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aprile 2014

Slide 1 - Colleferro, per il TMB la Regione Lazio annulli la VIA.

Immagine: 
Testo: 
Colleferro, per il TMB la Regione Lazio annulli la VIA.

Ferentino, osservazioni impianto compostaggio


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO
 
Sistema di trattamento dei rifiuti per il compostaggio di Ferentino, in due giorni raccolte mille osservazioni dai cittadini !
 

Nei giorni scorsi si è svolta con successo una raccolta firme per sottoscrivere le osservazioni, elaborate dai tecnici, all'impianto industriale di grandi dimensioni per il  trattamento di rifiuti per il compostaggio proposto nella zona Stazione di Ferentino.
La risposta della cittadinanza è stata  stupefacente con circa 1000 firme raccolte in soli 2 giorni e già presentate all’ ufficio di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) della Regione Lazio e le stesse verranno presentate all’ ufficio ambiente della Provincia di Frosinone  .
 
Ringraziamo i circa 1000 firmatari che hanno contribuito a questo primo risultato, a testimonianza di una tematica molto sentita tra i cittadini di Ferentino, evidentemente stanchi di vedere il proprio territorio maltrattato dall'inquinamento e nella costante preoccupazione di non avere certezze per la salute propria e quella dei propri cari, amici e vicini. Molti cittadini, pur avendo richiesto di firmare, non è stato possibile raggiungerli per evidenti esigenze logistiche e di tempo. Nei prossimi giorni chiederemo anche il loro supporto e tutti saremo coinvolti nelle prossime iniziative.
 
Questo risultato è stato possibile grazie al contributo di diverse persone impegnate fin da subito e in prima linea contro l'installazione dell'impianto di trattamento di rifiuti e per la tutela del nostro territorio. Ringraziamo a tal proposito i tecnici e gli avvocati che hanno stilato il documento delle osservazioni  volontariamente, i consiglieri comunali che hanno partecipato attivamente, tutti i membri dei Comitati di Zona della Stazione e della Cartiera, i ragazzi di “SEL Ferentino” e tutti quelli che hanno sacrificato il proprio tempo, togliendolo alla famiglia ed al lavoro, per raggiungere questo importante obiettivo.
 
Abbiamo cosi cominciato un percorso, che continueremo nei prossimi giorni con altre iniziative sul tema, sperando in primis di bloccare un progetto, secondo noi e secondo i tecnici che lo hanno analizzato, senza i requisiti ambientali e urbanistici e assolutamente nocivo per il nostro territorio, già pesantemente compromesso da un inquinamento acuto che si estende su tutta la Valle del Sacco, con evidenti ripercussioni sulla salute dei cittadini.
 
Tra le prossime iniziative ci sarà un incontro con i cittadini di Ferentino per illustrare le osservazioni presentate alla Regione Lazio, corredate da quasi 1000 firme e la sottoscrizione di una petizione popolare che inizierà il 1° maggio in Piazza Matteotti.
 
Cogliamo l’occasione per annunciare l’attivazione del nodo RETUVASA di Ferentino, argomento oggetto di riunioni dei cittadini nei giorni scorsi.
 
Il percorso è tracciato già da tempo e la strada è obbligata: difendere e tutelare il nostro territorio, il nostro ambiente e la nostra salute insieme a tanti cittadini che ci supporteranno, in attesa che finalmente qualcuno inizi a pensare seriamente ad un progetto di bonifica di quest'area dopo tanti vani annunci.
 
Ferentino, 30 aprile 2014
 

Colleferro, sventata demolizione edificio Museo Telecomunicazioni - Collezione Cremona



Comunicato Stampa Congiunto

Colleferro, sventata la demolizione dell’edificio che ospita il Museo delle Telecomunicazioni-Collezione 
                                                                                       

La Direzione Regionale per i Beni Architettonici e Paesaggistici e la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Lazio hanno formalmente confermato l’impossibilità di effettuare qualsiasi tipo di intervento edilizio sull’edificio storico di via degli Esplosivi conosciuto come sede del Museo Civico delle Telecomunicazioni-Collezione Cremona di Colleferro.

La nota della Direzione Regionale del 25/02/2014 giunge a seguito della richiesta di verifica di interesse culturale inoltrata agli uffici della Soprintendenza il 18/01/2014 da Retuvasa, Comitato Residenti Colleferro, Ugi, Associazione Mamme e Consulta le Donne, intenzionate a salvaguardare l’immobile dai programmi di demolizione avanzati dal Comune di Colleferro con la Delibera n. 6 del 25/01/2013, nell’ambito delle procedure di approvazione del nuovo Piano Industriale della Colleferro Infrastrutture e Sviluppo S.p.A. La richiesta è stata istruita in stretto collegamento con gli uffici della Regione Lazio e del Ministero che hanno fornito le linee guida per l’avvio della procedura amministrativa.

Il tentativo di sfruttare il cosiddetto Piano Casa Polverini per ottenere un aumento di cubatura del 30% attraverso l’abbattimento del Museo e la ricostruzione di un edificio da destinare poi a uso residenziale si è dunque scontrato con le norme che regolano l’utilizzo e la protezione degli edifici storici con oltre 50 anni di vita: dai dati catastali risulta, infatti, che l’edificio è stato realizzato nel 1941, ben 73 anni fa, al momento della costituzione del nucleo storico della nostra città.

Ricordiamo che i locali in questione furono impiegati per un breve periodo come deposito di esplosivi – da cui il nome attuale della via – poi, negli anni successivi, come spaccio aziendale della società BPD. Oggi l’edificio ospita la preziosa collezione di apparecchiature per le telecomunicazioni del gen. Cremona, sulle cui prospettive di valorizzazione economico-culturale esiste tuttora la più grande incertezza.
L’Amministrazione Comunale di Colleferro ha voluto “sorvolare” e forzare non solo gli aspetti storici, architettonici e urbanistici dell’edificio, ma anche gli articoli 10 e 12 del D.Lgs. 42/04 che fissano un regime di tutela preventiva per quei beni di proprietà pubblica, aventi valore artistico, storico, archeologico o etnoantropologico, la cui esecuzione risalga a oltre 50 anni. Ancora una volta, quindi, l’Amministrazione ha agito ignorando la legge vigente.

La nota della Direzione Regionale richiama dunque l’Amministrazione di Colleferro al rispetto delle norme e all’assunzione delle proprie responsabilità giuridiche e amministrative: qualsiasi intervento diretto sul Museo non può avvenire senza il preventivo assenso degli organi di tutela e non può prescindere dalla procedura di verifica di interesse culturale, la cui richiesta sarebbe spettata proprio al Comune di Colleferro, in quanto ente pubblico proprietario del bene. Ignoranza della norma o voluta dimenticanza? Lex dura, sed lex, anche per i nostri Amministratori.

D’altra parte la vicenda chiama anche in causa la  STU - Colleferro Infrastrutture e Sviluppo S.p.A., società di proprietà del Comune, costituita inizialmente per patrimonializzare i lotti SLIM attraverso lo stesso piano triennale, che prevedeva la demolizione della sede del Museo. Secondo recenti notizie di stampa, la Banca delle Marche avrebbe chiesto alla STU di rientrare dalla sua forte esposizione debitoria; il Comune di Colleferro si sarebbe fatto garante verso l'istituto bancario ricevendo in cambio dalla STU l'impegno ad alienare l'edificio di via degli Esplosivi entro il mese di maggio 2014.

Se non è possibile effettuare interventi edilizi sull’edificio storico di via degli Esplosivi il Comune ritiene più semplice addirittura alienarlo in meno di 40 giorni, riuscendo ad avviare e chiudere favorevolmente la procedura di verifica di interesse culturale presso la Direzione Regionale per i Beni Architettonici e Paesaggistici e la  Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Lazio?
Se queste domande restano aperte, oggi, dopo la suddetta nota, ciò che conta è che l’intero programma di ricostruzione dell’immobile per fini meramente economici subisce un arresto e restituisce voce in capitolo alla Direzione Regionale per i Beni culturali per qualsiasi programma futuro di restauro o modifica.

Ancora una volta la sensibilità e l’impegno delle associazioni e dei cittadini si è rivelato un importante strumento di controllo e di difesa del territorio, avvalorato dal rapido riscontro istituzionale da parte degli organi competenti, che hanno saputo dettare la linea corretta da seguire.
 
Colleferro, 11 aprile 2014


 
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Comitato Residenti Colleferro
Unione Giovani Indipendenti
Associazione Mamme Colleferro
Consulta le Donne
 

Inceneritori Colleferro, buone nuove dalle aule di giustizia


Comunicato Stampa Raggio Verde e Retuvasa

Inceneritori Colleferro, buone nuove dalle aule di giustizia
 
 
E’ di questi giorni la notizia di un cittadino di Colleferro, Luigi Mattei, e del suo difensore legale, Carlo Affinito, che si sono avvalsi di uno strumento, poco applicato nella pratica giudiziaria, che consente a qualunque cittadino elettore di sostituirsi alle pubbliche amministrazioni, nella fattispecie Comune di Colleferro e Provincia di Roma, per far valere il danno ambientale, qualora le stesse non si siano già costituite nel processo.
 
Il  procedimento riguarda la cattiva gestione degli inceneritori di Colleferro ed in particolare l’omessa comunicazione nel 2010, da parte dell’allora gestore in Amministrazione Straordinaria, della presenza di materiale radioattivo  in uno dei camion che trasportava CDR, fermato in ingresso in seguito al rilevamento del dispositivo, previsto dall’Autorizzazione Integrata Ambientale dopo il sequestro degli impianti nel 2009.Lecito domandarsi cosa possa essere avvenuto precedentemente all’installazione del rilevatore.
 
Gli imputati erano stati condannati con un decreto penale a cui si sono opposti e pochi giorni fa   ha avuto luogo il giudizio immediato.
Ebbene il cittadino ha chiesto un milione di Euro per danni, che, se la responsabilità penale degli imputati venisse accertata, verrebbe liquidato in favore del Comune di Colleferro e della Provincia di Roma, quindi a favore della collettività.
Il Tribunale di Velletri ha riconosciuto l’ammissibilità dell’azione del cittadino e ha disposto la notifica del verbale a Comune di Colleferro e a Provincia di Roma che alla prossima udienza potrebbero costituirsi in proprio facendo venire meno la surroga del cittadino.
 
Le Associazioni Raggio Verde e Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) annunciano che si costituiranno parte civile a loro volta nel processo e dichiarano tutto il loro sostegno all’iniziativa legale del cittadino, che andrebbe estesa ovunque, per far sì che trovi finalmente applicazione il principio “chi inquina, paga!”.
 
 
Colleferro, 8 aprile 2014 
 
Il consiglio direttivo di Raggio Verde
Per info: 3389213916 Vittorina Teofilatto
 
Alberto Valleriani, presidente p.t. Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa)
 

Discarica di Colleferro, le illegalità in Commissione Europea

 

Comunicato Stampa

Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Comitato Residenti Colleferro

Discarica di Colleferro, le illegalità in Commissione Europea

 

Ci troviamo a rincorrere e scovare, ordinanza dopo ordinanza, i sotterfugi più o meno leciti che gli Amministratori pubblici escogitano per eludere un loro preciso dovere: ridurre e trattare i rifiuti in modo legale e meno dannoso per ambiente e salute.

Il nostro ultimo comunicato contestava l’Ordinanza n. 1 del 27 febbraio 2014 del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, su proposta dell’Assessore alle politiche del Territorio, Mobilità e Rifiuti, Michele Civita, che “autorizza” per sei mesi il gestore della discarica di Colle Fagiolara a Colleferro, Lazio Ambiente SpA, a continuare a sversare rifiuti indifferenziati, in palese violazione della normativa nazionale ed europea, che vieta da anni il conferimento in discarica del rifiuto non trattato e separato adeguatamente.
Detto per inciso, siamo ancora in attesa che il Presidente Zingaretti, come richiesto, ci riceva per ascoltare le nostre obiezioni alle sue scelte e le nostre proposte in materia di rifiuti.
 
Siamo stati invece ricevuti dall'amministratore unico di Lazio Ambiente Spa, Vincenzo Conte, dal quale abbiamo saputo cosa realmente accade dopo l'Ordinanza emessa. I rifiuti indifferenziati in entrata a Colle Fagiolara vengono triturati e la parte organica, grossolanamente selezionata, viene trasportata presso l'azienda Rida Ambiente di Aprilia. Questi rifiuti, una volta "stabilizzati" come FOS ritornano a Colle Fagiolara per essere utilizzati come copertura della discarica.
L’illegalità dell’intera operazione sta nel fatto che la triturazione e la vagliatura non permettono una separazione efficace del rifiuto indifferenziato in entrata; inoltre il vagliatore non ha la capacità di trattenere l’intero rifiuto organico, parte del quale, quindi, continua a rimanere in discarica, provocando, come in questi giorni, i soliti e perduranti odori nauseabondi, contrariamente a quanto affermato dal gestore durante il citato incontro.
 
Nei prossimi sei mesi si praticherà questo metodo in attesa che la Regione Lazio autorizzi l'impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), progetto che, come da noi spesso ribadito, permetterà un duplice, deleterio risultato: la permanenza della discarica e degli inceneritori nel nostro territorio. Dall'impianto TMB, infatti, verrà prodotto Combustibile Da Rifiuto (CDR) per alimentare le due linee di incenerimento locali, in una percentuale intorno al 30% rispetto al rifiuto entrante, mentre il restante materiale si avvierà in discarica dopo separazione meccanica e biologica ad esclusione della piccola parte di metalli, che verrà separata.
 
Indicativamente, secondo i dati in nostro possesso relativi a dicembre 2013, la discarica di Colleferro ha una volumetria residua di 650.000 metri cubi a fronte di un impianto autorizzato di 1.718.000 metri cubi. Grazie all’operazione TMB l’attività della discarica proseguirà per molti altri anni, garantendo profitti esclusivamente al gestore e al Comune di Colleferro, il quale continuerà a percepire il ristoro ambientale dai 29 Comuni conferitori.
Le Amministrazioni che conferiscono a Colleferro hanno così l’alibi di una via di fuga programmata a discapito, però, di una politica ambientale più virtuosa e di una soluzione economica più redditizia, come dimostrano tutte le analisi di mercato, attraverso la Raccolta Differenziata porta a porta.
 
E’ opportuno non dimenticare che le Amministrazioni comunali sono soggette alla verifica della Corte dei Conti in relazione al mancato raggiungimento delle percentuali di Raccolta Differenziata e che nel caso di condanna ne rispondono direttamente i Sindaci e i Dirigenti degli Uffici Competenti Comunali.
 
Giova, inoltre, ricordare che la illegittimità della c.d. tritovagliatura è sancita dalla Circolare Orlando del 6 agosto 2013 sulla tipologia di rifiuti ammessi in discarica nel seguente passaggio: “… Quindi, per quanto concerne le indicazioni della Circolare in merito alla definizione di “trattamento” (di cui alla precedente lettera a), alla data del 1° giugno 2012, la tritovagliatura, pur rappresentando un miglioramento della gestione dei rifiuti indifferenziati, non soddisfa, da sola, l’obbligo di trattamento previsto dall’art. 6, lettera a) della direttiva 1999/31/CE…”.
Abbiamo, quindi, immediatamente segnalato l’illegittimità dell’Ordinanza emessa dalla Regione Lazio alla Commissione Europea, agganciandola alla Petizione 598/12, trovando rapido riscontro da parte della Presidenza della competente Commissione, di cui continueremo a seguire i lavori.
 
Le Associazioni e i Comitati intervengono attivamente per la salvaguardia del Diritto Comunitario e a seguire preannunciano il  ricorso al TAR del Lazio per l’annullamento dell’Ordinanza.
 
Le Amministrazioni che conferiscono a Colleferro non devono però esimersi  dal prendere una posizione chiara sulla questione, pronunciandosi pubblicamente sulla scelta operata da Zingaretti e dissociarsi con atto formale dalla decisione, onde evitare di essere accusati dai cittadini di partecipazione passiva.
Rivolgiamo il medesimo appello ai Sindaci della Valle del Sacco affinché mostrino il loro senso di appartenenza al territorio con una chiara assunzione di responsabilità politica verso la Comunità che rappresentano, attivamente impegnata in questa fase nel fornire indicazioni progettuali di riqualificazione dell’intero distretto interprovinciale.
 
 
Colleferro, 3 aprile 2014

il precedente comunicato al LINK
 
 
Alberto Valleriani -Presidente p.t. Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa)
Ina Camilli-Rappresentante Comitato Residenti Colleferro (CRC)
 

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