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marzo 2014

Discarica di Colleferro, un'ordinanza regionale proroga le attività illegali


Comunicato Stampa

Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Comitato Residenti Colleferro


Discarica Colleferro, un’ordinanza regionale proroga le attività illegali
 

Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, su proposta dell’Assessore alle politiche del Territorio, Mobilità e Rifiuti, Michele Civita, con l’ Ordinanza n. 1 del 27 febbraio 2014 (pubblicazione BURL dell’11.03.2014) ha autorizzato la società di gestione Lazio Ambiente SpA a proseguire nell’attività di smaltimento dei rifiuti presso la discarica di Colle Fagiolara, Colleferro, facendo ricorso al potere di ordinanza attribuito al Presidente della Giunta Regionale «per far fronte a situazioni di necessità ed urgenza nei casi espressamente previsti dalla legge» (art. 191, c. 3. D.L. n.152/2006).

Con destrezza e disinvolta maestria, l’Ordinanza annulla l’atto in autotutela del 4 febbraio 2014 della Regione Lazio nei confronti della suddetta società, diffidata dal ricevere presso il sito di Colle Fagiolara, Colleferro, il conferimento di rifiuti tal quale da parte di 29 Comuni laziali
 
Il presupposto di necessità ed urgenza dell’Ordinanza è dichiaratamente infondato, dal momento che la gestione dei rifiuti tutto è, tranne che urgente, se sono potuti trascorrere ben 7 mesi dalla Circolare del Ministro dell’Ambiente Orlando del 6 agosto 2013, che ha dichiarato illegale il conferimento di tal quale, se non pretrattato attraverso sistemi di bioessiccazione, digestione anaerobica e altri sistemi come ad esempio impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico).
 
Dopo decenni di rinvii e annunci, il 1° ottobre 2013 Malagrotta ha chiuso i battenti e il 9 gennaio 2014 è crollato l’impero Cerroni; il commissario all’emergenza rifiuti di Roma, Goffredo Sottile, è entrato nel dimenticatoio con un operato alquanto discutibile, come riconosciuto anche dalla Commissione Europea in missione per le audizioni sul ciclo dei rifiuti nel Lazio e Campania. Manca un Piano operativo in grado di fronteggiare la situazione, portata al collasso dall’inerzia politica: AMA SpA, la municipalizzata di Roma, non può più utilizzare gli impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) di Albano Laziale, di Viterbo e Colfelice, dedicati ai Comuni dell’Ato di Roma; l’impianto di Cupinoro a Bracciano non può più ricevere i rifiuti dei 25 Comuni finora afferenti; stessa situazione per la discarica dell’Inviolata nel Comune di Guidonia (rif. Ordinanza).  
 
La politica sostanzialmente subisce senza decidere, e anche la Giunta Zingaretti tenta di risolvere la questione rifiuti a colpi di ordinanze urgenti e necessarie; ovvero, di fatto, attraverso proroghe e deroghe alla normativa vigente, invocando poteri eccezionali attribuiti per evitare danni e gravi pregiudizi alla salute dei cittadini.
Riteniamo che, nel caso specifico, appellarsi al danno ambientale e sanitario sia oltraggioso per un territorio che vive da decenni questa faticosa esperienza indesiderata.
 
Il punto in cui l’Ordinanza rischia di tramutarsi in beffa è l’appello ai Sindaci affinché «promuovano» il rispetto delle regole sulla raccolta differenziata per ridurre al minimo la quantità di produzione di indifferenziato, replicando quanto già previsto nella citata Circolare Orlando; per molti Comuni la Raccolta Differenziata (RD) porta a porta è non è mai decollata e non raggiunge le percentuali stabiliti dalla legge. Un esempio è offerto dall’Amministrazione comunale di Colleferro, proprietaria del sito di discarica per anni recalcitrante e restia a promuovere pratiche virtuose, avvantaggiandosi del fatto che l’omissione raramente viene punita e sanzionata penalmente.
 
Con l’Ordinanza, il Presidente Zingaretti autorizza Lazio Ambiente SpA all’uso di un impianto mobile per il trattamento di rifiuti della famiglia CER 20, in misura non superiore a 30.000 tonnellate annue, per la triturazione e vagliatura della durata massima di  6 mesi - a partire dalla sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Lazio - tempo stimato come necessario a realizzare il TMB, progetto già in fase di iter autorizzativo dall’agosto 2010, di cui si cerca di accelerare il rilascio sotto la minaccia di accumulare i rifiuti in strada.
Memori del passato, cosa possiamo supporre accadrà alla scadenza dei 6 mesi qualora il TBM non venisse approvato e realizzato nei tempi previsti, se non una nuova proroga?
 
La realizzazione dell’impianto di TMB di Colle Fagiolara, bloccato da quattro anni, viene fatto passare per una «situazione eccezionale ed urgente per la necessità di tutelare la salute pubblica e l’ambiente»; in realtà, esso sembra diventare urgente solo dopo l’acquisizione del Consorzio Gaia SpA alla regionale Lazio Ambiente SpA il 10.7.2013, poichè concedere prima l’autorizzazione avrebbe determinato un aumento del prezzo di vendita del Consorzio.
 
A seguito della diffida del 4 febbraio c.a., Lazio Ambiente SpA ha immediatamente richiesto alla regione Lazio una deroga, al fine di evitare il caos e/o il salvataggio di 29 Comuni conferitori, che la Regione non può concedere, pena il rinvigorimento di procedure di infrazione europee; le discariche del Lazio infatti sono sottotutela presso la Corte di Giustizia Europea (causa C-323/13).
 
La preoccupazione concreta che ha fatto muovere il Comune di Colleferro è legata al rischio di vedere ridotti drasticamente i propri introiti relativamente al ristoro ambientale corrisposto da Lazio Ambiente spa; il Primo Cittadino firma e invia la richiesta per sbloccare l’iter di autorizzazione dell’impianto di TMB, come portavoce dei Comuni che utilizzano il sito in questione.   
 
A questo punto, i nostri Amministratori trovano il rimedio all’italiana: il ricorso agli impianti mobili già autorizzati dalla Regione Abruzzo nel lontano 2007, da tempo utilizzati anche a Colleferro, e il gioco è fatto! 
 
A completamento di tale quadro, ARPA Lazio, nel ritenere necessario l’esercizio del potere derogatorio, si affida fiduciosa a Lazio Ambiente SpA ed «auspica» che adotti modalità procedurali e tecniche che non compromettano gli essenziali presidi posti a tutela dell’ambiente, prevedendo cautele ed accorgimenti, senza che sia mai richiamata in nessun passaggio la norma che eleva ad obbligo legislativo europeo e nazionale il rispetto della vita dell’uomo e dell’ambiente e la responsabilità per eventuali reati del gestore della discarica.
 
Ponendo attenzione agli aspetti tecnici dell’Ordinanza, si rileva che il rifiuto organico (umido) dovrebbe giungere presso la discarica a Colleferro già separato per essere avviato “esternamente” al sito di Colle Fagiolara, presso impianti individuati da Lazio Ambiente SpA, senza specificare quali.
A nostro parere tale pratica appare illogica e pericolosa sotto l’aspetto giudiziario.
Non viene specificato infatti come la frazione organica proveniente da raccolta indifferenziata verrà trattata nel frattempo, in attesa della realizzazione dell’impianto di TMB. Accertato che la tritovagliatura non permette la separazione, la deroga in questione ripropone una tecnica ed una pratica che l’Europa ha già condannato come illegale.
 
A questo punto agiremo su più piani.
 
Il primo di carattere giuridico-amministrativo e giudiziario con l’invio dell’Ordinanza alla Corte di Giustizia Europea per essere trattata nell’ambito causa C- 323/13 sul trattamento adeguato anche dei rifiuti residuali provenienti da raccolta differenziata, nonché alla Procura della Repubblica di Velletri ad integrazione del nostro esposto del 3.1.2013 sulle condizioni di gestione della discarica di Colle Fagiolara; ed infine l’eventualità di ricorso al TAR per la richiesta di annullamento dell’Ordinanza di proroga in oggetto.
 
Il secondo consiste nel chiedere alle Amministrazioni conferitrici a Colle Fagiolara di appellarsi al Presidente Zingaretti affinchè modifichi radicalmente la politica su un ciclo dei rifiuti che tanto danno ha provocato e continua ad arrecare anche nella nostra area (vedi le conclusioni dello studio ERAS sull’incidenza degli inceneritori sull’ambiente e sulla salute in area vasta).
Siamo totalmente contrari al progetto di TMB in dirittura d’arrivo perché prevede che un terzo dei rifiuti in entrata sia trasformato in CDR, funzionale al prosieguo delle attività di incenerimento di rifiuti presso gli impianti di Colleferro.
 
Il terzo e ultimo, anch’esso molto importante, riguarda la capacità di mobilitazione delle Associazioni e dei cittadini del territorio, sempre più presenti, a livello istituzionale e civile, per accompagnare il processo di rilancio della Valle del Sacco.
 
Ribadiamo che è intollerabile e paradossale proseguire un modello di ciclo dei rifiuti che perpetua  sottosviluppo attraverso pratiche obsolete, inciviltà e mancato rispetto di diritti fondamentali, sfide al territorio.
Se si ritiene opportuno raccogliere la sfida, è proprio questo il momento di rispondere dando un taglio al passato, abbandonando il progetto scellerato del TMB e accelerando una programmazione definitiva per la chiusura della discarica.
Nessuna soluzione, anche transitoria, come quella che si prospetta può essere accettata dal  nostro territorio  e da chi lo vive.
 
 
Colleferro, 25 marzo 2014

CLICCA QUI per scaricare l'Ordinanza
 

Colleferro, presentazione libro "Cattive Acque " di Carlo Ruggiero



Colleferro, 29 marzo 2014
Sala Ludus, retro chiesa S. Barbara, Via L. Da Vinci 
ore 18,00

Presentazione libro
"Cattive Acque" di Carlo Ruggiero

 

UN TERRITORIO AVVELENATO DA TEMPO. DISTESE DI CAPANNONI E DISCARICHE DI RIFIUTI INTERRATIUN FIUME CHE BAGNA LE FERITE DELLA GENTE CHE SI AMMALA E MUORE OGNI GIORNOUNA CRISI INDUSTRIALE CHE HA MESSO IN GINOCCHIO UN’INTERA COMUNITÀ. UNA VICENDA CHE RICORDA MOLTO DA VICINO QUELLA DELL'ILVA DI TARANTOUN BIVIO SENZA SBOCCO: DA UNA PARTE IL LAVORO, DALL'ALTRA LA SALUTE.


SINOSSI

Siamo sul fiume Sacco, uno dei corsi d'acqua più inquinati d'Italia. Al centro di una valle che da Colleferro si spinge verso sud per circa ottanta chilometri, ben dentro la provincia di Frosinone. Un tempo nel fiume si faceva il bagno, e dalle decine di ruscelli che graffiano la valle si poteva bere acqua fresca con le mani. Ora no. Ora ci sono le fabbriche, e quei grossi tubi neri che riversano liquami acidi e schiumosi. Il paesaggio adesso è segnato da lunghe colate di cemento, distese di capannoni e discariche di rifiuti interrati. E la gente, da queste parti, si ammala troppo spesso. E muore. Il libro racconta la storia di una terra violentata e abbandonata, dopo esser stata adescata con un sogno effimero di ricchezza. È la storia di chi ci è nato, ci è cresciuto e ora ci sta morendo. Ma anche di chi, nonostante tutto, combatte ogni giorno per trovare una via di uscita.


AUTORE

Carlo Ruggiero, giornalista e filmaker, è nato nel 1977 a Frosinone. Autore di numerosi servizi e docufilm sul mondo del lavoro. Scrive e filma per Rassegna.it dove si occupa anche di diritti, ambiente e immigrazione. Nel 2012 ha pubblicato il reportage narrativo Una pietra sul passato, edizioni Ediesse.

LIBRO
Data di uscita » 28 febbraio 2014
Collana » scialuppe
Titolo » Cattive acque (Storie dalla Valle del Sacco)
autore » Carlo Ruggiero
pagine » 140
formato » 125 x 190 mm
prezzo di vendita » 12,00 €
ISBN » 978.88.98715.03.9
genere » Inchiesta giornalistica
 
DISTRIBUZIONE
NdA di Editoria e Ambiente
Telefono 0541 682186 • Fax 0541 683556
commerciale@ndanet.it
distribuzione@ndanet.it
 
Round Robin Editrice
Telefono 06 83503490 • Fax 06 99939932
www.roundrobineditrice.it
info@roundrobineditrice.it

 

Aeroporto di Frosinone, risposta a Francesco Scalia

Comunicato stampa 04.03.14
L’aeroporto di Frosinone è ormai interessante solo in sede giudiziaria
 
In merito alle dichiarazioni dell’on. Scalia comparse oggi sulla stampa, secondo cui il progetto dell’aeroporto di Frosinone è ed è sempre stato sostenibile tecnicamente ed economicamente, «la nostra associazione le considera, più che irriguardose nei confronti della cittadinanza, preoccupanti in quanto sembrano denotare, almeno sul tema, scarse capacità di compiere quello che in psicologia si definisce “esame di realtà”.
L’interesse della questione risiede ormai unicamente nella valutazione del potenziale danno erariale e delle eventuali responsabilità ricadenti sugli ex amministratori della società AdF, in primis lo stesso Scalia.
 

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