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giugno 2017

Inceneritori Colleferro, non passerà nessun camion.


Rifiuti di Roma e Revamping: non passerà neanche un camion.
Appello alla mobilitazione l'8 luglio.

 


La strada è una sola: portare i rifiuti a Colleferro.

La soluzione della perenne emergenza rifiuti è bruciare i rifiuti dei TMB romani negli inceneritori a Colleferro. Lo pensano il governo, la regione Lazio ed anche Roma Capitale.

Lunedì scorso, l’assemblea dei soci di EP Sistemi (partecipata di AMA al 40% e di Lazio Ambiente al 60%) ha deliberato lo stanziamento di 2,5 milioni per il Revamping (ammodernamento) degli inceneritori. Una decisione che segue la linea della Regione che prevede, con la delibera sul fabbisogno e con il piano industriale di Lazio Ambiente, il potenziamento delle due linee di incenerimento dell’impianto di Colleferro.

L’amministrazione capitolina ha scelto la via più semplice e sbrigativa -nonostante precedenti dichiarazioni contrarie, adducendo la scusa di vincoli finanziari- allineandosi con il governo e la regione, a discapito dei cittadini di Colleferro e delle città limitrofe.

A nulla valgono i rapporti epidemiologici che certificano la condizione drammatica della salute dei cittadini della Valle del Sacco, tanto meno l’opposizione delle amministrazioni comunali; la difesa salute dei cittadini continua ad essere del tutto marginale di fronte agli interessi economici e politici. A nulla è valso il lavoro di analisi, informazione e opposizione attiva di comitati ed associazioni: coerenza e buon senso richiedono che si esprima il massimo di opposizione a quella che vuole essere la decisione definitiva sul destino degli inceneritori di Colleferro.

In queste ore ci arrivano richieste di indicazioni per una risposta concreta ed efficace, oggi più che mai è necessaria la partecipazione di tutti e da parte di ognuno secondo le proprie possibilità.

Nei prossimi giorni attiveremo una capillare azione di informazione in tutti i quartieri di Colleferro, sollecitando le associazioni della Valle del Sacco a fare altrettanto nei propri territori.

Abbiamo deciso una giornata di mobilitazione per sabato 8 luglio nelle forme che andremo assieme a definire.

La scelta di fare di Colleferro ‘la città della monnezza’ ha determinato 20 anni di progressivo decadimento, chiudendo tutte le strade per uno sviluppo alternativo. Quella storia si deve chiudere, le vecchie strade si devono sbarrare, nuove strade si devono aprire.
Ci opporremo con tutte le nostre forze a questa infausta decisione, la difesa della nostra salute e del nostro futuro non può scendere a compromessi.

 
Colleferro, 23 giugno 2017
 
Aggiornamento adesioni alla mobilitazione
 
Coordinamento comitati di quartiere di Colleferro
Associazione ambientalista Ugi
Rete per la Tutela della Valle del Sacco (retuvasa)
Comitato residenti Colleferro
Associazione Culturale Gruppo Logos
Circolo Arci Montefortino
Comitato Rifiuti Zero Genazzano
Legambiente Anagni
Legambiente Sgurgola

Comitato Sacriporto Segni
Comitato Osteria della Fontana Anagni
Associazione Culturale Anagni Viva
Zero Waste Lazio
 

Lazio Ambiente SpA, un "fumoso" protocollo d'intesa.


Comunicato Stampa Retuvasa

Lazio Ambiente SpA, un “fumoso” protocollo d’intesa.

 
Tutti felici e contenti sul protocollo d’intesa stipulato in data 5 giugno 2017 tra la Regione Lazio e le maggiori sigle sindacali tranne l’USB, esclusa dalle contrattazioni anche se rappresentata all’interno della società Lazio Ambiente S.p.A..

Come ben noto, questa azienda, di proprietà della Regione Lazio, è proprietaria delle due linee di incenerimento rifiuti e gestisce la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro, oltre alla presenza nel ramo servizi di raccolta e spazzamento di cui usufruiscono alcuni comuni del versante est della Città Metropolitana di Roma.

Per cominciare in tutto il protocollo non si fa menzione della vendita della società Lazio Ambiente S.p.A., come già deliberato dalla Regione, che ha attivato da tempo procedure di audit da parte di società qualificate per valutarne le condizioni a cui cedere la società, avendo peraltro deciso di venderla interamente ad un unico acquirente. Siamo infatti in attesa dell’apertura del bando. Premesso che a noi piacerebbe un’azienda di diritto pubblico, questa omissione rende comunque poco chiaro tutto l’impianto del protocollo.

Fatta questa precisazione, su alcune posizioni espresse potremmo concordare, mentre su altre siamo estremamente critici.

Cosa devono sapere i cittadini che non viene minimamente menzionato dai rilanci stampa che tendono a riportare le dichiarazioni ufficiali dell’assessore regionale Mauro Buschini?

Partiamo dal punto 1 del protocollo che prevede la promozione della Regione Lazio con l’Assessorato allo Sviluppo Economico e Attività Produttive, l’Assessorato Ambiente e Rifiuti, al fine di cercare di indirizzare le risorse del POR 2014-2020, del Ministero dello Sviluppo Economico, del Bilancio Regionale, per la definizione di un progetto a gestione consortile e ad indirizzo e controllo pubblico. Il tutto per i Comuni rimasti che usufruiscono ancora dei servizi di Lazio Ambiente SpA. Nei sotto capitoli si evidenzia la necessità di dare una spinta ulteriore alla raccolta differenziata, la realizzazione di un impianto di separazione e conferimento delle materie prime ricavate dal processo di raccolta con eventuali partner industriali presenti nella Regione Lazio, la modalità di partecipazione di soggetti pubblici e privati.

Ottime intenzioni, peccato che siano passati due anni da quando è partita l’azione di sollecito verso le amministrazioni comunali, in particolare quella di Colleferro, affinché si realizzasse un ciclo integrato di gestione dei rifiuti sul territorio. Il tempo perso si paga nel momento in cui incombe la vendita di Lazio Ambiente SpA che versa sempre più in crisi. Quanto ai fantomatici partner industriali, sappiamo bene cosa significa, di solito, cedere la barra del timone e soprattutto garantire profitti ai privati in luogo di investimenti e servizi ai cittadini.

Il punto 2 riguarda le operazioni di vigilanza e non solo, da parte della regione Lazio attraverso Lazio Ambiente SpA, sulle attività di valorizzazione del patrimonio, sui cambi di appalto derivanti dalle scadenze dei contratti di servizio, sulle tempistiche degli interventi programmati per la ristrutturazione degli inceneritori e discarica: ci sfuggono completamente l’operatività, le conseguenze concrete di una tale attività di vigilanza ed in base a quali norme e prerogative dell’ente pubblico sarebbe realizzata.

Nello stesso punto, al di fuori del contesto, si dice: “.. si rimuova il blocco determinato dalla mancata autorizzazione di AMA agli impegni di investimento riguardanti la linea di E.P: Sistemi S.p.A..”. Intenzione coerente con la volontà regionale di rilanciare gli inceneritori. Il problema appare sottovalutato se la posizione di AMA rimanda ad un progetto complessivo di gestione dei rifiuti dell’amministrazione di Roma capitale che non preveda l’utilizzo degli inceneritori di Colleferro.

In secondo luogo si parla di impianti, inceneritori e discarica, quindi impegno dichiarato ancora più esplicitamente, senza se e senza ma, a proseguire l’incenerimento. Si può dedurre -in base alla volontà di spostare i tralicci- anche l’intenzione di utilizzare il sito di discarica per i due anni rimanenti prima che vengano applicate le tanto declamate intenzioni di chiusura definitiva: post-mortem non contemplato, forse questione troppo imbarazzante.

Nella nostra assemblea pubblica di qualche giorno fa ci siamo domandati come era distribuito lo stanziamento della Regione Lazio di 5,3 milioni per il ramo discarica. Oggi ne abbiamo notizia: 3,5mln per impiantistica, selezione e compostaggio rifiuti, 1,3mln per l’impianto di trattamento del percolato, 500 mila euro per lo spostamento dei tralicci. Ricordiamo che la discarica da tempo non riceve più rifiuti perché ha completamente esaurito la capienza.

Ebbene si, la regione Lazio finanzia tutto questo, compreso lo spostamento dei tralicci posti nel bel mezzo della discarica, mentre i sindaci di Colleferro e Paliano intervenendo al nostro incontro, hanno espressamente dichiarato che questa operazione non si farà mai se non come attività propedeutica alla chiusura. Come ci dovremmo regolare? Riusciamo a stare tranquilli se questa operazione viene fatta in breve? Supponiamo di no, in quanto il passato insegna che quando c’è una buca autorizzata per i rifiuti, la si riempie fino a quando ne viene data possibilità. A meno di non voler sovvertire la storia. 

Il punto 3 è relativo alla salvaguardia dell’occupazione e di tutte le misure da mettere in atto per far sì che questa operazione sia più indolore possibile attraverso il coinvolgimento diretto delle Organizzazioni Sindacali. Anche qui è una storia conosciuta: dalla dismissione della ex Snia BPD, alla nascita del Consorzio Gaia, all’Amministrazione Straordinaria dello stesso, al subentro di Lazio Ambiente SpA, tutte operazioni che hanno decretato tagli occupazionali e operazioni che con il diritto del lavoro avevano poco a che fare.

Nella gestione dei rifiuti si è passati da 1200 occupati nel periodo d’oro del Consorzio Gaia agli attuali 405 con Lazio Ambiente SpA. Quando parliamo di passaggi di proprietà teniamo  bene a mente il famoso verbale  di conciliazione che i dipendenti Gaia furono “costretti” a firmare, garantendo a Lazio Ambiente SpA come acquirente, la rinuncia da parte dei dipendenti a  ferie,  TFR, permessi e tutti i diritti che avevano maturato dal 2008 anno in cui si insediò l’Amministrazione Straordinaria. Una ricatto alla luce del sole.

Ci saranno anche in questo caso manovre del genere con l’avallo delle Organizzazioni Sindacali? Il tempo ce ne darà notizia.

E’ certo che in questo contesto decisionale vengono messi da parte sia gli Enti Locali che i cittadini. Anzi no, gli Enti Locali sono richiamati nel punto 1 per la costituzione -tardiva e non meglio definita- del nuovo soggetto in house providing, mentre per i cittadini è di prassi l’estromissione.

Al punto 4 viene esplicitato l’interesse per la salute congiuntamente con l’Assessorato alla Sanità per predisporre un piano di salvaguardia della salute pubblica assegnando alle strutture sanitarie del luogo, in particolar modo il presidio di Colleferro e Anagni, il “… ruolo di monitoraggio, prevenzione e diagnosi precoce per le patologie prevedibilmente conseguenti alle attività lavorative e non lavorative…”. Anomalo controsenso. Si afferma che questi impianti danneggiano la salute prima ancora di affidare alle strutture sanitarie il monitoraggio e la diagnosi? Soprattutto ancora un intervento estemporaneo al di fuori del rilancio complessivo del sistema sanitario e della sorveglianza epidemiologica sul territorio. In questo contesto che ruolo vogliono giocare le organizzazioni sindacali?

I punti 5 e 6 confermano l’intenzione di rimettere in marcia gli impianti di incenerimento, il punto 7 comunica l’istituzione di una cabina di regia di supervisione che come la storia insegna poco potere e poca influenza sul corso degli eventi potrà avere. Non si rimuove l’ambiguità di fondo che deriva dall’ignorare il percorso già deciso di vendita per intero di Lazio Ambiente SpA.

In definitiva il protocollo d’intesa è unilaterale. Gli impianti di incenerimento devono funzionare forzando anche Roma perché in questo modo si manterrebbe l’occupazione, la discarica deve funzionare fino alla sua morte, i cittadini e i lavoratori devono ammalarsi perché solamente così si mantiene in funzione il giocattolo. Tutto questo con soldi pubblici.

Le parti si riconvocano il 3 luglio 2017.

 
Colleferro, 09.06.2017
 

Mettiamo Radici, grande successo per l'educazione ambientale anno scolastico 2016-2017.


Comunicato Stampa Retuvasa

Mettiamo Radici, grande successo per l’educazione ambientale anno scolastico 2016-2017.

 

Giovedì scorso, primo giugno, circa 140 ragazze e ragazzi della scuola media  “Madre Teresa di Calcutta” di Valmontone e della scuola media statale “Leone XIII” di Carpineto romano hanno partecipato ad una escursione naturalistica a Pian della Faggeta, nel comune di Carpineto  Romano.

La giornata ha chiuso un ciclo di incontri con queste ed altre scuole dei dintorni (scuola media statale “Leonardo da Vinci” di Colleferro, Istituto tecnico statale “Cannizzaro” di Colleferro) svolti nell’ambito del progetto di educazione ambientale “Mettiamo Radici”, organizzata dall’associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa).

Quest’anno la partecipazione al progetto è stata superiore all’anno scorso ed ha convolto oltre 350 ragazze e ragazzi.

Assieme al progetto ‘Mettiamo radici’ nell’anno scolastico 2016-2017 abbiamo sviluppato anche attività comprese nell’Alternanza scuola-lavoro dell’Istituto Tecnico Statale Cannizzaro di Colleferro e del Liceo Dante Alighieri di Anagni.

La giornata a Pian della faggeta ha permesso alle ragazze e ai ragazzi di immergersi nella splendida natura del luogo e imparare a conoscere le caratteristiche principali dell’ambiente che ci circonda.

Il luogo, che in gran parte ricade in una Zona di Protezione Speciale (ZPS) per l’alto valore ed importanza ecologica a livello europeo, offre moltissimi spunti di carattere naturalistico, a partire dall’aspetto geomorfologico. Si riconoscono infatti evidenti formazioni carsiche (doline, inghiottitoi, lapiez, grotte) ed è ben   visibile l’azione tettonica che ha modellato il territorio.

Importanti anche le specie vegetali presenti, che in parte il pascolo ha ridotto ma che, con appositi progetti di tutela stanno tornando a crescere nella zona. La ZPS infatti riguarda le faggete degli Appennini con tasso e agrifoglio e le formazioni di ginepro comune su lande e prati calcicoli.

La giornata si è conclusa con un pranzo a cui hanno partecipato anche l’amministrazione del comune di Carpineto romano nella persona del sindaco, Matteo Battisti, dell’assessore alle politiche sociali  Gioia di Clemente e del segretario comunale Pasquale Loffredo.

Il sindaco si è mostrato molto disponibile alle nostre iniziative e attento ai processi di ripristino ecologico delle aree montane che, purtroppo sono anch’esse vittima dei tagli indiscriminati di fondi, di strutture e persone. Ha altresì auspicato la creazione del Parco regionale dei Lepini, di cui si parla da molti anni.

Il progetto “Mettiamo Radici” di Retuvasa punta alla diffusione della conoscenza del nostro territorio, dalle montagne che circondano la nostra valle alle colline un tempo molto antropizzate sino al fondo valle. Conoscere è la base ineludibile per poter amare, rispettare e vivere responsabilmente i nostri luoghi, successivamente percorriamo le tracce e gli effetti dell’azione dell’uomo dai primi insediamenti umani agli insediamenti industriali e all’urbanizzazione diffusa.

L’attività compresa nell’Alternanza Scuola-Lavoro permette di introdurre ragazze e ragazzi all’attività associava e ad una conoscenza approfondita dei mutamenti indotti dall’uomo negli equilibri climatici ed ambientali ed alle problematiche coinvolte da quelle scientifiche a quelle amministrative.

Le scuole sono il cuore ed il punto di partenza di un percorso di alfabetizzazione sulle questioni ambientali, rivolto a tutti i cittadini, un percorso che intreccia necessariamente tutte le dimensioni coinvolte: scientifiche, sanitarie, amministrative, etiche ed economiche.

Questo progetto è stato reso possibile innanzitutto dalla attività di progettazione e dalla partecipazione del prof. Renato Marsella.

La complessità di un tale progetto, rende ancora più sentito il nostro ringraziamento verso professori e dirigenti scolastici che si sono mostrati sensibili alle nostre proposte e che hanno contribuito in maniera determinante alla riuscita dei corsi e della giornata conclusiva.

Un sentito ringraziamento alla Banca di Credito Cooperativo di Roma che anche quest’anno ha sponsorizzato il nostro progetto.
 
Valle del Sacco, 07.06.2017
 

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