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Fiume Sacco

Frosinone 13 aprile 2019, Manifestazione Unitaria Valle del Sacco.

 
MANIFESTAZIONE UNITARIA PER LA VALLE DEL SACCO
Frosinone 13 Aprile 2019

 
Chiediamo il conto su inquinamento e salute della Valle del Sacco”
 
SCENDIAMO IN STRADA PER UN FUTURO PULITO
 
 
L'attualità e lo stato presente delle cose.
 
È stata messa a conoscenza di associazioni e amministrazioni la bozza del cosiddetto accordo di programma che definisce priorità e procedure per avviare le attività di caratterizzazione e di bonifica nell'area del SIN (Sito di Interesse Nazionale) Valle del Sacco. Per tali attività risultano già stanziati, da regione Lazio e ministero per l'ambiente, fondi per complessivi 53,6 milioni di euro. Tralasciando di menzionare carenze di tipo procedurale, segnaliamo la mancanza di strumenti efficaci di partecipazione per amministrazioni ed associazioni come ad esempio il Tavolo di trasparenza sul nucleare della regione Lazio. Di questa ed altre osservazioni la versione definitiva dovrà tenere conto.
 
La mobilitazione seguita alla comparsa di grandi quantità di schiuma sul fiume Sacco ha ravvivato l'attenzione dei cittadini della Valle e degli organi di informazione locali, regionali e nazionali sullo stato di salute del fiume e del territorio circostante inquinato da decenni di attività industriali.
 
Anche l'inquinamento dell'aria, presente in tutta la Valle con punte nella città di Frosinone e di Ceccano, continua a sollevare le proteste dei cittadini, e produce, da parte delle Amministrazioni, iniziative come le domeniche senza traffico. Meri pannicelli caldi che non cambiano la sostanza delle cose.
 
Ad essere a rischio sono le matrici ambientali della Valle del Sacco a causa dell'inquinamento industriale storico a cui si sono aggiunti nel tempo la gestione del ciclo dei rifiuti, il riscaldamento domestico e la mobilità su strada. Le indagini epidemiologiche, assieme ai dati capillarmente raccolti dai medici di base, rivelano una situazione sanitaria che richiederebbe una attività di screening capillare su tutta la popolazione, in particolare sui giovani: purtroppo nonostante queste evidenze il sistema sanitario ha subito negli ultimi anni colpi gravissimi che ne hanno ridotto in quantità e qualità le prestazioni.
 
Un grande rilievo è stato dato alla notizia dello stanziamento di 10 milioni di euro per il finanziamento degli interventi all'interno dell'Area di Crisi Complessa di Frosinone che tanta eco ha già avuto sui media al momento della sua istituzione. Essa riguarda un'area a cavallo della provincia di Frosinone (37 comuni) e della città metropolitana di Roma (9 comuni). Dopo questo primo finanziamento l’area di crisi dovrebbe servire a coordinare e convogliare le forme di finanziamento previste per legge per le diverse filiere produttive, attività commerciali e terziarie.
 
Sono prossimi interventi che decideranno del nostro futuro 
 
Importanti decisioni verranno dunque prese entro un breve lasso di tempo, riguardanti caratterizzazione e bonifiche, piano dei rifiuti regionale e finanziamenti all'area di crisi. Esse definiranno le direttrici di sviluppo del nostro territorio, influenzeranno pesantemente le prospettive di vita di tutti i suoi abitanti, come già hanno fatto e continuano a fare gli interventi sulle strutture sanitarie.
 
A quali attività verranno finalizzate le decine di milioni di euro che l'istituto dell'Area di crisi complessa metterà a disposizione? I precedenti, vale a dire l'accordo di programma per l'area di crisi della Videocon, non hanno avuto ricadute positive per il territorio. Con finanziamenti pubblici furono attivati 100 milioni di investimenti da parte di due multinazionali farmaceutiche Sanofi Aventis Spa e Acs Dobfar Spa, per complessivi 120 posti di lavoro, quasi un milione di euro a posto di lavoro, inoltre le aziende avevano solo un vincolo del 20% alla riassunzione di ex dipendenti dell’azienda elettronica anagnina.
Quale relazione tra gli investimenti attivati dall'istituto dell'area di crisi e quelli predisposti per intervenire sulle caratterizzazioni e le bonifiche del SIN? È stata istituita tra i ministeri dell'ambiente e dell'economia, di Invitalia e la regione Lazio, una cabina di regia destinata a coordinare gli interventi su aree di bonifica ed aree di insediamento industriale: nulla ha a che vedere con la definizione di linee guida per il futuro sviluppo del territorio.
 
Ognuno si assuma le proprie responsabilità.
 
In questi anni non abbiamo visto un contributo fattivo da parte di Unindustria, da parte dell’ASI, delle diverse associazioni di categoria produttive e professionali, nel delineare nuove linee di sviluppo del nostro territorio. Troppo spesso la richiesta, anche giustificata, di semplificazione di procedure autorizzative si è tradotta nella richiesta pura e semplice di riduzione dei vincoli derivanti dal necessario rispetto dell’ambiente.
 
È mancata una assunzione di responsabilità collettiva e condivisa sulle linee di sviluppo.
 
Negli ultimi mesi invece si sono succedute iniziative di informazione, confronto e mobilitazione centrate sui temi dell'inquinamento, della difesa della salute e dell'ambiente, direttamente promosse da comitati, associazioni ed amministrazioni locali. La crescita di mobilitazioni e forme di partecipazione costituisce una reazione alle carenze profonde nell'azione istituzionale sui problemi del territorio: i cittadini di conseguenza sentono la necessità e decidono di agire in prima persona.
 
Ed ora, non è cosa semplice, si tratta di intervenire su assetti complessivi del territorio e per giungere a questo risultato è necessario realizzare dispositivi di partecipazione dei cittadini alla elaborazione delle decisioni, che oggi sono del tutto assenti.
 
Il SIN Valle del Sacco, una realtà complessa, come il territorio a cui appartiene.
 
I confini del SIN della nuova perimetrazione del 2016 racchiudono una porzione di territorio di straordinaria complessità dal punto di vista delle forme di contaminazione. In quei confini è racchiusa l'eredità di decine di anni di industrializzazione della Valle, una successione di aree industriali, da Colleferro a Ceprano. Lo stesso si può dire della Valle del Sacco, un territorio articolato nella sua composizione fisica, nelle sue strutture economiche, sociali e culturali che oggi si deve confrontare con straordinari processi di innovazione, con la crisi del modello economico e sociale del nostro paese, in un mondo di diseguaglianze sociali crescenti.
 
Non ci sono bacchette magiche che possano risolvere i suoi, i nostri problemi da un giorno all'altro.
 
Non si tratta di una prospettiva di breve periodo. I siti inquinati della valle sono una ferita purulenta nel nostro territorio che negli anni ha infettato la salute della popolazione, la definitiva caratterizzazione (l’insieme delle attività che permettono di ricostruire i fenomeni di contaminazione a carico delle matrici ambientali) e l'azione di bonifica puntuale di tutte le aree - anche se di lungo periodo - sono la condizione per il rilancio economico e sociale, per una conversione ecologica delle infrastrutture, delle attività produttive e degli insediamenti urbani.
 
La Conversione ecologica, l’Economia circolare.
 
La conversione ecologica è un processo di transizione verso un nuovo assetto economico e sociale sganciato dalle fonti fossili di energia, si fonda sulla ‘economia circolare', che si fonda sull’uso delle risorse rinnovabili, recupera quelle non rinnovabili e riduce al minimo la diffusione nell'ambiente di sostanze che i sistemi naturali non possono metabolizzare. In essa non si parla più di ‘ciclo dei rifiuti’, ma di recupero, riuso dagli oggetti e riciclo delle materie utilizzate per costruirli.
 
Sappiamo che transizione e conversione si possono affermare definitivamente solo a livello globale. Ogni territorio realizzerà certo un proprio percorso, ma potrà giocare un ruolo fondamentale elaborando
 
proposte e soluzioni innovative sulla base di una propria sperimentazione, potrà prendere esempio dalle realizzazioni più avanzate, con cui può mettersi in rete, con vantaggio reciproco.
 
La transizione non riguarda solo la produzione. Coinvolge necessariamente anche i consumi, gli stili di vita, l’organizzazione, la gestione del territorio, i rapporti tra le istituzioni la partecipazione ai processi decisionali: cioè la democrazia. Tutti questi aspetti sono strettamente interconnessi.
 
Se questa è la svolta necessaria per chiudere con un passato ed un presente fatto di contaminazione dell’ambiente, diffusione di patologie ad esso collegate, crisi dei settori industriali del passato, riduzione dei servizi sanitari, diseguaglianze sociali crescenti, fuga dei giovani, come si prospetta il futuro prossimo della Valle del Sacco e dei territori ad essa contigui?
 
In ognuno degli interventi previsti - nella gestione della sanità nella pianificazione delle bonifiche, nella promozione dell'area di crisi complessa - purtroppo non c'è traccia di un progetto, della necessaria visione strategica e integrata del futuro di questo territorio. Si prospetta quindi un insieme disparato di interventi, senza relazione tra loro, sottomessi alle pressioni dei gruppi di interesse più aggressivi. I precedenti interventi non depongono a favore, quando un posto di lavoro è costato un milione di euro circa e soprattutto quando ‘economia circolare’ è diventato un termine buono per tutti gli usi.
 
Partecipazione dei cittadini e funzionamento delle istituzioni.
 
L’avvio di una vera rottura col passato non è certo cosa semplice, sappiamo di quanti vincoli dobbiamo liberarci, quanto cambiamenti sono necessari nelle leggi e nelle istituzioni che ci governano: proprio per questo è necessaria una mobilitazione di risorse locali come mai abbiamo conosciuto.
 
In anni di confronto con amministrazioni locali, regionali e nazionali - di partecipazione a conferenze dei servizi a tutti i livelli - abbiamo misurato concretamente le carenze nell’azione delle singole istituzioni, soprattutto nel coordinamento tra di loro, tra pubblica amministrazione, servizi di pubblico interesse, reti associative e reti imprenditoriali.
 
Le forme di partecipazione che vogliamo attivare devono produrre una profonda e radicale innovazione organizzativa - un cambiamento del modo di funzionare delle istituzioni - capace di renderle più efficienti, di rendere più efficaci e giusti i processi decisionali.
 
Cabina di regia, informazione, formazione, educazione e partecipazione.
 
Sino ad oggi comitati e associazioni si sono dovute dedicare alla caccia delle informazioni, d’ora in poi il sistema delle informazioni pubbliche deve essere aperto, deve rivolgersi ai cittadini educandoli alla consultazione, rendendoli partecipi di ogni importante cambiamento. Deve essere strumento di educazione e formazione di una opinione pubblica consapevole, al servizio delle istituzioni e delle reti educative e culturali da cui dipende la formazione di cittadini consapevoli.
 
Vogliamo lavorare alla costruzione di una sorta di ‘cabina di regia', dove arrivano e si confrontano, in modo trasparente le voci, le idee i progetti, le soluzioni prodotte dalle reti territoriali di associazioni e comitati, dalle mobilitazioni, dalle istituzioni coinvolte, dove l'attività volontaria diviene organizzazione stabile.
 
I precedenti.
 
Nella passata legislatura nel consiglio regionale del Lazio era stato istituito un ‘tavolo speciale di coordinamento' per la Valle del Sacco, incardinato sulla VIII commissione, tra i suoi obiettivi doveva esserci la creazione di una - udite, udite - cabina di regia sul tema della bonifica e sviluppo del territorio; non se ne fece nulla. Di tavoli e cabine di regia, si continua a parlare ancora oggi tra una commissione e l'altra, tra un ministero e l’altro.

Una vertenza per la Valle del Sacco.
 
Vogliamo aprire una vera e propria vertenza per la Valle del Sacco, per quanto riguarda la dimensione territoriale e l'intreccio di problemi e, rischi e opportunità che la storia passata e recente ci ha consegnato.
 
La manifestazione del 13 aprile 2019 ne rappresenta l'apertura, il primo passo con cui inizia la costruzione dell'organizzazione necessaria, la messa a punto dei contenuti. È l'inizio di un percorso che si fonda su una logica di parità tra i soggetti coinvolti, sulla responsabilità degli uni verso gli altri, valorizzando conflitti e contraddizioni per una migliore definizione degli obiettivi.
 
Una vertenza unitaria, poiché riconosciamo una forte connessione nel sistema territoriale della Valle del Sacco, nel suo eco-sistema, nei suoi habitat naturali, nella sua configurazione sociale ed economica, nel suo patrimonio storico e culturale, nelle sue connessioni con i territori contigui, aperto al mondo, attraversato dai mille flussi delle persone, delle merci, delle informazioni e delle filiere commerciali e produttive.
 
Una vertenza per aggregare, coinvolgere e mobilitare, per creare stretti legami tra le mille particolari richieste e vertenze che sorgono di continuo, coordinarne l’azione e sintetizzarne i contenuti.
 
Da subito riteniamo necessario:
 
  •  l’avvio di uno screening sanitario della popolazione, soprattutto negli adolescenti, che valuti lo stato di contaminazione delle persone nei diversi contesti ambientali e gli eventuali effetti sulla loro salute, collegato ad un registro dei tumori effettivamente funzionante;
  • promuovere e sostenere un piano eco-sostenibile per la mobilità di merci e persone;
  • ripensare completamente le forme di riscaldamento domestico;
  • promuovere un piano per la qualità dell’aria, delle acque e dell’ecosistema;
  • creare tavoli di lavoro partecipati sulle bonifiche, sugli investimenti produttivi in tutti i settori, sul piano dei rifiuti, sui servizi pubblici e le strutture sanitarie.
 
Sarà la mobilitazione dei cittadini ad imporre un salto di qualità nel governo di questo territorio.
 
Uniamo le forze! Per costruire assieme la piattaforma per la vertenza Valle del Sacco.


 
CLICCA QUI per scaricare i materiali dell Manifestazione

Processo Valle del Sacco, prima udienza in Corte Costituzionale.


Comunicato Stampa Retuvasa

Processo Valle del Sacco, prima udienza in Corte Costituzionale.
 

Sono passati esattamente due anni, dal 19 novembre 2015, quando il Tribunale di Velletri nella persona del Giudice Dott. Mario Coderoni, per il Processo Valle del Sacco inquadrato come disastro colposo, aveva accolto l’istanza della difesa sulla legittimità costituzionale dell’art. 157 comma 6 codice penale (ex. Legge Cirielli) e rimandato la decisione in Corte Costituzionale che apre il procedimento in udienza pubblica oggi 21 novembre 2017.
 
Materia abbastanza complessa sulla quale riprendiamo la nostra interpretazione di allora.
 
Prima della Legge ex Cirielli il disastro doloso prevedeva tempi di prescrizione di 12 anni elevabile a 15 anni per la presenza di atti interruttivi; quello colposo era di 6 anni elevabile a 7 anni e 6 mesi.
Con l’introduzione del comma 6 la prescrizione diventa di un massimo di 15 anni per entrambi i reati.
 
Con la Legge ex Cirielli i termini di prescrizione sono stati resi univoci per entrambi i tipi di reato e ciò può andare a travalicare il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione e questa è stata l’eccezione della difesa.
 
Di fatto le vicende oggetto del presente processo si pongono a cavallo tra le due discipline della prescrizione succedutosi nel tempo, tra il 2005 e il 2008, prima e dopo la Legge ex Cirielli.
Per quanto riguarda la condotta degli imputati se la Corte Costituzionale dovesse dichiarare illegittimo il comma 6 dell’articolo 157, i termini di prescrizione tornerebbero a 7 anni e 6 mesi, di conseguenza i reati sarebbero prescritti, anche quelli con condotta colposa del 2008.
 
Qualora la Corte Costituzionale decidesse di accogliere l’istanza della difesa il processo decadrebbe per decorrenza dei termini di prescrizione, in caso diverso potrebbe essere ripreso seppur con altri rischi come ad esempio un cambio di Giudice che porterebbe automaticamente l'intera istruttoria dibattimentale ad essere rinnovata e in quel caso i termini di prescrizione non sarebbero sospesi, come invece è accaduto nel 2015 con il rimando alla Corte Costituzionale.
 
Auspicandoci che il processo possa riprendere ed essere portato a termine al primo grado di giudizio, ci sarà da valutare se non sia davvero il caso di trasferire le azioni delle parti civili nella sede a loro deputata, vale a dire il Tribunale civile, anche nei confronti di soggetti che non sono stati minimamente sfiorati dalle indagini, ma che hanno certamente una grande responsabilità per quanto i cittadini della Valle del Sacco hanno dovuto subire.
 
  
Valle del Sacco, 21 novembre 2017
 

PROCESSO VALLE DEL SACCO, AGGIORNAMENTO UDIENZA 4 FEBBRAIO 2014





Processo Valle del Sacco, aggiornamento udienza 4 febbraio 2014
 
Ieri, 4 febbraio 2014, si è tenuta la prima udienza preliminare nel processo della Valle del Sacco, che, dopo essere pervenuto alla fase dibattimentale, è stato rimesso alla Procura per un vizio di notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di uno degli indagati/imputati.
La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata nei confronti di tutti gli imputati e si sono costituite molte parti civili, alcune già presenti nel processo, altre, numerose, nuove.
 
Il Giudice Ilari ha rinviato il processo all'udienza del 07.03.2014, quando si pronuncerà in ordine all'ammissione o esclusione delle parti civili e in merito ad un eventuale possibile stralcio delle posizioni degli altri imputati che verrebbero rimessi alla fase dibattimentale.
 
Le associazioni Raggio Verde, Retuvasa, U.G.I., Mamme di Colleferro si augurano che il processo abbia un decorso celere, senza vizi procedurali, che lo renderebbero inutile.
 
La Valle del Sacco dovrà subire a lungo le conseguenze nefaste di comportamenti devastanti per l'ambiente e per la salute pubblica e pretende almeno giustizia.
 
 
Valle del Sacco, 5 febbraio 2014
 

VALLE DEL SACCO, PUBBLICAZIONE RAPPORTO 2013 SORVEGLIANZA SANITARIA BETAESACLOROCICLOESANO


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

 Beta-HCH, pubblicato il rapporto 2010-2013 DEP Lazio sulla sorveglianza sanitaria ed epidemiologica della popolazione residente nella Valle del Sacco
 
 
É opportuno fare il punto della situazione sulla contaminazione da Betaesaclorocicloesano (ß-HCH) alla luce della recente pubblicazione da parte del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione Lazio (DEP) del rapporto “Sorveglianza sanitaria ed epidemiologica della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco”, Rapporto tecnico attività 2010-2013, Giugno 2013.
Ricordiamo che la prima indagine pubblicata in Ottobre 2008 fu effettuata su 246 campioni di siero individuali per il ß-HCH e campioni compositi per i PCDD-PCDF e DL-PCB, famiglie di diossine.
Estratto dei risultati:
«L’analisi statistica dei dati per area ha messo in evidenza valori di β-HCH più elevati per coloro che risiedono in prossimità (entro un km) del fiume Sacco, con valori più che doppi rispetto alle altre aree»; «[…per le diossine] si è osservato nelle aree di Colleferro (sia entro un km dagli impianti sia nel resto del comune ad 1 km dal fiume) un livello superiore a quanto riscontrato nelle altre zone a quanto osservato in studi di letteratura». 
 
Nel 2009 la Regione Lazio, assecondando le richieste del DEP Lazio, avvia il programma di monitoraggio biennale del ß-HCH sui residenti ad 1 Km dal fiume Sacco, con uno sportello informativo presso le USL RMG di Colleferro e la USL di Frosinone e un ambulatorio centralizzato presso la USL RMG.
Per questa nuova indagine, il campione contattato, entro 1 km dal fiume, è stato di 710 soggetti, di cui 643 hanno aderito. Di questi ultimi, 141 sono stati in seguito esclusi per problemi strumentali relativi al laboratorio analisi (Fondazione Maugeri di Pavia), per cui per il prosieguo della sorveglianza i campioni verranno inviati ad un laboratorio di Helsinki.
L’analisi è stata condotta su un campione di 502 soggetti.
 
Riportiamo un estratto dello studio.  
 
«In conclusione, in questa indagine, sono stati messi in evidenza livelli significativi di β–HCH in una popolazione nota per essere stata esposta a tale inquinante, prevalentemente attraverso alimenti e bevande. I dati emersi dalla sorveglianza sanitaria della popolazione presa in considerazione hanno permesso di mettere in luce alcuni effetti biologici […]. In particolare sono state osservate perturbazioni del pattern lipidico, della funzionalità renale e della steroidogenesi, interessando anche gli ormoni sessuali nel sesso femminile. É stata osservata infine una chiara associazione con alterazioni cognitive.
La possibilità che alla esposizione a β–HCH segua un danno biologico di diversi organi ed apparati è suffragata dai risultati di questo studio, anche se le conclusioni generali sono necessariamente caute nell’indicare l’esistenza di un nesso di causa ed effetto. La metodologia dello studio e i suoi risultati meriteranno sicuramente una valutazione attenta della comunità scientifica nei prossimi mesi e la materia si gioverà di un attento follow-up ambientale e clinico della popolazione già coinvolta e di altre popolazioni del comprensorio che hanno subito una esposizione alla sostanza tossica».
 
«Nel mese di marzo 2013 è iniziato infatti il primo follow-up della coorte dei residenti lungo il fiume che prevede la ripetizione di tutti gli esami di laboratorio già eseguiti e una batteria di esami strumentali per la diagnosi di patologie cardiovascolari (visita cardiologica, elettrocardiogramma, misurazione della pressione arteriosa, eco-doppler delle arterie carotidee»), il tutto attraverso la stipula di una convenzione con il CNR di Pisa.
 
Le conclusioni del rapporto confermano quindi che le sostanze prodotte dall’interramento dei fusti tossici nel comprensorio industriale di Colleferro hanno determinato una “acquisizione biologica del β-HCH”, in quanto il campione esaminato è abbastanza significativo.
É opportuno che alla sorveglianza sanitaria venga dato seguito, secondo le indicazioni del DEP, e che in relazione allo studio ERAS vengano implementate analisi aggiuntive su diossine, IPA e PCB, al fine di verificare l’impatto sanitario per la presenza di impianti di incenerimento rifiuti e discariche senza dimenticare le possibili ricadute del recente incendio all’impianto di preselezione di CDR in località Castellaccio a Paliano (Fr).
Riteniamo che la pubblicazione del rapporto rappresenti un ulteriore segnale di trasparenza sull’operato epidemiologico nella Valle del Sacco e soprattutto di rispetto verso una popolazione che necessita di avere serie risposte sul proprio stato di salute.
 
Attendiamo fiduciosi che le amministrazioni facciano il loro dovere e attraverso lo strumento del Consiglio Comunale aperto, comunichino alla cittadinanza i risultati del rapporto.
 
Valle del Sacco, 30 giugno 2013 

CLICCA QUI per scaricare il Rapporto
 

Comunicato stampa 01.12.11 Retuvasa - UGI Colleferro su processo "Valle del Sacco"

Comunicato Stampa Retuvasa - UGI Colleferro

Processo “Valle del Sacco”: tempi lunghi per punire i responsabili

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco e l’Unione Giovani Indipendenti di Colleferro si associano alle rimostranze dei propri legali per il rinvio della prima udienza dibattimentale del processo “Valle del Sacco”.

Pur comprendendo le difficoltà strutturali dei tribunali e rispettando l’alacre lavoro dei magistrati in condizioni spesso inidonee, non riteniamo ammissibile il rinvio di quasi un anno, al 9 ottobre 2012, di un processo di rilevanza esemplare per la Valle del Sacco e anche nazionale, qualora venissero accertate le pesanti responsabilità di un gravissimo inquinamento di origine industriale già adombrato nelle interrogazioni parlamentari degli anni Novanta e riconosciuto solo alla metà dello scorso decennio, mentre non risulta ancora emerso in piena luce il quadro epidemiologico della contaminazione da beta-HCH nella popolazione.

In questo senso, giustamente il legale della Rete per la Tutela della Valle del Sacco, dell’associazione Codici e di Ugi, Vittorina Teofilatto, parla di “sconfitta della giustizia” e di negazione di quella “corsia preferenziale” che dovrebbe essere assicurata a un procedimento di tale portata reale e simbolica. Il prolungamento dei tempi della giustizia non è compensato dalla pur utile fissazione di una seduta intermedia nel maggio 2012 per calendarizzare l’intero processo.
 

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