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Lazio Ambiente SpA

Rifiuti a Colleferro, stop alla tritovagliatura: lo scenario tecnico-economico.


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Comitato Residenti Colleferro
Raggio Verde
 
 
Colleferro, applicata l’ordinanza del Tar Lazio sui rifiuti in discarica: lo scenario tecnico-economico.
 

 
Apprendiamo dall’agenzia di stampa DIRE, articolo di Marco Tribuzi, notizie in merito agli effetti dell’ordinanza del TAR del Lazio ottenuta a seguito dell’impugnazione proposta dalle associazioni Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Raggio Verde e Comitato Residenti Colleferro, avverso l’ordinanza contingibile ed urgente emessa dalla Regione Lazio, che consentiva alla società Lazio ambiente SpA, ad intera partecipazione pubblica regionale, di abbancare in discarica il sopravaglio secco derivante dalla tritovagliatura dei RSU senza alcun trattamento, per una pretesa incapienza di TMB regionali, che in giudizio la Regione non è riuscita a documentare in alcun modo.
 
Il TAR sul punto ha dunque fatto presente che non sussistono i presupposti dell’emissione dell’ordinanza contingibile ed urgente e ha sostanzialmente “diffidato” la Regione Lazio dall’ effettuare una proroga oltre il 10 settembre.
 
Il risultato conseguito tramite l’iniziativa giudiziaria portata avanti dalle nostre associazioni è innanzitutto la mancata proroga dell’ordinanza contingibile ed urgente da parte della Regione Lazio. Dall’agenzia DIRE si viene a conoscenza di ulteriori particolari di cui forniamo una nostra lettura.
 
Viene infatti riferito di una riunione in Regione tra Lazio Ambiente SpA e i rappresentanti dei 29 Comuni afferenti alla discarica di Colleferro, che avrebbe portato ad una soluzione rispettosa dell’ ordinanza del Tar, da considerare provvisoria, in attesa dell’autorizzazione dell’impianto di TMB previsto. I rifiuti verrebbero portati in discarica e in loco trasferiti in TIR di maggiore capienza per essere indirizzati presso il TMB di Rida Ambiente ad Aprilia. La soluzione sembrerebbe provvisoria, per i prossimi 5 mesi. L’incapacità di programmazione produrrà un aumento dei costi a tonnellata di rifiuto, che sarà “coperto” dalla Regione Lazio, altrimenti a carico percentuale dei 29 Comuni conferitori che, a loro volta, avrebbero dovuto trasferirli in tassa a carico dei cittadini.
 
Altri stanziamenti pubblici per finanziare un costoso e perverso ciclo dei rifiuti, quando sarebbe sufficiente adottare politiche di prevenzione dei rifiuti e di incremento di raccolta differenziata per diminuire alla fonte, preliminarmente, i quantitativi da smaltire.  
Invece solo pochi Comuni conferitori alla discarica di Colle Fagiolara hanno avviato seriamente la raccolta differenziata.   
 
Dubitiamo anche sui tempi “provvisori” di tale soluzione, presumibilmente incompatibili con l’iter amministrativo, in quanto deve ancora essere convocata la Conferenza di Servizi per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dell'impianto TMB.
Sul TMB riteniamo che esso non sia necessario, alla luce anche delle obiezioni della Provincia di Roma in sede di Conferenza di Servizi per la Valutazione di Impatto Ambientale, dove si palesò  l’inopportunità di un impianto da 125.000 tonnellate/anno, quantitativi decrescenti rispetto all’incremento graduale della Raccolta Differenziata; questione che si riproporrà in sede di AIA.
A questo punto è logico l’investimento previsto dal piano economico di realizzazione proposto all’atto della presentazione del progetto, nel 2010? Chi, come, da dove proverranno i 26 milioni di euro necessari?
 
Tornando ai costi economici a breve termine di cui si farà carico la Regione Lazio si possono stimare in 150.000 euro al mese. Ciò deriva dalla differenza di costo tra il conferimento in discarica a Colleferro e l’impianto di TMB di Aprilia, 18 euro a tonnellata, tenendo come riferimento la produzione di rifiuto indifferenziato dei 29 Comuni nel 2013 che è stata di circa 100.000 tonnellate.   
Trattasi sicuramente di una “bella” cifra che si dovrà prelevare presumibilmente dal capitolo delle emergenze, quando la sola palese emergenza è la mancanza programmatica di una delle società della Regione Lazio, conscia di dover affrontare questo tipo di problema e attendista fino all’ultimo momento nel comunicare che i costi sarebbero lievitati, ma propositrice per la risoluzione del problema riguardante il trasporto dei rifiuti, senza un bando di gara. Tenendo conto che i quadri alti della Società costano circa 800.000 euro l’anno e le consulenze per il 2014 circa 400.000 euro, ci si sarebbe dovuto aspettare una visione gestionale di migliore qualità.
 
E non finisce qui: ai costi non corrisponde un servizio, ma una inefficienza dell’apparato amministrativo regionale.  Si deve inoltre considerare che per il meccanismo perverso del ristoro ambientale, il Comune di Colleferro si troverà con un nuovo “buco” di bilancio per il mancato introito derivante dai conferimenti in discarica, a parte quello derivante dagli scarti post trattamento del TMB di Aprilia, che dovranno tornare a Colleferro.
Sul “buco” di bilancio del Comune di Colleferro cosa farà la Regione Lazio? Andrà nuovamente in soccorso, come già avvenuto qualche mese fa, e fornirà copertura economica?
Abbiamo condannato allora questo uso dissennato di risorse pubbliche, oggi sarebbe ancor più scandaloso!
 
L’amministrazione comunale di Colleferro continua a dichiarare che i rifiuti di Roma non verranno mai da noi: ciò è erroneo alla radice, perché i rifiuti di Roma sono SEMPRE giunti a Colleferro sotto forma di CDR per essere bruciati negli inceneritori locali.
Oggi, a differenza degli anni passati, ci troviamo nella “seconda fase” e cioè che i rifiuti di Colleferro e degli altri 28 Comuni, mentre prima creavano danno ambientale con la discarica, ora torneranno a Colleferro per essere bruciati come CDR, per avvelenare la  nostra aria e quella delle comunità limitrofe, mentre alcuni Comuni continuano, nella gestione, a non ottemperare al principio della gerarchia dei rifiuti di derivazione comunitaria, esponendo l'Italia a nuove procedure d'infrazione. Sarebbe il caso di andare a controllare quanto ci è costata tale mancanza nel Lazio e capire chi se ne deve assumere la responsabilità erariale.
 
 
Colleferro, 8 settembre 2014
 

COLLEFERRO, INCONTRO CON LAZIO AMBIENTE SPA E SITUAZIONE GESTIONE RIFIUTI


Comunicato Stampa - Report
Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro: rifiuti e affari regionali
 

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco e il Comitato Residenti Colleferro hanno incontrato il 15 novembre c.a. – richiesta che risale al mese di giugno - la dirigenza di Lazio Ambiente SpA, la società di proprietà della regione Lazio che l’1 agosto 2013 ha acquistato dall’amministrazione straordinaria del gruppo Gaia Spa alcune società e beni immobili.
A fronte del pagamento di 14,1 milioni di euro, Lazio Ambiente ha rilevato, tra l’altro, il 100% della Mobilservice (gestore di una linea di incenerimento), la gestione della discarica di Colle Fagiolara, attrezzature, automezzi e, infine, il 60% del capitale della EpSistemi (seconda linea di incenerimento).
Più in dettaglio, per l’inceneritore ex Mobilservice sono stati pagati 10,5 milioni di euro, 3,4 milioni per la gestione della discarica di Colle Fagiolara e cifre meno significative per le società Gaiagest e Gaiser. L’acquirente si è impegnato poi a rilevare il 40% di Ep Sistemi, attualmente in capo ad AMA, per 2,8 milioni di euro e alcuni immobili a Frascati e Segni.
Il valore dell’intera operazione di salvataggio potrebbe superare i 20 milioni di euro, capitale massimo stanziato dalla Regione Lazio per Lazio Ambiente SpA, quindi soldi pubblici.
 
All’incontro, tenutosi a Colleferro negli uffici della nuova società annessi agli impianti di incenerimento, erano presenti il dott. Vincenzo Conte, Amministratore unico della società, il dott. Cardoni, Direttore generale, il dott. Scarrone e l’ing. Capriotti, responsabile degli impianti di Colleferro, i rappresentanti delle citate associazioni e i residenti del quartiere Colleferro Scalo.
Riportiamo, di seguito, alcuni elementi emersi nel corso del dibattito integrati con ulteriori informazioni raccolte successivamente.
Il primo tema affrontato è stato quello dei dipendenti della società regionale ancora in posti di responsabilità, nonostante il loro coinvolgimento nel noto processo penale in corso a carico di soggetti interni alla precedente gestione per aver bruciato materiale non a norma negli inceneritori. Al riguardo è stato chiesto ai manager di Lazio Ambiente di valutare l’opportunità di rimuoverli, assegnandoli a incarichi di minore rilevanza. Questo per motivi di sensibilità verso i cittadini che hanno subito danni dai gravi comportamenti delittuosi, ancorché la colpevolezza delle persone in questione non sia stata accertata giudizialmente. Tale decisione costituirebbe un apprezzabile segno di discontinuità gestionale rispetto alle prassi assai discutibili perpetrate nel passato.  Ci è stato assicurato che i personaggi in questione non ricoprono ruoli decisionali, risposta che non ci ha convinto in particolar modo per chi è stato delegato al rilascio del certificato EMAS, al personale, alla direzione di esercizio, ruoli che per noi sono di rilievo.
 
Altro argomento dibattuto è stato quello delle prescrizioni relative alla gestione degli impianti non ancora rispettate, nonostante l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per gli inceneritori sia stata rilasciata nel maggio 2009 e in procinto di essere rinnovata nel 2014. Abbiamo fatto presente che alcuni importanti vincoli posti non sono ancora osservati (è opportuno ricordare che l’ente preposto al controllo è Arpa Lazio). Ci riferiamo alla mancata installazione del deferrizzatore, richiesta da ottemperare entro il tempo limite di 6 mesi (ampiamente superati) dal rilascio dell’autorizzazione per la separazione dei materiali ferrosi dal CDR in entrata. Quello da noi segnalato è una questione importante in quanto, come affermato dal Dott. Conte, il CDR  - proveniente esclusivamente da impianti di Trattamento Meccanico Biologico del Lazio (E Giovi SRL, Rida Ambiente SRL, Ecologia Viterbo SRL, Pontina Ambiente SRL), come stabilito dal Prefetto, Dott.  Sottile  - non subisce controlli in ingresso, confidando esclusivamente sulle verifiche svolte dalle società che producono e conferiscono il CDR.
Ricordiamo che l’apporto di materiale ferroso all’incenerimento è uno degli elementi di imputazione nel citato processo penale a carico dei responsabili dell’ex gruppo Consorzio Gaia spa.
Sempre in relazione alle prescrizioni AIA non rispettate, i residenti del quartiere Colleferro Scalo hanno esibito prova fotografica del notevole disagio e del pericolo provocato dai trasportatori del CDR, segnalando pure il mancato rispetto dell’ordinanza municipale che impone l’utilizzo di via Romana per due giorni a settimana, chiedendo di farsene carico.
Si è discusso dello smaltimento delle ceneri, problema assai delicato nell’ambito del ciclo di incenerimento, in quanto la produzione di residui è percentualmente rilevante dal punto di vista economico. 
Ad oggi il servizio è espletato dalla società Navarra SpA sulla base di un appalto indetto dalla precedente gestione, che prevede oneri a carico di Lazio Ambiente per 3,8 milioni di euro circa; il management ha precisato che in futuro l’affidamento del servizio dovrà avvenire sulla base di un bando di gara a livello europeo, una scelta di trasparenza, assolutamente auspicabile.
In relazione all’obsolescenza degli impianti il Dott. Conte ha affermato che al momento dell’acquisto è stata redatta una relazione tecnica in cui si assicurava la funzionalità degli stessi fino al 2028.
Ha affermato poi che la società Lazio Ambiente SpA non ha risorse per procedere ad un ammodernamento degli impianti, diverse decine di milioni di euro, e che per il futuro si intende procedere con l’ordinaria manutenzione. Al riguardo, le associazioni hanno sollevato forti perplessità, anche alla luce dei frequenti fermi di produzione degli impianti e degli incidenti verificatisi. Sono stati chiesti ulteriori dettagli sulla relazione tecnica, che cercheremo di ottenere in incontri successivi.
Alla richiesta di informazioni sul piano industriale della società, il Dott. Conte non ha ritenuto di  fornire elementi, riservandosi eventualmente di tornare sull’argomento a fronte di una richiesta scritta. Circa gli aspetti finanziari della futura gestione, in ordine ai quali sono state espresse le preoccupazioni di rivivere ancora le difficoltà dell’ex gruppo Gaia spa, che tanti danni hanno portato alle finanze pubbliche, il Dott. Conte ha affermato che la società è in utile, sebbene molti conferitori di CDR e alcuni Comuni siano in ritardo nei pagamenti. Al riguardo abbiamo segnalato l’incongruenza tra le due affermazioni e l’eccessiva fretta di affermare che la società è in utile a pochi mesi dall’avvio della gestione. Il rischio è che in assenza di precisi meccanismi di garanzia in breve tempo ci si possa ritrovare nella medesima situazione di debito eccessivo e di irregolarità che hanno affossato la gestione dell’ex Consorzio Gaia spa.
Per quanto riguarda i benefit ambientali riconosciuti al Comune di Colleferro per la presenza degli impianti, il Dott. Conte non ha ritenuto di rispondere alla domanda volta a conoscere l’ammontare di quanto viene corrisposto annualmente a favore del Comune.
Secondo le informazioni in nostro possesso i benefit sono ora circa 4 euro a tonnellata;  per la discarica l’accordo è stato appena rimodulato e avrà decorrenza dal 1 gennaio 2014. Nel 2012 sono state conferite circa 100.000 tonnellate contro le 160.000 circa del 2011 e ciò ha indotto l’Amministrazione a chiedere l’aumento del ristoro al fine di “supportare” il bilancio comunale. Il nuovo accordo prevede l’incremento da 30 a 45 euro circa per tonnellata di conferimento nel sito e, soprattutto, la decurtazione di 1 milione di euro circa dall’importo totale che il Comune deve a Lazio Ambiente spa per il servizio di smaltimento in discarica. Queste cifre sono suscettibili di variabilità in quanto legate alla percentuale di raccolta differenziata al cui crescere diminuisce il conferimento in discarica e, di conseguenza, il ristoro riconosciuto al Comune di Colleferro.
L’accordo consente al Comune di avvalersi di un articolo della normativa di introduzione della Tares per aggirare l’ostacolo di utilizzo delle entrate da ristoro ambientale per l’abbattimento dei costi di smaltimento dei rifiuti. In tal modo il Comune riesce a contenere l’incremento al 15%, in attesa delle nuove rimodulazioni per il 2014.
 
Al riguardo poniamo il seguente interrogativo: qual è lo scambio tra il Comune di Colleferro e Lazio Ambiente spa sottostante a tale accordo, a vantaggio dell’uno e dell’altro contraente?
L’aumento del ristoro richiesto diverrebbe un minore introito per Lazio Ambiente SpA e questo potrebbe rappresentare un precedente per gli altri siti di discarica quando la nuova tariffa di benefit verrà sottoposta all’iter autorizzativo con delibera regionale.
 
Sulla discarica di Colle Fagiolara abbiamo ribadito le nostre rimostranze per gli odori nauseabondi persistenti, costantemente monitorati dai residenti e oggetto di segnalazione alla Magistratura. Il motivo dell’aumento dei cattivi odori, secondo l’ing. Capriotti, è  dovuto alla presenza del traliccio di energia elettrica della rete Terna, la cui rimozione era prevista nell’iter autorizzativo del nuovo invaso da 1,7 milioni di tonnellate nel 2009, e la cui ubicazione procurerebbe un vuoto e un ristagno del percolato, complicato da rimuovere. Con questa spiegazione è stata riconosciuta, per la prima volta, la legittimità della protesta dei residenti ed individuata la causa, ma siamo altresì rimasti  interdetti, visto che anche in questo caso si tratta di una delle prescrizioni autorizzative che non sono state rispettate; ci chiediamo se l’ARPA Lazio riporti, nelle sue relazioni, il mancato rispetto delle regole.
 
Il Dott. Conte, in merito alla gestione post-mortem della discarica, ha affermato che la nuova società sta provvedendo agli accantonamenti previsti dalla legge regionale (circa 15 euro a tonnellata) e che la precedente gestione  - per quanto di sua conoscenza  - non aveva accantonato gli importi dovuti. Resta in sospeso la questione se gli accantonamenti di Lazio Ambiente spa siano sufficienti per la gestione a fine ciclo. Aggiungiamo che nessun Comune in quota societaria con Gaia SpA, compreso Colleferro, si è mai preoccupato di verificare il reale stato dei fatti.  
Sull’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB,) in iter autorizzativo presso la regione Lazio,, ci sarebbe stata, in Conferenza di Servizi, l’imposizione della Provincia di Roma dell’implementazione di un impianto di compostaggio da 56.250 tonnellate annue, quantità concordata in funzione di una raccolta differenziata porta a porta del 50%. L’iter è ancora fermo in Regione, ma abbiamo reso noto che siamo contrari e che ci opporremo a tutti i costi alla costruzione di un progetto ormai superato.  
Peraltro, sulla grave situazione di illegalità della discarica, sui danni alla salute causati ai residenti e sul superamento del progetto di TMB, presentato nell’agosto del 2010, quindi datato, i sottoscritti hanno informato il Prefetto Pecoraro, nell’incontro del 21 ottobre c.a. con il responsabile per gli enti locali, su cui il Sindaco di Colleferro, sig. Mario Cacciotti, ha dovuto riferire per iscritto fornendo generiche e banali precisazioni.
 
Per quanto riguarda la raccolta differenziata porta a porta, da lungo tempo promessa e ancora non realizzata, è presumibile che venga avviata fra circa un anno, nonostante l’ottimismo dell’Amministrazione che riduce i tempi a 6 mesi, tempo utile, dopo l’avvio del centro di trasferenza o isola ecologica prescritto dalla Provincia di Roma, per ottenere i fondi necessari, avviare la campagna di comunicazione, consegnare i contenitori. Nel frattempo giova ricordare che il Governo Letta vergognosamente va in soccorso dei Comuni inadempienti con uno schema di decreto che prevede lo slittamento di 8 anni delle percentuali di raccolta differenziata previste a partire dal 2006.  Quindi ciò che era previsto nel 2012 dall’art. 205 della Legge 152/2006, cioè il 65% di raccolta differenziata, viene modificato dall’art. 15 del collegato ambientale alla legge di stabilità, con il raggiungimento di tale percentuale al 2020. Sta di fatto che il Comune di Colleferro nel 2012 era al 15% di raccolta differenziata e che, anche in relazione alla previsione dell’impianto di compostaggio collegato al TMB, gli scenari siano da rivedere.
 
L’incontro si è concluso con la disponibilità del Dott. Conte a continuare il confronto e ad accogliere le richieste dei residenti di costituire un gruppo di lavoro per esaminare le problematiche legate alla viabilità nel quartiere di Colleferro scalo e di indicare un referente con il quale interfacciarsi per predisporre un protocollo d'intesa che recepisca le indicazioni degli abitanti e l'impegno reciproco a monitorare periodicamente lo stato dei rapporti e il rispetto degli impegni presi. Ai residenti sono state date assicurazioni circa la possibilità di rivolgersi al Direttore generale di Lazio Ambiente spa per segnalare situazioni problematiche legate alla viabilità di via Romana.
Con riferimento alla discarica è stata chiesta l'applicazione della normativa in materia di corretta gestione del sito per contenere i frequenti episodi di superamento dei livelli di guardia relativamente alla presenza di sostanze biologiche e/o chimiche maleodoranti all’esterno della discarica.
 
Sappiamo tutti che il Consorzio Gaia, nato da una legge regionale  per fronteggiare le ricadute occupazionali della crisi economica della Valle del Sacco causata dal processo di ristrutturazione industriale  degli anni ’90, è stato utilizzato anche per la “sopravvivenza” di alcuni personaggi locali.
Sarebbe per noi opportuno che si iniziasse a ragionare su altre prospettive che mettano prioritariamente in primo piano le questioni ambientali correlate alla salute e poi le considerazioni economiche.
 
L’incontro con Lazio Ambiente spa e gli eventuali altri che dovessero seguire non rappresentano per noi una difesa ovvero una implicita approvazione del suo operato, in quanto la società sta perseguendo politiche distanti anni luce dalla nostra visione di gestione dei rifiuti,  deprecabili anche alla luce del fatto che si tratta di una società pubblica, quindi maggiormente complice della mancata virtuosità.
Il confronto si è concluso dopo 3 ore e, pur se connotato da momenti di forte contrapposizione, è stato cordiale e va ringraziata la nuova dirigenza per la disponibilità al dialogo, in netta controtendenza con il passato.
 
Per parte nostra avevamo ed abbiamo il dovere di segnalare direttamente ai nuovi gestori eventuali incongruenze e in particolar modo le nostre posizioni in merito.

 
Colleferro, 29 novembre 2013  
 

COLLEFERRO, LA PROCURA PROSEGUA LE INDAGINI SULLA DISCARICA DI COLLE FAGIOLARA.


Comunicato Stampa
 
Rete per la Tutela della Valle del Sacco  
Comitato Residenti Colleferro 
 
 
Il re è nudo: le discariche di mezza Italia, dopo la circolare del Ministro dell’Ambiente, Orlando, del 6 agosto 2013, sono da considerarsi fuorilegge. Approfondisce la questione Andrea Palladino sul numero de l’Espresso del 5 settembre 2013, riportando le dichiarazioni di alcuni dirigenti del Ministero, oltre a ripercorrere storicamente l’ iter sui conferimenti di rifiuti in discarica.
Nel 2009 l’allora Ministro Prestigiacomo per aggirare la normativa europea, che non permetteva il conferimento indifferenziato, emanò una circolare che introduceva il sistema della tritovagliatura - semplice sminuzzamento dei rifiuti per irdurne la volumetria - in luogo della separazione per il riciclo. Il trucco fu scoperto e l’Italia venne ammonita con il pagamento di una ammenda fortettaria e giornaliera di milioni e milioni di Euro, pagati dai cittadini contribuenti.
Finalmente, dopo quattro anni, il 6 agosto 2013, il Ministro dell’ambiente, Andrea Orlando, ha emanato una nuova circolare (U.prot.GAB -2009-0014963), con la quale vieta, in termini netti, il conferimento in discarica del rifiuto “tal quale”.
Il metodo furbetto della tritovagliatura, come unico trattamento prima del conferimento in discarica, è molto diffuso in Italia, ma oggi, dopo la nuova circolare del Ministro Orlando, questo sistema non è più a norma.  
Secondo gli stessi dirigenti del Ministero, le Procure possono agire in qualsiasi momento contro i gestori, mentre la Corte dei conti – fatto nuovo non contemplato nella Circolare – può condannare Sindaci ed Assessori.
Come è noto, anche la discarica di Colle Fagiolara, di proprietà del Comune di Colleferro e in gestione alla società regionale Lazio Ambiente SpA, utilizza il sistema della tritovagliatura: nell’immediato, quindi, essa dovrebbe cessare la sua attività, perché dal 6 agosto 2013, in base alla circolare del Ministro Orlando, il sito è illegale, anche per Lazio Ambiente SpA, (subentrata al gruppo Consorzio Gaia SpA), incaricata della gestione della discarica.
Per tutti i Sindaci e Assessori con delega all’ Ambiente dei Comuni conferitori, si delinea invece un’altra ipotesi di reato.
 
QUALE?  
 
Il fatto rilevante che deve preoccupare gli amministratori locali sono le conclusioni della  sentenza “storica” della Corte dei Conti, sezione giurisdizionale della Liguria, del 29 maggio 2013.
Per la prima volta in Italia sono stati condannati al pagamento di danni erariali amministratori del Comune di Recco per mancato raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti prevista dalla legge italiana e della quota fissata dall’Unione Europea.
 
Una condanna pesante che delinea un effetto a catena nei confronti di altre amministrazioni, Sindaci ed Assessori all’Ambiente o con delega, che possono essere citati in giudizio da associazioni e comitati di cittadini per danno erariale e patrimoniale, di cui rispondono personalmente in termini economici, qualora abbiano privilegiato l’utilizzo della discarica “tal quale” invece di rendere efficiente la raccolta differenziata, nel rispetto delle percentuali dettate dalla legge 152/2006.
 
La situazione di Recco sembra riprodurre quella degli amministratori locali dei Comuni partecipati nell’ex gruppo Gaia SpA, nei quali la raccolta differenziata è ben al di sotto dei termini di legge, eccetto qualche Comune virtuoso che ha avviato il sistema di raccolta porta a porta, in alcuni casi con risultati soddisfacenti, in altri meno.
Nel caso di Colleferro vi è un ulteriore aggravante, perchè lex gruppo Gaia SpA, che effettuava i servizi di raccolta e spazzamento rifiuti, era anche gestore della discarica, quindi con un interesse economico maggiore a non incentivare pratiche virtuose, complici i Comuni consorziati, e a realizzare ulteriori impropri profitti.
 
Il risultato di decennali politiche dei rifiuti nella Regione Lazio, dannose per ambiente e salute, hanno generato flussi economici esorbitanti: vedi l’intera vicenda dell’ex gruppo Gaia SpA, i livelli di inquinamento ambientale della Valle del Sacco e le conseguenze sanitarie subite da un’intera comunità accertate dal rapporto epidemiologico ERAS, specifico sulle compromissioni sanitarie da presenza di impianti per la gestione dei rifiuti, la situazione eclatante di Malagrotta, quelle simili a Colleferro di Albano, Guidonia e Borgo Montello, il delirio del conferimento dei rifiuti di Roma e Latina a Colfelice.
Per tutto questo non può esistere stima di risarcimento, ma solo condanne giudiziarie.
 
Le Associazioni, i Comitati, i Cittadini, l’Opinione pubblica, la Società civile, nelle loro  diverse espressioni guardano all’affidabilità del sistema giustizia e  alla prosecuzione dell’operato della Procura della Repubblica di Velletri per la situazione di Colleferro,  mentre cresce il sentimento di insoddisfazione e sfiducia verso i rappresentanti politici.


Colleferro, 8 settembre 2013
 

COLLEFERRO, LA DISCARICA DI "TAL QUALE" DI COLLE FAGIOLARA E' ILLEGALE

 
COMUNICATO STAMPA RETUVASA E CRC
 
 
Il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, con Circolare del 6.8.2013, indirizzata a tutte le Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano (Termine di efficacia della circolare del Ministro dell’Ambiente, U.prot.GAB-2009-0014963 del 30/06/2009), invita gli enti locali ad osservare con urgenza le nuove disposizioni e ad adottare ogni iniziativa in materia di gestione dei rifiuti urbani, al fine di rispettare gli obiettivi stabiliti dalle norme comunitarie.
Il Ministro, in attuazione delle indicazioni della Commissione europea, ha dichiarato scaduto il termine di efficacia della precedente circolare, emanata “pro tempore” dal Ministero dell’Ambiente il 30 giugno 2009, ed ha chiarito quali sono le attività di trattamento alle quali devono essere sottoposti i rifiuti urbani per poter essere ammessi e smaltiti in discarica.
La circolare del 2009 definiva “trattamento” ai fini dello smaltimento dei rifiuti in discarica anche la tritovagliatura e stabiliva che a predeterminate condizioni la “raccolta differenziata spinta” poteva far venir meno l’obbligo di tale trattamento, precisando come queste indicazioni avrebbero avuto natura “transitoria”, senza stabilire però in modo espresso un chiaro termine finale.
Lo scorso 13 giugno la Commissione europea ha rilevato la necessità di un trattamento adeguato anche sui rifiuti residuali provenienti dalla raccolta differenziata, stabilendo come la tritovagliatura non soddisfi di per sé l’obbligo di trattamento dei rifiuti previsto dalle normative europee.
La Commissione europea ha inoltre evidenziato che, oltre alla prova di aver conseguito gli obiettivi progressivi di riduzione dei rifiuti urbani biodegradabili da collocare in discarica, deve essere data dimostrazione che il trattamento non contribuisce a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente e i rischi per la salute.
Per evitare di esporre l’Italia a nuove procedure europee di infrazione il Ministro Orlando ha quindi chiarito <<Mai più il "tal quale" in discarica>>, per quanto triturato o tritovagliato.
«Un trattamento che consista nella mera compressione e/o triturazione di rifiuti indifferenziati da destinare a discarica, e che non includa un’adeguata selezione delle diverse frazioni dei rifiuti e una qualche forma di stabilizzazione della frazione organica dei rifiuti stessi - si legge nella Circolare - non è tale da evitare o ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente e i rischi sulla salute umana».
Entro il 2015 - si legge ancora nella Circolare del Ministro - deve essere inoltre garantita almeno la raccolta differenziata per la carta, metalli, plastica e vetro e, ove possibile, per il legno, al fine di conseguire gli obiettivi comunitari entro il 2020.

Come dimostra la Circolare ministeriale la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro è da ritenersi illegale, come peraltro hanno sempre sostenuto le associazioni, ma di questo se ne occuperà la Magistratura.
In diverse occasioni, abbiamo segnalato agli organi preposti al controllo della salute e dell’ambiente la propagazione di odori nauseabondi provenienti dal sito di sversamento e fatto intervenire la Pubblica Sicurezza, la Polizia Municipale, la USL Igiene Pubblica. I cattivi odori, come è noto, sono il risultato della fermentazione di materiale organico proveniente dal conferimento di tal quale, quando l’umido non viene separato dal rifiuto attraverso la raccolta differenziata. E’ altresì noto - e allo stesso tempo inspiegabile - come il Comune di Colleferro sia ancora ai primordi nell’attivazione di un ciclo virtuoso dei rifiuti; é oltremodo necessaria la verifica comportamentale degli altri Comuni che conferiscono a Colle Fagiolara.
Lazio Ambiente SpA, la società regionale subentrata al fallimentare Consorzio Gaia SpA nella gestione degli impianti di incenerimento e della discarica, dovrà assolutamente occuparsi nell’immediato di questa nuova situazione di illegalità determinata dalla Circolare ministeriale, posto che se la chiusura di Malagrotta è dovuta a ragioni di illegittimità, non si comprende il motivo per cui non debba chiudere anche la discarica di Colleferro.
Inoltre, se la Regione Lazio pensasse improvvisamente di autorizzare l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), in iter dal 20 agosto 2010, ricordiamo che il progetto depositato tre anni fa ha una impostazione ormai superata e non rispondente minimamente alla visione della gerarchia dei rifiuti contemplata dalle Direttive Europee. Risulterebbe, inoltre, alquanto strano che la Regione decida ora di sbloccare quel progetto, cioè immediatamente dopo l’acquisizione dell’ex Consorzio Gaia SpA da parte di Lazio Ambiente SpA, il che potrebbe far pensare ad un conflitto di interessi.
Le nostre posizioni si concentrano sulla chiusura definitiva degli impianti fuorilegge come quello di Colle Fagiolara, che, in caso contrario, esporrebbe il nostro Paese a pesanti sanzioni economiche e giudiziarie; sul riconoscimento dello stato di illegalità del sito, ai sensi della suddetta Circolare; sulla bocciatura dell’attuale progetto per l’impianto di TMB da parte della Regione Lazio; sulla praticabilità di una soluzione alternativa al conferimento, che punti sull’attivazione immediata di un sistema di raccolta differenziata “porta a porta spinta”; sulla previsione di un Piano di educazione ambientale uniforme per tutti i Comuni conferitori, al fine di ottimizzare i risultati della raccolta differenziata e una riduzione a monte della produzione di rifiuti.
Siamo giunti a questo punto nei territori ed in sede europea, come era prevedibile, perché la politica è stata sorda e non ha voluto minimamente ascoltare la voce della società civile, che ha sempre reclamato la necessità di soluzioni che permettessero di percorrere strade diverse e virtuose, rispettose della salute e dell’ambiente.
Nel ribadire le nostre finora inascoltate richieste, riteniamo che la Circolare ministeriale rappresenti un punto di passaggio qualificante in materia di discariche illegali e, anche se tardivo, sia un’opportunità da non perdere per un’inversione di rotta.
In caso contrario proseguiremo nella nostra lotta.
 
 
Colleferro, 14 agosto 2013

CLICCA QUI per scaricare la circolare del Ministero dell'Ambiente
 

VERTICI GESTIONALI INCENERITORI COLLEFERRO. REQUISITI:INQUISITI


Comunicato Stampa Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 

Lo scorso 10 gennaio, il Tribunale di Velletri ha accolto tutte le istanze del PM, rinviando a giudizio, in relazione ai noti illeciti del 2009 negli inceneritori di Colleferro, l’intero vertice di gestione dell’epoca: Paolo Meglia, Direttore Tecnico; Stefania Brida, Responsabile della Gestione dei Rifiuti; Franco Perasso, Rappresentante Legale; Marino Galuppo, Direttore Tecnico-Operativo della Divisione Ambiente del Consorzio Gaia Spa; Andrea Lolli, Commissario Straordinario del Consorzio Gaia; Daniele Adamo, Direttore del Personale del Consorzio Gaia. Da aggiungere numerosi altri responsabili e dirigenti di società operanti nel settore, tra cui AMA, sparsi tra Lazio, Puglia, Campania, Toscana.
Il processo si aprirà il 12 novembre prossimo e Retuvasa è stata ammessa come parte civile.
I capi di imputazione, già prima del rinvio a giudizio e con la presunzione di innocenza, sarebbero stati sufficienti, a nostro modesto avviso, per disporre la rimozione dei componenti del vertice di gestione da qualsiasi incarico, che invece ancor oggi ricoprono. Uno di essi è stato addirittura nominato responsabile per la certificazione EMAS, finalizzata al conseguimento dei certificati verdi in sostituzione dei CIP6 e al “miglioramento delle prestazioni ambientali” dell’azienda.
 
Non ci galvanizza neppure il passaggio di consegne alla Direzione Tecnica da Paolo Meaglia a Francesco Capriotti. Si apprende infatti che quest’ultimo il 22 febbraio scorso è stato rinviato a giudizio, insieme ad altri due dirigenti cui si contestano i reati di crollo colposo, aggravato dalla previsione dell’evento e deturpamento di bellezze naturali, in relazione al disastro ambientale del gennaio 2011 nel Golfo dell’Asinara (Sardegna): a causa della rottura di un oleodotto della centrale termoelettrica di Fiumesanto, si riversarono in mare 36.000 litri di olio combustibile.
In relazione a ciò sarebbe auspicabile che si spiegasse alla cittadinanza cosa è avvenuto negli inceneritori di Colleferro il 13 novembre 2012, quando si innalzò nell’atmosfera una densa nube, forse per la rottura di uno dei tubi di collegamento alla combustione, e quali sostanze siano state emesse in atmosfera senza filtrazione.
 
Potrebbe trattarsi, tra l'altro, di diossine e PCB (policlorurobifenili), consueti prodotti della combustione di rifiuti [nello scorso febbraio riclassificati da 26 esperti di 12 paesi riunitisi presso l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC): da probabili cancerogeni (Gruppo 2A) a cancerogeni (Gruppo 1).
 
A prescindere dalla nostra contrarietà ad un ciclo dei rifiuti incentrato sull’incenerimento, è più che legittimo nutrire dubbi e sospetti riguardo all’operato dei personaggi sopra citati, così come è sconfortante che i soggetti decisori non provvedano ad un’operazione di pulizia e trasparenza.
Ci auguriamo che il passaggio del Consorzio Gaia, e quindi anche della gestione degli inceneritori, alla regionale Lazio Ambiente SpA determini un cambio di rotta nell’attribuzione di incarichi di responsabilità con possibili implicazioni ambientali e sanitari, a favore di soggetti che non destino giustificate preoccupazioni.
 
Restiamo, con molta meno pazienza del passato, in attesa di adeguati provvedimenti e risposte esaustive.
 
Colleferro, 27 marzo 2013 
 

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