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Discarica Colle Fagiolara

Colleferro, autorizzato l'impianto di TMB


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro, sui rifiuti la Regione Lazio non cambia rotta e autorizza il TMB
 
 
Il 7 maggio 2014 il presidente della Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa), Alberto Valleriani, e la rappresentante del Comitato residenti Colleferro (CRC), Ina Camilli, hanno inviato un telegramma al Sindaco di Colleferro, Mario Cacciotti, per chiedere l’adozione di un decreto contingibile ed urgente teso a “fronteggiare la situazione di emergenza in materia di igiene pubblica locale causata da attività nocive e dannose per la salute pubblica in corso in questi giorni presso la discarica.”
 
Dai responsabili della società di gestione, Lazio Ambiente SpA, abbiamo accertato che la tritovagliatura mobile, autorizzata dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, tramite Ordinanza di proroga del 27 febbraio 2014, n. 1 – di cui abbiamo contestato la legittimità rispetto alle Direttive europee - non viene eseguita salvaguardando la salute dell’uomo e dell’ambiente. “Da alcuni giorni, infatti, insieme agli odori mefitici del percolato, abbondantemente emergente in superficie, a cause delle copiose piogge, si propagano in atmosfera miasmi insopportabili a causa della rimozione dei residui della tritovagliatura rimasti in giacenza per settimane e che ora devono essere movimentati per essere trasportati presso il sito di stoccaggio”, riferisce Ina Camilli del CRC.
 
Il 3 maggio 2014 abbiamo presentato presso il Comando di Polizia Locale di  Colleferro una denuncia per dare voce ai cittadini, studenti e docenti dell’IPIA - che risiedono a circa 500 metri dalla discarica di Colle Fagiolara - ammorbati dalla presenza di odori nauseabondi tali da causare immediati, quanto gravi, malesseri fisici conseguenti all’inalazione dell’aria contaminata”, precisa Alberto Valleriani, presidente di Retuvasa.
 
Il 28 aprile 2014 la questione è stata sottoposta ad un delegato della Segreteria del Presidente Zingaretti, con la precisazione che gli odori mefitici si diffondono con cadenze periodiche, in orari diurni e notturni, in estate ed inverno, in particolare dal venerdì al lunedì, tali da provocare malessere e malori riconducibili alla presenza nell’aria di sostante maleodoranti e nauseabonde, oltre la soglia della c.d. normale tollerabilità, con una fortissima accentuazione d’estate, in presenza di elevate temperature.
 
Oltre alla Polizia locale le Autorità interpellate per la verifica del rispetto delle prescrizioni in materia di gestione della discarica sono l’Assessore comunale all’Ambiente, i titolari dei competenti Uffici comunali, i rappresentanti di Regione e  Provincia, il Presidente di Lazio Ambiente, l’Ufficio Igiene pubblica della ASL RMG, l’ARPA, l’Ufficio Commissariale di Colleferro, il Comando dei Carabinieri, i Vigili del fuoco ed il  Corpo forestale dello Stato.
 
E’ stata intrapresa anche la strada della Commissione Europea, inviando dettagliate segnalazioni, nel merito della decisione che dovrà prendere la Corte di Giustizia anche sulla situazione delle discariche laziali.
 
Spetterà tuttavia al TAR Lazio di pronunciarsi sul ricorso contro l’Ordinanza di proroga n.1/2014 del Presidente della Regione Lazio,Nicola Zingaretti, presentato da Retuvasa e Comitato residenti Colleferro circa la rispondenza del sistema della tritovagliatura alle Direttive europee e alla circolare del Ministro Orlando del 6.8.2013.
 
Per chiudere, il 5 maggio 2014 dopo quasi 4 anni di iter amministrativo, è stato autorizzato l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) dai competenti Uffici della Regione Lazio, funzionale al mantenimento in vita dei due vetusti inceneritori e della discarica di Colleferro, decisione che stronca ogni possibilità di avviare una politica virtuosa del ciclo dei rifiuti, negando al territorio e a chi lo abita la prospettiva di una scelta in termini di risanamento e bonifica dell’area urbana industriale. Infatti, l’impianto di TMB autorizzato, come da progetto del 2010, prevede – in linea di massima – che il 30% di rifiuto entrante sia destinato a CDR per gli inceneritori, mentre il restante rifiuto sarà inviato in biocelle per l’inertizzazione e utilizzato come materiale per copertura di discarica (FOS).
Per dirla in breve Colleferro torna ad essere - per usare un eufemismo - un vero polo industriale – non di eccellenza sotto il profilo tecnologico e ambientale! – completamente sganciato da una strategia politica in materia di rifiuti rispondente alle normative europee, quali la sostenibilità ambientale del ciclo integrato dei rifiuti con riduzione delle emissioni; la sostenibilità economica legata a soluzioni e tecnologie avanzate e la sostenibilità sociale di impianti accettabili dalle popolazioni, in grado di fornire posti di lavoro e risorse su scala locale.
La politica non ha voluto dare una svolta e gettare le basi per intervenire su un’area notevolmente compromessa, che chiede e necessita di un radicale cambiamento.
La politica non ha voluto cambiare rotta, continuando a sfruttare il tema dell’emergenza, oramai perenne, per proseguire sulla strada intrapresa negli anni precedenti, confermando di preferire la scelta dello sfruttamento estremo del territorio piuttosto che la prevenzione del danno socio-sanitario.
La politica si assume tutte le responsabilità di questa scelta.
 
E’ oltremodo paradossale che l’Amministrazione Regionale, ora proprietaria dell’impiantistica a Colleferro, autorizzi se stessa seguendo i criteri di un soggetto economico privato e non  privilegi l’interesse pubblico della salvaguardia dell’ambiente e della salute, come risulta conflittuale che il TMB venga installato a ridosso del Monumento Naturale della Selva di Paliano, possibile volano e centro di rilancio dell’intera Valle del Sacco.
 
Siamo consapevoli che la strada della contestazione puntuale e dell’opposizione legale non è il percorso culturale intorno al quale costruire una prospettiva di futuro con tutti i soggetti istituzionali, rappresentando il solo costoso mezzo per tutelare la nostra integrità e incolumità fisica, continuamente minacciata e schiacciata dagli interessi leciti e meno leciti che ruotano intorno all’affare rifiuti. La strada maestra resta il processo di condivisione e consapevolezza dei valori ambientali da difendere e tutelare mediante la partecipazione e coesione tra i vari soggetti sociali.
 
Ci appelliamo, pertanto, alla società civile dell’intera Valle del Sacco affinchè mostri il proprio dissenso, aderendo e sostenendo con noi il suddetto ricorso al TAR, contrapponendosi nelle diverse forme possibili verso chi vuole confermare tutto ciò, proprio nel momento in cui la necessità di riprogrammazione territoriale è d’obbligo e non può passare attraverso decisioni contraddittorie e deleterie per una visione di lungo termine.
 
 
Colleferro, 8 maggio 2014
 

Discarica di Colleferro, un'ordinanza regionale proroga le attività illegali


Comunicato Stampa

Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Comitato Residenti Colleferro


Discarica Colleferro, un’ordinanza regionale proroga le attività illegali
 

Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, su proposta dell’Assessore alle politiche del Territorio, Mobilità e Rifiuti, Michele Civita, con l’ Ordinanza n. 1 del 27 febbraio 2014 (pubblicazione BURL dell’11.03.2014) ha autorizzato la società di gestione Lazio Ambiente SpA a proseguire nell’attività di smaltimento dei rifiuti presso la discarica di Colle Fagiolara, Colleferro, facendo ricorso al potere di ordinanza attribuito al Presidente della Giunta Regionale «per far fronte a situazioni di necessità ed urgenza nei casi espressamente previsti dalla legge» (art. 191, c. 3. D.L. n.152/2006).

Con destrezza e disinvolta maestria, l’Ordinanza annulla l’atto in autotutela del 4 febbraio 2014 della Regione Lazio nei confronti della suddetta società, diffidata dal ricevere presso il sito di Colle Fagiolara, Colleferro, il conferimento di rifiuti tal quale da parte di 29 Comuni laziali
 
Il presupposto di necessità ed urgenza dell’Ordinanza è dichiaratamente infondato, dal momento che la gestione dei rifiuti tutto è, tranne che urgente, se sono potuti trascorrere ben 7 mesi dalla Circolare del Ministro dell’Ambiente Orlando del 6 agosto 2013, che ha dichiarato illegale il conferimento di tal quale, se non pretrattato attraverso sistemi di bioessiccazione, digestione anaerobica e altri sistemi come ad esempio impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico).
 
Dopo decenni di rinvii e annunci, il 1° ottobre 2013 Malagrotta ha chiuso i battenti e il 9 gennaio 2014 è crollato l’impero Cerroni; il commissario all’emergenza rifiuti di Roma, Goffredo Sottile, è entrato nel dimenticatoio con un operato alquanto discutibile, come riconosciuto anche dalla Commissione Europea in missione per le audizioni sul ciclo dei rifiuti nel Lazio e Campania. Manca un Piano operativo in grado di fronteggiare la situazione, portata al collasso dall’inerzia politica: AMA SpA, la municipalizzata di Roma, non può più utilizzare gli impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) di Albano Laziale, di Viterbo e Colfelice, dedicati ai Comuni dell’Ato di Roma; l’impianto di Cupinoro a Bracciano non può più ricevere i rifiuti dei 25 Comuni finora afferenti; stessa situazione per la discarica dell’Inviolata nel Comune di Guidonia (rif. Ordinanza).  
 
La politica sostanzialmente subisce senza decidere, e anche la Giunta Zingaretti tenta di risolvere la questione rifiuti a colpi di ordinanze urgenti e necessarie; ovvero, di fatto, attraverso proroghe e deroghe alla normativa vigente, invocando poteri eccezionali attribuiti per evitare danni e gravi pregiudizi alla salute dei cittadini.
Riteniamo che, nel caso specifico, appellarsi al danno ambientale e sanitario sia oltraggioso per un territorio che vive da decenni questa faticosa esperienza indesiderata.
 
Il punto in cui l’Ordinanza rischia di tramutarsi in beffa è l’appello ai Sindaci affinché «promuovano» il rispetto delle regole sulla raccolta differenziata per ridurre al minimo la quantità di produzione di indifferenziato, replicando quanto già previsto nella citata Circolare Orlando; per molti Comuni la Raccolta Differenziata (RD) porta a porta è non è mai decollata e non raggiunge le percentuali stabiliti dalla legge. Un esempio è offerto dall’Amministrazione comunale di Colleferro, proprietaria del sito di discarica per anni recalcitrante e restia a promuovere pratiche virtuose, avvantaggiandosi del fatto che l’omissione raramente viene punita e sanzionata penalmente.
 
Con l’Ordinanza, il Presidente Zingaretti autorizza Lazio Ambiente SpA all’uso di un impianto mobile per il trattamento di rifiuti della famiglia CER 20, in misura non superiore a 30.000 tonnellate annue, per la triturazione e vagliatura della durata massima di  6 mesi - a partire dalla sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Lazio - tempo stimato come necessario a realizzare il TMB, progetto già in fase di iter autorizzativo dall’agosto 2010, di cui si cerca di accelerare il rilascio sotto la minaccia di accumulare i rifiuti in strada.
Memori del passato, cosa possiamo supporre accadrà alla scadenza dei 6 mesi qualora il TBM non venisse approvato e realizzato nei tempi previsti, se non una nuova proroga?
 
La realizzazione dell’impianto di TMB di Colle Fagiolara, bloccato da quattro anni, viene fatto passare per una «situazione eccezionale ed urgente per la necessità di tutelare la salute pubblica e l’ambiente»; in realtà, esso sembra diventare urgente solo dopo l’acquisizione del Consorzio Gaia SpA alla regionale Lazio Ambiente SpA il 10.7.2013, poichè concedere prima l’autorizzazione avrebbe determinato un aumento del prezzo di vendita del Consorzio.
 
A seguito della diffida del 4 febbraio c.a., Lazio Ambiente SpA ha immediatamente richiesto alla regione Lazio una deroga, al fine di evitare il caos e/o il salvataggio di 29 Comuni conferitori, che la Regione non può concedere, pena il rinvigorimento di procedure di infrazione europee; le discariche del Lazio infatti sono sottotutela presso la Corte di Giustizia Europea (causa C-323/13).
 
La preoccupazione concreta che ha fatto muovere il Comune di Colleferro è legata al rischio di vedere ridotti drasticamente i propri introiti relativamente al ristoro ambientale corrisposto da Lazio Ambiente spa; il Primo Cittadino firma e invia la richiesta per sbloccare l’iter di autorizzazione dell’impianto di TMB, come portavoce dei Comuni che utilizzano il sito in questione.   
 
A questo punto, i nostri Amministratori trovano il rimedio all’italiana: il ricorso agli impianti mobili già autorizzati dalla Regione Abruzzo nel lontano 2007, da tempo utilizzati anche a Colleferro, e il gioco è fatto! 
 
A completamento di tale quadro, ARPA Lazio, nel ritenere necessario l’esercizio del potere derogatorio, si affida fiduciosa a Lazio Ambiente SpA ed «auspica» che adotti modalità procedurali e tecniche che non compromettano gli essenziali presidi posti a tutela dell’ambiente, prevedendo cautele ed accorgimenti, senza che sia mai richiamata in nessun passaggio la norma che eleva ad obbligo legislativo europeo e nazionale il rispetto della vita dell’uomo e dell’ambiente e la responsabilità per eventuali reati del gestore della discarica.
 
Ponendo attenzione agli aspetti tecnici dell’Ordinanza, si rileva che il rifiuto organico (umido) dovrebbe giungere presso la discarica a Colleferro già separato per essere avviato “esternamente” al sito di Colle Fagiolara, presso impianti individuati da Lazio Ambiente SpA, senza specificare quali.
A nostro parere tale pratica appare illogica e pericolosa sotto l’aspetto giudiziario.
Non viene specificato infatti come la frazione organica proveniente da raccolta indifferenziata verrà trattata nel frattempo, in attesa della realizzazione dell’impianto di TMB. Accertato che la tritovagliatura non permette la separazione, la deroga in questione ripropone una tecnica ed una pratica che l’Europa ha già condannato come illegale.
 
A questo punto agiremo su più piani.
 
Il primo di carattere giuridico-amministrativo e giudiziario con l’invio dell’Ordinanza alla Corte di Giustizia Europea per essere trattata nell’ambito causa C- 323/13 sul trattamento adeguato anche dei rifiuti residuali provenienti da raccolta differenziata, nonché alla Procura della Repubblica di Velletri ad integrazione del nostro esposto del 3.1.2013 sulle condizioni di gestione della discarica di Colle Fagiolara; ed infine l’eventualità di ricorso al TAR per la richiesta di annullamento dell’Ordinanza di proroga in oggetto.
 
Il secondo consiste nel chiedere alle Amministrazioni conferitrici a Colle Fagiolara di appellarsi al Presidente Zingaretti affinchè modifichi radicalmente la politica su un ciclo dei rifiuti che tanto danno ha provocato e continua ad arrecare anche nella nostra area (vedi le conclusioni dello studio ERAS sull’incidenza degli inceneritori sull’ambiente e sulla salute in area vasta).
Siamo totalmente contrari al progetto di TMB in dirittura d’arrivo perché prevede che un terzo dei rifiuti in entrata sia trasformato in CDR, funzionale al prosieguo delle attività di incenerimento di rifiuti presso gli impianti di Colleferro.
 
Il terzo e ultimo, anch’esso molto importante, riguarda la capacità di mobilitazione delle Associazioni e dei cittadini del territorio, sempre più presenti, a livello istituzionale e civile, per accompagnare il processo di rilancio della Valle del Sacco.
 
Ribadiamo che è intollerabile e paradossale proseguire un modello di ciclo dei rifiuti che perpetua  sottosviluppo attraverso pratiche obsolete, inciviltà e mancato rispetto di diritti fondamentali, sfide al territorio.
Se si ritiene opportuno raccogliere la sfida, è proprio questo il momento di rispondere dando un taglio al passato, abbandonando il progetto scellerato del TMB e accelerando una programmazione definitiva per la chiusura della discarica.
Nessuna soluzione, anche transitoria, come quella che si prospetta può essere accettata dal  nostro territorio  e da chi lo vive.
 
 
Colleferro, 25 marzo 2014

CLICCA QUI per scaricare l'Ordinanza
 

DISCARICA DI COLLEFERRO, NO DELLA REGIONE AI RIFIUTI INDIFFERENZIATI


COMUNICATO STAMPA

Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Comitato Residenti Colleferro

Bloccato il conferimento di tal quale nelle discariche del Lazio, si accellera  sui TMB?
 
 

Accogliamo con prudenza e cautela la notizia che il 4 febbraio la Regione Lazio ha diffidato la società Lazio Ambiente spa dal ricevere presso la discarica di Colle Fagiolara, Colleferro, il conferimento di rifiuti tal quale da parte di 29 Comuni laziali, che saranno dirottati - presumiamo - presso impianti regionali di TMB.

Non sono noti i motivi di urgenza per i quali la Regione abbia deciso solo ora di applicare la Circolare del Ministero dell’Ambiente, che risale al 6 agosto 2013, con la quale il conferimento indifferenziato venivano dichiarato illegale, senza il preventivo pretrattamento meccanico, mentre sono intuibili le ragioni per le quali la Regione ha presentato una diffida contro la sua società Lazio Ambiente SPA, di proprietà regionale.
La classe dirigente della Regione non è stata in grado negli ultimi venti anni di adottare una vera politica dei rifiuti e di programmare un piano di intervento; tenta ora di affrontare la grave situazione ambientale ricorrendo allo strumento della diffida, perdendo sei mesi di tempo.

Da agosto le Associazioni ambientaliste del territorio, i Comitati ed i Cittadini hanno chiesto ai vari livelli di governo con esposti, denunce, segnalazioni ed istanze l’immediata applicazione della suddetta Circolare e denunciato alla Magistratura ed alla Corte dei Conti, oltre che agli Enti preposti al controllo, la mancata applicazione della Circolare Orlando, senza che gli organi politico-amministrativi regionali (Regione, Provincia, Comune) prendessero provvedimenti.
 
Attendiamo di conoscere e approfondire i motivi della decisione del Presidente Zingaretti di procedere alla chiusura simultanea delle discariche su tutto il territorio di sua  competenza, ma allo stato attuale la loro chiusura non ci tranquillizza, ed anzi ci preoccupa l’assenza di informazioni circa gli impianti di pretrattamento a cui ragionevolmente si sta facendo ricorso, in quanto sono a tutti note le dinamiche create ad arte per rendere le situazioni emergenziali e giustificare il ricorso a decisioni in un contesto ordinario inaccettabili.
 
In molti siti di discarica, come quello di Colleferro, sono stati avanzati progetti per la realizzazione di impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), contestati dalle Associazioni ed osteggiati dai Comitati in quanto non rispondenti alle Direttive Europee sulla gerarchia dei rifiuti.
E’ forte il timore che si voglia provocare l’ennesima emergenza per accelerare l’iter autorizzativo degli impianti di TMB, tale da giustificare il ricorso a deroghe - strumento già sperimentato e abusato in passato -  per superare in questo modo la contrarietà delle Associazioni ambientaliste.
 
Le discariche e tutta l’impiantistica correlata devono rispondere alle normative in vigore ed il ciclo dei rifiuti, ora più che mai, ha bisogno di una ristrutturazione radicale che non può essere operata attraverso una incontrollata semplificazione dei procedimenti amministrativi sotto l’eventuale pressione emergenziale.

Necessario quindi che la Regione Lazio attui immediatamente una politica gestionale in controtendenza con il passato, vada avanti con il blocco dei conferimenti di indifferenziato nelle discariche, proceda con sanzioni amministrative verso i Comuni che non raggiungono gli obiettivi di raccolta differenziata, promuova una campagna seria sulla riduzione a monte dei rifiuti, avvii la fase necessaria per la chiusura del ciclo con centri di riciclo e impiantistica per la lavorazione delle materie separate.
Questa ultima fase, naturalmente, a totale gestione pubblica.

 
 
Colleferro, 7 febbraio 2014
 

COLLEFERRO, ESPOSTO CORTE DEI CONTI PER RACCOLTA DIFFERENZIATA


Comunicato Stampa

Rete per la tutela della Valle del Sacco e Comitato Residenti Colleferro

Colleferro, caro Signor Amministratore ti denunciamo perché non fai la raccolta differenziata.
 

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco e il Comitato Residenti Colleferro hanno presentato in data 21 dicembre 2013 un esposto-denuncia alla Corte dei Conti della Regione Lazio contro l’Amministrazione comunale di Colleferro per il mancato raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata (RD) fissate dalla Legge n. 152/2006.
 
“Un atto dovuto” afferma Alberto Valleriani,  “un obbligo di legge” aggiunge Ina Camilli, rappresentanti rispettivamente dell’Associazione e del Comitato, “che deve essere osservato, mentre anche questa volta, proprio come per tutte le varie sollecitazioni che abbiamo presentato insieme ad altri gruppi associativi dell’area comunale, non hanno mai avuto un seguito”.
 
“In questi anni abbiamo sempre chiesto il rispetto della legge e messo in pratica tutto ciò che per noi era possibile, senza mai avere avuto un riscontro positivo dall’Amministrazione del nostro Comune. Se andiamo a verificare le percentuali di RD nel Comune di Colleferro dal 2006, anno di emanazione della Legge n. 152 ad oggi, ci rendiamo conto che l’inefficienza dell’Amministrazione è oggettiva ed evidente”. “ Si passa dal 4,9% del 2006 all’ 11,25% del 2009, fino al 16,53% del 2011 per scendere al 15,25% del 2012”, quando la soglia fissata dall’art. 24 della citata legge è del 65% entro il 2012. Praticamente vi è stato il totale disinteresse negli ultimi anni ad applicare quanto stabilito da una Legge vigente, emanata in ottemperanza alle Direttive Europee.

Il comportamento omissivo dell’Amministrazione, ovvero il colpevole ritardo nell’applicazione della legislazione si traduce in una violazione contabile sanzionabile come danno erariale per l’ente comunale, e quindi per i cittadini contribuenti, a causa del mancato raggiungimento della quota prevista dalla normativa in materia di raccolta differenziata, a partire dal 2006.

Questo è quanto ha stabilito la Sentenza n. 83 del 27/05/2013, emessa dalla Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale della Liguria, in merito alla analoga situazione del Comune di Recco.
 
In conclusione, a carico degli Amministratori comunali e dei dirigenti del servizio Ambiente si configura un comportamento di sostanziale inerzia riguardo a legittime e doverose attività volte al miglioramento ed al costante monitoraggio del livello qualitativo e quantitativo del servizio di raccolta differenziata; tale comportamento denota inescusabile negligenza e grave trascuratezza nella cura dell’interesse pubblico, che avrebbe dovuto essere, invece, tutelato attraverso il doveroso e diligente svolgimento delle funzioni istituzionali e degli obblighi di servizio loro attribuiti. Tutto ciò evidenzia la sussistenza di quell’elemento soggettivo indispensabile per l’affermazione della responsabilità amministrativo-contabile individuale e personale, riconosciuta dalla citata Sentenza di Recco.

Nonostante il collegato ambientale alla Legge di Stabilità per il 2014 intenda tutelare l’inefficienza di Amministrazioni come la nostra, prevedendo una proroga, noi abbiamo il dovere, affermano i ricorrenti, di presentare l’esposto alla Corte dei Conti per la violazione di un adempimento inderogabile, posto a tutela dell’interesse generale, per il grave pregiudizio creato alla finanza locale, per i maggiori oneri a carico dei contribuenti, per i danni alla salute pubblica e all’ambiente.

La proroga non basterà a salvare quegli Amministratori e Amministrativi comunali che al 31 dicembre 2014 non hanno raggiunto la soglia del 35% di raccolta differenziata, come nel caso della nostra Giunta Comunale che si ferma molto al di sotto e per questo farà si che venga applicata una maggiorazione del 20% del relativo tributo di conferimento in discarica, che va a gravare sulle finanze comunali, cioè sui cittadini e di conseguenza sulla possibile erogazione di servizi di welfare.

“Alle associazioni, ai comitati e ai cittadini”, conclude Valleriani, “spetta avviare un processo virtuoso di rispetto del diritto, anche quando una Legge Nazionale va in soccorso dei Comuni”, “perché è il cittadino che chiede”, commenta Camilli, “l’accertamento di eventuali profili di illegittimità nei comportamenti dei nostri Amministratori e dirigenti comunali in termini di responsabilità erariale.”

 
Colleferro, 27 dicembre 2013 
 

COLLEFERRO, LA PROCURA PROSEGUA LE INDAGINI SULLA DISCARICA DI COLLE FAGIOLARA.


Comunicato Stampa
 
Rete per la Tutela della Valle del Sacco  
Comitato Residenti Colleferro 
 
 
Il re è nudo: le discariche di mezza Italia, dopo la circolare del Ministro dell’Ambiente, Orlando, del 6 agosto 2013, sono da considerarsi fuorilegge. Approfondisce la questione Andrea Palladino sul numero de l’Espresso del 5 settembre 2013, riportando le dichiarazioni di alcuni dirigenti del Ministero, oltre a ripercorrere storicamente l’ iter sui conferimenti di rifiuti in discarica.
Nel 2009 l’allora Ministro Prestigiacomo per aggirare la normativa europea, che non permetteva il conferimento indifferenziato, emanò una circolare che introduceva il sistema della tritovagliatura - semplice sminuzzamento dei rifiuti per irdurne la volumetria - in luogo della separazione per il riciclo. Il trucco fu scoperto e l’Italia venne ammonita con il pagamento di una ammenda fortettaria e giornaliera di milioni e milioni di Euro, pagati dai cittadini contribuenti.
Finalmente, dopo quattro anni, il 6 agosto 2013, il Ministro dell’ambiente, Andrea Orlando, ha emanato una nuova circolare (U.prot.GAB -2009-0014963), con la quale vieta, in termini netti, il conferimento in discarica del rifiuto “tal quale”.
Il metodo furbetto della tritovagliatura, come unico trattamento prima del conferimento in discarica, è molto diffuso in Italia, ma oggi, dopo la nuova circolare del Ministro Orlando, questo sistema non è più a norma.  
Secondo gli stessi dirigenti del Ministero, le Procure possono agire in qualsiasi momento contro i gestori, mentre la Corte dei conti – fatto nuovo non contemplato nella Circolare – può condannare Sindaci ed Assessori.
Come è noto, anche la discarica di Colle Fagiolara, di proprietà del Comune di Colleferro e in gestione alla società regionale Lazio Ambiente SpA, utilizza il sistema della tritovagliatura: nell’immediato, quindi, essa dovrebbe cessare la sua attività, perché dal 6 agosto 2013, in base alla circolare del Ministro Orlando, il sito è illegale, anche per Lazio Ambiente SpA, (subentrata al gruppo Consorzio Gaia SpA), incaricata della gestione della discarica.
Per tutti i Sindaci e Assessori con delega all’ Ambiente dei Comuni conferitori, si delinea invece un’altra ipotesi di reato.
 
QUALE?  
 
Il fatto rilevante che deve preoccupare gli amministratori locali sono le conclusioni della  sentenza “storica” della Corte dei Conti, sezione giurisdizionale della Liguria, del 29 maggio 2013.
Per la prima volta in Italia sono stati condannati al pagamento di danni erariali amministratori del Comune di Recco per mancato raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti prevista dalla legge italiana e della quota fissata dall’Unione Europea.
 
Una condanna pesante che delinea un effetto a catena nei confronti di altre amministrazioni, Sindaci ed Assessori all’Ambiente o con delega, che possono essere citati in giudizio da associazioni e comitati di cittadini per danno erariale e patrimoniale, di cui rispondono personalmente in termini economici, qualora abbiano privilegiato l’utilizzo della discarica “tal quale” invece di rendere efficiente la raccolta differenziata, nel rispetto delle percentuali dettate dalla legge 152/2006.
 
La situazione di Recco sembra riprodurre quella degli amministratori locali dei Comuni partecipati nell’ex gruppo Gaia SpA, nei quali la raccolta differenziata è ben al di sotto dei termini di legge, eccetto qualche Comune virtuoso che ha avviato il sistema di raccolta porta a porta, in alcuni casi con risultati soddisfacenti, in altri meno.
Nel caso di Colleferro vi è un ulteriore aggravante, perchè lex gruppo Gaia SpA, che effettuava i servizi di raccolta e spazzamento rifiuti, era anche gestore della discarica, quindi con un interesse economico maggiore a non incentivare pratiche virtuose, complici i Comuni consorziati, e a realizzare ulteriori impropri profitti.
 
Il risultato di decennali politiche dei rifiuti nella Regione Lazio, dannose per ambiente e salute, hanno generato flussi economici esorbitanti: vedi l’intera vicenda dell’ex gruppo Gaia SpA, i livelli di inquinamento ambientale della Valle del Sacco e le conseguenze sanitarie subite da un’intera comunità accertate dal rapporto epidemiologico ERAS, specifico sulle compromissioni sanitarie da presenza di impianti per la gestione dei rifiuti, la situazione eclatante di Malagrotta, quelle simili a Colleferro di Albano, Guidonia e Borgo Montello, il delirio del conferimento dei rifiuti di Roma e Latina a Colfelice.
Per tutto questo non può esistere stima di risarcimento, ma solo condanne giudiziarie.
 
Le Associazioni, i Comitati, i Cittadini, l’Opinione pubblica, la Società civile, nelle loro  diverse espressioni guardano all’affidabilità del sistema giustizia e  alla prosecuzione dell’operato della Procura della Repubblica di Velletri per la situazione di Colleferro,  mentre cresce il sentimento di insoddisfazione e sfiducia verso i rappresentanti politici.


Colleferro, 8 settembre 2013
 

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