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Discarica Colle Fagiolara

Rifiuti a Colleferro, stop alla tritovagliatura: lo scenario tecnico-economico.


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Comitato Residenti Colleferro
Raggio Verde
 
 
Colleferro, applicata l’ordinanza del Tar Lazio sui rifiuti in discarica: lo scenario tecnico-economico.
 

 
Apprendiamo dall’agenzia di stampa DIRE, articolo di Marco Tribuzi, notizie in merito agli effetti dell’ordinanza del TAR del Lazio ottenuta a seguito dell’impugnazione proposta dalle associazioni Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Raggio Verde e Comitato Residenti Colleferro, avverso l’ordinanza contingibile ed urgente emessa dalla Regione Lazio, che consentiva alla società Lazio ambiente SpA, ad intera partecipazione pubblica regionale, di abbancare in discarica il sopravaglio secco derivante dalla tritovagliatura dei RSU senza alcun trattamento, per una pretesa incapienza di TMB regionali, che in giudizio la Regione non è riuscita a documentare in alcun modo.
 
Il TAR sul punto ha dunque fatto presente che non sussistono i presupposti dell’emissione dell’ordinanza contingibile ed urgente e ha sostanzialmente “diffidato” la Regione Lazio dall’ effettuare una proroga oltre il 10 settembre.
 
Il risultato conseguito tramite l’iniziativa giudiziaria portata avanti dalle nostre associazioni è innanzitutto la mancata proroga dell’ordinanza contingibile ed urgente da parte della Regione Lazio. Dall’agenzia DIRE si viene a conoscenza di ulteriori particolari di cui forniamo una nostra lettura.
 
Viene infatti riferito di una riunione in Regione tra Lazio Ambiente SpA e i rappresentanti dei 29 Comuni afferenti alla discarica di Colleferro, che avrebbe portato ad una soluzione rispettosa dell’ ordinanza del Tar, da considerare provvisoria, in attesa dell’autorizzazione dell’impianto di TMB previsto. I rifiuti verrebbero portati in discarica e in loco trasferiti in TIR di maggiore capienza per essere indirizzati presso il TMB di Rida Ambiente ad Aprilia. La soluzione sembrerebbe provvisoria, per i prossimi 5 mesi. L’incapacità di programmazione produrrà un aumento dei costi a tonnellata di rifiuto, che sarà “coperto” dalla Regione Lazio, altrimenti a carico percentuale dei 29 Comuni conferitori che, a loro volta, avrebbero dovuto trasferirli in tassa a carico dei cittadini.
 
Altri stanziamenti pubblici per finanziare un costoso e perverso ciclo dei rifiuti, quando sarebbe sufficiente adottare politiche di prevenzione dei rifiuti e di incremento di raccolta differenziata per diminuire alla fonte, preliminarmente, i quantitativi da smaltire.  
Invece solo pochi Comuni conferitori alla discarica di Colle Fagiolara hanno avviato seriamente la raccolta differenziata.   
 
Dubitiamo anche sui tempi “provvisori” di tale soluzione, presumibilmente incompatibili con l’iter amministrativo, in quanto deve ancora essere convocata la Conferenza di Servizi per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dell'impianto TMB.
Sul TMB riteniamo che esso non sia necessario, alla luce anche delle obiezioni della Provincia di Roma in sede di Conferenza di Servizi per la Valutazione di Impatto Ambientale, dove si palesò  l’inopportunità di un impianto da 125.000 tonnellate/anno, quantitativi decrescenti rispetto all’incremento graduale della Raccolta Differenziata; questione che si riproporrà in sede di AIA.
A questo punto è logico l’investimento previsto dal piano economico di realizzazione proposto all’atto della presentazione del progetto, nel 2010? Chi, come, da dove proverranno i 26 milioni di euro necessari?
 
Tornando ai costi economici a breve termine di cui si farà carico la Regione Lazio si possono stimare in 150.000 euro al mese. Ciò deriva dalla differenza di costo tra il conferimento in discarica a Colleferro e l’impianto di TMB di Aprilia, 18 euro a tonnellata, tenendo come riferimento la produzione di rifiuto indifferenziato dei 29 Comuni nel 2013 che è stata di circa 100.000 tonnellate.   
Trattasi sicuramente di una “bella” cifra che si dovrà prelevare presumibilmente dal capitolo delle emergenze, quando la sola palese emergenza è la mancanza programmatica di una delle società della Regione Lazio, conscia di dover affrontare questo tipo di problema e attendista fino all’ultimo momento nel comunicare che i costi sarebbero lievitati, ma propositrice per la risoluzione del problema riguardante il trasporto dei rifiuti, senza un bando di gara. Tenendo conto che i quadri alti della Società costano circa 800.000 euro l’anno e le consulenze per il 2014 circa 400.000 euro, ci si sarebbe dovuto aspettare una visione gestionale di migliore qualità.
 
E non finisce qui: ai costi non corrisponde un servizio, ma una inefficienza dell’apparato amministrativo regionale.  Si deve inoltre considerare che per il meccanismo perverso del ristoro ambientale, il Comune di Colleferro si troverà con un nuovo “buco” di bilancio per il mancato introito derivante dai conferimenti in discarica, a parte quello derivante dagli scarti post trattamento del TMB di Aprilia, che dovranno tornare a Colleferro.
Sul “buco” di bilancio del Comune di Colleferro cosa farà la Regione Lazio? Andrà nuovamente in soccorso, come già avvenuto qualche mese fa, e fornirà copertura economica?
Abbiamo condannato allora questo uso dissennato di risorse pubbliche, oggi sarebbe ancor più scandaloso!
 
L’amministrazione comunale di Colleferro continua a dichiarare che i rifiuti di Roma non verranno mai da noi: ciò è erroneo alla radice, perché i rifiuti di Roma sono SEMPRE giunti a Colleferro sotto forma di CDR per essere bruciati negli inceneritori locali.
Oggi, a differenza degli anni passati, ci troviamo nella “seconda fase” e cioè che i rifiuti di Colleferro e degli altri 28 Comuni, mentre prima creavano danno ambientale con la discarica, ora torneranno a Colleferro per essere bruciati come CDR, per avvelenare la  nostra aria e quella delle comunità limitrofe, mentre alcuni Comuni continuano, nella gestione, a non ottemperare al principio della gerarchia dei rifiuti di derivazione comunitaria, esponendo l'Italia a nuove procedure d'infrazione. Sarebbe il caso di andare a controllare quanto ci è costata tale mancanza nel Lazio e capire chi se ne deve assumere la responsabilità erariale.
 
 
Colleferro, 8 settembre 2014
 

Rifiuti non trattati in discarica a Colleferro, il TAR Lazio dice NO


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Comitato Residenti Colleferro
Raggio Verde
 
 
Colleferro, il TAR del Lazio fa proprie le ragioni sostenute dalle associazioni ambientaliste: la discarica di Colle Fagiolara non può essere utilizzata in questo modo.

 
Il TAR del Lazio  il 30 luglio scorso si è pronunciato sulla richiesta, presentata dalla Rete per la Tutela della Valle del Sacco, dal Comitato Residenti Colleferro e da Raggio Verde, di sospendere l’ordinanza del Presidente della Regione 
Lazio, Nicola Zingaretti. L’atto in questione permette di continuare ad utilizzare la discarica di Colle Fagiolara mediante la semplice tritovagliatura dei rifiuti. Ricordiamo che la circolare del 6 agosto 2013 dell'allora ministro Orlando dichiarava invece fuori norma, quindi immediatamente non utilizzabili, le discariche di questo tipo.
 
La richiesta di sospensiva è stata respinta, ma le motivazioni espresse in proposito confermano proprio le accuse mosse dalle associazioni ambientaliste: non esiste alcun carattere di urgenza e necessità che giustifichi  questo dissennato e illegale uso della discarica.
 
L’ordinanza  pone l'accento proprio sul carattere troppo disinvolto, al limite dell'illecito, di molte decisioni prese dalle amministrazioni pubbliche nel settore del trattamento dei rifiuti.
 
Si legge: “Considerato che dalla relazione prodotta dalla Regione Lazio non emerge in maniera inconfutabile l’assoluta incapienza di impianti TMB nella regione, tale da costituire il presupposto di cui all’art. 191 c. 1 del D.Lgs 152/2006 ... “..e non si possa altrimenti provvedere”.
 
Vale a dire che nella nostra Regione ci sono impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) che non lavorano a pieno regime, capaci quindi di trattare anche i rifiuti destinati a Colle Fagiolara.
A questo proposito il TAR aveva richiesto una documentazione aggiuntiva sulla possibilità di utilizzare altri impianti di TMB presenti in Regione, in luogo della tritovagliatura autorizzata dalla Giunta Zingaretti per Colleferro.
Precisiamo che la nostra opposizione si è concentrata sul deposito in discarica del rifiuto secco in uscita dal tritovagliatore, circa il 60/65%, in quanto il rifiuto umido, a detta del gestore Lazio Ambiente SpA, viene già conferito ad impianti esterni.
La Regione Lazio ha risposto con una documentazione insufficiente, priva di fondatezza, contrastata ulteriormente dalle memorie prodotte dai nostri legali.
 
Si legge sempre nell’ordinanza:“che peraltro la mancata utilizzazione di alcuni impianti TMB deriva da ritardi di natura meramente amministrativa, che l’Amministrazione ha l’obbligo di superare tempestivamente; 
che tali circostanze renderebbero verosimilmente illegittima una eventuale proroga dell’ordinanza
contingibile ed urgente qui impugnata;”
 
Il Giudice bacchetta l’Amministrazione regionale, lenta e inadempiente nella risoluzione dei problemi legati al ciclo dei rifiuti.
Il dato di rilievo è che un’ulteriore proroga per l'utilizzo della discarica non è ammissibile perché in realtà non esiste nessuna emergenza rifiuti, paventata ad ogni pié sospinto da amministrazioni e gestori. Da metà settembre quindi non si potranno più conferire rifiuti non trattati presso la discarica di Colle Fagiolara.
 
Continua il giudice: “tuttavia il provvedimento impugnato ha quasi del tutto esaurito i suoi effetti, attenuando fortemente il presupposto del periculum.”
 
La richiesta di sospensiva viene rigettata solamente perché ormai i tempi dell'ordinanza stanno per scadere, quindi i pericoli vengono ritenuti minimi.
 
Questa ordinanza è il primo atto amministrativo importante che fa ben sperare nella chiusura della discarica di Colleferro quantomeno per il conferimento di rifiuti non trattati. Saremo sicuri della chiusura se il paventato impianto di TMB a Colle Fagiolara non verrà costruito, anche perché è stato dimostrato che realmente non è necessario per la quantità di rifiuti prodotti nella nostra Regione.
 
Nel contempo il governo sta emanando il D.L. 91, che tra le tante indecenze in materia ambientale, conferisce, all'art. 14 comma 1, poteri straordinari al Presidente della Regione Lazio per la risoluzione di emergenze connesse al ciclo dei rifiuti, una sorta di militarizzazione. Il documento preparatorio al D.L. citato, però chiarisce che non si potrà andare in deroga alle normative comunitarie in materia.
Di fatto l’ordinanza del Tar manterrebbe inalterato il quadro della situazione descritto precedentemente.
 
Gli scriventi, che da anni si battono per la riduzione dei rifiuti ed un ciclo degli stessi, virtuoso e rispettoso dell'ambiente e della salute, lanciano una proposta auspicandone un’ampia condivisione: la creazione di un polo  universitario a carattere regionale finalizzato alla ricerca e sviluppo di metodologie e tecniche primariamente per la riduzione dei rifiuti  e per  il riciclo e riuso di quelli che necessariamente si producono.
 
Un polo universitario capace di avviare competenze specifiche coinvolgendo le aziende nella riduzione dei rifiuti legati agli imballaggi, che attivino lo sviluppo di tecnologie mirate al trattamento dei materiali post-raccolta differenziata, che amplino le prospettive produttive per il riutilizzo e reinserimento sul mercato delle materie prime-seconde separate. La comunità scientifica deve mettersi in gioco per la reale diminuzione dell’indifferenziato residuale. Le aree dismesse del passato produttivo di Colleferro ne potrebbero essere la naturale collocazione, sottraendole così all’ennesima, presumibile, devastante speculazione immobiliare.
Tenendo presente che l’impianto di TMB previsto a Colleferro da una società a totale capitale regionale ha un costo di circa 26 milioni di euro, questa ingente somma sarebbe un reale investimento per il futuro del nostro territorio se venisse finalizzata al progetto tracciato per sommi capi.
 
Pensiamo a un futuro, come spesso si dice, “Rifiuti Zero”, privo di combustione di ogni tipo, senza discariche. Pensiamo alla possibilità di lavoro altamente qualificato, legato alla ricerca e all’innovazione, stabile per il nostro territorio.
 
 
Colleferro, 5 agosto 2014   
    
 

Colleferro, la Regione Lazio copre un buco di Bilancio


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Comitato Residenti Colleferro

La Regione Lazio copre il buco di 1,5 mln di € del Bilancio del Comune di Colleferro
 

 
Associazioni ambientaliste, comitati e cittadini denunciano la decisione della Triplice intesa - Comune di Colleferro, Lazio Ambiente SpA e Regione Lazio - che consente a quest’ultima di “elargire” 1 milione e 500 mila euro all’Amministrazione colleferrina per coprire il corrispondente “buco” di Bilancio (Deliberazione 17 giugno 2014, n. 360). 
L’accordo della Triplice intesa “maschera” i veri intenti della Deliberazione dietro il titolo di: “Contributo straordinario a favore del Comune di Colleferro (RM), per porre in essere azioni tendenti ad evitare che la discarica sita nella località di Colle Fagiolara possa recare nocumento alle popolazioni residenti e per il sostegno all'avvio della raccolta differenziata col metodo del porta a porta.”

Non si tratta affatto di risorse aggiuntive per il c.d. porta a porta e per salvaguardare i residenti, ma di una ciambella di salvataggio lanciata in extremis dalla Regione Lazio all’Amministrazione comunale, che ha uno scoperto di Bilancio di 1 milione e 500 mila euro, importo pari alla diminuzione del ristoro ambientale percepito dal Comune di Colleferro nel 2013 rispetto al 2012.
Associazioni ambientaliste, comitati e cittadini denunciano la grave inefficienza e carenza di gestione finanziaria dell’Amministrazione comunale di Colleferro, che doveva prevede la minore entrata derivante dal conferimento di rifiuti già nel Bilancio di previsione del 2013, effettuando un riscontro sul presumibile risultato economico. Invece si è limitata a certificare lo stesso introito annuale di 4,7 milioni del 2012, nonostante il conferimento fosse sceso da circa 160.000 tonnellate nel 2012 a circa 100.000 tonnellate nel 2013 (a ulteriore dimostrazione e conferma che la raccolta differenziata diminuisce il rifiuto da trattare in discarica, nel nostro caso di circa il 30%).
Un quadro contabile solo un po’ più realistico, semplicemente confrontandolo con le stime di Lazio Ambiente SpA, gestore della discarica di Colle Fagiolara, non avrebbe esposto il Comune di Colleferro ad una tale situazione deficitaria, che graverà e pagherà la collettività.
 
Il Sindaco del Comune di Colleferro, Mario Cacciotti, allarmato dallo squilibrio di bilancio, che si sarebbe riversato sui suoi concittadini, è corso senza indugio dagli “amici” assessori regionali Civita e Sartore per chiedere un contributo -  una tantum – con cui perseguire gli equilibri finanziari per il 2014, salvare la sua città e il suo vacillante “prestigio” personale dall’accusa di essere l’unico responsabile della cattiva gestione e del disavanzo.
Rincuorato dalla generosità degli amici in Regione ha chiesto presumibilmente di aumentare la quota relativa al ristoro ambientale, da 30 a 45 euro a tonnellata, ma la Regione ha preferito “elargire” il contributo straordinario sia per impedire richieste analoghe da parte di quei Comuni che ospitano discariche, sia per scongiurare un aumento delle uscite di bilancio per le altre Amministrazioni comunali che conferiscono rifiuti presso il sito di Colleferro.  
L’Amministrazione colleferrina incassa e scongiura il deficit di Bilancio, ma la Regione Lazio dove reperisce queste risorse?
Le preleva dai “fondi di riserva”, qualificandole come spese impreviste,  ma l’allegato 1 bis della legge regionale n. 14 del 30 dicembre 2013 non prevederebbe che vi si possa fare ricorso per sanare queste situazioni.
 
Associazioni ambientaliste, comitati e cittadini considerano gravissima la Deliberazione della Regione Lazio, vergognose le motivazioni, false le finalità a favore dei residenti, virtuale il contributo straordinario, strumentalmente oggetto della Deliberazione, e di cui ai cittadini non arriverà un solo euro.
La previsione peraltro di subordinare il contributo ad un’idonea rendicontazione da parte del Comune di Colleferro è il timore che possano ripetersi fatti come quelli accaduti nel 2005, quando venne finanziata la costruzione, mai realizzata, di una seconda discarica a Colleferro, costata oltre “oltre 30 milioni di euro, concessi dalla Cassa depositi e prestiti, senza sincerarsi dell’esistenza di garanzie», che portò ad una indagine per bancarotta fraudolenta il responsabile dell’ex Consorzio Gaia di Colleferro.

Per semplificare, l’incremento della Raccolta Differenziata – c.d. porta a porta – da parte dei 29 Comuni conferitori a Colle Fagiolara (escluso il Comune di Colleferro, proprietario del sito, “stabile” al 16,5%) ha prodotto il “prevedibile” buco di Bilancio, prontamente ripianato dalla Regione Lazio con utilizzo di risorse destinate ad altre tipologie di spesa. Praticamente le nostre Istituzioni locali ed i nostri Rappresentanti ci attribuiscono un premio straordinario per continuare a fare della città di Colleferro, in trasversale simbiosi politica, un aureo immondezzaio.

Il Sindaco di Colleferro, unico vero responsabile del Bilancio comunale, impreparato alla situazione ma tempestivo nell’azione si reca in Regione per chiedere un intervento finanziario straordinario per l’assestamento del Bilancio. La Regione “accoglie” la richiesta, ma vincola il finanziamento all’"obbligo" di avviare la raccolta porta a porta, che ovviamente non è oggetto della richiesta del Sindaco (che invece vede drasticamente ridursi le entrate del ristoro ambientale), né tale finanziamento è destinato alla messa in sicurezza della discarica, trattandosi al contrario di un ulteriore incentivo verso l'ente locale a mantenere la presenza della discarica sul territorio.

La prima questione che porteremo al Tavolo di Coordinamento dei Sindaci della Valle del Sacco, convocato per il 16 luglio è l’interpretazione autentica del testo della Determinazione in oggetto e la ferma volontà della società civile di dialogare ma al contempo di difendere i propri diritti soggettivi ed interessi legittimi in tutte le sedi e di continuare a percorrere tutte le strade, dal Tribunale di Velletri per la salvaguardia della propria salute, all’ARPA Lazio, alla ASL ed al NOE contro un sistema illegale di gestione dei rifiuti, alla Corte dei Conti per danno erariale, all’impugnazione del ristoro ambientale ed al TAR del Lazio contro la tritovagliatura dei rifiuti.

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco e il Comitato Residenti Colleferro hanno impugnato il 9 maggio 2014 l’ordinanza regionale del Presidente Zingaretti sul prosieguo del conferimento di rifiuti indifferenziati presso la discarica di Colle Fagiolara. Prima vera ammissione della legittimità della nostra azione l’ordinanza interlocutoria del TAR del Lazio del 26 giugno 2014, che impone, entro 30 giorni, alla Regione di presentare integrazioni documentali.


Colleferro, 2 luglio 2014  
 

Colleferro, udienza TAR Lazio ordinanza Zingaretti sulla discarica


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco e
Comitato Residenti Colleferro

 
Battaglia legale contro la tritovagliatura nella discarica di colle Fagiolara:
 udienza del TAR LAZIO  il 26 giugno 2014

 
 

Il 26 giugno 2014 il TAR del Lazio si pronuncerà sulla richiesta di sospensiva avanzata dalla Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) e dal Comitato Residenti Colleferro (CRC), che hanno presentato ricorso sul metodo della tritovagliatura mobile, autorizzato dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, per il prosieguo del conferimento di rifiuti tal quale, mediante sminuzzamento, presso la discarica di colle Fagiolara a Colleferro.
 
Tra i motivi dell’impugnazione la proroga di un sistema estremamente dannoso come evidenziato dalla normativa europea, che ritiene il sistema della tritovagliatura inadeguato per la salvaguardia della salute dell’uomo e dell’ambiente, oltre che inidoneo a garantire un ciclo virtuoso dei rifiuti, in quanto non avviati al riuso, recupero e riciclaggio.
 
Il TAR del Lazio si è già pronunciato in merito alla questione in occasione del ricorso contro il Piano Rifiuti emanato dalla giunta Polverini, definendo il sistema fuori norma rispetto alle Direttive europee. Nella stessa decisione si poneva in risalto anche la transitorietà della Circolare dell’allora ministro Prestigiacomo del 2009, che permetteva l’utilizzo della tritovagliatura solo temporanemente, fermo restando, a regime, l’obbligatorietà di rispettare le Direttive Comunitarie.
 
La questione viene definitivamente chiarita dalla Circolare del ministro Orlando del 6 agosto 2013, che allinea le nostre normative a quelle europee e definisce illegale il sistema di triturazione, illegalità ribadita successivamente anche da ARPA Lazio, quando è stata chiamata a pronunciarsi sulla rispondenza delle discariche regionali alla citata circolare ministeriale.
                                                               
In questo quadro normativo, la giunta Zingaretti, su proposta dell’assessore Michele Civita, e dietro richiesta della società regionale Lazio Ambiente SpA, gestore della discarica, il 27 febbraio 2014  mantiene aperta la discarica di tal quale, concede di fatto un’ulteriore proroga di sei mesi e autorizza la tritovagliatura, che tra l’altro veniva effettuata già dall’aumento di volumetria autorizzata dalla Giunta Marrazzo.
 
In questa partita il Comune di Colleferro entra in gioco adducendo “superiori” motivi economici, disinteressandosi del fatto che la semplice riduzione di volumetria tramite trituratore è causa certa di pericoli per l’ambiente e la salute dell’uomo, come ampiamente dimostrato dai risultati del rapporto ERAS.
Al di sopra di tutto la Giunta Comunale pone gli interessi di pochi e nomina un legale per appoggiare ad adiuvandum la Regione Lazio, dimostrando “coerenza” e confermando di  preferire il denaro alla salute dei cittadini. Come sempre nasconde le sue gravi responsabilità in materia di salute pubblica dietro le (false) esigenze di bilancio. Basti ricordare come l’Amministrazione Comunale non abbia utilizzato lo stesso metro di intervento per sostenere la Regione Lazio e le Associazioni locali contro il declassamento della Valle del Sacco da Sito di Interesse Nazionale a Sito di competenza regionale.
 
“Tutti sappiamo che lo smaltimento dei rifiuti in discarica è considerato dall'art. 4 della direttiva quadro dell’Unione europea  (2008/98/CE) come l’ultima opzione nella gerarchia dei rifiuti, che è orientata alla prevenzione, riciclaggio e riutilizzo dei rifiuti stessi. In questo contesto anche l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) previsto come l’ennesima soluzione di un problema inesistente, diventa obsoleto all’interno di una visione virtuosa a lungo termine nella gestione dei rifiuti. Sulla stessa linea oggi contrastiamo l’illegittimità dell’ordinanza Zingaretti sulla proroga alle attività nel sito di Colleferro e ne chiediamo l’annullamento” precisa Alberto Valleriani, presidente della Rete per la Tutela della Valle del Sacco.
 
“Noi vogliamo che cessi ogni forma di tolleranza verso una discarica illegale che riceve rifiuti indifferenziati e non trattati, in violazione delle vigenti disposizioni europee. Il sistema della tritovagliatura è privo dei presupposti per garantire la sicurezza dell’ambiente e della salute umana”, commenta Ina Camilli, rappresentante del Comitato Residenti Colleferro.
 
A questo punto spetta al TAR del Lazio porre fine ai conferimenti illegali di rifiuti tal quale e pronunciarsi definitivamente sul merito della tritovagliatura, accogliendo la richiesta di sospensiva presentata dai proponenti. Qualunque sia la decisione, questa verrà protocollata presso la Corte di Giustizia Europea che il 19 giugno scorso ha avviato le fase delle udienze in merito alla causa contro l’Italia sulla mancata selezione dei materiali o stabilizzazione prima del conferimento nelle discariche del subATO di Roma e Latina e sul fatto che nel Lazio non è stata creata una rete integrata e adeguata di impianti per la gestione dei rifiuti tenendo conto delle migliori tecniche disponibili.
Qualora il nostro paese venisse condannato, la Regione Lazio sarà responsabile del pagamento di una multa salata, come sempre prelevata dalle tasche dei cittadini.
 
 
Colleferro, 24 giugno 2014
  
f.to      Alberto Valleriani – Rete per la Tutela della Valle del Sacco
            Ina Camilli – Comitato Residenti Colleferro

Colleferro, discarica di Colle Fagiolara in fiamme


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco e
Comitato Residenti Colleferro

 
Colleferro, la discarica di Colle Fagiolara in fiamme
 


Nella discarica di Colleferro, a Colle Fagiolara, destinataria di rifiuti indifferenziati,  intorno alle ore 15,00 di mercoledì 11 giugno 2014, sono intervenuti Vigili del Fuoco e Forze dell’ordine per domare un improvviso incendio divampato all’interno del sito su uno dei pendii rivolti a nord, interessando un ampio fronte.
Tutti hanno potuto constatare l’esistenza di una densa nube nera, come testimoniano le numerose foto pubblicate su Facebook e sui siti locali, oltre che sulle testate giornalistiche on line.

I primi ad essere allarmati sono stati i residenti lungo la Via Palianese, che abitano di fronte al sito di discarica e che hanno immediatamente avvisato le associazioni ambientaliste locali, che si sono recate tempestivamente sul posto per solidarizzare con loro e segnalare l’accaduto al Nucleo Operativo Ecologico (NOE) dell’Arma dei Carabinieri.

I cittadini non dispongono sul sito istituzionale del Comune di Colleferro di un numero  per ricevere informazioni, rassicurazioni e indicazioni; a questa carenza, anche in tale circostanza, hanno svolto un ruolo di supplenza le associazioni ambientaliste, con i propri limitati mezzi, ma con un sapiente uso della rete e dei social network.

“Questo nuovo grave episodio, di cui attendiamo di conoscere le cause “ dichiara Alberto Valleriani della Rete per la Tutela della Valle del Sacco, “ è la conseguenza di una gestione non correttamente programmata della coltura di discarica e delle misura di sicurezza e controllo del sito”. “Ci preoccupa, inoltre,  la condizione in cui operano gli addetti, in quanto sono i primi, insieme ai residenti, a dover subire gli effetti tossici e nocivi. Il tutto rende la situazione inaccettabile.”.
 
“Questi impianti ad alto rischio ambientale richiedono rigorose misure di sicurezza per  la salvaguardia della salute dei cittadini; infatti il Sindaco di Paliano, ha adottato immediatamente  un’ordinanza cautelativa. Attendiamo che il Sindaco di Colleferro faccia altrettanto informando la cittadinanza riguardo le cause dell’incendio e le cautele da adottare” commenta Ina Camilli, del Comitato Residenti Colleferro.
Non è accettabile a nostro avviso, che a fronte dello stesso evento, i comportamenti degli enti locali siano difformi nei tempi e modalità, tanto più  che il centro urbano di Colleferro è più vicino alla discarica del centro di Paliano .           
 
Numerosi i commenti sui Social Network, che riferiscono della propagazione nell’atmosfera di fumi e odori da collegare all’incendio; forti le preoccupazioni e molto determinate le richieste di chiusura definitiva del sito.
 
Di fronte alla nuova preoccupazione che si è diffusa nella Valle del Sacco il Sindaco di Colleferro deve convocare il Consiglio Comunale in seduta straordinaria per riferire su cause ed effetti dell’accaduto, per richiedere ad ARPA Lazio di accertare l’eventuale presenza di elementi inquinanti nei terreni circostanti la discarica, per prevedere l’installazione di un sistema di misurazione in continuo per il biogas quotidianamente emesso, nonché valutare quali azioni intraprendere nei confronti della società di gestione regionale  Lazio Ambiente SpA.
La gravità di questo episodio conferma la fondatezza delle continue denunce delle associazioni e dei residenti, che ritengono inadeguata la gestione del sito che non risponde ai requisiti di sicurezza previsti dalla normativa europea e nazionale.
E’ accertato che il sito, allo stato attuale, è illegale.
 
Le associazioni ed i cittadini ne chiedono l’immediata chiusura e bonifica, senza ricorrere ad ulteriori espedienti che ne prolunghino la vita, aumentando in modo esponenziale ed ogni giorno i fattori di rischio.
 
 
Colleferro, 11 giugno 2014
 

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