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dicembre 2015

Colleferro, acqua e ACEA alla prova dei fatti.


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
Colleferro, acqua e Acea alla prova dei fatti.
 
 
Il nuovo gestore del servizio idrico integrato di Colleferro, Acea Ato 2, subentrato nella gestione ormai da 7 mesi, sta dando pessima prova di sé: sportelli per gli utenti chiusi per mesi (da giugno a fine settembre) e, una volta aperti al pubblico, attivi per poche ore a settimana; gravi disservizi nell’erogazione di acqua (in poco più di un mese due guasti consistenti che hanno prosciugato i rubinetti in quasi tutta la città).
Anche l’informazione agli utenti è praticamente inesistente: se va bene, in caso di disservizio l’azienda informa il sindaco, che si deve sobbarcare l’onere, non dovuto, di avvertire la cittadinanza. Infine, sulla pagina Facebook del Comune il 6 dicembre si leggeva:” l’Amministrazione comunale ha predisposto un servizio di due autobotti per la distribuzione dell’acqua in attesa del ripristino del servizio da parte di Acea”.
Speriamo che le autobotti siano a carico del gestore ma, anche se così fosse, non è compito del comune, ma del gestore, preoccuparsi di erogare l’acqua ai cittadini, anche in situazioni di emergenza. Così come sono solo i tecnici Acea che devono intervenire in caso di guasto, non i tecnici del Comune.

Il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, ha giustamente richiamato più di una volta Acea ai propri obblighi. Non è il solo nel nostro ATO. Spesso si legge nei giornali locali la protesta di sindaci che lamentano le inadempienze del gestore: Tolfa, Santa Marinella, Bellegra, Subiaco, Montecompatri, per citarne solo alcuni.

D’altra parte, un’azienda privata che deve gestire 112 comuni, tra cui quello di Roma, spenderà energie e personale soprattutto per il servizio nella capitale, di gran lunga più importante a livello mediatico e di immagine, rispetto ai piccoli comuni dell’ATO che difficilmente riuscirebbero a portarla sulle prime pagine dei giornali.
 
Abbiamo più volte sottolineato la natura di Acea, azienda quotata in borsa (di cui Acea ATO 2 è una partecipata), con soci privati che gestiscono le politiche aziendali. Il grafico sottostante riporta la composizione azionaria del gruppo Acea SpA.



 
Nonostante il comune di Roma detenga la maggioranza delle azioni, le politiche industriali del gruppo non si decidono certo in Campidoglio ma negli studi dei gruppi economico finanziari.
Non diciamo nulla di nuovo affermando che obiettivo del privato è fare profitto e se una società a fine anno deve distribuire sempre maggiori utili ai suoi azionisti, ha essenzialmente tre strade da percorrere: ridurre e/o pagare di meno il personale, diminuire la qualità del servizio o aumentare le tariffe. Tanto è vero che, ad esempio, nel nostro comune, pur essendo per contratto e per legge il gestore del servizio idrico integrato (acquedotto, depurazione e fognatura), al momento Acea non ha preso in carico il servizio di depurazione e fognatura fino a che non sarà pronto il nuovo depuratore, proprio per evitarsi un problema. Anche la rete della Snia BPD, notoriamente obsoleta, rimane fuori dalla gestione.

Alcuni dati estratti dal Bilancio Consolidato di ACEA del 2014 ci dicono come il settore idrico sia quello economicamente più redditizio. Si nota, infatti, che, benché i ricavi siano molto più bassi rispetto al settore elettrico, la gestione idrica presenta margini di profitto molto più alti, come si vede nelle tabelle sottostanti.
I dati confrontati sono i seguenti (dal capitolo Risultati economici per aree di attività pag. 62/65)
 
 
Settore ENERGIA - Risultati economici e patrimoniali
  2014 2013 RESTATED VARIAZIONE VAR.%
Ricavi 2073,7 3354,7 1091 34,5%
Costi 1962 3073 1111 36,2%
Margine operativo lordo 111,7 91,7 20 21,8%
 
Settore ACQUA - Risultati economici e patrimoniali
  2014 2013 RESTATED VARIAZIONE VAR.%
Ricavi 653,8 624,1 29,7 4,8%
Costi 361,6 343,3 18,3 5,3%
Margine operativo lordo 292,2 280,8 11,4 4,1%


Si osserva come il settore idrico presenti ricavi molto inferiori al settore energetico (meno di un terzo) mentre i margini sono più che doppi.
Nel capitolo sui Ricavi netti consolidati (pag. 23) si legge:

“I ricavi da Servizio Idrico Integrato crescono tra il 2013 ed il 2014 di € 44,5 milioni essenzialmente per effetto dell’aggiornamento delle tariffe 2014 di ACEA Ato2 e ACEA Ato5. La quantificazione del VRG (Vincolo ai Ricavi Garantiti) di ACEA Ato2 è avvenuta sulla base della deliberazione 25 settembre 2014 dell’AEEGSI che ha approvato le tariffe 2014-2015“
Il settore idrico si rivela quindi, a livello di rendimenti, quello che nessuna crisi può scalfire e per questo motivo sempre più appetibile. Il consumo di acqua, infatti, oltre una certa soglia non può essere compresso. 

E’ indicativo quanto segnalato da una recente ricerca della Confartigianato, secondo la quale nel decennio 2004-2014 le tariffe dell'acqua sono aumentate mediamente del 95%, a fronte di un incremento medio nei Paesi UE del 35%, quasi 2/3 in più!
A questa data (dicembre 2015) non sono ancora arrivate a Colleferro le prime bollette del nuovo gestore. Purtroppo ce le aspettiamo molto salate dal momento che con l’avvento di Acea è cambiato il regime tariffario e tutti i costi sostenuti dal gestore saranno inclusi in bolletta, compresa la remunerazione del capitale investito dall’azienda garantito al 6,4%. Questa voce, eliminata con il referendum del 2012, è stata surrettiziamente reinserita con la dicitura “oneri finanziari” nel nuovo calcolo tariffario dell’Autorità per l’Energia elettrica, il gas e il servizio idrico (AEEGSI).
 
Abbiamo chiesto da anni che il servizio idrico a Colleferro fosse preso in gestione direttamente dal Comune, per mezzo di una società senza scopo di lucro, come le aziende speciali. Abbiamo condotto studi di fattibilità normativa, forti anche del favorevole esito referendario sull’acqua pubblica. L’amministrazione precedente non ha voluto ascoltare la stragrande maggioranza dei cittadini che avevano espresso chiaramente la loro volontà di ripubblicizzare la gestione dell’acqua. Speriamo che l'attuale abbia a cuore questo servizio essenziale e si attivi, insieme alle amministrazioni che si stanno opponendo alla gestione privata, per riprendere la guida del servizio idrico.

 
 
 
Colleferro, 23.12.2015
 

Valle del Sacco, fondi e priorità per la bonifica.


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

Valle del Sacco. Cosa c’è da fare dopo la perimetrazione del SIN?
 

Gli enti pubblici hanno concluso la perimetrazione del nuovo Sito di Interesse Nazionale della Valle del Sacco. In attesa delle osservazioni dei privati coinvolti, le quali potrebbero comportare tempi non brevi, ci si può cominciare a domandare come procedere con la bonifica e soprattutto con quali fondi. Lo stesso Ministero dell’Ambiente non ha nascosto le ristrettezze economiche, che possono indebolire e ritardare le operazioni di bonifica nei SIN.
 
Il nostro nuovo SIN, lo ricordiamo anche in questa sede, è decisamente complesso e articolato. Si sviluppa in area vasta lungo l’asse del fiume, comprendendo terreni agricoli (la cui esatta definizione è da verificare in base ad analisi aggiornate) contaminati da beta-HCH e metalli pesanti, nonché numerose ulteriori aree, prevalentemente industriali ed ex industriali, interessate da altre tipologie di contaminazione (ad esempio, l’amianto della Cemamit a Ferentino e i veleni della discarica delle Lame a Frosinone).
 
Non conosciamo ancora l’esatta estensione del SIN, ma in base a una verosimile stima si potrebbero presumere non meno di 7.000 ettari. Per estensione il nostro SIN dovrebbe dunque collocarsi al terzo posto in Italia, dopo i SIN di Casale Monferrato e del Sulcis.

Dopo un anno e mezzo di stop alle attività di bonifica a causa del declassamento dell’ex SIN, dopo un anno per maturare la perimetrazione del nuovo SIN, ci ritroviamo ancora con la famigerata area ARPA2 del sito industriale di Colleferro da mettere in sicurezza, nonché con i barrieramenti idraulici lasciati nell’abbandono amministrativo. Il depuratore di Anagni, gioiellino finalmente terminato dopo tempi biblici e dispendio faraonico di risorse, non è ancora in funzione a causa del mancato allaccio delle industrie, che non hanno alcuna intenzione di collegarvisi. I terreni agricoli ripariali sono ancora contaminati e l’evidenza sperimentale sinora maturata relativamente all’applicazione di sistemi di fitorimedio può dirsi interessante, ma ben lungi dal poter diventare in tempi brevi operativa e dal prospettarsi come pratica sostenibile economicamente e soprattutto ambientalmente, ovvero non foriera di ulteriori fattori inquinanti.
 
Enormi risorse sono necessarie per quanto elencato sinora. Da che base partiamo?
 
Il recente emendamento Pilozzi (sottoscritto anche da altri parlamentari) alla Legge di Stabilità presentato in V Commissione Permanente (Bilancio, Tesoro e Programmazione), relativamente al Bilancio di Previsione triennale 2016-2018, ha consentito di destinare al nostro SIN 10 milioni di euro, 5 per il 2016 e 5 per il 2017. L’emendamento rende inoltre disponibili, per tutti i SIN ma prioritariamente per quelli per cui è necessario provvedere con urgenza al corretto adempimento di obblighi europei, ulteriori 10 milioni di euro per il biennio 2016-17 e ulteriori 10 milioni per il 2018.
A dirla tutta, il testo dell’emendamento inizialmente presentato era ancora più incisivo, proponendo uno stanziamento di 40 milioni di euro per il solo SIN della Valle del Sacco, sempre suddivisi nelle due annualità. Il Governo ha però preferito operare dei tagli.
 
Si può inoltre contare sui fondi rimasti in giacenza nella contabilità speciale regionale.
Per quanto riguarda il residuo di fondi non utilizzati dall’ex Ufficio Commissariale, si tratta di ulteriori 10 milioni di euro circa, da destinare esclusivamente a progetti già approvati, in particolare la bonifica del sito ARPA2.
Ulteriori 10 milioni di euro circa sono parte della dotazione dell’ex Ufficio Commissariale, a titolo di crediti maturati e non ancora liquidati, dovuti soprattutto dagli uffici regionali che gestiscono i fondi comunitari.
 
Si tratta, tutto sommato, di una cifra molto lontana dal poter fronteggiare tutte le esigenze della bonifica, ma non indifferente per cominciare ad operare. Per non disperderla in mille rivoli, è indispensabile stabilire delle priorità. Tra le quali, lo ribadiamo, non possono non essere contemplate le seguenti:
 
  • l’avvio del percorso di Messa In Sicurezza di Emergenza della discarica di rifiuti tossici denominata ARPA2, con relativa bonifica;
  • lo sblocco dell’autorizzazione allo scarico del sistema di barrieramento idraulico a protezione delle falde nel sito industriale di Colleferro, previe necessarie modifiche strutturali del sistema di collettamento acque;
  • la verifica idrologica degli argini del fiume Sacco, con successivo rafforzamento nelle aree a rischio di esondazione, scongiurando nei limiti del possibile e di quanto ambientalmente opportuno il nuovo riversamento sulle fasce ripariali del contaminante beta-HCH persistente nel sedimento fluviale;
  • l’aggiornamento della caratterizzazione di tutte le fasce agricole ripariali, ferma al 2008, indispensabile per la ridefinizione dei perimetri di interdizione all’utilizzo agricolo e zootecnico;
  • la decontaminazione delle aree agricole ripariali ancora inquinate, con tecniche ad emissioni zero;
  • la messa in funzione dell’impianto di depurazione di Anagni, risolvendo la questione del mancato allacciamento delle industrie dell’area ASI;
  • la continuazione del servizio di Sorveglianza Epidemiologica territoriale.
 
Questo in generale. Va però ricordato che il nostro SIN è particolarmente complesso e che, a parte il fiume inquinato come elemento unificante, esso è costituito da una serie di macro e microaree, ognuna delle quali presenta una propria specificità e una propria storia.
Stabilire le relative priorità richiede dunque un lavoro di concertazione e organizzazione, la costituzione di tavoli di lavoro per ogni diversa situazione. Considerato lo stato delle risorse tecniche, umane e finanziarie, nonché le carenze organizzative e la mancanza di coordinamento tra soggetti istituzionali centrali e periferici, è necessaria un’iniziativa che parta dal rapporto tra reti associative e amministrazioni locali. Indispensabile infine che si arrivi all’attivazione di una cabina di regia incentrata sulla massima collaborazione tra Enti e Associazioni ai vari livelli, con un centro di coordinamento che ponga in primo piano la trasparenza e la condivisione delle conoscenze.

 
Valle del Sacco, 22.12.15
 

Valle del Sacco: perimetrazione del SIN completata dagli enti, ora tocca ai privati


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

Valle del Sacco: perimetrazione del SIN completata dagli enti, ora tocca ai privati
 
 
Non superfluo ricapitolare in estrema sintesi il complesso iter della vicenda (per maggiori dettagli, cfr. F. Bearzi - A. Valleriani, SIN “Bacino del Fiume Sacco”: opportunità e rischi, tra controversa riclassificazione e farraginosa perimetrazione, «Gazzetta Ambiente» XXI-2, 2015, pp. 23-28, www.retuvasa.org/comunicato-stampa/gazzetta-ambiente-n-22015-focus-sulla-valle-del-sacco; più in generale il nostro sito, www.retuvasa.org).
 
Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 19.05.05, a seguito del rilevamento in un campione di latte proveniente da un’azienda bovina, situata nel Comune di Gavignano, di concentrazioni di betaesaclorocicloesano (beta-HCH) superiori al limite consentito dalla normativa comunitaria, dichiarava lo stato di emergenza socio-economico-ambientale nella Valle del Sacco. Il sottoprodotto del lindano, interrato nella zona industriale di Colleferro tra gli anni Settanta e Ottanta, in un’area per cui la Regione Lazio aveva pianificato la bonifica già a metà degli anni Novanta, mai effettivamente iniziata, era infine confluito nel fiume Sacco, contaminando il sedimento fluviale e la fascia ripariale, per circa 60 km, in buona parte afferenti al Frusinate.
 
Originariamente si includeva nell’area emergenziale, affidata alle competenze di un apposito Ufficio Commissariale per l’Emergenza della Valle del Sacco (UCE), la fascia ripariale del territorio dei Comuni di Colleferro, Segni e Gavignano (RM) e di Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo e Supino (FR). A partire dal 31.10.10, le competenze dell’UCE si estendevano alle aree agricole-ripariali dei Comuni di Frosinone, Patrica, Ceccano, Pofi, Castro dei Volsci, Ceprano e Falvaterra, sino alla confluenza del Sacco con il Liri. Lo stato di emergenza veniva prorogato con 7 successivi DPCM, fino al 31.10.12. 
 
Si produceva peraltro una curiosa sovrapposizione di competenze.
Da una parte l’area emergenziale, per cui erano attribuite ad apposito UCE, in via esclusiva, le competenze in relazione alla grave e accertata presenza di fitofarmaci organoclorurati nella catena alimentare.
Dall’altra, il SIN “Bacino del fiume Sacco”, perimetrato dal MATTM con DM 31.01.2008, comprendente un’area vastissima del bacino imbrifero del Sacco, da Valmontone (RM) sino al sud del Frusinate, escludente però i 9 Comuni originari di competenza dell’UCE.
 
Nonostante l’inaccettabile dilatazione dei tempi, richiesta soprattutto dalla difficoltà di coordinare i vari enti coinvolti, si può considerare positivamente l’attività dell’UCE di caratterizzazione e di parziale messa in sicurezza della fonte della contaminazione, realizzata da tecnici di elevata competenza, che però è stata ulteriormente ritardata dall’interruzione dell’attività dell’ente imposta alla fine del 2012.
Per quanto riguarda l’obiettivo ultimo della risoluzione dell’emergenza, ovvero la bonifica delle aree ripariali del fiume Sacco, a storica vocazione agro-zootecnica, si può dire che, nonostante l’interesse delle attività sperimentali condotte, esso sia stato finora completamente disatteso.
Se i risultati ottenuti nell’area di competenza dell’UCE possono dunque ritenersi nel complesso insoddisfacenti e soprattutto non tali da consentire la prematura conclusione delle sue attività, ancora più sconfortanti sono stati quelli relativi all’area di competenza ministeriale.
 
Un effetto esiziale sulla continuità delle azioni di bonifica è stato poi esercitato dalla contemporanea (2012) azione normativa del MATTM, volta alla ridefinizione dei parametri istitutivi dei SIN, che ha comportato la declassificazione, tra gli altri, di quello della Valle del Sacco (11.01.13), con conseguente trasferimento della competenza alla Regione.
Contro tale provvedimento ricorreva la Regione Lazio, con la nostra associazione ad adiuvandum. Con Sentenza n. 7586 del 20.03.14, esecutiva il 17.07.14, il TAR del Lazio riconosceva le ragioni dei ricorrenti. Si potevano così finalmente riprendere le attività volte alla bonifica.
 
La rinnovata titolarità del MATTM sul SIN, comprendente, lo ricordiamo, l’intero bacino imbrifero del fiume Sacco, ha riproposto l’esigenza di un’adeguata perimetrazione delle aree oggetto di bonifica, che, considerata anche la sostanziale inefficienza delle precedenti attività dell’ente in convenzione con Arpa e Regione Lazio, si traduceva in un ripartire quasi da zero. Tale situazione, evidentemente paradossale, presentava d’altra parte ovvie opportunità.
 
La nuova perimetrazione del sito può consentire infatti, grazie a un’azione ministeriale ben più energica della pregressa, nonostante risorse umane e finanziarie assai limitate, la bonifica non solo del territorio inquinato da beta-HCH, ma anche di numerose aree industriali molto estese, interessate da molteplici contaminazioni negli scorsi decenni. Un territorio di straordinaria complessità, la cui gestione, altrettanto complessa, richiederà risorse, pianificazione e organizzazione adeguate per avviare il suo strutturale risanamento.
 
C’è voluto oltre un anno per giungere a questa prima conclusione, che va senza dubbio salutata con soddisfazione. Un tempo così lungo è giustificato non solo dalla necessità di delimitare tante diverse situazioni rispetto ai territori circostanti non contaminati, ma anche dalla difficoltà a coordinare tra loro tutte le istituzioni coinvolte - Comuni, Province, Regione, Ministero, organi di ricerca, controllo e preposti alla tutela della salute pubblica - in assenza di strumenti e metodologie consolidate necessarie a condividere le conoscenze e le corrette informazioni, nonché per garantire la comunicazione in tempi rapidi e realizzare una pianificazione efficace dei lavori.
 
In sintesi, si può rilevare ancora, come in passato, la mancanza della centralizzazione e della effettiva condivisione di tutte le informazioni relative al SIN, per consentire a ogni livello istituzionale di fare fronte ai propri compiti e rendere i cittadini consapevoli di una realtà che ne influenza gravemente salute e qualità della vita, dunque capaci di intervenire sulle decisioni.
 
Il percorso non è però ancora concluso. La parte pubblica ha chiuso sulla perimetrazione, ora questa deve essere sottoposta, a carico delle amministrazioni comunali, a tutti i privati le cui proprietà catastali rientrino entro quei confini. Si intuisce che questa operazione non sarà priva di complicazioni. Peraltro, su nostra sollecitazione la Regione si farà carico di convocare una riunione con le amministrazioni per condividere le modalità operative per condurla in porto.
 
Solo dopo la conclusione di quest’ultima fase verrà emesso il decreto che sancirà la nascita del nuovo SIN. La sua complessità richiederà di stabilire diversi tavoli di lavoro per affrontare le specificità delle diverse aree, necessità già rilevata durante l’ultima conferenza. Tutti sono perfettamente consapevoli del fatto che le risorse messe a disposizione sono assolutamente inadeguate per realizzare il risanamento di tutti i siti contaminati.
 
Durante questi lunghi mesi di lavoro è stato del tutto evidente come soprattutto le associazioni - Retuvasa in particolare - conservino memoria ragionata di tutto il percorso amministrativo pregresso, nonché pieno possesso del relativo quadro di informazioni, a fronte dell’inadeguatezza di non poche amministrazioni.
 
Se è positivo il risultato raggiunto con la nuova perimetrazione, è necessario chiudere velocemente l’ultima fase per arrivare al decreto istitutivo del SIN. Ancor di più è necessario costruire mobilitazione e organizzazione dei cittadini e delle amministrazioni locali, sulla base di una piena condivisione di informazioni e conoscenze. É l’unica condizione per affrontare un percorso che si prospetta sicuramente difficile, anche perché il risanamento dei siti inquinati non vede una grande mobilitazione di risorse economiche ed organizzative da parte delle istituzioni.
 
A breve, in un apposito e distinto comunicato, ci soffermeremo sulla questione delle risorse economiche già disponibili e reperibili per la bonifica e sulle azioni prioritarie a nostro avviso da intraprendere.

 
Valle del Sacco, 19.12.15
 

Inceneritori Colleferro, le associazioni ricorrono al TAR sul rinnovo AIA.

 

Ricorso al Tar contro il rinnovo dell'A.I.A. dell'inceneritore di LazioAmbiente SPA.
Le Associazioni intervengono ad adiuvandum.
 

Il Comune di Colleferro ha presentato ricorso al tribunale amministrativo del Lazio sulla delibera regionale che prevede l'estensione dell'autorizzazione d'impatto ambientale (A.I.A.) all'inceneritore di proprietà di Lazio Ambiente.

"A motivare tale ricorso- si legge nella nota stampa firmata dall'assessore all'ambiente Giulio Calamita e dal Sindaco Pierluigi Sanna- è stata la procedura utilizzata dalla Regione Lazio che, non convocando la Conferenza dei Servizi, non ha tenuto conto, in nessun modo, del parere del Comune di Colleferro. Siamo fermamente convinti che spetti al Sindaco il compito di vigilare sulla salute dei suoi cittadini e sullo stato della qualità ambientale. A tal proposito l’Amministrazione ha deciso di dare mandato all’Avvocato Vittorina Teofilatto, per presentare il ricorso al Tar del Lazio circa la decisione presa in modo unilaterale."

Come associazioni e movimenti ambientalisti siamo soddisfatti per l'azione intrapresa dal Comune di Colleferro che pretende di essere inserita nel processo decisionale sull'utilizzo degli inceneritori, sul funzionamento e sul loro impatto ambientale.
Consideriamo questo atto un'iniziativa necessaria alla lotta contro gli inceneritori e sostenendo le ragioni del ricorrente, abbiamo deciso di intervenire ad adiuvandum nel ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio.
 
Secondo la Regione Lazio, le garanzie fideiussorie dell'impianto di Lazio Ambiente basterebbero per rinnovare l'autorizzazione d'impatto ambientale, senza dunque passare per una Conferenza dei servizi con gli enti locali, le associazioni e i cittadini.
In momento in cui, soprattutto sulle emergenze ambientali legate ai rifiuti, vediamo sparire momenti decisionali fondamentali di democrazia e partecipazione - complice a livello nazionale il decreto Sblocca Italia che, trasformando gli inceneritori in infrastrutture strategiche e d'interesse nazionale, limita il potere delle amministrazioni e delle comunità locali accelerando anche i processi di autorizzazione - vogliamo avere voce in capitolo e contrastare in ogni modo la volontà di tenere in vita una delle fonti primarie di inquinamento della nostra zona.
 
Il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale per un’impiantistica obsoleta, antieconomica ed inquinante è un’assurdità, soprattutto a fronte degli innumerevoli dati epidemiologici che accusano gli inceneritori di Colleferro dell'aumento di gravi patologie nella popolazione. (si veda studio Eras, www.eraslazio.it).
Senza dimenticare che sulle due ciminiere pende anche un processo penale in corso per traffico illecito dei rifiuti che ha coinvolto più di venti tra dirigenti e tecnici dell'allora consorzio GAIA, oggi Lazio Ambiente SPA.
 
Sostengono il ricorso al TAR l'Associazione Ambientalista Unione Giovani Indipendenti (UGI), La Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa), il Comitato Residenti Colleferro, il circolo Arci Montefortino '93, il Comitato No BioMetano Artena e l'associazione ArtenaOnline.
 
Seguiremo questo procedimento amministrativo come società civile e proseguiremo la nostra opposizione sociale nelle nostre sedi, nelle piazze e nei territori per mettere fine al "business dei rifiuti" e staccare definitivamente la spina agli inceneritori.
 
 
 
Colleferro, 18 dicembre 2015
 
f.to:
Retuvasa
Unione Giovani Indipendenti
Comitato Residenti Colleferro
Circolo Arci Montefortino '93
Comitato NoBioMetano Artena
Artenaonline

Colleferro, 12 dicembre 2015: incontro per condividere idee e progetti sul nostro territorio.


Comunicato Stampa Retuvasa
 
 Colleferro, 12 dicembre 2015 – ore 16,30 – Sala Ludus
“Incontro per condividere idee e progetti sul nostro territorio”

 
 
I volontari dell’associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco (RETUVASA) vi invitano a partecipare ad un incontro per la condivisione di idee e progetti sul nostro territorio.
 
A Colleferro il giorno 12 dicembre 2015 alle ore 16,30 presso la sala Ludus, retro chiesa Santa Barbara in Via Leonardo da Vinci.
 
Durante questi anni abbiamo costruito una fitta rete di contatti e collaborato con molte delle strutture associative del territorio, contrastando con manifestazioni (‘SEI UNO ZERO’ 2012 e ‘RIFIUTIAMOCI’ 2014) banchetti, esposti, denunce, ricorsi amministrativi, le possibili minacce che avrebbero potuto danneggiare nuovamente i propositi costruttivi di rilancio.
 
Lotte e resistenza contro il saccheggio e la devastazione del nostro territorio, ma della costruzione di un diverso futuro ne vogliamo parlare con i cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco.
 
Per questo interverranno Enzo Lucarini del ‘Laboratorio Comune Alta valle del Sacco’ che ci racconterà le esperienze di agricoltura biologica nella produzione del Cesanese e dell’olio, promossa da una nuova generazione di imprenditori agricoli.
Avremo una testimonianza che ci parlerà della situazione alla Selva d Paliano.
Marco Maddalena consigliere comunale di Ferentino ed attivista delle lotte ambientali ci dirà della sua esperienza nel frusinate.
L’ing. Roberto Passetti ci riferirà sul percorso avviato per giungere ad un Contratto di Fiume.
 
Oggi ci troviamo in un momento critico di passaggio, per quanto riguarda le gestione di acqua e rifiuti, la bonifica dei siti inquinanti di Colleferro e del resto del bacino del fiume Sacco, il rilancio della Selva di Paliano, luogo simbolo, già della nostra piattaforma di lavoro del 2010.
 
Dentro la grave crisi ambientale e sociale che il nostro territorio attraversa pensiamo ci siano straordinarie risorse culturali ed ambientali, competenze e capacità di cooperazione che possono esprimersi solo attraverso una condivisione delle conoscenze, il riconoscimento e la valorizzazione di ciò che noi sentiamo come bene comune.
 
Dobbiamo prendere avvio dall’esperienza delle capacità di investigare la realtà, di produrre e condividere conoscenza dell’associazionismo -e di Retuvasa in particolare- per allargare e motivare la partecipazione dei cittadini; non è semplice nella difficoltà che la vita quotidiana pone ad ognuno di noi.
 
Ne vogliamo parlare?
Quali sono le vostre priorità?
Siete disponibili a mettervi in gioco?
 
Non sarà una conferenza, ma uno scambio di esperienze -a partire da quelle di noi volontari di Retuvasa- un confronto libero ed un momento di convivialità. 
Non mancheranno generi di conforto, bevande e cibarie che condivideremo volentieri con voi e su quest’ultimo aspetto, se volete, potete contribuire con la vostra creatività.

 
Colleferro, 09.12.2015
 

Inceneritori Colleferro, denuncia per mancato rispetto delle norme.


Comunicato Stampa Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro
 
Inceneritori Colleferro, si persegue il mancato rispetto delle norme e noi denunciamo.

 
 
“Avere fiducia nella Giustizia è uno dei nostri punti fermi”, dichiarano Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro, "anche se ci troviamo a dover fare i conti con un apparato distante dalle nostre esigenze”.
Il processo sugli illeciti negli impianti di incenerimento di Colleferro, culminato nel sequestro del 2009, ne è la prova; un processo smarritosi nei meandri dei Palazzi di giustizia romani e su cui non si riesce ad ottenere notizia. FORSE GIUSTIZIA?
 
Ricordiamo sommariamente i fatti. Nel 2009 diversi dirigenti e funzionari del gruppo Gaia SpA furono rinviati a giudizio per aver permesso l’incenerimento di rifiuti di ogni tipo, dalle gomme di camion ai materassi; quando proveniva da determinate aziende, il combustibile derivato da rifiuto (CDR) non subiva i controlli dovuti e, per nascondere i problemi, si provvedeva a manomettere i sistemi di controllo informatici e ad alterare i dati sulle emissioni ai camini. A completare il quadro criminoso le intimidazione e le rappresaglie verso quei dipendenti che non si mostravano collaborativi con la dirigenza.
La situazione in cui stagna questo processo, una tra le tante nel territorio della Valle del Sacco, è da noi stata resa nota in audizione alla Commissione Bicamerale d’inchiesta sul traffico illecito dei rifiuti e bonifiche il 16 luglio scorso presso la Prefettura di Frosinone.  
 
Oltre a denunciare il processo “smarrito”, Retuvasa ha evidenziato come la gestione dei due inceneritori di Colle Sughero a Colleferro non risponda alle normative vigenti e alle Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA) in vigore dal maggio 2009.
 
Infatti, leggendo le relazioni di Monitoraggio e Controllo rilasciate dall’Arpa Lazio nel 2012, ente incaricato di effettuare i controlli, abbiamo constatato che numerose prescrizioni agli impianti, ora in rinnovo di AIA, non sono state rispettate.
Durante le verifiche l’Arpa Lazio, constatato il mancato rispetto delle normative o delle prescrizioni, rimandava ogni decisione alla regione Lazio.
 
Per verificare se la Regione avesse dato seguito alle segnalazioni di ARPA Lazio abbiamo eseguito un ulteriore accesso agli atti presso la Direzione Regionale Territorio, Urbanistica e Rifiuti, la quale ci ha informati che alcuni interventi ed adempimenti sono stati realizzati dalla Società in tempi successivi, ma che il procedimento di riesame, iniziato il 24/06/2012, non è mai stato concluso dai dirigenti della struttura regionale all’epoca in carica.
 
Scarico di responsabilità o impossibilità a procedere per deficit delle condizioni necessarie per la chiusura del procedimento?
 
E’ evidente, a questo punto, che il sistema di controllo degli adempimenti previsti dalla normativa risulta inadeguato: nessuna Istituzione è mai intervenuta a verificare l’idoneità alle prescrizioni a cui la nuova società Lazio Ambiente spa, subentrata all’ex Consorzio Gaia, deve attenersi.
 
Facciamo un esempio concreto. Nelle autorizzazioni è previsto che in ognuna delle due linee di incenerimento sia presente una sala di controllo per monitorare tutto ciò che avviene all’interno degli impianti: ebbene le due sale di controllo sono state unificate e di tale modifica risulta il verbale, sia essa sostanziale o non sostanziale, né vi è ha traccia tra le autorizzazioni regionali.
La sala di controllo è il cuore della sicurezza degli impianti e la sua modifica potrebbe rendere meno efficiente le prestazioni, aumentando i rischi ambientali e lavorativi in caso di incidente. Ne dà conferma l’Arpa Lazio in risposta alla richiesta di chiarimenti di un dipendente, evidenziando che la Legge sugli impianti con generatori di vapore impone la presenza di un conduttore patentato per singolo impianto e per ogni turno di lavoro, libero di potersi muovere e non vincolato alla presenza fisica davanti alla postazione di controllo.
Denunciamo quindi che attualmente i due impianti dispongono di un solo conduttore.
 
Vogliamo dire che finora ci è andata bene?
 
Sempre tra le prescrizioni inattuate si legge che il gestore degli impianti avrebbe dovuto installare a Colleferro delle stazioni di rilevamento degli inquinanti per consentire almeno l’analisi in continuo dei NOx e della frazione di polveri fini PM10 e delle polveri totali PTS per le quali l’Arpa Lazio - sezione di Roma avrebbe avuto il compito di determinare sia le quantità giornaliere che le concentrazioni dei metalli: As, Cd, CO, Hg, Sb, Sn, Tl, V, Zn, Cr, Cu, Mn, Ni, Pb. Anche di queste stazioni di rilevamento, ad oggi, non si è vista traccia e si tratta di inquinanti liberi in atmosfera in quantità sui cui valori è indispensabile averne conoscenza per la salute dei cittadini.
 
Questo ad altri ipotesi di illecito, ad esempio lo smaltimento di ceneri derivanti dalla combustione dei rifiuti mescolati nuovamente con il CDR, corredato di foto e video, sono stati esposti da Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro in una denuncia presentata nei giorni scorsi alla Procura della Repubblica di Velletri, auspicando che possa appurare in tempi brevi l’esistenza di precise responsabilità in una conduzione così deficitaria non solo della gestione, ma anche dei controlli di competenza istituzionale.
Intendiamo inoltre evidenziare le ambiguità delle dichiarazioni dell'assessore Civita sul futuro degli inceneritori di Colleferro (vedi comunicato stampa http://retuvasa.org/comunicato-stampa/regione-lazio-audizione-sullo-sblocca-italia).  
Nel frattempo Sindaco ed Assessore all’ambiente del Comune di Colleferro si sono dichiarati contrari al revamping, da intendere come ammodernamento tecnico-strutturale, degli inceneritori, funzionale al proseguimento dell’attività di smaltimento dei rifiuti. (http://www.cronachecittadine.it/colleferro-la-posizione-del-sindaco-sanna-e-dellass-allambiente-calamita-sul-testo-dei-rifiuti-e-degli-inceneritori-no-al-revamping/).
 
Annotiamo infine il recente rinnovo dell’AIA per una delle due linee di incenerimento, quella interamente controllata dalla società regionale.
A questo si va ad aggiungere il presumibile rinnovo AIA anche della seconda linea di incenerimento, visto che Lazio Ambiente SPA nei giorni scorsi ha perfezionato l’acquisto del 60% dell’impianto ancora di proprietà dell’amministrazione straordinaria dell’ex Consorzio Gaia, mentre l’altro 40% per il momento risulta essere di proprietà AMA.
Tutto ciò con una operazione finanziaria a nostro parere discutibile, che pone la Regione Lazio in una posizione alquanto ambigua, oltre che in quella doppia di controllore e controllato, ma che spiega molte delle situazioni che abbiamo denunciato.
 
Sia chiaro che useremo gli strumenti a cui possiamo ricorrere, nonostante il tortuoso percorso della giustizia e la distrazione dei nostri rappresentanti nell’informare i cittadini e fare chiarezza sulla situazione degli inceneritori, sulla scelta politica di aver rinunciato a perseguire le alternative concrete all'incenerimento, continuando a tenere sotto controllo i comportamenti omissivi e le scelte nefaste delle Istituzioni.
 
 
Colleferro, 05.12.2015
 

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