottura della pompa di un pozzo lascia "buona parte delle case", come recita un comunicato del comune, improvvisamente senza acqua per molte ore. Il pozzo in questione è il n. 8 ,entrato in funzione  neanche due anni fa in sostituzione del n. 7 crollato per probabili difetti strutturali: un guasto grave in una struttura della quale dovrebbe essere garantita la continuità di funzionamento, per decenni.  

Si stenta a credere che non siano state previste semplici  tecniche di allerta in caso di problemi o avarie, vista la delicatezza della funzione svolta: l’alternativa, se i sistemi esistono, è che nessun tecnico ne segua il monitoraggio. Un incidente del genere, che reca grave danno alla vita dei cittadini, andrebbe per lo meno segnalato tempestivamente con mezzi idonei alla popolazione; basterebbe una vettura con altoparlante.  Invece nessuna voce né dal gestore né dal Comune, che si è limitato ad uno scarno comunicato sul suo sito, né si sono viste autobotti per l'erogazione dell’ acqua potabile nelle zone che ne sono prive.

Questo  incidente si aggiunge ad un altro, probabilmente ancora in corso, che provoca l'abbassamento della pressione dell'acqua , causando grossi disagi soprattutto nelle abitazioni degli ultimi piani tanto da impedire l'accensione delle caldaie per l'acqua calda. Il fenomeno, segnalato da diverse settimane, è ancora presente in diverse zone città.  Pare  dipendere da una grossa perdita che il gestore privato non riesce ad individuare ed eliminare.  Il condizionale è d'obbligo perché le informazioni sono come al solito poche e  lacunose. Eppure il privato, subentrato nel 1997, era stato salutato  come la risposta a tutti i problemi della nostra rete idrica, avrebbe portato strumenti innovativi per la ricerca dei guasti, per il monitoraggio dei pozzi e delle reti.

I frequenti inquinamenti batteriologici, ultimo quello verificatosi al quartiere del IV Km a partire dal 3 dicembre 2013, protrattosi per  oltre 20 giorni e la cui risoluzione non è stata pubblicizzata tramite manifesti cosicché gli abitanti continuavano a pensare di avere acqua contaminata,  dimostrano   l’esistenza di problemi strutturali e la mancanza di interventi risolutivi. Ulteriore problema è la frequente presenza di sassolini, ghiaia e terra nelle condutture che provoca anche il malfunzionamento e la richiesta di manutenzione per caldaie,  lavatrici e lavastoviglie.

In sintesi, la struttura che dovrebbe garantire la continuità dell’erogazione e la qualità dell’acqua in sostanza non esiste. In alcun modo è stato avviato un intervento che ponga fine a questo stato di cose, non c’ è traccia di alcun progetto in merito, nonostante le dichiarazioni vecchie di anni di un incarico fantasma ad un professore universitario per riprogettare il servizio idrico. Si rivendicano interventi parziali come l’apertura di nuovi pozzi che nel contesto di un sistema fatiscente  non reggono con le conseguenze che stiamo subendo in questo momento.

In questo stato di precarietà del sistema  tanto il gestore, appositamente remunerato, quanto l’Amministrazione Comunale, non hanno provveduto a predisporre sistemi  volti ad informare in tempi utili i cittadini e a tamponare le emergenze.

In generale la cittadinanza è tenuta all’oscuro delle reali condizioni del servizio idrico e dei monitoraggi sulle forme di inquinamento chimico, le più gravi. L’episodio dello scorso anno con inquinamento da betaesaclorocicloesano, ancora non ha trovato una spiegazione.
Di  questa situazione gestore, amministrazione e servizi sanitari, ognuno per le proprie competenze, debbono congiuntamente rendere conto ai cittadini in forma pubblica.

Al più presto, come da anni chiediamo, la gestione del servizio idrico deve diventare pubblica e partecipata.  Se perdura questo pasticcio di competenze e questa opacità gestionale la situazione  può  drammaticamente precipitare ben oltre i disagi ed i rischi che i cittadini hanno subito in passato, subiscono in queste ore e con certezza subiranno in futuro, se permane l’attuale stato di cose.

 
Colleferro, 19 gennaio 2014
 

INTERFERENTI ENDOCRINI (PCB, DIOSSINE): COME CI SI DIFENDE.





Comunicato Stampa A.MA., Retuvasa, Minerva Pelti


Interferenti Endocrini (PCB, Diossine): come ci si difende.
 
 
Le associazioni A.Ma. Associazione Mamme Colleferro, Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) e Minerva Pelti Onlus esprimono piena soddisfazione per la buona riuscita della Conferenza "INQUINAMENTO E SALUTE DEI BAMBINI, COSA C'È DA DIRE, COSA C'È DA FARE", tenutasi lunedì 7 ottobre 2013, presso la sala Moffa del Comune di Colleferro. Folta la partecipazione di rappresentanti di varie associazioni, medici, genitori, insegnanti, rappresentanti della politica locale e nazionale.
L'idea della Conferenza nasce dall'incontro di realtà associative impegnate in zone di pertinenza diversa, ma unite da medesimi obiettivi, quelli improrogabili della difesa di ambiente e salute.
La diffusione delle informazioni sulla stato della salute dei cittadini, l'importanza della prevenzione primaria, la necessità  di approfondimenti del rischio sanitario attraverso studi epidemiologici, la sollecitazione per l’elaborazione di un percorso di una cittadinanza attiva che pretenda sistemi di osservazione permanente sulla Valle del Sacco, il ruolo della bonifica e la riduzione dell'esposizione ai fattori di rischio: tutti questi elementi sono stati al centro degli interventi dei relatori.

La Dott.ssa Laura Reali, Referente Associazione Culturale Pediatri, con una lunga dissertazione tecnica sugli INTERFERENTI ENDOCRINI ED I PESTICIDI e sulla modificazione del panorama delle malattie infantili (dalla obesità al diabete di tipo 1, all'autismo, l'asma, il DHD, fino ad arrivare alle patologie oncologiche) ha illustrato quanto possa essere pericoloso e dannoso per l’essere umano vivere in luoghi con criticità di carattere ambientale.

Ma cosa sono gli interferenti endocrini?

In estrema sintesi, sono un ampio gruppo di sostanze, tra le quali figurano contaminanti ambientali persistenti, composti utilizzati in prodotti industriali e di consumo di uso comune nonché composti naturali. PCB, diossine, alcuni tipi di pesticidi, tra cui l’esaclor
oesano, gli ftalati. Tutte sostanze che, a livello endocrino, possono interagire con il sistema ormonale anche nella crescita e sviluppo del feto provocando danni come patologie riproduttive, disturbi comportamentali dell’infanzia e forse anche diabete e alcuni tipi di cancro.
La Dott.ssa Reali ha, infine, illustrato come poter evitare, per quanto possibile nel vivere  quotidiano, il contatto con queste sostanze,
concludendo il suo intervento sottolineando la necessità del controllo sul latte materno come indicatore biologico del livello d'inquinamento.
Infine sono giunte opportune sollecitazioni alle istituzioni, in particolar modo sulla necessità che anche il nostro paese ratifichi la CONVENZIONE DI STOCCOLMA (l'Italia è uno dei pochi a non averlo ancora fatto), che permetterebbe di inserire tra gli inquinanti organici persistenti (POPs) anche i PCB e diossine oltre all’esaclorocicloesano, contaminante nella Valle del Sacco.

La Dott.ssa Palazzi ed il Dott. Satta, entrambi pediatri di base presso la ASL RMG, che ringraziamo per il prezioso supporto che hanno prestato all'iniziativa, sono intervenuti per sottolineare l'importanza dello stile di vita e la necessità di una crescita di consapevolezza nella popolazione, della necessità di pensare al RISCHIO IN VIA PREVENTIVA.

All'Associazione Minerva Pelti spettano i nostri ringraziamenti per aver richiesto e acquisito gli atti riguardanti lo STUDIO SUI TUMORI INFANTILI NELLA VALLE DEL SACCO, valutazione epidemiologica svolta dalla Regione Lazio - Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione e conclusa il 13 marzo 2012, mai resa pubblica e menzionata solamente nelle relazioni di bonifica della Valle del Sacco.
Andiamo ad analizzare i dati riportato nello studio.

Per quanto riguarda sia l’area 1 che include i Comuni di Colleferro, Segni, Gavignano che l’area 2 che include i Comuni di Paliano, Anagni, Sgurgola, Morolo, Supino, Ferentino, lo studio precisa che per la mortalità nella fascia d’età 0-19 anni, i dati sono simili a quelli della popolazione della Regione Lazio.
Nell’area 1 non ci sono aumenti di tumori maligni, ma risulta un evidente aumento di ricoveri per tutte le cause, che si attesta per la fascia di età 0-14 anni, sia per i maschi che per le femmine, intorno ad un 40% in più rispetto alla media regionale (SHR=1.41 per i maschi, SHR=1.40 per le femmine).
Per l’area 2, sempre 0-14 anni, la percentuale di ospedalizzazione in più rispetto alla media regionale è del 18%  per i maschi (SHR=1.18), del 26% per le femmine (SHR=1.26).
Il dato che lo studio indica come meritorio di approfondimento è la situazione nell’area 2, in particolar modo viene citato Anagni, per i maschi di 0-14 anni con un 281% in più per il tumore all’encefalo (SHR=3.81) e del 174% in più per i tumori maligni del tessuto linfatico ed ematopoietico (SHR=2.74).
Da precisare che per quanto riguarda i tumori infantili le percentuali si basano su un numero di casi limitati.
Lo studio conclude con:
Il cluster di casi di sesso maschile riscontrato ad Anagni, anche se di entità limitata e potenzialmente dovuto a variazioni casuali, merita ulteriori approfondimenti.

In realtà questi dati, già piuttosto preoccupanti potrebbero esserlo ancora di più se, per l’analisi specifica, fossero stati presi come riferimenti di confronto gli Studi AIRTUM sui Tumori Infantili e degli Adolescenti del 2008 e l’ultimo pubblicato nel 2012 e  riferito proprio al periodo 2003-2008, sovrapponibile a quello dello studio in esame. In questo caso sembrerebbe che, il condizionale è d’obbligo, i tumori infantili nelle aree in esame siano quasi il doppio di quelli riscontrati nel Centro Italia, differentemente quindi dalla comparazione regionale. Andando ad analizzare poi le singole tipologie delle diverse forme che hanno colpito i bambini del nostro territorio, si avrebbe addirittura oltre il doppio dei tumori del tessuto linfatico ed ematopoietico, quasi il quadruplo per i tumori dell’encefalo, arrivando sino a quasi cinque volte per i tumori renali della sola Area 2.
Dati, questi, che necessitano di una immediata verifica ed un ulteriore approfondimento da parte delle istituzioni specialistiche preposte.

La Conferenza si è brillantemente conclusa con un contributo importante dell'Associazione Mamme per la salute e l'ambiente Onlus di Venafro, altro luogo vessato da presenza massiccia di impiantistica industriale; Salvatore Altiero del CSOA La Strada a nome anche dei rappresentanti dell’Associazione ASUD, ha illustrato la campagna #STOPBIOCIDIO partita dalla Campania e in viaggio per il coinvolgimento di altre regioni italiane tra cui il Lazio; la Parlamentare Federica Daga (M5S) ha riportato quanto il suo gruppo sta portando avanti in sede istituzionale per la salvaguardia dei territori; Marco Campagna della segreteria della Consigliera Regionale Daniela Bianchi ha ricordato che sulla Valle del Sacco è stato aperto un Tavolo Tecnico di verifica e proposte al quale daranno il loro contributo anche le Associazioni e Comitati. 

Concludiamo dicendo che la Conferenza è riuscita nel suo intento di arricchire il bagaglio di conoscenza sul rischio sanitario sia dei bambini che degli adulti e che tali iniziative dovrebbero essere proposte dalle Amministrazioni, non solamente da gruppi autogestiti di cittadini.
 
Valle del Sacco, 13 ottobre 2013

CLICCA QUI per scaricare gli atti della Conferenza.

 

RETUVASA, RICORSO AD ADIUVANDUM DECLASSAMENTO SIN VALLE DEL SACCO


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO


Intervento ad adiuvandum nel ricorso contro il declassamento dei SIN della Valle del Sacco:
 entro una precisa strategia di risanamento ambientale
 

Confermando l’intervento ad adiuvadum nel ricorso al TAR contro la dismissione dei Siti di bonifica di Interesse Nazionale (SIN) insistenti sulla Valle del Sacco, sancita dal D.M. Ambiente 11 gennaio 2013,[1] Retuvasa intende chiarire, con adeguato respiro, il senso del proprio contributo, alla luce dell’effettiva e attuale situazione ambientale della Valle del Sacco, delle azioni di risanamento in corso, delle opportune misure che si ritiene siano da adottare dal punto di vista normativo e operativo per la tutela ambientale e sanitaria della popolazione della Valle del Sacco, nonché per il rilancio dell’economia dell’area in termini di green economy. Considerata l’oggettiva complessità della questione e l’importanza di un’efficace e strutturale divulgazione, è opportuno offrire ai media un quadro informativo sufficientemente ampio e disteso, sebbene insolito per i canoni di un ordinario comunicato stampa.       

Propedeuticamente, appare necessaria la delucidazione, che non può dirsi presente neppure nel comunicato stampa del Ministero dell’Ambiente del 31.01.13 pubblicizzante il suddetto D.M., circa l’esistenza di due distinte perimetrazioni del SIN della Valle del Sacco, corrispondenti a due distinte denominazioni dello stesso e identico SIN:

1. SIN “Valle del Sacco” (istituito con L. 2 dicembre 2005 n. 248, art 11-quaterdecies, comma 15, post D.P.C.M. 19/05/2005) coincidente con l’area oggetto di emergenza socio-economico-ambientale, gestito da apposito Ufficio commissariale delegato. Esso comprendeva l’area industriale di Colleferro e la fascia agricola ripariale compresa tra Colleferro e Supino. Successivamente, con il rinnovo dello stato d’emergenza in data 31 ottobre 2010, la competenze del suddetto Ufficio è stata estesa alle aree agricole riparali comprese tra Frosinone e Falvaterra (confluenza del fiume Sacco con il fiume Liri).
2. SIN “Bacino del fiume Sacco”, perimetrato dal Ministero dell’Ambiente con D.M. 31 gennaio 2008 n. 4352. Comprendeva un’area vastissima del bacino imbrifero del fiume Sacco, da Valmontone al sud del Frusinate, escludendone però, in quanto assegnata all’Ufficio Commissariale, l’area dei comuni di Colleferro, Segni, Gavignano (prov. Roma) e di Paliano, Anagni, Sgurgola, Ferentino, Morolo e Supino (prov. Frosinone). In realtà, la legge istitutiva del SIN assegnava all’Ufficio in via esclusiva le competenza in relazione alla grave e accertata emergenza ambientale (presenza di fitofarmaci organoclorurati nella catena alimentare). Nelle aree non comprese nel suddetto decreto di perimetrazione del Ministero dell’Ambiente, ricadono però gravi criticità ambientali, per la presenza di poli industriali complessi, come ad esempio Colleferro, Anagni e Ferentino.  
 
Al contrario di quanto suggerito dal suddetto comunicato stampa ministeriale, in base alla normativa nazionale e regionale (L.R. 27/98, L.R. 23/06 e D.G.R. 451/08)  vigente, la competenza della bonifica, che nelle intenzioni del legislatore deve intendersi trasferita alla Regione (trasformazione del SIN in SIR, ovvero Sito di bonifica di Interesse Regionale), nel caso del Lazio paradossalmente, si trasferisce invece ai Comuni interessati. Dunque, non si tratta solo di ricorrere contro la dismissione della gestione diretta del Sito da parte dello Stato, ma anche di intervenire in materia con apposita legge regionale.
 
Per quanto riguarda il SIN “Provincia di Frosinone” (istituito con D.M. 468/2001, ovvero ben 12 anni fa), definito stavolta univocamente dal Ministero dell’Ambiente e di sua esclusiva e diretta competenza, comprendeva 122 discariche di rifiuti solidi urbani comunali disseminate su tutto il territorio della Provincia di Frosinone, alcune particolarmente delicate, come “Le Lame” a Frosinone, altre meno (tanto per la localizzazione dell’area, quanto per estensione e caratteristiche dei rifiuti abbancati). Si tratta di situazioni ben diverse dall’inquinamento di origine industriale del SIN della Valle del Sacco. Risulta però necessario dare adeguata continuità all’azione conoscitiva già avviata dal Ministero ai fini della messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale. Da una parte, sembra evidente che, tramite l’istituzione di un’efficace cabina di regia regionale e di corrispondenti risorse, tali situazioni potrebbero anche essere gestite in ambito comunale. D’altra parte, esse costituiscono a tutti gli effetti una componente intrinseca al complesso quadro della situazione ambientale dell’intera Valle del Sacco, che Ministero dell’Ambiente e Regione Lazio devono saper gestire cum grano salis.
 
Premesso l’inquadramento di cui sopra, è fondamentale apprezzare che il ricorso, oltre alla propria autonoma valenza, acquista particolare spessore e significato se collocato all’interno di una precisa strategia volta a: 1. dare continuità alle azioni di bonifica e risanamento completate e in corso 2. assicurare una gestione istituzionale efficiente di tali azioni 3. attrarre fondi europei per il risanamento e il rilancio dei territori. 4. affrontare il risanamento ambientale della Valle del Sacco in termini globali, con un ventaglio di efficaci interventi normativi e operativi, mirati anche al recupero di attività produttive sostenibili (sia in funzione della vocazione del territorio, sia delle condizioni ambientali oggi note).
 
Ci sono ottime ragioni ambientali che inducono a ritenere che il TAR accoglierà le ragioni dei ricorrenti. In primo luogo, va sottolineata la titolarità di requisiti previsti dalla vigente e aggiornata definizione ministeriale di SIN, quali la presenza di impianti chimici integrati e di siti dismessi interessati da attività produttive di amianto, come la Cemamit di Ferentino. Vi sono poi forse ancor più decisive questioni di diritto, che avevamo già anticipato a mezzo stampa alcuni mesi fa, ben sottolineate dai legali di Legambiente che hanno predisposto il ricorso, tra cui l’intrinseca contraddittorietà e illogicità del D.M. di declassamento dei SIN. Ragioni che contribuiremo a ben corroborare attraverso i nostri legali.
           
Va sottolineato però che, in caso di esito positivo del ricorso e di annullamento del declassamento del SIN, i problemi non saranno certo risolti sic et simpliciter, considerata in primis la scarsa efficienza con cui il Ministero dell’Ambiente ha gestito molti dei SIN.
È il caso, ad esempio, dello stesso SIN “Provincia di Frosinone”. In dodici anni, ben poche discariche sono state effettivamente bonificate, nonostante cospicue risorse siano state impiegate per la caratterizzazione dei siti.
Ed è il caso anche della gigantesca quanto indeterminata area di competenza ministeriale del SIN “Bacino del fiume del Sacco”, ove non si sono prodotti a oggi concreti risultati, ma solo, in virtù di una convenzione tra Arpa Lazio, Regione Lazio e lo stesso Ministero dell’Ambiente, una sub-perimetrazione di assai discutibile profilo, sebbene gravosa in termini di risorse pubbliche, che ha identificato numerose delle situazioni ad elevata criticità ambientali presenti, ma non certo tutte. D’altra parte, nell’area di competenza dell’Ufficio Commissariale per l’emergenza della Valle del Sacco - come attestato non solo dalle relazioni dello stesso ufficio, ma anche dalle inchieste interparlamentari sui SIN[2]si registrano risultati di rilievo, benché ancora incompleti. In particolare, viene riscontrato dalla competente Commissione interparlamentare lo stato dei lavori in relazione alla caratterizzazione del sito, e alla messa in sicurezza, l’avvio dei lavori di bonifica e il completamento della stessa per alcuni siti contaminati presenti nell’area industriale di Colleferro; il contributo alla realizzazione del depuratore consortile di Anagni; la progettazione e predisposizione delle attività di biorisanamento dei terreni agricoli contaminati sulle sponde del fiume. Azioni a cui deve essere assicurata continuità.
 
Ciò induce ad auspicare che, in caso di vittoria nel ricorso, il reintegrato SIN della Valle del Sacco sia in parte gestito direttamente dalla Regione Lazio. È auspicabile che quest’ultima proponga al Ministero lo scorporo di una parte del Sito, analogamente a quanto sta avvenendo per alcune Regioni (proposta avanzata ad esempio dalla Regione Toscana per alcuni SIN di propria competenza). In tal modo, alla potenziale attrazione di fondi finalizzati al risanamento offerta dallo status di Sito di bonifica di Interesse Nazionale, si combinerebbe quella dell’efficiente gestione di un ente più prossimo e direttamente interessato, appunto la Regione.
           
Per questo, e in quest’ottica, Retuvasa interverrà ad adiuvandum nel ricorso, e invita a fare altrettanto le Province, i Comuni e le associazioni ambientaliste e di tutela della salute presenti nel territorio.
 
Si invita inoltre la Regione Lazio ad assumersi le proprie responsabilità. Quelle che non si assunse dal 1991 al 2005, non mantenendo i sottoscritti impegni di bonifica di alcune porzioni dell’area industriale di Colleferro già oggetto dell’inchiesta della magistratura nel 1990 (accertata contaminazione per la presenza, tra l’altro, di β–HCH), il che comportò il verificarsi dell’emergenza della Valle del Sacco. Quelle che non si è assunta la Giunta Polverini, salve poche eccezioni ambientalmente latitante durante il suo governo della Regione, come nel caso, a tema, della mancata risposta alla richiesta (14 novembre 2012) da parte del Ministero dell’Ambiente di osservazioni eventualmente avverse al declassamento del SIN (pur nel contesto di un discutibile iter del D.M. 11 gennaio 2013, che appare affetto da un’istruttoria piuttosto sommaria e troppo celere e dalla possibile violazione del principio di collaborazione procedimentale Stato-Regioni).
 
Auspichiamo che la Giunta Zingaretti, già ricorrente per l’annullamento di tale decreto relativamente al SIN Valle del Sacco, abbia la lungimiranza politica e il coraggio di avviare sin da subito un percorso normativo e operativo lungo e articolato, capace di affrontare organicamente le criticità ambientali della Valle del Sacco, finalizzando tali interventi anche alla promozione di uno sviluppo eco-compatibile del territorio valorizzante agricoltura, turismo, cultura, eco-distretti industriali, in armonia con il modello proposto dal Prof. Hanns Dietrich Schmidt, responsabile per le relazioni internazionali del distretto della Ruhr, al convegno organizzato da Retuvasa e Gruppo Logos lo scorso novembre a Colleferro. Si auspica che a tal fine si ascoltino attentamente i consiglieri regionali più sensibili e competenti in campo ambientale, non perdendosi nelle maglie della burocrazia o soggiacendo agli interessi del business della bonifica.
 
Il risanamento ambientale delle criticità ambientali della Valle del Sacco è un percorso complesso. Il permanere dello status di SIN è solo un tassello di un’ideale azione normativa delle istituzioni parimenti complessa. Non si tratta solamente di saldare, com’è necessario, le situazioni di criticità ambientale presenti, ma anche di coniugare con adeguato discernimento tecnico i distinti livelli normativi e amministrativi nazionali e regionali, pena l’inconcludenza di quanto di buono fatto sinora in termini di bonifica e il mancato avvio di processi di risanamento e di opportuna pianificazione dello sviluppo del territorio che da decenni attendono chi li raccolga.     
 
 
Francesco Bearzi – Coordinatore Provincia Frosinone
Alberto Valleriani – Presidente
 
Valle del Sacco, 11.06.13.
 

[1] Approvazione dell’elenco dei siti che non soddisfano i requisiti di cui ai commi 2 e 2 bis dell’art. 252 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e che non sono più ricompresi tra i siti di bonifica di interesse nazionale, pubblicato su GU n. 60 del 12.03.13.
[2] Relazione sulle bonifiche dei siti contaminati in Italia: i ritardi nell’attuazione degli interventi e i profili di illegalità, Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, XVI legislatura, Camera dei Deputati – Senato della Repubblica, Doc. XXIII n. 14 (Relatori: sen. Dorina Bianchi; sen. Daniela Mazzuconi).
 

INCHIESTA CITTADINI REATTIVI

 
E’ online Cittadini Reattivi, l’inchiesta multimediale vincitrice del bando di Fondazione <ahref per l’informazione innovativa che mappa i siti inquinati in Italia e le buone pratiche dei cittadini.

In allegato il comunicato stampa  pubblicato sul sito di Fondazione <ahref

Questo il link diretto all'inchiesta multimediale 
Questo il link all'infografica 
Questo il link diretto al Canale You Tube 
Questo il video promo della campagna "Cittadini reattivi, insieme per il cambiamento"
Questo il link diretto al video "Colleferro nella rete"

 


L'invito è quello di diffonderlo alla stampa ma anche ( e soprattutto) ai comitati e ai coordinamenti, i circoli di cittadini che agiscono sul territorio.
 
Un caro saluto, e grazie della vostra condivisione, a presto 
 
Rosy  Battaglia
Flavio Castiglioni 
Claudio Spreafico 
 

VIDEOTECA VALLE DEL SACCO

Community

                                                 
                                   

         

 

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