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CONSIGLIO DI STATO

SIN Valle del Sacco, errori sulla perimetrazione.


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
SIN Valle del Sacco: mentre il ministero ricorre al consiglio di Stato, si perpetua la confusione sulla perimetrazione e sul numero stesso dei SIN.

 
Torniamo sulla Conferenza di Servizi per il SIN “Bacino del fiume Sacco” del 19 gennaio 2015 in quanto, non riportato sul verbale, si è avuta la percezione che sia al Ministero dell’Ambiente che alla Regione Lazio non si abbia la certezza di quanti SIN insistono sul nostro territorio (incredibile, ma vero!!). Ripercorriamo quindi l’iter amministrativo per chiarire questo punto.

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 19 maggio 2005.
E’ stato dichiarato lo stato di emergenza socio-economico-ambientale nel territorio dei comuni di Colleferro, Segni e Gavignano in provincia di Roma, e dei comuni di Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo e Supino, in provincia di Frosinone;

Ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 giugno 2005, n. 3441 e 14 luglio 2005, n. 3447.
E’ stato nominato Commissario delegato per l’emergenza il Presidente della Regione Lazio che si può avvalere di un Soggetto attuatore per porre in essere tutte le attività volte al superamento dell’emergenza. Le stesse Ordinanze hanno definito i compiti e l’organizzazione dell’Ufficio commissariale, individuando le risorse economiche utili per i primi interventi. L’ufficio è competente per l’area industriale di Colleferro e le fasce ripariali del fiume Sacco. 
 
Legge 2 dicembre 2005, n. 248, art. 11-quaterdecies, comma 15.
L’area dei nove comuni è stata inserita nella lista dei siti di interesse nazionale da bonificare.
Essa dispone: «Al comma 4 dell'art. 1 della legge 9 dicembre 1998, n. 426, dopo la lettera p-terdecies), e' aggiunta la seguente: «p-quaterdecies) area del territorio di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 maggio 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 122 del 27 maggio 2005.

Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3552 del 17 novembre 2006 - art. 16.
Ha integrato la precedente ordinanza n. 3441 del 10 giugno 2005. Essa attribuisce, tra l'altro, al commissario delegato l'esclusiva competenza per il superamento dell'emergenza nel territorio dei comuni di Colleferro, Segni e Gavignano in provincia di Roma, e dei comuni di Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo e Supino, in provincia di Frosinone;

Decreto Ministeriale 31 gennaio 2008.
Definisce una nuova perimetrazione del sito di interesse nazionale del bacino del fiume Sacco, comprendente tutti i comuni del bacino idrografico, ad eccezione dei territori dei nove comuni di esclusiva competenza commissariale, nonché di alcune aree di discarica già perimetrate nell'ambito del sito di bonifica di interesse nazionale di «Frosinone». Il sito di interesse nazionale di Frosinone è stato individuato dal D.M. n. 468/01 e perimetrato con successivi D.M. 2 dicembre 2002 e D.M. 23 ottobre 2003.
Il criterio adottato è relativo all'inquinamento comportante potenziali conseguenze ambientali per le quali e' oltremodourgente e indifferibile procedere ai necessari accertamenti al fine di porre in essere adeguati interventi di messa in sicurezza d'emergenza, caratterizzazione e bonifica delle aree inquinate interessate.

DPCM del 29 ottobre 2010 pubblicato in GU n. 270 del 18 novembre 2010.
Viene prorogato ulteriormente lo stato di emergenza fino al 31 ottobre 2011 e contemporaneamente viene esteso anche ai comuni di Frosinone, Patrica, Ceccano, Castro dei Volsci, Pofi, Ceprano e Falvaterra, limitatamente alle fasce ripariali.

Il punto critico a partire dal quale si ingenera una tragica confusione è il Decreto Ministeriale 31 gennaio 2008,dalla cui interpretazione si è ricavata una perimetrazione del SIN che esclude i nove comuni sul cui territorio insistono le cause e gli effetti più gravi dell’inquinamento del fiume Sacco. Ad una lettura più attenta del dispositivo si potrebbe interpretare come una aggiunta -della nuova area perimetrata- al territorio dei nove comuni, ma il testo è talmente mal scritto che così non è stato. Il vizio originale si ritrova in una frettolosa operazione mirante ad allargare al massimo l’area di intervento, senza il fondamento di una analisi rigorosa dei processi di inquinamento.

Pertanto, il SIN è unico ma il Ministero perpetua l’errore di non considerarlo tale, tant’è che nella legge di declassamento non si tiene conto delle aree dei nove comuni che, sebbene gestite a titolo esclusivo da un commissario, fanno sempre parte dello stesso SIN.

Detta confusione emerge anche dal verbale della riunione tecnica convocata dal MINAMB in data 8 settembre 2014, dal cui verbale si legge che “il perimetro provvisorio del SIN, successivamente declassato a SIR, oggetto del ricorso e della relativa sentenza del TAR che riassegna la titolarità del procedimento al MATTM, non comprende le porzioni del territorio assegnate alla responsabilità e competenza esclusiva del Commissario delegato ex OPCM 3552 del 2006. Pertanto si evidenzia una incongruenza tra il perimetro di cui al DM 4352 del 31 gennaio 2008 e il perimetro indicato dalla Legge istitutiva del SIN (Legge 2 dicembre 2005, n. 248)”.

ARPA Lazio, che ha ricevuto dalla Regione Lazio il compito di ridefinire la perimetrazione del SIN, ha proseguito nell’errore, tant’è vero che i 9 comuni non sono stati neppure invitati alla conferenza dei servizi del 19 gennaio2015. Inoltre vi sono aree ad esempio l’ex area industriale di Castellaccio a Paliano, la Ex Cemamit a Ferentino, che sono state escluse perché ricadenti nella prima definizione di SIN, ma in area esterna alle competenze sia dell’Ufficio Commissariale che del Ministero, in una sorta di limbo amministrativo.

Viste le contraddizioni e le mancanze riscontrabili nella successione di interventi amministrativi e legislativi, il ricorso al Consiglio di Stato avverso la sentenza del TAR Lazio sede di Roma, che ha riportato la titolarità del SIN al Ministero dell’Ambiente, è ancora più sconcertante. Il Ministero è venuto meno alla sua funzione di coordinamento strategico degli interventi.

Questa catena di eventi dimostra ancora una volta la necessità di una nuova legge che stabilisca modalità, competenze e risorse per l’individuazione dei territori, per la progettazione e la realizzazione dell’azione di bonifica dei Siti di Interesse Nazionale. E’ condizione necessaria riorganizzare e coordinare in modo efficace tutti gli enti e le istituzioni, con compiti di controllo sullo stato di salute delle popolazioni e dell’ambiente. Ciò sarà possibile solo ricostruendo il ruolo e le funzioni di una agenzia nazionale per l’ambiente, contro l’inquinamento.

Riteniamo che questa situazione vada stigmatizzata in tutte le sedi istituzionali, che le rappresentanze politiche locali a tutti i livelli se ne facciano carico, in modo coordinato tra loro e con associazioni e comitati che in questi anni hanno garantito la circolazione delle informazioni, la vigilanza costante su interventi e provvedimenti, sino al punto di sollecitare l’intervento dell’autorità giudiziaria.

E’ necessario ribadire al Ministro Galletti la contrarietà ed il disappunto del Territorio della Valle del Sacco per la contraddittorietà e l’inefficacia degli interventi del Ministero, chiedendo con fermezza che sia ritirato il ricorso al Consiglio di Stato. 
 
 
Valle del Sacco, 11 febbraio 2015
 
 
CLICCA QUI per scaricare la pianta della perimetrazione del SIN da noi elaborata.
 

SIN Valle del Sacco, il Ministero dell'Ambiente ricorre al Consiglio di Stato


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

SIN Valle del Sacco, il Ministero dell’Ambiente ricorre al Consiglio di Stato.
Nel frattempo trionfano l’incompetenza e l’inerzia amministrativa.
 
 
Nonostante il nostro prudente scetticismo, le tenui speranze e tutte le dolorose esperienze pregresse, non avremmo mai concepito, a cinque mesi dalla riclassificazione del Sito di Bonifica di Interesse Nazionale (SIN), risultati peggiori di quelli finora conseguiti.
Nella Conferenza dei Servizi di lunedì scorso, 19 gennaio, in cui eravamo presenti come uditori, ARPA Lazio, per conto della Regione Lazio, ha presentato una proposta di perimetrazione preliminare del SIN palesemente incoerente con i criteri previsti dalla normativa.
E non è la prima volta.
Stesso ente e stessa dirigenza tecnica furono responsabili della sub-perimetrazione del SIN precedente, altrettanto incoerente.
Sulla Conferenza di Servizi torneremo nei prossimi giorni fornendo ulteriori elementi di dissenso sull’operato della macchina amministrativa.
 
Da parte sua, il Ministero dell’Ambiente, il 16 gennaio, tre giorni prima della Conferenza di Servizi e in extremis sui tempi tecnico-giuridici, ricorre in appello al Consiglio di Stato, a nostro avviso senza alcun fondamento, contro la sentenza del TAR Lazio sede di Roma n. 7586/2014 che ha annullato il declassamento del SIN operato dallo stesso Ministero, il quale rimane nel frattempo, a pieno titolo, autorità titolare nella gestione del SIN.
 
Tutto ciò - a dispetto, non va dimenticato, della serietà di pochissimi tecnici, isolati e in enorme difficoltà nell’incidere positivamente in un contesto desolante - è il risultato di una sconcertante inefficienza, incompetenza e inerzia amministrativa.
 
La conferenza di servizi ha evidenziato come sia essenziale il ruolo dell’istituzione regionale e degli enti di controllo, nonostante titolare fosse il ministero. Di fronte all’emergenza ambientale della Valle del Sacco - in più con il passaggio da una gestione straordinaria ad una ordinaria - è necessario uno sforzo ulteriore di coordinamento e trasparenza dell’azione di caratterizzazione e bonifica, al contrario di ciò che si è manifestato nella riunione.
Altrettanto necessario è il confronto con normative nazionali che non facilitano certo le azioni di intervento. Per questo è fondamentale l’azione coordinata già svolta dalle associazioni territoriali nei confronti della legge ‘Sblocca Italia’.
 
Le rappresentanze politiche ai vari livelli potrebbero giocare un ruolo fondamentale, mentre agendo senza una strategia ed un progetto, non svolgono una funzione efficace quando non ricadono nella vecchia  logica di tipo clientelare.
 
La perimetrazione del SIN e la definizione dei ruoli che competono alle diverse istituzioni sono due passaggi necessari per far ripartire l’azione di bonifica, anzi delle bonifiche che si affrontano primariamente con la normativa vigente, integrata dai diversi strumenti che la legge offre per risanare i territori.
 
Ci auguriamo nella prossima Conferenza di Servizi del prossimo 12 febbraio di non trovarci nuovamente a dover assistere a una situazione kafkiana come quella da noi appena vissuta. E’ necessario fare sostanziali passi avanti nei lavori di perimetrazione.
 
D’altro canto se il Consiglio di Stato, nei mesi a seguire, dovesse ribaltare la decisione del Tar Lazio, il SIN tornerebbe a competenza regionale e in quel caso ci troveremmo nuovamente nel limbo.
Per questo motivo chiediamo agli enti locali locali di dare un segnale di presenza, partecipando al giudizio in appello, opponendosi al ricorso del Ministero e sostenendo l’assunzione di responsabilità diretta dello Stato nella gestione della bonifica della Valle del Sacco.
 
Per info sul procedimento in appello al Consiglio di Stato contattare:
l’Avv. Vittorina Teofilatto - 3389213916
 
 
Valle del Sacco, 21.01.15
 

RIFIUTI DI ROMA NELLE PROVINCE DEL LAZIO, SUL RICORSO CLINI AL CONSIGLIO DI STATO


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco - Raggio Verde
 
  
In data 22 febbraio 2013 il Ministero dell’Ambiente ha presentato al Consiglio di Stato (CdS) tre ricorsi (nn. 1316, 1318, 1319), impugnando le ordinanze di sospensiva del TAR Lazio in merito al trasferimento dei rifiuti di Roma nelle Province.Con decreto monocratico, il CdS ha provvisoriamente sospeso i provvedimenti emessi dal TAR, fissando l’udienza per la discussione della sospensiva, in composizione collegiale, al giorno 8 marzo 2013. Sembra quindi che il CdS, ad un primo sommario esame, abbia ritenuto che i provvedimenti emessi dal TAR avrebbero potuto determinare il mancato trattamento dei rifiuti provenienti dai Comuni colpiti dall’emergenza (in primis il Comune di Roma) e il consequenziale conferimento di rifiuti non trattati in discarica, con possibili conseguenze anche sotto il profilo di eventuali sanzioni da parte dell’Unione Europea (essendo, proprio su questo punto, aperto un procedimento di infrazione). Pertanto, dal 22 febbraio fino all’8 Marzo, i rifiuti dei Comuni interessati dall’emergenza potranno nuovamente essere trasferiti agli impianti situati nelle Province. Ovviamente, nell’udienza dell’8 marzo lo stesso CdS, a seguito di una disamina più approfondita, potrebbe pervenire a conclusioni differenti e revocare il decreto monocratico.
 
Le associazioni Retuvasa e Raggio Verde rilevano che a tutt’oggi non vi è chiarezza, come rilevato dalla stessa ordinanza di sospensiva del TAR, in ordine alle reali capacità di trattamento meccanico biologico degli impianti dei Comuni colpiti dall’emergenza. Tale circostanza, con espresso riferimento al Comune di Roma, è del resto emersa chiaramente anche in sede di Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.
Non vi è inoltre chiarezza in ordine alla percentuale di raccolta differenziata raggiunta nei Comuni colpiti dall’emergenza, nonché sulla quantità di rifiuti avviata al riutilizzo, recupero in materia, riciclaggio. In sostanza, quindi, non vi è neppure chiarezza sulla quantità di rifiuti da sottoporre a trattamento meccanico biologico.
Inoltre, ad oggi non si sa se siano stati implementati o autorizzati nuovi impianti per il compostaggio, al fine di evitare il conferimento in discarica dei rifiuti urbani biologici, nonostante il Ministro Clini, a rettifica del precedente decreto, avesse considerato necessario provvedere anche su questo punto.
 
Le sottoscritte associazioni ritengono che, in sede di discussione sulla domanda cautelare in data 08.03.2013, tutti gli aspetti sopra menzionati dovrebbero essere oggetto di adeguato approfondimento, non solo per consentire ai Giudici del CdS di adottare decisioni con la dovuta serenità, ma anche perché le associazioni e la popolazione laziali chiedono maggiore trasparenza e partecipazione nelle scelte politiche, che le riguardano direttamente, specie dopo vent’anni di mala gestione dei rifiuti che hanno comportato le gravi conseguenze in ambito sanitario e ambientale ben evidenziate dai relativi rapporti ISPRA ed ERAS.  
 
Roma, 25 febbraio 2013
 
Vittorina Teofilatto - Raggio Verde
Alberto Valleriani - Presidente Retuvasa
Francesco Bearzi - Coordinatore Retuvasa Frosinone
 
Per info sul presente CS: Vittorina Teofilatto, 3389213916
 

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