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Inceneritori Colleferro

Lazio Ambiente SpA, un "fumoso" protocollo d'intesa.


Comunicato Stampa Retuvasa

Lazio Ambiente SpA, un “fumoso” protocollo d’intesa.

 
Tutti felici e contenti sul protocollo d’intesa stipulato in data 5 giugno 2017 tra la Regione Lazio e le maggiori sigle sindacali tranne l’USB, esclusa dalle contrattazioni anche se rappresentata all’interno della società Lazio Ambiente S.p.A..

Come ben noto, questa azienda, di proprietà della Regione Lazio, è proprietaria delle due linee di incenerimento rifiuti e gestisce la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro, oltre alla presenza nel ramo servizi di raccolta e spazzamento di cui usufruiscono alcuni comuni del versante est della Città Metropolitana di Roma.

Per cominciare in tutto il protocollo non si fa menzione della vendita della società Lazio Ambiente S.p.A., come già deliberato dalla Regione, che ha attivato da tempo procedure di audit da parte di società qualificate per valutarne le condizioni a cui cedere la società, avendo peraltro deciso di venderla interamente ad un unico acquirente. Siamo infatti in attesa dell’apertura del bando. Premesso che a noi piacerebbe un’azienda di diritto pubblico, questa omissione rende comunque poco chiaro tutto l’impianto del protocollo.

Fatta questa precisazione, su alcune posizioni espresse potremmo concordare, mentre su altre siamo estremamente critici.

Cosa devono sapere i cittadini che non viene minimamente menzionato dai rilanci stampa che tendono a riportare le dichiarazioni ufficiali dell’assessore regionale Mauro Buschini?

Partiamo dal punto 1 del protocollo che prevede la promozione della Regione Lazio con l’Assessorato allo Sviluppo Economico e Attività Produttive, l’Assessorato Ambiente e Rifiuti, al fine di cercare di indirizzare le risorse del POR 2014-2020, del Ministero dello Sviluppo Economico, del Bilancio Regionale, per la definizione di un progetto a gestione consortile e ad indirizzo e controllo pubblico. Il tutto per i Comuni rimasti che usufruiscono ancora dei servizi di Lazio Ambiente SpA. Nei sotto capitoli si evidenzia la necessità di dare una spinta ulteriore alla raccolta differenziata, la realizzazione di un impianto di separazione e conferimento delle materie prime ricavate dal processo di raccolta con eventuali partner industriali presenti nella Regione Lazio, la modalità di partecipazione di soggetti pubblici e privati.

Ottime intenzioni, peccato che siano passati due anni da quando è partita l’azione di sollecito verso le amministrazioni comunali, in particolare quella di Colleferro, affinché si realizzasse un ciclo integrato di gestione dei rifiuti sul territorio. Il tempo perso si paga nel momento in cui incombe la vendita di Lazio Ambiente SpA che versa sempre più in crisi. Quanto ai fantomatici partner industriali, sappiamo bene cosa significa, di solito, cedere la barra del timone e soprattutto garantire profitti ai privati in luogo di investimenti e servizi ai cittadini.

Il punto 2 riguarda le operazioni di vigilanza e non solo, da parte della regione Lazio attraverso Lazio Ambiente SpA, sulle attività di valorizzazione del patrimonio, sui cambi di appalto derivanti dalle scadenze dei contratti di servizio, sulle tempistiche degli interventi programmati per la ristrutturazione degli inceneritori e discarica: ci sfuggono completamente l’operatività, le conseguenze concrete di una tale attività di vigilanza ed in base a quali norme e prerogative dell’ente pubblico sarebbe realizzata.

Nello stesso punto, al di fuori del contesto, si dice: “.. si rimuova il blocco determinato dalla mancata autorizzazione di AMA agli impegni di investimento riguardanti la linea di E.P: Sistemi S.p.A..”. Intenzione coerente con la volontà regionale di rilanciare gli inceneritori. Il problema appare sottovalutato se la posizione di AMA rimanda ad un progetto complessivo di gestione dei rifiuti dell’amministrazione di Roma capitale che non preveda l’utilizzo degli inceneritori di Colleferro.

In secondo luogo si parla di impianti, inceneritori e discarica, quindi impegno dichiarato ancora più esplicitamente, senza se e senza ma, a proseguire l’incenerimento. Si può dedurre -in base alla volontà di spostare i tralicci- anche l’intenzione di utilizzare il sito di discarica per i due anni rimanenti prima che vengano applicate le tanto declamate intenzioni di chiusura definitiva: post-mortem non contemplato, forse questione troppo imbarazzante.

Nella nostra assemblea pubblica di qualche giorno fa ci siamo domandati come era distribuito lo stanziamento della Regione Lazio di 5,3 milioni per il ramo discarica. Oggi ne abbiamo notizia: 3,5mln per impiantistica, selezione e compostaggio rifiuti, 1,3mln per l’impianto di trattamento del percolato, 500 mila euro per lo spostamento dei tralicci. Ricordiamo che la discarica da tempo non riceve più rifiuti perché ha completamente esaurito la capienza.

Ebbene si, la regione Lazio finanzia tutto questo, compreso lo spostamento dei tralicci posti nel bel mezzo della discarica, mentre i sindaci di Colleferro e Paliano intervenendo al nostro incontro, hanno espressamente dichiarato che questa operazione non si farà mai se non come attività propedeutica alla chiusura. Come ci dovremmo regolare? Riusciamo a stare tranquilli se questa operazione viene fatta in breve? Supponiamo di no, in quanto il passato insegna che quando c’è una buca autorizzata per i rifiuti, la si riempie fino a quando ne viene data possibilità. A meno di non voler sovvertire la storia. 

Il punto 3 è relativo alla salvaguardia dell’occupazione e di tutte le misure da mettere in atto per far sì che questa operazione sia più indolore possibile attraverso il coinvolgimento diretto delle Organizzazioni Sindacali. Anche qui è una storia conosciuta: dalla dismissione della ex Snia BPD, alla nascita del Consorzio Gaia, all’Amministrazione Straordinaria dello stesso, al subentro di Lazio Ambiente SpA, tutte operazioni che hanno decretato tagli occupazionali e operazioni che con il diritto del lavoro avevano poco a che fare.

Nella gestione dei rifiuti si è passati da 1200 occupati nel periodo d’oro del Consorzio Gaia agli attuali 405 con Lazio Ambiente SpA. Quando parliamo di passaggi di proprietà teniamo  bene a mente il famoso verbale  di conciliazione che i dipendenti Gaia furono “costretti” a firmare, garantendo a Lazio Ambiente SpA come acquirente, la rinuncia da parte dei dipendenti a  ferie,  TFR, permessi e tutti i diritti che avevano maturato dal 2008 anno in cui si insediò l’Amministrazione Straordinaria. Una ricatto alla luce del sole.

Ci saranno anche in questo caso manovre del genere con l’avallo delle Organizzazioni Sindacali? Il tempo ce ne darà notizia.

E’ certo che in questo contesto decisionale vengono messi da parte sia gli Enti Locali che i cittadini. Anzi no, gli Enti Locali sono richiamati nel punto 1 per la costituzione -tardiva e non meglio definita- del nuovo soggetto in house providing, mentre per i cittadini è di prassi l’estromissione.

Al punto 4 viene esplicitato l’interesse per la salute congiuntamente con l’Assessorato alla Sanità per predisporre un piano di salvaguardia della salute pubblica assegnando alle strutture sanitarie del luogo, in particolar modo il presidio di Colleferro e Anagni, il “… ruolo di monitoraggio, prevenzione e diagnosi precoce per le patologie prevedibilmente conseguenti alle attività lavorative e non lavorative…”. Anomalo controsenso. Si afferma che questi impianti danneggiano la salute prima ancora di affidare alle strutture sanitarie il monitoraggio e la diagnosi? Soprattutto ancora un intervento estemporaneo al di fuori del rilancio complessivo del sistema sanitario e della sorveglianza epidemiologica sul territorio. In questo contesto che ruolo vogliono giocare le organizzazioni sindacali?

I punti 5 e 6 confermano l’intenzione di rimettere in marcia gli impianti di incenerimento, il punto 7 comunica l’istituzione di una cabina di regia di supervisione che come la storia insegna poco potere e poca influenza sul corso degli eventi potrà avere. Non si rimuove l’ambiguità di fondo che deriva dall’ignorare il percorso già deciso di vendita per intero di Lazio Ambiente SpA.

In definitiva il protocollo d’intesa è unilaterale. Gli impianti di incenerimento devono funzionare forzando anche Roma perché in questo modo si manterrebbe l’occupazione, la discarica deve funzionare fino alla sua morte, i cittadini e i lavoratori devono ammalarsi perché solamente così si mantiene in funzione il giocattolo. Tutto questo con soldi pubblici.

Le parti si riconvocano il 3 luglio 2017.

 
Colleferro, 09.06.2017
 

Processo inceneritori Colleferro: escluse Associazioni e Enti territoriali.


Comunicato Stampa Congiunto

PROCESSO SUGLI INCENERITORI DI COLLEFERRO: ESCLUSE ASSOCIAZIONI ED ENTI TERRITORIALI

 
Il processo sugli inceneritori di Colleferro è stato agli onori della cronaca per molto tempo per l'estrema scientificità delle condotte criminose contestate. Risulta dal capo di imputazione che gli imputati hanno bruciato nell'inceneritore rifiuti non consentiti, arrivando, per non far emergere le loro responsabilità, a far falsificare i certificati relativi e a penetrare nel sistema informatico di monitoraggio in continuo, onde non far risultare lo sforamento delle soglie per inquinanti emessi in atmosfera. Ad oggi, la popolazione colleferrina non sa che cosa sia stato bruciato prima del 2008 nell'inceneritore, ma i dati per asma pediatrico e patologie alle vie respiratorie parlano -purtroppo- da soli.

Fatti di tale gravità hanno suscitato lo sdegno della popolazione e delle associazioni che a suo tempo venivano ammesse parti civili nel processo dinanzi al Tribunale di Velletri.

Il Tribunale di Velletri, dopo quattro anni di processo, dichiarava la propria incompetenza funzionale: il processo veniva trasmesso al Tribunale di Roma e, dopo quasi due anni, il GUP Fattori, dopo alcune udienze, ha deciso di escludere tutte le parti civili: enti territoriali ed associazioni.

E' questa dunque l'ultima evoluzione di un processo evidentemente nato male: la maggior parte dei capi di imputazione è già caduta o cadrà in prescrizione e forse una condanna civile sarebbe stato l'unico effetto pregiudizievole derivante agli imputati condannati per la loro condotta, ma neanche questo deve accadere, se si è deciso di escludere anche i Comuni che sono per legge deputati a tutelare il territorio e la salute dei loro cittadini!

Il messaggio dunque che passa, a vedere il decorso di questo processo, è che in Italia chi inquina, non paga. 
 
Colleferro, 04.03.2017

F.to:
Comitato Residenti Colleferro, Associazione Mamme Colleferro, Associazione Raggio Verde, Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Associazione Unione Giovani Indipendenti
 

Inceneritori Colleferro, sulla sentenza del TAR del Lazio è necessaria la correttezza dell'informazione.


COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
 
Sentenza TAR del Lazio su rinnovo AIA inceneritori Colleferro:
la correttezza dell’informazione prima di tutto.

 
 
Leggiamo su alcune testate giornalistiche, più o meno importanti, toni che enfatizzano una presunta sconfitta del Comune di Colleferro e delle associazioni ambientaliste sulla sentenza del Tar del Lazio per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale degli inceneritori di Colleferro.

Diciamo che è poco piacevole mettere l’accento con titoli eclatanti, quando un ricorso del genere è funzionale alla salvaguardia dell’ambiente e della salute di una comunità, sembrerebbe quasi come se ci sia un piacere al fatto che un TAR si sia pronunciato in termini reputati -a torto- non favorevoli alle associazioni ambientaliste e ad un Comune che si sta attivando a tutela dell'ambiente e della salute dei suoi cittadini. 

Peraltro tali titoli sono anche fuorvianti, in quanto non è assolutamente vero “che il TAR dice “no” all'annullamento dell'autorizzazione AIA, sconfitti il Comune e le associazioni”.

Ricordiamo che i giornalisti hanno l' ”obbligo inderogabile del rispetto della verità sostanziale dei fatti”, ebbene, allora perché scrivere un tale titolo, quando nella sentenza il TAR non si è minimamente pronunciato in merito all'annullamento dell'autorizzazione AIA?

Una corretta informazione dovrebbe riportare la notizia che il TAR ha deciso di non pronunciarsi in merito all'annullamento del provvedimento, in quanto la Regione Lazio ha aperto un procedimento di riesame dell'autorizzazione, si badi bene, solo dopo la notifica e l'introduzione del processo amministrativo da parte di Comune e associazioni e ha quindi ritenuto che è venuto meno l'interesse all'annullamento di un'autorizzazione che è in ogni caso oggetto di riesame.

Non è inoltre esatto riportare la notizia che la Regione Lazio “estendeva la durata dell'AIA dell'impianto di Colleferro fino al 08.05.2019 in ottemperanza ad una direttiva europea”, in quanto il corretto adempimento della normativa europea avrebbe imposto una istruttoria per appurare se l'AIA era conforme alle norme introdotte medio tempore dalla direttiva, che nella fattispecie non aveva luogo, provvedendo la Regione ad estendere in automatico l'AIA, mentre il Ministero dell'Ambiente aveva raccomandato di effettuare un'istruttoria al fine di valutare se aprire un riesame in alternativa alla estensione di validità dell'AIA.

Il TAR, a torto o a ragione e non è comunque questa la sede per sindacare la correttezza di una sentenza, ha ritenuto che essendo il riesame stato aperto, anche se -furbescamente- dopo l'estensione di validità e la instaurazione del processo, fosse nella sostanza cessata la materia del contendere e ha ritenuto, in considerazione della apertura del riesame, di non dover entrare nella valutazione della correttezza di un'azione amministrativa, che consente l'operatività di un impianto che rilascia nelle falde cromo esavalente, prendendo atto con nota datata 10.01.2016  dell'ottemperanza (dopo ben 7 anni di operatività!) di una prescrizione dell'AIA data nel 2009.

Ma di queste che sono vere notizie, pure riportate nella sentenza, l'articolo non dice nulla.

E noi chiediamo al suo autore di spiegarci i motivi di ciò.

Nell'articolo si domanda quanto sia costato al Comune di Colleferro proporre un ricorso che secondo l'autorevole parere di un giornalista sarebbe stato “perso in partenza” ma che, guarda caso, ha sortito l'effetto della sollecita apertura del procedimento di riesame da parte della Regione Lazio
.
Il giornalista può tranquillamente chiedere all’Amministrazione comunale.

Chiediamo al medesimo giornalista che voglia anche indagare quanti costi all'Erario sta comportando la mancata ottemperanza della Regione Lazio alla sentenza della Corte di Giustizia Europea sulle discariche abusive. Anche questo è un interessante tema di indagine giornalistica indipendente e aspettiamo trepidanti una sua pubblicazione in merito.

In aggiunta a quanto detto finora la sentenza ha riportato che in caso di inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie, ulteriore motivazione dei ricorrenti, fermo restando l’applicazione delle sanzioni e delle misure di sicurezza l’autorità competente procede secondo la gravità delle situazioni con a) la diffida, b) la diffida e contestuale sospensione dell’attività, c) la revoca dell’autorizzazione e la chiusura dell’installazione.

Tali indicazioni, già di nostra conoscenza, ci invitano a proseguire il monitoraggio e il funzionamento a norma degli inceneritori e di intervenire in qualsiasi momento qualora ciò non avvenisse.
 
Colleferro, 28.11.2016
F.to:
Circolo Arci “Montefortino 93”
Comitato Residenti Colleferro
Raggio Verde
Retuvasa
Ugi
 

Caos rifiuti regione Lazio, di nuovo emergenza e Colleferro deve risolvere il problema.


Comunicato Stampa Retuvasa

Caos rifiuti regione Lazio, di nuovo emergenza e Colleferro deve risolvere i problemi.


 

Emergenza rifiuti Lazio, quante volte abbiamo sentito pronunciare queste parole in fila? Oramai conosciamo vita morte e miracoli della storia, quindi siete pregati di non utilizzare più questi termini da sostituirli con uno solo: INCAPACITA’.

L’incapacità del Governo è il frutto di una scelta consapevole, quella dell’incenerimento; la regione Lazio è incapace di programmare un piano rifiuti sganciato dal passato; le amministrazioni locali sono incapaci di coalizzarsi nella progettazione di un futuro autonomo da Governo e Regione.

A tutti i livelli non c’è traccia di una strategia che abbandoni la nozione di ‘ciclo dei rifiuti’ e apra alla metodologia del ridurre-recuperare-riciclare, che lascerebbe ben pochi residui alla fase finale del ‘recupero di materia’, ma ciò richiederebbe una straordinaria mobilitazione e partecipazione dei cittadini delle popolazioni e l’abbandono di straordinarie posizioni di profitto -legali/illegali- incardinate nell’attuale ciclo dei rifiuti.

L’emergenza arriva nuovamente in un turbinio di eventi che noi attivisti abbiamo previsto già da tempo mentre le nostre proposte -concrete e documentate- rimanevano inascoltate.

L’emergenza torna e la rilancia Rida Ambiente, la società di Aprilia che tratta i rifiuti di circa 60 Comuni, 1.700.000 persone, degli ATO di Roma e Latina, per poi conferire il CDR negli inceneritori e gli scarti di lavorazione post-trattamento nelle discariche.

Rida Ambiente dopo aver vinto un ricorso al TAR del Lazio contro la regione, in cui quest’ultima veniva obbligata a definire la rete integrata dei rifiuti, si trova a dover sospendere o diminuire in modo sostanziale le attività in quanto non esistono più impianti di discarica che possono ricevere gli scarti di lavorazione.

I siti di conferimento di Rida Ambiente sono stati in passato i seguenti.

  • Presso la discarica di Pontina Ambiente S.r.l. che non può più rispondere agli obblighi di servizio pubblico di discarica;
  • Presso Borgo Montello, sito di discarica esaurito e da bonificare, dove ha un contenzioso con la Ecoambiente S.r.l;
  • Presso la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro, oggi Lazio Ambiente S.p.A., il gestore della discarica, si trova nella situazione di diminuire l’accesso di camion in quanto l’impianto dispone di volumetrie limitate. Lo stesso gestore richiede da tempo lo spostamento dei tralicci di alta tensione, che permetterebbero una nuova disponibilità per circa 600.000 tonnellate, come conferma la delibera di fabbisogno regionale, la n. 199 di aprile 2016.


In attesa dello spostamento dei tralicci la regione Lazio agisce d’imperio e autorizza ("Area Ciclo Integrativo dei Rifiuti" con delibera n° G11840 del 14/10/2016) una modifica non sostanziale per una sopraelevazione della collina di discarica da 280 a 287 metri sul livello del mare, corrispondenti ad “un quantitativo complessivo di 24.000 tonnellate circa, che Lazio Ambiente ha deciso di ripartire in massimo 120 tonnellate giornaliere (4 macchine giorno)” come si legge in un nota di Rida ambiente del 18 ottobre scorso.

Maturano decisioni, si preparano situazioni inaccettabili. Come ci opponiamo al revamping degli inceneritori di Colleferro, ci opponiamo allo spostamento dei tralicci perché sappiamo benissimo che con una nuova buca da riempire ci sarà sempre qualcuno che lo farà.

Ma il nocciolo della questione non è questo.

Ciò che è accaduto con Manlio Cerroni, patron della monnezza regionale e non solo, avrebbe dovuto insegnare qualcosa, ma evidentemente incapaci si nasce.

Oggi siamo di nuovo sotto scacco, l’attore principale è un altro, ma ciò non cambia l’essenza delle cose, una società che minaccia di lasciare i rifiuti per strada se non si risolve la questione, diffidando la regione Lazio ad adempiere alla costruzione di una rete di siti ed impianti adeguata allo smaltimento.
Le politiche adottate lasciano mano libera ai ‘signori della monnezza’ che hanno tutto da guadagnare dalla successione di emergenze ed interventi straordinari, che finisce per scaricare le conseguenze sui territori, come Colleferro che torna in pole position per la risoluzione del problema. E sì, perché se c’è emergenza è sempre Colleferro che deve rispondere, è già accaduto e continuerà ad accadere se non poniamo termine a questo filo sottile di subalternità.

Un richiamo va fatto alle amministrazioni locali, incapaci di elaborare una strategia alternativa per il proprio territorio, dando la sensazione di non andare oltre il contrasto verbale al ripetersi un tragico copione. Nella catena dei poteri di governo sui territori -sempre più sbilanciata verso l’alto- alle amministrazioni locali non viene concessa neppure una blanda politica di ‘riduzione del danno’.

Una svolta radicale dall’economia dei rifiuti a quella del recupero richiede una straordinaria mobilitazione dei cittadini, delle risorse e delle competenze dei territori, una rivoluzione culturale e civile. Gli amministratori, nel momento in cui vi rinunciano, quando si coprono dietro i limiti dei propri poteri, hanno la grave responsabilità di spingere i cittadini verso la passività, salvo poi attribuire ad essa ogni responsabilità.

Noi, reti di associazioni, comitati e singoli cittadini, a quella mobilitazione abbiamo sempre fatto appello, ad essa abbiamo lavorato, ad essa ancora una volta ci rivolgeremo, prima che sia troppo tardi e prevalga l’indifferenza e la rassegnazione.

Il consiglio regionale straordinario sui rifiuti del 24 ottobre, sarebbe tale se fosse stato sostenuto da una consultazione, partecipazione e chiamata a raccolta di tutte le forze attive, ti tutti i livelli di governo del territorio.

Così non è stato, ne dovranno renderne conto.

Colleferro, 23.10.2016
 

Lazio Ambiente SPA sulla cessione quote: rifiuti, diritti, democrazia.

 
Comunicato Stampa Retuvasa

Lazio Ambiente SPA sulla cessione quote: rifiuti, diritti e democrazia.


 
Con la Deliberazione 4 ottobre 2016, n. 572 la regione Lazio ha deciso la cessione completa delle quote azionarie (100%) di controllo di Lazio Ambiente S.p.a.

Le motivazioni per questa decisione si riassumono nelle parole che seguono: “ (…) alla luce delle risultanze dell’analisi sopra indicata, la migliore opzione, in termini di fattibilità tecnica, di coerenza con il piano di razionalizzazione e di prospettiva industriale e soprattutto in termini di effetti economici, è l’operazione di ricapitalizzazione parziale con successiva cessione totale di azioni tramite procedura ad evidenza pubblica, in quanto è in grado di massimizzare gli effetti economici dell’operazione e di evitare il coinvolgimento finanziario della regione Lazio per ulteriori investimenti in Lazio Ambiente ed in EP Sistemi, previsti nell’esercizio 2017, per 21,7 milioni di euro;”

La strada intrapresa era già scritta nelle cifre del pian industriale esposte nella delibera 495 del 4 agosto, dalla quale si evinceva che l’asset fondamentale di Lazio Ambiente erano/sono gli inceneritori. Se l’investimento di 21 milioni previsto per il 2017, risultava assolutamente insopportabile per le finanze della regione, quest’ultima doveva comunque intervenire per evitare il collasso della società.

La regione ricapitalizza Lazio Ambiente per 12.600.000 euro equivalenti agli investimenti previsti per il 2016, necessari innanzitutto per mantenere in funzione le due linee di incenerimento del cui stato tutti sono consapevoli, nonostante la società cerchi di non far trapelare alcuna notizia.

Dalla delibera del 4 agosto si evince che sono previsti 7 milioni di investimento per il cosiddetto revamping. Non ci è possibile entrare nel merito di quali interventi si vadano a finanziare con quella cifra, ma siamo certi di fronte alle previsioni di investimento per il 2017 che si tratta di tamponare una situazione prossima al collasso tecnico degli impianti.

In sintesi possiamo concentrarci sulla posta in gioco costituita dagli inceneritori: siamo di fronte ad una prospettiva a breve che comprende, assieme agli investimenti tampone il rinnovo della Autorizzazione di Impatto Ambientale (AIA) per le due linee ed una di lungo periodo che passa per la messa a gara della società.

Sulla prospettiva a lungo non possiamo che ribadire quanto scritto più volte: chi compera una società decotta, con debiti certi e crediti incerti, si sente garantito dalla strategia governativa sui rifiuti che privilegia gli inceneritori e ne decreta il carattere strategico, li sostiene con un mercato unico nazionale, mentre neppure nei confronti delle discariche si emette un verdetto di morte certa. Chi compera vuole che gli siano garantiti molti anni per ammortizzare gli investimenti e cumulare profitti.

La prospettiva a lungo si apre a breve, la delibera lo ribadisce, un arco di tempo per schivare fallimento della società e costi esagerati per la regione, un margine di tempo probabilmente troppo breve per realizzare un coerente ed adeguato intervento di rianimazione degli impianti. La documentazione presentata dalla società in conferenza dei servizi per il riesame dell’AIA, in particolare la  scheda d - Individuazione della proposta impiantistica ed effetti ambientali, solleva numerosi interrogativi, che affronteremo nella giusta sede e nel dibattito pubblico.

Stretti tra la precarietà tecnica, finanziaria ed ambientale del presente ed un futuro che riconsegna il nostro territorio al suo passato, i cittadini di Colleferro e dei paesi limitrofi hanno diritto di conoscere tutta la verità sullo stato degli impianti di incenerimento, ogni informazione sulle vicende passate, sullo stato presente, su ciò che accadrà nell’interregno prima della vendita. La documentazione offerta non offre a nostro parere garanzie sufficienti, mentre le illegalità delle passate gestioni, su cui è in corso un processo, creano molti interrogativi anche sul presente. Una situazione tecnica precaria, confermata dalla quota di investimenti prevista per l’anno in corso, che peraltro va a concludersi, che effetti provoca sulla salute dei cittadini?

Sono domande superflue? Lazio ambiente inauguri allora una politica dei ‘dati aperti’ integrale, dia il buon esempio a tutte le società che gestiscono servizi essenziali per la comunità.

La completa trasparenza sull’oggi è la condizione necessaria per un confronto pubblico sul futuro.

Un futuro che la comunità di Colleferro e del territorio condivide con gran parte del territorio nazionale per la politica sui rifiuti. La risposta di istituzioni locali, comuni, città metropolitane e regioni, quando non è di totale allineamento, è assolutamente inadeguata.

Le nuove amministrazioni non sembrano fare eccezione.

Non è sufficiente una politica che possiamo definire di ‘riduzione del danno’; la trasformazione del ‘ciclo dei rifiuti’ in economia del riciclo, del recupero richiede una volontà ed una progettualità, una capacità di aggregare risorse e competenze sui territori, di informare e mobilitare i cittadini che va ben oltre le logiche che dominano gran parte delle amministrazioni. Amministrazioni, stremate da una politica pluridecennale di sottrazione di risorse e poteri, debbono rendere conto di questa condizione ai propri cittadini, non coprirsi dietro di essa.

Colleferro e la Valle del Sacco non solo sui rifiuti condividono un destino con molti altri territori. Con l’istituzione del nuovo Sin Valle del Sacco, si apre una partita gigantesca proporzionale alla complessità ed alle dimensioni del territori perimetrati al suo interno. Una partita che richiede nell’ambito nazionale miliardi di euro per la bonifica dei siti di interesse nazionale, ma soprattutto la capacità di progettare una diversa economia dei territori, di cui equilibrio idrogeologico, qualità dell’ambiente, eliminazione delle fonti di inquinamento, sono contemporaneamente precondizioni, vincoli ed obiettivi.

La coalizione di interessi che congiurano per negare al nostro territorio un futuro libero dalla dannazione dell’inquinamento di tutte le sue matrici ambientali, ci obbliga a costruire una coalizione contraria nel nostro territorio ed assieme a molti altri nel nostro paese.

Non possiamo pensare che sia sufficiente una pura azione di resistenza, a cui peraltro non abbiamo alcuna intenzione di rinunciare e che pensiamo si debba intensificare. Dobbiamo avere la capacità di riconoscere e di riconoscerci reciprocamente con tutti coloro che chiedono il riconoscimento dei nostri stessi diritti fondamentali, a questo negli anni abbiamo già lavorato e pensiamo sia oggi una condizione irrinunciabile per sperare di vincere.

Il nostro paese vive in queste settimane un confronto sulla democrazia, sulla rappresentanza sull’efficacia della azione di governo, sulla costituzione. I cittadini possono pensare di misurare concretamente quale possibilità hanno di far valere i propri diritti, di misurare concretamente la volontà dei propri rappresentanti di battersi sino in fondo.

Possono cominciare a pensare che c’è un legame inscindibile tra i diritti fondamentali, su cui si fonda la nostra Costituzione e quelli che si vogliono concretamente affermare nel territorio dove vivono e che gli uni e gli altri vanno difesi, affermati e arricchiti, assieme.

 
Colleferro-Valle del Sacco, 18.10.2016
 

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