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Comunicato Stampa

Colleferro, una soluzione per contrastare le emissioni odorigene


Comunicato Stampa Retuvasa

Colleferro, una soluzione per contrastare le emissioni odorigene


La discarica di Colle Fagiolara a Colleferro sta vivendo i suoi ultimi mesi di vita più che ventennale, ma incombono problemi di convivenza quotidiana sui quali è indispensabile intervenire.

Il conferimento di rifiuti si è riaperto nell’ottobre del 2018 in seguito alla richiesta del gestore Lazio Ambiente SpA presso il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) per lo spostamento dei tralicci di alta tensione posti tra le due colline, ostacolo insormontabile per il proseguimento delle attività. Nell’iter autorizzativo, EL-389, iniziato il 20.11.2017 e concluso con Decreto Ministeriale il 18.05.2018, ci sono stati numerosi interventi tra pareri, note e deliberazioni, ma il più interessante, tra quelli di vari dicasteri ed Enti, risulta quello dei Vigili del Fuoco-Ufficio Prevenzione e Incendi di Velletri. I VVFF indicano nel parere allegato a quello del Ministero dell’Interno la pericolosità dell’allora situazione con rifiuti, a circa 10 metri dalle linee elettriche, ed esprimono un parere di conformità al progetto rispetto alle normative di prevenzione incendi, fornendo ulteriori prescrizioni riguardo alle attività future, quale ad esempio la vigilanza continua. Il Comune di Colleferro, dal canto suo, rilascia nel suo parere l’attestato di Conformità Urbanistica, l’unico che gli competa in casi del genere.

Premesso ciò per dovere di cronaca, ci sono un paio di aspetti che bisogna precisare.

Si tratta, innanzitutto, di un iter che esula dal corretto funzionamento in termini ambientali di una discarica, svincolato dalle autorizzazioni in capo alla Regione Lazio. Il MISE è obbligato a rilasciare l’autorizzazione a meno di elementi ostativi, che non ci sono stati. Di contro, il Comune di Colleferro ha rilasciato positivamente il parere urbanistico e, anche in questo caso, non ci possono essere motivi ostativi. Ci preme sottolineare che già con l’autorizzazione di ampliamento per 1,7 mln di mc di Colle Fagiolara dell’8 maggio 2009, denominata opportunamente riordino per mascherare l'ampliamento, risultava imprescindibile che l’elettrodotto venisse spostato. Tutto ciò che è avvenuto successivamente, quindi, è stato effettuato al di fuori dei termini prescrittivi dell'autorizzazione, senza che nessuno tra gli Enti abbia mai provveduto a farlo notare.

Nel contesto della perenne situazione emergenziale sui rifiuti nel Lazio, attualmente, la discarica di Colleferro è l'unica in funzione assieme a quella di Roccasecca; la prima chiuderà il 31.12.2019, la seconda qualche mese dopo.  
Qualcuno si sta preoccupando del futuro?

Di certo non il Presidente del Consiglio Regionale, ex assessore all’Ambiente della regione Lazio, Mauro Buschini, che non trova di meglio da fare che tranquillizzare i suoi elettori ciociari, dichiarando che i rifiuti di Roma trattati nell’impianto di TMB di Colfelice, per la quota di conferimento in discarica, prenderanno la via di Colleferro e non quella di Roccasecca per prossimità. Ma di queste affermazioni infelici sono piene le cronache.

Sulla riapertura della discarica di Colleferro erano state chieste a gran voce diverse garanzie, quelle finanziarie di Legge, quelle collegate alla gestione post-operativa e, soprattutto, quelle riguardanti la qualità del rifiuto conferito. Nessuna garanzia al momento risulta essere chiara nel modo più assoluto.

È ormai da tempo evidente e conclamato un dato: la discarica di Colleferro puzza. Le emissioni odorigene sono sicuramente frutto di un rifiuto non completamente trattato e privato della sostanza organica come da normativa, ipotesi ancora più probabile dopo che gli impianti di trattamento regionali sono stati messi sotto pressione dall'ordinanza di Zingaretti. In pratica, i suddetti impianti non riescono a gestire correttamente una mole così elevata di rifiuti. Di conseguenza rischiano anche l’illecito, visto che nessuno osa fermarli. Come se non bastasse, a completare il quadro, la processione quotidiana di camion in entrata a Colle Fagiolara. Per questi motivi, non è pensabile effettuare la copertura dei rifiuti a cadenza per evitare lo sprigionamento di gas, pertanto è probabile che l'operazione venga svolta a fine giornata, quando il danno sanitario (ed esistenziale) è già fatto.

Abbiamo chiesto ad Arpa Lazio quali misure avesse preso in esame. L'ente ha effettuato un controllo l'1.02.2019 e, avendo trovato alcune situazioni non pienamente conformi, a nostro parere chiudendo un occhio, ha sottolineato la necessità di rispettare il D.Lgs. 36./2003 e s.m.i. al paragrafo 1.8 dell’Allegato 1 prevede che “I rifiuti che possono dar luogo a dispersione di polveri o ad emanazioni moleste devono essere al più presto ricoperti con strati di materiali adeguati”. Inoltre, l’ente ha auspicato una revisione dell’atto autorizzativo al fine di rendere attuali le prescrizioni in relazione alle condizioni di gestione ad oggi in essere, gestione che sicuramente è molto più complessa rispetto alla data di autorizzazione del 2009. Può anche essere che quel giorno non ci fossero miasmi molesti e che, quindi, l’Arpa Lazio abbia trovato una situazione accettabile. Ma ad oggi la situazione è inaccettabile e non vogliamo nemmeno immaginare cosa accadrà alla riapertura dell’istituto professionale fronte discarica all'inizio dell'anno scolastico, nel settembre prossimo.

In definitiva, dobbiamo tenerci la puzza fino a chiusura della discarica di fine anno? No, qualcosa si può fare oltre che sbraitare ai quattro venti.

Il controllo dei rifiuti in entrata a Colle Fagiolara è normato dall’AIA in una modalità abbastanza generica, controllo dei rifiuti in uscita da parte degli impianti TMB, lotti e sottolotti, e campionamento in loco ogni due mesi messi a disposizione dell’Ente di Controllo. E’ evidente che, in una situazione come l’attuale, ciò risulta essere insufficiente e molto spesso inutile, soprattutto se nessuno va a verificare i rifiuti oggetto di campionamento. Quindi una soluzione può essere intervenire con l’art. 29-decies del Testo Unico Ambientale (Dlgs 152/2006 modificato con il Dlgs 46/2014) “Rispetto delle condizioni dell’autorizzazione integrata ambientale”, al comma 11bis, punto e) le procedure per le ispezioni straordinarie, effettuate per indagare nel più breve tempo possibile e, se necessario, prima del rilascio, del riesame o dell’aggiornamento di un’autorizzazione, le denunce ed i gravi casi di incidenti, di guasti e di infrazione in materia ambientale.

Nel caso specifico, ci sono denunce - una l’abbiamo presentata tempo fa - e possibili infrazioni in materia ambientale, quindi il Comune di Colleferro dovrebbe farsi carico di chiedere alla regione Lazio di intervenire in tal senso in tempi celeri, con onere a carico regionale, al fine di verificare, senza preavviso, la qualità del rifiuto entrante e le procedure di copertura dello stesso o altre mancanze. Si tratta di un impegno politico-economico che potrebbe aprire scenari inediti, oltre che tutelare i diritti dei cittadini.
 
 
Colleferro, 02.08.2019
 

SIN Bacino del fiume Sacco, la fotografia dello stato di salute nella nuova edizione dello studio SENTIERI


Comunicato Stampa Retuvasa

SIN Bacino del fiume Sacco, la fotografia dello stato di salute nella nuova edizione dello studio SENTIERI

 

Introduzione

E’ stata pubblicata sulla Rivista dell’Associazione italiana di epidemiologia (al LINK), la V Edizione dello studio SENTIERI, la fotografia della salute epidemiologica delle popolazioni residenti nei luoghi altamente contaminati, i Siti di Interesse Nazionale (SIN). Presentato in anteprima lo scorso anno, poi misteriosamente scomparso, riapparso per una presentazione il 21 luglio di quest’anno, “opportunamente” spostato al 4 luglio per le elezioni europee. Ora compare stranamente prima della nuova presentazione ufficiale aggiornata rispetto a quella dello scorso anno, con tutta probabilità in seguito allo scalpore mediatico suscitato dalle dichiarazioni di Peacelink a Taranto.

Questo nuovo studio rispetto ai precedenti è dotato di diversi approfondimenti interessanti tra cui la questione delle malattie respiratorie, quella degli interferenti endocrini, dell’epidemiologia infantile, della comunicazione nei SIN, di cui avremo modo in seguito di valutarne gli esiti.

Questo perché la Sesta Conferenza Ministeriale Ambiente e Salute dei 53 Paesi della Regione Europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), svoltasi a Ostrava, Repubblica Ceca (13-15 giugno 2017), ha incluso per la prima volta il tema dei siti contaminati fra le priorità di sanità pubblica. In ambito europeo, è stata stimata la presenza di circa 342.000 siti contaminati, dei quali solo il 15% sottoposto a interventi di risanamento ambientale.
In queste aree gli aspetti sanitari, ambientali, sociali e occupazionali sono fortemente interconnessi, destando forti preoccupazioni tra le comunità locali, tra gli operatori nel settore ambiente e salute, tra i decisori, a livello periferico e centrale. Sebbene il contenimento delle emissioni industriali sia migliorato negli ultimi decenni, il settore industriale è comunque responsabile di quantità significative di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, nonché della produzione di rifiuti.

L’intento di questi studi è affrontare i problemi dal punto di vista della prevenzione e delle misure da adottare rispetto ai dati riscontrati.

Il Bacino del fiume Sacco

Come è noto dal 2014 il Bacino del fiume Sacco è tornato tra i SIN nell’ottobre del 2016 con il Decreto Ministeriale sulla nuova perimetrazione. In questa nuova configurazione territoriale il SIN ha una estensione di circa 7.300ha, sono interessati 19 Comuni per una popolazione di poco più di 200.000 residenti, ben 79 aziende, 53,6 mln di euro riportati nell’Accordo di Programma Quadro per le attività di bonifica recentemente firmato.

I dati emersi dallo studio purtroppo sono incompleti, ciò è dovuto dal fatto che l’incidenza oncologica è ASSENTE in quanto il registro tumori nella Regione Lazio è stato istituito nel 2015 (Legge Regionale 12 giugno 2015, n.7) e non sono ancora presenti stime di incidenza rispetto al periodo considerato. Sono in corso le attività necessarie all’avvio e messa a regime del Registro, che successivamente produrrà i dati di incidenza delle patologie oncologiche per i residenti nella Regione.

Un’altra annotazione da fare è che nelle precedenti edizioni dello studio SENTIERI la popolazione presa in esame era riferita ad una perimetrazione ridotta rispetto all’attuale, di conseguenza i dati aggregati di oggi subiscono un effetto diluizione per alcuni eccessi riscontrati nelle edizioni passate.
I riscontri per il nostro SIN possono essere riassunti in alcuni passaggi di cui sicuramente si avrà modo successivamente di discutere con il gruppo di studio che ha realizzato il rapporto, da noi interpellato a suo tempo, e che si è reso disponibile per una presentazione anche sul nostro territorio.

Innanzitutto la mortalità per le patologie e i ricoveri considerati a priori come associati alle fonti di esposizione ambientale specifica non evidenzia eccessi di rischio, ma tra gli uomini la mortalità generale è in eccesso e in entrambi i generi si segnala un eccesso per patologie dell’apparato cardiovascolare. Sarà opportuno confrontarsi sul significato dell’associazione a priori, chiarendo la relazione tra molte patologie, tra cui il cardiovascolare, e specifici  fattori di inquinamento ambientale.

Nella sezione pediatrico-adolescenziale-infantile si osserva un eccesso di mortalità per tumori del sistema linfoematopoietico, basato su tre casi, che permane nella classe 0-19 anni (5 casi), e tra i giovani adulti (8 casi), sebbene questi numeri ridotti rendano difficile costruire una stima statistica.
Lo stesso dicasi per i tumori al sistema nervoso centrale in eccesso anche per i giovani adulti oltre che per le fasce di età inferiori. Si aggiungono poi le leucemie, sebbene per queste ultime il numero ridotto di casi aumenta l’incertezza delle stime di rischio.

Le malattie respiratorie acute sono in eccesso rispetto all’atteso in età pediatrica, mentre i ricoverati per asma sono in eccesso in età pediatrica e in difetto tra i giovani adulti.

Lo studio nella “Discussione, Conclusioni e Raccomandazioni” si concentra in particolar modo sulle differenze tra i precedenti e l’attuale studio relativamente alle aree prese in esame, concentrandosi sulla presenza ematica del Beta- HCH, sui possibili effetti sugli organi umani, sulla necessità di proseguire con gli studi epidemiologici concludendo con “È necessario che la sorveglianza sanitaria ed epidemiologica attualmente in corso continui nel tempo, e comprenda anche i bambini e i giovani, con particolare attenzione ad effetti e patologie potenzialmente associate all’esposizione ambientale a β-HCH.”.

Come detto ci sarà modo di fare gli approfondimenti necessari sul significato dei dati prodotti, richiedendo la collaborazione degli esperti di settore, ci auguriamo inoltre che i dati vengano aggiornati celermente con quelli derivanti del registro tumori.

Riteniamo necessario che si aprano nuovi spazi di collaborazione tra tutti gli operatori del settore, quali ad esempio medici di base e pediatri, e cittadinanza attiva, dando vita a forme di collaborazione e consultazione permanente, condizione necessaria per fornire a tutti i cittadini una informazione chiara e completa.

Valle del Sacco, 06.06.19
 

Processo valle del Sacco, verso il primo grado di giudizio.


Comunicato Stampa Retuvasa

Processo Valle del Sacco, verso il primo grado di giudizio.


 
Una storia travagliata quella della Valle del Sacco, il processo per reati ambientali non poteva essere da meno. Aperto il procedimento presso il Tribunale di Velletri nel 2010, si è riusciti, dopo vari rinvii a giudizio, verifica in Corte Costituzionale per alcuni articoli di Legge sulle prescrizioni, lento riavvio del dibattimento, calendarizzazione delle udienze, ad avviarsi solo in questo anno verso la definizione del primo grado di giudizio.

Ora non ci sono più eccezioni possibili, gli imputati hanno giocato tutte le carte che la giustizia mette a loro disposizione comprese le ostruzioni di rito, ora devono andare a giudizio.

La prossima udienza si terrà il 20 Maggio 2019 per esame imputati e controesame dei periti degli imputati, ai quali è stato consentito di depositare svariati documenti.  Ci rammarichiamo che non sia stato finora permesso alle parti civili di depositare alcuni importanti documenti aggiuntivi.

Il 24 Giugno 2019 avrà luogo la discussione del P.M. e delle parti civili. Allo stato non è stata fissata l'udienza per la discussione degli imputati.

Siamo coscienti che questo processo, come tanti altri processi ambientali in Italia, non riuscirà purtroppo a sopravvivere ai tre gradi di giudizio. Ci auguriamo che venga almeno riconosciuto un risarcimento a chi ha subito danni dalla devastazione di un intero territorio.

Invitiamo i media a seguire presso il Tribunale di Velletri le udienze conclusive per riportarne gli esiti ed eventualmente raccontare le difficoltà dei cittadini che vivono in luoghi distrutti da gestioni imprenditoriali prive di scrupoli.

 
Valle del Sacco, 14.05.19
 

SIN Valle del Sacco, lettera al Ministro dell'Ambiente Sergio Costa

All’att.ne
Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare
segreteria.ministro@minambiente.it
 
p.c. Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio
presidente@regione.lazio.it
 
Virginia Raggi, Sindaco Città Metropolitana di Roma Capitale
protocollo@pec.cittametropolitanaroma.gov.it
 
Antonio Pompeo, Presidente Provincia di Frosinone
presidente@provincia.fr.it
 
Ai Sindaci dei Comuni del SIN “Bacino del fiume Sacco”
al Comune di Anagni
al Comune di Arce
al Comune di Artena
al Comune di Castro dei Volsci
al Comune di Ceccano
al Comune di Ceprano
al Comune di Colleferro
al Comune di Falvaterra
al Comune di Ferentino
al Comune di Frosinone
al Comune di Gavignano
al Comune di Morolo
al Comune di Paliano
al Comune di Patrica
al Comune di Pofi
al Comune di Segni
al Comune di Sgurgola
al Comune di Supino
al Comune di Valmontone
 
 
Oggetto: richiesta di visione bozza Accordo di Programma Quadro SIN “Bacino del fiume Sacco”.
 
Gent.mo Ministro Sergio Costa,
Le scriviamo dalla valle del Sacco che la quale Lei ha risposto alle richieste dei cittadini nei mesi scorsi con un intervento immediato e della quale sono ben note le vicissitudini ambientali.

Come Lei ben sa nel novembre 2016 il suo dicastero ha emanato il decreto di ri-perimetrazione del SIN, complesso nella sua conformazione sviluppato su circa 50km di fiume, che interessa 19 Comuni, 7.300 ettari circa di suolo tra cui molti terreni agricoli, 79 aziende, 220.000 abitanti circa, fondi a disposizione ad oggi per gli interventi 53,6mln di euro.

Durante il percorso di ridefinizione della perimetrazione vogliamo sottolineare una importante apertura verso il nostro territorio da parte del Ministero e della Regione che si è evidenziata con una partecipazione importante alle Conferenze di Servizi, diversamente dal passato.
Ora ci troviamo nuovamente in un momento topico per il nostro futuro, quello della definizione degli Enti e della programmazione per quanto riguarda la bonifica del nostro SIN.

Nell’incontro del 20 gennaio scorso presso il palazzo della Provincia di Frosinone, presenti funzionari del Ministero dell’Ambiente, della regione Lazio, Amministratori di Comuni della valle del Sacco, Comitati e Associazioni, è stata unanime la richiesta di poter visionare prima della stesura definitiva con firma, l’Accordo di Programma Quadro per la bonifica del nostro SIN, per il quale abbiamo atteso più di due anni.

Siamo venuti a conoscenza che il testo preparato dagli uffici preposti della regione Lazio è stato inviato al Ministero, pertanto siamo di nuovo qui a richiederLe  di sottoporlo agli enti interessati e alle Associazioni e Comitati che hanno dimostrato il loro interesse per la situazione in oggetto, prima della stesura definitiva con firma.

Sono anni che attendiamo il ripristino ambientale del nostri territorio, alcuni giorni in più per la firma dell’Accordo di Programma Quadro non dovrebbe comportare gravità rilevanti.

Fiduciosi dell’accoglimento della nostra richiesta porgiamo cordiali saluti.

 
Valle del Sacco, 25 febbraio 2019
 

Retuvasa riceve un attestato d'onore con medaglia d'oro dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori.


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Attestato d’onore con Medaglia d’Oro alla nostra Associazione dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori

 
Il 23 novembre 2018 alle ore 17 presso l’Aula consiliare del Comune di Latina alla presenza delle massime Autorità del Comune Capoluogo, della Provincia e delle altre istituzioni parlamentari e del Governo, si terrà la cerimonia  del “Premio internazionale per la Prevenzione dei Tumori” a cura della Commissione Scientifica della sezione di Latina della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori).
 
Questo prestigioso riconoscimento, giunto all’ottava edizione, quest’anno verrà conferito alla dottoressa Emanuela Palmerini, la quale ha “conseguito diversi riconoscimenti internazionali, tra cui il Conquer Cancer Foundation Merit Award, per le sue ricerche nel campo delle patologie rare e molto aggressive, i sarcomi dei tessuti ossei, che colpiscono soprattutto i pazienti in età pediatrica”.
 
Durante la cerimonia verranno conferite “Attestazioni d’onore con medaglia d’oro” a personalità , associazioni ed enti che si siano contraddistinte a livello nazionale per la realizzazione di strutture o di servizi oncologici di elevata specializzazione.
 
Tali riconoscimenti, proposti dalla Commissione Scientifica saranno attribuiti alla Sezione Provinciale  della LILT di Milano, per aver istituito, con lungimiranza nel 1984, prima in Italia, la scuola di formazione del Volontariato in Oncologia, quale strumento essenziale per elevare la struttura ad altissimi livelli di operatività, divenuta nel tempo vero e proprio modello di riferimento per le associazioni operanti nel terzo Settore, tanto da indurre il Consiglio Nazione della LILT a deliberare l’istituzione a Roma di un centro permanente di formazione per il volontariato, significativamente intitolato all’indimenticabile Gianni Ravasi.
 
La Commissione Scientifica della sezione di Latina della LILT ha deciso di conferire un attestato con medaglia d’oro anche all’Associazione ReTuVaSa (Rete Tutela della Valle del Sacco) “per la tenace azione che ha condotto e conduce per reclamare e sostenere la bonifica della Valle del Sacco, sconvolta nel suo assetto ambientale, inquinata pesantemente con ripercussioni nella vasta area circostante”.
 
La nostra associazione è estremamente onorata di tale riconoscimento giunto a circa dieci anni dall’inizio delle attività di studio, iniziative e comunicazione sul tema socio-ambientale che riguarda il territorio della Valle del Sacco e ringrazia sentitamente il dottor Norberto Venturi, presidente della LILT di Frosinone, associazione  da sempre  sensibile alle problematiche ambientali come fonte primaria nella genesi delle malattie tumorali, per aver voluto segnalare in un consesso scientifico e sociale così importante, il valore del nostro impegno quotidiano.
 
 
Valle del Sacco, 21.11.2018
 

 

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