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agosto 2016

Colleferro, riparte il processo inceneritori: il Tribunale di Roma faccia Giustizia.


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Colleferro, riparte il processo inceneritori: il Tribunale di Roma faccia Giustizia.


Del processo inceneritori a Colleferro se ne erano perse le tracce, dopo la decisione con la quale il Tribunale di Velletri aveva dichiarato nell’udienza di fine marzo 2015, dopo quattro anni tra fase preliminare e dibattimentale, la propria incompetenza territoriale in favore del Tribunale di Roma.

Il 16 luglio dello scorso anno in Prefettura a Frosinone in occasione della nostra audizione presso la Commissione Bicamerale sul traffico illecito di rifiuti e sullo stato delle bonifiche ci erano state chieste notizie del processo e noi avevamo semplicemente ribaltato la richiesta alla Commissione medesima.

In realtà il Tribunale di Roma ha lavorato in quest’anno e con i documenti a disposizione comprese le intercettazioni di allora, ha riattivato il procedimento giudiziario con gli avvisi a comparire per imputati e parti offese all’udienza preliminare che si terrà il 12.10.2016 alle ore 10.00 presso il Tribunale di Roma in Via Golametto n. 4, Aula B.

I reati contestati dalla Direzione distrettuale Antimafia che prevedono il rinvio a giudizio artt. 416, 417 c.p.p., sono per 28 soggetti tra dirigenti e legali rappresentanti legali del 2008 degli due società di gestione degli inceneritori, Mobilservice ed EP Sistemi società dell’ex Consorzio GAIA, i legali rappresentanti di alcune società di certificazione analisi dei rifiuti, di controllo delle emissioni da remoto, di intermediazione, l’allora procuratore di AMA e il responsabile della raccolta multimateriale presso l’impianto AMA di Rocca Cencia.

Assolutamente rilevante l’applicazione dell’art. 416, associazione per delinquere, ai capi di imputazione formulati nei confronti dei dirigenti di allora degli impianti, in relazione ai delitti di traffico illecito di rifiuti, falso in analisi e formulari, reati informatici e di truffa in Colleferro ed altre località dal 2005 al 2008. Da tener presente che alcuni di loro ancora ricoprono cariche chi nel Consorzio GAIA, ancora in Amministrazione Straordinaria, chi nella gestione degli impianti di Colleferro e ci chiediamo quotidianamente se ciò sia possibile, lecito o quanto meno, opportuno!.

Infine è stato anche riammesso come parte offesa il GSE, stralciato nel procedimento precedente, per un danno allo stesso di oltre 40 milioni di euro pari al contributo che l’Ente erogava sotto forma di valorizzazione economica dell’energia prodotta e fornita dagli impianti.

Rileggendo le intercettazioni allegate al procedimento c’è da rabbrividire, non sono passibili di interpretazioni le frasi di alcuni degli imputati, ne delineano ruoli e responsabilità nella gestione criminale degli impianti. Si sono persi cinque anni ma ci auguriamo che il Tribunale di Roma recuperi questo tempo e faccia giungere a conclusione il processo, prima delle eventuali prescrizioni di rito, per restituire giustizia agli abitanti di un territorio fortemente compromesso dal punto di vista ambientale e sanitario.

Potenti interessi puntano a fare profitto ad ogni costo sullo smaltimento dei rifiuti, il quadro descrittivo che emerge dalle inchieste e dal processo ci fornirà dunque informazioni essenziali a fare le scelte necessarie per realizzare un ciclo di gestione dei rifiuti a garanzia della salute delle persone e dell’ambiente, fondato sui principi della riduzione, del riciclo e del riuso.
 
Colleferro, 12.08.2016
 

Colleferro, per il TMB la Regione Lazio annulli la VIA.


Comunicato Stampa
Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro, per il TMB la Regione Lazio annulli la VIA.

 

La torrida estate dei rifiuti capitolini vede la nuova giunta comunale affrontare l’ennesima emergenza rifiuti, conscia che la soluzione non può andare a ricercarsi tra i cassonetti e gli impianti cittadini, ma deve gioco forza interessare il territorio regionale come sempre è stato, vista la dotazione impiantistica a servizio. Colleferro è uno di questi luoghi con le due linee di incenerimento in perenne affanno strutturale, una discarica in previsione di chiusura a meno di colpi di coda, un cementificio che potrebbe tornare alla carica nello smaltimento dei CSS (Combustibili Solidi Secondari).

A questi si aggiunge la questione della realizzazione dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), ancora pendente al TAR del Lazio, cui sono ricorsi l’Associazione Rete per la tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) e il Comitato Residenti Colleferro (CRC) per chiedere di riconoscere la illegittimità della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), in pratica l’annullamento della conseguente determinazione regionale del 05/05/2014, adottata peraltro dopo quasi quattro anni dalla richiesta dell’allora proponente Agensel SRL, società dell’ex Consorzio Gaia.

In questa fase processuale Retuvasa e CRC sono stati chiamati a presentare osservazioni ai verificatori dell’Università “La Sapienza” di Roma, nominati dal Tribunale, per avvalorare o meno i fatti e gli atti contestati. Ma andiamo per ordine.

Il progetto venne presentato da Agen.s.e.l. s.r.l., ex Consorzio Gaia, (oggi Lazio Ambiente S.p.A.), il 20 agosto del 2010, con il benestare della precedente Amministrazione comunale, approvato con la determinazione G06494 del 05/05/2014 della Regione Lazio, area Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), sulla quale Retuvasa e CRC hanno presentato ricorso al Tar del Lazio, n. 10076/2014, contro la Regione Lazio, il Comune di Colleferro, Lazio Ambiente SpA, Ministero dei Beni e Attività Culturali.
 
Con l’udienza del 05/05/2016 il Tar del Lazio emette l’ordinanza n. 05289/2016, che recita: ” … lo sviluppo processuale della contrapposizione argomentativa, relativamente a tali circostanze [ndr, nel frattempo il Comune di Colleferro sostiene le tesi dei ricorrenti], non risulta da sola idonea, allo stato, a rendere prevalente una tesi rispetto all’altra; l’organismo che deve procedere alla verificazione può utilmente individuarsi nell’Università di Roma La Sapienza …[ndr, nel Rettore che può avvalersi di Professori dell’Ateneo]”.
 
L’Università nomina i verificatori mentre i ricorrenti si avvalgono dell’ausilio di un loro consulente, con un primo incontro avvenuto il 30 giugno scorso nel quale si è ipotizzata la chiusura del procedimento, entro fine anno.
 
Ad oggi sono state presentate dai ricorrenti diverse osservazioni documentali contro un progetto osteggiato da sempre dalla comunità locale con osservazioni e manifestazioni, anche durante la fase di approvazione in Consiglio comunale.
 
Tra l’altro Retuvasa e CRC erano già ricorsi al TAR del Lazio contro il conferimento di tal quale nella discarica di colle Fagiolara e nell’ordinanza del 30 luglio 2014 il TAR aveva affermato: “Considerato che dalla relazione prodotta dalla Regione Lazio non emerge in maniera inconfutabile l’assoluta incapienza di impianti TMB nella regione, tale da costituire il presupposto di cui all’art. 191 c. 1 del D.Lgs 152/2006 ...”
Vale a dire che nella nostra Regione ci sono TMB  impianti che non lavorano a pieno regime e potrebbero trattare anche i rifiuti destinati a Colle Fagiolara; quindi, non è necessario costruire un nuovo impianto.
 
Ciò è stato ulteriormente confermato dall’ormai famosa DGR 199 del 22/04/2016 “Determinazione del Fabbisogno” sui rifiuti nel Lazio che ribadisce  “Per entrambi gli scenari ipotizzati si è evidenziato che gli impianti di trattamento TMB sono già dal 2016 sufficienti per le esigenze di trattamento del rifiuto urbano indifferenziato della Regione. Pertanto non è necessario pianificare nuovi impianti oltre quelli esistenti.
 
Le parole definitive che escludono l’ipotesi di costruire un nuovo impianto vengono date dall’Assessore di competenza della Regione Lazio, Mauro Buschini, nel consiglio straordinario regionale del 18/07/2016 sulla questione prospettata di nuova emergenza sul trattamento dei rifiuti quando dice “Con riferimento, invece, in generale alla questione dei rifiuti di Roma, si precisa che l’impiantistica della regione Lazio è sufficiente a trattare il rifiuto indifferenziato prodotto nel territorio regionale.
 
Non è facile individuare i motivi per i quali, nonostante tutti i nuovi elementi fin qui illustrati, la Regione Lazio continua a difendere la realizzazione del TMB a Colleferro, attraverso la società di sua proprietà e gli enti autorizzatori. E’ certo che l’impianto non è più necessario, anche perché è in controtendenza  rispetto ai previsti aumenti delle percentuali di raccolta differenziata e rappresenta un ulteriore impegno economico che difficilmente Lazio Ambiente SpA potrà sostenere, visti i ricorrenti deficit di bilancio.
 
Da tempo abbiamo interessato il Tavolo di Coordinamento dei Sindaci della Valle del Sacco e in seguito all’incontro del 22 giugno scorso, a Serrone (Fr), abbiamo chiesto all’Assessore Mauro Buschini la fissazione di una data per un tavolo tecnico sui rifiuti per il nostro bacino la d’area, come da lui riproposto al termine dei lavori su sollecitazione dell’Assessore all’Ambiente del Comune di Colleferro, Giulio Calamita.
 
Risposte ad oggi non ce ne sono state ma ovviamente ci auguriamo che ve ne siano e che possano essere occasione di confronto anche rispetto alla nostra ipotesi di bacino autonomo locale dei rifiuti, che abbiamo intenzione di presentare in forma pubblica agli amministratori, come unica soluzione per uscire dalla subordinazione ad una logica emergenziale, che sulle necessità del momento si appresta ad imporre l’eterna soluzione fondata sull’incenerimento ed i mega impianti, logica supportata dalle scelte nazionali sugli inceneritori e confermata dalle dichiarazioni del ministro dell’ambiente a commento della ennesima emergenza capitolina: e qui si chiude il cerchio.
 
 
Colleferro, 09.08.2016
 

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