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maggio 2014

Rifiutiamoci!!!

 
Rifiutiamoci!
 
Campagna di mobilitazione contro il progetto TMB

Per un ciclo virtuoso dei rifiuti, per dire basta all'economia della monnezza.
 


Cittadini e realtà associative della Valle del Sacco hanno deciso di promuovere una campagna di mobilitazione contro la realizzazione dell'impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) a Colleferro, nei pressi della discarica di Colle Fagiolara. Vecchi inceneritori malmessi , mega-discariche e nessun beneficio.

Questo è il ciclo dei rifiuti della Valle del sacco, un sistema vecchio e al collasso con il quale la popolazione è costretta a vivere senza poter avere alcuna voce in capitolo.
“L'economia della monnezza” continua ad essere attiva e regala guadagni facili a chi gestisce gli impianti mentre i cittadini subiscono i danni ambientali di questa gestione scellerata dei rifiuti.
Perché opporsi?
La Regione Lazio e il Comune di Colleferro vogliono costruire un impianto di trattamento Meccanico Biologico nei pressi della discarica di Colle Fagiolara, a due passi da una scuola superiore, da un quartiere residenziale e a meno di 100 metri dal parco naturale “La Selva” . 
L'impianto presenta delle criticità poiché, come scritto nel progetto,  produrrà combustibile da rifiuto, materiale  quindi destinato agli inceneritori di Colleferro e frazione organica stabilizzata che confluirà nella discarica.
E' necessario opporsi poiché un simile impianto manterrà in vita gli inceneritori e la discarica di Colleferro e non ci sarà nessun miglioramento nella gestione dei rifiuti.
 
La campagna Rifiutiamoci:
“Rifiutiamoci” intende ribadire che non è accettabile continuare a basare lo smaltimento dei rifiuti su discariche e inceneritori.
I cittadini e le associazioni che la sottoscrivono credono fortemente che sia possibile applicare pratiche sostenibili al fine di ottenere una riduzione dei rifiuti.
Nella Valle del Sacco, molti comuni hanno ancora percentuali irrisorie di raccolta differenziata e la maggior parte dei rifiuti finisce nella discarica di Collefagiolara.
Non è ammissibile pensare di autorizzare un impianto simile senza prima aver applicato sul territorio una seria svolta sostenibile, capace di risolvere il problema dei rifiuti e di salvaguardare la salute delle comunità.
 
La campagna vuole esporre delle richieste precise all'amministrazione comunale di Colleferro e alla Regione Lazio
 
-Il fermo dell'Impianto TMB
 
-La chiusura degli Inceneritori e della discarica
 
-L'avvio della raccolta differenziata porta a porta
 
L'irresponsabilità del  Comune di Colleferro
Come garante della salute di una comunità, il Sindaco di Colleferro deve esprimersi chiaramente su questa vicenda e deve dare delle risposte concrete, ricordando che esistono dati sanitari e studi epidemiologici che attribuiscono agli impianti di smaltimento di Colleferro una grossa colpa: quella di contribuire all'aumento di malattie respiratorie e cardiovascolari nei cittadini di Colleferro e dei comuni limitrofi.
 
Rifiutiamoci di essere cittadini di serie B

Rifiutiamoci di dover pagare con la salute
 

San Vito Romano, Cattive Acque e Retuvasa sui banchi di scuola


Comunicato Stampa
 
Cattive acque  e RETUVASA sui banchi di scuola

 

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) e Cattive Acque incontrano gli studenti a San Vito Romano, alle porte della Capitale.

Giovedì 29 maggio, dalle 10 alle 12, presso il Teatro Caesar, (Via Remigio De Paolis 30, San Vito Romano), Alberto Valleriani, presidente di Retuvasa e Carlo Ruggiero, giornalista e autore del Libro Cattive Acque, Storie della Valle del Sacco, edito da round robin editrice, racconteranno la storia del disastro ambientale della Valle del Sacco ai ragazzi e ragazze dell'Istituto comprensivo San Vito di San Vito Romano e dell'Istituto comprensivo G. Garibaldi di Genazzano.
 
Siamo sul fiume Sacco, uno dei corsi d'acqua più inquinati d'Italia. Al centro di una valle tra i monti Simbruini, Ernici e Lepini, che passa da Colleferro si spinge verso sud per circa ottanta chilometri, ben dentro la provincia di Frosinone per gettarsi nel fiume Liri.
Un tempo nel fiume si faceva il bagno, e dalle decine di ruscelli che graffiano la valle si poteva bere acqua fresca con le mani. Ora no. Ora ci sono le fabbriche, e quei grossi tubi neri che riversano liquami acidi e schiumosi. Il paesaggio adesso è segnato da lunghe colate di cemento, distese di capannoni e discariche di rifiuti interrati. E la gente, da queste parti, si ammala troppo spesso. E muore.
 
Il libro racconta la storia di una terra violentata e abbandonata, dopo esser stata adescata con un sogno effimero di ricchezza. È la storia di chi ci è nato, ci è cresciuto e ora ci sta morendo. Ma anche di chi, nonostante tutto, combatte ogni giorno per trovare una via di uscita.
 
 
Valle del Sacco, 26 maggio 2014
 

Processo Valle del Sacco, nuovo rinvio a giudizio


COMUNICATO STAMPA
Raggio Verde, Retuvasa, Ugi
 
 PROCESSO VALLE DEL SACCO: RINVIO A GIUDIZIO DI TUTTI GLI IMPUTATI
 
 

Con soddisfazione prendiamo atto del rinvio a giudizio degli imputati per il processo della Valle del Sacco. Dopo una battuta d'arresto durata circa due anni, a causa di un presunto vizio di notifica ad uno degli imputati, si riparte da capo.
Tutti gli imputati sono stati rinviati a giudizio e il 3 Luglio avrà inizio il processo dibattimentale.
Tale data sarà il termine ultimo per tutti coloro che hanno subito danni per costituirsi parte civile.
 
Coloro che sono risultati positivi al betaesaclorocicloesano nell'ambito dell'indagine epidemiologica, gli agricoltori e allevatori ai quali è stata interdetta la possibilità di allevare e coltivare, i proprietari che si sono visti interdire l'uso dei terreni possono rivolgersi alle associazioni Raggio Verde, Retuvasa, Ugi per informazioni e assistenza legale.
 
Valle del Sacco, 23 maggio 2014
 
Per info:         
avv, Vittorina Teofilatto 3389213916 (Raggio Verde)
Alberto Valleriani 3356545313 (Retuvasa)
Alessandro Coltrè 3891786343 (Ugi)
 

Monti Lepini, protezione poco speciale.


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
Monti Lepini, protezione poco speciale.

 
 

Una passeggiata per gli splendidi sentieri dei Monti Lepini nella stagione primaverile offre spettacoli irrinunciabili: prati e sottobosco coperti di fiori coloratissimi, tra cui diverse specie di orchidee, agrifogli dalle lucide bacche rosse, tappeti di semi di faggio in germoglio, verdi brillanti ovunque.
Questo patrimonio collettivo, a causa di azioni antropiche,  rischia la perdita di alcune specie fondamentali per la conservazione della biodiversità, tanto da essere poste sotto stretta tutela da programmi specifici dell'Unione Europea.

A questo proposito, arrivati al campo di Montelanico e addentrandosi nella faggeta ci si imbatte in un cartello che dice:"DOCUP OB. 2 Lazio 2000/2006 Misura I.1 Sottomisura  I.1.2 "Tutela e gestione degli ecosistemi naturali" D.G.R. 21.11.02 n. 1534 Attuazione programma di sistema  Flora e Fauna - Tutela e valorizzazione di alcune porzioni del territorio di proprietà comunale  interessate dagli habitat di interesse comunitario 9210 Faggete degli Appennini con tasso e agrifoglio e 5130 formazioni di ginepro comune  su lande e prati calcicoli. SIC Monte Semprevisa e Pian  della Faggeta - ZPS Monti Lepini centrali".

Per i non addetti ai lavori, SIC sta per Sito di Interesse Comunitario e ZPS sta per Zona di Protezione Speciale.

Il termine  SIC in ambito ambientalista è usato per definire un'area che contribuisce in modo significativo a mantenere o ripristinare una delle tipologie di habitat o una delle specie definite nella direttiva europea Habitat. Inoltre il SIC è giudicato di fondamentale importanza per il mantenimento della biodiversità. Entro sei anni dalla definizione di SIC l'area deve essere dichiarata dallo stato membro zona di protezione speciale (ZPS).
I SIC formano insieme la rete Natura 2000, il cui scopo principale è quello di  conservare la biodiversità.

Tornando al cartello nella faggeta, esso mostra che il comune di Montelanico, assieme alle altre istituzioni competenti, aveva individuato in quell'area un habitat per le tre specie indicate (agrifoglio, tasso e ginepro), il cui insediamento correva pesanti rischi a causa delle attività umane. A rischio quindi era la biodiversità, l'ecosistema di cui le tre specie arboree sono un elemento fondante.
Per tutelare la ZPS, riportata schematicamente in un altro cartello illustrativo, questa era stata recintata al duplice scopo “di proteggere la faggeta dall'azione di pascolo degli animali domestici e dal taglio saltuario”.
 
Ai nostri occhi purtroppo si è presentata una situazione di degrado: ampi tratti della recinzione sono danneggiati o addirittura inesistenti, venendo meno alla funzione di protezione dell'habitat e vanificando gli effetti positivi  raggiunti negli anni precedenti del progetto, finanziato per il periodo 2000-2006.
Lo stato  delle protezioni ci dice che,  individuato il valore naturalistico, ambientale e paesaggistico delle aree e avviato  un primo progetto, non si è data  continuità all'azione di protezione e valorizzazione. Quali cause e motivazioni hanno impedito la necessaria continuità?
 
Dobbiamo avere chiaro che l'equilibrio idrogeologico ed ambientale della Valle del Sacco e dei territori circostanti si regge sul mantenimento degli ecosistemi dei monti che la circondano. La salute del territorio e la qualità della vita dei suoi abitanti dipendono dalla conservazione degli habitat montani e dallo sviluppo coerente con l'ambiente, la biodiversità e l’equilibrio idrogeologico  delle attività agricole, di mezza montagna, e collina oltre che di pianura.

La situazione delle faggete del Campo di Montelanico fornisce in proposito un pessimo segnale.
E' urgente il confronto con le istituzioni interessate per approfondire questi aspetti e, al contempo, proseguire l'azione di informazione e sensibilizzazione dei cittadini.
 
 
Valle del Sacco, 20 maggio 2014
 

Corte Costituzionale, illegittimo il ristoro ambientale


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Comitato Residenti Colleferro, Raggio verde
 
 
Effetto domino della Sentenza della Corte Costituzionale di illegittimità del “ristoro ambientale”: le Associazioni chiedono alla Regione Lazio la revoca.
 
 

La Regione Abruzzo, con Deliberazione del 17 marzo 2014, n. 171, ha annullato le vigenti Delibere della Giunta Regionale (DGR) riguardanti la “determinazione del contributo ambientale ai Comuni, sede di impianti per rifiuti urbani”, analogamente a quanto già deciso dalle Regioni Piemonte, Veneto e Campania. 

Cosa è il contributo ambientale?
La tariffa di conferimento presso impianti di rifiuti è composta da alcune voci, la tariffa vera e propria comprendente il benefit ambientale, l’ecotassa regionale, l’onere di post-gestione, l’IVA, e vale in particolar modo in misura diversa, per discariche, centri di trasferenza, impianti di incenerimento e impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB).
La quota relativa al benefit ambientale, calcolata come aggiunta percentuale alla tariffa originaria, viene versata dai Comuni conferitori al gestore dell’impianto che deve provvedere a girarla al Comune ove risiede lo stesso.
Nella fattispecie il gestore funge da intermediario tra i Comuni conferitori e il Comune ove è localizzato l’impianto,
   
Perché queste Regioni decidono esse stesse, autonomamente, di annullare proprie delibere in materia di benefit ambientali fino a questo momento legittime?
Tutto deriva dalla Sentenza n. 280 del 17.10.2011 della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della norma della regione Piemonte, in base alla quale “i gestori di impianti di rifiuti urbani e speciali erano tenuti a corrispondere al Comune sede di impianto un contributo ambientale annuo”.
 
La sentenza n. 280/2011 è chiara: 1. il contributo richiesto non ha natura di corrispettivo, ma di “tributo di scopo”; 2. in quanto tale, non può essere oggetto di legislazione regionale, perchè viola gli artt. 23 e 119 della Costituzione Italiana.
 
Gli effetti della Sentenza sono a dir poco dirompenti,  in quanto da un lato i Comuni, sedi di impiantistica di rifiuti e in misura economica maggiore per le discariche o futuri TMB, vedono sottratti dalle loro Casse una notevole entrata “garantita” dalle tariffe di conferimento, dall’altra i Comuni conferitori, almeno teoricamente, vedono diminuita a loro vantaggio la quota percentuale di conferimento stabilita dalle Regioni da corrispondere ai gestori.
 
Ancora una volta vogliamo ribadire che quello della presenza di impianti rifiuti rappresenta un vero business per i Comuni ove risiedono e che gli stessi, ottenendo entrate derivanti dalla localizzazione, spesso e volentieri non attivano le pratiche di raccolta differenziata spinta in quanto lo smaltimento non rappresenta un problema di carattere economico.
 
Inoltre nonostante la previsione contrattuale nelle Convenzioni, Intese e/o Accordi tra le Amministrazioni comunali ed i gestori di rifiuti di destinare il benefit ambientale esclusivamente al ripristino, ristoro e controllo ambientale, i cittadini, spesso, non conoscono il loro effettivo utilizzo.
 
E’comunque certo che la presenza, non meno della gestione spesso illegale, di impianti di trattamento di rifiuti ha un impatto violento sull'ambiente e sulla salute pubblica e quindi è condivisibile il concetto di ristoro ambientale quale indennizzo per lo svolgimento di un'attività inquinante, che però, in seguito alla Sentenza citata, dovrà essere regolamentata da una Legge dello Stato.
 
Per ovviare poi alla distorsione nell'uso dello strumento, affinché non costituisca un incentivo a non effettuare la Raccolta Differenziata, si auspicherebbe un intervento più esteso della Corte dei Conti rispetto ai numerosi Comuni “ritardatari” e/o comunque di svincolare per legge l'indennizzo del ristoro dal prezzo di smaltimento dei rifiuti.    
 
Detto ciò CHIEDIAMO alla Regione Lazio la REVOCA e l’abrogazione dei Decreti e Determinazioni riguardanti il benefit ambientale, al fine di evitare possibili ricorsi di Associazioni e Comitati del territorio sulla illegittimità degli atti adottati rispetto al dettato costituzionale.
 
 
 
Colleferro, 17 maggio 2014
 
 
 f.to      Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Comitato Residenti Colleferro, Raggio Verde
 

Colleferro, ripubblicizzare il servizio idrico


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco

 
RIPUBBLICIZZARE IL SERVIZIO IDRICO, SUBITO!
 

Apprendiamo con grande soddisfazione la notizia che i rappresentanti della Commissione Europea hanno affermato quanto noi ripetiamo da almeno tre anni: il servizio idrico può essere gestito attraverso enti di diritto pubblico.

Non è quindi obbligatorio affidare ai privati questo servizio essenziale, ma esso può essere gestito da aziende speciali comunali o consorzi tra comuni. E' la soluzione che proponiamo al Comune di Colleferro da molto tempo soprattutto dopo l'esito inequivocabile dei referendum del 12 e 13 giugno 2011, forti anche dell'approvazione, il 14 aprile scorso, della legge n. 5 della regione Lazio Tutela, governo e gestione pubblica delle acque.
 
Il ragionamento della Commissione Europea è molto semplice: gli stati nazionali sono liberi di decidere se un servizio di interesse generale - così vengono detti i servizi pubblici - sia di tipo economico o non economico. Quando però si sceglie a chi affidarli, si deve essere conseguenti: se si decide che un servizio è di interesse economico si dovrà necessariamente ricorrere ad una gara per l'assegnazione e si dovranno rispettare tutti i vincoli di libera concorrenza; in caso contrario, ci si può avvalere di enti di diritto pubblico, come consorzi tra enti o aziende speciali, senza obbligo di gara.
La differenza è sostanziale: mentre le società di capitali hanno come scopo principale di fare il maggior fatturato possibile, le aziende speciali hanno come obiettivo l'erogazione del servizio migliore al minor costo possibile.
 
Attenzione però a non confondere la gestione “in house”, con cui in Italia si definisce quella svolta da enti di diritto privato a totale capitale pubblico - tanto per capirci, l'ex Gaia SpA - e di cui si parla nel succitato articolo, con la gestione per mezzo di enti di diritto pubblico - ad esempio le aziende speciali -.
Per tale motivo abbiamo più volte ribadito la necessità di inserire nello Statuto Comunale il principio che l'acqua non è una merce e che la sua gestione deve essere sottratta alle regole di mercato. 
Questo primo passo aprirebbe la via alla ripubblicizzazione del servizio idrico, che a Colleferro è in mano ai privati dal 1997.
 
A distanza ormai di quasi 20 anni, possiamo senza dubbio trarre le conseguenze della gestione privata. Gli investimenti effettuati, sia rilevanti che poco onerosi,  sono stati quasi tutti finanziati da enti pubblici - Comune o Regione -, nonostante la gestione privata fosse stata invocata perché, si diceva, il privato avrebbe avuto soldi da investire mentre le casse degli enti pubblici erano vuote. La rete idrica, bisognosa di cospicue ristrutturazioni,  è vecchia e perde acqua in abbondanza (ricordiamo l'abbassamento di pressione nella rete a causa di enormi perdite protrattasi per mesi che è stata risolta dall'intervento di ditte esterne; tra l'altro  ci piacerebbe conoscere chi ha pagato questi lavori e quanto sono costati); il sistema di depurazione è al limite della sua capacità ed è in essere un ampliamento.

Anche dal punto di vista economico le cose non vanno meglio. A parte l'impossibilità di sapere quanto paghiamo nel complesso per il servizio, ci sono stati aumenti illeciti perché deliberati dal Consiglio Comunale dopo la loro applicazione, passaggio che deve essere fatto ovviamente prima di applicare le nuove tariffe. Ricordiamo anche le bollette esorbitanti arrivate a diversi utenti con conguagli dal 2002, difficili da verificare.
 
La lista potrebbe proseguire ma quanto detto basta a capire la necessità urgente di rimettere in mano pubblica questo bene indispensabile  alla vita e garantirne una gestione trasparente e partecipata.
 
 
Colleferro, 15 maggio 2014
 

Compostaggio Ferentino, TGR Lazio 10 maggio 2014



TGR Lazio del 10 maggio 2014
Servizio di Claudio Fiorensoli

Mobilitazione sull'impianto di Compostaggio



 


 

Ferentino, impianto compostaggio continua la mobilitazione

                                                          
 COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO
 
Sistema di trattamento dei rifiuti per il compostaggio di Ferentino, continua la mobilitazione dei cittadini!
 
 
 
Continua la mobilitazione dei cittadini contro l’ipotesi di insediamento dell'impianto di  trattamento di rifiuti per compostaggio da 50 mila tonnellate in zona Stazione di Ferentino. 

Dopo  aver protocollato le osservazioni corredate da circa mille firme  agli uffici Ambiente della Regione Lazio e della Provincia di Frosinone , le azioni, contro l’insediamento del suddetto  impianto,  si sono intensificate  non solo nel territorio comunale ma anche nei Comuni limitrofi.

Attualmente è in corso una petizione popolare che in pochi giorni ha già superato le duemila firme, numeri che crescono giorno dopo giorno , a dimostrazione della volontà dei cittadini di partecipare ed evitare ulteriori aggravi sul territorio della Valle del Sacco.
 
Le osservazioni e la petizione in corso si concentrano su aspetti reali che rendono il progetto presentato insostenibile in particolare:
 
1) La mancata trasparenza  e partecipazione dei cittadini nella procedura in corso.
 
2) Dubbi sull’ idoneità urbanistica, infatti, il sito è a pochi metri da centri abitati e dalla stazione ferroviaria, luogo “affollato”  da pendolari.
 
3) Mancata chiarezza sul bacino di utenza dei rifiuti. Vista l’enorme mole si presume che i rifiuti provengano da altri territori esterni dal bacino comunale e provinciale.
 
4) Preoccupazioni sull’emissioni atmosferiche e sul percolato prodotto.
 
4) L’area  in oggetto è inserita nel bacino fluviale del Fiume Sacco, già noto alle cronache come una delle aree più inquinate d’ Italia.
 
5) Un impianto di tali dimensioni rischia di danneggiare il paesaggio  con forti ripercussioni su settori economici  come il turismo .
 
Al contrario pensiamo necessaria un’azione di monitoraggio e bonifica del nostro territorio che punti alla riconversione degli apparati industriali verso la green economy e al rilancio delle risorse naturali.
 
Stiamo lavorando in modo continuo sul territorio e nel confronto con l’amministrazione  comunale che ha approvato all’unanimità un ordine del giorno per evitare tale sito industriale per il trattamento dei rifiuti.  Nel frattempo la questione si è diffusa anche sui social network,  come Facebook,  dove è nato   il gruppo  “NO impianto di rifiuti da 50mila t/a a Ferentino” che in 3 giorni ha raggiunto quasi 600 iscritti.
 
Il coinvolgimento di tanti ci potrà permettere di giungere al risultato desiderato e far annullare un progetto che avrebbe la sola funzione di andare ad aggravare ancora di più le già preoccupanti situazioni socio-ambientali-sanitarie della Valle del Sacco.
 
 
Ferentino, 9 maggio 2014
 

Colleferro, autorizzato l'impianto di TMB


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro, sui rifiuti la Regione Lazio non cambia rotta e autorizza il TMB
 
 
Il 7 maggio 2014 il presidente della Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa), Alberto Valleriani, e la rappresentante del Comitato residenti Colleferro (CRC), Ina Camilli, hanno inviato un telegramma al Sindaco di Colleferro, Mario Cacciotti, per chiedere l’adozione di un decreto contingibile ed urgente teso a “fronteggiare la situazione di emergenza in materia di igiene pubblica locale causata da attività nocive e dannose per la salute pubblica in corso in questi giorni presso la discarica.”
 
Dai responsabili della società di gestione, Lazio Ambiente SpA, abbiamo accertato che la tritovagliatura mobile, autorizzata dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, tramite Ordinanza di proroga del 27 febbraio 2014, n. 1 – di cui abbiamo contestato la legittimità rispetto alle Direttive europee - non viene eseguita salvaguardando la salute dell’uomo e dell’ambiente. “Da alcuni giorni, infatti, insieme agli odori mefitici del percolato, abbondantemente emergente in superficie, a cause delle copiose piogge, si propagano in atmosfera miasmi insopportabili a causa della rimozione dei residui della tritovagliatura rimasti in giacenza per settimane e che ora devono essere movimentati per essere trasportati presso il sito di stoccaggio”, riferisce Ina Camilli del CRC.
 
Il 3 maggio 2014 abbiamo presentato presso il Comando di Polizia Locale di  Colleferro una denuncia per dare voce ai cittadini, studenti e docenti dell’IPIA - che risiedono a circa 500 metri dalla discarica di Colle Fagiolara - ammorbati dalla presenza di odori nauseabondi tali da causare immediati, quanto gravi, malesseri fisici conseguenti all’inalazione dell’aria contaminata”, precisa Alberto Valleriani, presidente di Retuvasa.
 
Il 28 aprile 2014 la questione è stata sottoposta ad un delegato della Segreteria del Presidente Zingaretti, con la precisazione che gli odori mefitici si diffondono con cadenze periodiche, in orari diurni e notturni, in estate ed inverno, in particolare dal venerdì al lunedì, tali da provocare malessere e malori riconducibili alla presenza nell’aria di sostante maleodoranti e nauseabonde, oltre la soglia della c.d. normale tollerabilità, con una fortissima accentuazione d’estate, in presenza di elevate temperature.
 
Oltre alla Polizia locale le Autorità interpellate per la verifica del rispetto delle prescrizioni in materia di gestione della discarica sono l’Assessore comunale all’Ambiente, i titolari dei competenti Uffici comunali, i rappresentanti di Regione e  Provincia, il Presidente di Lazio Ambiente, l’Ufficio Igiene pubblica della ASL RMG, l’ARPA, l’Ufficio Commissariale di Colleferro, il Comando dei Carabinieri, i Vigili del fuoco ed il  Corpo forestale dello Stato.
 
E’ stata intrapresa anche la strada della Commissione Europea, inviando dettagliate segnalazioni, nel merito della decisione che dovrà prendere la Corte di Giustizia anche sulla situazione delle discariche laziali.
 
Spetterà tuttavia al TAR Lazio di pronunciarsi sul ricorso contro l’Ordinanza di proroga n.1/2014 del Presidente della Regione Lazio,Nicola Zingaretti, presentato da Retuvasa e Comitato residenti Colleferro circa la rispondenza del sistema della tritovagliatura alle Direttive europee e alla circolare del Ministro Orlando del 6.8.2013.
 
Per chiudere, il 5 maggio 2014 dopo quasi 4 anni di iter amministrativo, è stato autorizzato l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) dai competenti Uffici della Regione Lazio, funzionale al mantenimento in vita dei due vetusti inceneritori e della discarica di Colleferro, decisione che stronca ogni possibilità di avviare una politica virtuosa del ciclo dei rifiuti, negando al territorio e a chi lo abita la prospettiva di una scelta in termini di risanamento e bonifica dell’area urbana industriale. Infatti, l’impianto di TMB autorizzato, come da progetto del 2010, prevede – in linea di massima – che il 30% di rifiuto entrante sia destinato a CDR per gli inceneritori, mentre il restante rifiuto sarà inviato in biocelle per l’inertizzazione e utilizzato come materiale per copertura di discarica (FOS).
Per dirla in breve Colleferro torna ad essere - per usare un eufemismo - un vero polo industriale – non di eccellenza sotto il profilo tecnologico e ambientale! – completamente sganciato da una strategia politica in materia di rifiuti rispondente alle normative europee, quali la sostenibilità ambientale del ciclo integrato dei rifiuti con riduzione delle emissioni; la sostenibilità economica legata a soluzioni e tecnologie avanzate e la sostenibilità sociale di impianti accettabili dalle popolazioni, in grado di fornire posti di lavoro e risorse su scala locale.
La politica non ha voluto dare una svolta e gettare le basi per intervenire su un’area notevolmente compromessa, che chiede e necessita di un radicale cambiamento.
La politica non ha voluto cambiare rotta, continuando a sfruttare il tema dell’emergenza, oramai perenne, per proseguire sulla strada intrapresa negli anni precedenti, confermando di preferire la scelta dello sfruttamento estremo del territorio piuttosto che la prevenzione del danno socio-sanitario.
La politica si assume tutte le responsabilità di questa scelta.
 
E’ oltremodo paradossale che l’Amministrazione Regionale, ora proprietaria dell’impiantistica a Colleferro, autorizzi se stessa seguendo i criteri di un soggetto economico privato e non  privilegi l’interesse pubblico della salvaguardia dell’ambiente e della salute, come risulta conflittuale che il TMB venga installato a ridosso del Monumento Naturale della Selva di Paliano, possibile volano e centro di rilancio dell’intera Valle del Sacco.
 
Siamo consapevoli che la strada della contestazione puntuale e dell’opposizione legale non è il percorso culturale intorno al quale costruire una prospettiva di futuro con tutti i soggetti istituzionali, rappresentando il solo costoso mezzo per tutelare la nostra integrità e incolumità fisica, continuamente minacciata e schiacciata dagli interessi leciti e meno leciti che ruotano intorno all’affare rifiuti. La strada maestra resta il processo di condivisione e consapevolezza dei valori ambientali da difendere e tutelare mediante la partecipazione e coesione tra i vari soggetti sociali.
 
Ci appelliamo, pertanto, alla società civile dell’intera Valle del Sacco affinchè mostri il proprio dissenso, aderendo e sostenendo con noi il suddetto ricorso al TAR, contrapponendosi nelle diverse forme possibili verso chi vuole confermare tutto ciò, proprio nel momento in cui la necessità di riprogrammazione territoriale è d’obbligo e non può passare attraverso decisioni contraddittorie e deleterie per una visione di lungo termine.
 
 
Colleferro, 8 maggio 2014
 

Valle del Sacco, la Regione Lazio esclude i rappresentanti dal tavolo di partenariato per i fondi UE


COMUNICATO STAMPA
Comitato  LIP Valle del Sacco
(Comitato Promotore per la Legge Regionale di Iniziativa Popolare sulla Valle del Sacco)
 
La Regione Lazio esclude dal Tavolo di Partenariato per i fondi UE i rappresentanti della Valle del Sacco.
 

Si è svolta il 5 Maggio scorso, presso la Regione Lazio, la prima riunione del Tavolo di Partenariato regionale per la programmazione dei fondi POR-FERS 2014-2020, che ammontano a circa 3,5 miliardi di Euro. 

http://www.regione.lazio.it/rl_attivitaproduttive_rifiuti/?vw=newsDettaglio&id=179

 
Il Tavolo di Partenariato è una tappa fondamentale per le decisioni su come verrà programmata la spesa dei fondi UE, perchè i partecipanti al tavolo (partner) alla conclusione dei lavori stipuleranno l’Accordo di Partenariato, un patto vincolante per la destinazione dei fondi e la definizione dei progetti e programmi che saranno finanziati.
E un capitolo del programma di spesa sottoposto al vaglio ed all’approvazione dei partecipanti al Tavolo di Partenariato, riguarda la bonifica della Valle del Sacco.
 
La Regione Lazio, però, non ha inserito nell’elenco dei partner e dei componenti nel Tavolo che deve decidere sui fondi UE, nemmeno un rappresentante delle istituzioni e della società civile della Valle del Sacco: non sono stati convocati i sindaci di Comuni nei quali ricade il SIR, ovvero le aree sottoposte alla bonifica per l’emergenza ambientale e sanitaria dichiarata fin dal 2005 (Colleferro, Segni, Gavignano, Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo, Supino, Patrica, Ceccano, Pofi, Castro dei Volsci, Ceprano e Falvaterra ).
Inoltre, non sono state convocate le associazioni dei cittadini presenti sulla Valle del Sacco fra le quali, oltre al Comitato LIP, Retuvasa, il Forum per l’Acqua Pubblica, la Consulta Ambiente di Ferentino e molti altri, mentre risultano nell’elenco dei partecipanti scelti dalla Regione organizzazioni e soggetti per i quali il rapporto con il nostro comprensorio è quanto meno dubbio.
Gli interessi della Valle del Sacco e dei suoi cittadini, perciò, in relazione alla bonifica dall’inquinamento ed al rilancio del territorio, non sono stati adeguatamente rappresentati.
 
Il comportamento dell’amministrazione Regionale è grave e censurabile in ragione del fatto che la trasparenza e la partecipazione sono due principi cardine dei regolamenti europei e dello stesso Statuto Regionale. Solamente nella serata di ieri, quando la prima riunione del tavolo era già conclusa, è stato aperto sul sito web della Regione Lazio un link con le notizie sul partenariato.
E dopo che i partecipanti al tavolo erano stati già indicati, decisi ed invitati con la DGR del 23 Aprile 2014, non pubblicata sul sito della Regione Lazio.
 
Il Comitato LIP Valle del Sacco, inoltrerà una segnalazione alla Commissione UE per la violazione del Regolamento UE di Condotta del Partenariato (Reg. UE 240/2014); presenterà una nuova richiesta di partecipazione al Tavolo di Partenariato e fa appello a tutte le altre associazioni ed ai sindaci della Valle del Sacco affinchè inoltrino anche loro domande di ammissione al Tavolo, e più soggetti rappresentino il nostro territorio in una sede nella quale si decide il suo futuro economico, sociale ed ambientale.
 
Il Comitato LIP Valle del Sacco

lip.vallesacco@gmail.com
 - 3336943308
 

VIDEOTECA VALLE DEL SACCO

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