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settembre 2015

Gazzetta Ambiente n. 2/2015, focus sulla Valle del Sacco.


IL SIN DELLA VALLE DEL SACCO SU “GAZZETTA AMBIENTE”

 

A quasi dieci anni dalla dichiarazione dello stato di emergenza socio-economico-ambientale per il Bacino del Fiume Sacco, il destino della bonifica rimane incerto. A breve si concluderà, finalmente, la conferenza dei servizi volta alla perimetrazione del SIN.

 
ll secondo numero di “Gazzetta Ambiente” del 2015 dedica ampio spazio a questi temi. In allegato l'intero estratto sulla Valle del Sacco, insieme all’estratto del contributo di Retuvasa, scritto da Francesco Bearzi e Alberto Valleriani (SIN "Bacino del Fiume Sacco": opportunità e rischi, tra controversa riclassificazione e farraginosa perimetrazione). Tale contributo, riper­correndo in termini organici e sintetici un iter normativo e tecnico complesso e contradditorio (aggiornato a febbraio 2015), cerca di inquadrare le opportunità e i pericoli sul tappeto, nonché di suggerire opportune strategie per uscire da im­passe vecchie e nuove.

 
CLICCA QUI per scaricare l’estratto sulla Valle del Sacco e il contributo Retuvasa 
 

Regione Lazio, audizione sullo Sblocca Italia.


Comunicato – 25 Settembre 2015
 
 
Audizione con la Commissione ambiente della Regione Lazio, alla presenza dell’assessore ai rifiuti Civita, in merito al Decreto Legislativo del 29 Luglio 2015, in attuazione dell’art.35 della legge 164/2014.

 
 "Dove ci sono inceneritori, c'è pericolo di corruzione e malaffare".

Con questo concetto espresso da Paul Connett nel 2008, Maurizio Melandri del Comitato Malagrotta, intervenuto come primo richiedente dell'Audizione, ha esordito, suscitando mormorii di approvazione da parte di un pubblico costituito da un’ottantina di rappresentanti di Comitati e Associazioni ambientaliste regionali, oltre a consiglieri municipali del Municipio Roma XI e membri della Commissione Malagrotta del XII Municipio.
 
Oltre ai richiedenti l’audizione infatti (Associazione Occhio del Riciclone, Comitato Malagrotta, Associazione Reti di Pace, Associazione Rifiuti Zero Roma, Comitato ”Cittadini Liberi della Valle Galeria”, Comitato Roma 12 per i Beni Comuni, Forum Rifiuti Zero Lazio, Coordinamento Rifiuti Zero Roma, Coordinamento Rifiuti Zero Lazio, Q.R.E. Quartieri Riuniti in Evoluzione-Municipio VI, Legambiente Lazio) erano anche presenti altri organismi associativi quali Fare Verde Lazio e Retuvasa.
 
Il punto cruciale di questa nuova paradossale situazione di rilancio dell’incenerimento dei Rifiuti Urbani è la costituzione, con la Legge 164, dell’ATO Unico Nazionale che comporta la necessità, secondo il provvedimento governativo, di  una pianificazione di incenerimento,  sulla base di dati complessivi nazionali, previlegiando l’incenerimento come trattamento dei Rifiuti Urbani Residui.
 
Non sono occorse molte parole per esprimere la contrarietà di tutte le associazioni convenute a questa scelta deleteria, capace di bloccare l’evoluzione verso obiettivi, già raggiunti in alcuni casi e comunque raggiungibili, superiori al 70-75% di Raccolta Differenziata (RD) di qualità, nell’ambito delle pratiche verso “Rifiuti Zero”, cioè ben oltre il livello del 65%, menzionato piu’ volte come obiettivo richiesto dall’EU e spesso frainteso come limite non superabile.
 
La risposta piu’ diretta dell’Assessore Civita a queste contrarietà è stata che la Regione Lazio ha chiesto ed ottenuto, al tavolo di confronto Stato-Regioni, che si attivasse una procedura pubblica VAS (Valutazione Ambientale Strategica) a livello nazionale; nelle more del tempo necessario alla procedura (almeno un anno) la Regione Lazio, come le altre Regioni, potranno verificare le reali necessità regionali di incenerimento di rifiuti, sulla base di dati aggiornati, e in continua evoluzione, dei livelli di RD e non sui dati del 2013, usati dal Ministero dell’Ambiente, considerati già obsoleti.
 
Entrando nel merito della Regione Lazio, è stata quindi ribadita dall’Assessore Civita la necessità di verifiche aggiornate, con la confidenza di poter escludere la costruzione di nuovi inceneritori. Per quelli dove ci sono già delle procedure autorizzative in essere, l’Assessore Civita ha escluso la necessità dell’inceneritore di Albano, ha confermato la continuazione di funzionamento, monitoraggio e controllo di quello di San Vittore, ha preannunciato la necessità di riattivazione con “revamping” di quello di Colleferro, e una verifica della necessità dell’inceneritore di Malagrotta per il quale si ipotizza, forse, una linea attiva per 90.000 t/anno.
 
E’ stato ribadito all’Assessore Civita che, comunque, l’attuale costituzione di un ATO Unico Nazionale pregiudicherà scelte autonome delle Regioni, le quali dovrebbero invece procedere ad una ferma contestazione dell’impostazione governativa, chiedendo impegni decisi e circostanziati, con obiettivi temporali, verso un’impostazione nazionale senza inceneritori , sull’esempio della scelta del Governo danese del 2013: “Denmark without waste – recycle more, incinerate less”.
 
E’ stato ribadito altresì che molti comitati considerano gli impianti di Digestione Anaerobica (DA), che estraggono biogas dalla fermentazione dei rifiuti, alla stregua di impianti di incenerimento, perché il loro scopo non è quello strettamente di recuperare materia riutilizzabile (compost di qualità) dalla materia di scarto (rifiuti organici).
 
A riguardo l’Assessore Civita, ricordando che sono stati tolti gli incentivi alla produzione di biogas, ha affermato che il bio-metano (su cui invece rimangono incentivi) “si produce naturalmente” (quindi senza passare attraverso la fase di bio-gas da raffinare ?!?), che un impianto casalingo di riscaldamento a gas,  secondo lui, inquina di piu’ di un moderno DA, ad es. come quello  citato di Rocca Cencia, dove si prevede di bruciare il bio-metano per ottenere energia termica ed elettrica solo per il consumo interno.
 
Condividiamo la considerazione finale dell’Assessore sul fatto di aver rispetto reciproco dei  tecnici di propria fiducia, ma rimarremmo comunque molto sorpresi di ascoltare professionisti, che supportano con leggerezza le affermazioni precedenti.
 
 
Associazione Fare Verde Lazio
Associazione Reti di Pace
Comitato Malagrotta
Comitato Roma 12 per i Beni Comuni
Coordinamento Rifiuti Zero Roma
Forum Rifiuti Zero Lazio
QRE, Quartieri Riuniti in Evoluzione – Municipio VI
Retuvasa - Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 

Lazio Ambiente SPA, società a perdere.

 

Comunicato Stampa Retuvasa
 
Lazio Ambiente SpA, società a perdere

 
La società regionale Lazio Ambiente SpA chiude il primo esercizio completo con un passivo di circa 3,5 mln di euro e, alla luce delle pubblicazioni stampa che intervengono su possibili acquisizioni, è necessario fornire elementi utili per cercare di comprendere quale ne sarà il futuro.

Prologo
 
La decisioni di costituire la società Lazio Ambiente S.p.A. avviene con delibera della regione Lazio n. 15 del 13 agosto 2011.
 
I punti salienti dell’atto di promozione sono:
 

  • Il capitale sociale iniziale è di € 120 mila con la possibilità di incrementarlo fino a 20 mln di euro;
  • la Regione Lazio deve possedere almeno il 51% del capitale sociale;
  • la possibilità di acquisire azioni, quote, obbligazioni anche convertibili in azioni o altri strumenti finanziari e titoli di debito del Consorzio Gaia  Gestione Associata Interventi Ambientali S.p.A., stante la natura di creditore privilegiato vantata dalla Regione nei confronti del Consorzio stesso, previa cessione del relativo credito da parte della Regione.

 
Lazio Ambiente SpA, dal primo agosto 2013, ha acquisito alcuni rami d’azienda dell’amministrazione straordinaria di GAIA S.p,A. In particolare, a fronte di un prezzo di  14,1 milioni di euro, prendeva in carico, tra l’altro:

  • il 100% della Mobilservice (gestore di una linea di incenerimento)
  • la gestione della discarica di Colle Fagiolara
  • Attrezzature, automezzi, alcuni immobili a Frascati e Segni.

Più in dettaglio, per l’inceneritore ex Mobilservice sono stati pagati 10,5 milioni di euro, 3,4 milioni per la gestione della discarica di Colle Fagiolara, e cifre meno significative per le società Gaiagest e Gaiser. L’acquirente si impegnava poi a rilevare il 60% di Ep Sistemi (gestore dell’altra linea di incenerimento) per 2,8 milioni di euro (la rimanente quota del 40% fa capo ad Ama) e a reintegrare tutti i dipendenti delle attività acquisite, mantenendo i livelli occupazionali per un biennio.
 
In relazione ai rilevanti impegni finanziari l’azionista unico Regione Lazio, per mezzo di una variazione di bilancio (Deliberazione di Giunta n. 442 del 30 settembre 2011) decideva di procedere all’aumento di capitale (fino a 20 mln), e di partecipare solo in minima parte con apporto di liquidità. Infatti, la Regione Lazio ha conferito propri crediti verso Agensel per € 15 mln circa (una delle società del gruppo Gaia S.p.A. in amministrazione straordinaria), di cui 3 in prededuzione: in sostanza crediti mai versati alla regione Lazio da parte delle società del gruppo Gaia.                         
A fine 2014 la Regione, per fornire le risorse necessarie all’acquisizione del 60% di EP Sistemi (€ 2,8 mln), ricorre ancora all’apporto di crediti privilegiati (ancora una volta nei confronti di Agensel) in conto capitale (€ 2,8 mln).
 
Questo è un punto fondamentale per capire la grave situazione finanziaria ed economica in cui versa oggi Lazio Ambiente S.p.A.. In sostanza, la dotazione patrimoniale è stata  costituita per la maggior parte attraverso la cessione di crediti di dubbia esigibilità che andavano ad appesantire la gestione finanziaria dell’azienda. Ben diverso sarebbe stato apportare capitale liquido.
 
Dunque si decideva di creare un veicolo societario dotato di scarse risorse liquide, elevate immobilizzazioni industriali e finanziarie, per rilevare le attività di smaltimento dei rifiuti in cui i principali debitori sarebbero stati i Comuni, la cui ritrosia a onorare i propri impegni é ben nota a chiunque abbia avuto la sventura di effettuare lavori a loro favore.
 
In definitiva si decideva di avviare una società nata già agonizzante. La struttura finanziaria dell’operazione lascia intuire che anche i benefici finanziari per l’amministrazione straordinaria di Gaia sono stati limitati. E’ probabile, infatti, che i crediti che questa vantava nei confronti di Lazio Ambiente quale contropartita della cessione degli asset (€ 14.1 mln più € 2,8 mln per la cessione della partecipazione in EpSistemi), siano stati compensati con i crediti verso Agensel ceduti dalla ragione a Lazio Ambiente (nel complesso €18 mln ca.). 
           
In conclusione
 
E’ opportuno domandarsi quali garanzie in termini di sicurezza può fornire una società che si trova in una situazione di carenza di liquidità e in strutturale squilibrio economico.
 
Il contesto societario è drammatico. La rottura dai primi giorni di agosto 2015 quasi in contemporanea delle due linee di incenerimento, oltre a portare sicuramente benessere ambientale, rende ancora più chiara la situazione. I fornitori non vogliono offrire i loro servizi per la riparazione delle linee di Lazio Ambiente SpA per la difficoltà a riscuotere i crediti finora maturati: il riavvio della linea di proprietà, nella migliore delle ipotesi potrebbe avvenire alla fine del mese di ottobre, mentre per quella in comproprietà con AMA si sta procedendo per una sistemazione parziale e provvisoria, un rattoppo per dirla in breve, che potrebbe portare ad un riavvio per fine settembre.
 
Nel frattempo gli animi regionali si agitano e iniziano a trapelare ipotesi di acquisizione da parte di soggetti terzi, in un rimpallo di fughe di notizie e relative smentite.
Le ipotesi di acquisizione da parte di altre società ventilate dalla stampa ripropongono il rilancio degli impianti di incenerimento in piena continuità con la politica inceneritorista governativa dello Sblocca Italia.
 
Nel “PIANO OPERATIVO DI RAZIONALIZZAZIONE DELLE PARTECIPAZIONI SOCIETARIE”  della Regione Lazio, erano già prefigurati l’aggregazione di Lazio Ambiente con un operatore del settore, eventualmente anche con la cessione del ramo di azienda relativo alle due linee di incenerimento, e il possibile coinvolgimento dei comuni.
 
La creazione dell’ATO unico nazionale per l’incenerimento, rilanciando un ciclo dei rifiuti basato sugli inceneritori, trasforma gli inceneritori di Colleferro da fattore di crisi ad occasione di profitto, contro ogni ipotesi di gestione del ciclo dei rifiuti basato su riduzione, riciclo e riuso.
 
Dopo l’operazione ‘Lazio Ambiente’ cosa intende fare la Regione? Quale sarà la sua strategia sui rifiuti? Quale l’effettivo piano dei rifiuti regionale?
Emerge senza alternative lo schema che prevede inceneritori, TMB e mega impianti di compostaggio. Ancora una volta si prospettano scelte che non prendono in considerazione i bisogni, la volontà della popolazione residente e la consapevolezza maturata in questi anni dei danni che gli inceneritori portano alla nostra salute ed all’ambiente.
I cittadini non resteranno passivi ed indifferenti, non solo di Colleferro, questa volta assieme alle amministrazioni locali.
Come associazione lavoriamo con chiunque sia disponibile ad un progetto alternativo articolato secondo le esigenze di ogni territorio.
 
 
Colleferro, 19.09.2015
 
 
 
In allegato la nostra analisi dei bilanci per gli anni 2013 e 2014 che riflettono la difficile situazione finanziaria in cui versa Lazio Ambiente Spa.
  
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Allegato. Analisi dei bilanci di Lazio Ambiente per gli anni 2013 e 2014.
 
I risultati dei due bilanci (2013 e 2014) successivi alla chiusura della citata acquisizione, confermano quanto era lecito sospettare all’epoca. Soprattutto l’ultimo, quello del 2014, evidenzia in maniera plateale lo stato di grave difficoltà in cui versa l’azienda. Affrontiamo in dettaglio i temi più difficili e per farlo lasciamoci guidare dalle stesse considerazioni formalizzate dall’Amministratore Unico e dai Sindaci nelle relazioni di loro pertinenza redatte in occasione dell’approvazione dell’ultimo bilancio.
 
 
Bilancio 2013
 
Il bilancio 2013, chiuso con un limitato utile, non è particolarmente significativo perché consegue a soli 5 mesi di attività successiva all’acquisizione dei citati rami di azienda. Emergono comunque alcuni dati interessanti:
 
a)      Il significativo ammontare dei crediti verso clienti (€ 16,1 mln per la quasi totalità con scadenza entro i dodici mesi. L’importo coincide quasi con quello relativo al fatturato (19 mln), vale a dire che sostanzialmente la società non ha percepito pagamenti dai clienti (per lo più i comuni) per gran parte dei servizi effettuati.
 
b)     L’assenza di indicazioni circa il valore di presumibile realizzo (quanto riuscirò ad incassare) dei crediti apportati dalla Regione in conto aumento di capitale. Non è dato sapere quindi se tali crediti siano stati apportati al valore nominale ovvero a quello di probabile recupero. Il codice civile, al riguardo, prescrive che l’apporto di crediti in conto aumento di capitale avvenga al valore di presunto realizzo certificato da perizia di un esperto indipendente; questo al fine di tutelare azionisti di minoranza (questo però non è il caso di Lazio Ambiente in cui è presente un solo azionista) ma anche altri soggetti terzi che a qualunque titolo intrattengono rapporti con la società.
 
c)      Con riferimento in generale alle esposizioni creditizie, la società si limita ad effettuare accantonamenti al fondo svalutazione crediti nella modesta misura di € 80 mila. Da ciò si deduce che la società, ha reputato che tutti i crediti iscritti in bilancio sono integralmente recuperabili. La storia e il fallimento del gruppo Gaia ci hanno insegnato che non è così. 
 
 
Bilancio 2014
 
Gestione reddituale
 
Il Bilancio 2014 è il primo che riflette un intero esercizio di attività, quindi assai significativo per testare la solidità di Lazio Ambiente SPA. Il risultato è assai preoccupante. L’esercizio si chiude con una perdita di € 3,5 mln. Il totale dei ricavi (€ 44,7 mln) non riesce a coprire i costi (€ 48,6 mln), dunque la società è in grave squilibrio economico. Il Collegio Sindacale nella sua relazione allegata al bilancio, si esprime in maniera assai netta mettendo in dubbio la continuità operativa della società. E' una affermazione davvero eclatante.
 
Nella relazione sulla gestione dell’Amministratore Unico, sempre allegata al bilancio, si dice chiaramente che gli obiettivi in termini di ricavi sono stati pienamente conseguiti, quindi qualcosa non ha funzionato nella gestione dei costi operativi, che per Lazio Ambiente sono costituiti in massima parte da:
 
a)      Spese per il personale, € 20 mln ca.
b)     Costi per servizi, € 14 mln ca.
c)      Altre voci importanti sono quelle relativi ad accantonamenti per rischi futuri pari 2,8 mln.
 
Di seguito alcune indicazioni di maggiore dettaglio.
 
La spesa per il personale è stata per Lazio Ambiente una variabile indipendente, almeno fino ad agosto 2015. La società si era impegnata infatti a mantenere inalterati i livelli occupazionali per i due anni successivi all’acquisizione dei rami di azienda. Di rilievo i compensi riconosciuti alle 6 figure dirigenziali in organigramma (€ 796 mila ca) con una nota curiosa: alcune di esse percepiscono un compenso superiore a quello dell’Amministratore Unico pur essendogli subordinate nell’organigramma aziendale.
 
Sul fronte dei costi, nella relazione sulla gestione si evidenzia che le novità normative intervenute di recente hanno condotto ad una lievitazione degli stessi. In particolare la necessità di trattare i rifiuti presso un impianto di TMB ha allungato il processo di trattamento dei rifiuti e ha reso necessario rivolgersi a soggetti esterni, elevando così il costo di trattamento. Vengono poi citati diversi fattori “interni” all’azienda che hanno indotto una lievitazione eccessiva dei costi:
 
a) frequenti interruzioni di lavorazione negli impianti di incenerimento hanno impattato negativamente sia sul fronte dei costi sia su quello dei ricavi (l’impatto complessivo è quantificato in € 1 mln);
 
b) criticità relative all’efficienza gli asset acquisiti (le già ricordate ricorrenti fermate per manutenzione straordinaria degli inceneritori, vetustà del parco mezzi, eccesso di produzione del percolato in discarica per mancanza di capping provvisorio, ecc.).
 
Le argomentazioni riportate appaiono alquanto sorprendenti soprattutto con riferimento ai fattori interni. Le condizioni dei beni acquisiti avrebbero dovuto essere oggetto di valutazione al momento dell’acquisizione e ovviamente considerati nel prezzo di cessione.
 
A questo punto è lecito chiedersi se le criticità siano state correttamente evidenziate dalla società incaricata della valutazione degli asset acquisiti (Ernst & Young Financial Business Advisors S.p.A. che continua a ricevere incarichi consulenziali) e sottovalutate dal management di Lazio Ambiente, ovvero se non siano stata accertate dal consulente o magari non rappresentate puntualmente dal cedente. In questi ultimi due casi Lazio Ambiente dovrebbe procedere quantomeno in sede civile per tutelare i propri interessi.
 
Con riferimento agli accantonamenti è doveroso segnalare che la società, ottemperando alla vigente normativa, provvede ad effettuare gli accantonamenti a fronte delle future spese connesse alla gestione del post mortem e del capping ad avvenuta chiusura della discarica. Nel complesso gli accantonamenti relativi all’esercizio chiuso ammontano a € 1,7 mln ca. Con specifico riferimento al post mortem, la società dichiara di accantonare in un conto dedicato € 13,95 per tonnellata conferita in discarica. A fine 2014 tale conto presenta un saldo di € 798 mila, con una variazione nell’esercizio di € 770 mila. Rileva ricordare che nella relazione sulla gestione viene ribadito con forza la necessità di trovare soluzioni finanziarie con riferimento ai mancati accantonamenti effettuati dal precedente gestore (gruppo Gaia).
 
In questo contesto, l’unica prospettiva di sviluppo è individuata dal management attraverso un ampliamento dei ricavi che dovrà passare attraverso la costruzione dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico e la rimozione del traliccio TERNA che impedisce di sfruttare appieno le potenzialità di ricezione della discarica di colle Fagiolara fino al suo naturale esaurimento, previsto per il 2023. A tal ultimo riguardo è stata presentata una diffida per la rimozione alla società che gestisce la rete elettrica nazionale e al comune di Colleferro.
 
Gestione finanziaria
 
L’esercizio 2014 ha fatto emergere forti problemi di liquidità legati ancora alle difficoltà di incasso delle fatture emesse: sostanzialmente il problema è quello di clienti (i Comuni) che non pagano ovvero pagano in ritardo a fronte del servizio ricevuto.
E’ una storia che conosciamo bene e che, unitamente ad una criminosa gestione, ha contribuito al dissesto del gruppo Gaia.
 
In bilancio vengono esposti crediti commerciali per € 30,5 mln (svalutati solo per € 439 mila ca), una enormità per una società che fattura, come detto € 44,7 mln. Le tensioni finanziarie, ovviamente si ripercuotono sulla situazione dell’indebitamento bancario (5 mln) e, soprattutto, commerciale, quest’ultimo ha infatti raggiunto la ragguardevole cifra di € 17,3 mln.
 
Ciò significa che Lazio Ambiente, non riuscendo ad incassare non sta pagando i fornitori. Fino a quando questa situazione sarà sostenibile? Come si pensa di risolverla?
 
 
Colleferro, 19.09.2015
 

Anagni, depuratore consortile tra scaricabarile e dichiarazioni di circostanza.


Comunicato Stampa Retuvasa

Depuratore consortile Anagni: lo scaricabarile e le dichiarazioni di circostanza non aiutano


 
Stupisce la sollecitudine con cui il Presidente del Consorzio per lo Sviluppo Industriale (ASI) di Frosinone, Francesco De Angelis, puntualizza, nella prima parte del suo comunicato stampa di ieri, di seguito riportata integralmente, che «Il depuratore di Anagni non è di proprietà dell’ASI e pertanto, per la realizzazione dello stesso, il consorzio industriale della Provincia di Frosinone non ha investito e speso alcuna risorsa. Appare del tutto evidente che, non essendo proprietari, non compete all’ASI l’attivazione dell’impianto in questione».

Per la verità non ci sembra che nessuno, neppure nelle recenti dichiarazioni della stampa relative ai resoconti stenografici della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, abbia mai sostenuto che sia di proprietà ASI il “depuratore consortile”, come viene comunemente definito anche dalla Regione Lazio (cfr. ad es. http://openspesa.lazio.it/pagamento/163931), o se si preferisce “l’impianto di depurazione dell’agglomerato industriale di Anagni” (http://www.asifrosinone.com/aree-produttive/agglomerato-anagni). C’è da chiedersi allora perché il Presidente abbia tanta premura di allontanarne dall’ASI l’aura.
Viene spontaneo inoltre chiedersi se il Presidente ASI rammenti bene, o voglia rammentare, una serie di atti che non si perita di considerare nelle sue pur asciutte dichiarazioni.

Rammenta che il Presidente della Regione Lazio, con Disposizione del Commissariato per l’emergenza della Valle del Sacco n. 39/2012 prot. 365/12, ha affidato la gestione del depuratore al Consorzio ASI? Rammenta che l’ASI ha accettato tale disposizione con propria delibera 11 aprile 2012? Rammenta che il 28 marzo 2013 Regione Lazio Area Risorse Idriche e Consorzio ASI hanno stipulato una convenzione per definire le modalità di gestione? Rammenta che nell’aprile 2014 il Consorzio, pur in ritardo di 8 mesi, ha presentato alla Regione un funzionale Piano di Gestione?

Non c’è alcun dubbio sul fatto che oggi l’ASI è formalmente soggetto gestore del depuratore. C’è da chiedersi invece, anche alla luce delle dichiarazioni di De Angelis, se il Consorzio ne sia sostanzialmente soggetto gestore. Infatti dalla stipula della Convenzione ad oggi nessun autentico passo in avanti è stato compiuto. Trattandosi di un’opera pronta, chiavi in mano, collaudata in assenza di reflui industriali e civili nel luglio 2014, costata 20 milioni di euro, la cosa non fa certo molto piacere alla popolazione della Valle del Sacco.

E al di là degli atti succitati, l’ASI non può non essere naturalmente cointeressato e parte attiva dell’ottimale realizzazione e gestione del depuratore, esercitando un ruolo chiave nel trovare la sinergia tra interessi pubblici e interessi delle aziende del territorio. La verità ci sembra che, non sapendo come esercitare questo ruolo, l’ASI intenda ora apparire immune da qualsivoglia responsabilità sulla questione.
Nella seconda parte del suddetto comunicato stampa, anch’essa qui riportata integralmente, il Presidente dell’ASI scarica elegantemente le responsabilità della gestione del depuratore sulla Regione Lazio, in particolare all’assessore suo compagno di partito: «Siamo, infine, a conoscenza del forte impegno della Regione Lazio e dell’assessore Fabio Refrigeri per superare le difficoltà esistenti e giungere presto alla soluzione della problematica».

Se così De Angelis sembra tentare di non far ricadere alcuna responsabilità in capo al proprio ente, si può riconoscere che abbia ragione nell’attribuirne la parte principale alla Regione (e, si potrebbe aggiungere, queste sono verosimilmente da cercarsi più nell’operato di farraginose direzioni regionali che dell’assessore di turno).

Puntiamo dunque al cuore della faccenda. Si è riusciti dopo un ventennio e un notevolissimo impiego di risorse pubbliche a completare il depuratore di Anagni, che può trattare tutti i reflui industriali e buona parte di quelli civili, un’opera chiave per la salvaguardia dell’ambiente e la funzionalità di un’area industriale degna di questo nome. Perché le aziende non si allacciano? Perché non sono obbligate a farlo e molte non ne vedono alcun vantaggio, in quanto già contano su autonomi impianti di depurazione, con costi di trattamento dei reflui inferiori a quelli che risulterebbero dal conferimento al depuratore consortile (tacendo di chi è tentato di risparmiare ulteriormente non effettuando alcun trattamento e scaricando nel fiume Sacco).

Solamente se il depuratore fosse ancora sotto la gestione del Commissariato per l’emergenza della Valle del Sacco si potrebbe stabilire un obbligo coattivo, ma ormai questo è il passato. Il problema, oggi, è dunque in che modo persuadere, con incentivi economici o altre modalità, le aziende ad allacciarsi al depuratore. Non ci sembra proprio che a riguardo vi sia un «forte impegno» e soprattutto un sollecito impegno, né da parte della Regione Lazio, né del Consorzio ASI. Il problema è oggettivo e delicato, ma le soluzioni non sembrano impossibili, se si è armati della necessaria buona volontà ed efficienza, prima che quel gioiellino che è oggi il depuratore consortile di Anagni arrugginisca.

Con tanti auguri di buon lavoro all’Assessore Refrigeri, al Presidente De Angelis e a quanti operano alle loro dipendenze.  

 
Valle del Sacco, 14.09.15
 

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