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luglio 2016

Paliano, il dilemma dell'acqua pubblica.


Comunicato Stampa Retuvasa

Paliano, il dilemma dell’acqua pubblica.

 
 
La vicenda del braccio di ferro tra il Comune di Paliano, che non vuole passare la gestione del servizio idrico integrato ad Acea ATO 5, e quest’ultima società, che a suon di ricorsi al TAR vuole acquisire impianti e gestione del servizio idrico di Paliano va a nostro avviso approfondita, almeno per comprendere i termini della questione.

Il Comune di Paliano, per quanto riguarda il servizio idrico, ricade nell’Ambito Territoriale Ottimale (ATO) 5 del Lazio, che è stato affidato con gara ad evidenza pubblica nel 2003 ad Acea ATO 5, una controllata del gruppo Acea S.p.A.. Acea ATO 5, quindi, dovrebbe prendere in carico tutti i comuni dell’ATO 5.
Per inciso, gli ATO, coinvolti dagli innumerevoli tagli alla spesa pubblica, sono stati aboliti a partire dal 31dicembre 2012. E’ per tale motivo che le Regioni sono state chiamate a ridisegnare, secondo criteri di razionalizzazione, gli ambiti di bacino idrografico (ABI). La Regione Lazio, colpevolmente in estremo ritardo, non ha ancora definito i nuovi ABI, nonostante  giaccia  da molto tempo in commissione ambiente la  proposta di legge 238/2015 che riprende la proposta sugli ABI degli esperti del Forum regionale dei movimenti per l'acqua.

Fino ad ora la gestione di Acea ATO 5 è stata molto inefficiente tanto che i sindaci dell’ATO 5 hanno deciso di rescindere il contratto con essa. Perché i cittadini di Paliano dovrebbero affidare uno dei servizi pubblici  più importanti a un’azienda del genere?

Ricordiamo che Acea S.p.A. è una società per azioni quotata alla  borsa di Milano che vede nel proprio capitale il Comune di Roma, con una quota maggioritaria (51%) e importati soggetti privati, quali il Gruppo Caltagirone, la multinazionale francese dell’acqua Suez e la Norges Bank; quest’ultima gestisce il fondo sovrano norvegese, uno dei più importanti al mondo, alimentato dai proventi dell’estrazione petrolifera nel Mare del nord e proprietario di importanti partecipazioni azionarie anche in Italia.

Va ricordato che le società di capitali (tra cui le s.r.l. e le S.p.A.), anche se a TOTALE CAPITALE PUBBLICO, sono società di diritto privato che rispondono a logiche di mercato piuttosto che all’interesse pubblico. La quotazione in borsa, inoltre, rende ancor più preponderante l’obiettivo della generazione  di profitti.
Tornando ai fatti, il sindaco Alfieri ha inviato una lettera  a  Virginia Raggi, attuale sindaco di Roma (il Comune, come detto, è azionista di maggioranza di Acea S.p.A.), chiedendole di ritirare il nuovo ricorso al TAR presentato da Acea ATO 5 l’11 luglio scorso in cui l’azienda  intima al comune di Paliano di cedere gli impianti.

Nella lettera si fa cenno anche all’esito referendario di giugno 2011, quando 26 milioni di italiani hanno scelto la gestione pubblica di tutti i servizi, in primis il servizio idrico.

Chi gestisce al momento il servizio idrico di Paliano? L’AMEA, una S.p.A. a capitale misto pubblico-privato, con il seguente assetto azionario (ripreso dal sito della società): Comune di Paliano: 65,494%, Comune di Piglio 1,506%; A.R.I.A S.r.l.  33%.

Gli enti pubblici locali in questo caso hanno una quota preponderante nell’assetto societario, ma non si tratta comunque di una società di diritto pubblico, come può essere invece un’azienda speciale; quest’ultima risulta ente strumentale dell’ente locale di riferimento, il suo obiettivo è esclusivamente la gestione del servizio affidatole, per statuto non può operare a fini di lucro e deve reinvestire eventuali utili per migliorare il servizio. E’ per tale motivo che questa forma di gestione è stata sempre vista dai movimenti per l’acqua pubblica come la migliore in grado di garantire la pubblicità del servizio.
Non a caso il comune di Napoli ha ripubblicizzato il proprio servizio idrico effettuando proprio la trasformazione  della società per azioni Arin S.p.A. nell’azienda speciale Acqua Bene Comune Napoli (ABC Napoli).

Il sindaco Alfieri quindi, che noi stimiamo per la sua netta presa di posizione contro Acea ATO 5, dovrebbe però dare seguito al referendum del 2011 avviando un processo di ripubblicizzazione di Amea attraverso la trasformazione in azienda speciale.

Tra l’altro nella lettera viene ricordato che la legge 5/2014 sul servizio idrico della Regione Lazio permette e incoraggia la scelta pubblica per la gestione di questo servizio.

Siamo consapevoli dei vincoli sempre più pressanti con i quali tutti i governi degli ultimi decenni hanno di fatto imposto ai comuni la privatizzazione dei servizi pubblici (proprio attraverso la negazione delle aziende speciali), ma il rispetto della volontà popolare dovrebbe essere la priorità per ogni amministratore.

I fatti, d’altra parte indicano che la privatizzazione non migliora il servizio: è notizia di qualche giorno fa che i comuni di Valmontone e Rocca di Papa hanno minacciato azioni legali contro il gestore Acea ATO 2 per ripetuti e irrisolti problemi alle infrastrutture idriche mentre nel Comune di Colleferro  continuano le interdizioni all’uso umano dell’acqua potabile per parametri batteriologici non conformi (da alcuni giorni interdizione al quartiere Scalo e via Casilina), la chiusura completa per il periodo estivo dello sportello utenti di zona, la mancata bollettazione da oltre un anno.

Non si può evitare il confronto con il caso Saracena, un piccolo Comune del Pollino che gestisce l’acqua con azienda speciale da molto tempo anziché affidarla alla Sorical S,p.A., come avrebbero voluto imporgli. Il caso fece scalpore a luglio dello scorso anno perché il sindaco Gagliardi era insorto contro la multa imposta dall'Authority. La colpa? Le tariffe applicate dal sindaco erano troppo basse, sarebbero dovute lievitare secondo l’Authority, da 26 centesimi a 1 euro e 40. Il sindaco la spuntò mostrando semplicemente i dati: gestione del servizio eccellente e altamente economica.

Cosa si può chiedere di più ad un sindaco?

Comunque l’azione della amministrazione di Paliano che resiste alle pretese di Acea di costruire un monopolio della gestione del sistema idrico, capace di macinare profitti in  Italia e nel mondo a discapito di un diritto fondamentale, potrà continuare ed avere successo solo se  si realizzerà compiutamente la collaborazione tra tutti gli enti locali nella creazione di un sistema di gestione adeguato ai bisogni del territorio ed al mantenimento della risorsa acqua nella sua naturale struttura di bacino idrico.

 
Paliano, 31 luglio 2016
 

Valle del Sacco, gravi preoccupazioni per la salute sul nuovo rapporto epidemiologico 2013-2015.


Comunicato Stampa Retuvasa

Valle del Sacco, dal nuovo rapporto epidemiologico ulteriori gravi preoccupazioni per la popolazione.


 
E’ stato di recente pubblicato dal Comune di Colleferro il nuovo rapporto di "Sorveglianza sanitaria ed epidemiologica della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco" identificato come “rapporto tecnico delle attività 2013-2015” ed elaborato dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione (DEP) del Lazio.
 
Ci siamo lasciati con il rapporto di sorveglianza nel 2013 le cui conclusioni sull’incidenza sanitaria del Beta-HCH non erano molto incoraggianti. Tra le conclusioni si leggeva “In particolare sono state osservate perturbazioni del pattern lipidico, della funzionalità renale e della steroidogenesi, interessando anche gli ormoni sessuali nelle sesso femminile. E’ stata osservata infine una chiara associazione con alterazioni cognitive.
 
Il nuovo rapporto aggiunge ulteriori elementi di preoccupazione per chi risulta contaminato dal pesticida.
 
Tra il 2013 ed il 2015 e stata eseguita la seconda fase della sorveglianza nell’ambito della quale sono state contattate 690 persone, di cui 602 hanno aderito.
 
Si parte da una conferma negativa e cioè che per quanto riguarda il Beta-HCH la concentrazione media riscontrata nel sangue delle persone esaminate non si discosta da quanto rilevato nelle passate indagini ad indicare che la contaminazione umana è persistente.
 
Inoltre in questa fase è stata analizzata la presenza di altri inquinanti e la concentrazione ematica di alcuni di essi in particolare l’HCB, Trans-nonachlor, p,p'-DDE e PCB, risulta correlata con quella del Beta-HCH condividendone le caratteristiche di associazione. “Tale dato sta ad indicare che la contaminazione del Beta-HCH non e stata isolata ma si e accompagnata, seppure in modo minore, a quella di altri contaminanti chimici persistenti che coesistono nell’organismo.
 
Lo studio inoltre ha approfondito altri aspetti degli effetti del Beta-HCH riscontrando un effetto specifico dell’inquinante organoclorurato su diversi sistemi, in particolare sull’apparato cardiovascolare e sulle funzioni metaboliche, con approfondimento e possibile conferma dei risultati raggiunti attraverso lo sviluppo longitudinale della sorveglianza sanitaria ed epidemiologica attualmente in corso.
 
Colpiscono però le raccomandazioni finali del DEP Lazio che per la prima volta, per quanto di nostra conoscenza, da delle indicazioni che sono un macigno:
 
La contaminazione del fiume Sacco rimane un disastro ambientale di proporzioni notevoli che ha comportato una contaminazione umana di sostanze organiche persistenti considerate tossiche dalle organizzazioni internazionali. Proprio perché la contaminazione e purtroppo persistente non esistono metodi di prevenzione e di rimozione dell’inquinante. Si tratta di un episodio che ha implicazioni etiche, politiche e sociali di livello nazionale. Le autorità locali hanno il dovere di informare la popolazione, di salvaguardarne la salute specie dei gruppi sociali più deboli, di offrire l’assistenza sanitaria adeguata, e di garantire un continuo monitoraggio epidemiologico e sanitario. E’ ovvio che tale assistenza dal punto di vista della tutela sociale e sanitaria del servizio sanitario si deve accompagnare ad un impegno istituzionale coerente per il risanamento ambientale.
 
Questo finale si commenta da solo, in sintesi evidenzia l’assenza di strumenti e pratiche in grado di fornire una adeguata e capillare informazione sanitaria ai cittadini, indirettamente mette sotto accusa le politiche della Regione Lazio che ha operato tagli sulla sanità in un territorio che richiede una riorganizzazione ed un incremento delle risorse a disposizione del sistema sanitario. Evidenzia ciò che è arcinoto all’opinione pubblica e cioè che i settori di popolazione economicamente e socialmente più deboli sono privati di una reale assistenza sanitaria di carattere preventivo e curativo.
Queste considerazioni valgono in particolare per tutte le aree comprese all’interno dei nuovi confini del Sito di Interesse Nazionale, caratterizzate da una complessità di fenomeni di inquinamento ambientale con danni correlati alla salute umana di lungo periodo.
 
Il richiamo alle autorità, alle amministrazioni locali è pacato nei toni e drammatico nella sostanza, ci dice sono inadeguate logiche politiche che facciano semplicemente appello all’onesta ed alla razionalità delle pratiche amministrative.
La difesa della salute e dell’ambiente è possibile solo con una radicale opposizione a politiche che spingono alla privatizzazione di ogni servizio di pubblica utilità, alla riduzione ai minimi termini delle risorse della pubblica amministrazione a tutti i livelli. Sono politiche che negano diritti fondamentali della persona umana, tolgono ogni possibilità di autodeterminazione ed autogoverno alle comunità locali.
Sistema sanitario, ciclo dei rifiuti e bonifica delle aree inquinate sono tre questioni strettamente correlate nei nostri territori che richiedono per essere affrontate un intervento di carattere sistemico, una pianificazione di lungo periodo, risorse adeguate e la piena partecipazione delle comunità locali, partendo da una capillare informazione e formazione, mirata alle specifiche condizioni sociali e culturali dei cittadini.

 
Il resto sono chiacchiere.
 
 
Valle del Sacco, 1 luglio 2016
 

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