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Inceneritori Colleferro

Colleferro, manifestazione 9 aprile 2016 contro gli inceneritori.


COMUNICATO STAMPA CAMPAGNA RIFIUTIAMOLI!
 
SABATO 9 APRILE 2016
MANIFESTAZIONE A COLLEFERRO CONTRO GLI INCENERITORI
 
 
Da diversi mesi, comitati di quartiere, associazioni e singoli cittadini si stanno mobilitando in risposta alla decisione della giunta regionale di estendere l’autorizzazione integrata ambientale (A.I.A) ai due impianti di incenerimento siti nel comune di Colleferro.
 
Contro tale provvedimento, che prolungherebbe per molti anni il loro funzionamento, l’amministrazione comunale di Colleferro, insieme a diverse associazioni e comitati del territorio, hanno intrapreso un ricorso al tribunale amministrativo regionale (T.A.R.) del Lazio, contestando l’illegittimità del procedimento di autorizzazione seguito dalla regione e per impedirne l'approvazione.
Si sta concretizzando, inoltre, la possibilità che i due inceneritori, attivi dal 2002 e collocati nel quartiere di Colleferro Scalo, vengano comprati da Ama-Acea e vadano in contro al "revamping" (cioè ammodernamento) così da poter essere mantenuti in attività per altri anni, anche decine.

Questa eventualità diventa sempre più concreta anche grazie ad una politica nazionale sconsiderata che, con l’art. 35 dello Sblocca Italia, incentiva la costruzione di nuovi impianti di incenerimento, a cui viene attribuito una funzione strategica, al fine di far venir meno il principio di autosufficienza dello smaltimento dei rifiuti a livello regionale. Secondo questo criterio scellerato, a Colleferro, continueremo a bruciare rifiuti provenienti da altrove, mantenendo lo stesso ciclo dei rifiuti al quale ci siamo sempre opposti.
 
Tutto questo accade all’interno del perimetro Sito di bonifica di Interesse Nazionale (SIN) Valle del Sacco, tra i più estesi d’Italia, nel territorio che ha visto i responsabili dell’ex Consorzio Gaia S.P.A. protagonisti di un processo penale per smaltimento illecito di rifiuti.
Un territorio tristemente noto anche per l'allarmante fotografia tracciata dalla ricerca epidemiologica. Sono ben 8 gli studi epidemiologici condotti, tra cui Sentieri ed ERAS (peraltro finanziata dalla stessa regione Lazio) che imputano agli inceneritori l'aumento in numero dei ricoveri ospedalieri per malattie polmonari e bronco polmonari cronico ostruttive.

Per questo territorio tremendamente vessato dal punto di vista ambientale chiediamo una moratoria delle emissioni e la chiusura immediata di questi impianti antieconomici ed obsoleti, in favore di una politica ambientale più sostenibile e priva di impatti sul territorio e soprattutto a tutela della salute dei cittadini e dell’intero ecosistema nel quale vivono.

Per questo, Sabato 9 Aprile, daremo vita ad una grande manifestazione, che partirà alle ore 14:30 dal piazzale di Colleferro Scalo e si muoverà per tutta la città,  far capire a chi, dall’alto, prende le decisioni per questa valle che noi non siamo disposti a cedere.
 
Scendiamo in piazza per un futuro migliore, scendiamo in
piazza per poter consegnare ai nostri figli un territorio diverso, che traendo insegnamento dal passato, si riscatti.
 
Colleferro- Valle del Sacco, 5 aprile 2016
 
f.to: Associazioni e Comitati aderenti alla Campagna RIFIUTIAMOLI!
 

PD e rifiuti: capace di volere, incapace di intendere.


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Partito Democratico e rifiuti: capace di volere, incapace di intendere.

 
 
E’ sempre più vero il detto “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.
Il riferimento è alle sconcertanti dichiarazioni a reti unificate delle componenti territoriali del PD e del neo assessore all’ambiente e rifiuti, Mauro Buschini, relativamente alla gestione dei rifiuti, nello specifico impiantistico di Colleferro, inteso ancora come polo logistico di risoluzione del problema perché, secondo la componente politica citata, ancora dopo decenni di problema si tratta.
 
L’avvio delle ostilità viene lanciato dall’Assemblea del Coordinamento territoriale Prenestini-Lepini del PD, area vasta, quindi palesemente rappresentativo nella condivisione.
Nel documento presentato all’incontro pubblico tenutosi ad Artena il 12 marzo scorso, a prescindere dai ritardi notevoli nel presentare una soluzione “virtuosa” sulla gestione dei rifiuti e dal mancato coinvolgimento delle strutture associative organizzate nell’elaborazione (prassi comune della politica in generale), emergono alcune prese di posizione che ci vedono fortemente in disaccordo per l’impatto estremamente negativo sul nostro territorio e di alcuna utilità per la soluzione del “problema”.
Ci riferiamo alle dotazioni impiantistiche, in particolar modo agli impianti di incenerimento (termovalorizzazione è un termine obsoleto), nel caso specifico, di Colleferro.
Il documento in questione fa riferimento all’art. 35 della Legge denominata Sblocca Italia. A tal proposito la regione Lazio avrebbe messo dei paletti non accettando la costruzione di nuovi impianti ed ottimizzando quelli presenti, con il presupposto di una diminuzione degli stessi, dagli attuali quattro a due, eliminando anche una delle due linee di Colleferro.
Fin qui ci potremmo stare, anche se a Colleferro le linee da abbattere sono entrambe, ma questa per alcuni politici è demagogia.
 
Proseguendo però nella lettura del documento, si scopre che gli inceneritori di Colleferro, e si parla al plurale, devono essere ripensati tecnologicamente, con gara pubblica per la gestione degli impianti ad un partner industriale, supponendo che sia in grado di sobbarcarsi i costi di ammodernamento.
 
Come dire, “poche idee, ma ben confuse”. Il PD ne vuole uno o due di inceneritori?
 
Inoltre nello stesso documento si decanta l’impianto di compostaggio di Gallicano come soluzione pubblica relegando a minor importanza soluzioni meno impattanti come gli impianti di comunità e l’autocompostaggio, mentre per Colleferro invece l’interesse deve passare al privato.
Pubblico, privato o misto? Raccolta differenziata o incenerimento? Mega impianti o piccole dotazioni locali?
Con tutte queste variabili la soluzione ottimale trovata anche per questa volta è far bruciare i rifiuti, per giunta ad un privato.
 
Tra l’altro segnaliamo che il prossimo anno verrà proposto un quesito specifico referendario a livello nazionale proprio per contrastare l’interesse strategico degli inceneritori determinato dall’art. 35 della Legge Sblocca Italia, quesito depositato il 23 marzo scorso in Corte di Cassazione.
 
Tornando al documento, le contraddizioni non finiscono ancora e inducono a ulteriore domanda: chi si assumerà il compito di ricercare il partner industriale che potrebbe manifestare l’interesse per gli impianti di Colleferro, in caduta libera a livello di obsolescenza impiantistica e per i quali sarebbero necessarie diverse decine di milioni di euro per l’ammodernamento?
Sarà lo stesso PD a forzare la mano ad esempio ad ACEA, forse unico interlocutore possibile in un contesto di spartizione economica del territorio nazionale a sobbarcarsi un impegno non indifferente su un’impiantistica, che con l’aumento obbligatorio della raccolta differenziata potrebbe divenire un investimento inutile?
 
Nel contesto interviene anche il neo assessore regionale ad ambiente e rifiuti, Mauro Buschini, area PD del frusinate, sicuramente non distante da Colleferro e perfettamente al corrente dello stato ambientale e sanitario della nostra valle e per la quale sembrerebbe si stia prodigando con incontri nella ricerca di soluzioni sulla qualità dell’aria, della cui proficuità restiamo in attesa di misure applicate.
In risposta ad alcune interrogazioni in consiglio regionale il 23 marzo scorso, l’assessore in controtendenza ai propositi precedentemente descritti, ha rilanciato sulla necessità impiantistica di Colleferro richiamando l’ammodernamento degli impianti per la soluzione del “problema rifiuti”.
 
Nel suo intervento l’assessore Buschini ha poi ribadito che la società Lazio Ambiente SpA dovrà essere integrata con una società privata del settore rifiuti, cedendo ai Comuni le rimanenti quote, ancora in mano alla regione. Gli inceneritori di Colleferro costituiscono il principale asset appetibile per il privato. La logica del profitto, quella delle lobby dell’incenerimento a livello nazionale, detta legge, a discapito di ogni bel discorso sulle compatibilità ambientali.
 
In sintesi è assai probabile che entro l'estate venga prodotto un piano rifiuti regionale, a marzo a detta dell’assessore saranno disponibili nuovi dati sul fabbisogno regionale, e che venga determinato l'assetto proprietario di Lazio Ambiente SpA, condizione necessaria per l'esplicito avvio del progetto di revamping degli inceneritori.
 
Troppe voci insieme tutte in linea tra di loro, sembrano “quasi” concordate.
 
In chiusura del documento elaborato dal Coordinamento Territoriale si dice “si deve avere il coraggio di pensare ad un ottica territoriale della gestione dei rifiuti”, se è così cosa quale progetto hanno in mente i sindaci del tavolo di coordinamento della Valle del Sacco? Molti appartengono al PD, si riuniscono per cercare di trovare le giuste soluzioni per il nostro territorio, mentre il proprio partito di riferimento fa proposte, a nostro modesto parere contrarie ai propositi da essi dichiarati.
 
Cosa ne pensano?
 
La nostra domanda avrà una risposta in tempi brevi, poiché in tempi sufficientemente brevi si dovranno fare scelte radicali, incombono leggi nazionali e la ridefinizione di un piano rifiuti regionale. A sua volta il PD territoriale dovrà sciogliere le sue molte ambiguità.
 
Nel frattempo le associazioni e i comitati della valle del Sacco si stanno mobilitando con la manifestazione territoriale del 9 Aprile a Colleferro di contrasto le azioni di proroga amministrativa degli inceneritori ed il loro rilancio per i prossimi vent’anni.
Sia ben chiaro, una forte presenza istituzionale darà certamente più forza a questa mobilitazione, ma che sia una sfilata a volto scoperto.
 
 
Valle del Sacco, 01.04.2016
 

Inceneritori Colleferro, le associazioni ricorrono al TAR sul rinnovo AIA.

 

Ricorso al Tar contro il rinnovo dell'A.I.A. dell'inceneritore di LazioAmbiente SPA.
Le Associazioni intervengono ad adiuvandum.
 

Il Comune di Colleferro ha presentato ricorso al tribunale amministrativo del Lazio sulla delibera regionale che prevede l'estensione dell'autorizzazione d'impatto ambientale (A.I.A.) all'inceneritore di proprietà di Lazio Ambiente.

"A motivare tale ricorso- si legge nella nota stampa firmata dall'assessore all'ambiente Giulio Calamita e dal Sindaco Pierluigi Sanna- è stata la procedura utilizzata dalla Regione Lazio che, non convocando la Conferenza dei Servizi, non ha tenuto conto, in nessun modo, del parere del Comune di Colleferro. Siamo fermamente convinti che spetti al Sindaco il compito di vigilare sulla salute dei suoi cittadini e sullo stato della qualità ambientale. A tal proposito l’Amministrazione ha deciso di dare mandato all’Avvocato Vittorina Teofilatto, per presentare il ricorso al Tar del Lazio circa la decisione presa in modo unilaterale."

Come associazioni e movimenti ambientalisti siamo soddisfatti per l'azione intrapresa dal Comune di Colleferro che pretende di essere inserita nel processo decisionale sull'utilizzo degli inceneritori, sul funzionamento e sul loro impatto ambientale.
Consideriamo questo atto un'iniziativa necessaria alla lotta contro gli inceneritori e sostenendo le ragioni del ricorrente, abbiamo deciso di intervenire ad adiuvandum nel ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio.
 
Secondo la Regione Lazio, le garanzie fideiussorie dell'impianto di Lazio Ambiente basterebbero per rinnovare l'autorizzazione d'impatto ambientale, senza dunque passare per una Conferenza dei servizi con gli enti locali, le associazioni e i cittadini.
In momento in cui, soprattutto sulle emergenze ambientali legate ai rifiuti, vediamo sparire momenti decisionali fondamentali di democrazia e partecipazione - complice a livello nazionale il decreto Sblocca Italia che, trasformando gli inceneritori in infrastrutture strategiche e d'interesse nazionale, limita il potere delle amministrazioni e delle comunità locali accelerando anche i processi di autorizzazione - vogliamo avere voce in capitolo e contrastare in ogni modo la volontà di tenere in vita una delle fonti primarie di inquinamento della nostra zona.
 
Il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale per un’impiantistica obsoleta, antieconomica ed inquinante è un’assurdità, soprattutto a fronte degli innumerevoli dati epidemiologici che accusano gli inceneritori di Colleferro dell'aumento di gravi patologie nella popolazione. (si veda studio Eras, www.eraslazio.it).
Senza dimenticare che sulle due ciminiere pende anche un processo penale in corso per traffico illecito dei rifiuti che ha coinvolto più di venti tra dirigenti e tecnici dell'allora consorzio GAIA, oggi Lazio Ambiente SPA.
 
Sostengono il ricorso al TAR l'Associazione Ambientalista Unione Giovani Indipendenti (UGI), La Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa), il Comitato Residenti Colleferro, il circolo Arci Montefortino '93, il Comitato No BioMetano Artena e l'associazione ArtenaOnline.
 
Seguiremo questo procedimento amministrativo come società civile e proseguiremo la nostra opposizione sociale nelle nostre sedi, nelle piazze e nei territori per mettere fine al "business dei rifiuti" e staccare definitivamente la spina agli inceneritori.
 
 
 
Colleferro, 18 dicembre 2015
 
f.to:
Retuvasa
Unione Giovani Indipendenti
Comitato Residenti Colleferro
Circolo Arci Montefortino '93
Comitato NoBioMetano Artena
Artenaonline

Regione Lazio, audizione sullo Sblocca Italia.


Comunicato – 25 Settembre 2015
 
 
Audizione con la Commissione ambiente della Regione Lazio, alla presenza dell’assessore ai rifiuti Civita, in merito al Decreto Legislativo del 29 Luglio 2015, in attuazione dell’art.35 della legge 164/2014.

 
 "Dove ci sono inceneritori, c'è pericolo di corruzione e malaffare".

Con questo concetto espresso da Paul Connett nel 2008, Maurizio Melandri del Comitato Malagrotta, intervenuto come primo richiedente dell'Audizione, ha esordito, suscitando mormorii di approvazione da parte di un pubblico costituito da un’ottantina di rappresentanti di Comitati e Associazioni ambientaliste regionali, oltre a consiglieri municipali del Municipio Roma XI e membri della Commissione Malagrotta del XII Municipio.
 
Oltre ai richiedenti l’audizione infatti (Associazione Occhio del Riciclone, Comitato Malagrotta, Associazione Reti di Pace, Associazione Rifiuti Zero Roma, Comitato ”Cittadini Liberi della Valle Galeria”, Comitato Roma 12 per i Beni Comuni, Forum Rifiuti Zero Lazio, Coordinamento Rifiuti Zero Roma, Coordinamento Rifiuti Zero Lazio, Q.R.E. Quartieri Riuniti in Evoluzione-Municipio VI, Legambiente Lazio) erano anche presenti altri organismi associativi quali Fare Verde Lazio e Retuvasa.
 
Il punto cruciale di questa nuova paradossale situazione di rilancio dell’incenerimento dei Rifiuti Urbani è la costituzione, con la Legge 164, dell’ATO Unico Nazionale che comporta la necessità, secondo il provvedimento governativo, di  una pianificazione di incenerimento,  sulla base di dati complessivi nazionali, previlegiando l’incenerimento come trattamento dei Rifiuti Urbani Residui.
 
Non sono occorse molte parole per esprimere la contrarietà di tutte le associazioni convenute a questa scelta deleteria, capace di bloccare l’evoluzione verso obiettivi, già raggiunti in alcuni casi e comunque raggiungibili, superiori al 70-75% di Raccolta Differenziata (RD) di qualità, nell’ambito delle pratiche verso “Rifiuti Zero”, cioè ben oltre il livello del 65%, menzionato piu’ volte come obiettivo richiesto dall’EU e spesso frainteso come limite non superabile.
 
La risposta piu’ diretta dell’Assessore Civita a queste contrarietà è stata che la Regione Lazio ha chiesto ed ottenuto, al tavolo di confronto Stato-Regioni, che si attivasse una procedura pubblica VAS (Valutazione Ambientale Strategica) a livello nazionale; nelle more del tempo necessario alla procedura (almeno un anno) la Regione Lazio, come le altre Regioni, potranno verificare le reali necessità regionali di incenerimento di rifiuti, sulla base di dati aggiornati, e in continua evoluzione, dei livelli di RD e non sui dati del 2013, usati dal Ministero dell’Ambiente, considerati già obsoleti.
 
Entrando nel merito della Regione Lazio, è stata quindi ribadita dall’Assessore Civita la necessità di verifiche aggiornate, con la confidenza di poter escludere la costruzione di nuovi inceneritori. Per quelli dove ci sono già delle procedure autorizzative in essere, l’Assessore Civita ha escluso la necessità dell’inceneritore di Albano, ha confermato la continuazione di funzionamento, monitoraggio e controllo di quello di San Vittore, ha preannunciato la necessità di riattivazione con “revamping” di quello di Colleferro, e una verifica della necessità dell’inceneritore di Malagrotta per il quale si ipotizza, forse, una linea attiva per 90.000 t/anno.
 
E’ stato ribadito all’Assessore Civita che, comunque, l’attuale costituzione di un ATO Unico Nazionale pregiudicherà scelte autonome delle Regioni, le quali dovrebbero invece procedere ad una ferma contestazione dell’impostazione governativa, chiedendo impegni decisi e circostanziati, con obiettivi temporali, verso un’impostazione nazionale senza inceneritori , sull’esempio della scelta del Governo danese del 2013: “Denmark without waste – recycle more, incinerate less”.
 
E’ stato ribadito altresì che molti comitati considerano gli impianti di Digestione Anaerobica (DA), che estraggono biogas dalla fermentazione dei rifiuti, alla stregua di impianti di incenerimento, perché il loro scopo non è quello strettamente di recuperare materia riutilizzabile (compost di qualità) dalla materia di scarto (rifiuti organici).
 
A riguardo l’Assessore Civita, ricordando che sono stati tolti gli incentivi alla produzione di biogas, ha affermato che il bio-metano (su cui invece rimangono incentivi) “si produce naturalmente” (quindi senza passare attraverso la fase di bio-gas da raffinare ?!?), che un impianto casalingo di riscaldamento a gas,  secondo lui, inquina di piu’ di un moderno DA, ad es. come quello  citato di Rocca Cencia, dove si prevede di bruciare il bio-metano per ottenere energia termica ed elettrica solo per il consumo interno.
 
Condividiamo la considerazione finale dell’Assessore sul fatto di aver rispetto reciproco dei  tecnici di propria fiducia, ma rimarremmo comunque molto sorpresi di ascoltare professionisti, che supportano con leggerezza le affermazioni precedenti.
 
 
Associazione Fare Verde Lazio
Associazione Reti di Pace
Comitato Malagrotta
Comitato Roma 12 per i Beni Comuni
Coordinamento Rifiuti Zero Roma
Forum Rifiuti Zero Lazio
QRE, Quartieri Riuniti in Evoluzione – Municipio VI
Retuvasa - Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 

Regione Lazio, Lazio Ambiente SpA, Colleferro: l'allegro valzer dei rifiuti.


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
Regione Lazio, Lazio Ambiente SPA, Colleferro: l'allegro valzer dei rifiuti.  


 
La discarica di Colle Fagiolara a Colleferro è chiusa definitivamente per ciò che riguarda il conferimento di rifiuto “tal quale”. Solo un parere positivo alla costruzione dell'impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) potrebbe riaprire la partita, che comunque sarebbe alquanto forzata poiché gli impianti TMB esistenti nel territorio regionale rispondono ampiamente al fabbisogno.
 
Ripercorriamo gli ultimi avvenimenti per avere un quadro chiaro e completo della situazione.

1.         Prologo

Il 27 febbraio.2014 il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha prorogato per 6 mesi, con possibilità di ulteriore proroga, l’attività di tritovagliatura per il rifiuto “tal quale” presso la discarica di Colle Fagiolara (Ordinanza Z00001), contravvenendo alla circolare del Ministro Orlando.
A tale Ordinanza Retuvasa e il Comitato Residenti Colleferro si sono opposti al TAR del Lazio ottenendo nel merito che tale attività non potesse essere prorogata ulteriormente.
 
Ricordiamo, tra l'altro, che per tale proroga il Presidente Zingaretti il 15 maggio 2015 è stato chiamato, come persona informata dei fatti, dal sostituto procuratore di Roma Alberto Galanti.

 Di fatto il 10 settembre 2014 i 29 Comuni del sub-ATO di Roma serviti da Lazio Ambiente SpA, gestore della discarica, hanno messo in atto una soluzione alternativa utilizzando Colle Fagiolara come centro di trasferenza, ovvero un luogo in cui si svolgono operazioni non solo di scarico e di carico del rifiuto per il successivo trasporto, bensì vere e proprie operazioni di trattamento e di stoccaggio del rifiuto, per il conferimento definitivo presso il TMB di Rida Ambiente SpA ad Aprilia.
 
Il 16 dicembre 2014 il sostituto procuratore Alberto Galanti dispone il sequestro preventivo del centro di trasferenza in quanto privo di autorizzazioni, indagando tra l’altro il legale rappresentante di “Lazio Ambiente SpA”, Vincenzo Conte, e il Presidente del Consiglio di Amministrazione nonché legale rappresentante della “Autotrasporti Pigliacelli SpA”, Ezio Pigliacelli.
 
Con il procedimento penale in corso (n. 58211/2014), la Regione Lazio il 13 gennaio 2015 autorizza il centro di trasferenza (Determina G00077) come modifica non sostanziale all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) della discarica, rimettendone quindi in essere la funzionalità.
 
1.         Fatti recenti

Arriviamo a marzo 2015, mese in cui scade il contratto con Rida Ambiente SpA. Lazio Ambiente SpA a fine febbraio informa del fatto i 29 Comuni del sub-ATO di Roma e si propone come soggetto interlocutore per la ricerca della migliore offerta di costo per il conferimento presso i TMB del Lazio. Solo 12 comuni hanno conferito questo mandato: Olevano Romano, Artena, Colleferro, Colonna, Carpineto Romano, Frascati, San Vito Romano, Gavignano, Gorga, Genazzano, Montelanico, Valmontone. Lazio Ambiente SpA, realizza un bando di gara, scaduto lo scorso 25 giugno, per un contratto della durata di un anno con possibilità di proroga per ulteriori sei mesi, il quale prevede la divisione in due lotti: il primo lotto relativo al servizio di TMB per 50.000 tonn/anno al costo di 3.250.000 euro + IVA; il secondo lotto per il servizio di trasporto rifiuti di 50.000 tonn/anno al costo di € 978.000 euro + IVA. Al contempo si chiede che gli scarti derivanti dalla lavorazione del CDR debbano rientrare nella discarica di Colle Fagiolara mentre il CDR stesso presso le due linee di incenerimento, sempre a Colleferro, utilizzando il viaggio di ritorno dei mezzi.
Il termine del bando di gara è stato prorogato al 14 luglio 2015 in quanto non sono pervenute offerte per il Lotto1 ed una sola offerta per il Lotto2; esito prevedibile in quanto i costi proposti da Lazio Ambiente SpA per il conferimento nei TMB, non sono regolari perché le tariffe di accesso agli impianti di rifiuti vengono determinate dalla Regione Lazio (LR 516/2008) per cui la stessa, proprietaria della società proponente, in questo momento sta avallando un bando di gara non conforme.
 
 
In questa situazione quantomeno confusa la Regione Lazio avrebbe dovuto essere di supporto ai Comuni dando i giusti indirizzi; ci risulta strano che nessuno abbia sollevato dubbi su questa pratica.
 
Nel frattempo, in attesa dell’esito della gara, i rifiuti vengono conferiti presso la SAF di Colfelice, senza passare per la trasferenza di Colleferro, mentre gli scarti di lavorazione del CDR probabilmente vengono portati presso la discarica di Cerreto, il tutto con costi più alti rispetto alla semestrale gestione con Rida Ambiente e con ulteriore aggravio per le casse dei Comuni.
A questo si aggiungono i saltuari disservizi di svuotamento dei cassonetti determinati dalla lunga percorrenza dei mezzi che, precedentemente al conferimento diretto a Colfelice, utilizzavano il sito di Colle Fagiolara come punto di appoggio per il trasbordo successivo sui TIR, operazione, però, impattante a livello odorigeno soprattutto nei fine settimana.
 
La proposta della società, che prevede il rientro degli scarti di lavorazione del CDR alla discarica di Colleferro, tende a mantenerne quel minimo di funzionalità in grado di garantire un rientro economico anche per il futuro. Ricordiamo il fatto che le volumetrie disponibili a Colle Fagiolara sono diminuite notevolmente, il che potrebbe determinare in breve tempo la chiusura definitiva del sito anche come discarica di servizio e con essa il naufragio definitivo del progetto TMB, che vede appunto in Colle Fagiolara la discarica ove conferire i rifiuti di scarto post-trattamento. A meno che non si realizzi lo spostamento del traliccio TERNA, il che riporterebbe il sito ad una funzionalità pluriennale.
 
Nel frattempo Lazio Ambiente SpA indice una ulteriore gara con scadenza 04.08.2015, per la fornitura in opera di un impianto per il trattamento di percolato nel sito di Colle Fagiolara, per un quantitativo di circa 20.000 tonnellate annue, con base d’asta di 1,3 milioni di euro. Tale operazione rientra tra quelle per l’abbattimento dei costi, visto che la discarica di Colleferro produce annualmente enormi quantitativi di percolato il cui trattamento dissangua notevolmente le casse della Società.
 
3.         Conclusioni

E' semplicemente avvilente ritrovarsi, dopo anni di dichiarati allarmi per la gestione dei rifiuti, in una situazione così ingarbugliata, antieconomica e inefficiente.  La città di Colleferro gravata da anni dalla presenza di discarica e inceneritori, non ha visto nelle passate legislature una azione da parte delle amministrazioni finalizzata all’eliminazione di quelle fonti di inquinamento ambientale e danni alla salute. La reiterata negazione dei rischi, delle evidenze portate da numerose ed autorevoli ricerche, ha mirato invece a garantirsi i forti quantitativi di denaro, attraverso il ristoro ambientale, per le casse comunali drogando i bilanci, con gli esiti che si cominciano a conoscere, compresi forti indebitamenti.
 
Di certo possiamo dire che il gioco delle tre carte con l’allegro spostamento di rifiuti da un impianto all’altro, non potrà mai risolvere il problema della gestione dei rifiuti e che molti comuni sono in netto ritardo su una raccolta differenziata porta a porta ad alte percentuali, il che rende notevolmente complesso prevedere scenari comprensoriali di gestione virtuosa per liberare il nostro territorio dall’altro elemento negativo oltre alla discarica, quello dell’incenerimento.
 
Inoltre sappiamo benissimo, supportati da esperienze in altri territori, che un aumento della raccolta domiciliare porta un aumento dell’occupazione, una diminuzione delle tariffe e una conseguente diminuzione dei rifiuti in ingresso agli inceneritori. Per questo continuiamo a domandarci perché, nonostante tutti questi vantaggi in termini economici e sanitari, i Comuni ritardatari non producano il massimo degli sforzi per giungere alle percentuali di differenziazione previste dalla Legge.
 
Decisivo comunque è il ruolo della Regione. Abbiamo già visto il ruolo che gioca – o non gioca, a seconda dei punti di vista- nella gestione di Lazio Ambiente che non depone a favore di un chiaro ed univoco indirizzo. A fronte delle politiche nazionali di valorizzazione della filiera degli inceneritori è necessario un chiaro indirizzo della Regione che vada decisamente in direzione opposta con un rinnovato ed adeguato piano per la gestione e programmazione del ciclo dei rifiuti.

Per quanto riguarda Colleferro si attende a breve la partenza della raccolta differenziata domiciliare il cui progetto è stato approvato il 28.05.2015 nel periodo di commissariamento amministrativo, con presupposti interessanti dal punto di vista organizzativo che, se rispettati alla lettera, potrebbero permettere un cambio di rotta notevole facendo sì che migliaia di tonnellate di rifiuti vengano tolti dal circuito dell’incenerimento. E’ il momento di una svolta rispetto al passato, possibile solo attraverso un coordinamento forte e determinato tra le amministrazioni sul territorio ed il contributo attivo ed organizzato dei cittadini.
 
Colleferro, 11 luglio 2015
  

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