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maggio 2017

Valle del Sacco, nuova sorveglianza epidemiologica e presidio Ambiente e Salute.


Comunicato Stampa Retuvasa
Valle del Sacco, il nuovo programma di sorveglianza epidemiologica sconfessa le dichiarazioni del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin.



 
Le dichiarazioni del Ministro Beatrice Lorenzin sullo stato di salute della Valle del Sacco, sono state a dir poco infelici, purtroppo avallate dal direttore della ASL di Frosinone, Dott. Pizzutelli, con discutibili considerazioni di ordine epidemiologico e statistico che richiedono di essere puntualizzate per collocare i dati e le fonti nel giusto contesto. Nel frattempo pronte le repliche di alcuni parlamentari, sindaci del territorio, del Coordinamento Interprovinciale Ambiente e Salute, di rilievo e soprattutto d’obbligo quelle dei Medici di Famiglia per l’Ambiente della Provincia di Frosinone.
 
Questo nostro intervento non può supplire ad una esigenza da sempre disattesa, una capillare informazione dei cittadini della Valle del Sacco sulle condizioni sanitarie del territorio a partire dagli effetti della contaminazione. Una efficace azione preventiva sull’insorgere delle diverse patologie richiede un adeguata struttura sanitaria in grado di veicolare l’informazione e coinvolgere attivamente i cittadini.
 
Esiste abbondante letteratura sugli effetti degli inquinanti presenti nelle matrici ambientali del nostro territorio, aria, acqua e su
olo, indagini come il rapporto ERAS, lo studio SENTIERI, gli studi epidemiologici per il Betaesaclorocicloesano e i sottostudi localizzati e/o differenziati come quello dei tumori infantili. Tuttavia il Ministro e il Direttore hanno affermato che il nostro territorio gode di ottima salute o meglio rientra nella “normalità” statistica con riferimento a rapporti epidemiologici del DEP Lazio.
 
A prescindere dalla mancata presa in considerazione dell’insieme dei dati e delle ricerche che da anni illustrano i rischi che corre la salute pubblica, la nostra salute, dobbiamo evidenziare l’uso scorretto di quelle informazioni. Riteniamo pertanto sia necessario disaggregare i dati, riferirli ad aree con specifiche condizioni ambientali e sociali.
 
Sulla nostra tesi ci viene in aiuto la Deliberazione regionale del 9 maggio 2017, n. 228
Realizzazione di un Presidio Salute e Ambiente (PresSA) presso l'Ospedale di Anagni (FR) ed approvazione del "Programma di valutazione epidemiologica", relativamente ai requisiti tecnici, della popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale (S.I.N.) Valle 
del Sacco - D.M. n. 321/2016.”.
 
A dirla tutta il PresSA viene inserito in testa alla delibera, in verità l’essenza dell’atto è riferito alla valutazione epidemiologica. Ciò è evidente anche dagli impegnativi di spesa, 960.000 euro per la sorveglianza sanitaria, 136.000 euro per il PresSA. (Sull’origine dei fondi vedi la nota a fine comunicato [*], sul PresSA le nostre valutazioni a fine comunicato)
 
Il progetto epidemiologico a nostro parere è innovativo e inclusivo di tutto il territorio lungo l’asta fluviale per un totale di 19 Comuni, a differenza del passato in cui venivano a mancare i riscontri sanitaria nei Comuni più a sud.
 
Le attività previste sono molto interessanti e vanno dal bio-monitoraggio per 1.200 persone per l’incidenza del Betaesaclorocicloesano, allo studio epidemiologico per gli effetti da inquinamento atmosferico, allo studio epidemiologico sugli effetti sulla salute attraverso consumo di acque e alimenti, all’acquisizione dei dati a disposizione di ASL e ARPA delle acque per contaminanti quali pesticidi e metalli pesanti.
Nel progetto si afferma: Le condizioni di salute, espresse in termini di tassi standardizzati di mortalità, prevalenza ed incidenza saranno valutate secondo i diversi livelli di disaggregazione territoriale ASL, Distretti e Comuni”.
 
E prosegue con: “Gli esiti sanitari (in primis mortalità, malattie cardiovascolari e respiratorie) potranno essere studiati in relazione all’esposizione alla residenza. Verrà ricostruita la storia residenziale e ogni indirizzo di residenza verrà georeferenziato”
 
Georeferenziare, cioè riferire la rilevazione del dato alla sua puntuale collocazione sulla mappa del territorio.
Quindi per avere un quadro corretto si deve georeferenziare e disaggregare, non generalizzare.
 
Questo impegno regionale, con queste dinamiche, mette in dubbio quanto reso pubblicamente dal Ministro della Salute e dal Dott. Pizzutelli, a meno che i due non vogliano sconfessare la Regione Lazio per quanto a livello di controlli sanitari sul territorio sta mettendo in campo.
 
Tornando infine al PresSA esso è configurabile come una compensazione al Comune di Anagni in rivolta da tempo per il ripristino dell’Ospedale, che non risolve il problema della drastica riduzione della presenza di strutture sanitarie adeguate sul territorio.
Rileviamo tuttavia un aspetto positivo, il coinvolgimento di tutti gli interlocutori locali: le ASL, i medici di base e pediatria di libera scelta, i Comuni, le Associazioni.
 
Uno sportello di ascolto e di informazione per la popolazione sui temi e rischi ambientali ha però senso ed è funzionale solo come dispositivo interno ad una azione sistematica di prevenzione e cura, di informazione e mobilitazione della popolazione entro il contesto di una infrastruttura sanitaria adeguata. Il tutto tanto più necessario quanto più si concretizzeranno gli interventi di caratterizzazione e bonifica delle aree contaminate iscritte nel perimetro di Sito di Interesse Nazionale.
 
Allo stato attuale non ci troviamo affatto in questa situazione, quindi buoni gli studi epidemiologici sul territorio, inadeguata al momento la semplice creazione del PresSA alle esigenze di controllo sanitario del territorio.
 
  
Valle del Sacco, 25.05.2017
 
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[*]
Fondi prelevati dal capitolo di spesa E32525 nell’ultimo bilancio di previsione regionale denominato “Bonifica dei Terreni Inquinati nella Valle del Sacco”, su un totale nel biennio 2017-2019 di 16,5 milioni di euro.
 
Da tenere presente che per la bonifica della Valle del Sacco al momento, oltre a questi fondi regionali, sono a disposizione 10.701.885,94 euro nella contabilità speciale avanzata dalla precedente gestione di bonifica commissariale (fondi spostati dalla contabilità speciale nel capitolo E32109 – Utilizzazione dell’assegnazione delle somme in contabilità speciale per gli interventi cui all’ex-emergenza della Valle del fiume Sacco, vincolati per le attività programmate tipo le MISE e la bonifica di Arpa2 su Colleferro) e ulteriori 10 milioni di euro stanziati dal Ministero dell’Ambiente per il biennio 2016-2017 ancora non utilizzati.
Un totale di circa 37 milioni di euro, cifra insufficiente, ma considerevole come approccio al nuovo SIN.

 
 

Colleferro, per la chiusura della discarica dove sono i soldi del post mortem?


Comunicato stampa Retuvasa

Colleferro, per la chiusura della discarica dove sono i soldi del post mortem?


 
La discarica di Colle Fagiolara è tornata agli onori delle cronache grazie alla proposta, da parte della sindaca di Roma Virginia Raggi, di utilizzarla per lo smaltimento dei rifiuti della capitale. A parte la confusione su chi abbia la proprietà –non la gestione- del sito attributo erroneamente alla regione mentre è del comune di Colleferro, questa dichiarazione crea ulteriori pesanti interrogativi sul suo futuro.

Cerchiamo allora di fare chiarezza laddove possibile o quanto meno cerchiamo di individuare i punti più controversi.

La discarica ha ottenuto parere positivo al rinnovo dell’Autorizzazione Integrale Ambientale (AIA), parere valido fino al 2022. Il fatto desta allarme poiché appare in contraddizione con le ripetute dichiarazioni di chiusura nel 2019 da parte delle istituzioni tra cui il sindaco di Colleferro, e come ribadito da diversi sindaci dei paesi limitrofi prima e dopo la notizia di rinnovo AIA. Noi vorremmo tanto credere a queste rassicurazioni ma ci sono diversi punti che non ci fanno stare tranquilli.

Una questione in particolare vorremmo che fosse chiarita, dirimente per la chiusura della discarica: dove sono i fondi per la gestione post-operativa del sito, il cosiddetto post mortem?

Per chiudere questo tipo di impianti, infatti, sono necessari importanti risorse finanziarie per gestire le operazioni di messa in sicurezza, manutenzione, sorveglianza e controllo per il periodo in cui può comportare rischi per l’ambiente secondo il Decreto Legislativo 36/2003, solitamente per trent’anni e a carico del gestore.   
 
La cifra necessaria non è indifferente e per legge deve essere accantonata durante tutta la vita attiva della discarica, attraverso una parte della tariffa pagata per il conferimento, fino ad oggi per i siti nella regione Lazio pari a 13,95 euro per ogni tonnellata di rifiuti sversati.

Il soggetto che deve provvedere all’accantonamento della somma per il post mortem è il gestore, nel caso di Colleferro il Consorzio Gaia fino al 2007 successivamente l’Amministrazione straordinaria del Consorzio Gaia fino al 31 luglio 2013, infine Lazio Ambiente S.p.A. di proprietà della Regione Lazio.

Stiamo parlando di cifre importanti, circa 29 milioni di euro, secondo la nota integrativa allegata al bilancio 2015 della società; ma questi soldi sono stati accantonati realmente? Pare proprio di no e pare anche che il problema fosse noto già da molto tempo.

Nel resoconto stenografico della seduta del 14 maggio 2009 della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, il commissario straordinario del Consorzio Gaia, Andrea Lolli, dichiarava: “Nello stesso momento, ci siamo dovuti porre un altro problema: la discarica al servizio dei 44 comuni, quella di Colle Fagiolara a Colleferro, era esaurita. Inoltre, non erano state accantonate le risorse per il capping e per la gestione post mortem. Abbiamo verificato che vi era una condizione estremamente positiva per chiedere un riordino della discarica, in quanto la stessa era attraversata da due linee elettriche e la « calata » ne impediva il riempimento; lo spostamento delle linee avrebbe permesso un recupero molto importante di cubatura, senza aumentare il perimetro e l’altezza della discarica, anzi avvalendosi di tutte le infrastrutture già realizzate per il controllo della stessa. Ci siamo immediatamente attivati con TERNA per chiedere lo spostamento delle linee elettriche, così avremmo avuto a disposizione nel nostro territorio e nel territorio laziale circa due milioni di metri cubi di possibilità di smaltimento di rifiuti in discarica. Abbiamo, quindi, elaborato il progetto e chiesto l’autorizzazione integrale ambientale; sempre il giorno 8 maggio 2009 – giorno da festeggiare, quindi – finalmente abbiamo ottenuto l’autorizzazione. Siamo riusciti, perciò, a incrementare il patrimonio della società, avendo la possibilità di trasferire all’assuntore l’autorizzazione al completamento di questa discarica e anche il modo per reperire le risorse per far fronte al capping della discarica e alla gestione post mortem”.

Per inciso, il dott. Lolli con la sua ipotesi avrebbe ventilato l’ampliamento della discarica di 1.700.000 tonnellate, poi ottenuta come “riordino”, garantendone di fatto la vita per parecchi anni e per trovare i soldi per chiuderla!

Nella relazione sulla gestione relativa al bilancio al 31.12.2013, Lazio Ambiente specifica: ”Infine tra i fondi del passivo il bilancio accoglie l’accantonamento della quota di tariffa di conferimento in discarica, pari a 13,95€ per tonnellata, destinata al finanziamento della gestione post mortem ai sensi del D.lgs 36/2003 e l’accantonamento per le spese future relative al Capping della discarica”.

Lazio Ambiente SpA ne chiede conto anche nella relazione di gestione allegata all’ultimo bilancio pubblicato, quello del 2015: “Tanto più che -come ampiamente noto al Socio [ndr la regione Lazio]- allo stato, la Società non dispone delle garanzie finanziarie necessarie per garantire la fase di chiusura e gestione post operativa della discarica. Questo in quanto, come confermato dalla perizia di valutazione degli asset aziendali ex Agensel [ndr ex gestore della discarica di proprietà del Consorzio Gaia] veniva evidenziato che, a fronte di un accantonamento presente in bilancio per € 26 ML di euro, non corrispondeva una reale disponibilità finanziaria”.

In pratica si dichiara che Lazio Ambiente SpA ha acquistato sapendo che i fondi non erano stati accantonati, non è dato sapere se questa mancanza si è protratta nelle precedenti gestioni e in che misura. Ulteriore gravità è che il Consorzio Gaia SpA era partecipato dai Comuni e che l’Amministrazione straordinaria successiva era stata ammessa con Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico. Entrambi a conoscenza della situazione? 

L’unico accantonamento economico certo o quantomeno dichiarato al momento è quello di Lazio Ambiente che, durante la sua gestione, ha aperto un conto corrente dedicato su cui ha accumulato la cifra dovuta, poca cosa rispetto a quanto servirà.

La situazione è talmente ingarbugliata che anche Lazio Ambiente, tramite il suo socio la regione Lazio, ha chiesto un parere alla Corte dei Conti, come si evince da quanto riportato nella nota integrativa sempre allegata al bilancio 2015: “il fondo ereditato dalle precedenti gestioni è pari a € 26.234.350 ed oggetto di quesito, attraverso la regione Lazio alla Corte dei Conti circa la legittimità della provvista, da parte di questa Società”. Vista la situazione la domanda è d’obbligo: è stata avanzata la richiesta alla Corte dei Conti e quali sono i tempi di risposta?

Stando ai fatti, però, il Consorzio Gaia non esiste più, l’Amministrazione Straordinaria dello stesso Consorzio con Decreto del Tribunale fallimentare di Velletri il 3 maggio del 2016 ha cessato l’esercizio d’impresa; Lazio Ambiente SpA ha notoriamente le casse disastrate e il socio Regione Lazio ha stanziato nell’ultimo bilancio di previsione relativo al 2017-2019 solo i fondi finalizzati al light revamping degli inceneritori. (*)

Tra l’altro Lazio Ambiente SpA nell’ultimo bilancio disponibile ripropone come soluzione quella dello spostamento dei tralicci, idea già del Dott. Lolli, al fine di avere a disposizione volumetrie utili per ricavarne il necessario e coprire il buco del post mortem. Sarebbe bene che l’attuale Dirigenza imparasse a far di conto in quanto con il costo attuale di conferimento presso la discarica di Colleferro per coprire la mancanza di accantonamento del post mortem bisognerebbe conferire circa 350.000 tonnellate di rifiuti entro il 2019, intesa come data di chiusura e senza avere nessuna spesa, inverosimile e mai accaduto in tutti questi anni di funzionamento del sito, figuriamoci oggi che la raccolta differenziata nei Comuni sta iniziando a prendere piede.

In sostanza, allo stato attuale non esistono garanzie finanziarie sufficienti per chiudere la discarica e sinceramente non crediamo che esista una società assicuratrice che stipuli una polizza fidejussoria così rischiosa, stante la situazione economica di Lazio Ambiente. In riferimento alla DGR 239/2009 “Criteri generali per la prestazione delle garanzie finanziarie conseguenti al rilascio delle autorizzazioni all’esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero” – Allegato 1 (Documento Tecnico) – punto 6.2.1, come pensa Lazio Ambiente di rispondere all’AIA con le garanzie necessarie nel termine di 90 giorni a partire dal 4 aprile 2017?

Senza garanzie finanziarie la Regione Lazio, socio unico di maggioranza della società attuale gestore della discarica, potrebbe anche diffidare dall’utilizzo ulteriore di questo impianto o addirittura decretarne la chiusura definitiva (art. 29-decies comma 9 della L. 152/2006, sostituito dal DLGS 46/2014).

Siamo giunti alla resa dei conti ed è necessario e dovuto un chiarimento pubblico sulla questione da parte delle autorità competenti che ci auguriamo abbiano già trovato una soluzione al problema.

Ci auguriamo inoltre che altri soggetti interessati si attivino con tutti i mezzi per chiedere di far luce sulla vicenda.
 
Colleferro, 14 maggio 2017


(*) In realtà i 12,6 milioni di euro stanziati dalla regione Lazio finalizzati alla ricapitalizzazione di Lazio Ambiente SpA sono così suddivisi:
  • 5,3 mlioni di euro per il ramo discarica
  • 300.000 euro per il ramo servizi
  • 3,5 milioni di euro per l'inceneritore Lazio Ambiente SpA
  • 3,5 milioni di euro per l'inceneritore EP Sistemi (60% Lazio Ambiente Spa, 40% AMA)
 

 

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