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DISCARICA COLLEFERRO

Sui rifiuti una strategia per rispondere a oltranza.


Comunicato Stampa Congiunto

Sui rifiuti una strategia per rispondere a oltranza
 

Venerdì 28 ottobre si è svolto un incontro partecipato tra comitati ed associazioni di Colleferro e della Valle del Sacco.

Alla luce dell’ultimo consiglio regionale straordinario sui rifiuti e del rinnovato clima di emergenza che, ancora una volta porta a scelte che penalizzano il nostro territorio - come la richiesta della Marangoni di Anagni di riattivare l’attività di incenerimento di pneumatici - ci si è confrontati sulla capacità delle amministrazioni locali di sviluppare un’ azione concreta e coordinata, una progettualità alternativa, a partire dalla costituzione di un ambito territoriale in cui strutturare il ciclo dei rifiuti dalla raccolta differenziata al riciclo-recupero attraverso una opportuna dotazione impiantistica. A comunicati e dichiarazioni non è corrisposta sino ad ora un’ azione concreta.

Ci si è confrontati su informazione, coinvolgimento e partecipazione attiva dei cittadini, laddove una politica calata dall’alto, un’ informazione sporadica e confusa portano come conseguenza rassegnazione, indifferenza e passività.

Da qui la necessità di giungere ad un confronto più serrato con le istituzioni e soprattutto la volontà di informare capillarmente i cittadini, di confrontarci sugli effetti concreti di inceneritori e discarica.

Prendiamo atto quindi della posizione assunta dai sindaci di Colleferro, Paliano e Valmontone nei confronti della regione Lazio, che rivendica l’avvio del percorso che porterà alla chiusura della discarica entro il 2019. Dobbiamo peraltro notare che questo incontro e dichiarazioni sono avvenute dopo l’allarme suscitato dalle notizie sulla sopraelevazione della discarica di Colle Fagiolara.

Ad oggi la concordia delle intenzioni, delle amministrazioni con quella regionale, ci  sembra più un obiettivo  auspicabile che conseguito. L’autorizzazione oggi negata a “Rida Ambiente” era stata in precedenza concessa ed allo scopo era stata autorizzata la sopraelevazione.
Altrettanto da verificare quanto le intenzioni delle tre amministrazioni concordino con tutte quelle delle amministrazioni che fanno parte del Coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco, soprattutto per quanto riguarda la volontà di gestire autonomamente il ciclo dei rifiuti in ambiti territoriali.

Sul destino degli inceneritori non intravediamo all’orizzonte novità diverse dal revamping.

Non ci sono alternative alla partecipazione ed alla mobilitazione dei cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco, la ribellione ad un destino segnato di discarica dei rifiuti metropolitani è la condizione necessaria affinché ci sia una svolta immediata nelle scelte a livello di città metropolitana e regione.

Occorre trovare una strategia e una programmazione tali da non dover far in modo che sia la provincia a soccombere delle mancanze romane.

 
I presenti erano:
Anagni Viva
Circolo Arci “Montefortino ‘93”
Coordinamento Comitati di Quartiere Colleferro
Comitato Residenti Colleferro
Laboratorio comune alta valle del Sacco
Legambiente Anagni
Legambiente Sgurgola
Retuvasa Colleferro-Anagni
UGI
 
 
Valle del Sacco, 3 novembre 2016
 

Lazio Ambiente SPA, società a perdere.

 

Comunicato Stampa Retuvasa
 
Lazio Ambiente SpA, società a perdere

 
La società regionale Lazio Ambiente SpA chiude il primo esercizio completo con un passivo di circa 3,5 mln di euro e, alla luce delle pubblicazioni stampa che intervengono su possibili acquisizioni, è necessario fornire elementi utili per cercare di comprendere quale ne sarà il futuro.

Prologo
 
La decisioni di costituire la società Lazio Ambiente S.p.A. avviene con delibera della regione Lazio n. 15 del 13 agosto 2011.
 
I punti salienti dell’atto di promozione sono:
 

  • Il capitale sociale iniziale è di € 120 mila con la possibilità di incrementarlo fino a 20 mln di euro;
  • la Regione Lazio deve possedere almeno il 51% del capitale sociale;
  • la possibilità di acquisire azioni, quote, obbligazioni anche convertibili in azioni o altri strumenti finanziari e titoli di debito del Consorzio Gaia  Gestione Associata Interventi Ambientali S.p.A., stante la natura di creditore privilegiato vantata dalla Regione nei confronti del Consorzio stesso, previa cessione del relativo credito da parte della Regione.

 
Lazio Ambiente SpA, dal primo agosto 2013, ha acquisito alcuni rami d’azienda dell’amministrazione straordinaria di GAIA S.p,A. In particolare, a fronte di un prezzo di  14,1 milioni di euro, prendeva in carico, tra l’altro:

  • il 100% della Mobilservice (gestore di una linea di incenerimento)
  • la gestione della discarica di Colle Fagiolara
  • Attrezzature, automezzi, alcuni immobili a Frascati e Segni.

Più in dettaglio, per l’inceneritore ex Mobilservice sono stati pagati 10,5 milioni di euro, 3,4 milioni per la gestione della discarica di Colle Fagiolara, e cifre meno significative per le società Gaiagest e Gaiser. L’acquirente si impegnava poi a rilevare il 60% di Ep Sistemi (gestore dell’altra linea di incenerimento) per 2,8 milioni di euro (la rimanente quota del 40% fa capo ad Ama) e a reintegrare tutti i dipendenti delle attività acquisite, mantenendo i livelli occupazionali per un biennio.
 
In relazione ai rilevanti impegni finanziari l’azionista unico Regione Lazio, per mezzo di una variazione di bilancio (Deliberazione di Giunta n. 442 del 30 settembre 2011) decideva di procedere all’aumento di capitale (fino a 20 mln), e di partecipare solo in minima parte con apporto di liquidità. Infatti, la Regione Lazio ha conferito propri crediti verso Agensel per € 15 mln circa (una delle società del gruppo Gaia S.p.A. in amministrazione straordinaria), di cui 3 in prededuzione: in sostanza crediti mai versati alla regione Lazio da parte delle società del gruppo Gaia.                         
A fine 2014 la Regione, per fornire le risorse necessarie all’acquisizione del 60% di EP Sistemi (€ 2,8 mln), ricorre ancora all’apporto di crediti privilegiati (ancora una volta nei confronti di Agensel) in conto capitale (€ 2,8 mln).
 
Questo è un punto fondamentale per capire la grave situazione finanziaria ed economica in cui versa oggi Lazio Ambiente S.p.A.. In sostanza, la dotazione patrimoniale è stata  costituita per la maggior parte attraverso la cessione di crediti di dubbia esigibilità che andavano ad appesantire la gestione finanziaria dell’azienda. Ben diverso sarebbe stato apportare capitale liquido.
 
Dunque si decideva di creare un veicolo societario dotato di scarse risorse liquide, elevate immobilizzazioni industriali e finanziarie, per rilevare le attività di smaltimento dei rifiuti in cui i principali debitori sarebbero stati i Comuni, la cui ritrosia a onorare i propri impegni é ben nota a chiunque abbia avuto la sventura di effettuare lavori a loro favore.
 
In definitiva si decideva di avviare una società nata già agonizzante. La struttura finanziaria dell’operazione lascia intuire che anche i benefici finanziari per l’amministrazione straordinaria di Gaia sono stati limitati. E’ probabile, infatti, che i crediti che questa vantava nei confronti di Lazio Ambiente quale contropartita della cessione degli asset (€ 14.1 mln più € 2,8 mln per la cessione della partecipazione in EpSistemi), siano stati compensati con i crediti verso Agensel ceduti dalla ragione a Lazio Ambiente (nel complesso €18 mln ca.). 
           
In conclusione
 
E’ opportuno domandarsi quali garanzie in termini di sicurezza può fornire una società che si trova in una situazione di carenza di liquidità e in strutturale squilibrio economico.
 
Il contesto societario è drammatico. La rottura dai primi giorni di agosto 2015 quasi in contemporanea delle due linee di incenerimento, oltre a portare sicuramente benessere ambientale, rende ancora più chiara la situazione. I fornitori non vogliono offrire i loro servizi per la riparazione delle linee di Lazio Ambiente SpA per la difficoltà a riscuotere i crediti finora maturati: il riavvio della linea di proprietà, nella migliore delle ipotesi potrebbe avvenire alla fine del mese di ottobre, mentre per quella in comproprietà con AMA si sta procedendo per una sistemazione parziale e provvisoria, un rattoppo per dirla in breve, che potrebbe portare ad un riavvio per fine settembre.
 
Nel frattempo gli animi regionali si agitano e iniziano a trapelare ipotesi di acquisizione da parte di soggetti terzi, in un rimpallo di fughe di notizie e relative smentite.
Le ipotesi di acquisizione da parte di altre società ventilate dalla stampa ripropongono il rilancio degli impianti di incenerimento in piena continuità con la politica inceneritorista governativa dello Sblocca Italia.
 
Nel “PIANO OPERATIVO DI RAZIONALIZZAZIONE DELLE PARTECIPAZIONI SOCIETARIE”  della Regione Lazio, erano già prefigurati l’aggregazione di Lazio Ambiente con un operatore del settore, eventualmente anche con la cessione del ramo di azienda relativo alle due linee di incenerimento, e il possibile coinvolgimento dei comuni.
 
La creazione dell’ATO unico nazionale per l’incenerimento, rilanciando un ciclo dei rifiuti basato sugli inceneritori, trasforma gli inceneritori di Colleferro da fattore di crisi ad occasione di profitto, contro ogni ipotesi di gestione del ciclo dei rifiuti basato su riduzione, riciclo e riuso.
 
Dopo l’operazione ‘Lazio Ambiente’ cosa intende fare la Regione? Quale sarà la sua strategia sui rifiuti? Quale l’effettivo piano dei rifiuti regionale?
Emerge senza alternative lo schema che prevede inceneritori, TMB e mega impianti di compostaggio. Ancora una volta si prospettano scelte che non prendono in considerazione i bisogni, la volontà della popolazione residente e la consapevolezza maturata in questi anni dei danni che gli inceneritori portano alla nostra salute ed all’ambiente.
I cittadini non resteranno passivi ed indifferenti, non solo di Colleferro, questa volta assieme alle amministrazioni locali.
Come associazione lavoriamo con chiunque sia disponibile ad un progetto alternativo articolato secondo le esigenze di ogni territorio.
 
 
Colleferro, 19.09.2015
 
 
 
In allegato la nostra analisi dei bilanci per gli anni 2013 e 2014 che riflettono la difficile situazione finanziaria in cui versa Lazio Ambiente Spa.
  
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Allegato. Analisi dei bilanci di Lazio Ambiente per gli anni 2013 e 2014.
 
I risultati dei due bilanci (2013 e 2014) successivi alla chiusura della citata acquisizione, confermano quanto era lecito sospettare all’epoca. Soprattutto l’ultimo, quello del 2014, evidenzia in maniera plateale lo stato di grave difficoltà in cui versa l’azienda. Affrontiamo in dettaglio i temi più difficili e per farlo lasciamoci guidare dalle stesse considerazioni formalizzate dall’Amministratore Unico e dai Sindaci nelle relazioni di loro pertinenza redatte in occasione dell’approvazione dell’ultimo bilancio.
 
 
Bilancio 2013
 
Il bilancio 2013, chiuso con un limitato utile, non è particolarmente significativo perché consegue a soli 5 mesi di attività successiva all’acquisizione dei citati rami di azienda. Emergono comunque alcuni dati interessanti:
 
a)      Il significativo ammontare dei crediti verso clienti (€ 16,1 mln per la quasi totalità con scadenza entro i dodici mesi. L’importo coincide quasi con quello relativo al fatturato (19 mln), vale a dire che sostanzialmente la società non ha percepito pagamenti dai clienti (per lo più i comuni) per gran parte dei servizi effettuati.
 
b)     L’assenza di indicazioni circa il valore di presumibile realizzo (quanto riuscirò ad incassare) dei crediti apportati dalla Regione in conto aumento di capitale. Non è dato sapere quindi se tali crediti siano stati apportati al valore nominale ovvero a quello di probabile recupero. Il codice civile, al riguardo, prescrive che l’apporto di crediti in conto aumento di capitale avvenga al valore di presunto realizzo certificato da perizia di un esperto indipendente; questo al fine di tutelare azionisti di minoranza (questo però non è il caso di Lazio Ambiente in cui è presente un solo azionista) ma anche altri soggetti terzi che a qualunque titolo intrattengono rapporti con la società.
 
c)      Con riferimento in generale alle esposizioni creditizie, la società si limita ad effettuare accantonamenti al fondo svalutazione crediti nella modesta misura di € 80 mila. Da ciò si deduce che la società, ha reputato che tutti i crediti iscritti in bilancio sono integralmente recuperabili. La storia e il fallimento del gruppo Gaia ci hanno insegnato che non è così. 
 
 
Bilancio 2014
 
Gestione reddituale
 
Il Bilancio 2014 è il primo che riflette un intero esercizio di attività, quindi assai significativo per testare la solidità di Lazio Ambiente SPA. Il risultato è assai preoccupante. L’esercizio si chiude con una perdita di € 3,5 mln. Il totale dei ricavi (€ 44,7 mln) non riesce a coprire i costi (€ 48,6 mln), dunque la società è in grave squilibrio economico. Il Collegio Sindacale nella sua relazione allegata al bilancio, si esprime in maniera assai netta mettendo in dubbio la continuità operativa della società. E' una affermazione davvero eclatante.
 
Nella relazione sulla gestione dell’Amministratore Unico, sempre allegata al bilancio, si dice chiaramente che gli obiettivi in termini di ricavi sono stati pienamente conseguiti, quindi qualcosa non ha funzionato nella gestione dei costi operativi, che per Lazio Ambiente sono costituiti in massima parte da:
 
a)      Spese per il personale, € 20 mln ca.
b)     Costi per servizi, € 14 mln ca.
c)      Altre voci importanti sono quelle relativi ad accantonamenti per rischi futuri pari 2,8 mln.
 
Di seguito alcune indicazioni di maggiore dettaglio.
 
La spesa per il personale è stata per Lazio Ambiente una variabile indipendente, almeno fino ad agosto 2015. La società si era impegnata infatti a mantenere inalterati i livelli occupazionali per i due anni successivi all’acquisizione dei rami di azienda. Di rilievo i compensi riconosciuti alle 6 figure dirigenziali in organigramma (€ 796 mila ca) con una nota curiosa: alcune di esse percepiscono un compenso superiore a quello dell’Amministratore Unico pur essendogli subordinate nell’organigramma aziendale.
 
Sul fronte dei costi, nella relazione sulla gestione si evidenzia che le novità normative intervenute di recente hanno condotto ad una lievitazione degli stessi. In particolare la necessità di trattare i rifiuti presso un impianto di TMB ha allungato il processo di trattamento dei rifiuti e ha reso necessario rivolgersi a soggetti esterni, elevando così il costo di trattamento. Vengono poi citati diversi fattori “interni” all’azienda che hanno indotto una lievitazione eccessiva dei costi:
 
a) frequenti interruzioni di lavorazione negli impianti di incenerimento hanno impattato negativamente sia sul fronte dei costi sia su quello dei ricavi (l’impatto complessivo è quantificato in € 1 mln);
 
b) criticità relative all’efficienza gli asset acquisiti (le già ricordate ricorrenti fermate per manutenzione straordinaria degli inceneritori, vetustà del parco mezzi, eccesso di produzione del percolato in discarica per mancanza di capping provvisorio, ecc.).
 
Le argomentazioni riportate appaiono alquanto sorprendenti soprattutto con riferimento ai fattori interni. Le condizioni dei beni acquisiti avrebbero dovuto essere oggetto di valutazione al momento dell’acquisizione e ovviamente considerati nel prezzo di cessione.
 
A questo punto è lecito chiedersi se le criticità siano state correttamente evidenziate dalla società incaricata della valutazione degli asset acquisiti (Ernst & Young Financial Business Advisors S.p.A. che continua a ricevere incarichi consulenziali) e sottovalutate dal management di Lazio Ambiente, ovvero se non siano stata accertate dal consulente o magari non rappresentate puntualmente dal cedente. In questi ultimi due casi Lazio Ambiente dovrebbe procedere quantomeno in sede civile per tutelare i propri interessi.
 
Con riferimento agli accantonamenti è doveroso segnalare che la società, ottemperando alla vigente normativa, provvede ad effettuare gli accantonamenti a fronte delle future spese connesse alla gestione del post mortem e del capping ad avvenuta chiusura della discarica. Nel complesso gli accantonamenti relativi all’esercizio chiuso ammontano a € 1,7 mln ca. Con specifico riferimento al post mortem, la società dichiara di accantonare in un conto dedicato € 13,95 per tonnellata conferita in discarica. A fine 2014 tale conto presenta un saldo di € 798 mila, con una variazione nell’esercizio di € 770 mila. Rileva ricordare che nella relazione sulla gestione viene ribadito con forza la necessità di trovare soluzioni finanziarie con riferimento ai mancati accantonamenti effettuati dal precedente gestore (gruppo Gaia).
 
In questo contesto, l’unica prospettiva di sviluppo è individuata dal management attraverso un ampliamento dei ricavi che dovrà passare attraverso la costruzione dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico e la rimozione del traliccio TERNA che impedisce di sfruttare appieno le potenzialità di ricezione della discarica di colle Fagiolara fino al suo naturale esaurimento, previsto per il 2023. A tal ultimo riguardo è stata presentata una diffida per la rimozione alla società che gestisce la rete elettrica nazionale e al comune di Colleferro.
 
Gestione finanziaria
 
L’esercizio 2014 ha fatto emergere forti problemi di liquidità legati ancora alle difficoltà di incasso delle fatture emesse: sostanzialmente il problema è quello di clienti (i Comuni) che non pagano ovvero pagano in ritardo a fronte del servizio ricevuto.
E’ una storia che conosciamo bene e che, unitamente ad una criminosa gestione, ha contribuito al dissesto del gruppo Gaia.
 
In bilancio vengono esposti crediti commerciali per € 30,5 mln (svalutati solo per € 439 mila ca), una enormità per una società che fattura, come detto € 44,7 mln. Le tensioni finanziarie, ovviamente si ripercuotono sulla situazione dell’indebitamento bancario (5 mln) e, soprattutto, commerciale, quest’ultimo ha infatti raggiunto la ragguardevole cifra di € 17,3 mln.
 
Ciò significa che Lazio Ambiente, non riuscendo ad incassare non sta pagando i fornitori. Fino a quando questa situazione sarà sostenibile? Come si pensa di risolverla?
 
 
Colleferro, 19.09.2015
 

Colleferro, la Regione Lazio copre un buco di Bilancio


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Comitato Residenti Colleferro

La Regione Lazio copre il buco di 1,5 mln di € del Bilancio del Comune di Colleferro
 

 
Associazioni ambientaliste, comitati e cittadini denunciano la decisione della Triplice intesa - Comune di Colleferro, Lazio Ambiente SpA e Regione Lazio - che consente a quest’ultima di “elargire” 1 milione e 500 mila euro all’Amministrazione colleferrina per coprire il corrispondente “buco” di Bilancio (Deliberazione 17 giugno 2014, n. 360). 
L’accordo della Triplice intesa “maschera” i veri intenti della Deliberazione dietro il titolo di: “Contributo straordinario a favore del Comune di Colleferro (RM), per porre in essere azioni tendenti ad evitare che la discarica sita nella località di Colle Fagiolara possa recare nocumento alle popolazioni residenti e per il sostegno all'avvio della raccolta differenziata col metodo del porta a porta.”

Non si tratta affatto di risorse aggiuntive per il c.d. porta a porta e per salvaguardare i residenti, ma di una ciambella di salvataggio lanciata in extremis dalla Regione Lazio all’Amministrazione comunale, che ha uno scoperto di Bilancio di 1 milione e 500 mila euro, importo pari alla diminuzione del ristoro ambientale percepito dal Comune di Colleferro nel 2013 rispetto al 2012.
Associazioni ambientaliste, comitati e cittadini denunciano la grave inefficienza e carenza di gestione finanziaria dell’Amministrazione comunale di Colleferro, che doveva prevede la minore entrata derivante dal conferimento di rifiuti già nel Bilancio di previsione del 2013, effettuando un riscontro sul presumibile risultato economico. Invece si è limitata a certificare lo stesso introito annuale di 4,7 milioni del 2012, nonostante il conferimento fosse sceso da circa 160.000 tonnellate nel 2012 a circa 100.000 tonnellate nel 2013 (a ulteriore dimostrazione e conferma che la raccolta differenziata diminuisce il rifiuto da trattare in discarica, nel nostro caso di circa il 30%).
Un quadro contabile solo un po’ più realistico, semplicemente confrontandolo con le stime di Lazio Ambiente SpA, gestore della discarica di Colle Fagiolara, non avrebbe esposto il Comune di Colleferro ad una tale situazione deficitaria, che graverà e pagherà la collettività.
 
Il Sindaco del Comune di Colleferro, Mario Cacciotti, allarmato dallo squilibrio di bilancio, che si sarebbe riversato sui suoi concittadini, è corso senza indugio dagli “amici” assessori regionali Civita e Sartore per chiedere un contributo -  una tantum – con cui perseguire gli equilibri finanziari per il 2014, salvare la sua città e il suo vacillante “prestigio” personale dall’accusa di essere l’unico responsabile della cattiva gestione e del disavanzo.
Rincuorato dalla generosità degli amici in Regione ha chiesto presumibilmente di aumentare la quota relativa al ristoro ambientale, da 30 a 45 euro a tonnellata, ma la Regione ha preferito “elargire” il contributo straordinario sia per impedire richieste analoghe da parte di quei Comuni che ospitano discariche, sia per scongiurare un aumento delle uscite di bilancio per le altre Amministrazioni comunali che conferiscono rifiuti presso il sito di Colleferro.  
L’Amministrazione colleferrina incassa e scongiura il deficit di Bilancio, ma la Regione Lazio dove reperisce queste risorse?
Le preleva dai “fondi di riserva”, qualificandole come spese impreviste,  ma l’allegato 1 bis della legge regionale n. 14 del 30 dicembre 2013 non prevederebbe che vi si possa fare ricorso per sanare queste situazioni.
 
Associazioni ambientaliste, comitati e cittadini considerano gravissima la Deliberazione della Regione Lazio, vergognose le motivazioni, false le finalità a favore dei residenti, virtuale il contributo straordinario, strumentalmente oggetto della Deliberazione, e di cui ai cittadini non arriverà un solo euro.
La previsione peraltro di subordinare il contributo ad un’idonea rendicontazione da parte del Comune di Colleferro è il timore che possano ripetersi fatti come quelli accaduti nel 2005, quando venne finanziata la costruzione, mai realizzata, di una seconda discarica a Colleferro, costata oltre “oltre 30 milioni di euro, concessi dalla Cassa depositi e prestiti, senza sincerarsi dell’esistenza di garanzie», che portò ad una indagine per bancarotta fraudolenta il responsabile dell’ex Consorzio Gaia di Colleferro.

Per semplificare, l’incremento della Raccolta Differenziata – c.d. porta a porta – da parte dei 29 Comuni conferitori a Colle Fagiolara (escluso il Comune di Colleferro, proprietario del sito, “stabile” al 16,5%) ha prodotto il “prevedibile” buco di Bilancio, prontamente ripianato dalla Regione Lazio con utilizzo di risorse destinate ad altre tipologie di spesa. Praticamente le nostre Istituzioni locali ed i nostri Rappresentanti ci attribuiscono un premio straordinario per continuare a fare della città di Colleferro, in trasversale simbiosi politica, un aureo immondezzaio.

Il Sindaco di Colleferro, unico vero responsabile del Bilancio comunale, impreparato alla situazione ma tempestivo nell’azione si reca in Regione per chiedere un intervento finanziario straordinario per l’assestamento del Bilancio. La Regione “accoglie” la richiesta, ma vincola il finanziamento all’"obbligo" di avviare la raccolta porta a porta, che ovviamente non è oggetto della richiesta del Sindaco (che invece vede drasticamente ridursi le entrate del ristoro ambientale), né tale finanziamento è destinato alla messa in sicurezza della discarica, trattandosi al contrario di un ulteriore incentivo verso l'ente locale a mantenere la presenza della discarica sul territorio.

La prima questione che porteremo al Tavolo di Coordinamento dei Sindaci della Valle del Sacco, convocato per il 16 luglio è l’interpretazione autentica del testo della Determinazione in oggetto e la ferma volontà della società civile di dialogare ma al contempo di difendere i propri diritti soggettivi ed interessi legittimi in tutte le sedi e di continuare a percorrere tutte le strade, dal Tribunale di Velletri per la salvaguardia della propria salute, all’ARPA Lazio, alla ASL ed al NOE contro un sistema illegale di gestione dei rifiuti, alla Corte dei Conti per danno erariale, all’impugnazione del ristoro ambientale ed al TAR del Lazio contro la tritovagliatura dei rifiuti.

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco e il Comitato Residenti Colleferro hanno impugnato il 9 maggio 2014 l’ordinanza regionale del Presidente Zingaretti sul prosieguo del conferimento di rifiuti indifferenziati presso la discarica di Colle Fagiolara. Prima vera ammissione della legittimità della nostra azione l’ordinanza interlocutoria del TAR del Lazio del 26 giugno 2014, che impone, entro 30 giorni, alla Regione di presentare integrazioni documentali.


Colleferro, 2 luglio 2014  
 

COLLEFERRO, LA DISCARICA DI "TAL QUALE" DI COLLE FAGIOLARA E' ILLEGALE

 
COMUNICATO STAMPA RETUVASA E CRC
 
 
Il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, con Circolare del 6.8.2013, indirizzata a tutte le Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano (Termine di efficacia della circolare del Ministro dell’Ambiente, U.prot.GAB-2009-0014963 del 30/06/2009), invita gli enti locali ad osservare con urgenza le nuove disposizioni e ad adottare ogni iniziativa in materia di gestione dei rifiuti urbani, al fine di rispettare gli obiettivi stabiliti dalle norme comunitarie.
Il Ministro, in attuazione delle indicazioni della Commissione europea, ha dichiarato scaduto il termine di efficacia della precedente circolare, emanata “pro tempore” dal Ministero dell’Ambiente il 30 giugno 2009, ed ha chiarito quali sono le attività di trattamento alle quali devono essere sottoposti i rifiuti urbani per poter essere ammessi e smaltiti in discarica.
La circolare del 2009 definiva “trattamento” ai fini dello smaltimento dei rifiuti in discarica anche la tritovagliatura e stabiliva che a predeterminate condizioni la “raccolta differenziata spinta” poteva far venir meno l’obbligo di tale trattamento, precisando come queste indicazioni avrebbero avuto natura “transitoria”, senza stabilire però in modo espresso un chiaro termine finale.
Lo scorso 13 giugno la Commissione europea ha rilevato la necessità di un trattamento adeguato anche sui rifiuti residuali provenienti dalla raccolta differenziata, stabilendo come la tritovagliatura non soddisfi di per sé l’obbligo di trattamento dei rifiuti previsto dalle normative europee.
La Commissione europea ha inoltre evidenziato che, oltre alla prova di aver conseguito gli obiettivi progressivi di riduzione dei rifiuti urbani biodegradabili da collocare in discarica, deve essere data dimostrazione che il trattamento non contribuisce a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente e i rischi per la salute.
Per evitare di esporre l’Italia a nuove procedure europee di infrazione il Ministro Orlando ha quindi chiarito <<Mai più il "tal quale" in discarica>>, per quanto triturato o tritovagliato.
«Un trattamento che consista nella mera compressione e/o triturazione di rifiuti indifferenziati da destinare a discarica, e che non includa un’adeguata selezione delle diverse frazioni dei rifiuti e una qualche forma di stabilizzazione della frazione organica dei rifiuti stessi - si legge nella Circolare - non è tale da evitare o ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente e i rischi sulla salute umana».
Entro il 2015 - si legge ancora nella Circolare del Ministro - deve essere inoltre garantita almeno la raccolta differenziata per la carta, metalli, plastica e vetro e, ove possibile, per il legno, al fine di conseguire gli obiettivi comunitari entro il 2020.

Come dimostra la Circolare ministeriale la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro è da ritenersi illegale, come peraltro hanno sempre sostenuto le associazioni, ma di questo se ne occuperà la Magistratura.
In diverse occasioni, abbiamo segnalato agli organi preposti al controllo della salute e dell’ambiente la propagazione di odori nauseabondi provenienti dal sito di sversamento e fatto intervenire la Pubblica Sicurezza, la Polizia Municipale, la USL Igiene Pubblica. I cattivi odori, come è noto, sono il risultato della fermentazione di materiale organico proveniente dal conferimento di tal quale, quando l’umido non viene separato dal rifiuto attraverso la raccolta differenziata. E’ altresì noto - e allo stesso tempo inspiegabile - come il Comune di Colleferro sia ancora ai primordi nell’attivazione di un ciclo virtuoso dei rifiuti; é oltremodo necessaria la verifica comportamentale degli altri Comuni che conferiscono a Colle Fagiolara.
Lazio Ambiente SpA, la società regionale subentrata al fallimentare Consorzio Gaia SpA nella gestione degli impianti di incenerimento e della discarica, dovrà assolutamente occuparsi nell’immediato di questa nuova situazione di illegalità determinata dalla Circolare ministeriale, posto che se la chiusura di Malagrotta è dovuta a ragioni di illegittimità, non si comprende il motivo per cui non debba chiudere anche la discarica di Colleferro.
Inoltre, se la Regione Lazio pensasse improvvisamente di autorizzare l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), in iter dal 20 agosto 2010, ricordiamo che il progetto depositato tre anni fa ha una impostazione ormai superata e non rispondente minimamente alla visione della gerarchia dei rifiuti contemplata dalle Direttive Europee. Risulterebbe, inoltre, alquanto strano che la Regione decida ora di sbloccare quel progetto, cioè immediatamente dopo l’acquisizione dell’ex Consorzio Gaia SpA da parte di Lazio Ambiente SpA, il che potrebbe far pensare ad un conflitto di interessi.
Le nostre posizioni si concentrano sulla chiusura definitiva degli impianti fuorilegge come quello di Colle Fagiolara, che, in caso contrario, esporrebbe il nostro Paese a pesanti sanzioni economiche e giudiziarie; sul riconoscimento dello stato di illegalità del sito, ai sensi della suddetta Circolare; sulla bocciatura dell’attuale progetto per l’impianto di TMB da parte della Regione Lazio; sulla praticabilità di una soluzione alternativa al conferimento, che punti sull’attivazione immediata di un sistema di raccolta differenziata “porta a porta spinta”; sulla previsione di un Piano di educazione ambientale uniforme per tutti i Comuni conferitori, al fine di ottimizzare i risultati della raccolta differenziata e una riduzione a monte della produzione di rifiuti.
Siamo giunti a questo punto nei territori ed in sede europea, come era prevedibile, perché la politica è stata sorda e non ha voluto minimamente ascoltare la voce della società civile, che ha sempre reclamato la necessità di soluzioni che permettessero di percorrere strade diverse e virtuose, rispettose della salute e dell’ambiente.
Nel ribadire le nostre finora inascoltate richieste, riteniamo che la Circolare ministeriale rappresenti un punto di passaggio qualificante in materia di discariche illegali e, anche se tardivo, sia un’opportunità da non perdere per un’inversione di rotta.
In caso contrario proseguiremo nella nostra lotta.
 
 
Colleferro, 14 agosto 2013

CLICCA QUI per scaricare la circolare del Ministero dell'Ambiente
 

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